Senza trucco e senza inganno?

Questa è la foto che ieri pomeriggio Anita ha scattato a Emma per partecipare a un concorso fotografico di Focus Junior. Non è stata un’impresa semplice. Anita ha un libro di trucchi fotografici da cui ha mutuato l’idea. Io ho fornito il lenzuolo bianco che faceva da sfondo, il barattolo di lenticchie, l’acqua e soprattutto l’Autan (in primo piano proprio sotto il piede) perchè l’hanno fatta nel giardino sotto casa e le zanzare tigre imperversano. Emma sul prato per il pic-nic delle zanzare e Anita dal balcone che scattava. Ogni tanto si avvicinava qualche cane che voleva marcare il territorio proprio sul set, ma alla fine ce l’hanno fatta. Emma ha commentato che far la modella fa schifo e questo già mi è sembrato un buon risultato. Stasera il papà ha perso un sacco di tempo a ritoccare l’immagine al computer con Gimp (neanche per cancellare le rughe di Madonna ci vuole tanto) e alla fine quando Anita era pronta a inviare la sua immagine al concorso via mail, ha letto il regolamento. Proibite le foto ritoccate. Allora ciccia!

Swinging Lego

Seratina da teen-agers guardando video su youtube (con mia supervisione on and off).
Anita, con aria esperta, davanti a un Freddie Mercury fai-da-te: “Questo è gay!”
Allarmata, ho chiesto: “Ma papà ha messo il parental control?”
Emma: “Siiiiì, mamma…”
“?????” e ho incrociato le dita.
Alla fine abbiamo trovato questo filmato imperdibile di un geniale ventenne giapponese.
A Emma è piaciuto molto perchè ha riconosciuto in George Harrison un omino di Lego che ha anche lei, vestito con l’abito del pilota d’aereo.

Troppo piccoli?

A settembre nelle scuole elementari milanesi partirà un progetto di educazione sessuale che coinvolgerà gli alunni delle classi quarte e quinte. Spero che possa veramente attuarsi. E nessuno si scandalizzi e remi contro. Dall’esperienza della classe di Anita ho avuto la conferma che i bambini di quell’età vogliono parlare di sesso ma fanno del sensazionalismo e hanno le idee molto, molto confuse. Sono piccoli ma bombardati da immagini sempre più esplicite e modelli sempre più vacui. Poi vanno alle medie e la situazione si complica…una mamma amica mi ha raccontato che fra le ragazzine del primo anno del liceo c’è un boom della pillola del giorno dopo. La vogliono tutte anche quelle che non ne avrebbero alcun bisogno, perchè non si sa mai. Altre notizie dal fronte adolescenziale rivelano che i primi pomiciamenti di un tempo adesso sono alla Monica Lewinski. Tendenza confermata anche da un’amica e mamma americana. Ci becchiamo sempre le mode d’oltreoceano ma questa volta ribelliamoci e cerchiamo di fare qualcosa: speriamo che questo progetto educativo sia utile e i nostri insegnanti siano anche in grado di sopportare tutte le risatine e gli ammicamenti…

Sole, mare e tabelline

Ieri su La Repubblica un doppio paginone su uno dei temi più caldi dell’estate delle famiglie: i troppi compiti delle vacanze che si abbattono sulle spallucce dei nostri bambini. Ci sono i genitori che si ribellano alla mole di lavoro assegnata ai loro figli e maledicono gli insegnanti e altri che invece pensano che sia giusto sgobbare su libri e quaderni anche in estate.
In me convivono con schizzofrenia entrambi gli schieramenti: due figlie e due attegiamenti opposti. Anita a settembre andrà alle medie e quindi in teoria non ha compiti, mi ha però chiesto di acquistare un libro “di raccordo” e se lo gestisce in autonomia. Ha avuto insegnanti che hanno sempre dato pochi compiti e li ha sempre fatti senza il mio intervento. Emma, al contrario ha insegnanti piuttosto sadiche su questo tema e un’indole opposta alla sua diligente sorella maggiore. Va bene a scuola ma tira a svicolare di brutto. Più che di un supervisor ha bisogno di un agente di Guantanamo che la minacci e ricatti senza pietà, per inchiodarla ai suoi doveri scolastici. Proprio in questi giorni, sotto fucili puntati, sta tentando di scalare la montagna di problemi matematici (39) che ha lasciato a germogliare nel suo zaino fino a 3 giorni fa. Poi l’aspettano le 90 operazioni in colonna, le comprensioni di testo, mezzo libro di inglese, il manuale di grammatica da completare e le schede di storia e geografia da colorare. E le tabelline chi se le ricorda più? Il 23 partiremo per il mare e la prima settimana di settembre c’è da frequentare un camp al maneggio. Quindi siamo seriamente nei guai.
Adesso vado a colorare due schede, ma devo stare attenta a non calcare troppo con il pastello “altrimenti è troppo da mamma e le maestre se ne accorgono”.

