Il mammese su Whatsapp

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Ieri sera ho letto su Fb questa serie di messaggi fra madri e figli adolescenti su Whatsapp. Ho riso molto e devo ammettere che è tutto molto realistico.
A parte la volgarità (colpa dei romani?), il resto è tutto verosimile.
Perchè anche se i pargoli sono oramai adolescenti per le mamme le preoccupazioni basic rimangono sempre le stesse: avrà mangiato? Prenderà freddo? Per i più avventurosi c’è anche tornerà a casa? E come?
Ma oltre a essere ansiose le madri degli adolescenti, nella quasi totalità dei casi sono anche presbiti. (Colpa dell’età se non si è partorito troppo presto). Quindi molto spesso i messaggi mammeschi sono indecifrabili.
Come nei vecchi telefoni prima del T9.
Di solito la “a” diventa la “s”, la “b” sarebbe la “n” e la “p” viene scambiata con la “o”. Insomma si digita un po’ a caso, a memoria, sperando in Dio.
Succede anche perchè gli adolescenti consultano le madri in urgenza e nei momenti meno opportuni (mentre si… guida, cucina, dorme, spinge il carrello del super, guarda un film ).
Altro aspetto patetico delle madri messaggianti è l’uso degli emoji.
Alle mamme gli emoji piacciono un sacco (anche perchè si vedono abbastanza bene), fanno sentire moderne e poi sono mezzi semplici per irradiare amore. E il cuore di mamma (anche se si passano molte ore a maledire il teen-ager) in fondo è sempre stracolmo di amore. Quindi le madri ci tengono molto a spedire nei messaggi tanti cuori che pulsano. Peccato che “il cuore che pulsa” sia un emoji molto struggente e fico, ma anche complesso.
Quindi bisogna chiedere al figlio, preferibilmente figlia, di mandare un “cuore che pulsa” che così poi lo si copia e rimanda!
Che bello!
cuore
Ultima cosa stupenda (e molto vera) nei messaggi, che ho visto, è la preoccupazione materna di trovare un fidanzato/a perfetto ai figli. C’era infatti il messaggio di questa madre che diceva alla figlia di aver (per caso) incontrato questo ragazzo svedese molto carino e simpatico e gli aveva anche chiesto il numero di telefono. Così la figlia poteva uscirci.
Perchè le mamme si preoccupano e se una incontra (per caso) un ragazzo/a meraviglioso cosa deve fare? Lasciarselo/a scappare?
Farlo magari catturare da un’altra madre?
Perchè in fondo cosa vogliono le mamme?
Solo la felicità dei loro cuccioli 🙂

La prima uscita dopo la nascita del pupo

Un paio di sere fa sono stata in pizzeria. Un posto carino, in zona Porta Romana.
Pizza buona ma locale un pò piccolo e spartano con i tavoli molto vicini.
Eravamo arrivati piuttosto presto, la pizzeria era semivuota. Ma pochi minuti dopo di noi è entrata una coppia, non giovanissima, attorno a trentotto-quaranta con un ingombrante passeggino (quello dei primi mesi). Dentro una piccoletta (era tutta rosa) molto tranquilla. C’è stata una piccola discussione per scegliere il tavolo più adatto per parcheggiare il passeggino e poi è stato scelto quello più in angolo.
Ma la neo-mamma non sembrava troppo convinta.
Per convenzione e gentilezza il proprietario del locale appena entrano i clienti offre un flute di prosecco, quindi anche a questa signora, appena arrrivata, è stato messo in mano il bicchiere di bollicine.
Ma lei invece di brindare ha cercato di scambiarlo subito con un biberon che ha estratto dalla sua capiente borsa, ordinando al proprietario di scaldarglielo.
Lui non poteva perchè nella pizzeria non aveva la cucina, la neo-mamma l’ha presa malissimo e ha continauto a insistere per un po’.
Sembravano sul punto di mandarsi al diavolo ma alla fine forse per intervento del neo-papà che doveva avere una gran fame, così i neo-genitori hanno deciso di restare e si sono finalmente seduti al loro tavolo. Anzi, solo lui si è seduto. Lei sempre in piedi ha tirato fuori dalla borsa l’amuchina e si è disinfettata le mani. Poi ha pescato dal passeggino la figlia e ha impiegato circa 10 minuti a svestirla.
Quando la piccola è stata spogliata abbastanza per sopportare la differenza di temperatura tra il rigido inverno milanese e il calore della pizzeria, l’ha passata al neo-papà.
Perchè era il momento di tirare fuori l’armamentario per la cena della piccola.
La neo-mamma ha poi disposto ordinatamente sulla tovaglia una serie infinita di accessori, cucchiaio, piattino, bavaglini, contenitore pappa, salviettine inumidite, ecc. Con la stessa precisione del ferrista in sala operatoria. Intanto il neo-padre era sempre immobile con la piccola in braccio.
Di ordinare una pizza non se ne parlava neanche.
A questo punto, noi osservatori ci siamo posti varie domande:
perchè non le hanno dato prima la pappa a casa?
Perchè sono venuti in pizzeria? Perchè non hanno cercato una babysitter?
Oltre naturalmente a quella più ovvia: perchè non si rilassa?
A questo punto il colpo di scena, è arrivata la tata!
E allora il povero neo-papà è stato ignorato per tutta la serata mentre la mamma e la tata si spupazzavano la bebè. C’é stato anche un drammatico intermezzo cambio-pannolone che le ha viste occupare il bagno per mezz’ora.
Ho avuto la grande tentazione di fermarmi al loro tavolo mentre mi alzavo per uscire e regalare un consiglio:
“Stai serena che quando diventerà adolescente vorrai buttarla sotto un tram” (di lì passa il 16)
Ma mi sono trattenuta.

