Pasta madre? No problem!

Le mie ambizioni di panettiera sono iniziate alcuni anni fa. 

Da allora ho continuato a panificare serena finchè non è diventata di moda la pasta madre. Ho cominciato a sentirmi un po’ inadeguata. I panificatori fichi l’avevano e io invece no. Ho cominciato a cercarla, al super normale e poi anche in quello bio. Ho comprato bustine di sedicente pasta madre, ho parlato con commessi che mi hanno fatto promesse da marinaio: “Quella secca arriva in negozio la settimana prossima! “

Detto così solo per togliermi di torno!

Insomma ha sofferto, perchè ho capito che il club dei panificatori con la “vera pasta madre”, quella viva da crescere e accudire come un Tamagochi, era un elite esclusiva. Difficile entrare a farne parte.

Invece la fortuna ha guardato verso di me: una paio di settimane fa, sono stata a trovare un’amica che teneva in frigo proprio il Sacro Graal, la vera pasta madre, ed è stata così generosa da regalarmene un po’. Prima naturalmente mi ha spiegato a cosa andavo incontro: una relazione seria e coinvolgente. Il lievito madre infatti è un elemento vivo, da curare e nutrire con dedizione.

“Sì, lo voglio!”, ho affermato con consapevolezza e l’ho portata a casa.

La prima difficoltà l’ho avuta cercando di togliere la pasta madre dal contenitore da viaggio: come un blob continuava ad attaccarsi alle mani e impedirmi i movimenti. Aggiungevo farina ma lei non si staccava. Era forte e viva, voleva dimostrarmelo. Allora ho cominciato a urlare “Aiuto!” finchè mia figlia non mi ha sentito ed è arrivata ad aggiungere ancora farina sulle mie mani (da sola non potevo perchè ero impiastricciata fino al gomito) e finalmente sono riuscita a domare quel lievito prepotente.

Poi la relazione è migliorata. Ho imparato a fare il “rinfresco” per nutrirla: una volta alla settimana si aggiunge lo stesso peso della pasta in farina bianca e metà dose di acqua. Si impasta bene e poi si ripone nuovamente in frigo, in un barattolo chiuso.

Ieri, con emozione, mi sono anche lanciata nella prima panificazione. Avendo sempre usato la macchina del pane ero un po’ timida e insicura nell’impastare, ma ho cercato di impegnarmi. Fare il pane con questo lievito è un processo lungo, da pianificare nell’intera giornata. Questa è la ricetta che mi ha passato gentilmente la mia amica:

Ingredienti

  • 120 gr pasta madre
  • 180 gr farina di tipo 2
  • 200 gr farina integrale
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1cucchiaino di malto di malto/riso (o zucchero di canna)

Procedimento

  • Impastare con vigore per dieci minuti e poi lasciare lievitare per 4/5 ore, in un recipiente coperto da uno strofinaccio, nel forno spento .
  • Riprendere l’impasto, lavorarlo e lasciarlo nuovamente a riposare per altre 2 ore.
  • Impastare nuovamente e lasciar lievitare per altre 2 ore.
  • Dopo queste 8/9 ore di attesa si può finalmente accendere il forno a 250° con l’accorgimento di inserire anche un pentolino di acqua, per garantire l’umidità. Infornare la pagnotta cuocendo alla massima temperatura per i primi 15 minuti, poi abbassare. Ho cotto il mio pane per soli 20 minuti (forno ventilato) la ricetta originale prevedeva 30-40 minuti.

Con molto ottimismo e audacia ieri sera mi sono anche avventurata nel pianeta pizza: ho diviso l’impasto alla fine della lunga lievitazione, preso il mattarello e steso la pasta. L’ho cosparsa di passata, mozzarella vegana, olive, capperi e origano. 15 minuti nel forno e voilà: un miracolo!



Non solo anguille!

Sono stata a Comacchio un po’ di anni fa, l’ho trovata originale e mi è piaciuta molto ma poi l’ho insabbiata nella memoria come la località dove era costume mangiare le anguille (forse è anche colpa di quel film con Valeria Marini!). Catalogare così questa interessante città sul delta del Po è senz’altro farle un torto. Ma, a volte, il nostro cervello si impigrisce e smette di essere curioso. Ora però ho scoperto una serie di eventi molto interessanti che avranno luogo a Comacchio nei prossimi mesi.