Celebrazioni & dinsinfestazioni

Ieri sera c’è stata una romantica cenetta a quattro (la baby-sitter è in vacanza) in cui mio marito e io abbiamo festeggiato l’anniversario del nostro primo appuntamento a gamberoni, pasta al sugo e champagne. Tra un flute e l’altro, mi sentivo sempre più leggiadra, ma non potevo far a meno di notare che Anita continuava a grattarsi con insistenza la testa. Così dopo l’ultimo brindisi, ho dato, per scrupolo, un’occhiatina fra i lunghissimi e riccissimi capelli biondi della mia primogenita (una chioma un po’ alla Robert Plant negli anni d’oro).
Non è stagione, le scuole sono chiuse da una vita, perciò mi sono sorpresa di trovare un insediamento di bastardissimi pidocchi. Sul biondo schiarito dal sole, risaltano meravigliosamente. Erano lì beffardi e indaffarati a rincorrersi proprio sopra le tempie di Anita. C’erano gli adulti, gli adolescenti e i bebé. Oramai li riconosco benissimo, a seconda della taglia e del colore, perchè siamo già alla terza esperienza. La prima, qualche anno fa, è stata molto traumatica, con reazione isterica di taglio di capelli globale a tutte e due le figlie.
Perchè le mamme di solito vivono male queste disavventure: una mia amica ha messo il divano in giardino nella speranza di bonificarlo, un’altra è andata avanti per mesi a tagliarsi i capelli come un marine. Altre madri si vergognano e scelgono l’omertà. E’ la reazione peggiore perchè così impestano e contagiano il mondo. Mio malgrado oramai sono un’esperta: ho scritto anche articoli per Insieme sul tema, i pidocchi sono considerati una calamità naturale molto gettonata sulle riviste. Ho intervistato dermatologi, farmacisti e dirigenti didattici. Conosco tutte le strategie per distruggere questi maledetti parassiti: dalla guerra chimica alle soluzioni più ecologiche. Imprecando, ho imparato a considerare i pidocchi con freddezza da killer: quasi una seccatura inevitabile, come le mestruazioni.
Ieri sera Emma è stata ispezionata a fondo ed è risultata indenne. Era felicissima, anche se non ha schivato il trattamento. Di solito era lei la monatta e pensare che questa volta sia stata Anita a portare a casa le orride bestie, le dava una grande soddisfazione.
In questo clima di emergenza nel dopocena non c’è stato ovviamente spazio per nostalgie da fidanzatini. Mio marito è andato alla farmacia di turno a comprare la schiuma Milice (i prodotti di sterminio costano una cifra e sono diventati un grande business, quasi un euro a pidocchio), mentre io ho tirato fuori la pettinina di ferro a denti lunghi per una prima disinfestazione ecologica. Poi ho cambiato e lavato a 60° lenzuola, asciugamani e teli da piscina. E dopo al grido di: “Tutti all’Acquapark” ho cacciato anche i pupazzi in lavatrice.

Bisogna vendere


Mentre Barbie e Bratz “se menano”, nella loro guerra senza esclusione di colpi, sulla scena Usa è spuntata una nuova bambola buonista. Un po’ dimessa, con le sembianze di una bambina normale. Castissima: senza curve e ammiccamenti. Si chiama Kit Kittredge ed è la protagonista di un film per ragazzi appena uscito negli States, che racconta una storia ambientata ai tempi della Grande Depressione, in cui l’eroina è una bimba intraprendente che vuole diventare cronista. Il merchandasing attorno alla pellicola è come al solito esagerato, c’è anche una collezione di vestiti da ragazzina (tutti in tonalità che vanno dal beige al rosa cipria, come di moda negli anni’30), libri, dolci, musica e quant’altro. Da noi invece il pecoreccio continua ad andare fortissimo: per il ritorno a scuola c’è un nuovo diario, Gazzenda. Ideale per chi vuole fotografarsi in bagno e mandare le foto ai compagni rimasti in classe.