I nuovi maschi & l’amore

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Iniziamo il 2015 alla grande (e con molto ritardo!) con un bell’approfondimento sociologico.
Dopo aver letto questo post, soprattutto per commentare il romanticismo degli adolescenti, ho pensato di condividere le mie recenti ricerche, rigorosamente testate sul territorio, nel pianeta primo amore e dintorni.
Partiamo dalla domanda cruciale: le ragazze sono romantiche?
Direi di sì. Anche se sotto una scorza un po’ ruvida.
Qualche prova? Festeggiano il “meseversario” che per chi, come me, è cinicamente sposata da tanti anni sembra un’aberrazione ma, quando si è insieme da poco, è invece una festa. Poi mettono il selfie del bacio su FB, istagram e whatsApp. Mandano messaggi con i cuoricini, ecc. A dire il vero si “cuoricinano” molto anche tra di loro e si scrivono un sacco di cose tenere.
Anche perchè povere ragazze devono fare squadra e tenersi su, perchè con “i nuovi maschi” tutto il lavoro spetta a loro. Infatti a parte pochi, rarissimi, casi di ragazzi intraprendenti, quelli che citando Cristiano Cavina “curano i loro allevamenti di babies”, tutti gli altri sono amorfi.
Il giovane maschio predatore è definitavamente sparito per lasciare il posto al maschio preda. I ragazzi guardano, fissano il loro oggetto del desiderio, ma agiscono poco.
Fanno eccezione i momenti alcolici. Infatti purtroppo, anche da noi, ora funziona come in Inghilterra e negli altri paesi del nord Europa: per amoreggiare, per sentirsi disinibiti, bisogna bere. Bere, bere, bere.
Per questo gli adolescenti si inciuccano così tanto.
Noi latini una volta eravamo almeno calienti mentre ora siamo diventati inibiti come i popoli del nord e in più abbiamo il PIL che fa schifo.
Comunque.
Il principio che governa l’agire dei nuovi maschi è “poco sbattimento” (evitare lo sbatti, è la regola numero uno degli adolescenti) quindi seguono poche regole ma precise. La prima è quella “dei tre giorni”: mai telefonare a una ragazza che ti ha dato il numero prima che siano passati appunto tre giorni, per non apparire sfigati. Poi se si fidanzano messaggiano, ma poco, praticamente solo in risposta.
Perchè tanto icontatti li tengono le ragazze.
Insomma preferiscono la reazione all’azione. Preferiscono lasciarsi fare piuttosto che fare.
Perchè? Colpa delle indipendenza, dell’aggressività e dell’intraprendenza delle ragazze? Colpa delle fanciulle cresciute con “Il mondo di Patty” e poi con le avventure di Violetta (che sembra Sofia Vergara più che una vera teen-ager)?
Sono spaventati? Colpa dell’erotismo tout-court, tv, video, rete, pubblicità, in cui sono stati immersi fin dalla materna?
Alcuni uomini della mia età confessano che da adolescenti si eccitavano guardando i reggiseni sul catalogo di PostalMarket, mentre questi nuovi uomini sono cresciuti a pane e youporn, senza il senso del proibito.
E con le immagini ubique (nelle pubblicità dei profumi, dei jeans, del deodorante, del wcnet) di una lei sexy e pantera avvnghiata a un lui muscoloso e testosteronico, sudato e depilato.
I nuovi maschietti per essere all’altezza vanno in palestra per potenziare il fisico e poi però stanno fermi per paura di sbagliare.
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La settimana scorsa sono andata al Museo del Fumetto e ho visto una mostra su Tex Willer (queste sono alcune delle immagini più romantiche). Il vecchio Tex era un eroe tosto e c’erano un sacco di cinquantenni (i fan di PostalMarket) che guardavano le vecchie copertine con occhi sognanti, carichi di nostalgia, ricordando la loro infanzia e adolescenza. Altri tempi, così lontani.
Le cose sono cambiate molto, non ci sono più le mezze stagioni e neanche i machi di una volta, Ma voi cosa ne pensate?
Chi li ha fatti fuori?

