Ask.fm il lato oscuro di Facebook

In questi giorni, in seguito a un fatto tragico che non mi permetto di commentare, sui media si parla molto di Ask.fm il social network frequentato dagli adolescenti dove si possono fare domande di ogni tipo, anonimamente. Ho sentito i commenti di magistrati, insegnanti, deputati, giornalisti, esperti di cyber bullismo, ecc. ecc. C’è chi propone di chiudere il sito. Chi di chiedere ai proprietari, due lettoni, di fornire le generalità di chi usa Ask.fm per insultare. Chi consiglia ai genitori, giustamente, di controllare e seguire di più i propri figli.
Un aspetto però non mi sembra sia stato sviscerato abbastanza: il perchè gli adolescenti siano così interessati a questo sito. Una ragione, già enunciata, è senz’altro il fatto che su Ask.fm non ci siano gli adulti che invece imperversano su Facebook. Ma il motivo vero è un altro: i ragazzi aprono un profilo su Ask.fm, quindi sono disposti a rischiare, a farsi fare domande di qualsiasi tipo, perchè sperano di ricevere proposte di corteggiamento e complimenti. Infatti se su Facebook i commenti positivi si sprecano, diventando anche stucchevoli, su Ask.fm si è anonimi, quindi i commenti sono più veri. Un complimento su Ask.fm vale più di cento “mi piace”.
Audaci gli adolescenti linkano il profilo di Ask.fm sulla loro pagina FB, quasi questa fosse la stanza privata, l’angolo dove veramente succedono le cose.
Perchè i ragazzi sono (in teoria) pronti a rispondere a qualsiasi tipo di domanda.
Da quelle stupide e commerciali del sito stesso, che magari chiede quali siano i cereali preferiti, a quelle del compagno di scuola che vince la timidezza (grazie all’anonimato) e domanda se si è fidanzati, se piace una certa persona…insomma sonda il terreno per sapere se ci può provare. Spesso sono gli stessi proprietari del profilo, che se la cantano e suonano da soli, si fanno domande (tanto c’è l’anonimato) per lanciare dei messaggi.
Per apparire più cool, per migliorare la propria immagine.
Insomma Ask.fm sarebbe un mezzo perfetto per le PR sentimentali dei ragazzi se non ci fosse il lato oscuro, il rischio di venire insultati e anche con estrema cattiveria (tanto c’è l’anonimato).
Quindi credo che la domanda vera, per noi genitori, sia chiederci cosa fare per aiutare i nostri figli ad acquistare sicurezza, quella che fa decidere che ci si piace abbastanza.
E quindi non c’è bisogno di esporsi così tanto, di rispondere a stupide domande per sentirsi veramente fichi.

Il postino suona sempre due volte

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Lavorando da casa vengo spesso disturbata da scampanellate inopportune: il volantino pubblicitario, il giornale gratuito, il venditore del Folletto, eventuali operai, il vicino che ha dimenticato la chiave del portone e via così…Li odio tutti. La maggior parte delle volte fingo di non esistere e non rispondo. Oramai conosco anche gli orari e i giorni dei vari rompiscatole e ghigno da sola di piacere quando suonano e non avranno risposta.
Qualche volta invece sono di buon’uomore e magari urlo uno spiacevole: “Chi è????” al citofono.
Accade soprattutto all’ora di pranzo quando so che in giro c’è il postino, perchè poi andare a prendere la raccomandata in posta è anche peggio. Oggi è successo così. Alla seconda energica scampanellata, ho porconato da sola, Lola ha abbaiato e poi ho risposto.
“Postino, c’è da firmare”
Sono scesa nell’atrio del mio palazzo e, botta di fortuna, ero anche vestita e truccata normalmente (mentre di solito ho la maschera in faccia, il pigiama o i capelli bagnati).
Il postino (con il casco in testa alla moda di Hollande) mi sventola davanti agli occhi una raccomandata e mi passa il modulo da firmare. Per farlo mi avvicino a lui, perchè teneva in mano “il coso” dove era pinzato il foglietto.
Dopo la prima firma mi guarda strano. Mi domando cosa significhi quello sguardo, stavo scrivendo roba d’amore un attimo prima quindi penso che forse quell’occhiata rapita è solo una mia impressione. Quindi senza retropensieri faccio la seconda firma e poi afferrò la busta. Sorrido, lo saluto e mi allontano.
Quando sono ai piedi delle scale, a circa tre passi da lui, mi dice:
“Lei ha un profumo buonissimo, è di rosa, vero?”
Lo guardo pensando: “Un mago dell’olfatto con la divisa delle Poste”
Invece dico: “Eh, sì!” e metto il piede sul primo gradino.
“E’ quella cosa che fa bene alla pelle e si mette in faccia”
“Si, certo”, salgo in casa, facendo i gradini quattro a quattro.
Emozionata da questo magico incontro, apro subito la raccomandata e sono 311 euro di multa che Sant’ deve saldare perchè nel 2011 ha dimenticato di pagare una tassa.
Lo chiamo subito per avvisarlo e gli racconto anche che il postino probabilmente mi ama.
Siamo sposati da 100 anni per cui la sua reazione è stata “Ma porc….311 euro…ma caxxx…ma no…311… ne arriva sempre una”
E non ha neanche pensato di sfidare a duello il postino!

