Il Viagra non va più


Una volta mi arrivavano decine e decine di allettanti offerte superscontate per comprare Viagra, poi cercavano di convincermi ad allungarmi il pene o ad accettare vacanze regalate in Costa Rica. Era una moda dell’anno scorso: adesso invece dovrei acquistare quello speciale apparecchio che toglie per sempre i peli dal viso, frequentare i giovani gay locali o andare gratis a spassarmela con una spogliarellista a Las Vegas. Gli spam sono numerosi e piuttosto fantasiosi. Ogni giorno ne cancello a valanghe. Poi ci sono le catene di S.Antonio, che a volte, arrivano anche da amiche insospettabili. Scopri che albero sei, diffondi il mantra tibetano e, ovviamente, i tuoi desideri si realizzano in cinque minuti. Anche questi messaggi cestinati senza ripensamenti. Le e-mail peggiori però sono le bufale: leggende metropolitano che circolano per anni con poche variazioni. C’è un sito che le cataloga quasi tutte, o almeno le più perniciose, ed è anche piuttosto divertente. Peccato però che questi appelli siano sempre drammatici e spesso facciano anche leva sulla vulnerabilità dei bambini e sul cuore di mamma. Ci sono quelle che chiedono sangue per una piccola che si salverebbe solo con una certa trasfusione. Un’altra ragazzina ammalata terminale spedisce un appello per far comprendere il vero valore di ogni prezioso istante di vita. Questi sedicenti appelli servono a istaurare sensi di colpa e farti sentire una cacca: soprattutto se hai appena sgridato tuo figlio, urlato a tuo marito e litigato con un operatore di call-center. Ma il loro vero scopo è intasare la posta elettronica. E avvalorare indirizzi e-mail da spacciare a vari database.

Servizio vaccinazioni: ahi! ahi! ahi!

Ho ricevuto una lettera dal consultorio di zona che fissava per Anita (ovviamente in pieno orario scolastico e lavorativo) il richiamo del vaccino trivalente, morbillo-parotite-rosolia previsto attorno ai 10-11 anni. In calce alla lettera c’era anche un numero a cui rivolgersi nel caso in cui non fosse stato possibile presentarsi alla data fissata. E così ho cominciato a telefonare, ovviamente suonava sempre a vuoto, per tutte le tre ore dell’orario previsto per le chiamate. Così per cinque giorni, ho provato e riprovato. Anche attraverso l’operatore Asl, ma senza risultato. Poi miracolosamente il sesto giorno mi ha risposto una signora frettolosa e sgarbata che, parafrasando Bart Simpson mi ha più o meno suggerito di “Ciucciarmi il calzino”. Vale a dire: gli appuntamenti non si spostano in orari più comodi, chisssenefrega se mia figlia ha fatto solo la vaccinazione antimorbillo a diciotto mesi, perchè a quindici aveva già avuto la rosolia, il richiamo lo si fa trivalente comunque perchè in commercio il vaccino singolo non esiste più e in fondo non ha mai fatto male a nessuno. Trattata, insomma, da mamma cerebrolesa e rompiscatole. Non convinta dalle parole di questa carismatica infermiera, dalla mattina successiva ho iniziato a telefonare alla pediatra, ottimo medico, che però come molte colleghe ha la reperibilità in quella sola ora mattutina in cui la linea è sempre bollente. Forse questa regola è stata pensata perchè dopo aver tentato e ritentato invano per tanto tempo, una volta beccata la pediatra le mamme sono così felici che metà della preoccupazione riguardo alla malattia del pargolo svanisce. Quindi sono meno ansiose e più facili da gestire per i pediatri. Infatti anch’io quando finalmente ho sentito la voce della dottoressa, ho avuto un moto di gioia e anche scoperto che il vaccino per il solo morbillo esiste. Si può trovare alla Farmacia Chiassese che è, ovviamente, a Chiasso e ha tutte le medicine più fighe del mondo. E così sappiamo che gita fare questo fine settimana.