Back to school

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Fra pochi giorni Emma inizierà il liceo classico, la foto sopra è del primo giorno di elementari: il tempo è volato.
Il suo nuovo liceo è la scuola già frequentata dalla sorella, quindi godrà delle dritte di chi è più esperto di lei. Anita invece avrà due professori nuovi e mi ha spiegato che, nel grande fratello della rete, esistono alcuni comodissimi siti per studenti, dove si possono “googlare” i nomi dei docenti per scoprirne pregi e difetti.
Manie e idiosincrasie. Crudeltà e passioni.
Mi sembra fichissimo.
Leggere profili con dettagli utili e succulenti come: “Ama le citazioni”.
“Perde il filo del discorso mentre spiega”.
“Sembra bastardo ma alla fine ti aiuta”
O anche il dettaglio che rende più felici li studenti: “Non interroga mai”
Comunque…per rimanere in tema docenti ecco una storiella, verissima, di qualche tempo fa.

Due classi vanno in gita in un Museo delle Scienze accompagnate da due insegnanti. Come sempre ci sono un po’ di ragazzini vivaci da tenere a bada, da sgridare perchè corrono nei corridoi. Non prestano attenzione, possono rovinare gli oggetti esposti. Infatti a un certo punto, vicino alla riproduzione di uno scheletro, in terra, una delle due prof trova un ossicino bianco.
Lo raccoglie, lo esamina e dà in escandescenze. Acchiappa due degli esagitati che ha appena sgridato e li accusa di aver scontrato lo scheletro e fatto cadere quel piccolo osso che brandisce, severa, mostrandolo alla collega.
Quest’ultima senza osservarlo troppo bene, senza quindi prenderlo in mano, propone di riappoggiarlo, cammuffandolo un po’, di nuovo nello scheletro esposto. Così fanno.
Poi le classi proseguono il loro giro in un’altra sala.
A questo punto mia figlia deve soffiarsi il naso e apre la piccola borsa che ha portato con sè per prendere un kleenex. All’interno trova un altro ossicino identico a quello che ha causato l’ira della prof.
Sono i biscotti di Lola che aveva messo nella borsina qualche giorno prima, per portare fuori il nostro cane. I biscottini servivano a convincere Lola a tornare, a prenderla per la gola, per farsi rimettere il guinzaglio, dopo essere stata libera di correre.
Biscotti a forma di osso. Piccoli, bianchi secchissimi, a forma di osso. Molto realistici.
Poco prima, sempre per prendere i kleenex mia figlia, inavvertitamente, ne aveva fatto cadere uno sul pavimento vicino allo scheletro!

Di nuovo a scuola!

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Da circa un mese, sono tornata a scuola.
Sono molto contenta. Per migliorare il francese frequento una mattina alla settimana e una sera al mese per un approfondimento letterario. Ho un’insegnante che mi piace molto e delle compagne di classe simpatiche. Poi la sera prima della lezione posso dire alle mie figlie: “Non posso preparare la cena, devo fare i compiti perchè domani ho la verifica”. E loro capiscono.
Sono così entusiasta di questo ritorno adolescenza fuori tempo che, un paio di settimane fa, dopo aver partecipato alla lezione serale avevo organizzato un appuntamento con Sant’. Mi sarebbe venuto a prendere e saremmo andati fuori a cena. La sera della grandine improvvisa su Milano. Entrata a scuola con un bel tramonto rosa, con i tacchi e la gonna in previsione della seratina a due, sono uscita un’ora e mezzo dopo infreddolita, senza ombrello, sotto la neve.
Forse l’improvviso cambiamento climatico, l’euforia della cena fuori o un principio di alzaheimer…è successo qualcosa che mi ha confuso.
Infatti, uscita dal palazzo dove ha sede la scuola, insieme a un paio di signore fichissime, che avevano partecipato con me all’atelier literaire, ho attraversato la strada e nel buio, mezza coperta di neve, ho scorto un auto uguale a quella di Sant’ parcheggiata proprio lì all’angolo, con le doppie frecce. Un uomo solo a bordo.
Così ho aperto la portiera e sono salita sorridente, sentendomi tanto Inés de la Fressange.
Poi ho guardato mio marito e mi sono resa conto che non era lui.
Un signore sconosciuto, gentilmente, mi aveva fatto salire. Per darmi asilo contro il maltempo? Non mi sono preoccupata di chiedere. Ho detto “mi scusi”. Lui ha riso e sono scappata via.
Non proprio lontano, solo al marciapiede di fronte dove ho telefonato subito a Sant’, che aveva parcheggiato più lontano ed era entrato ad aspettarmi nel portone adiacente al palazzo della scuola.
Quando finalmente è arrivato purtroppo l’altro signore (non era neanche male) era già sgomamto via.
Peccato, non ha potuto vedere che un appuntamento quella sera l’avevo davvero.
A proposito di incontri, per andare a scuola prendo la metropolitana e proprio ieri ho sentito questa interessantissima conversazione su un’appuntamento al buio con un uomo incontrato in rete.

