Ossitocina: dall’istinto materno all’empatia

Da secoli musa di poeti e musicisti, l’amore materno affascina anche la scienza, che indaga per scandagliare i meccanismi biologici all’origine di un sentimento così profondo e complesso. Un recente studio, condotto dagli psicologi della Northeastern University e del Massachusetts General Hospital di Boston, ha rivelato che un legame forte tra madre e figlio è anche questione di chimica.

Un ruolo chiave, oltre che dall’ossitocina, è svolto dalla molecola del benessere dopamina. L’ormone cerebrale legato alla motivazione e alla ricompensa innesca una serie di emozioni positive nelle madri, stimolandole a prendersi cura dei figli, a nutrirli e a proteggerli.

L’effetto della dopamina non si esaurisce nel tempo. Il legame tra madre e figlio ubbidisce alle stesse dinamiche anche quando carillon e passeggini sono stati relegati da tempo in soffitta. Nello studio, pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences, sono state coinvolte 19 mamme tra i 21 e i 46 anni, con figli di età compresa tra i 4 mesi e i 2 anni. Le madri sono state sottoposte a una risonanza magnetica cerebrale mentre visionavano dei filmati in cui giocavano con i loro figli. I ricercatori hanno registrato una maggiore produzione di dopamina nelle donne più sensibili ai bisogni dei neonati.

Secondo gli autori, Shir Atzil e Lisa Feldman Barrett, la scarsa produzione del neurotrasmettitore potrebbe spiegare il basso coinvolgimento emotivo talora osservato nelle madri.

Gli psicologi hanno scoperto che pure i padri ricevono una spinta “chimica” a occuparsi dei figli. La produzione di dopamina aumenta quando ci si prende cura di un neonato anche nei genitori adottivi.

Un meccanismo biologico che aiuta a fornire al neonato tutte le attenzioni di cui ha bisogno per uno sviluppo cerebrale, fisico ed emotivo ottimale. Meccanismi simili secondo gli psicologi si innescano anche quando ci si occupa di persone adulte e anziane bisognose di cure. O ancora quando si scambiano attenzioni e gesti premurosi con una persona cara. La dopamina dà ai caregiver la forza di affrontare un ruolo impegnativo traendone emozioni positive.

Interpretazioni

Nel cuore della notte, l’altro giorno Anita ha lanciato un grido:
“Nooooo! Nooooo! Bastaaaaa! Noooo! Per favoreeee!”
Mi ha svegliata ma poi non sono seguiti altri rumori o urla e quindi mi sono rigirata fra le coperte e non ci ho più pensato. (Il bello di avere figli grandi).
Ieri sera quando le ho dato la buonanotte mi è venuto in mente il grido e le ho detto:
“Stanotte cerca di non avere incubi. Ieri sera avevi urlato: hai sognato ancora Emma che ti dava fastidio?” (Un classico dei suoi incubi)
Anita ha pensato un momento e mi ha risposto: “No, ho sognato che tu non c’eri più”
“Ah…morivo?” e mi tocco.
“No ti portavano via”
“Avevo fatto qualcosa di male? Avevo scritto cacca su un sito in concorrenza con il nostro?”, ho indagato immaginandomi come un astuto e cinico hacker criminale.
“No, ti portavano via perchè il tempo era scaduto”
“Quale tempo?”
“Il mio tempo per stare con te”
“Eri in affido?”
“Non lo so, ti portavano via”
“E’ strano, in affido portano via i bambini non le mamme”
“No, no, portavano via proprio te, con una macchina..io correvo dietro ma non ce la facevo”
“Ma eri piccola o grande?”
“Piccola, come adesso..”
Guardo il suo metro e sessantadue centimetri spalmato sul letto e dico abbracciandola:
“Certo Anitina, come adesso…c’era Emma? E il papà?”
“No ero sola…”
“Che bel sogno…”
“Come che bel sogno! E’ stato un incubo. Vero che il tempo non scadrà mai?”
“Certo che non scadrà mai, tesoro, finchè mi vorrai ci sarò”, la bacio e mi allontano. Felicissima e commossa di tutto questo amore.
L’extra-Freud che è in me così interpreta il sogno: ha paura di diventare grande.