Blog fatiscente quasi blindato

La mia latitanza oramai non ha più scuse e il blog, come il giardino di una casa fatiscente, sta cominciando a essere infestato dalle erbacce. Nel caso specifico sotto forma di un tornado di commenti spediti da hacker perniciosi. Così per evitare che crescessero anche i rovi, poi arrivassero i serpenti, le cavallette e le termiti, ho dovuto rivolgermi all’esperto, cioè a Sant. Mi ha consigliato di mettere la moderazione ai commenti degli sconosciuti, una specie di capcha con una piccola addizione/sottrazione (che è il massimo per una come me che adora la matematica).
E sopresa finale: dopo 3o giorni, il post scadrà (come lo yogurt) e i commenti si chiuderanno automaticamente 🙂
Tutto questo mi rincresce ma per il momento ho dovuto postare questi cocci di vetro sul muretto del template per difendermi. Me ne scuso molto. Comunque ecco un micro résumé delle feste:
-Pranzo di Natale: Sant (benchè non sia lo yeti) si è bruciato i peli del braccio passando sopra, inavvertitamente, alla candela del centro tavola. Il delizioso odore di peli bruciati rimarra sempre un indelebile simbolo natalizio.
-Apertura dei regali: il mio regalo, un cardigan, aveva ancora l’antitaccheggio, anche se i miei familiari hanno dichiarato di non averlo rubato ma regolarmente acquistato.
-Le mutande rosse: non sono particolarmente natalizia, ma su una cosa non transigo: il beneaugurante slip rouge. Peccato che ogni anno arrivi tardi e compri dei modelli imbarazzanti tra le rimanenze, di solito in cotone un po’ lurex con animaletti. Quest’anno ero andata con il dovuto anticipo e trovato un bellissimo paio di mutandine in pizzo rosso. Sembravano perfette. Non troppo da zoccola ma neanche stile suora. Peccato che nella fretta dello shopping natalizio non avessi verificato il lato B della mutanda. Sopra e sotto erano normali, mentre in mezzo erano aperte con un’imbarazzante finestra paramount sulle chiappe!

Durante le vacanze siamo state ad Atene per visitare l’Acropoli e fare un ripassino di storia dell’arte.

acropoli

cariatidi

Babbo Natale esiste


Lo stress natalizio puó fare brutti scherzi. Ecco un esempio.
Qualche giorno fa a casa di una ultratredicenne che discute con la madre dei regali di Natale.
“Vorrei quella tuta xxx magari possiamo andare assieme a prenderla”
La mamma sgrana gli occhioni manifestando un’esagerata sorpresa.
“Ma no, non preoccuparti ci pensa Babbo Natale”
Questa volta è la ragazza a fissare la madre con stupore, ha due fratelli piú piccoli ma in quel momento non sono in casa, quindi perchè reagisce cosi? Un po’ le fa pena, è ancora sintonizata sui tempi passati poveretta, perció cerca di riportarla sulla terra delicatamente, farle capire che parla con una teen-ager.
“Penso che sia meglio se me la provo la tuta, andiamo domani?”
“Ma cosa dici? Babbo Natale conosce tutte le misure. Con gli elfi costruisce i regali e naturalmente fa anche tutti i vestiti!”
La ragazza è affranta, capisce che la madre è impazzita.
Oppure si fida talmente poco di lei da temere che spifferi la verità su Babbo Natale ai fratellini. Così per scongiurare spiate preferisce raccontare di un Babbo Natale stilista.
La ragazzina sorride imbarazzata: “Sí, mamma, come no!”
Il giorno dopo racconta tutto a scuola, scuotendo la testa.
E i compagni la capiscono. E’ un mal comune: avere un genitore in casa è sempre un problema!

P.S. Questa storia è verissima.
Conosco la sostenitrice dell’esistenza di Babbo Natale a oltranza, non si droga, non beve e non le è caduto un albero di Natale sulla testa, è solo XMas blues!
AUGURI A TUTTI!