(Giuro sul mio adorato cane che è tutto vero)

Per caso mi sono seduta di fianco a una coppia di amiche, sulla quarantina, in cui una raccontava all’altra di essere uscita con un tizio incontrato appunto attraverso una bacheca di annunci sul web.
La conversazione era già iniziata da un po’…
“Non era brutto, ma era molto dimesso”
“Come dimesso?”
“Un po’ trasandato, sembrava sporco di terra”
“Di terra?”
“Anche un po’ d’erba…poi mi ha detto che faceva tre lavori”
“Bene, uno che si da da fare”, l’amica, probabilmente già accasata, cercava di essere costruttiva.
“Qualcosa nelle costruzioni, poi collaborava con il comune e poi mi ha detto che aveva fatto il volontario alla Croce Rossa e poi…da un anno fa una cosa che gli piaceva molto…veste i morti”
L’amica sbianca: “Il becchino?”
“Non proprio, il becchino volontario… mi ha spiazzato…ho buttato lì che qualcuno deve pur farlo”
“E lui?”
“Ha ripetuto che gli piace molto, tantissimo”
“Ussignur”
“Ho trovato una scusa, un imprevisto, ho detto che non potevo rimanere per l’aperitivo”
“Brava!”
Sono scese alla fermata di Palestro così non ho potuto avere, purtroppo, altre succose info.

Ask.fm il lato oscuro di Facebook

In questi giorni, in seguito a un fatto tragico che non mi permetto di commentare, sui media si parla molto di Ask.fm il social network frequentato dagli adolescenti dove si possono fare domande di ogni tipo, anonimamente. Ho sentito i commenti di magistrati, insegnanti, deputati, giornalisti, esperti di cyber bullismo, ecc. ecc. C’è chi propone di chiudere il sito. Chi di chiedere ai proprietari, due lettoni, di fornire le generalità di chi usa Ask.fm per insultare. Chi consiglia ai genitori, giustamente, di controllare e seguire di più i propri figli.
Un aspetto però non mi sembra sia stato sviscerato abbastanza: il perchè gli adolescenti siano così interessati a questo sito. Una ragione, già enunciata, è senz’altro il fatto che su Ask.fm non ci siano gli adulti che invece imperversano su Facebook. Ma il motivo vero è un altro: i ragazzi aprono un profilo su Ask.fm, quindi sono disposti a rischiare, a farsi fare domande di qualsiasi tipo, perchè sperano di ricevere proposte di corteggiamento e complimenti. Infatti se su Facebook i commenti positivi si sprecano, diventando anche stucchevoli, su Ask.fm si è anonimi, quindi i commenti sono più veri. Un complimento su Ask.fm vale più di cento “mi piace”.
Audaci gli adolescenti linkano il profilo di Ask.fm sulla loro pagina FB, quasi questa fosse la stanza privata, l’angolo dove veramente succedono le cose.
Perchè i ragazzi sono (in teoria) pronti a rispondere a qualsiasi tipo di domanda.
Da quelle stupide e commerciali del sito stesso, che magari chiede quali siano i cereali preferiti, a quelle del compagno di scuola che vince la timidezza (grazie all’anonimato) e domanda se si è fidanzati, se piace una certa persona…insomma sonda il terreno per sapere se ci può provare. Spesso sono gli stessi proprietari del profilo, che se la cantano e suonano da soli, si fanno domande (tanto c’è l’anonimato) per lanciare dei messaggi.
Per apparire più cool, per migliorare la propria immagine.
Insomma Ask.fm sarebbe un mezzo perfetto per le PR sentimentali dei ragazzi se non ci fosse il lato oscuro, il rischio di venire insultati e anche con estrema cattiveria (tanto c’è l’anonimato).
Quindi credo che la domanda vera, per noi genitori, sia chiederci cosa fare per aiutare i nostri figli ad acquistare sicurezza, quella che fa decidere che ci si piace abbastanza.
E quindi non c’è bisogno di esporsi così tanto, di rispondere a stupide domande per sentirsi veramente fichi.

Il postino suona sempre due volte

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Lavorando da casa vengo spesso disturbata da scampanellate inopportune: il volantino pubblicitario, il giornale gratuito, il venditore del Folletto, eventuali operai, il vicino che ha dimenticato la chiave del portone e via così…Li odio tutti. La maggior parte delle volte fingo di non esistere e non rispondo. Oramai conosco anche gli orari e i giorni dei vari rompiscatole e ghigno da sola di piacere quando suonano e non avranno risposta.
Qualche volta invece sono di buon’uomore e magari urlo uno spiacevole: “Chi è????” al citofono.
Accade soprattutto all’ora di pranzo quando so che in giro c’è il postino, perchè poi andare a prendere la raccomandata in posta è anche peggio. Oggi è successo così. Alla seconda energica scampanellata, ho porconato da sola, Lola ha abbaiato e poi ho risposto.
“Postino, c’è da firmare”
Sono scesa nell’atrio del mio palazzo e, botta di fortuna, ero anche vestita e truccata normalmente (mentre di solito ho la maschera in faccia, il pigiama o i capelli bagnati).
Il postino (con il casco in testa alla moda di Hollande) mi sventola davanti agli occhi una raccomandata e mi passa il modulo da firmare. Per farlo mi avvicino a lui, perchè teneva in mano “il coso” dove era pinzato il foglietto.
Dopo la prima firma mi guarda strano. Mi domando cosa significhi quello sguardo, stavo scrivendo roba d’amore un attimo prima quindi penso che forse quell’occhiata rapita è solo una mia impressione. Quindi senza retropensieri faccio la seconda firma e poi afferrò la busta. Sorrido, lo saluto e mi allontano.
Quando sono ai piedi delle scale, a circa tre passi da lui, mi dice:
“Lei ha un profumo buonissimo, è di rosa, vero?”
Lo guardo pensando: “Un mago dell’olfatto con la divisa delle Poste”
Invece dico: “Eh, sì!” e metto il piede sul primo gradino.
“E’ quella cosa che fa bene alla pelle e si mette in faccia”
“Si, certo”, salgo in casa, facendo i gradini quattro a quattro.
Emozionata da questo magico incontro, apro subito la raccomandata e sono 311 euro di multa che Sant’ deve saldare perchè nel 2011 ha dimenticato di pagare una tassa.
Lo chiamo subito per avvisarlo e gli racconto anche che il postino probabilmente mi ama.
Siamo sposati da 100 anni per cui la sua reazione è stata “Ma porc….311 euro…ma caxxx…ma no…311… ne arriva sempre una”
E non ha neanche pensato di sfidare a duello il postino!