Vita da Valda

Per noi che viviamo nella Milano dell’ecopass, essere sulle Dolomiti è come vivere dentro a una caramella Valda (esistono ancora?). Freschezza e profumi di conifere quasi da overdose. Oggi, con un sole stupendo, abbiamo fatto una passeggiata costeggiando le pareti del Sassolungo. Qui la natura esiste ancora: abbiamo avuto la fortuna di vedere una stella alpina, un ermellino e una marmotta. C’erano anche tante mucche al pascolo ed Emma, che purtroppo ha un innato magnetismo nel pestare le cacche, anche questa volta non è scampata al suo destino. Forse è stata la prima avvisaglia della fragilità del nostro idillio alpestre: tutto a un tratto il cielo si è oscurato e prima che Anita avesse finito di domandare: “Mamma, dici che pioverà?” Ci siamo ritrovati sotto una gragnuola di chicchi di grandine. Mancava quasi un’ora di strada dal rifugio e dalla nostra auto: non avevamo altra scelta che affrontare la furia degli elementi e darcela a gambe. Con lo zaino sulla testa, cercavo di ripararmi sotto il cappuccio della felpa. Per farmi coraggio pensavo che inzupparsi in montagna è più sano e certamente meno stressante che ficcarsi l’ombrello negli occhi fra mamme nella calca dell’uscita da scuola nei giorni di brutto tempo.

Momenti di gloria

Il parquet, posato appena due mesi fa, si alza e lievita come un soufflè. Che fare? Oltre a imprecare profusamente abbiamo deciso di allungare di qualche giorno il previsto weeek-end in montagna e siamo partiti, mentre “l’addetto” riposiziona i maledetti listelli. Destinazione Ortisei, Dolomiti meravigliose, passeggiate in mezzo ai boschi, strudel e aria pura. In montagna ci sono dei parchi gioco incredibili, pieni di attrezzi ginnici che in città neppure sognamo. Ieri mattina in uno di questi Anita è stata apostrofata come “ragazza” dal papà di una treenne. La frase era “Lascia arrampicare la bambina…anzi la ragazza”. Nessuno ha commentato anche se mi è sembrato di vedere un mezzo ghigno sul faccino di Emma. Al pomeriggio e ri-sucesso: altro parco giochi (passiamo lì tutto il nostro tempo) altro papà che chiama Anita “ragazza”. Questa volta Emma ha cominciato a canzonare Anita: “Sei una ragazza! Sei una ragazza! Non sei più una bambina!”. Oggi è arrivato il giorno della vendetta. Facciamo una passeggiata:percorso un po’ ripido, in discesa Emma inciampa, cade, si sbuccia e comincia a frignare. Anita, invece di aiutarla, commenta : “Cadendo hai spostato un sasso, sai che questo può cambiare completamente un eco-sistema?”

Sabato scorso è apparso un articolo su D di Repubblica in cui veniva citato questo blog, si parlava di eco-mamme e il tema ha attirato l’attenzione di Giulia Fossà conduttrice di Nudo e Crudo sul primo canale di Radio Rai e di Beppe Fisichella, di Summertime, trasmissione mattutina di Radio Città del Capo di Bologna. Stamattina sono stata ospite telefonica di entrambe le trasmissioni per parlare di ecologia e di come le mamme possono nel loro piccolo contribuire a …salvare il pianeta.
Ero molto intimidita, avevo al tremarella, i sudori freddi, non ho dormito, ecc. Sono miracolosamente sopravvissuta all’esperienza e stasera ho riascoltato il podcast della trasmissione della Rai, in cui tra le altre stupidate ho detto: “…invece di usare i sacchetti di plastica del super le mamme, quando fanno la spesa, possono utilizzare quelle orrende borsine di stoffa che i bambini creano all’asilo…” Le mie figlie, che riascoltavano con me e avevano dipinto negli anni un sacco di borsine, si sono offese e ora non mi parlano più.