Re Quercia is back

Prima liceo classico, sedici anni, nell’ora di italiano stanno parlando di S.Francesco e l’insegnante permette ai ragazzi di vedere alcuni spezzoni di un filmato sulla vita del Santo. Anzi un programma di Piero Angela in cui vengono presentate anche alcune scene sulla vita del Poverello da Assisi.
I ragazzi sono attenti, poi dal fondo dell’aula sale un brusio, è un passaparola “Re Quercia!”, “Ma quello è Re Quercia!”, “C’è Re Quercia!”.
L’hanno riconosciuto tutti, sono contenti di rivederlo.
Nessuno chiede: “Re Quercia chi?”
Tutti sanno chi sia.
Re Quercia, il sovrano del Fantabosco, quello della Melevisione.
Sono adolescenti, fumano, bevono, magari qualcuno si fa anche le canne, ma Re Quercia non lo dimenticano.
Perchè Re Quercia non si rinnega.
Purtroppo nel filmato non era proprio Re Quercia, che viveva ai tempi di S.Francesco, ma c’era solo l’attore che l’interpretava.
Insomma la Mele ce l’hanno tolta, nel 2010 noi avevamo fatto anche uno sciopero per salvare il programma più intelligente per i ragazzi ma non abbiamo avuto successo.
Ora, in questi momenti terribili, imperversa invece Violetta.
L’altro giorno per curiosità l’ho cercata su youtube e sono inorridita.
Ridateci Re Quercia!

Il cartello dei libri scolastici


Ieri siamo andate al Libraccio, il negozio storico milanese per la compravendita di testi scolastici usati.
Così mi sono nate alcune riflessioni sul business dei libri scolastici.
Pensieri piuttosto bui: la prima sensazione è che esista un “cartello” per tener alto il prezzo dei testi. Ogni tomo ha un prezzo che oscilla dai 19 ai 30 euro e in una classe “base”, come ad esempio la prima media, sono necessari almeno 10 testi.
E i conti sono presto fatti. Spesso una materia viene sviscerata con almeno due-tre testi e poi c’è sempre l’immancabile CD.
Voglio proprio partire dall’utilità dei CD, sono così attuali che addirittura i nuovi Mac non vengono neppure prodotti con l’entrata per il CD. Oramai tutti utilizzano le chiavette USB.
(I CD sono però deliziosi da appendere, debitamente glitterati, all’albero di Natale!)
Ma dire che il libro ha in dotazione il CD fa alzare il prezzo.
Il CD poi ricopre un ruolo fondamentale nel momento in cui si vuole vendere il libro, spesso è intonso ma, all’analisi dell’addetto al negozio che lo deve acquistare, spesso manca il CD. E allora il libro non si può vendere.
A casa mia ci sono CD dei libri di scuola che vivono ormai da anni dimenticati nei vari cassetti.
Arrivano lì perchè in un pomeriggio noioso di compiti invernali, invece di studiare il nostro cucciolo sfoglia il libro, strappa il CD dalla sua bustina trasparente lo guarda, gli fa uno scarabbocchio sopra e dice:
“CD del cavolo, non serve a niente” e lo lascia vagare per la scrivania.
Poi arriverà qualcuno che lo metterà via, chissà dove non si saprà mai.

Ieri c’era una signora in fila davanti a me che comprava un libro usato. Il commesso le ha portato quello che cercava, dicendole:
“Ecco il CD quello che è qui nella sua lista”
(tutti i genitori stremati dal caldo si sventolavano con la lista dei libri)
La signora, che non era stupida, ha subito risposto:
“No, il CD non mi serve, mi dia quello senza, così spendo meno”
Allora il commesso che la sapeva più lunga di lei, ha sorriso sornione:
“No, signora vede: Come Disegnare, CD è il titolo del testo”
(Ah, la genialità perversa degli editori!) Così la poveretta ha dovuto accettare, scusandosi quasi.
Quando si acquistano i libri usati si possono naturalmente sfogliare, per verificarne lo stato di conservazione, prima di accettarli. I genitori quando comprano i libri usati sono sempre nervosi. Sarà perchè per i loro figli invece vorrebbero il meglio e non se lo possono più permettere, o perchè la trafila di acquisto è sempre lunga e si perde un sacco di tempo, per questa o quell’altra ragione l’atmosfera in questi momenti è sempre spiacevole.
Ieri al Libraccio c’era un’altra signora piuttosto tesa verso il figlio.
Quando le hanno portata una versione usata de “L’Inferno” con parecchie note a margine e anche una scritta “Amo Alessio” a biro e tanti cuoricini, suo figlio ha protestato (diranno che sono gay!) ma lei non era certo omofobica, come una iena gli ha detto che doveva solo pensare a studiare di più e che quella “Divina Commedia” andava benissimo.