Blog fatiscente quasi blindato

La mia latitanza oramai non ha più scuse e il blog, come il giardino di una casa fatiscente, sta cominciando a essere infestato dalle erbacce. Nel caso specifico sotto forma di un tornado di commenti spediti da hacker perniciosi. Così per evitare che crescessero anche i rovi, poi arrivassero i serpenti, le cavallette e le termiti, ho dovuto rivolgermi all’esperto, cioè a Sant. Mi ha consigliato di mettere la moderazione ai commenti degli sconosciuti, una specie di capcha con una piccola addizione/sottrazione (che è il massimo per una come me che adora la matematica).
E sopresa finale: dopo 3o giorni, il post scadrà (come lo yogurt) e i commenti si chiuderanno automaticamente 🙂
Tutto questo mi rincresce ma per il momento ho dovuto postare questi cocci di vetro sul muretto del template per difendermi. Me ne scuso molto. Comunque ecco un micro résumé delle feste:
-Pranzo di Natale: Sant (benchè non sia lo yeti) si è bruciato i peli del braccio passando sopra, inavvertitamente, alla candela del centro tavola. Il delizioso odore di peli bruciati rimarra sempre un indelebile simbolo natalizio.
-Apertura dei regali: il mio regalo, un cardigan, aveva ancora l’antitaccheggio, anche se i miei familiari hanno dichiarato di non averlo rubato ma regolarmente acquistato.
-Le mutande rosse: non sono particolarmente natalizia, ma su una cosa non transigo: il beneaugurante slip rouge. Peccato che ogni anno arrivi tardi e compri dei modelli imbarazzanti tra le rimanenze, di solito in cotone un po’ lurex con animaletti. Quest’anno ero andata con il dovuto anticipo e trovato un bellissimo paio di mutandine in pizzo rosso. Sembravano perfette. Non troppo da zoccola ma neanche stile suora. Peccato che nella fretta dello shopping natalizio non avessi verificato il lato B della mutanda. Sopra e sotto erano normali, mentre in mezzo erano aperte con un’imbarazzante finestra paramount sulle chiappe!

Durante le vacanze siamo state ad Atene per visitare l’Acropoli e fare un ripassino di storia dell’arte.

acropoli

cariatidi

Babbo Natale esiste


Lo stress natalizio puó fare brutti scherzi. Ecco un esempio.
Qualche giorno fa a casa di una ultratredicenne che discute con la madre dei regali di Natale.
“Vorrei quella tuta xxx magari possiamo andare assieme a prenderla”
La mamma sgrana gli occhioni manifestando un’esagerata sorpresa.
“Ma no, non preoccuparti ci pensa Babbo Natale”
Questa volta è la ragazza a fissare la madre con stupore, ha due fratelli piú piccoli ma in quel momento non sono in casa, quindi perchè reagisce cosi? Un po’ le fa pena, è ancora sintonizata sui tempi passati poveretta, perció cerca di riportarla sulla terra delicatamente, farle capire che parla con una teen-ager.
“Penso che sia meglio se me la provo la tuta, andiamo domani?”
“Ma cosa dici? Babbo Natale conosce tutte le misure. Con gli elfi costruisce i regali e naturalmente fa anche tutti i vestiti!”
La ragazza è affranta, capisce che la madre è impazzita.
Oppure si fida talmente poco di lei da temere che spifferi la verità su Babbo Natale ai fratellini. Così per scongiurare spiate preferisce raccontare di un Babbo Natale stilista.
La ragazzina sorride imbarazzata: “Sí, mamma, come no!”
Il giorno dopo racconta tutto a scuola, scuotendo la testa.
E i compagni la capiscono. E’ un mal comune: avere un genitore in casa è sempre un problema!

P.S. Questa storia è verissima.
Conosco la sostenitrice dell’esistenza di Babbo Natale a oltranza, non si droga, non beve e non le è caduto un albero di Natale sulla testa, è solo XMas blues!
AUGURI A TUTTI!

