Nessuno esca piangendo

I bambini nascono prima nella testa e poi nella pancia.
Infatti spesso si sceglie il nome del proprio figlio ancora prima di rimanere incinta, ancora prima di sapere se sarà maschio o femmina.
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Così ha fatto anche l’autrice di questo struggente memoir che ha aspettato la sua bambina sognata, Caterina, per molto tempo. Tanto da farla diventare un’ossessione, l’ossessione del suo desiderio di maternità. In Nessuno esca piangendo con una scrittura limpida, coraggiosa e molto coinvolgente Marta Verna, medico specializzata in ematologia e oncologia pediatrica, racconta il suo cammino accidentato alla ricerca di un figlio (anzi di Caterina che non è mai arrivata), gli esami, le visite, i tentativi, le cure ormonali, le procedure di fecondazione, le emozioni e i fallimenti.
Un bambino può essere un collante per una coppia ma anche la mina che fa scoppiare la complicità, che logora l’unione e l’amore. Per Marta e suo marito Fabio è stato così: quando si desidera un figlio, non si può tornare alla dimensione precedente. A quando questo pensiero non esisteva. Nel bene e nel male la ricerca di un figlio cambia tutto, per sempre. Marta Verna nel suo memoir racconta i problemi matrimoniali, l’amore e il dolore, mischiandoli alla realtà del suo lavoro: nella mente il sogno della maternità e nella realtà il contatto quotidiano in corsia, con altre madri e padri che si sono rivolti a lei come medico, perchè guarisse i loro bambini gravemente ammalati.
Ne ha salvati e ne ha visti morire altrettanti: pazienti piccoli indifesi e coraggiosi. Bambini che facevano finta di non stare poi così male per non preoccupare i genitori. Storie che commuovono fino alle lacrime, ma nelle sue pagine Marta Verna non fa sconti al pietismo e non ci sono eccessi sentimentali. C’è solo la vita raccontata nella sua verità, che a volte anche nei momenti più drammatici riesce a stupirci con la sua poesia.

«E se ne andò. Senza rumore, impercettibilmente, con la delicatezza della ballerina che non sarebbe mai diventata. La madre guardò la propria madre e parlò, per la prima volta in nostra presenza nel loro dialetto.
Nessuno deve uscire da questa stanza piangendo. Ci sono delle creature là fuori che non devono sapere. Chiama il parroco e digli di suonare le campane a festa. Devono suonare a lungo.»

Ritratti di nascita

Un po’ di anni fa, quando lavoravo a Visto, il fotografo del giornale aveva chiesto a una collega grafica, molto incinta, se poteva fare un servizio fotografico del suo parto. La risposta era stata negativa e anche un po’ scandalizzata.

Ora la sensibilità è cambiata molto e le foto che documentano i primi istanti della vita di un bambino sono considerate materiale prezioso. Negli Stati Uniti è diventato di moda ritrarre il miracolo della nascita, infatti questo reportage ha commosso mezzo mondo, ripreso da molti giornali.

La madre è una fotografa che però nei momenti più cruciali del parto (naturale) si è fatta ritrarre dal marito e dalla madre, un compromesso famigliare perchè durante i momenti del travaglio si soffre e si odia il mondo intero, fotografi compresi.

Poi la gioia di vedere il proprio bambino e poterlo stringere fra le braccia fa dimenticare questi momenti e i ritratti di nascita servono proprio per questo: fissare per sempre frammenti speciali di vita pieni di emozione e felicità. Ovviamente questo tipo di reportage è molto più indicato con un parto cesareo perchè il bambino è più bello, non raggrinzito e stravolto dalla fatica di sgattaiolare fuori del grembo materno, e la mamma più tranquilla dopo l’epidurale.

Se volete saperne di più e vedere altre immagini meravigliose, questo è il sito del primo fotografo italiano che si dedica a questi specialissimi reportage.

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Foto Fabrizio Villa

Merendine con olio di palma: attenzione!