Blog fatiscente quasi blindato

La mia latitanza oramai non ha più scuse e il blog, come il giardino di una casa fatiscente, sta cominciando a essere infestato dalle erbacce. Nel caso specifico sotto forma di un tornado di commenti spediti da hacker perniciosi. Così per evitare che crescessero anche i rovi, poi arrivassero i serpenti, le cavallette e le termiti, ho dovuto rivolgermi all’esperto, cioè a Sant. Mi ha consigliato di mettere la moderazione ai commenti degli sconosciuti, una specie di capcha con una piccola addizione/sottrazione (che è il massimo per una come me che adora la matematica).
E sopresa finale: dopo 3o giorni, il post scadrà (come lo yogurt) e i commenti si chiuderanno automaticamente 🙂
Tutto questo mi rincresce ma per il momento ho dovuto postare questi cocci di vetro sul muretto del template per difendermi. Me ne scuso molto. Comunque ecco un micro résumé delle feste:
-Pranzo di Natale: Sant (benchè non sia lo yeti) si è bruciato i peli del braccio passando sopra, inavvertitamente, alla candela del centro tavola. Il delizioso odore di peli bruciati rimarra sempre un indelebile simbolo natalizio.
-Apertura dei regali: il mio regalo, un cardigan, aveva ancora l’antitaccheggio, anche se i miei familiari hanno dichiarato di non averlo rubato ma regolarmente acquistato.
-Le mutande rosse: non sono particolarmente natalizia, ma su una cosa non transigo: il beneaugurante slip rouge. Peccato che ogni anno arrivi tardi e compri dei modelli imbarazzanti tra le rimanenze, di solito in cotone un po’ lurex con animaletti. Quest’anno ero andata con il dovuto anticipo e trovato un bellissimo paio di mutandine in pizzo rosso. Sembravano perfette. Non troppo da zoccola ma neanche stile suora. Peccato che nella fretta dello shopping natalizio non avessi verificato il lato B della mutanda. Sopra e sotto erano normali, mentre in mezzo erano aperte con un’imbarazzante finestra paramount sulle chiappe!

Durante le vacanze siamo state ad Atene per visitare l’Acropoli e fare un ripassino di storia dell’arte.

acropoli

cariatidi

Babbo Natale esiste


Lo stress natalizio puó fare brutti scherzi. Ecco un esempio.
Qualche giorno fa a casa di una ultratredicenne che discute con la madre dei regali di Natale.
“Vorrei quella tuta xxx magari possiamo andare assieme a prenderla”
La mamma sgrana gli occhioni manifestando un’esagerata sorpresa.
“Ma no, non preoccuparti ci pensa Babbo Natale”
Questa volta è la ragazza a fissare la madre con stupore, ha due fratelli piú piccoli ma in quel momento non sono in casa, quindi perchè reagisce cosi? Un po’ le fa pena, è ancora sintonizata sui tempi passati poveretta, perció cerca di riportarla sulla terra delicatamente, farle capire che parla con una teen-ager.
“Penso che sia meglio se me la provo la tuta, andiamo domani?”
“Ma cosa dici? Babbo Natale conosce tutte le misure. Con gli elfi costruisce i regali e naturalmente fa anche tutti i vestiti!”
La ragazza è affranta, capisce che la madre è impazzita.
Oppure si fida talmente poco di lei da temere che spifferi la verità su Babbo Natale ai fratellini. Così per scongiurare spiate preferisce raccontare di un Babbo Natale stilista.
La ragazzina sorride imbarazzata: “Sí, mamma, come no!”
Il giorno dopo racconta tutto a scuola, scuotendo la testa.
E i compagni la capiscono. E’ un mal comune: avere un genitore in casa è sempre un problema!

P.S. Questa storia è verissima.
Conosco la sostenitrice dell’esistenza di Babbo Natale a oltranza, non si droga, non beve e non le è caduto un albero di Natale sulla testa, è solo XMas blues!
AUGURI A TUTTI!