Re Quercia is back

Prima liceo classico, sedici anni, nell’ora di italiano stanno parlando di S.Francesco e l’insegnante permette ai ragazzi di vedere alcuni spezzoni di un filmato sulla vita del Santo. Anzi un programma di Piero Angela in cui vengono presentate anche alcune scene sulla vita del Poverello da Assisi.
I ragazzi sono attenti, poi dal fondo dell’aula sale un brusio, è un passaparola “Re Quercia!”, “Ma quello è Re Quercia!”, “C’è Re Quercia!”.
L’hanno riconosciuto tutti, sono contenti di rivederlo.
Nessuno chiede: “Re Quercia chi?”
Tutti sanno chi sia.
Re Quercia, il sovrano del Fantabosco, quello della Melevisione.
Sono adolescenti, fumano, bevono, magari qualcuno si fa anche le canne, ma Re Quercia non lo dimenticano.
Perchè Re Quercia non si rinnega.
Purtroppo nel filmato non era proprio Re Quercia, che viveva ai tempi di S.Francesco, ma c’era solo l’attore che l’interpretava.
Insomma la Mele ce l’hanno tolta, nel 2010 noi avevamo fatto anche uno sciopero per salvare il programma più intelligente per i ragazzi ma non abbiamo avuto successo.
Ora, in questi momenti terribili, imperversa invece Violetta.
L’altro giorno per curiosità l’ho cercata su youtube e sono inorridita.
Ridateci Re Quercia!

Il cartello dei libri scolastici


Ieri siamo andate al Libraccio, il negozio storico milanese per la compravendita di testi scolastici usati.
Così mi sono nate alcune riflessioni sul business dei libri scolastici.
Pensieri piuttosto bui: la prima sensazione è che esista un “cartello” per tener alto il prezzo dei testi. Ogni tomo ha un prezzo che oscilla dai 19 ai 30 euro e in una classe “base”, come ad esempio la prima media, sono necessari almeno 10 testi.
E i conti sono presto fatti. Spesso una materia viene sviscerata con almeno due-tre testi e poi c’è sempre l’immancabile CD.
Voglio proprio partire dall’utilità dei CD, sono così attuali che addirittura i nuovi Mac non vengono neppure prodotti con l’entrata per il CD. Oramai tutti utilizzano le chiavette USB.
(I CD sono però deliziosi da appendere, debitamente glitterati, all’albero di Natale!)
Ma dire che il libro ha in dotazione il CD fa alzare il prezzo.
Il CD poi ricopre un ruolo fondamentale nel momento in cui si vuole vendere il libro, spesso è intonso ma, all’analisi dell’addetto al negozio che lo deve acquistare, spesso manca il CD. E allora il libro non si può vendere.
A casa mia ci sono CD dei libri di scuola che vivono ormai da anni dimenticati nei vari cassetti.
Arrivano lì perchè in un pomeriggio noioso di compiti invernali, invece di studiare il nostro cucciolo sfoglia il libro, strappa il CD dalla sua bustina trasparente lo guarda, gli fa uno scarabbocchio sopra e dice:
“CD del cavolo, non serve a niente” e lo lascia vagare per la scrivania.
Poi arriverà qualcuno che lo metterà via, chissà dove non si saprà mai.

Ieri c’era una signora in fila davanti a me che comprava un libro usato. Il commesso le ha portato quello che cercava, dicendole:
“Ecco il CD quello che è qui nella sua lista”
(tutti i genitori stremati dal caldo si sventolavano con la lista dei libri)
La signora, che non era stupida, ha subito risposto:
“No, il CD non mi serve, mi dia quello senza, così spendo meno”
Allora il commesso che la sapeva più lunga di lei, ha sorriso sornione:
“No, signora vede: Come Disegnare, CD è il titolo del testo”
(Ah, la genialità perversa degli editori!) Così la poveretta ha dovuto accettare, scusandosi quasi.
Quando si acquistano i libri usati si possono naturalmente sfogliare, per verificarne lo stato di conservazione, prima di accettarli. I genitori quando comprano i libri usati sono sempre nervosi. Sarà perchè per i loro figli invece vorrebbero il meglio e non se lo possono più permettere, o perchè la trafila di acquisto è sempre lunga e si perde un sacco di tempo, per questa o quell’altra ragione l’atmosfera in questi momenti è sempre spiacevole.
Ieri al Libraccio c’era un’altra signora piuttosto tesa verso il figlio.
Quando le hanno portata una versione usata de “L’Inferno” con parecchie note a margine e anche una scritta “Amo Alessio” a biro e tanti cuoricini, suo figlio ha protestato (diranno che sono gay!) ma lei non era certo omofobica, come una iena gli ha detto che doveva solo pensare a studiare di più e che quella “Divina Commedia” andava benissimo.

Durante l’anno scolastico poi succede anche che i testi scelti, comprati e pagati a peso d’oro, siano completamente inutili. Perchè non erano proprio stati scelti dal prof che li deve usare, magari erano preferiti dal collega che ha cambiato scuola, e al nuovo prof fanno …cagare. Cioè non lo soddisfano.
Oppure il prof è stato “costretto” a sceglierlo, ma poverino non era veramente convinto.
Così vai di fotocopie, di altri libercoli da comprare in più. Qui c’è anche la beffa, perchè comprare un testo scolastico fuori tempo, è anche difficile. L’anno scorso ho impiegato un mese e mezzo per trovare un’extra testo di antologia.