E’ durissima

Oggi sulla prima pagina di La Repubblica la notizia che Nicola Brewer, la reponsabile della Commissione Pari Opportunità in Inghilterra, ha definito il congedo per maternità come un discriminante-handicap-blocca-carriera, suscitando molte polemiche. E’ come pensare che l’ 8 marzo, la festa della donna sia una beffa, perchè tutto il resto dell’anno le donne sono ben poco festeggiate. E’ anche come scoprire l’acqua calda. Non sono i congedi di maternità a uccidere la carriera di una donna, è il fatto stesso di decidere di diventare madre. Qui il discorso sarebbe lungo ma… sorvoliamo. In Inghilterra stanno meglio di noi, nel senso che alle mamme segano comunque le gambe ma prima concedono molto più facilmente il part-time e il mercato del lavoro è più flessibile. La nostra legge sull’aspettattiva di maternità è più favorevole alle mamme che in UK, dove di solito in gravidanza si tende a lavorare fino a cinque minuti prima di entrare in sala travaglio e si torna al proprio posto al massimo dopo tre mesi dalla nascita del pupo. Ma in Italia siamo undici punti sotto la media europea rispetto al tasso di occupazione femminile.
E il congedo paternità? Nel nostro Paese ne esiste un modello “vantaggiosissimo”, ma quasi nessun papà se ne avvale, perchè di solito le retribuzioni maschili sono più alte e quindi in famiglia è meglio che sacrifichi la carriera la mamma. E anche a causa della cultura imperante che considera la maternità un fatto privato (sono tutti cavoli tuoi come te la sbrigherai) da declinare al femminile. Per migliorare e scardinare questa mentalità non occorre eliminare/accorciare il congedo di maternità, ma potenziare gli aiuti a chi mette su famiglia e cercare di discriminare meno le donne. E’ un tasto dolentissimo in questo momento di oscurantismo femminista in cui alle bambine viene proposto fin dalla materna il modello velina, con diramazioni Winx, Barbie e Bratz. Ultimamente è scoppiata la guerra fra quest’ultime due e il primo round l’ha vinto quella perfettina della Barbie che è riuscita, tramite gli agguerriti legali della Mattel, a stabilire che la famiglia Bratz è nata da una violazione dei diritti sul copyright. Infatti l’inventore di Jasmine, Chole, Jade e Sasha, le sorellastre coatte dell’algida Barbie, lavorava nell’industria di Barbie fino al momento in cui ha consegnato i bozzetti delle nuove bambole a una ditta concorrente, la Mga Entertaiment. Ora le Bratz sono state tolte da mercato per ordine del giudice, speriamo in un altro round della lite legale che tolga dalla nostra vita anche la Barbie. Poi che le Winxs e le Witch si annientino a vicenda, che ci sia un mega black-out e si oscuri la tv e le sue veline per sempre …Dopo, forse, le nostre bambine potranno crescere pensando che da grandi potranno valere qualcosa anche vestite ed esercitare i loro diritti senza discriminazioni. E magari diventare mamme serenamente, anche senza aver necessariamente sposato un principe azzurro che le tolga dai guai e dal precariato.

Week-end vomitoso


Questo è il mio ritratto, l’ha appena fatto Anita, con gli occhi dell’amore, e ne sono molto orgogliosa. La povera Emma invece è tutto il giorno che vomita e si trascina dal letto al divano e dal divano al letto. Dovevamo andare in piscina e invece…Tutte le volte che pulisco dal pavimento un vomito delle mie bambine mi viene in mente una frase che ho letto qualche anno fa in un romanzo “Ma come fa a far tutto?” di Allison Pearson, dove la protagonista, una schizzatissima mamma in carriera, puliva regolarmente rigurgiti quando tornava a casa dall’ufficio, maledicendo Madonna e tutte le riviste femminili che la dipingevano come una super-mamma.
“Sono sicura che Madonna fra le schiere di tate e baby-sitter a sua disposizione 24 ore su 24, ha anche la specialista addetta al vomito!” Invece io purtroppo una professionista del genere non l’ho mai assunta.

Maldive e Nutella


La maledizione della dieta: le cose buone ingrassano. A livello ecologico quasi il replay: le cose golose inquinano. La nutella, mitico e impareggiabile peccato di gola, sarebbe da boicottare perchè non solo procura brufoli e cellulite, ma causa anche il disboscamento delle foreste pluviali del Sud est asiatico. Per produrre la cioccolata da spalmare bisogna utilizzare infatti una quantità spropositata di olio di palma. E quindi piantare un sacco di questi alberi a scapito di altre specie. Secondo Greenpeace questa deforestazione provoca uno squilibrio climatico e mette a rischio specie animali, prime vittime i poveri oranghi. La Ferrero però fortunatamente ha aderito all’appello di Greenpeace e si è impegnata ad andarci più cauta con l’olio di palma che viene comunque usato moltissimo anche nei cosmetici e come biocarburante. Quindi d’ora in poi guarderò con maggior attenzione le composizioni di trucchi e affini.
Qualche sospetto sulla Nutella devo ammettere che l’ho sempre avuto: troppo golosa per essere senza peccato. Nei miei pellegrinaggi nei negozi bio, nei momenti più radicali, avevo già tentato varie volte di trovare un sostituto eticamente sostenibile da proporre alle bambine: ma è come bere la coca-light, una cosa peccaminosa va fatta con coraggio una tantum. La versione edulcorata non vale nulla. Anita comunque, per compiacermi, ha assaggiato varie eco-nutelle-taroccate con malcelato disgusto; mentre Emma più radicale (anche un po’ anormale, forse l’unica bambina al mondo) non ama neppure l’originale e preferisce la marmellata di fragole tout-court.