Le donne dell’antica Roma e i personaggi femminili che si sono distinti nei popoli della storia, la riscoperta dei profumi e le fragranze utilizzate nel passato, gli intrighi e i misteri dell’archeologia, sono i temi da cui trae ispirazione il Museo del Delta Antico per i suoi prossimi eventi. Il museo archeologico, che si trova in uno dei palazzi monumentali più significativi del centro storico, l’Ospedale degli Infermi edificato nel ‘700, ha organizzato un programma di eventi coinvolgente, che permette di immergersi tra le testimonianze del territorio sul Delta del Po dall’età protostorica fino al medioevo e riscoprire una terra crocevia delle civiltà del mondo mediterraneo e dell’Europa continentale.

Il mese di MARZO è dedicato alle donne con la mostra “Donne, forme e colori” visitabile dall’8 al 31 marzo. Il 10 è la giornata dedicata alle visite a tema “Trucco e parrucco nell’antica Roma”, il 16 inaugura l’esposizione “Troia. La fine della città. La nascita del mito”, organizzata in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e aperta fino al 27 ottobre. Il 20 marzo è invece il giorno incentrato sulle figure femminili a partire dal mondo etrusco, nell’incontro “La donna nei secoli, dagli Etruschi all’età carolingia”. Per le giornate del FAI di primavera, il 23 inaugura una nuova sezione del museo, dedicata all’edificazione dell’Ospedale degli Infermi e all’utilizzo che ne è stato fatto nel tempo, con uno spazio interattivo e contenuti multimediali sul rapporto uomo-natura nel territorio del Delta del grande fiume. Il giorno successivo, il 24 marzo, si festeggia il 2° compleanno del Museo, con visite guidate speciali e animazioni per i bambini.

APRILE è il mese dei profumi e il Museo inaugura un nuovo percorso olfattivo chiamato “Il profumo del tempo”. Apre il 12 aprile con la mostra “Collezione Magnani, portaprofumi nel tempo” che sarà in esposizione fino al 6 gennaio 2020. A corredo, un ciclo di incontri di approfondimento sul tema delle fragranze nel mondo antico, tra cui il 16 aprile l’evento “Alla scoperta dei profumi antichi dai dati archeologici”, in collaborazione con l’Università di Ferrara e il Museo di Este.

Agli intrighi è dedicato il mese di MAGGIO, che il giorno 9 conduce i visitatori tra i misteriosi gialli archeologici di Spina, la città etrusca del Delta del fiume. Il 18 maggio per la Notte Europea dei Musei c’è la visita guidata con spettacolo di ombre in notturna; il 25 l’incontro “Comacchio: una città tra mito e scienza” per esplorare la medicina e la società nell’età napoleonica; il 14 giugno l’appuntamento con “Tegole in testa”, per riflettere sul Delta e la Pansiana, antiche officine laterizie. Dal 3 al 5 maggio, inoltre, per restare in tema di intrighi, nel centro storico di Comacchio c’è “Nero Laguna”, 3° edizione del festival del libro giallo e noir.

Il Museo del Delta Antico svela la storia dei popoli nel territorio sulla foce del fiume, attraverso quasi 2mila reperti. Sorprendente è il carico della nave romana di Comacchio, imbarcazione commerciale della fine del I secolo a. C. che ha conservato intatti gli strumenti usati dall’equipaggio, oggetti personali, utensili in legno e vasellame, tempietti votivi, anfore e lingotti di piombo. Molto interessante è la sezione dedicata alla città etrusca di Spina con gli oggetti trovati tra tombe e abitazioni.

Zumba and I

Cerco sempre di affrontare (prima o poi) le cose, anche quelle più minuscole, che mi fanno paura. Di trovare il coraggio di uscire dalla confort zone. La sfida più recente è stata affrontare una classe di zumba. Da anni ne sentivo parlare ma non mi ero mai documentata, sapevo che era divertente e niente di più. Qualche tempo fa, i corsi di zumba sono arrivati anche nella mia palestra. Allora un paio di volte ho spiato, con curiosità, attraverso il vetro dello studio dove si svolgevano.

