Il potere delle lasagne

E’ un po’ di tempo che mi domando se la precoce pubertà delle ragazzine di oggi sia dovuta a due cause predominanti che ho individuato. Una più psicologica e l’altra fisica.
Nel primo caso l’over-stimolazione visiva di messaggi a contenuto sessuale attraverso i media soprattutto con la pubblicità e la televisione che colpiscono, anche a tradimento, l’attenzione delle nostre figlie. Mentre nel secondo caso il massiccio uso di ormoni nella carne degli animali che mangiamo. Gli animali da allevamento devono crescere in fretta e quindi un aiutino ormonale non si nega.
E poi l’altro giorno, in una delle mie ormai rare (graziealcielo) soste al parco giochi ho assistito (spiato a essere sincera) a questa surreale conversazione fra due mamme che mi ha fatto rimuginare ancora sul problema:

“La mia bambina grande mi sembra un po’ indietro con lo sviluppo”
“Davvero?”
“Sì, mentre la piccola mi sembra molto più avanti”
“Ne hai parlato con la pediatra?”
“Dovrò dirglielo alla prossima visita”
“Per me dipende da quello che mangiano”
“Dalla carne?”
“Sì, credo di sì”
“Forse hai ragione, forse dipende dalla carne di cui non conosci la provenienza”
“TIpo dal ragout, dal macinato…”
“Ora che mi fai pensare, la mia piccola mangia sempre le lasagne del super e… le stanno quasi venendo le tette”
“Potrebbe essere quello!”

Se fosse vero si aprirebbe una nuova interessante prospettiva economica: giù le azioni dei wonder-bras, dei push up, sul lastrico i chirurghi plastici, mentre le azioni dei pastifici schizzerebbero alle stelle.
E, sorbole, l’Emilia Romagna sarebbe direttamente invitata al G8!

Scusa se ti chiamo amore

L’altro giorno dovevo pagare la mensa scolastica con un bollettino postale.
Allora sono andata all’ufficio postale vicino alla scuola elementare di Emma, anzichè al solito ufficio vicino a casa.
Non c’era fila. Mi avvicino allo sportello dove c’era una bella ragazza mora sui trent’anni.
Le passo i bollettini.
Le mi guarda e dice: “Vuoi usare il bancomat, amore?”
“??????”
Diventa paonazza: “Mi scusi!”
Poi rivolta alle colleghe: “Ho chiamato amore la signora, non sono cosa mi sia preso!”
“Per me va bene, ma se lo dice a un ragazzo magari si monta la testa”, le rispondo per rassicurarla.
E penso che non è vero che gli impiegati pubblici sono sempre scortesi!
Intanto lei dall’imbarazzo ha accartocciato tutti i bollettini nella macchina e deve rifare da capo l’operazione.
C’è ancora tempo per un po’ di conversazione.
“Comunque qui intorno non mi sembra che ci siano dei gran bei ragazzi, quindi è meglio che faccia attenzione”
“E’ vero, è vero…” conferma lei che finalmente mi ha chiesto di digitare il PIN.
Poi mi passa le ricevute: “Tutto a posto!”
Allora la ringrazio, le sorrido e le dico: “Arrivederci, tesoro!”

E venne il giorno…2

Siamo sul divano Emma ed io. Sta guardando L’era glaciale, sono arrivata a coccolarmela un po’ prima di dirle che è ora di andare a letto. Lei gioca il solito asso. Incrementa la conversazione per ritardare.

“Sai nella mia classe siamo divisi: c’è chi crede a Babbo Natale e chi no”

“Davvero?”

“Vuoi che ti dica chi ci crede?”

“Non vedo l’ora di saperlo!”

Snocciola la lista dei buoni, degli studiosi, di quelli che fanno i compiti (quasi tutte femmine) e ci si mette in mezzo anche lei.

“E quelli che non credono?”

Qui partono i nomi degli anarchici, di quelli che prendono più spesso le note, tutti maschi.

Mi guarda cercando una mia reazione.

Mi verrebbe da sorridere, invece dico seria : “Sono dei provocatori”

“Infatti”, annuisce lei contenta.

Insomma la classe è divisa, come il nostro parlamento.

Come le piazze. C’è chi crede a Babbo Natale e chi no.

E venne il giorno…

Nel mestiere di genitore ci sono momenti topici: la prima parolina/dentino/passo/giorno di asilo/scuola…ma anche…

ieri pomeriggio ero in auto con Anita (altezza 1,74 cm), stavamo andando a comprare un paio di stivali che voleva come regalo di Natale.