Marge, mon amour

Li ho scoperti con un bel quindici anni di ritardo ma è stato un colpo di fulmine. A ottobre ho visto al cinema il film de I Simpson e sono rimasta folgorata. A Natale ci siamo fatti regalare i cofanetti Dvd delle varie stagioni televisive e la bella notizia è che ci sono un sacco di episodi da guardare. Anni e anni di Simpons che mi aspettano! Poi ci sono quelli che trasmettono su Italia 1. Insomma una vera pacchia. Ogni sera, prima della nanna, io e le bambine ci spaparanziamo sul divano per la nostra dose quotidiana di Simpson. E così ho imparato ad apprezzare Marge, mamma ideale e realistica, che cerca di barcamenarsi nella sua strampalata famiglia. Per mostrare il mio apprezzamento vorrei comprarmi e indossare delle magliette con la sua immagine. Oppure se impazzisco provo capelli “a covone” come lei. L’altra sera c’era un episodio della terza serie, intitolato “Homer da solo”, in cui Homer veniva lasciato solo a badare alla casa e ai bambini perchè Marge era un po’ troppo stressata dai suoi cari che non la rispettano e sfruttano. Così Homer le proponeva qualche giorno in beauty-farm, chiamata Rancho Relaxo. Ma lei, dopo essersi vestita da hawaiana, concessa un po’ di massaggi e cocktails, alla fine si annoiava e rimpiangeva il suo inferno domestico. Un vero capolavoro di psicologia “mammesca” che mi ha fatto amare ancor più Marge. Benchè sia solo un cartone animato è molto più vera di tante altre madri famose che ci propinano i media, prima fra tutte la noiosissima Angelina Jolie.

Magico probiotico

Oggi c’è una notizia molto interessante sul Corriere della Sera : riguarda le coliche gassose dei neonati che purtroppo colpiscono ben sette bebé su dieci e di solito continuano per i primi tre mesi. Emma le ha avute e non mi ha scontato neanche un minuto: ha strillato ogni sera fino allo scoccare della mezzanotte del suo novantesimo giorno di vita. Secondo l’articolo del Corriere, uno studio dell’Università di Bari (che sarà pubblicato sul prestigioso The Journal of Pediatrics) ha scoperto che per lenire o, meglio ancora, evitare le coliche basta somministrare al neonato alcune gocce di un fermento lattico probiotico. Così miglioreraranno digestione e motilità intestinale dei bebè che non saranno più costretti a soffrire e a urlare, ogni sera dalle sette in poi, sgambettando in aria. Speriamo che funzioni perchè le maledette coliche mandano in tilt la gioia dei primi mesi per molti genitori che perdono il sonno e il senno. E se la mamma si stressa, per osmosi, il bebè fa altrettanto e le coliche aumentano. Conosco neo-genitori disperati che hanno passato intere serate a guidare senza meta, nella speranza di placare e far addormentare la creatura urlante. Altri che mettevano il piccolo sulla lavatrice durante la centrifuga nella speranza che il movimento dell’elettromestico lo placasse. Una mia amica aveva attaccato un lazo alla carozzina, perchè durante le passeggiate non poteva fermarsi altrimenti la bambina urlava. Ma con la corda, se era previsto uno stop, poteva comunque tirare avanti e indietro e continuare a far rollare la figlia. Io ho bevuto ettolitri di tisana di finocchio senza risultato. Perciò se ora basta un lactobacillo siamo tutti molto più sereni.

A volte ritornano

La nostra vita senza Sky non era più la stessa. Appena tornata a Milano ho telefonato, ovviamente di nascosto e con le dita incrociate, al negozio dove “era nato” un anno e mezzo fa il rannocchietto e fortunatamente avevano ancora un esemplare del nostro anfibio. Ieri pomeriggio, mentre Emma faceva la solita marea di compiti interminabili che le tocca regolarmente, sono andata in missione. Ho portato Anita al Pac a un laboratorio fotografico legato alla mostra del momento, le opere di Ugo Mulas. Mentre la primogenita “creava” immagini digitali, sono andata furtivamente al negozio dei ranocchi ad acquistare un nuovo Sky. Poi sulla via del ritorno a casa, abbiamo architettato la toccante rentrée del pupazzo. Ok, abbiamo copiato l’idea dalle storie del leprotto Felix, ma adattandole alla nostra realtà. Anita ha scritto una lettera indirizzata a Emma, fingendosi Sky e raccontandole di essere stato rapito dalla donna delle pulizie e poi essere riuscito a scappare fortunosamente dalla lavanderia dell’hotel… Successivamente in un crescendo di suspance aver raggiunto, nascosto nella tasca laterale di una valigia piena di mutande sporche l’aereoporto…. da lì ancora un po’ di avventure mirabolanti… finchè finalmente ha ritrovato il nostro bagaglio e si è intrufolato felicemente dentro, direzione Milano-Linate. Il caso ha voluto che le nostre valigie che erano state veramente perse nel viaggio di ritorno dovessero arrivare proprio ieri sera: così con grande tempismo abbiamo recapitato la finta lettera a Emma, simulando l’arrivo del postino in un momento improprio. E un’ora dopo, quando il corriere ci ha portato le valigie, siamo riusciti a infilare il ranocchio nella tasca laterale e farlo trovare a Emma, emozionata e commossa. Ma il vero colpo di genio della truffa è stato casuale: nella stessa tasca della valigia, partendo, avevo messo un tubo di detersivo per lavare a mano il bucato in viaggio. Questo si era aperto e aveva insaponato tutto l’interno della tasca. Nascondendo dentro Sky in fretta, non ce ne siamo accorti, ma quando mia figlia l’ha riabbracciatoil pupazzo era tutto insaponato. Così Emma non ha potuto far a meno di esclamare: “Poverino! Puzza di sapone, si vede che è stato tenuto nascosto in lavanderia!”