Qui fare un post é un’impresa eroica. La connessione è molto umorale, va e viene a seconda delle influenze astrali, l’unico posto dove “prende” bene é di fianco alla porta del bagno. Sará un messaggio? Vorrá dire che i mie post fanno…

Quindi attenendomi a questo suggerimento celeste, mi limito a riportare un link di Altroconsumo, a mio parere molto interessante, su una petizione per fare chiarezza sull’utilizzo dell’olio di palma nei prodotti alimentari per bambini e adolescenti.

Buona Merenda a tutti 😱😱😱

In becco alla cicogna

Desiderare un figlio e crescerlo nella testa e nel cuore prima che nella pancia. Perchè la pancia rimane ostinatamente vuota, nonostante si provi e riprovi.

Con tutti i metodi: prima a casa propria, declinando i tentativi in varie tappe sempre meno divertenti. (Dal fare l’amore, a voler farsi inseminare a tutti costi, quel dato giorno a quella certa ora, per beccare l’ovulazione). Poi in ospedale, dove inizia il percorso stressante della procreazione assistita. Un cammino emotivamente e fisicamente pesante che spesso però fa nascere una grande solidarietà tra le donne che sognano di diventare madri.

Eleonora Mazzoni, attrice e scrittrice, ha vissuto questa esperienza sulla propria pelle e ne ha preso ispirazione per il suo primo romanzo Le Diffettose, da cui è stato tratto anche un bellissimo spettacolo teatrale.

Mentre ora con questo nuovo libro, nato dalle lettere ricevute dalle tante donne che sognano un bimbo e stanno percorrendo la strada della procreazione assistita,  Eleonora Mazzoni fa chiarezza su questo percorso, di cui si discute tanto nei media ma in modo confuso e spesso accusatorio.

Tra le pagine di In becco alla cicogna, in uno stile divulgativo ma molto coinvolgente, vengono analizzate tutte le problematiche che una donna deve affrontare nella ricerca di un figlio. Oltre alla postfazione con l’autorevole opinione di Carlo Famigni, ci sono interessanti ed eccentrici excursus storici sull’origine delle pratiche di fecondazione artificiale.

Tutti sanno che la prima bimba nata in provetta fu Louise Brown nel 1978, ma il primo caso di inseminazione fu “un esperimento” dell’abate Lazzaro Spallanzani che negli anni’70 del 1700 rese madre, di tre cuccioli, una barboncina. Non vi racconto come fece a procurarsi il seme del padre barboncino, ma vi lascio immaginare la strategia.

Un altro fatto sconosciuto riguarda la scoperta delle gonadotropine (fatta attorno al 1950 dall’azienda farmaceutica Serono), sostanze che servono a stimolare la produzione di ovociti. E dove si trovano in abbondanza le gonadotropine? Nella pipì delle donne in menopausa. Così Pietro Bertarelli, a quei tempi capo dell’azienda, ebbe una trovata geniale: una grande quantità di questa urina si poteva reperire nei conventi, nella pipì delle suore. Meglio se in clausura, così non c’era neppure il pericolo di contaminazioni con infezioni sessuali. Le monache accettarono di buon grado e così la Serono potè commercializzare i primi farmaci per favorire il concepimento.

Alle terme di Sirmione per imparare a mangiare sano

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La notizia è stata rilanciata anche oggi, l’obesità infantile continua a diffondersi, e un bambino sovrappeso sarà un adulto con parecchi problemi di salute. Se ne parla molto ma spesso le mamme per timore che i figli non crescano abbastanza, per la fretta o semplicemente per mancanza di informazioni veritiere, non riescono a arginare l’aumento di peso dei propri bambini. Per aiutarle a capire meglio i meccanismi di nutrizione alle Terme di Sirmione, venerdì scorso è stato organizzato un evento molto utile e importante, aperto ai genitori, al quale sono stata invitata.