Re Quercia is back

Prima liceo classico, sedici anni, nell’ora di italiano stanno parlando di S.Francesco e l’insegnante permette ai ragazzi di vedere alcuni spezzoni di un filmato sulla vita del Santo. Anzi un programma di Piero Angela in cui vengono presentate anche alcune scene sulla vita del Poverello da Assisi.
I ragazzi sono attenti, poi dal fondo dell’aula sale un brusio, è un passaparola “Re Quercia!”, “Ma quello è Re Quercia!”, “C’è Re Quercia!”.
L’hanno riconosciuto tutti, sono contenti di rivederlo.
Nessuno chiede: “Re Quercia chi?”
Tutti sanno chi sia.
Re Quercia, il sovrano del Fantabosco, quello della Melevisione.
Sono adolescenti, fumano, bevono, magari qualcuno si fa anche le canne, ma Re Quercia non lo dimenticano.
Perchè Re Quercia non si rinnega.
Purtroppo nel filmato non era proprio Re Quercia, che viveva ai tempi di S.Francesco, ma c’era solo l’attore che l’interpretava.
Insomma la Mele ce l’hanno tolta, nel 2010 noi avevamo fatto anche uno sciopero per salvare il programma più intelligente per i ragazzi ma non abbiamo avuto successo.
Ora, in questi momenti terribili, imperversa invece Violetta.
L’altro giorno per curiosità l’ho cercata su youtube e sono inorridita.
Ridateci Re Quercia!

Il cartello dei libri scolastici


Ieri siamo andate al Libraccio, il negozio storico milanese per la compravendita di testi scolastici usati.
Così mi sono nate alcune riflessioni sul business dei libri scolastici.
Pensieri piuttosto bui: la prima sensazione è che esista un “cartello” per tener alto il prezzo dei testi. Ogni tomo ha un prezzo che oscilla dai 19 ai 30 euro e in una classe “base”, come ad esempio la prima media, sono necessari almeno 10 testi.
E i conti sono presto fatti. Spesso una materia viene sviscerata con almeno due-tre testi e poi c’è sempre l’immancabile CD.
Voglio proprio partire dall’utilità dei CD, sono così attuali che addirittura i nuovi Mac non vengono neppure prodotti con l’entrata per il CD. Oramai tutti utilizzano le chiavette USB.
(I CD sono però deliziosi da appendere, debitamente glitterati, all’albero di Natale!)
Ma dire che il libro ha in dotazione il CD fa alzare il prezzo.
Il CD poi ricopre un ruolo fondamentale nel momento in cui si vuole vendere il libro, spesso è intonso ma, all’analisi dell’addetto al negozio che lo deve acquistare, spesso manca il CD. E allora il libro non si può vendere.
A casa mia ci sono CD dei libri di scuola che vivono ormai da anni dimenticati nei vari cassetti.
Arrivano lì perchè in un pomeriggio noioso di compiti invernali, invece di studiare il nostro cucciolo sfoglia il libro, strappa il CD dalla sua bustina trasparente lo guarda, gli fa uno scarabbocchio sopra e dice:
“CD del cavolo, non serve a niente” e lo lascia vagare per la scrivania.
Poi arriverà qualcuno che lo metterà via, chissà dove non si saprà mai.

Ieri c’era una signora in fila davanti a me che comprava un libro usato. Il commesso le ha portato quello che cercava, dicendole:
“Ecco il CD quello che è qui nella sua lista”
(tutti i genitori stremati dal caldo si sventolavano con la lista dei libri)
La signora, che non era stupida, ha subito risposto:
“No, il CD non mi serve, mi dia quello senza, così spendo meno”
Allora il commesso che la sapeva più lunga di lei, ha sorriso sornione:
“No, signora vede: Come Disegnare, CD è il titolo del testo”
(Ah, la genialità perversa degli editori!) Così la poveretta ha dovuto accettare, scusandosi quasi.
Quando si acquistano i libri usati si possono naturalmente sfogliare, per verificarne lo stato di conservazione, prima di accettarli. I genitori quando comprano i libri usati sono sempre nervosi. Sarà perchè per i loro figli invece vorrebbero il meglio e non se lo possono più permettere, o perchè la trafila di acquisto è sempre lunga e si perde un sacco di tempo, per questa o quell’altra ragione l’atmosfera in questi momenti è sempre spiacevole.
Ieri al Libraccio c’era un’altra signora piuttosto tesa verso il figlio.
Quando le hanno portata una versione usata de “L’Inferno” con parecchie note a margine e anche una scritta “Amo Alessio” a biro e tanti cuoricini, suo figlio ha protestato (diranno che sono gay!) ma lei non era certo omofobica, come una iena gli ha detto che doveva solo pensare a studiare di più e che quella “Divina Commedia” andava benissimo.