E lì è iniziato il panico: ho visto la “maestra”, una agilissima Kardascia che sculettava con grazia e foga e le allieve tutte ballerine un po’ improbabili che la scimmiottavano con zelo. La prima volta sono scappata lasciandomi alle spalle le note del ritmo caliente. Ma la curiosità è rimasta, così sono tornata a incollare il naso al vetro anche una settimana dopo. Le ballerine erano aumentate, felici, stagionate e fuori tempo. Sono fuggita di nuovo ma ho deciso che dovevo osare. Ho fatto un patto conme stessa. Basta codardia. Sarei tornata.

Così è stato. Qualche giorno dopo era prevista un’altra lezione e mi sono iscritta. Vincendo l’imbarazzo, l’inettitudine alla danza e alla coordinazione. Entrata nello studio, ho cominciato a ridere quasi subito, non c’era altro modo per sopravvivere al twerking selvaggio, al tarantolato scuotimento di décollété, ai saltelli allegramente ammiccanti.

Le coreografie sono, più o meno, come quelle del video qui sotto, forse più complicate. La “maestra” indiavolata e bravissima, le ballerine sculettavano serene. Tutte molto coinvolte e piene di buona volontà. Alcune erano così stregate dal ruolo che continuavano, molto professionalmente, ad agitare le chiappe anche quando c’era un piccolo stop tecnico alla consolle fra un brano e l’altro.

Purtroppo sono legnosa e quasi sempre fuori tempo, ma mi sono divertita. Ho fatto del mio meglio per lasciarmi andare. Per copiare i movimenti allusivi della “maestra” senza pensare, senza vergogna, senza farmi domande. Posizionata in fondo alla classe, evitavo però di controllare le mie mosse nello specchio. Tutte, anche le più inette e sovrappeso, sembravano delle regine sexy rispetto a me.

Quesiti come: “ma dove finisce la zumba e comincia la musica raggaeton?” cercavo di scacciarli dalla mente. E anche altri più sociologici sulle condizioni del Sud America e la crisi del Venezuela (ma ballano ancora?).

Nell’ultima (e terza) lezione che ho frequentato c’era una signora anziana: è entrata in sala sorridendo. Un’ ottimista. Poi, come me, era sempre fuori tempo. Quando tutte piroettavano da una parte, io e lei incrociavamo lo sguardo perchè eravamo le più negate, uniche sempre rivolte verso il lato opposto. Quello sbagliato. Ci sarebbe stato da piangere, ma ci siamo sorrise. Inevitabilmente complici, perchè il bello della lezione, ho finalmente capito, non è bruciare un tot di calorie ma la libertà di fregarsene. Di sentirsi più libere e giocose a prescindere dal talento nel ballo, dall’ammontare di glutei dimenati al ritmo giusto. Perchè, chissà, magari, poi si scopre che il twerking è un riflesso primordiale…. basta ripescarlo dal fondo del nostro DNA.

Fa’ la cosa giusta!

Oramai le prove che il nostro pianeta sta impazzendo non si contano più e questa piacevole precoce primavera ne è il riscontro più recente! Possiamo ancora fare qualcosa? Meglio continuare a sperarlo, comunque la mossa giusta è educare i più piccoli all’ecologia e alla consapevolezza degli sprechi. Perciò l’appuntamento è venerdì 8 marzo per la sedicesima edizione di Fa’ la cosa giusta.

Anche quest’anno saranno molti gli ​appuntamenti dedicati a bimbi, ragazzi e famiglie​, all’interno del programma culturale.

IBBY Italia ​e ​Nati per leggere Lombardia porteranno in fiera ​Mamma lingua​, una mostra e una bibliografia che comprende 127 libri di qualità per bambini in età prescolare in 7 lingue ​(albanese, arabo, cinese, francese, inglese rumeno e spagnolo), per far scoprire ai bambini che esistono lingue differenti dalla propria, affinché si sentano cittadini del mondo. Un progetto che ha già coinvolto 90 bibliotecari in Lombardia e ha reso disponibili 1964 copie dei libri contenuti nella bibliografia per il prestito nelle biblioteche di Milano e provincia.