E’ sparito Sky

Purtroppo il nostro soggiorno si è concluso con una brutta sorpresa. Il piccolo Sky, ranocchio di pelouche verde di circa 15 centimetri, compagno di nanna di Emma è misteriosamente scomparso. Proprio l’ultima sera della vacanza. Una coincidenza?
L’ipotesi più verosimile è che sia rimasto in mezzo alle lenzuola e trasportato inavvertitamente alla lavanderia dell’albergo. Circolano anche voci che abbia preferito fare come il leprotto Felix
e prendersi una vacanza in autonomia.

blue-iguana

Nella natura della Guadalupa gli incontri con gli animali non sono mancati: al Parco Nazionale, una vera giungla tropicale, ci sono pappagalli, colibrì e anche procioni. Poi, per caso, abbiamo visto un iguana verde nel giardino dell’albergo. Quelli blu invece preferiscono stare appollaiati sugli alberi. Nell’hotel di fianco, dove andiamo a mangiare un panino per pranzo, c’era una signora che urlava perchè le era appena caduto sul lettino dove stava abbronzandosi proprio un bell’esemplare blu. Pensava fosse un gatto…

In spiaggia abbiamo ammirato il nuoto, il volo e la pesca dei pellicani in riva al mare. E anche letto sul quotidiano locale (France-Antilles) di una simpatica gara di piccioni viaggiatori. Sono partiti in 145 da Bouilonne e sono arrivati solo in 45. Il primo classificato si chiama Aurélien, nome ora molto alla moda, perchè si chiama così anche il figlio di Carla Bruni.

Oggi abbiamo assaggiato la polpa di canna da zucchero. Ci è stata gentilmente offerta, sotto forma di bastoncino, dal taxista che ci ha condotto all’aeroporto. Basta masticarla con vigore tra i molari per estrarne un succo dolcissimo. Chupa-chup dei Caraibi?

Comunque lasciamo l’isola con un po’ di timore, perchè secondo un altro articolo del France-Antilles nel 2008 sono attesi in Guadalupa ben sette uragani. Spero pecchino di eccessivo allarmismo.

Abbiamo mangiato Christophine

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Come sempre in caso di viaggio ci sono vari problemi con il cibo, soprattutto con Emma che è ancora piccola e per natura poco incline alle novità culinarie. Insomma il classico tipo da pasta al sugo ad aeternum. Quindi qui in vacanza ha mangiato molto ma molto pane. Poi, miracolo, ha assaggiato le accras, deliziose frittelle di pesce che qui vengono servite come antipasto. Poi, a tradimento, abbiamo anche gustato cristophine, contorno dal nome umano che non è altro che il frutto di una liana rampicante. E’ bianca, assomiglia a una pera nella forma e a una patata nel sapore e arriva sul piatto gratinata e accompagna di solito il pollo. Ma tutta la sua energia Emma la prende dalle banane locali che sono ricche di potassio, calcio, fosforo e quant’altro come spiega orgogliosamente il sito.

Stamattina nel nostro albergo c’è stata una festa di matrimonio, foto sopra, la sposa era elengantissima in un abito color dei fiori del giardino. Alle sei del pomeriggio gli invitati erano tutti stravolti, dal caldo e dal rum, gli unici ancora vivaci erano i paggetti e le damigelle che continuavano a buttarsi con entusiasmo sotto il tavolo del ping-pong.

