Porta il cane in ufficio

Da oggi fino al 23 giugno si potrà portare il proprio cane in ufficio, invece di lasciarlo solo a casa sul divano, magari anche senza aria condizionata.
C’è il giorno in cui si portano i bambini e per non discriminare adesso è arrivato anche il momento dei nostri animali domestici.
La cui compagnia in ufficio rende la giornata lavorativa più piacevole e proficua. Se fino ad alcuni anni fa era impensabile ipotizzare un ufficio abitato da cani e gatti, attualmente sta diventando un’usanza quasi normale.
Mars (azienda che si occupa di prodotti per animali) è stata tra le prime a inaugurare questa buona pratica, facendola diventare una consuetudine.
La presenza di pet in ufficio, infatti, favorisce il benessere, riduce lo stress, aumenta il livello di attività fisica, la produttivitàe la serenità.
Questi i principali risultati dell’ultima ricerca del The Banfield Pet Hospital (rete di cliniche veterinarie negli USA) effettuata su 1.000 dipendenti e 200 responsabili delle risorse umane. Lo studio ha infatti evidenziato che proprio la presenza di pet sul posto di lavoro ha un impatto positivo complessivo sui dipendenti. In particolare, l’umore migliora per il 93%, stesso dato per la riduzione dello stress e per 91% incide sulla diminuzione del senso di colpa nel lasciare a casa il proprio peloso. E poi, non da meno, il piacere di farsi un selfie alla scrivania con il proprio pet!

E il passerotto come fa?

Ieri mentre pranzavamo fuori sul terrazzo, Emma ed io abbiamo notato strani movimenti di Lola nell’angolo in fondo del balcone. Quello coperto di edera rampicante dove di solito succedono cose interessanti.

E’ infatti lo stesso angolo dove di solito appare Silvestro che, scavalca il confine del suo balcone, e appare al nostro orizzonte. Beh, ieri Silvestro non si vedeva ma Lola si comportava in modo strano, sbirciava dietro la macchina del condizionatore (che si trova proprio nel fondo del terrazzo) e scodava.

Poi tornava indietro cercando di attirare la nostra attenzione.

Ultimamente Lola mi ha un po’ deluso, perché pensavo fosse un cane intelligente, invece la settimana scorsa l’ho beccata, sempre sul terrazzo ad abbaiare alla sua immagine riflessa nella porta finestra. Si specchiava e si abbaiava aggressivamente. Come se cercasse la rissa, con se stessa!

L’immagine naturalmente abbaiava a lei e così via. Stavo lavorando e dopo 10 minuti di abbaio nervoso ero andata a vedere quale fosse il problema e quando ho scoperto la verità ho provato imbarazzo per Lola, come poteva essere così ingenua?

E credere che ci fosse un cane fantasma riflesso nel vetro?

Comunque. Questo prologo per spiegare che ieri dopo un po’ di avanti-indietro dal condizionatore al tavolo, le abbiamo finalmente prestato attenzione giusto per gentilezza.

Emma l’ha seguita ed è andata a vedere cosa ci fosse dietro il condizionatore.

E mimetizzato dietro a una grande foglia di edera, abbiamo scoperto un passerotto pietrificato dalla paura. Probabilmente caduto da un nido della zona. Da un nido che abbiamo individuato nascosto tra l’edera della parete sopra il condizionatore.

Lola, che avrà avuto senz’altro un avo cane da caccia, probabilmente non aveva azzannato il passerotto perchè:

1-non era sicura fosse una preda, pensava fosse un’appendice marrone della foglia.

2-intuiva che fosse cucciolo, inerme, e quindi sarebbe stato scorretto, come sparare sulla Croce Rossa.

3-aspettava di consultarsi con Silvestro.

Ho preso il mano il passerotto che aveva il cuore che batteva a mille e cinguettava disperato, pensando che fosse venuta la sua ora. Ho cercato di parlargli con dolcezza, ma lui naturalmente non si è calmato.

L’ho appoggiato su un ramo un po’ in alto così magari la madre, (dov’era la madre, non si era accorta che mancava una creatura dal nido?!?!?) poteva trovarlo e venire a riprenderselo.

Emma gli ha offerto una ciliegia (un po’ brutta, con quello che costano le ciliegie non volevamo certo sprecare un durone) ma mentre gliela appoggiava vicino sul ramo il passerotto, forse dall’emozione, è caduto di nuovo dietro il condizionatore.

Lola ci guardava e continuava a scodare tra il perplesso e l’eccitato. Aveva capito che si trattava di una preda.

Ho preso la scala e ho piazzato il passerotto in un ramo più alto, più vicino al nido.  Il passerotto nel rivedermi ha cinguettato fortissimo disperato. Mentre io ho continuato a domandarmi dove fosse andata la madre. E il padre?

Dov’era il padre?

Con questi dubbi nella mente, ho blindato Lola in casa e sono tornata nello studio a scrivere, dovevo finire in fretta un pezzo, ma mi sono interrotta quando dalla finestra aperta ho sentito cinguettare fragorosamente.