Durante l’anno scolastico poi succede anche che i testi scelti, comprati e pagati a peso d’oro, siano completamente inutili. Perchè non erano proprio stati scelti dal prof che li deve usare, magari erano preferiti dal collega che ha cambiato scuola, e al nuovo prof fanno …cagare. Cioè non lo soddisfano.
Oppure il prof è stato “costretto” a sceglierlo, ma poverino non era veramente convinto.
Così vai di fotocopie, di altri libercoli da comprare in più. Qui c’è anche la beffa, perchè comprare un testo scolastico fuori tempo, è anche difficile. L’anno scorso ho impiegato un mese e mezzo per trovare un’extra testo di antologia.

Insomma se l’editoria è in crisi, ci sono sempre i testi scolastici a rimpolpare le casse. Infatti ogni anno i manuali cambiano, sono aggiornati (???) costano di più e vanno sostituiti.
E gli ebook? Troppo innovativi, troppo leggeri e soprattutto troppo convenienti. Solo in qualche istituto tecnico e scuola privata hanno deciso che invece di spaccarsi la schiena i ragazzi possono usare il tablet.
Insomma il cartello degli editori scolastici mi ricorda molto quello dei produttori di latte artificiale anzi forse c’è un patto scellerato fra loro: fare un figlio è caro, dalla culla all’università!

Gli anni bui delle medie

Ieri pomeriggio ho visto donne affannate che trasportavano teglie.
Papà con cassette di bibite.
Nonne con cestini di panini.
Tutti di corsa.
A scuola, mentre finivo di ascoltare il saggio della mia classe già la scena stava cambiando e cominciavano ad allestire per la festa. Pizzate, buffet, apericena (?) o dopocena.
Qualsiasi cosa va bene per celebrare la fine dell’anno scolastico (anche se è freddo come alla recita di Natale).
Siamo alle medie, la terra di mezzo.
Il momento meno brillante del curriculum scolastico dei nostri figli.
Alla materna erano buffi e teneri.
Alle elementari simpatici e bricconi.
Passa un attimo e sono alle medie: già ribelli.
E la seconda media è l’anno peggiore.
Mentre in prima sono un po’ spaesati, l’anno successivo i ragazzi esplodono e diventano ibridi alieni.
Tutte le diversità devono convivere.
Meravigliosi teenagers vestiti tutti con le stesse marche che affrontano il mondo armati di iPod.
Ci sono i bassetti, gli spilungoni, i bulli, le vamp e le bambinette.
Brufoli, apparecchio, trucco improponibile, capelli piastrati, vocine e vocioni, peli superflui, sopracciglia depilate ad ala di rondine, push-up ma anche ascelle puzzolenti, overdose di gel e parolacce.
Ma soprattutto guerra all’ultimo sangue fra le Belibers, fan di Justin e le 1D, le acerrime nemiche, fan degli One Directions.
E di conseguenza anche i genitori diventano strani: non si racappezzano più.
E sparano al bersaglio più facile: il professore.
Ma non bisogna disperare, le scuole superiori sono dietro l’angolo e al liceo è bellissimo: nessuno pronuncia la parola pizzata e scrive TVTTB.

P.S. Mi hanno appena fatto notare che nella lista delle tipologie ho dimenticato i rapper: è verissimo, in seconda media è pieno di rapper! Oggi mia figlia ha rappato accompagnandomi (di mala voglia) a fare la spesa al super.

Genitori vs. insegnanti

(Oggi dovrei fare il giovedì del libro ma sono indietro con la lettura e quindi sarà il venerdì del libro!)

Ieri sono stata a due riunioni di classe: una della quinta ginnasio (dove tutti i genitori erano quieti) e una della seconda media dove invece volavano i coltelli. Non espongo i motivi della discussione ma vorrei sottolineare un atteggiamento dei genitori, non quelli che ho incontrato ieri, ma trasversale (comune a tanti genitori che ho incrociato nella mia più che decennale esperienza scolastica di madre): quando ci sono problemi di disciplina, invariabilmente, le famiglie dei ragazzi turbolenti respingono ogni responsabilità e rimandano la palla agli insegnanti. I genitori difendono sempre i figli, a prescindere, accusano gli insegnanti, di essere rigidi, inadeguati, incapaci di comprendere e via così.
Questo è un atteggiamento a me incomprensibile.
Riesco a capire che sentendo accusare il proprio figlio di mancanza di rispetto, disciplina, voglia di impegnarsi in ambito scolastico il genitore possa sentirsi giudicato nelle proprie capacità educative e quindi per reazione neghi l’evidenza. E per difendersi sia pronto ad accusare e rispedire le critiche al mittente come un boomerang. Ma nessuno vuole distruggere, tantomeno giudicare il lavoro di questi genitori, non credo proprio che sia così. Forse basterebbe ammettere un momento di defaillance (nella vita di tutti ce ne sono numerosi), confusione, stanchezza e ammettere che l’errore, magari anche solo per un breve periodo, potrebbe eventualmente, stare a casa loro.
Invece no. Non accade mai.
Succede sempre solo il contrario di quello che accadeva “ai miei tempi”, quando gli insegnanti avevano sempre ragione e i genitori, se il colloquio faceva risaltare qualche pecca dell’alunno, tornavano a casa e senza proferir parola mollavano un paio di ceffoni, prima ancora di raccontare cosa avevano saputo a scuola. Sbagliatissimo. Ma allora gli insegnanti erano semi-dei, non si metteva in discussione quello che affermavano e gli studenti dovevano rigare dritto di default. Adesso si esagera nel senso contrario e penso che questi genitori che non vogliono vedere i difetti dei propri ragazzi in fondo facciano soprattutto male a sè stessi. Perchè gli insegnanti criticati e considerati inadeguati poi passano e spariscono dalla loro vita.
Mentre i figli “pirla” sono per sempre. Peggio dei diamanti. E possono fare danni a oltranza.
(Nell’escursus dalle elementari al liceo ho già visto parecchi esempi eclatanti).
Quindi non converebbe un po’ di onestà e ammettere qualche piccolissimo neo nei propri ragazzi?