Ieri in Guadalupa, territorio francese d’oltremare,  c’è stata la visita ufficiale del Primo Ministro, Francois Fillon. Dalla lettura del quotidiano locale, France-Antilles, ho appreso  che le Premier Ministre ha promesso di aiutare la Guadalupa a risolvere i suoi problemi (molte zone sono state colpite dall’uragano Dean, il turismo può migliorare e aiutare a incrementare il livello di bnessere della popolazione). Ma la cosa più stupefacente è la natura del primo grosso investimento turistico. Quasi cinque milioni di euro sono stati stanziati per il rinnovamento e il miglioramento del locale Club Med.  Ci sono pochissimi alberghi, zero centri turistici e moltissime abitazioni fatiscenti, ma  è sembrato importante enfatizzare l’importanza del Club Med. Sembra quasi di tornare ai tempi pre-rivoluzione francese, quando Marie Antoinette esortava il popolo a mangiare brioche se non avevano il pane!

Un’altra chicca della visita del Ministro è stata la manifestazione dei farmacisti: nella desolazione della mappa dello shopping, le farmacie in puro stile francese spiccano come il Taj Mahal; bellissime, omeopatiche, lussuose e piene di cosmetici. Peccatoi che il prezzo dei medicinali abbia subito un lieve ribasso e allora tutti i farmacisti in piazza a protestare nella speranza di incontrare Fillon. Fortunatamente sono stati dispersi dai flic locali prima del suo arrivo.

Paradiso proibito


Siamo arrivati in Guadalupa a Gosier. Ho fatto appena in tempo a guardare questa spiaggia meravigliosa e poi sono collassata a letto con 39 e mezzo di febbre. Dopo due giorni di delirio, mal di gola e tosse, ho preso l’antibiotico e ora sto bene. Peccato che per una settimana niente bagno e poco sole. Allora siamo andati a fare un po’ di giri nell’isola. Ho scoperto che quasi tutte le famiglie hanno parcheggiata in giardino la mucca domestica, che pascola felice e fornisce il latte. Siamo anche andati all’Acquario, piccolo ma molto ben organizzato. Ci sono squali, pesci palla, stelle marine e una simpatica testuggine. Sotto alle varie vasche si trovano degli sgabelli colorati che servono ai bambini più piccoli per riuscire ad alzarsi a un’altezza sufficiente ad ammirare i pesci. In Italia nessuno ci ha mai pensato.

Elettroshock ai più violenti

Oggi ho letto una notizia scioccante sul Corriere della Sera: negli Usa si sta discutendo se sospendere la terapia avversativa, scosse da elettroshock negli arti ai bambini più molesti, violenti e indisciplinati. Bambini non semplicemente rompiscatole ma malati di autismo o con disturbi mentali. Questi ragazzini hanno elettrodi che attraverso uno zainetto sono applicati agli arti e al torace. Quando stanno per mollare un calcio a qualcuno o sono sul punto di compiere qualsiasi malefatta agli educatori basta azionare il telecomendo e parte la scarica elettrica. A New York stanno discutendo se continuare questa atroce terapia che comunque resterà in vigore fino al 2009. La cosa più impressionante è che i genitori dei piccoli pazienti sono quelli più a favore di questo metodo. In un Paese dove, un paio di anni fa, hanno messo le manette a una bambina di quattro anni perchè era troppo vivace all’asilo forse non c’è da stupirsi che educhino facendo zapping.

Domani mattina dovremmo partire, speriamo bene. Ho avuto un incubo ricorrente tutta la notte: mi era dimenticata di andare a prendere Emma a scuola e lei era sparita nel nulla. Mentre le altre mamme ce l’avevano con me perchè la sua assenza rovinava irrimediabilmente la recita natalizia di classe.

Meglio la tata o il tato?