“Mettiamo un po’ di musichetta?”, chiede lei.

“Sì, ok”, accendo, spengo. Riaccendo poi abbasso. Sono un po’ nervosa. E’ stupido ma non posso farci niente.

Devo parlarle. Così per scrupolo, perchè ha una sorella più piccola. E’ superfluo, ma tanto per chiarire.

“Allora prendiamo questi stivali? Sei sicura? Non vuoi un piumino?”

“No, no. Gli stivali”

Rialzo la musica.

I Black Eyed Peas non hanno figli e se ne fregano del mio imbarazzo, continuano a cantare: Boom Boom PowBoom Boom Pow…

“Perchè tu sai…Babbo Natale…”

“Sì. E’ bruttissimo”

“…però gli stivali…”

“Sì, sì, ma facciamo finta”

“Beh, anche la psicologa che avevo sentito per Insieme aveva detto che finchè uno ci crede esiste…”

“Bene, non facciamo come i miei compagni che si fanno dare i regali ancora prima di Natale”

“Li mettiamo sotto l’albero”

“Come se li avesse portati lui!”


Gaffes

Do il meglio di me quando sto zitta ma purtroppo non ho ancora imparato a farlo.

Stamattina due esempi eclatanti nello spazio di un’ora.

Parlando con una ragazza che non conosco bene ma so che è mamma di un bambino che va alla materna commento:

“Guarda che bella coppia X e Y. Sono così teneri, pensa si amano da quasi trent’anni. Si sono messi insieme da ragazzi”

“Soprattutto fortunati”, risponde lei.

“Eh sì, non è facile rimanere insieme dopo tanto tempo…”, insisto.

“Io ho avuto il mio bambino da sola e ora sarebbe anche ora che trovassi qualcuno, non ne posso più….”, ribatte con tristezza.

Non sono in confidenza con lei, quindi non so cosa dirle, evitando ovvietà e senza entrare in territori troppo intimi. Sono in imbarazzo, sorrido e la saluto. Me ne vado, maledicendo la mia voglia di conversare.

Arrivo in piscina e nello spogliatoio c’è un’altra ragazza che conosco perchè vedo sempre nuotare. Di solito ci salutiamo e sorridiamo ma anche con lei il rapporto è abbastanza superficiale. Aspettava un bambino, l’ultima volta che l’avevo incontrata era enorme. Oggi la pancia è sparita.

“Ciao, allora è nato?”

“Sì, tutto bene, è un maschietto. Finalmente è finita la quarantena e posso nuotare”

“Bene, brava complimenti!”

Vado a cambiarmi, poi quando le ripasso davanti aggiungo: “Anch’io esattamente a  40 giorni dalla nascita sono tornata in piscina, non vedevo l’ora. E allo scadere dei 6 mesi, puntuale, ho smesso di allattare”

Lei dice preoccupata: “Io spero di tirare fino ai 3 mesi…”

Dal suo sguardo capisco di aver (ancora una volta) toccato un tasto dolente.

Ma perchè non riesco mai a farmi i cavoli miei????

“Non ti stressare, fai quello che ti viene. Non sentirti giudicata…obbligata”, non so più cosa dire, cerco di rassicurarla anche stavolta senza infilare una serie di banalità o di consigli non richiesti.

Vado a nuotare e finalmente tengo la bocca chiusa altrimenti bevo.

Forse dovrei vivere in acqua e trasformarmi in una cernia così farei meno danni.

Timeless love

Cercavo di farmi gli affari di Emma, senza troppi snervanti giri di parole, le ho chiesto:

“Ma  tu ami X?”

Lei mi ha guardato con compatimento e ha risposto: “Mamma, guarda che alle elementari si dice ti piace non ami

Poi però mia figlia si è impietosità verso una mamma così out e mi ha gentilmente svelato cose che purtroppo non posso scrivere per non violare la sua privacy.

Ma posso raccontare un’altra storia che avvalora il titolo. E dimostra che l’amore non ha età.

Un po’ di tempo fa, ero rimasta con l’auto in mezzo  a un ingorgo e non riuscivo ad andare a prendere Emma a scuola.

Allora ho telefonato alla nonna di una sua compagna e le ho chiesto se per favore poteva “ritirare” anche mia figlia.

Così è stato e per ringraziarla il giorno dopo le ho regalato una piantina di fiori.

Due giorni dopo rivedo questa simpatica nonna davanti a scuola.