Insomma se l’editoria è in crisi, ci sono sempre i testi scolastici a rimpolpare le casse. Infatti ogni anno i manuali cambiano, sono aggiornati (???) costano di più e vanno sostituiti.
E gli ebook? Troppo innovativi, troppo leggeri e soprattutto troppo convenienti. Solo in qualche istituto tecnico e scuola privata hanno deciso che invece di spaccarsi la schiena i ragazzi possono usare il tablet.
Insomma il cartello degli editori scolastici mi ricorda molto quello dei produttori di latte artificiale anzi forse c’è un patto scellerato fra loro: fare un figlio è caro, dalla culla all’università!

Gli anni bui delle medie

Ieri pomeriggio ho visto donne affannate che trasportavano teglie.
Papà con cassette di bibite.
Nonne con cestini di panini.
Tutti di corsa.
A scuola, mentre finivo di ascoltare il saggio della mia classe già la scena stava cambiando e cominciavano ad allestire per la festa. Pizzate, buffet, apericena (?) o dopocena.
Qualsiasi cosa va bene per celebrare la fine dell’anno scolastico (anche se è freddo come alla recita di Natale).
Siamo alle medie, la terra di mezzo.
Il momento meno brillante del curriculum scolastico dei nostri figli.
Alla materna erano buffi e teneri.
Alle elementari simpatici e bricconi.
Passa un attimo e sono alle medie: già ribelli.
E la seconda media è l’anno peggiore.
Mentre in prima sono un po’ spaesati, l’anno successivo i ragazzi esplodono e diventano ibridi alieni.
Tutte le diversità devono convivere.
Meravigliosi teenagers vestiti tutti con le stesse marche che affrontano il mondo armati di iPod.
Ci sono i bassetti, gli spilungoni, i bulli, le vamp e le bambinette.
Brufoli, apparecchio, trucco improponibile, capelli piastrati, vocine e vocioni, peli superflui, sopracciglia depilate ad ala di rondine, push-up ma anche ascelle puzzolenti, overdose di gel e parolacce.
Ma soprattutto guerra all’ultimo sangue fra le Belibers, fan di Justin e le 1D, le acerrime nemiche, fan degli One Directions.
E di conseguenza anche i genitori diventano strani: non si racappezzano più.
E sparano al bersaglio più facile: il professore.
Ma non bisogna disperare, le scuole superiori sono dietro l’angolo e al liceo è bellissimo: nessuno pronuncia la parola pizzata e scrive TVTTB.

P.S. Mi hanno appena fatto notare che nella lista delle tipologie ho dimenticato i rapper: è verissimo, in seconda media è pieno di rapper! Oggi mia figlia ha rappato accompagnandomi (di mala voglia) a fare la spesa al super.

Genitori vs. insegnanti

(Oggi dovrei fare il giovedì del libro ma sono indietro con la lettura e quindi sarà il venerdì del libro!)

Ieri sono stata a due riunioni di classe: una della quinta ginnasio (dove tutti i genitori erano quieti) e una della seconda media dove invece volavano i coltelli. Non espongo i motivi della discussione ma vorrei sottolineare un atteggiamento dei genitori, non quelli che ho incontrato ieri, ma trasversale (comune a tanti genitori che ho incrociato nella mia più che decennale esperienza scolastica di madre): quando ci sono problemi di disciplina, invariabilmente, le famiglie dei ragazzi turbolenti respingono ogni responsabilità e rimandano la palla agli insegnanti. I genitori difendono sempre i figli, a prescindere, accusano gli insegnanti, di essere rigidi, inadeguati, incapaci di comprendere e via così.
Questo è un atteggiamento a me incomprensibile.
Riesco a capire che sentendo accusare il proprio figlio di mancanza di rispetto, disciplina, voglia di impegnarsi in ambito scolastico il genitore possa sentirsi giudicato nelle proprie capacità educative e quindi per reazione neghi l’evidenza. E per difendersi sia pronto ad accusare e rispedire le critiche al mittente come un boomerang. Ma nessuno vuole distruggere, tantomeno giudicare il lavoro di questi genitori, non credo proprio che sia così. Forse basterebbe ammettere un momento di defaillance (nella vita di tutti ce ne sono numerosi), confusione, stanchezza e ammettere che l’errore, magari anche solo per un breve periodo, potrebbe eventualmente, stare a casa loro.
Invece no. Non accade mai.
Succede sempre solo il contrario di quello che accadeva “ai miei tempi”, quando gli insegnanti avevano sempre ragione e i genitori, se il colloquio faceva risaltare qualche pecca dell’alunno, tornavano a casa e senza proferir parola mollavano un paio di ceffoni, prima ancora di raccontare cosa avevano saputo a scuola. Sbagliatissimo. Ma allora gli insegnanti erano semi-dei, non si metteva in discussione quello che affermavano e gli studenti dovevano rigare dritto di default. Adesso si esagera nel senso contrario e penso che questi genitori che non vogliono vedere i difetti dei propri ragazzi in fondo facciano soprattutto male a sè stessi. Perchè gli insegnanti criticati e considerati inadeguati poi passano e spariscono dalla loro vita.
Mentre i figli “pirla” sono per sempre. Peggio dei diamanti. E possono fare danni a oltranza.
(Nell’escursus dalle elementari al liceo ho già visto parecchi esempi eclatanti).
Quindi non converebbe un po’ di onestà e ammettere qualche piccolissimo neo nei propri ragazzi?