Durante l’anno scolastico poi succede anche che i testi scelti, comprati e pagati a peso d’oro, siano completamente inutili. Perchè non erano proprio stati scelti dal prof che li deve usare, magari erano preferiti dal collega che ha cambiato scuola, e al nuovo prof fanno …cagare. Cioè non lo soddisfano.
Oppure il prof è stato “costretto” a sceglierlo, ma poverino non era veramente convinto.
Così vai di fotocopie, di altri libercoli da comprare in più. Qui c’è anche la beffa, perchè comprare un testo scolastico fuori tempo, è anche difficile. L’anno scorso ho impiegato un mese e mezzo per trovare un’extra testo di antologia.

Insomma se l’editoria è in crisi, ci sono sempre i testi scolastici a rimpolpare le casse. Infatti ogni anno i manuali cambiano, sono aggiornati (???) costano di più e vanno sostituiti.
E gli ebook? Troppo innovativi, troppo leggeri e soprattutto troppo convenienti. Solo in qualche istituto tecnico e scuola privata hanno deciso che invece di spaccarsi la schiena i ragazzi possono usare il tablet.
Insomma il cartello degli editori scolastici mi ricorda molto quello dei produttori di latte artificiale anzi forse c’è un patto scellerato fra loro: fare un figlio è caro, dalla culla all’università!

Gli anni bui delle medie

Ieri pomeriggio ho visto donne affannate che trasportavano teglie.
Papà con cassette di bibite.
Nonne con cestini di panini.
Tutti di corsa.
A scuola, mentre finivo di ascoltare il saggio della mia classe già la scena stava cambiando e cominciavano ad allestire per la festa. Pizzate, buffet, apericena (?) o dopocena.
Qualsiasi cosa va bene per celebrare la fine dell’anno scolastico (anche se è freddo come alla recita di Natale).
Siamo alle medie, la terra di mezzo.
Il momento meno brillante del curriculum scolastico dei nostri figli.
Alla materna erano buffi e teneri.
Alle elementari simpatici e bricconi.
Passa un attimo e sono alle medie: già ribelli.
E la seconda media è l’anno peggiore.
Mentre in prima sono un po’ spaesati, l’anno successivo i ragazzi esplodono e diventano ibridi alieni.
Tutte le diversità devono convivere.
Meravigliosi teenagers vestiti tutti con le stesse marche che affrontano il mondo armati di iPod.
Ci sono i bassetti, gli spilungoni, i bulli, le vamp e le bambinette.
Brufoli, apparecchio, trucco improponibile, capelli piastrati, vocine e vocioni, peli superflui, sopracciglia depilate ad ala di rondine, push-up ma anche ascelle puzzolenti, overdose di gel e parolacce.
Ma soprattutto guerra all’ultimo sangue fra le Belibers, fan di Justin e le 1D, le acerrime nemiche, fan degli One Directions.
E di conseguenza anche i genitori diventano strani: non si racappezzano più.
E sparano al bersaglio più facile: il professore.
Ma non bisogna disperare, le scuole superiori sono dietro l’angolo e al liceo è bellissimo: nessuno pronuncia la parola pizzata e scrive TVTTB.

P.S. Mi hanno appena fatto notare che nella lista delle tipologie ho dimenticato i rapper: è verissimo, in seconda media è pieno di rapper! Oggi mia figlia ha rappato accompagnandomi (di mala voglia) a fare la spesa al super.

Genitori vs. insegnanti

(Oggi dovrei fare il giovedì del libro ma sono indietro con la lettura e quindi sarà il venerdì del libro!)