Mi ringrazia per il regalino e mi racconta che le aveva fatto particolarmente piacere perchè proprio quel giorno era stato il suo compleanno e grazie a me, aveva fatto uno scherzo divertente a suo marito.

Insieme alla nipote più grande e scafata, la sorella adolescente della compagna di scuola di Emma, aveva scritto un bigliettino: “Tanti auguri da Mario che non ti ha mai dimenticato”.  E l’aveva nascosto sotto il vasetto della mia piantina.

Poi quando è tornato a casa il marito e le ha chiesto chi le aveva regalato i fiori, ha fatto finta di nulla.

L’ha incuriosito con risposte vaghe e lui, da bravo pollo, ha guardato sotto la pianta  e ha trovato il biglietto. E’ seguita una bella scena di gelosia, perchè Mario era stato il fidanzato della nonna in gioventù. Il grande rivale del nonno, che dopo quarant’anni tornava dal nulla.

Vedovo e speranzoso di rifarsi una vita con la sua bella di una volta.

Il nonno era sempre stato un po’ Otello: nonna e nipote l’hanno preso facilmente in giro, divertendosi un sacco alle sue spalle.

E quando gli hanno raccontato che era tutto uno scherzo si è arrabbiato ma era anche sollevato perchè nessuno voleva soffiargli la compagna della sua vita.

Brrrccvlll?

C’era una casa molto carina senza soffitto, senza cucina….
Ora so che questa canzone è stata scritta tanti anni fa, con molta preveggenza, pensando a me.
Questo mi consola non poco, proprio grazie a questi versi cerco di placare l’ansia/ira/disperazione/giramento di maroni che ciclicamente mi assale.
Saranno due settimane senza cucina e saranno alla fine di agosto.
Dove sarò io? Di cosa nutrirò la mia famiglia?
Devo smettere di chiedermelo ossessivamente così magari spariranno le macchie rosse, dovute allo stress, che mi sono apparse sulla pelle trasformandomi in una versione umana della Pimpa.
Cercherò di essere più spirituale e cambiare decisamente argomento.
E scusate se ho latitato dal blog e dalla rete.

Torniamo all’eden delle vacanze.

Stiamo rimpacchettando per tornare a casa e, non so voi, ma da noi come sempre ci sono molte più cose di quando siamo partiti. Molte cose che vorrei lasciare inavvertitamente nella loro terra di origine.
Molti giornalini, qualche disegno su cartoncini di fortuna, un’imgombrante pistola d’acqua, una paletta enorme che non era da bambini piccoli (mia figlia ha dieci anni e voleva qualcosa di degno per la sua età) infatti sembrava una zappa, una tavola galleggiante, lanterne della presa della Bastiglia, candele profumate e non, ombrellini di carta da cocktail, sculture in cera di formaggio Babybel e molti inutili altri ammennicoli.
Cerco come sempre di dimenticare distrattamente molti oggetti, ma ora che le mie figlie sono grandi, conoscendo questa mia inclinazione, si sono fatte attente e mi tengono d’occhio.
Mi stanno intorno mentre impacchetto e sono sul chi vive. E’ un monitoraggio attento e costante.
Allora per ripicca mi fisso sui dettagli.
“Emma, cos’è questo gancio? E’ tuo?”
“Sì è mio. E’ un anello, non un gancio”
“Ti serve?”, chiedo dubbiosa.
“Sì”, risponde decisa.
“Per che cosa?”
“Per il brrcvll
“Come?'”
“Per fare un brcvvll
“Non ho capito, vieni più vicino a dirmelo”
Mi si mette di fianco e ripete: “Devo fare un bracccvvll“, è anche un po’ scocciata di avere una mamma così sorda.
“Un br cosa?”
“Un braccavolo“, confessa riluttante.
La guardo dritto negli occhi, la sua faccia tosta nel tentare di raggirarmi mi stupisce e mi diverte.

I nuovi modelli

All’entrata della mia palestra la conversazione fra due uomini:
“….è fantastico adesso si gira”
“Sì, si anche il mio”
“Non mi sarei mai aspettato che fosse così”
“Neanch’io, sono proprio contento”
“Eh sì, quelli nuovi sono spettacolari”
Risatina complice.
Mi chiedo se parlino di navigatori satellitari che magari sterzano anche, di nuovi smartphone potenziati o anche di I-pad che fanno capriole.
“Noi ieri abbiamo comprato il paracolpi”
“E’ meglio così non prende capocciate!”
Sono basita e ammirata: ho intercettato due nuovi padri.