E anche un gran movimento di foglie.

Sono tornata a vedere: il passerotto era sparito!

Mentre era apparso Silvestro; passeggiava nel giardino sotto al balcone.

E sembrava contento.

La religione Gattolica

Come sapete sono mussulcana, ma aperta a nuovi orizzonti. Quindi quando ho scoperto questo libro mi sono incuriosita e divertita molto. L’ho aperto a caso e sono stata folgorata da questa verità:

(Va’ dove ti porta il gatto)

Il gatto ti porta dove vuoi andare tu. Ma guida lui. Lo fa così bene che ti porta al centro di te stesso.

Essenziale e profonda. Riassume la differenza fondamentale fra la relazioni umano-gatto e umano-cane. Il cane è un gregario affettuoso e fedele, il gatto un leader.

Quindi per aderire alla religione Gattolica ci vuole coraggio, umiltà e grande spiritualità. E questo delizioso manifesto di amore per i felini approfondisce e spiega bene tutti gli aspetti della complessa e sfaccettata appartenenza.

Daniela Maddalena sostiene, a ragione, che questa sia la religione più diffusa al mondo: quella che unisce fedeli da ogni parte del globo. I gattolici magari sono perfetti estranei, parlano idiomi diversi, ma quando si incontrano trovano subito un punto di intesa parlando dei loro gatti, mostrando foto, condividendo gesta eroiche e raccontando aneddoti.

Con grande ironia, in un stile iperbolico e surrreale, l’autrice affronta i testi sacri: i Vanpeli, l’Apogatisse, la Sacra Sabbia e via così.

Ma si abbassa anche a temi più prosaici, descrivendo ad esempio il più grande nemico dei gatti: il mostro aspirapolvere, rumoroso, schizzinoso e ingombrante. Inventato dagli agattici (gli atei secondo la Gattolica) per acchiappare i peli vagabondi sul pavimento ma soprattutto per terrorizzare e dar fastidio.

E poi spiega che quelle signore, volgarmente chiamate gattare non sono altro che:

…sacerdotesse che hanno il compito di proteggere i gatti senza casa e senza gattolici. Costruiscono i ripari per i gatti sans papier e li sostengono in tutte le loro necessità.

Ma in questo libro c’è anche molto altro: alcuni capitoli sono dedicati a gatti storici, come lo Stregatto, Garfield, Silvestro, Felix, il Gatto con gli stivali, insomma un excursus completo su tutte le grandi personalità gattiche del passato. Poi l’autrice è una musicista e ha arricchito il testo con alcuni spartiti, per aiutare il lettore a suonare, brani come Morgana Polpetta e Croquette Monsieur.

La religione Gattolica è una potentissima arma di conversione da regalare ai non adepti (gli agattici), agli adepti per farli commuovere e gioire, e anche ai più piccoli per divertirli e crescerli sani e felici nella fede Gattolica.

Silvestro: il gatto che non ti aspetti

Come avevo già scritto Lola ama molto passare la mattina sul terrazzo, dove può controllare l’andirivieni di cani e padroni che fanno passeggiate nel parco sottostante. Peccato che questa sua tradizionale routine sia, negli ultimi tempi, boicottata dalla presenza di Silvestro, il gatto della vicina di balcone.
Dopo la prima invasione, di circa un mesetto fa, la signora che abita di fianco si è scusata e ci ha presentato Silvestro, un simpatico cucciolo di micio di otto mesi, che ha addottato da poco. E’ molto curioso e ha una gran voglia di esplorare il territorio.
Soprattutto quello di Lola. E qui inizia il problema.
Lola alla mattina vuole che le apra la porta finestra del balcone. Poi esce e comincia a fare questo strano verso da gabbiano alternato a piccole ringhiate. Mentre sono al computer a lavorare viene da me, con aria molto inquieta, tenendo il suo pupazzo in bocca, continua guaire in gabbianese. Non capivo l’origine di tanto struggimento, le dicevo sbadatamente di piantarla e la ignoravo.
Adesso però ho chiara la vera ragione del suo stress: è Silvestro, che pascola indisturbato sul balcone e intimorisce Lola.
Quando lei lo vede dal vetro della portafinestra guaisce, poi prende in bocca il pupazzetto, viene da me, per implorarmi: “Mamma fai qualcosa!”
Allora oggi, vedendola più disperata che mai, l’ho seguita.
Ho beccato Silvestro sul balcone.
Ci siamo guardati, lui ha inarcato la schiena, pronto ad attaccare. Ho fatto un passo verso di lui, impavida (mentre Lola faceva il tifo per me, vigliaccamente da dietro il vetro della porta) e allora Silvestro, vista la mia stazza, è scappato sulla ringhiera del terrazzo ed è andato a nascondersi tra le frasche (e l’ho paparazzato). Mentre Lola, solo a questo punto, ritrovata un po’ di dignità canina, è uscita e si è messa a ringhiare alle foglie.
(continua)