Ieri sono stata a due riunioni di classe: una della quinta ginnasio (dove tutti i genitori erano quieti) e una della seconda media dove invece volavano i coltelli. Non espongo i motivi della discussione ma vorrei sottolineare un atteggiamento dei genitori, non quelli che ho incontrato ieri, ma trasversale (comune a tanti genitori che ho incrociato nella mia più che decennale esperienza scolastica di madre): quando ci sono problemi di disciplina, invariabilmente, le famiglie dei ragazzi turbolenti respingono ogni responsabilità e rimandano la palla agli insegnanti. I genitori difendono sempre i figli, a prescindere, accusano gli insegnanti, di essere rigidi, inadeguati, incapaci di comprendere e via così.
Questo è un atteggiamento a me incomprensibile.
Riesco a capire che sentendo accusare il proprio figlio di mancanza di rispetto, disciplina, voglia di impegnarsi in ambito scolastico il genitore possa sentirsi giudicato nelle proprie capacità educative e quindi per reazione neghi l’evidenza. E per difendersi sia pronto ad accusare e rispedire le critiche al mittente come un boomerang. Ma nessuno vuole distruggere, tantomeno giudicare il lavoro di questi genitori, non credo proprio che sia così. Forse basterebbe ammettere un momento di defaillance (nella vita di tutti ce ne sono numerosi), confusione, stanchezza e ammettere che l’errore, magari anche solo per un breve periodo, potrebbe eventualmente, stare a casa loro.
Invece no. Non accade mai.
Succede sempre solo il contrario di quello che accadeva “ai miei tempi”, quando gli insegnanti avevano sempre ragione e i genitori, se il colloquio faceva risaltare qualche pecca dell’alunno, tornavano a casa e senza proferir parola mollavano un paio di ceffoni, prima ancora di raccontare cosa avevano saputo a scuola. Sbagliatissimo. Ma allora gli insegnanti erano semi-dei, non si metteva in discussione quello che affermavano e gli studenti dovevano rigare dritto di default. Adesso si esagera nel senso contrario e penso che questi genitori che non vogliono vedere i difetti dei propri ragazzi in fondo facciano soprattutto male a sè stessi. Perchè gli insegnanti criticati e considerati inadeguati poi passano e spariscono dalla loro vita.
Mentre i figli “pirla” sono per sempre. Peggio dei diamanti. E possono fare danni a oltranza.
(Nell’escursus dalle elementari al liceo ho già visto parecchi esempi eclatanti).
Quindi non converebbe un po’ di onestà e ammettere qualche piccolissimo neo nei propri ragazzi?

L’irritante Sarah Jessica

Ieri sera sono stata alla prima di Ma come fa a fare tutto? , il film tratto dall’omonimo best-seller dell’inglese Allison Pearson. Avevo letto il libro tanti anni fa quando era uscito, la storia, molto divertente, è stata il canovaccio su cui si sono basati poi tutti gli esempi di mommy-blogging. Quindi sono andata al cinema piena di aspettative. Ma purtroppo film con la Parker protagonista è tutta un’altra faccenda.
Troppo hollywoodiano e soprattutto con la protagonista sbagliata, Sarah Jessica Parker: pessima attrice, miracolata da Sex and the City, oltre ad apparire sempre uguale a sè stessa è decisamente improbabile nella figura di madre incasinata. Magrissima, impeccabile anche quando si danna perchè ha una finta macchia di latte e cereali sul blazer. Qui si trasforma in un personaggio macchietta: ammicca e si strugge nel conciliare carriera e maternità in modo esagerato e ultra irritante. Nella pellicola ci sono varie battute divertenti, quasi tutti i personaggi comprimari sono azzeccati (anche il vecchio Pierce Brosnam se la cava) ma alla fine il plot è stucchevole, piatto, con uno scontato lieto fine. Insomma il romanzo della Pearson, ironico, ricco e profondo, è stata malamente svuotato per incontrare le esigenze di botteghino. L’unica buona notizia che ho ricavato da questa pellicola è lo sdoganamento delle calorie superflue: Sarah, la cessa non più di primo pelo, è così secca e ultra-grinzosa, con spaventevoli mani ossute da ottantenne, che ora corro a mangiarmi due bomboloni perchè, anche se sono sempre attenta alla tirannia della bilancia, non voglio rischiare di trasformarmi in una mamma emaciata e incartapecorita come come lei.

La Fata Dentina ruba

Stamattina sono stata dal dentista. Sono una delle poche persone al mondo a cui non dispiace andare dal dentista. Perchè a parte un’igienista nazista che mi faceva le pulizie dei denti in gioventù, non ho mai sofferto troppo.
Solo una volta ho avuto una brutta esperienza che non è stata propriamente sotto i ferri del dentista ma la conseguenza di una cura…