Il centro d’arte Trillino Selvaggio porterà ​“il libro in scena” ​in due spazi differenziati per bimbi e ragazzi più grandi. I piccoli fino ai 5 anni saranno invitati a entrare nella “stanza delle storie”, entrando nelle pagine di un libro e colorandone i dettagli. I ragazzi tra i 6 e i 12 anni, potranno invece entrare nel “labirinto delle storie” uno spazio in cui perdersi, nascondersi e trovarsi.

Trillino selvaggio ©Luana Monte

Il collettivo ​animàni​, autori del manuale ​Crea il tuo cartone animato organizzerà laboratori ​per sperimentare la ​creazione di un cartone animato​, grazie alla tecnica più diretta e divertente al cinema d’animazione: i ​flipbook​, libricini che, se sfogliati velocemente, creano l’illusione del movimento.

Cosa succede quando un tornio incontra una bicicletta? Nasce il nuovo ​tornio a pedali dell’associazione il Tarlo! In fiera sarà possibile giocare insieme a realizzare le proprie trottole, senza elettricità.

Non mancherà l’ormai tradizionale ​falegnameria per bambini di Gino Chabod, esperto artigiano che li guiderà nella costruzione di giochi in legno con attrezzi su misura.

Sarò una principessa ribelle

Un albo illustratato divertente e utile, da far leggere a tutte le bambine. Per veicolare un messaggio semplice e importante, per indirizzarle verso l’indipendenza. Attraverso un testo ironico Sarò una principessa ribelle , scritto da Olimpia Ruiz di Altamirano e illustrazioni di Islamaj, racconta la storia di una bambina che, come tante, la sera prima di addormentarsi ascolta le favole sulle principesse, parte con la fantasia e sogna di essere come loro.

Perchè purtroppo ancora nell’immaginario infantile femminile il mito della bella e un po’ inetta, che traspare dalle storie classiche di Cenerentola, Biancaneve, Raperonzolo e la Bella Addormentata ancora fa sognare. Richiama visioni dolci e scintillanti senza scendere troppo nei dettagli. Ma la protagonista di questo libro per uno strano incantesimo riesce a scoprire i dettagli “tecnici” della vita delle belle delle fiabe.

E allora capisce che fare la principessa non conviene, aspettare di essere salvate è spesso una fregatura. Dei principi azzurri non c’è sempre da fidarsi (esisteranno poi? Oppure sono una fake news come gli unicorni?) allora meglio giocare di anticipo e spiegarlo alle bambine il prima possibile e questo libro riesce ad essere efficace con una deliziosa leggerezza.

La città dei gatti

Domenica 17 febbraio è stata istituita la Giornata Nazionale del Gatto, dedicata a tutti gli amanti del mondo felino. Per l’edizione 2019 torna per il secondo anno consecutivo La Città dei Gatti, la rassegna dedicata alla cultura felina con mostre, concerti, rassegne e incontri letterari a tema organizzata a Milano, Roma e Fiesole.

La Città dei Gatti inizia in anticipo, domani 16 febbraio con un’anteprima dedicata al rapporto tra cinema e gatti presso la sala Medicinema dell’Ospedale Niguarda con una minirassegna organizzata in collaborazione con la Fondazione Cineteca Italiana di Milano anticipata da un incontro con esperti catofili ed etologi. Si prosegue poi con il grande evento d’apertura domenica 17 febbraio, ore 17.00, presso WOW Spazio Fumetto con l’inaugurazione della mostra “100 di questi Felix” dedicata ai 100 anni di Felix The Cat.

Poi il 24 febbraio ci sarà Concerto in Miao del 24 febbraio presso WOW Spazio Fumetto che propone un insolito programma formato da duetti e brani musicali ispirati ai gatti e composti da grandi compositori come Mozart, Rossini e Ravel, fino alle proiezioni presso il Crazy Cat Cafè ai laboratori di disegno, i contest fotografici, gli incontri con veterinari ed etologi: tanti eventi da non perdere all’insegna della felinità. Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero.