Ho provato le matite con l’A.B.S.


Le mie figlie sono appassionate di cancelleria. Hanno ereditato questo amore dal papà, mentre per me una biro o una matita è solamente uno strumento utile, gli altri membri della mia famiglia hanno gusti raffinati e passerebbero ore in cartoleria ad ammirare, soppesare, provare e commentare tutti i prodotti in commercio. Sarà perchè amano il disegno e quindi per loro matite e pastelli di buona qualità fanno la differenza.
Questo è stato il motivo per cui quando mi hanno proposto di testare le nuove matite Staedtler, non ho fatto come al solito, trincerandomi dietro a un: “Queste cose io non le faccio”.
Ho accettato di farle provare ad Anita ed Emma, con il patto di poter essere sincera sul risultato del test. Quando è arrivato il pacco, ancora prima di aprirlo le mie ragazze erano eccitatissime, come se non avessero mai ricevuto un regalo in vita loro. Siamo andate addirittura a prenderlo in portineria con le forbici in mano per aprirlo immediatamente, così che loro potessero dividersi subito, più o meno equamente, il malloppo.
Ci sono state naturalmente delle discussioni, ma poi la spartizione è avvenuta senza troppi malumori. Entrambe hanno potuto utilizzare le nuove matite Noris Club, quelle brevettate con il sistema A.B.S., acronimo che significa Anti Break System: questi pastelli infatti sono stati progettati con un rivestimento di una speciale guaina bianca che rende la loro punta il 50% più resistente delle altre in commercio e nello stesso tempo le mantiene morbide, come devono essere le mine di buona qualità. Quindi l’input era: maltrattate le matite e vediamo se il marketing ci prende in giro. Così è stato. Soprattutto Emma ha preso l’incarico particolarmente a cuore, ha disegnato calcando sulla punta, le ha buttate in terra e c’è mancato poco che ne azzanasse una. Il test è stato superato e quindi dopo queste prove, mia figlia ha deciso di utilizzare le nuove matite Staedler per i disegni che doveva fare di compito: uno per tecnica e uno per arte. La collezione di Noris Club ha un sacco di sfumature di colori, il tratto è sicuro e non ci sono sbavature. I risultati sono questi:

Anita invece ha provato anche i pastelli a cera sempre della stessa collezione Noris Club (in fondo quando si è grandi si vuol tornare piccoli), è ha fatto un disegno psichedelico sul diario, anche qui sono state mantenute le promesse: colori brillanti, niente sbavature, nè rotture.
Per il lancio di questa nuova linea, Staedtler ha anche organizzato un concorso di disegno in collaborazione con il FAI, dedicato alle scuole primarie e dell’infanzia, per sensibilizzare i bambini verso le bellezze artistiche del nostro Paese. Si intitola “Paese che vai casa che trovi”: dal sito del Fai si può scaricare il modulo del concorso e Staedtler fornirà a tutte le classi che partecipano un kit da disegno.
La scadenza è il 27 marzo 2013.

L’irritante Sarah Jessica

Ieri sera sono stata alla prima di Ma come fa a fare tutto? , il film tratto dall’omonimo best-seller dell’inglese Allison Pearson. Avevo letto il libro tanti anni fa quando era uscito, la storia, molto divertente, è stata il canovaccio su cui si sono basati poi tutti gli esempi di mommy-blogging. Quindi sono andata al cinema piena di aspettative. Ma purtroppo film con la Parker protagonista è tutta un’altra faccenda.
Troppo hollywoodiano e soprattutto con la protagonista sbagliata, Sarah Jessica Parker: pessima attrice, miracolata da Sex and the City, oltre ad apparire sempre uguale a sè stessa è decisamente improbabile nella figura di madre incasinata. Magrissima, impeccabile anche quando si danna perchè ha una finta macchia di latte e cereali sul blazer. Qui si trasforma in un personaggio macchietta: ammicca e si strugge nel conciliare carriera e maternità in modo esagerato e ultra irritante. Nella pellicola ci sono varie battute divertenti, quasi tutti i personaggi comprimari sono azzeccati (anche il vecchio Pierce Brosnam se la cava) ma alla fine il plot è stucchevole, piatto, con uno scontato lieto fine. Insomma il romanzo della Pearson, ironico, ricco e profondo, è stata malamente svuotato per incontrare le esigenze di botteghino. L’unica buona notizia che ho ricavato da questa pellicola è lo sdoganamento delle calorie superflue: Sarah, la cessa non più di primo pelo, è così secca e ultra-grinzosa, con spaventevoli mani ossute da ottantenne, che ora corro a mangiarmi due bomboloni perchè, anche se sono sempre attenta alla tirannia della bilancia, non voglio rischiare di trasformarmi in una mamma emaciata e incartapecorita come come lei.

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