Felicità

Ne avevo parlato un po’ di mesi fa, ad Emma era stata diagnosticata la scoliosi e la possibilità di mettersi un corsetto fino alla fine della crescita.
Ieri, dopo molti mesi di ginnastica correttiva e una nuova radiografia, era prevista la visita di controllo con l’ortopedico.
Emma ha detto prima di partire per l’ospedale: “Oggi c’è il verdetto” ed era molto emozionata.
A me si stringeva il cuore.
Fortunatamente il responso è stato più che positivo. La situazione è migliorata tantissimo e per ora non è prevista alcuna terapia: niente corsetto e neppure ginnastica correttiva. Deve solo scegliere uno sport da praticare quest’anno. Spero che ne trovi uno divertente e (egoisticamente) non troppo lontano casa. Questa nuova diagnosi è stata molto positiva anche da un punto di vista educativo: Emma si è impegnata moltissimo a fare ginnastica anche se era una noia mortale, anche se la palestra era piena di anziani con il mal di schiena, anche se gli esercizi erano sempre uguali e ripetitivi.
Ogni volta che andavamo faceva il broncio e diceva disperata: “No! Anche oggi?” poi però faceva tutta la sua scheda con attenzione e cura.
(Sì, le ho comprato molto Lego e molti Topolino ma glieli davo solo a fine sessione)
Questo successo quindi le ha insegnato che impegnarsi è importante per raggiungere un obiettivo.
Ieri sera a cena ha festeggiato con un’overdose di bignet al cioccolato e ad Anita ne ha concessi solo due. Perchè era “Emma comanda”. Noi ogni tanto, in occasioni speciali, facciamo “Emma comanda”, “Anita comanda”, “Sant’ comanda”, nuvole di libertà nella mia lungimirante dittatura.

Dis-education

Febbraio è il mese dei check up medici: pediatra, dentista, oculista, dermatologo, ortopedico. Quando crescono i figli si ammalano di meno ma non si possono certo abbandonare al loro destino. Quindi in queste settimane ci siamo sciroppate un po’ di visite mediche. Ieri era la volta del controllo della vista per Emma, che ultimamente mi aveva detto di non veder bene la lavagna e anche di avvertire un po’ di mal di testa. Dopo la scuola, guidavo nel traffico e nella pioggia milanese, cercando lo studio della dottoressa dove non eravamo mai stati prima. Nel rumore dei tergicristalli e della ventola che sparava aria a manetta per non fare appannnare i vetri, mi è arrivata la vocina di Emma dal sedile posteriore:
“A me piace lo yo-yo!”
“Cosa?”
“Mi piace lo yo-yo”
“Non capisco!”
“Lo yo-yo, mi piace”
“Ah bene!”
“Ce l’aveva Elli a scuola…”
“Qui ci sono solo parcheggi per i residenti, porc…”
Ho continuato a girare intorno all’isolato porconando alla disperata ricerca di un buco dove infilare l’auto.
“Tu cosa ne pensI?”
“Spero di avere il gratta e sosta, acc..”
“No, dello yo-yo!”
“Bello…guarda quello se ne va!”
Finalmente ho parcheggiato, Emma ha continuato a parlarmi dello yo-yo allo sfinimento, fin dentro allo studio medico. Ma non ho abboccato e non le ho chiesto: “Ne vorresti, per caso, uno anche tu?”
Ecchecavolo! Ogni stupidata che vede…
Viene fuori invece dalla visita che Emma non vede…è piuttosto miope. Deve mettere gli occhiali e portarli sempre. Non me l’aspettavo. Neanche lei e alla notizia comincia a singhiozzare, però nascosta perchè si vergogna. L’oculista è la mamma di un suo compagno di scuola e non vuol farsi vedere. Mi viene in braccio e tiene la testa contro la mia spalla. E’ scossa dai singhiozzi e dice: “Uffa, proprio adesso che devo fare anche tutta quella ginnastica!”
Infatti un paio di mesi fa si è scoperto che ha la scoliosi e forse fra sei mesi, se peggiora, deve mettere il corsetto. Per parecchi anni e per tante ore al giorno. Cerco di fare il possibile per evitarlo. Nuotiamo a dorso in piscina e la portiamo due volte la settimana a fare ginnastica correttiva. E’ noiosa e in mezzo ai vecchietti. Ma lei la fa senza protestare, si impegna.
“Non voglio mettere il bustetto!”, mi ha detto e allora ci dà dentro.
Però ieri le è scesa la catena e si è messa a piangere.
L’ho rassicurata, le ho detto che gli occhiali sono belli, abbiamo fatto la lista di tutti i bambini che li portano nella sua classe. Poi quando siamo tornati in auto le ho detto:
“Meriti un regalo!”
“Lo yo-yo?”
“Anche un altro!”
Ho calato le braghe, sono stata diseducativa. Ma l’ho tirata su di morale.
Ieri sera ha guardato il cartone animato di Kirikù e a un certo punto mi ha detto: “Quando metto gli occhiali poi vedrò bene come i feticci!”
(I feticci sono le sentinelle della strega, stanno sul tetto del suo palazzo e tengono tutto sotto controllo)
Oggi siamo andate dal dermatologo: il neo che ha sotto la pianta del piede è ok. Poi abbiamo cercato lo yo-yo, però nel negozio sbagliato: in uno specializzato in giochi di legno. Siamo uscite con dei mini mobili per la casa dei pupazzi e un puzzle geografico sul mondo.
Ho svaccato di bestia.

