Milano bollente 2

Oggi in città erano 38° e sono andata dal parrucchiere perchè domani vado a Creta per una decina di giorni e, come si dice, “volevo essere a posto”.
Ore 13, esco dal negozio, carina e ben pettinata, tacchi e vestitino.
Strada deserta, calore da togliere il fiato. I tacchi affondano nell’asfalto che si fonde. Sto per entrare nella mia macchina, quando dall’altra parte della strada (dove appunto non passava nessuno) una tizia mi chiama:
“Per favore, mi aiuti che ho la batteria a terra! Può parcheggiare vicino a me così attacco i cavi?”
L’altro giorno anche Sant’ è rimasto a piedi con la moto per un problema di batteria e non è stato piacevole, per cui mi sono sentita altruista e ho accettato di aiutare la tizia in panne.
Non era da sola, con lei c’era un uomo con una maglietta da fornaio e questo mi ha rassicurato, ho vagamente pensato: “Se è la moglie del fornaio va bene…non è una che mi vuole raggirare”
Così ho cercato di parcheggiare cove voleva lei, però ho cominciato subito a rompere:
“Un po’ più qui, un po’ più lì, un po’ più avanti, un po’ più indietro…”
Quando sono arrivata, finalmente, dove piaceva a lei, ho notato che non era sola con il “fornaio”, c’era anche un altra coppia più giovane. Poi ho dato un’occhiatina alla sua auto. La fiancata sinistra era tutta ammaccata e lo specchietto retrovisore, non c’era più, era solo un mozzicone di plastica nera. Forse non aveva solo un problema di batteria.
Ho guardato meglio anche lei: i capelli erano come i miei prima della costosa seduta dal parrucchiere, però quella cannottiera un po’ troppo slabbrata e poi si è voltata e dai jeans le è uscito uno sbuffo di tanga. Come se si fosse messa le mutande di un’altra, tre taglie più grandi e un pezzo di pizzo marrone le sventolava sopra le chiappe fuori dai jeans. Ho cominciato a chiedermi cosa ci facessi lì e soprattutto a sudare.
Intanto il “fornaio” non riusciva ad aprire il mio cofano e allora ha chiesto di aiutarlo. Ho notato che non era per niente un “fornaio” della zona (tra l’altro chiuso da settimane) solo uno con una maglietta bianca, anche un po’ sporchina da vicino.
“Come si apre il cofano?”
“Non lo so, fermi qualcuno più esperto di cofani” e cercavo di mettere in moto e andarmene.
“No, aspetti…mi scusi” e zac!prima che potessi fermarlo, mi ha aperto la portiera e vicino alle mie gambe ha trovato il pulsante per aprirlo.
Paralizzata sul sedile, avevo oramai la borsa stretta al petto come la moglie di Fantozzi e pensavo di essere stata veramente scema ad abboccare.
Mi venivano in mente tutte le email paranoiche, che mi girava un’amica:
non fermarti mai se qualcuno ti chiede aiuto perchè ha forato una gomma…ti vogliono rapinare…se ti racconta che suo figlio nel seggiolino sta male, non è un figlio, è un bambolotto…e ti vogliono rapinare…se ti scontrano…ti vogliono rapinare…
Avevo sempre più caldo, mi sentivo sempre più cretina e guardandomi intorno vedevo che in giro non c’era proprio nessuno altro. Solo la coppia giovane, loro complici?
Intanto tizia dalla mutanda abbondante aveva i cavi in mano e stava per attaccarli. Dopo sarei stata loro prigioniera? Volevano me o la mia auto? Cominciavo a farneticare e rischiavo anche di svenire dal caldo.
Proprio allora “il fornaio” ha chiuso il cofano con un’espressione esasperata:
“Non troviamo la batteria!”
Forse qualcuno dal cielo l’aveva fatta sparire? Non ho voluto indagare, ho solo detto:
“Allora vado!”e sono sgommata via con un sudato sospirone di sollievo.