I gatti, si sa, sono molto più strategici dei cani (ingenui che pensano solo all’amore per i padroni), i nostri amici felini non si accontentano solo della Giornata del gatto, hanno tramato per avere di più, infatti la loro festa con celebrazioni annesse, dura un mese fino al 17 marzo. E in questo periodo i mici prendono il potere con ubiquità, sono usciti anche parecchi libri dedicati a loro.

Che cosa succede se un gatto si appassiona alla musica e impara perfino a suonare il pianoforte? Lo racconta Concerto, protagonista di questa favola delicata e ironica è Manrico, un felino decisamente fuori dal comune che vive in una famiglia dove si respira musica: papà suona la chitarra, mamma le percussioni e Riccardo, il figlio, si esercita con il violino.

Un giorno a casa approda un pianoforte e il gatto Manrico ne è subito incantato. Diventa un pianista provetto e, quando scopre dei topolini nascosti in salotto che hanno messo in piedi una band, gli viene un’idea: organizzare un grande concerto in piazza coinvolgendo tutti i musicisti del quartiere per trasformare il “parco” in un grande “palco” a cielo aperto.

Un altro libro invece rivela il segreto del successo dei gatti.
Fin dall’antichità addomesticano gli umani piegandoli ai loro bisogni e desideri. Si fanno venerare come dei, servire, educano gli umani al loro superiore buon gusto, si dimostrano empatici ma solo per ottenere di più. L’albo Addomestigatti racconta tutto ciò, con una carrellata di situazioni teneramente graffianti in cui chiunque ami i gatti si riconoscerà.


Come incantare i più piccoli

Forse l’età giusta per portare i bambini alla cinema è intorno ai tre anni, mettendo in conto che magari non si rimarrà seduti per tutto il tempo del film, perchè l’attenzione e la pazienza di un mini spettatore sarà più breve.

Andare a teatro è ancora più difficile. Non sempre gli spettacoli, anche le riedizioni delle fiabe, riescono a coinvolgere i piccolissimi che, spesso, fluttuano tra la noia e lo spavento. Infatti nel nostro Paese gli spettacoli teatrali pensati per un pubblico da 0 a 36 mesi sono pochissimi. Per questo sono stata piacevolmente sorpresa quando mi è capitato di assistere a MiloeMaya, uno spettacolo molto interessante e coinvolgente di Scarlattine Teatro.

Due attrici che fingono di apparecchiare una lunghissima tavola in uno spazio aperto, attorniato dal pubblico dei genitori con i bambini in braccio. Subito tutto diventa musica, canto e gioco. Suoni, parole, gesti, rumori che all’inzio lasciano perplessi e un po’ sospettosi i piccoli che osservano con curiosità qualcosa di strano, mai visto prima.

Poi piano piano si lasciano coinvolgere, sono quasi stregati delle azioni delle attrici e alla fine, con un piccolo incoraggiamento, rompono gli indugi, vincono la timidezza ed entrano nello spazio. Giocano con posate e suppelletili, i vassoi si trasformano in gong, il riso da manipolare diventa pioggia. Stupore e sorrisi. I bambini sono felici e perfettamente integrati nella magia dello spettacolo. I genitori emozionati devono immortalare il momento della sperimentazione coraggiosa dei loro piccoli.

Foto Arianna Maiocchi

La primissima infanzia rappresenta un pubblico molto esigente su cui non si può bluffare, una “baby opera” come questa che riesce a coinvolgere e divertire perchè entra nella loro sfera sensoriale, incuriosisce e stimola. “Per riuscire a incantare un pubblico così piccolo da 0 a tre anni, è necessaria molta ricerca”, spiega Anna Fascendini, ideatrice dello spettacolo e fondatrice di Scarlattine Teatro. “Dietro la spontaneità della performance ci sono anni di studio e sperimentazione”

Le proposte di questa compagnia teatrale spaziano dalla primissima infanzia a spettacoli adatti anche a un pubblico più adulto. Una produzione senz’altro da tenere d’occhio. Spesso in cartellone nei vari festival letterari in tour nella penisola, sarà poi possibile seguirli nel prossimo mese di giugno al Festival delle Esperidi, da loro organizzato in Brianza, a Campsirago Residenza nelle sede della compagnia.