Ho provato le matite con l’A.B.S.


Le mie figlie sono appassionate di cancelleria. Hanno ereditato questo amore dal papà, mentre per me una biro o una matita è solamente uno strumento utile, gli altri membri della mia famiglia hanno gusti raffinati e passerebbero ore in cartoleria ad ammirare, soppesare, provare e commentare tutti i prodotti in commercio. Sarà perchè amano il disegno e quindi per loro matite e pastelli di buona qualità fanno la differenza.
Questo è stato il motivo per cui quando mi hanno proposto di testare le nuove matite Staedtler, non ho fatto come al solito, trincerandomi dietro a un: “Queste cose io non le faccio”.
Ho accettato di farle provare ad Anita ed Emma, con il patto di poter essere sincera sul risultato del test. Quando è arrivato il pacco, ancora prima di aprirlo le mie ragazze erano eccitatissime, come se non avessero mai ricevuto un regalo in vita loro. Siamo andate addirittura a prenderlo in portineria con le forbici in mano per aprirlo immediatamente, così che loro potessero dividersi subito, più o meno equamente, il malloppo.
Ci sono state naturalmente delle discussioni, ma poi la spartizione è avvenuta senza troppi malumori. Entrambe hanno potuto utilizzare le nuove matite Noris Club, quelle brevettate con il sistema A.B.S., acronimo che significa Anti Break System: questi pastelli infatti sono stati progettati con un rivestimento di una speciale guaina bianca che rende la loro punta il 50% più resistente delle altre in commercio e nello stesso tempo le mantiene morbide, come devono essere le mine di buona qualità. Quindi l’input era: maltrattate le matite e vediamo se il marketing ci prende in giro. Così è stato. Soprattutto Emma ha preso l’incarico particolarmente a cuore, ha disegnato calcando sulla punta, le ha buttate in terra e c’è mancato poco che ne azzanasse una. Il test è stato superato e quindi dopo queste prove, mia figlia ha deciso di utilizzare le nuove matite Staedler per i disegni che doveva fare di compito: uno per tecnica e uno per arte. La collezione di Noris Club ha un sacco di sfumature di colori, il tratto è sicuro e non ci sono sbavature. I risultati sono questi:

Anita invece ha provato anche i pastelli a cera sempre della stessa collezione Noris Club (in fondo quando si è grandi si vuol tornare piccoli), è ha fatto un disegno psichedelico sul diario, anche qui sono state mantenute le promesse: colori brillanti, niente sbavature, nè rotture.
Per il lancio di questa nuova linea, Staedtler ha anche organizzato un concorso di disegno in collaborazione con il FAI, dedicato alle scuole primarie e dell’infanzia, per sensibilizzare i bambini verso le bellezze artistiche del nostro Paese. Si intitola “Paese che vai casa che trovi”: dal sito del Fai si può scaricare il modulo del concorso e Staedtler fornirà a tutte le classi che partecipano un kit da disegno.
La scadenza è il 27 marzo 2013.