Alle Maldive invece succede una cosa un po’ napoletana: stanno trasformando un’ isoletta, dove naturalmente non vanno i turisti, in una discarica a cielo aperto, anzi a mare aperto. Infatti a Thilafushi, lunga sette chilometri e larga un centinaio di metri, si sta ammucchiando una montagna di spazzatura da circa quindici anni. Tanto che si è formata una collina dove bruciano, tra le altre cose, batterie esauste, cellulari e computer in disuso e così mercurio, piombo e cadmio finiscono nella laguna. E’ la denuncia della ong ambientalista Blue Peace che nel suo blog descrive altre paurose nefandezze che rovinano il delicatissimo eco-sistema maldiviano.

Evviva Greena


La mia angoscia odierna di essere poco green è stata placata dalla scoperta di Planet Slayer il sito ecologico della televisione australiana dedicato a bambini e non. Su questo portale l’eroina è Greena, una combattiva ecologista capace anche di non prendersi troppo sul serio. Divertente il videogioco per imparare a salvare il pianeta: si può tifare per Greena o per la sua antagonista, una sorta di Paris Hilton, che non andrebbe mai in vacanza in campeggio perchè non potrebbe bere sofisticati cocktail. Poi c’è il quizzone ecologico dove, per giocare ci si trasforma in maiali. (Porci consumisti si potrebbe forse leggere fra le righe?). Rispondendo a facili domande sul proprio modo di vita si scopre in quanti anni, continuando a essere pigri, non riciclare e consumare benzina, non solo ci si estinguerà malamente ma si rovinerà per sempre il pianeta. Ho risposto senza barare e mi hanno dato ancora una quarantina di anni di vita. Poteva andare ben peggio, meglio acccontentarsi. La vera chicca del sito sono però i cartoni animati con Greena protagonista. Fortunatamente questi ecologisti australiani hanno un gran senso dell’ironia e le avventure di Greena sono filmatini grandisosi e politicamente scorretti. Niente a che vedere con i soliti catastrofici documentari verdi che fanno sentire mortalmente in colpa e con una grandissima voglia di trasgredire.

Impatto impossibile

Ho dei problemi con l’impatto zero: nonostante le mie buone intenzioni ecologiste, per comprare il prodottino bio giusto, per raggiungere la farmacia che fa preparazioni galeniche e il parrucchiere che usa solo colorazioni senza ammoniaca, macino chilometri su chilometri. In auto. In questi giorni va bene, perchè in città sono rimasta quasi solo io. Ma di solito è un incubo. Ok, potrei prendere i mezzi pubblici. Ma abito fuori Milano (per essere in mezzo al verde ah! ah!) e la mia zona non è molto (quasi per niente) servita. La mia auto, acquistata lo scorso anno, non inquina troppo, infatti è tollerata anche dall’ecopass della Moratti, ma comunque così non va bene. Forse dovremmo trasferirci a Friburgo dove come dice un articolo del Magazine del Corriere della Sera, si va tutti in bici e c’è anche un heliotrop. La casa, progettata dall’architetto tedesco Rolf Disch, che ruota su se stessa per seguire la luce solare e avere quindi sempre energia fotovoltaica. Le bambine impazzirebbero e la considererebbero una giostra perpetua. Varrebbe quasi la pena di affrontare un altro trasloco?

Madri sempreverdi?