Peppa Pig diventa cinese

Oggi è il giorno del Capodanno Cinese e quest’anno sarà quello del Maiale.

Auguri a tutti, in fondo siamo tutti un po’ asiatici.

Così Peppa Pig, la maialina rosa best seller, tanto simpatica ma un po’ ingenua, interpreta questo oroscopo come una celebrazione. Festeggia dimenticando tutti i piatti saporiti della cucina cinese che hanno come vittime sacrificali i parenti suini.

Peppa amatissima da milioni di bambini (l’altro giorno mi è capitato di sedermi vicino a una piccoletta che con l’iphone della mamma, come drogata, febbrile si sciroppava tutti i cartoni uno via l’altro) ha deciso di sbarcare in Cina.

Oggi su Rai Yoyo i suoi cartoni, due storie in cui preparava gli addobbi e festeggiava il Capodanno, sono stati trasmessi sia in italiano che in mandarino, in onore dei bambini cinesi residenti in Italia. Nel nostro Paese infatti ci sono circa 50.000 gli alunni cinesi che frequentano le scuole (per la gioia di Salvini!).

Inoltre oggi in Cina esce l’ultimo film di Peppa, in esclusiva per i fan asiatici, e qui sotto potete vedere il divertetne trailer, già diventato virale.

(Sono 5 minuti ma ne vale la pena!)

Sul rossetto non si scherza

Non posso vivere senza rossetto, sono così assuefatta che se lo dimentico a casa avverto subito le labbra che si screpolano. Forse è solo un timore psicologico, ma scovare il lipstick perfetto nel colore, nell’idratazione e nella consistenza è molto difficile. Ultimamente poi ho notato un preoccupante abbassamento nella qualità, spesso anche i rossetti delle marche più famose hanno problemi di tenuta. Sia nel rimanere sulla labbra che nel restare intatti. Ed evitare quello spiacevole effetto “Torre di Pisa”, infatti anche rossetti griffati ultimamente hanno cominciato a rompersi e piegarsi. Non faccio nomi ma giuro di non esagerare. Credo dipenda dal risparmio sugli ingredienti utilizzati oltre che dalla manifattura.

Allora per un po’ ho optato per i gloss, ma spesso sono poco idratanti. I peggiori, quelli più a buon mercato sono addirittura collosi. Ho provato anche le matite (matitoni) ma in genere sono troppo secche. Una disperazione insomma. Ma non demordo nella mia ricerca del rossetto perfetto. E poi vogliamo parlare di quando la nuance preferita non viene più prodotta e nel display di fianco al triste spazio vuoto ci sono invece miriadi di colori improponibili?

In questo panorama un po’ desolante ho accolto con gioia la notizia dell’arrivo dei nuovi rossetti di Lush (sono di parte perchè adoro tutti i prodotti di questo brand) però i nuovi rossetti mi sembrano molto promettenti, sia nelle tonalità che nel formato. Una prima particolarità è che sono “nudi”, cioè privi di packaging, totalmente cruelty free e vegani.

Invece di utilizzare la cera d’api (le povere api sono a rischio estinzione!) Lush utilizza cera candelilla, cera di rosa damascena e cera di girasole. Ingredienti freschi e benefici per la pelle, ricchi di pigmenti intensi per un colore che dura a lungo, i nuovi rossetti sono l’ideale per nutrire e idratare le labbra grazie all’olio di semi di broccoli, dalle proprietà illuminanti, idratanti e ringiovanenti sulla pelle. E poi questi rossetti possono essere inseriti come refill in contenitori di lipstick finiti, vuoti e puliti. Potranno così essere riutilizzati e non gettati: un aiuto concreto nella riduzione dell’inquinamento da plastica. Un gesto in perfetta sintonia con la mission ecologica che contraddistingue Lush.