L’irritante Sarah Jessica

Ieri sera sono stata alla prima di Ma come fa a fare tutto? , il film tratto dall’omonimo best-seller dell’inglese Allison Pearson. Avevo letto il libro tanti anni fa quando era uscito, la storia, molto divertente, è stata il canovaccio su cui si sono basati poi tutti gli esempi di mommy-blogging. Quindi sono andata al cinema piena di aspettative. Ma purtroppo film con la Parker protagonista è tutta un’altra faccenda.
Troppo hollywoodiano e soprattutto con la protagonista sbagliata, Sarah Jessica Parker: pessima attrice, miracolata da Sex and the City, oltre ad apparire sempre uguale a sè stessa è decisamente improbabile nella figura di madre incasinata. Magrissima, impeccabile anche quando si danna perchè ha una finta macchia di latte e cereali sul blazer. Qui si trasforma in un personaggio macchietta: ammicca e si strugge nel conciliare carriera e maternità in modo esagerato e ultra irritante. Nella pellicola ci sono varie battute divertenti, quasi tutti i personaggi comprimari sono azzeccati (anche il vecchio Pierce Brosnam se la cava) ma alla fine il plot è stucchevole, piatto, con uno scontato lieto fine. Insomma il romanzo della Pearson, ironico, ricco e profondo, è stata malamente svuotato per incontrare le esigenze di botteghino. L’unica buona notizia che ho ricavato da questa pellicola è lo sdoganamento delle calorie superflue: Sarah, la cessa non più di primo pelo, è così secca e ultra-grinzosa, con spaventevoli mani ossute da ottantenne, che ora corro a mangiarmi due bomboloni perchè, anche se sono sempre attenta alla tirannia della bilancia, non voglio rischiare di trasformarmi in una mamma emaciata e incartapecorita come come lei.

La Fata Dentina ruba

Stamattina sono stata dal dentista. Sono una delle poche persone al mondo a cui non dispiace andare dal dentista. Perchè a parte un’igienista nazista che mi faceva le pulizie dei denti in gioventù, non ho mai sofferto troppo.
Solo una volta ho avuto una brutta esperienza che non è stata propriamente sotto i ferri del dentista ma la conseguenza di una cura…

E’ successo un po’ di anni fa, quando le mie figlie erano piccole. Andavo dal dentista per mettere a posto un premolare che doveva essere “ricoperto” perchè era vivo ma ne mancava una buona parte. Ero a metà cura e avevo un provvisorio (così lo chiamava il dentista), proprio in quel periodo una mia amica londinese ci aveva invitato al mare per un fine settimana. Potevamo essere ospiti con lei e la sua famiglia in una bellissima casa a picco sul mare, alle Cinque Terre tra Vernazza e Manarola, proprio sul famoso sentiero dell’amore.
Questa casa era nel tipico stile ligure, rossa con le persiane verdi, molto grande ma costruita, un centinaio di anni fa, senza alcuna logica di comodità. C’erano vari piani con le stanze incastrate tra loro ma non collegate dall’interno. Il bagno, ad esempio, era una grandissima stanza a pianterreno ma per arrivarci bisognava uscire di casa.
La casa era circondata di ulivi e abbarbicata sulla collina.
Si raggiungeva solo dal sentiero non c’era modo di arrivare in auto quindi con spesa e bagagli era un bell’esercizio (per dirla in modo carino).
Comunque la vista era mozzafiato e il prezzo al metro quadro da salasso.
La proprietaria era un’inglese ricchissima amica della mia amica.
Le due si erano conosciute perchè la mia amica era stata la fidanzata del fratello che però, dopo un tot di anni di amore appassionato, quando la mia amica voleva accasarsi e figliare si era tirato indietro. Così la mia amica si era dovuta trovare un altro candidato, purtroppo per lei meno ricco.
Però l’amicizia con la cognata mancata era rimasta e così anche la casa in usufrutto per qualche weekend.
Sant’ e io eravamo già stati gentilmente invitati da fidanzati ed era stato molto romantico anche se scomodo.
Quell’anno invece avevamo due bambine piccole noi e tre la mia amica.
Quindi nonostante la bellezza dei tramonti eravamo tutti un po’ più stressati.
La ricca proprietaria-cognata mancata- non parlava italiano e secondo me questo l’aveva molto penalizzata nei rapporti con i muratori che avevano fatto la ristrutturazione della casa, che era stata eseguita “a capocchia”.
Nel grande e luminoso bagno era tutto in marmo ma poi in altri angoli della casa ci si era fermati alla colata di cemento armato. La camera che mi avevano assegnato aveva poi un’altra peculiarità, in un lato pavimento in cotto e muro in cemento non si incontravano, c’era un specie di lungo buco di terra, insomma una fessurona inspiegabile.
Una nicchia anche un po’ inquietante.
Quando la mia amica mi aveva assegnato quella camera però non avevo protestato perchè mi sembrava troppo maleducato. Speravo solo che durante la notte da lì non uscisse niente o nessuno.
Peccato che proprio sul muro sopra il buco ci fosse uno specchio e così la mattina dopo, stupidamente, invece di usare il filo interdentale nel bagnone di marmo l’ho utilizzato lì e zac! il mio provvisorio è schizzato proprio nel buco.
Annientata da tanta sfiga ho anche cercato di vederlo tra la terra, per riportarlo al dentista. Ma è sparito subito nei meandri della collina. E probabilmente riciclato dalla Fata Dentina.
Mi sentivo come nonna Abelarda che perde i denti: mi vergognavo e così non l’ho neanche raccontato alla mia amica.
Poi al ritorno a Milano sono andata subito dal dentista che me ne a dette di tutti i colori: vivere 3/4 giorni senza il provvisorio era stato, a detta sua, un delitto, come lasciare scoperto un organo interno!
Così mi sono cosparsa il capo di cenere e ho promesso che non sarebbe capitato mai, mai, proprio mai più.
Ho pagato profumatamente un altro provvisorio e dopo poco finito la cura.