E’ successo un po’ di anni fa, quando le mie figlie erano piccole. Andavo dal dentista per mettere a posto un premolare che doveva essere “ricoperto” perchè era vivo ma ne mancava una buona parte. Ero a metà cura e avevo un provvisorio (così lo chiamava il dentista), proprio in quel periodo una mia amica londinese ci aveva invitato al mare per un fine settimana. Potevamo essere ospiti con lei e la sua famiglia in una bellissima casa a picco sul mare, alle Cinque Terre tra Vernazza e Manarola, proprio sul famoso sentiero dell’amore.
Questa casa era nel tipico stile ligure, rossa con le persiane verdi, molto grande ma costruita, un centinaio di anni fa, senza alcuna logica di comodità. C’erano vari piani con le stanze incastrate tra loro ma non collegate dall’interno. Il bagno, ad esempio, era una grandissima stanza a pianterreno ma per arrivarci bisognava uscire di casa.
La casa era circondata di ulivi e abbarbicata sulla collina.
Si raggiungeva solo dal sentiero non c’era modo di arrivare in auto quindi con spesa e bagagli era un bell’esercizio (per dirla in modo carino).
Comunque la vista era mozzafiato e il prezzo al metro quadro da salasso.
La proprietaria era un’inglese ricchissima amica della mia amica.
Le due si erano conosciute perchè la mia amica era stata la fidanzata del fratello che però, dopo un tot di anni di amore appassionato, quando la mia amica voleva accasarsi e figliare si era tirato indietro. Così la mia amica si era dovuta trovare un altro candidato, purtroppo per lei meno ricco.
Però l’amicizia con la cognata mancata era rimasta e così anche la casa in usufrutto per qualche weekend.
Sant’ e io eravamo già stati gentilmente invitati da fidanzati ed era stato molto romantico anche se scomodo.
Quell’anno invece avevamo due bambine piccole noi e tre la mia amica.
Quindi nonostante la bellezza dei tramonti eravamo tutti un po’ più stressati.
La ricca proprietaria-cognata mancata- non parlava italiano e secondo me questo l’aveva molto penalizzata nei rapporti con i muratori che avevano fatto la ristrutturazione della casa, che era stata eseguita “a capocchia”.
Nel grande e luminoso bagno era tutto in marmo ma poi in altri angoli della casa ci si era fermati alla colata di cemento armato. La camera che mi avevano assegnato aveva poi un’altra peculiarità, in un lato pavimento in cotto e muro in cemento non si incontravano, c’era un specie di lungo buco di terra, insomma una fessurona inspiegabile.
Una nicchia anche un po’ inquietante.
Quando la mia amica mi aveva assegnato quella camera però non avevo protestato perchè mi sembrava troppo maleducato. Speravo solo che durante la notte da lì non uscisse niente o nessuno.
Peccato che proprio sul muro sopra il buco ci fosse uno specchio e così la mattina dopo, stupidamente, invece di usare il filo interdentale nel bagnone di marmo l’ho utilizzato lì e zac! il mio provvisorio è schizzato proprio nel buco.
Annientata da tanta sfiga ho anche cercato di vederlo tra la terra, per riportarlo al dentista. Ma è sparito subito nei meandri della collina. E probabilmente riciclato dalla Fata Dentina.
Mi sentivo come nonna Abelarda che perde i denti: mi vergognavo e così non l’ho neanche raccontato alla mia amica.
Poi al ritorno a Milano sono andata subito dal dentista che me ne a dette di tutti i colori: vivere 3/4 giorni senza il provvisorio era stato, a detta sua, un delitto, come lasciare scoperto un organo interno!
Così mi sono cosparsa il capo di cenere e ho promesso che non sarebbe capitato mai, mai, proprio mai più.
Ho pagato profumatamente un altro provvisorio e dopo poco finito la cura.

Morale della storia:
da tempo non vado più da quel dentista e da tre anni non ho più quell’amica. E sono contenta dei miei denti.

Genitori vs insegnanti?

“Qual è la cosa che fa più piacere agli insegnanti?”, chiedo l’altro giorno alle mie figlie.
“Poter sospendere gli alunni che danno fastidio!”
“Nooo! Vedere che dopo aver passato alcuni anni con un ragazzo questo è cresciuto, è maturato. Essere riusciti a insegnare veramente qualcosa, nella loro materia ma anche come persone”
“?????”
“Come fanno i genitori”
“??????”
“Certo bisogna essere appassionati del proprio lavoro per riuscire in questo intento. Motivati. Essere insomma dei bravi insegnanti”
“?????”
“Delle figure carismatiche come il professore de L’attimo fuggente, come in An Education