Tra i relatori c’era la nutrizionista Anna Villarini che con grande chiarezza ha illustrato tutti gli errori da non fare in cucina e soprattutto al supermercato dove è importantissimo imparare a non buttare nel carrello le confezioni troppo in fretta ma leggere con attenzione tutte le etichette dei cibi. Impararne il gergo, volutamente vago e utile a confondere chi compra (bevanda alla frutta, bevanda di frutta, ecc). Un esempio eclatante è rappresentato da tutti i nomi usati per definire lo zucchero. E verificare soprattutto quei prodotti che publicizzano grandi doti (superlight, abbondanza di vitamine, ecc),  guardare l’ordine in cui sono elencati gli ingredienti (per conoscerne la percentuale presente nel prodotto) e cercare, con un fiuto da detective, la presenza di conservanti e coloranti. Non credere di essere in salvo acquistando bio o integrale, ma verificare, leggere, valutare!

Per allegerire un po’ il clima di terrore che aleggiava fra i genitori che, per togliersi un peso dalla coscienza stavano per confessare acquisti compulsivi di merendine, è intervenuta anche Tata Lucia che, come sempre, ha consigliato la gestione famigliare con pillole di buonsenso d’antan.

L’impegno delle Terme di Sirmione per combattere gli errori nutritivi non si ferma alla dieta infantile. Si offre un servizio di consulenza a 360° per grandi e piccini e infatti tutti i menù degli stabilimenti termali sono stati rivoluzionati con la consulenza di Anna Villarini nell’ottica di un’alimentazione più sana e light modulata per ogni esigenza di età. In sinergia con questo cambiamento c’è la possibilità di un check-up con una visita antropometrica per valutare peso, massa grassa, massa muscolare.

Quando è arrivato il mio turno sono entrata nello studio della dottoressa tranquilla e baldanzosa, vegetariana e maniaca del fitness, che paura dovevo avere? Pensavo si trattasse di una semplice pinzatina nel braccio.

(Ero rimasta alla plicometria degli anni 90!)

Quando invece sorridendo la giovane dottoressa mi ha indicato la bilancia, le ho risposto che non mi pesavo da due anni e la ciccia la valutavo dagli abiti. E poi comunque la mia religione mi faceva pesare la mattina a digiuno, nuda, dopo essere andata in bagno. Tenendo per precauzione anche le dita incrociate. Non certo alle 19,15 dopo uno snack al buffet!

“Peccato!”, ha detto lei.

E mi ha indicato la bilancia, che non era una vera bilancia ma un apparecchio  elettronico, dove toccando certi tasti si potevano carpire le magiche informazioni sulla composizione del mio corpo, ciccia recondita compresa. E allora ho avuto un picco di coraggio, mi sono spogliata in fretta e sono salita sulla bilancia in mutande, impavida, a schiacciare tastini.

E pffiuuuuu è andata bene!

Massa grassa, muscoli, localizzazione ciccia, tutto nella norma. Il punto vita è un po’ larguccio ma pazienza. Dopo ero così sollevata che non ho neanche chiesto i consigli nutrizionali che invece sono il corollario della visita.

 