Tra un bucato di lenzuola vomitate (dono natalizio dell’influenza di Emma) e l’ennesima spremuta di arance iper-vitamniche, ho visto il film “Il diario di una tata” con Scarlett Johansson. Storia più o meno vera tratta dall’esperienza di due ex-baby-sitter che hanno lavorato per ricche famiglie newyorkesi. Il film è divertente e realistico: per trovare mamme come la protagonista non c’è bisogna di andare fino all’Upper East Side di Manhattan, basta fare un giro attorno a casa mia. E mi sono anche ritrovata, purtroppo, nelle abitudini culinarie di quella pessima madre, anch’io ho un debole per le bistecche di soia e affini. Comunque punto focale del film è, ovviamente, la figura della tata che in questo caso è intelligente e strafiga come Scarlett Johansson e infatti turba e arrapa il marito fedifrago della cattiva mamma. Perchè tutte sanno che la tata tra le tante doti richieste ha quella di essere bruttarella, altrimenti potrebbe mettere a rischio l’armonia coniugale. Gli esempi celebri si sprecano: Jude Law ha fornicato con la baby-sitter, Robin Williams se l’è sposata e anche, tanto tanto tempo fa, il papà di Madonna appena rimasto vedovo ha impalmato la tata.
A casa mia di tate belle ne sono “quasi” arrivate due. La prima secoli fa, quando Anita era appena nata e del mondo delle baby-sitter non sapevo ancora nulla. Tramite un’amica mi era piovuta in casa una splendida ventenne norvegese. Una specie di Gisele Budchen delle tate che mi aveva un po’ allarmato per la sua bellezza, ma ero così stravolta dall’allattamento e dai rigurgiti che avevo perso il senso della realtà. Il destino però decise di salvare il mio matrimonio, infatti ancora prima di iniziare la bellissima e dolcissima norvegese mi telefonò per dirmi che nel frattempo aveva trovato un altro lavoro più prestigioso e quindi non veniva più da noi. La seconda tata-fata l’ho incontrata alcuni mesi fa. Anche lei ventenne, alta, sinuosa e arrapante. Ero un po’ alla frutta e così ho deciso che andava benissimo: era automunita e simpatica alle bambine. Così un giorno l’ho portata con me all’uscita della scuola per presentarla alle maestre. Oltre alle insegnanti l’hanno vista le altre madri e alcune mi hanno telefonato per chiedermi se fossi impazzita. Non dovevo assolutamente mettermi in casa una sirena del genere. Massimo rischio. Poi però anche questa ragazza mi ha dato praticamente forfait: deve frequentare l’università a tempo pieno e non ha mai tempo di venire da noi a rovinare il mio matrimonio. Così sono senza baby-sitter ma ancora felicemente sposata.
Adesso però va tanto il tato, il male-nanny come lo chiamano in inglese, dagli Usa sta prendendo piede anche da noi. Conosco una mamma che ne ha uno e si dice tanto contenta, anche perchè si sta separando.

La sfiga di Natale


Abbiamo visto “La bussola d’oro” il film tratto dall’omonimo romanzo best-seller dello scrittore inglese Philip Pullman. Avevo letto una recensione dove si sosteneva che, nonostante il cast stellare, con Nicole Kidman e Daniel Craig, il personaggio migliore della storia fosse l’orso. Dovevo far tesoro di questa opinione. La storia è un noioso puzzle fantasy di elementi copiati da “Il signore degli anelli”, “Le cronache di Narnia”, “Henry Potter”, “Eragon” e “La storia infinita” con una suspance pari a zero. I dialoghi sono infarciti da ridicoli nomi astrusi, mutuati da un latino maccheronico. Anche l’orso ha un nome e un cognome improbabili. Alla fine la cosa migliore di questo film sono i gadget, ad esempio le bussole di plastica che si trovano nelle confezioni di cereali.
Il 24 dicembre dovevamo partire per una vacanza qui, peccato che il giorno prima a Emma è arrivata la febbre e l’influenza. Dopo un pow-wow familiare e molti porconi, abbiamo cambiato il volo e partiremo il 28. Non me la sono sentita di imbottire mia figlia di medicine e farle affrontare tredici ore di viaggio.