I bravi insegnanti, quelli mitizzati, quelli rispettati. Roba del passato. Quando il giudizio di maestri e professori era indiscutibile. E i genitori se c’era qualcosa che non andava sgridavano i figli.
Oggi è il contrario, gli insegnanti sono, molto spesso, delegittimati.
L’idea di questo post mi è venuta leggendo questo articolo su Il Corriere, nelle pagine milanesi.
C’erano anche due pareri autorevoli a contorno (che purtroppo non riesco a linkare), uno di Silvia Veggetti Finzi che incitava la mamme a tenersi fuori dalla scuola e uno contrario di Federica Mormando che si schierava invece dalla parte dei genitori. Leggendo mi sono trovata d’accordo con le argomentazioni di entrambe.
Non so da che parte schierarmi, nella fattispecie non conosco il problema che ha fatto scoppiare la guerra fra madri e insegnanti di uno dei più importanti licei classici milanesi.
Ma nella mia esperienza, con due figlie che finiscono una le elementari e l’altra le medie, di insegnanti ne ho conosciuti parecchi e devo dire di essere stata fortunata.
(A parte una tragica esperienza alla materna di Emma che mi fa ancora fremere le vene dei polsi).
Le mie figlie sono brave a scuola quindi se qualche volta ho avuto dubbi su un voto non mi è mai parso il caso di protestare. Però so che la comunicazione fra genitori e insegnanti è spesso al fulmicotone.
I genitori difendono i propri figli con le unghie e i docenti a volte vorrebbero scannare madri e padri.
Non penso che la colpa di questa degenerazione sia da attribuirsi solo alla crisi della scuola pubblica (insegnanti malpagati, malmotivati, deleggittimati) a cui comunque la riforma Gelmini ha dato una bella mazzata.
Penso che il problema sia purtroppo più vasto e riguardi il degrado del momento attuale nella nostra società, dove regna l’incorenza, l’ingiustizia, la furbizia, la maleducazione.
I ragazzi vengono descritti spesso come un incubo ma il loro comportamento è frutto di ciò che li circonda, degli esempi di cui vengono nutriti. Dalll’altra parte, per legge statistica non è che gli insegnanti, solo per il fatto di essere docenti, siano illuminati (come li si considerava una volta). Per la legge dei grandi numeri (questa l’ho copiata da Sant’) ci sono fior di cretini anche tra loro, come in tutte le professioni. La sfortuna è quando se ne becca uno o più. Ma lo stesso vale per le famiglie dei compagni di scuola, cioè la controparte: i genitori.
Allora che fare? Non ho una ricetta ma penso che se tutti riuscissimo a essere più onesti, meno egoisti, più umili forse ci guadagnerebbero tutti e in particolare i nostri figli. Poi se buttassimo dalla finestra il televisore e leggessimo più libri sarebbe ancora meglio!

Coppetta D tutto fior di latte

Ho appena letto questa notizia, a cui l’altro giorno avevo prestato poca attenzione. Oggi invece mi ha sconvolto.
Ho allattato ma l’idea del gelato al latte materno con la scorzetta di limone e la vaniglia del Madagascar mi sembra aberrante. I cibi bio sono sempre costosi ma 16 euro per una coppetta (B, C o D?) era veramente un furto. E poi a chi lo vendevano? A papà viziosi? Perchè ai bebè le scorzette di agrumi senz’altro faceveno storcere il nasino e fare un mega rigurgito.
E poi perchè chiamarlo Baby Gaga? Cosa ci azzecca la cantante, donna single e senza figli? E’ stata scelta solo per il reggiseno?
Spero solo che non arrivi mai il frapuccino materno…

La recita

Fingerò che mi piaccia sperando che finisca presto.

Mi riferisco alla recita di Natale. Mi sono fatta 10 anni di recite di Natale non-stop: dal lontano 2000, il primo anno di materna di Anita. Ma anche quella di fine anno o/e qualche performance pasquale.

I primi anni mi commuovevo, appena i pargoli goffi ed emozionati uscivano sul palco (nel salone dell’asilo) catapultati lì dalle maestre, iniziavo ad avere gli occhi umidi. I primi anni ho anche partecipato: mi sono travestita da orsetto e l’anno dopo da renna. Momenti d’oro che non rinnego.

Ma anche le cose meravigliose finiscono, infatti poi sono arrivati gli anni in cui le maestre il giorno prima ordinavano perentorie:

“I bambini devono assolutamente indossare collants arancioni/ un maglione dorato/pantaloni fango”

Ho cominciato a sentire una certa insofferenza verso questo tipo di attività. Sceglievano ( di proposito?) colori e indumenti che non avevo mai per farmi sentire una madre inadeguata.

Ho anche iniziato gradualmente a odiare la schiera di mamme/papà/zii/nonne che per fare il reportage erano sempre tra le balle con videocamere e teleobiettivi. Ad alcuni ho cercato anche di fare lo sgambetto o di fingere di scontrarli inavvertitamente per rovinare le riprese.

Purtroppo nella vita è quasi sempre così: il batticuore dei primi tempi, l’incanto, lo stupore e l’emozione che commuove e toglie il respiro dopo un po’ scemano  e si attenuano in ogni esperienza di vita. Anche nelle più coinvolgenti.