Unlearning: un film per cambiare la vita

Quante volte frustrati dalla routine, dai contrattempi, dagli imprevisti o anche solo dalla stanchezza, abbiamo pensato di cambiare vita, di lasciare tutto e rivoluzionare modi e abitudini? Poi per pigrizia, paura del cambiamento, vigliaccheria, facciamo finta di niente e continuiamo con il solito tran-tran, affrontando magari solo qualche piccola modifica.
Invece c’è chi con coraggio ha veramente mandato all’aria la vita metropolitana e l’incasellamento nelle abitudini per provare a vivere diversamente. Seguendo un ideale, un po’ come si faceva nell’ottica frickettona degli anni’70. E dall’esperienza è nato Unlearning, un film documentario che sarà possibile vedere presso lo Spazio Oberdan a Milano dal 27 maggio al 3 giugno.
Il viaggio di una famiglia, Lucio, Anna e Gaia, attraverso ecovillaggi, comunità, famiglie itineranti per conoscere chi ha avuto il coraggio di cambiare. Sei mesi di viaggio al costo di poche centinaia di euro: per realizzare il progetto la famiglia ha usato il baratto, scambiando competenze, casa, oggetti, tempo. Senza un’autovettura a disposizione hanno dovuto arrangiarsi con l’autostop, percorrendo così oltre 5000 Km in compagnia di sconosciuti. Hanno vissuto ogni nuovo incontro come una possibilità, imparando a lasciare a casa paranoie, retaggi culturali imposti, prestandosi a dare una mano nei modi più disparati per ottenere vitto e alloggio e vivendo ogni occasione per crescere come famiglia, per capire davvero cosa conti in una squadra per definirsi tale.
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Un documentario sulla fiducia, su un’Italia di uomini, donne e bambini che, all’omologazione, hanno risposto facendo della propria esistenza un inno alla diversità per aprirsi al cambiamento.
Lucio, sua moglie Anna e la piccola Gaia Basadonne sono i tre protagonisti di Unlearning che racconta in modo semplice e diretto l’esperienza di una famiglia come tante che un giorno ha deciso di provare a vivere in modo diverso.
«Otto ore di lavoro al giorno a testa, bambina a scuola fino alle quattro del pomeriggio, babysitter…. Quando arriva il momento più importante della giornata, la cena, ci ritroviamo sfiniti a parlare di mutuo e bollette, organizzando un’altra giornata di sopravvivenza», ha dichiarato Lucio.
«Questo è il modello comune che finora abbiamo vissuto, che ci confina in uno stile di vita che a nostra volta stiamo trasmettendo ai nostri figli come assunto di verità. Ma se lasciassimo la religione del comfort per condividere i tempi, gli spazi, le logiche e i meccanismi di relazione con chi ha un concetto diverso di famiglia?»

E mio figlio lo chiamo come un filtro di Istagram

Mentre noi, in Italia nel 2015, siamo stati banali e nella top ten dei nomi più gettonati per i bambini abbiamo scelto Sofia, Giulia, per le femmine, Alessandro e Leonardo per i maschi, negli Stati Uniti i neo genitori hanno osato di più e si sono lasciati trascinare dalla fantasia. I più hipster hanno battezzato i loro pargoli con i nomi dei filtri di Instagram. Quelli da usare per migliorare le foto, renderle più luminose, sature o anche a effetto seppia.

A me Instagram piace un sacco e posso capire anche l’entusiasmo di chi lo usa, ma farsi ispirare per il nome del bambino mi sembra un’opzione un pochino azzardata.

Sembra follia, invece è vero. Circa 300.000 genitori hanno voluto omaggiare il loro filtro preferito e così i bebè si chiamano Lux, Valencia, Juno, Reyes, Ludwig (questo andrebbe anche bene), Amaro e Willow.

Per i neo papà e mamme più tradizionali i nomi preferiti rimangono Sophia e Jackson, ma i nomi mutuati da Instagram stanno facendo tendenza alla grande. Nel 2014 c’è stato un incremento di nomi-da-filtro del 75%.

Se poi per questi bambini l’adolescenza sarà turbolenta, non sarà neanche necessario dare la colpa agli ormoni, basterà colpevolizzare l’idiozia dei genitori.

Forse la prossima tappa sarà chiamare i figli con il nome della capsula nespresso preferita: Volluto, Livanto, Arpeggio, Rosabaya e Bukeela.

Festa di Primavera e caccia al tesoro benefica

Come ho già scritto, quando posso faccio la volontaria alla Clinica De Marchi e sabato prossimo 14 maggio, parteciperò alla (grande) Festa di Primavera che si svolgerà nel cortile interno della clinica per poi estendersi nei bellissimi Giardini della Guastalla.
Il tema conduttore della festa è l’educazione alimentare e la madrina della giornata sarà Benedetta Parodi. Oltre a lei saranno presenti anche altri personaggi fra cui anche l’astronauta Paolo Nespoli e l’apetta un personaggio di Colorado Caffè molto amato dai bimbi. La festa inizierà alle 10:30 con la Fanfara dei Carabinieri e durante l’evento sono previsti vari momenti. Una caccia al tesoro che si svolgerà presso i Giardini della Guastalla: i bambini, divisi in squadre, dovranno trovare gli ingredienti per fare una pizza. Poi tornati in cortile, impasteranno una pizza e la cuoceranno nel forno attrezzato. Poi ci saranno laboratori di cucina, di pittura, l’angolo di micro magia, il trucca bimbi. E ancora la partecipazione dei cani della scuola Italiana cani salvataggio (SICS) per momenti di pet therapy e personaggi di Cosplay della Marvel (uomo ragno, Ironman…). E merenda a volontà con una macchina per lo zucchero filato e una per i popcorn.  Vi aspetto 🙂