Morale della storia:
da tempo non vado più da quel dentista e da tre anni non ho più quell’amica. E sono contenta dei miei denti.

Genitori vs insegnanti?

“Qual è la cosa che fa più piacere agli insegnanti?”, chiedo l’altro giorno alle mie figlie.
“Poter sospendere gli alunni che danno fastidio!”
“Nooo! Vedere che dopo aver passato alcuni anni con un ragazzo questo è cresciuto, è maturato. Essere riusciti a insegnare veramente qualcosa, nella loro materia ma anche come persone”
“?????”
“Come fanno i genitori”
“??????”
“Certo bisogna essere appassionati del proprio lavoro per riuscire in questo intento. Motivati. Essere insomma dei bravi insegnanti”
“?????”
“Delle figure carismatiche come il professore de L’attimo fuggente, come in An Education

I bravi insegnanti, quelli mitizzati, quelli rispettati. Roba del passato. Quando il giudizio di maestri e professori era indiscutibile. E i genitori se c’era qualcosa che non andava sgridavano i figli.
Oggi è il contrario, gli insegnanti sono, molto spesso, delegittimati.
L’idea di questo post mi è venuta leggendo questo articolo su Il Corriere, nelle pagine milanesi.
C’erano anche due pareri autorevoli a contorno (che purtroppo non riesco a linkare), uno di Silvia Veggetti Finzi che incitava la mamme a tenersi fuori dalla scuola e uno contrario di Federica Mormando che si schierava invece dalla parte dei genitori. Leggendo mi sono trovata d’accordo con le argomentazioni di entrambe.
Non so da che parte schierarmi, nella fattispecie non conosco il problema che ha fatto scoppiare la guerra fra madri e insegnanti di uno dei più importanti licei classici milanesi.
Ma nella mia esperienza, con due figlie che finiscono una le elementari e l’altra le medie, di insegnanti ne ho conosciuti parecchi e devo dire di essere stata fortunata.
(A parte una tragica esperienza alla materna di Emma che mi fa ancora fremere le vene dei polsi).
Le mie figlie sono brave a scuola quindi se qualche volta ho avuto dubbi su un voto non mi è mai parso il caso di protestare. Però so che la comunicazione fra genitori e insegnanti è spesso al fulmicotone.
I genitori difendono i propri figli con le unghie e i docenti a volte vorrebbero scannare madri e padri.
Non penso che la colpa di questa degenerazione sia da attribuirsi solo alla crisi della scuola pubblica (insegnanti malpagati, malmotivati, deleggittimati) a cui comunque la riforma Gelmini ha dato una bella mazzata.
Penso che il problema sia purtroppo più vasto e riguardi il degrado del momento attuale nella nostra società, dove regna l’incorenza, l’ingiustizia, la furbizia, la maleducazione.
I ragazzi vengono descritti spesso come un incubo ma il loro comportamento è frutto di ciò che li circonda, degli esempi di cui vengono nutriti. Dalll’altra parte, per legge statistica non è che gli insegnanti, solo per il fatto di essere docenti, siano illuminati (come li si considerava una volta). Per la legge dei grandi numeri (questa l’ho copiata da Sant’) ci sono fior di cretini anche tra loro, come in tutte le professioni. La sfortuna è quando se ne becca uno o più. Ma lo stesso vale per le famiglie dei compagni di scuola, cioè la controparte: i genitori.
Allora che fare? Non ho una ricetta ma penso che se tutti riuscissimo a essere più onesti, meno egoisti, più umili forse ci guadagnerebbero tutti e in particolare i nostri figli. Poi se buttassimo dalla finestra il televisore e leggessimo più libri sarebbe ancora meglio!

Coppetta D tutto fior di latte

Ho appena letto questa notizia, a cui l’altro giorno avevo prestato poca attenzione. Oggi invece mi ha sconvolto.
Ho allattato ma l’idea del gelato al latte materno con la scorzetta di limone e la vaniglia del Madagascar mi sembra aberrante. I cibi bio sono sempre costosi ma 16 euro per una coppetta (B, C o D?) era veramente un furto. E poi a chi lo vendevano? A papà viziosi? Perchè ai bebè le scorzette di agrumi senz’altro faceveno storcere il nasino e fare un mega rigurgito.
E poi perchè chiamarlo Baby Gaga? Cosa ci azzecca la cantante, donna single e senza figli? E’ stata scelta solo per il reggiseno?
Spero solo che non arrivi mai il frapuccino materno…

La recita

Fingerò che mi piaccia sperando che finisca presto.