Allora la mamma spettatrice teatrale non sperimenta più la magia dei primi tempi. E anzi diventa cinica.

Quindi ieri quando Emma mi ha confidato che… mi diceva… ma dovevo far finta di non saperlo… perchè doveva essere una sorpresa…che forse sì…quel giorno proprio prima delle vacanze…nella sua classe faranno una recita di Natale…

Invece di urlare:

“Tesoro, ma è meraviglioso!”

Non ho saputo trattenermi e ho esclamato:

“Una sorpresa? Una data segreta? Che bella idea del piffero! Con tutte le cose che ci sono da fare e incastrare in quei giorni…”

Ma ho dovuro comunque giurare di non dirlo alle altre mamme.

Poi mi è apparso Homer Simpson che,  spettatore alla recita di Natale di Lisa e Bart, continuava a dire:

“Ma quando finisce? Quando? Quando?”

Moda & peluche

L’articolo che mi ha colpito era ieri su La Repubblica ma purtroppo non è sul web e non posso linkarlo. Si tratta di un reportage su la 70ma edizione di Pitti Bimbo. Copio qui le due frasi che mi hanno procurato angoscia.
“…si adeguano le neonate con il leopardato sotto il vestitino rosa (Cavalli). Va forte la maglia: Ermanno Scervino, che alle bimbe regala gli stivali cuissard delle mamme, la usa perfino per i cappotti.”
Naturalmente non voglio criticare la collega che l’ha scritto, anch’io mi occupavo di moda tanti anni fa e so quanto sia difficile descrivere tendenze e redigere il reportage delle sfilate. Ce l’ho con gli stilisti e non solo con questi due. Oramai da anni ci propongono bambine lolite o maliziose Alici nel Paese delle meraviglie, con tacchi, spacchi e calze a rete. Una moda dedicata a madri dementi e abbienti. Ma la neonata leopardata e lo stivalone a mezza coscia, così comodo per andare a scuola, non riesco a digerirlo. Già nel nostro bel Paese le cose vanno abbastanza male, dobbiamo proprio infierire leopardando gli innocenti?

Oggi pomeriggio sono andata con Emma in un negozio di giocattoli in centro, le avevo promesso un’altra dose di Lego e lei, poverina, era in crisi di astinenza…Alla cassa ho aspettato il mio turno dietro a un elegantissimo signore sui 60 o forse anche qualcuno in più. Molto chic dai bei capelli bianchi, al costoso cappotto cammello fino al mocassino marrone con nappine. Questo facoltoso cliente si faceva incartare 2 peluche di quelli giganti e lussuosi, forse due Trudi oppure anche qualcosa di meglio: una focona e un orsone. Di quelli che sono così ingombranti che forse c’è bisogno di una cameretta extra. Di quelli che, se per caso il bambino milanese che li riceve in regalo ha il broncospasmo, l’asma o una qualche allergia, raccolgono così tanta polvere sui loro corponi di pelo da essere letali.
La commessa ha detto: “Sono 340 euro”
E il signore chic ha pagato senza fare una piega.

Buon appetito?

Sto guidando verso casa, ho appena preso Emma da scuola.

“Cosa hai mangiato oggi in mensa?”

“Polpette di cacca!”

“!!???”

“Erano marroni e sembravano proprio…”, mia figlia ridacchia.

Questo è uno dei menù peggiori degli ultimi tempi, ma non esagero. I racconti sono sempre più o meno così trash. Il catering è gentilmente (si fa per dire, paghiamo 5 euro a pranzo) dalla Sodexo.

Ieri sera per addolcirci la buona notte, abbiamo sviscerato il problema in un incontro a tre: c’era anche Anita, anche lei vittima della Sodexo.

“Il brutto è che le maestre ci obbligano a mangiare”, si lamenta Emma.

“Come vi obbligano?”

“Sì, passano a guardare e dicono che dobbiamo assaggiare tutto”

“Anche le polpette?”

“Certo ma oramai sono diventata furba, per esempio il tortino di pesce…”, continua Emma. “Faccio un buco in mezzo al riso e ci infilo il tortino”

“Noi invece alle elementari mettevamo gli spinaci nei fazzoletti di carta, facevamo delle palle gigantesche. Se per sbaglio le toccavi esplodevano!” racconta Anita.

“Oppure i fagiolini, li spezzetto e li butto sotto il tavolo. I piselli invece li faccio schizzare lontano con la forchetta! E’ divertente!”, rivela ancora Emma.