Mese di verifiche: copiare 2.0 e oltre

Meno di un mese e mezzo alla fine della scuola: tempo di verifiche a raffica e di simulazioni per l’esame di maturità. Ma, come tradizione, gli studenti si organizzano per non soccombere alla mole di impegno che li aspetta. La sfangano in modo tradizionale o tecnologico, a seconda dei mezzi e della fantasia. Copiare è un’arte: bisogna avere tattica e sangue freddo. I principianti nervosi sono quelli che si fanno beccare.
La strategia che mi ha entusiasmato di più, ho scovato la foto su FB, è questo innovativo terzo braccio posticcio, fondamentale per sostituire l’arto destro dello studente, che viene quindi comodamente usato per cercare ciò che serve. Per surfare in rete con lo smartphone, sotto il banco, senza destare i sospetti dell’insegnante.
Una protesi tattica forse scomoda da indossare ma geniale.
Gli smartphone ovviamente hanno un ruolo cruciale nell’apprendimento dei nativi digitali.
Sono la loro appendice, i migliori amici, nel bene e nel male.
Il giorno della verifica si arriva a scuola con due esemplari di telefono: quello preistorico da dare in pegno all’insegnante che, per precauzione ritira i cellulari, e quello vero -ultimo modello molto performante- da tenere per copiare e cercare ciò che serve.
Anche per i nostri alunni 2.0 sopravvivono i classici bigliettini che sono anche sinonimo di studio (per scriverli con la cura di un amanuense bisogna sintetizzare e prendere appunti). Vengono nascosti un po’ dovunque, dall’astuccio fino all’interno dell’etichetta della bottiglietta dell’acqua che viene personalizzata con quello che serve per la verifica.
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Ai miei tempi baravo alla vecchia maniera: appunti scritti nel vocabolario e testa girata il più possibile verso il compito della mia amica più brava della classe (la ringrazio ancora per il compito di matematica alla maturità!).
Ora che tutti i millenials sono tatuati, e considerato che vanno tanto di moda le scritte, mi aspetto che gli studenti chiedano al tatoo artist qualcosa di utile: dai paradigmi, alla tavola degli elementi.
Adesso che fa quasicaldo le ragazze possono mettere le gonne senza calze e avere a disposizione spazio sulle gambe dove si possono scrivere un sacco di date, formule e quant’altro. Ma pure all’interno dei polsi, sugli avambracci. E anche una grattatina ai polpacci potrebbe avere il suo scopo.
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Queste bellissime scarpe possono essere molto utili anche al test per medicina e poi vedrei bene anche una borsa simil Luis Vuitton con stampate nozioni più utili che il monogramma dello stilista.

Un sms per raggiungere nuovi #traguardi

Per i nostri figli ogni tappa di crescita è un traguardo, una sfida che li aiuta a diventare autonomi e indipendenti. Ci sono conquiste più facili e altre più difficili, tappe quotidiane che diamo per scontate (andare in bici, sui roller, sullo skateboard, andare a scuola da soli, uscire con gli amici, ecc.) e altre che sono “pietre miliari” (la maturità, la patente, i primi impegni di lavoro, i primi amori).

Purtroppo per i bambini autistici anche i traguardi che noi consideriamo facili e immediati spesso sono un’impresa. E i genitori di questi ragazzi devono essere coraggiosi e forti, lottare ogni giorno per foraggiare l’impegno e l’autostima dei loro “piccoli”. Un gruppo di questi genitori si è riunito e ha fondato la Fondazione Oltre il Labirinto onlus, che ha come obiettivo quello di aiutare i bambini con autismo a diventare adulti sempre più autonomi. Realizzare per loro progetti di vita indipendente, eliminando la condizione, senza spazio e senza tempo, dei “figli per sempre”.