La maledizione del calendario dell’Avvento


Una delle tante calamità natalizie che mi affliggono riguarda il calendario dell’avvento: quattro anni fa ho regalato alle mie bambine un delizioso calendario dell’Avvento con ventiquattro tasche da riempire. Vale a dire: ogni giorno dovevo mettere dentro due regalini per non deluderle. Essendo fermamente contraria all’abuso di caramelle, cioccolatini e chupa vari (già paghiamo profumatamente l’ortodontista per due apparecchi e vorrei evitare altre cure&carie) ho cominciato a riempire le maledette taschine con piccoli doni perfettamente inutili: gomme per cancellare profumate, trottoline, adesivi, pupazzetti, figurine, mollettine e mille altre stupidate. Il budget doveva essere un euro a regalo ma quasi sempre ho sforato. Sono arrivata a Natale con la casa piena di minuscole inutilità, lasciate in giro ovunque e la sensazione di aver buttato un sacco di soldi. Così mi sono ripromessa di far sparire il calendario. L’anno scorso sono riuscita a dimenticarlo fino a S.Ambrogio, quest’anno l’avevo nascosto bene in fondo a un armadio (non riesco a buttarlo nel cassonetto senza sentirmi in colpa) e poi verso il 10 di dicembre Anita mi ha detto, guardandomi teneramente: “Sai mamma la cosa che mi piace veramente del Natale è il calendario dell’Avvento”. Così mi sono sentita una cacca e ho rispolverato l’acchiapparegali. Con una precisazione. Qualche volta ci sarà un regalo bello e altre una cosa piccolina tipo cioccolatini (sono stati ampiamente rivalutati). Adesso la situazione è anche peggiorata. Alla mattina scrivo in fretta due bigliettini, tipo caccia al tesoro, “troverai il tuo regalo sul tavolo, della cucina, sul divano, ecc…” perchè il regalo bello/utile misura più di un centimetro e mezzo e quindi non sta nella taschina. Poi spero che una della bambine non rubi il biglietto dell’altra per farle uno scherzo. Tengo le dita incrociate perchè il fiocco rosso in un borsellino di Hello Kitty non sia considerato più bello dell’altro con il fiocco rosa e non ci scappi la rissa natalizia. L’Avvento non mi è mai sembrato tanto lungo!
Dal buonismo consumistico a quello più vero e ammirevole: l’altro giorno ho letto la storia di una donna, forte e coraggiosa, che mi ha molto colpito. Si chiama Robin Lim, è americana ma ha sangue tedesco, irlandese, cinese e filippino. E’ una specie di Madre Teresa delle ostetriche, ha sviluppato una sua filosofia della nascita. Ora lavora a Bali dove ha fondato una sua organizzazione http://robinlimsupport.org e aiuta le donne indonesiane a partorire nel modo più naturale possibile. Si è stabilita ad Aceh, località sconvolta dallo tsunami e ha scoperto perchè tantissime donne del luogo morivano di emorragia post-partum. Dipendeva dalla loro alimentazione, mangiavano soprattutto riso geneticamente modificato e privo di valori nutrizionali, che impediva al loro sangue di coagularsi. Robin Lim ha insegnato alle donne, anche alle più povere, come mangiare in gravidanza e ha salvato molte vite.

Nati troppo presto


Sono a metà del guado: ho già vissuto una bella fetta della mia carriera di mamma. Le mie bambine vanno alle elementari e sono piuttosto autonome. Vale a dire: nei pomeriggi che torniamo a casa da scuola, posso anche mettermi un po’ a lavorare al computer e loro vengono solo 5-6 volte in un’ora a chiedermi un foglio, una matita, farmi vedere un disegno, dirmi ho fame, ho sete, lei mi ha dato un pugno… Nonostante tutti gli anni di “mammmitudine” sulle spalle, quando leggo di neonati prematuri, faccio un salto indietro nel tempo e mi commuovo fino alle lacrime. A dire il vero piango anche in tutti i film dove mostrano una nascita, un parto. Mi si sono inumiditi gli occhi anche nel film “Molto incinta”, che era demenziale, divertente non certo toccante. Ora si sta discutendo tra i neonatologi l’opportunità di stipulare un documento nazionale che stabilisca a 23 settimane di gestazione la possibilità di rianimare, intubare e curare un neonato prematuro. Perchè per i piccoli nati prima di questa data sono troppe le difficoltà da superare per aspirare ad avere poi un’infanzia e una vita normale. Curarli rasenterebbe l’accanimento terapeutico. In Olanda esiste una una normativa che prevede “lo spartiacque” per la soppravvivenza a 25 settimane. I neonati nati prima di questa data non si rianimano. E’ una scelta drammatica, delicata e difficilissima. Quand’ero incinta di Anita la mia primogenita, ho rischiato anch’io di farla nascere troppo presto, alla ventinovesima settimana, alla fine del sesto mese. Sono stata una notte in sala travaglio con la flebo della vasosuprina per fermare le contrazioni e scongiurare la nascita. E’ andata bene. Dopo ho passato un mese immobile nel reparto di ostetricia contando i giorni che mancavano alla fatidica trentaquattresima settimana, quando finalmente i polmoni del feto funzionano. Anita è nata alla trentaseiesima settimana, pesava 3 chili e non ci sono
stati problemi. Ma quando vedo quei microbebé i ricordi si fanno fin troppo vividi.

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