Così crescono…

Ieri siamo andate a fare la visita medica sportiva agonistica per Anita, richiesta dal “suo” maneggio. E’ stato necessario più di un mese di prenotazione, perciò anche se ancora non è andata a scuola dopo l’influenza, essendo sfebbrata ho pensato che stesse abbastanza bene per la visita. L’avevamo già fatta un paio di anni fa, ma allora non avevo notato un parterre così interessante nella sala d’aspetto.
Ieri infatti tutti i ragazzini che dovevano farsi visitare erano pre-adolescenti: boys and girls.
Quindi l’atmosfera era tutt’altro che allegra e rilassata.
Non c’è niente che un pre-adolescente odi di più che una visita medica.
Musi lunghi, capelli piastrati, sguardi nel vuoto, pantaloni a vita bassissima con boxer in paramount, brufoli e soprattutto scarpe da ginnastica firmate con stringhe di due colori diverse. E chiuse come va di moda, con le stringhe all’interno che lasciano il piede libero e un po’ ballerino all’interno.
Una mamma si vantava a voce altissima di quanto sua figlia fosse brava a gestire la sua carriera agonistica di ginnasta, ma anche sciatrice provetta. Gare di qua, gare di là. Anche all’estero.
Un’altra mamma seduta al suo fianco, le ha chiesto timidamente:
“E i compiti?”
“Mia figlia arrriva a casa allle ore X, alle X e 10 mangia, poi alle X e 30 inizia i compiti e dopo un’ora agli allenamenti! Così tutti i giorni! E’ bravissima!”
“Ah pero’ che organizzazione!”, ha commentata l’altra un po’ perplessa. Suo figlio invece oltre a essere un po’ grassottello, quindi forse non era neanche un asso nell’eventuale sport agonistico scelto, non aveva un cavolo di voglia di fare i compiti:
“Da noi invece è una lotta tutti i giorni ….”
Ma la mamma strafica non ha avuto pietà, nè consigli. Ha fatto solo un sorrisino di compatimento.
La sala d’aspetto era gremita. Avevo messo le nostre giacche su una sedia, ma poi una signora di fianco a me ha preso in braccio la sua bambina: una marcantonia alta almeno un metro e settantacinque che le stava a malapena sulle ginocchia e sembrava schiacciarla.
Allora ho preso in braccio le nostre giacche e le ho offerto la sedia.
Mi hanno guardato stupite:
“No, no grazie. Preferisce stare qui, in braccio. Così almeno ci facciamo le coccole!”
Sorridevano tutte e due di un beato amore madre-figlia.