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Uno dei progetti brevettati dalla Fondazione è un bicicletta speciale: hugbike, la bici degli abbracci, definizione dovuta alla particolare posizione di guida in cui il guidatore “abbraccia” il passeggero ma anche alla visione etica che caratterizza il progetto. L’idea nasce dal sogno di un padre che vuole aiutare il figlio autistico ad andare in bicicletta. Quando il bambino era piccolo lo metteva sul seggiolino davanti, ma una volta cresciuto era troppo pesante per poter usare i seggiolini posteriori e incontrollabile su un tandem tradizionale, in cui sarebbe stato seduto dietro. Dove era impossibile verificare se pedalasse o meno, ma anche parlargli e coinvolgerlo nella passeggiata.

Così a questo papà inizia a frullare in testa l’idea di un tandem inverso: dove il guidatore è chi sta dietro, mentre il passeggero è seduto davanti. Ne parla agli altri genitori della Fondazione, coinvolgono dei partner locali, e insieme decidono di scommettere su questo sogno.

Le prime bici vengono preparate in collaborzione con un altro papà di un bimbo autistico: in un garage, senza disegno, arrangiandosi con quello che avevano a disposizione e un po’ di manualità. La svolta per il progetto è l’arrivo di un progettista, di lunga esperienza nel mondo della meccanica e delle bici, che si appassiona all’idea. Così la nuova bici prende forma. Nel giro di poco tempo ci sono i prototipi e il sogno diventa un progetto lavorativo di inclusione sociale e innovazione. Un progetto che vede i ragazzi autistici collaborare nell’assemblaggio dei vari pezzi che compongono la bici. Schermata 2016-04-08 alle 14.20.46

Questa è una storia emblematica, a lieto fine, ma i progetti della Fondazione Oltre il Labirinto sono molteplici per offrire una risposta concreta ai bisogni dei ragazzi autistici.

Per farlo nel 2010, questi genitori hanno creato, in provincia di Treviso, il Villaggio “Godega 4Autism”, primo esempio europeo di cohousing per autismo. Un modello unico di sostegno e partecipazione, che integra le strutture residenziali a quelle lavorative e di produzione artigianale.

Un impegno importante che ha bisogno del sostegno di molti. Per questo dal 27 marzo al 9 aprile è attiva una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi con cui si possono donare 2 o 5 euro con un SMS solidale o una chiamata da rete fissa al 45501.

Il ricavato contribuirà a sostenere l’avviamento di 36 ragazzi con autismo, di età compresa tra i 12 e i 21 anni, a percorsi di lavoro all’interno del Villaggio e delle strutture partner sul territorio.

I ragazzi verranno inseriti nei laboratori di cucina, di meccanica per l’assemblaggio delle Hugbike, di falegnameria, pittura, disegno, costruzione e decorazione di oggettistica, di coltivazione e raccolta dei prodotti ortofrutticoli. E verrà anche  implementato il progetto “Cooking 4Autism” già attivo con laboratori settimanali di cucina e che prevede l’ampliamento del laboratorio di pasticceria per la produzione degli Zaèti, biscotti a base di farina di mais e uvetta, tipici della tradizione veneta.

 

 

 