“Sperma e ovociti per tutti”. Non è la nuova variante dello slogan dell’uomo politico inventato da Antonio Albanese, ma la promessa seria di Zev Rosenwaks, direttore del Centre for Reproductive Medicine and Infertility di New York. La notizia era in prima pagina del Corriere di ieri: fra trent’anni non ci saranno più problemi di infertilità. L’orologio biologico non cliccherà più, si potrà procreare oltre la menopausa, l’andropausa e al di là di ogni preferenza sessuale. Tutto ciò grazie all’ectogenesi: utero artificiale e staminali. Basta con i parti prematuri e via libera alla diagnosi preimpianto. Sono entusiasta per la risoluzione dei problemi di infertilità. Non mi pronuncio sulle coppie di omosessuali, ma sono molto perplessa su quelle formate da genitori vecchi. Sono nata da una primipara attempata, molto attempata per gli anni’60 e quando me ne sono resa conto non mi è piaciuto per niente. Volevo una mamma diciottenne e, con la sincerità un po’ crudele dei bambini, l’ho anche dichiarato apertamente. Poi anch’io ho avuto le bambine piuttosto tardi e me ne rammarico.
A Insieme abbiamo fatto varie volte inchieste sui tempi della maternità: 20-30-40 anni, qual è l’età giusta? Nessuno fra gli esperti si è mai sbilanciato troppo. A vent’anni fisicamente è il massimo ma poche ne approfittano, attorno ai trenta va bene ma ci si fotte la carriera. A quaranta si è madri consapevoli: più portate a sacrificarsi per la prole, però l’energia comincia a scarseggiare. Ogni età ha i suoi pro e contro. Ma le mamme-nonne, per favore no. Non inventiamoci il lifting anche per la maternità.

Notti d’estate


Anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo instaurato l’orario estivo. Durante i mesi bui dell’inverno il nostro fuso orario coincideva con quello del pollaio: cena presto per poter urlare “A letto!” al massimo alle 21.45. Ora abbiamo svaccato, siamo un po’ più romani: la cena è pronta alle 21 e poi con nonchalance ci si trascina fino alle 23. Peccato però che alla mattina la sveglia continua a suonare come se fossimo in novembre: io lavoro e le bambine si devono alzare per andare al camp estivo. Quindi ieri sera dopo aver raggiunto, come al solito, l’ora limite cercavo di accelerare la routine della buonanotte, per garantire un numero decente di ore di sonno. Ed evitare che alla mattina le mie figlie siano due zombie poco collaborativi. Dopo aver acceso la rana luminosa che emana luce verde (odiata da Anita ma amata da Emma per superare la paura del buio), recitato la formula di commiato notturno, portato i bicchieri d’acqua ed essere tornata indietro un paio di volte per risolvere gli ultimi improrogabili quesiti notturni, mi sono scocciata e ho giocato la carta delle mamme delle vecchie generazioni:
“Basta, altrimenti arriva papà”.
“E cosa fa?”
“Delle cose tremende”, ho minacciato tenendomi sul vago.
Sono uscita dalla cameretta per avvertire mio marito del suo ruolo di fustigatore.
Ma forse è stato preso troppo sul serio infatti, papà è entrato in cameretta dicendo:
“Se non chiudete gli occhi subito vi sbudello i pupazzi!”. Anita, che dorme ancora con otto pupazzi, ma oramai è quasi una cinica adolescente si è messa a ridere, mentre Emma è scoppiata in un pianto incontrollabile, nascondendo Sky, la sua rana di pezza, sotto il cuscino. Abbiamo perso un’altra mezz’ora per calmarla.
Più tardi nella notte ho sentito dei rumori. Il temporale? Sembravano in casa. Ho aspettato ancora un po’, li ho risentiti. allora mi sono alzata e ho visto la luce accessa in cucina. Ero un po’ spaventata ma sono andata a vedere. Anita vagava vicino al frigo. Lo sguardo un po’ perso, particolarmente rimbambita. Le ho chiesto se andava tutto bene e l’ho riaccompagnata a letto. Sonnambulismo infantile? Non dovrebbe essere grave ma dovrò cercare qualche informazione in più. Già altre volte si è alzata a sedere sul letto. Ma è la prima volta che girovaga per casa. Da anni parla nel sonno, esattamente da otto. Da quando non è più figlia unica. La sua frase più usata/urlata: “Emma piantala!”

Ho appena messo un polpo a bollire in pentola. E’ la cena di stasera. Lavandolo l’ho guardato e ho pensato a tutti quegli articoli scientifici che ho letto, per raccontarli alle bambine, sull’intelligenza del polpo. E’ un mollusco molto evoluto: gli piace giocare con il Lego. Prima di accendere il fornello ho riflettuto, sentendomi in colpa: “Poveretto, dopotutto ho la casa piena di Lego…” ma poi mi sono ripresa, ricordando di avere anche le patate e il prezzemolo in frigo…
devo dormire di più!

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