No more piggy world

Per combattere “la desertificazione valoriale” della nostra società- come dice Bagnasco- ho deciso di aderire all’iniziativa di un gruppo di food blogger (seguite il link del banner per saperne di più e partecipare) che chiede ai simpatizzanti di esporre nel proprio blog o condividere su FB l’immagine e fornire una ricetta a base di carne di maiale.
Sono vegetariana, non cucino carne e come cuoca faccio pena ma ho deciso di proporvi una mousse di prosciutto cotto. (E’ il mio massimo)

Si prende un etto di prosciutto cotto, meglio se fetta unica ma va bene anche quello del pacchetto. Un panetto e mezzo di formaggio Philadelphia, quello di taglia standard, e una ventina di palline di pepe rosa. Si mette tutto nel mixer e voilà la mousse e pronta. Sulle dose del formaggio e del pepe rosa potrei anche sbagliarmi leggermente, basta assaggiare e aggiustare.
Dopo si può mettere in una terrina e farà la sua “porca” figura!

Chef si nasce?

Da un po’ di tempo Emma vuole dilettarsi a cucinare. Forse la sua sensibilità culinaria è un dono che ha ereditato dal papà. Prende la cosa molto sul serio e qualche sera fa aveva insistito per preparare lei la cena. Pensavamo fosse un po’ troppo impegnativo.
“Grazie, ma non devi lavorare troppo”
“Abbiamo poca fame”
“Fa caldo, stiamo leggeri…”
Dopo cinque minuti di convenevoli abbiamo trovato un accordo. Avrebbe preparato una pasta al tonno, veloce ed estiva.
Emma era in cucina, si è messa il grembiule e ha allineato ingredienti e utensili.
Noi tre sul divano, in finto relax, pronti a scattare se prendeva fuoco uno strofinaccio. E invece è stata bravissima, io le ho aperto la scatoletta del tonno, il papà le ha acceso i fornelli, Anita l’ha aiutata a scolare i fusilli. Il risultato spettacolare: una pasta buona, cotta a puntino a condita al punto giusto. Le abbiamo fatto un sacco di complimenti e lei è stata molto contenta.
La sera dopo non sapevo cosa fare a cena, Sant’ non aveva grandi idee, il frigo era quasi vuoto e così ci siamo guardati e abbiamo avuto la stessa intuizione:
“Emma ci rifai quella buonissima pasta al tonno?”
E lei felice ha replicato il capolavoro, nel pacchetto c’era anche previsto l’allestimento della tavola e sparecchiare.
Sì, era sfruttamento di minore ma è stato molto comodo.
Ieri sera non potevamo papparci le terza pasta al tonno di fila e allora ho cominciato a chiedere a Emma se avesse qualche idea per la cena.
“Voglio fare una torta al cioccolato: ho una ricetta della banda bassotti”
“Mmmm… e di primo?”
“Pasta al ton…”
A quel punto avevo già tirato fuori il suo libro di ricette del momento “In cucina con mukka Emma” (indovinate perchè le piace?) e gliel’ho aperto evitando per precauzione le pagine sui pop-corn e i marshmallow.
Sfogliando ha trovato “pomodori prigionieri” e si è entusiasmata.

Praticamente dei vol au vent con pomodorini. Non essendo pasta al tonno, non ho potuto andare a leggermi una rivista sul divano come una madre disgraziata ma sono rimasta in cucina a fare da aiuto cuoca passiva.
La pasta sfoglia era già pronta e l’ha tagliata a dischi con un bicchiere. Nella ricetta diceva di metterli in forno con dei fagioli secchi sopra per non creare bolle.
I fagioli naturalmente non li avevamo e allora abbiamo spezzettato delle carote. Infatti sono venuti un po’ sbilenchi, ma con i pomodori sopra non si notava troppo. Ho acceso e spento il forno, poi il fornello per saltare i pomodorini spezzettati in padella. Ho tirato fuori gli stampini dal forno caldo per evitare che Emma si bruciasse un dito, infatti mi sono scottata io.
Però alla fine il risultato è stato grandioso. Le è piaciuto molto aggiungere le erbe provenzali (il timo della ricetta non l’avevamo) e tagliare il pecorino a listelle per metterlo sopra.
Poi al momento di gustarli lei e Anita hanno fatto un sacco di storie, perchè erano “troppo pomodorosi” così alla fine abbiamo fatto la foto e poi ce li siamo pappati tutti io e Sant’.
Stasera non so se ordinare quelli o la pasta al tonno.
Anita cucina solo muffin o cupcakes perchè sono belli da vedere.

Abbasso il martedì

Il martedì per me è il giorno più difficile della settimana.
Avrei in lista altri argomenti da scrivere nei post, ma oggi è stata una giornata così del cavolo che devo sfogarmi.
Il martedì è brutto perchè ho poco tempo, le mie figlie escono da scuola presto e tutto si accavalla, o meglio si accartoccia. Vorrei usare il verbo si asfiga, ma purtroppo non esiste.
Sono un po’ stanca e sempre di corsa. Una prova? Oggi, mentre guidavo ho telefonato a una mia amica e dopo 5 minuti di conversazione lei mi ha rivelato che non era l’amica con cui pensavo di parlare, ma completamente un’altra persona. Però entrambe hanno il nome che inizia con la stessa lettera. Perciò nella rubrica del mio cellulare i loro nomi sono vicini e ho pigiato il tasto sbagliato. Menomale che ho detto stupidate passe-partout e non mi sono completamente sputtanata. Mi sono solo vergognata quando lei mi ha detto: “Scusa ma non sono…”

Stasera, per un colpo di vita, avevo deciso di ri-provare a preparare l’hummus che facevo già anni fa ma era più o meno immangiabile. Prima di Natale ho letto questo post e mi sono ripromessa di tentare nuovamente.
La cara Tanaka mi ha anche fornito una spiegazione per la ricetta, aggiungendo “Se ci riesco io, tutti possono farcela”.
Putroppo si sbagliava. Avevo comprato i ceci, li ho passati al minipimer (e sono schizzati ovunque ma ho pulito), ho aggiunto l’olio d’oliva e il limone. Ho mixato, ho assaggiato. Non sapeva di hummus, era un po’ secco. Allora ho avuto un’idea: aggiungere lo yougurt. Avevo quello naturale, Muller-fai l’amore con il sapore. E’ stato un brutto rapporto completo, perchè ora il mio hummus è dolce. (Cosa mettono in quello yougurt????).
Il mio hummus sembra salato ma è dolce. Un ibrido, un ermafrodita, un ossimoro: dolce ma salato. Non agrodolce. Adesso è ancora di là sulla tavola. Non voglio più vederlo. Sono venuta qui a scrivere per sfuggire all’incombenza di doverlo buttare.
Vorrei che sparisse da solo.