Scarpe da bambini comode e belle

Era una domenica di primavera di tantissimi anni fa, avrò avuto più o meno sei anni, mia madre mi aveva comprato le scarpe nuove. Le ricordo ancora benissimo, erano di pelle blu con il cinturino. Molto femminili e carine. Era in programma una visita agli zii e dovevo essere elegante. Mentre i miei genitori finivano di prepararsi ero andata in giardino a giocare. Mi sono arrampicata su un muretto, ho saltato di qua e di là, le scarpine erano un po’ rigide, ma cercavo di non farci caso. Ero contenta e spensierata. Finché non è arrivata mia madre per farmi salire in auto, ha guardato le scarpe, cacciato un urlo e mi ha dato una sberla. La punta delle nuovissime scarpine era tutta grattata. Mi sono beccata una sgridata solenne e la storia della mia sbadataggine è diventata un tormentone in famiglia.
A quei tempi mi sono sentita vittima dell’ottusità dei grandi, come si poteva preferire l’eleganza al divertimento? Solo quando sono diventata mamma ho interpretato la vicenda in maniera diversa. Ho capito quanto sia importante per i bambini indossare le calzature giuste. Ho una passione per le scarpe da bambini, la loro taglia ridotta le rende deliziose, come piccoli oggetti preziosi. Anche se le ragazze ormai hanno i piedi più lunghi dei miei, quando vedo in giro delle scarpine da bambino, in un momento di tenera follia, vorrei comprarle.

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La nostalgia mi fa dimenticare i principi fondamentali che devono avere le calzature infantili: oltre all’estetica, devono essere di buona qualità e manifattura. Perché i piedi dei bambini sono importanti, alla base della loro postura, e la loro crescita molto delicata. Non si può acquistare qualsiasi tipo di calzatura, solo perché è alla moda o i bambini la vogliono perché l’hanno vista addosso agli amici.
E naturalmente anche i costi hanno rilevanza, perché i piedi dei bambini crescono in fretta e un paio di scarpe dura purtroppo solo pochi mesi. A questo proposito, una buona notizia: è appena sbarcato in Italia: Pisamonas. Brand spagnolo specializzato in calzature infantili che offre tutti gli elementi fondamentali per un buon acquisto: qualità, stile e convenienza.
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Tutte le scarpe infatti sono prodotte in Spagna, dove da sempre esiste una grande tradizione nella manifattura calzaturiera, e possono essere acquistata online, con spedizione in un paio di giorni, cambio e resi gratuiti. E’ garantito inoltre un servizio clienti particolarmente accurato, via chat, email, telefono o attraverso i canali social. Per chi si iscrive alla newsletter ci sarà anche uno sconto (€ 6) sul primo acquisto.
Le collezioni, allegre, colorate e divertenti, partono dal neonato e arrivano fino alle mamme. Molto carini e versatili i sandali, i miei preferiti sono le minorchine tradizionali calzature dell’isola di Minorca, comodi e bellissimi, in nappa e nabuk, si possono ordinare e abbinare in varie tonalità. Sono morbidi e perfetti anche per arrampicarsi sui muretti!

(articolo scritto in collaborazione con Pisamonas)

Festa del papà in stile Star Wars

Sabato è la festa del papà e avrete la possibilità di spedire lui e vostro figlio su un’altra galassia e passare la giornata in pace.
Sembra un sogno?
No, si può fare.
Basta mandarli al Museo del Fumetto dove si inaugura nel pomeriggio alle 15 la mostra “I am your father!” dedicata a Star Wars: dal fumetto al cinema… e ritorno.
WOW Spazio Fumetto (ne riparlo non perchè sia l’house organ ma perchè mi sembra una bella iniziativa) ospiterà la coppia padre-figlio più celebre di tutta la galassia: Darth Vader e Luke Skywalker. E l’ingresso sarà gratuito per tutte le coppie padre-figlio che si presenteranno vestendo entrambi i panni del loro eroe starwarsiano preferito!
Poi oltre a figuranti imperiali e ribelli, ospiti speciali di I am your father Day! saranno Valerio Staffelli grande appassionato di Star Wars; il pianista Fabrizio Spaggiari, che interpreterà i temi più belli della colonna sonora di John Williams; i fumettisti Luca Bertelè e Jacopo Camagni, che disegneranno e firmeranno dediche.