Mi riferisco alla recita di Natale. Mi sono fatta 10 anni di recite di Natale non-stop: dal lontano 2000, il primo anno di materna di Anita. Ma anche quella di fine anno o/e qualche performance pasquale.

I primi anni mi commuovevo, appena i pargoli goffi ed emozionati uscivano sul palco (nel salone dell’asilo) catapultati lì dalle maestre, iniziavo ad avere gli occhi umidi. I primi anni ho anche partecipato: mi sono travestita da orsetto e l’anno dopo da renna. Momenti d’oro che non rinnego.

Ma anche le cose meravigliose finiscono, infatti poi sono arrivati gli anni in cui le maestre il giorno prima ordinavano perentorie:

“I bambini devono assolutamente indossare collants arancioni/ un maglione dorato/pantaloni fango”

Ho cominciato a sentire una certa insofferenza verso questo tipo di attività. Sceglievano ( di proposito?) colori e indumenti che non avevo mai per farmi sentire una madre inadeguata.

Ho anche iniziato gradualmente a odiare la schiera di mamme/papà/zii/nonne che per fare il reportage erano sempre tra le balle con videocamere e teleobiettivi. Ad alcuni ho cercato anche di fare lo sgambetto o di fingere di scontrarli inavvertitamente per rovinare le riprese.

Purtroppo nella vita è quasi sempre così: il batticuore dei primi tempi, l’incanto, lo stupore e l’emozione che commuove e toglie il respiro dopo un po’ scemano  e si attenuano in ogni esperienza di vita. Anche nelle più coinvolgenti.

Allora la mamma spettatrice teatrale non sperimenta più la magia dei primi tempi. E anzi diventa cinica.

Quindi ieri quando Emma mi ha confidato che… mi diceva… ma dovevo far finta di non saperlo… perchè doveva essere una sorpresa…che forse sì…quel giorno proprio prima delle vacanze…nella sua classe faranno una recita di Natale…

Invece di urlare:

“Tesoro, ma è meraviglioso!”

Non ho saputo trattenermi e ho esclamato:

“Una sorpresa? Una data segreta? Che bella idea del piffero! Con tutte le cose che ci sono da fare e incastrare in quei giorni…”

Ma ho dovuro comunque giurare di non dirlo alle altre mamme.

Poi mi è apparso Homer Simpson che,  spettatore alla recita di Natale di Lisa e Bart, continuava a dire:

“Ma quando finisce? Quando? Quando?”

Vaffangufo

E’ il momento delle vecchie barzellette e quindi vorrei ricordarne una anch’io, quella per bambini… quella del gufo, guffetto, gufettino e gufettinino…se non la sapete non importa, non fa molto ridere. Però c’è un pezzo che è appunto “Vaffangufo!” che è proprio quello che mi è sgorgato dal cuore ieri mentre piangevo sui 33 euro (10 di biglietto + 1 di occhialini x3) buttati per vedere in 3D il film più brutto della mia vita.

Il regno di Ga’Hoole, una saga su una famiglia di gufi.

Dovevamo vedere Adele e l’enigma del Faraone ma non c’erano più posti, allora in extremis alla cassa abbiamo optato per i gufi. E siamo state punite.

Angoscia, sciagura, vomito. Niente di personale contro i gufi, ma questo film pieno di effetti speciali sul volo avrebbe addormentato anche gli attivisti della Lipu.

Anch’io all’inizio avevo deciso di chiudere le palpebre dietro agli occhialini del 3D, pensando: “tanto le mie figlie sono grandi quando sarà finito mi sveglieranno e spero di non russare“, ma poi i protagonisti mi irritavano troppo per riuscire a prendere sonno. Così siamo uscite prima della fine del primo tempo, anche se diluviava, c’era la bufera e tirava vento. Ma meglio la furia degli elementi che un minuto di più in mezzo a quei pennuti saccenti dagli occhi iniettati di sangue.

La storia, piena di citazioni di nomi improbabili di località mitologiche pseudo celtiche (l’autrice ne ha scritto 15 libri, quindi occhio!), era iper-noiosa: costruita sulla vicenda di due fratelli uno buono e uno cattivo che poi alla fine combatteranno tra di loro. Una saga del bene e del male con gufi che sputano il bolo (che sarebbe il rigurgito con cui gufi evacuano le schifezze mangiate, tipo pelo e ossa dei topi che si sono slurpati via ) e hanno come babysitter un serpente rosso. In 3D faceva paura a me, figuriamoci ai bambini piccoli che popolavano la sala. Scommetto che avranno incubi per almeno tre mesi!

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