Emma oramai è grande, di età e dimensioni, quindi non ho più l’angoscia della sua inappetenza. Però mi chiedo perchè i bambini devono essere obbligati a mangiare della roba schifosa.

Perchè le maestre, pur riconoscendo la qualità infima del cibo proposto, si sentono in dovere comunque di incoraggiare ad assaggiare. Non potrebbero semplicemente ammettere che il menù è ignobile?

Nella scuola elementare di Emma fino a due anni fa, c’era la cucina interna: la qualità del cibo non era quattro forchette Michelin ma buona e genuina. In questo caso insistere con i bambini perchè mangiassero poteva avere un senso. Poi, invece di rifare la cucina che non era a norma, si è preferito dare il catering in mano appunto alla Sodexo.

Ci sono i genitori delegati alla commissione mensa ma contano come il due di coppe quando la briscola è bastoni!

Anita, oggi alle medie, non è più sotto pressione, potrebbe anche digiunare. Dipende dai prof alcuni ci provano a incitare al cibo, altri se ne fregano.

Però oltre alla vergogna del servizio e al costo, mi sembra che forzare il cibo insegni i trucchi dell’anoressia. Giocare con la forchetta per far sparire i bocconi,  disintegrarli mimetizzandoli o nasconderli. Un’abilità di cui potremmo anche fare a meno. Certo non inculca il concetto di una sana educazione alimentare.

Ieri sera poi ho letto questo post, dove si vede la situazione dalla parte degli insegnanti: frittate Sponge Bob e pesce Fintus. Mi ha molto divertito, la schifezza come immaginavo ha il dono dell’ubiquità. Ma poi mi è tornato il solito dubbio, perchè siamo obbligati a finanziare questi appalti, questi catering velenosi, non si potrebbe tornare al panino alla mortadella, alla schiscetta,  al lunch box o addirittura al bento box per i più fichi e un po’ jap?

La censura poi ti cura…

E’ un momento delicato. Un momento di transizione.
Nella musica (niente paura non lo riscrivo) e nei film. Dopo anni e anni di cartoni animati, fantasy e musical, finalmente con Anita si può passare alle commedie. Credevo fosse facile, avevo anche un certo entusiasmo. Invece dopo un paio di flop imbarazzanti, ho capito che prima di guardare insieme un film (che ho visto anni fa, con occhi diversi e mi aveva divertito) adesso devo guardarlo preventivamente. Devo fare come la censura in Rai negli anni ’60.
Abbiamo iniziato a guardare insieme Love actually, che è divertentissimo, ma quasi subito, al di là del turpiloquio, c’è una scena in cui due controfigure vestite mimano una cosa che non scrivo perchè altrimenti google …in piedi contro un muro. Così abbiamo spento. Ne Il favoloso mondo di Amelie, la protagonista si chiede e visualizza quanti nello stesso momento a Parigi…facciano quella cosa di prima anche non contro il muro e se si divertano . Ho spento anche quello…Allora ho deciso di vedere i film prima nel computer. Ma quando? Quando le ragazze sono a scuola naturalmente. Perchè altrimenti si incuriosiscono e piazzano dietro alle mie spalle mentre sono davanti al video.
Però quando sono a scuola io lavoro. Allora devo farlo alla mattina mentre mi lavo i denti, mentre faccio magari la cyclette…(no, stiro solo alla sera e loro ci sono). L’altra mattina ho visto a spizzichi e bocconi Tre metri sopra il cielo e andava anche bene, per un po’. Però poi tutto questo bigiare la scuola per andare a baciarci e poi avranno anche approfondito nell’ultimo pezzo del film, mi sembrava essere diseducativo e dare troppi spunti interessanti.
Quindi ho apposto il timbro: RIGETTATO.
Stamattina ho visto un altro spezzone di un film sconosciuto pescato da Blockbuster nella zona delle offerte, si intitola Nick and Norah e all’inizio prometteva bene. Musica, band, ragazzine, ecc. Poi c’è stata una battutaccia su cose che succedono spesso anche in politica e ho dovuto rigettare anche quello.
Neanche nella Cina di Mao erano così rigidi!
La mia non è pruderie ma imbarazzo verso la volgarità a tutti costi, il doppio e triplo senso.
Per fortuna non guardiamo la tv e i film di cassetta stile ferragosto/natale a Miami, ma sembra che non ci sia scampo comunque. Dovrò tornare a Bianca e Bernie?

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