Come diventare un po’ più nordici

Un appuntamento imperdibile per chi è a Milano (o nei dintorni)
BeNordic: tre giorni, venerdì, sabato e domenica prossimi. Si parlerà di eco-sostenibilità (nel nord Europa sono avanti anni luce rispetto a noi), di design, di moda, di viaggi e ci saranno interessanti workshop per bambini. E anche mini corsi di lingua: svedese, finlandese, norvegese e anche inglese, perchè i popoli del nord lo parlano benissimo. Il tutto gratuito, per scegliere dove partecipare basta consultare il ricchissimo programma e prenotarsi qui.
Tra le iniziative più interessanti:
Seminario sulla moda ecosostenibile alle 15 di venerdì 18, organizzato dal Danish Fashion Institute.
Seminario contro lo spreco alimentare alle 15 di sabato 19: animato da Selina Juul, fondatrice di Stop Wasting Food movimento che sensibilizza i consumatori a iniziative individuali volte a ridurre gli sprechi nella quotidianità, dalla spesa, alla conservazione e consumo degli avanzi fino alla distribuzione delle eccedenze alimentari.
Per evitarlo in Danimarca le iniziative sono numerose, meno di un mese fa a Copenhagen è stato aperto il primo supermercato-discount alimentare WeFood dove vengono venduti prodotti scaduti ma ancora commestibili oppure fallati, al 30% e 50% di sconto.
Gioca Yoga domenica 20 alle 10,30: per iniziare i bambini a questa disciplina con un mini workshop ci si iscrive qui.
Racconti di viaggio: ogni giorno uno diverso come da programma, per scoprire la Groenlandia, il sud della Finlandia in bicicletta, l’aurora Boreale, la bellezza dei Fiordi e anche il classico villaggio di Babbo Natale a Rovaiemi.
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Guerra fra madri e adolescenti

Il dramma materno di Madonna, di cui ho già parlato, continua con nuove toccanti puntate. La cantante ha il cuore spezzato per l’abbandono del figlio Rocco, che preferisce il padre, piange e dichiara il suo amore live on stage. Trasformando sempre di più questa storia triste in un ghiotto pettegolezzo.

Fra i tanti commenti che ho letto al riguardo, questa è un’analisi approfondita e completa che travalica il caso Madonna e spiega bene il bisogno adolescenziale di indipendenza. Puntualizza gli errori che le madri fanno, più o meno in buona fede, in nome dell’affetto, producendo invece un effetto catastrofico.

 

Faccio After

Sono diventati famosi cantando e ironizzando sulle abitudini (purtroppo verissime) dei liceali milanesi. Hanno iniziato con video autoprodotti nel parco vicino a scuola e adesso fanno serate ovunque e hanno un contratto con una casa discografica. Hanno scelto di chiamarsi Il Pagante, riferendosi allo sfigato che non ha il pass e perciò non riesce a entrare e bere gratis nei locali il sabato sera. L’ironia dei loro testi è fulminante, sono l’evoluzione dei bambini cresciuti con le merendine, infatti cantano:

“Nel Mulino che vorrei entro in pass e bevo Grey

 

Le canzoni più famose sono sullo slang degli adolescenti: balzare, sbocciare, evitare lo sbatti e fare after, cioè tornare a casa molto tardi la mattina dopo aver sbocciato tutta la sera.

Sull’after, l’inizio di questo video è molto divertente con la telefonata della madre che si chiede dove caspita sia finito il figlio. Lui risponde scocciato, ma nella rubrica la mamma è segnata con un cuoricino, quindi un po’ vizioso ma tenero!

I modelli giovanili ritratti da Il Pagante non sono per niente edificanti, non rappresentano certo i figli che i genitori sognano (se non hanno incubi).

Ma so’ ragazzi…

Dopotutto chi non ha mai fatto after?

Ai miei tempi, a Riccione dopo la discoteca andavamo in spiaggia ad aspettare la mattina e una volta, con un po’ di amici, ci siamo anche mangiati tutto il cabaret di bomboloni che incautamente il fornaio aveva lasciato fuori dalla porta del bar dello stabilimento balneare, prima che aprisse. Ricordo ancora quanto fossero buoni.

E non c’erano i cellulari e nessuno poteva telefonare per dirti di tornare a casa 😉

(Ah, che bei tempi! Che nostalgia, nel secolo scorso ero proprio una bad girl!)

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