Il karaoke di Mary Poppins

Cantare al cinema sta diventando di moda, già molte sale propongono la versione sing along di Bohemian Rapsody e quindi perchè non provare anche il karaoke con le mitiche canzoni di Mary Poppins? Naturalmente si parla della vecchia Mary, quella della pellicola storica del 1964.

Se l’idea vi intriga potete provare a gorgheggiare Supercalifragilispichespiralidoso in compagnia, questo è l’appuntamento: al Cineclub Family al MIC domenica 17 febbraio alle 15 evento imperdibile con animazione dal vivo in sala e travestimento consigliato dove grandi e piccini potranno cantare le celebri canzoni del film.

Dal 10 febbraio infatti riparte il Cineclub Family con proiezioni di pellicole dedicate a bambini e ragazzi. Il primo sarà Spider-Man: un nuovo universo, poi dopo Mary Poppins, il 24 febbraio film di animazione giapponese Mirai e il 3 marzo, un classico, La volpe e la bambina.

Must-have della turista: l’insta-fidanzato

E’ una notizia di un paio di giorni fa, quindi non freschissima ma senz’altro succosa da commentare. Un’agenzia di viaggi americana ha lanciato per le turiste single che visitano Roma un nuovo imperdibile benefit: l’insta-boyfriend, un fotografo professionista che accompagnerà nei luoghi cult della città eterna. Scatterà dei finti selfie semplicemente perfetti e, all’occorrenza, si presterà a essere immortolato in pose romantiche talmente cool da far il pieno di like su Instagram e schiattare di invidia amiche e nemiche.

Ovviamente in questo triste mondo in cui nessuno regala nulla, e l’equilibrio emotivo fra uomini e donne è sempre più precario, anche l’insta-fidanzato ha un prezzo. Per affittarlo si parte da un pacchetto di 3 ore, in cui si volteggerà insieme in tutti i luoghi più instagrammabili e mitici della capitale, al costo di 350 €.

L’agenzia che ha lanciato l’idea sostiene che siano soldi estremamente ben spesi. A sostegno porta alcune riflessioni socio-sentimentali.

  • L’insta-fidanzato è molto meglio di quello vero perchè per contratto non si scoccia mai. Non deve ammirare i monumenti, farsi incuriosire da niente, bere o mangiare. E’ sempre pronto per scattare finti selfie e foto sexy. Sempre disponibile, con il sorriso sulle labbra.
  • Può capitare di avere un marito o fidanzato tanto caro ma poco fotogenico, cioè non instagrammabile. Un vero peccato perchè rovina il reportage delle vacanza. Mentre l’insta-fidanzato è sempre all’altezza.
  • Poi, essendo un fotografo professionista, non commette quegli irritanti errori da principiante che rovinano le foto e anche la vacanza perchè fanno tanto bisticciare.
  • Con l’insta-fidanzato non si rischia, ad esempio, di avere un brutto e indelebile ricordo vicino a splendidi e storici monumenti. Magari a causa di un poco gentile fuck you, che può sfuggire al vero american boyfriend esasperato perchè, in mezzo alla folla imbizzarita, non si riusciva a trovare un angolino bello per un selfie.
  • Poi tornando negli States si possono raccontare alle amiche una serie di storie romantiche ed esotiche con protagonista l’insta-fidanzato senza rischio di venire mai smentite.

Ma da cosa è nata l’idea dell’insta-fidanzato?

  • Siamo schiavi di instagram.
  • Tutto oramai si può affittare, perfino i nipoti.
  • I fotografi, in un mondo in cui tutti rubano le foto, vivono una grande crisi professionale. E devono adattarsi.
  • Le turiste americane dopo aver visto Vacanze Romane e la Dolce vita non si sono più riprese.

La stella di Andra e Tati

Due sorelline di 4 e 6 anni che nella primavera del 1944, in seguito all’emanazione delle leggi razziali, furono “arrestate” insieme alla loro famiglie e trasportate, con centinaia di altri infelici, fino al campo di concentramento di Auschwitz. Dove rimarranno un anno e mezzo, separate da mamma, zia, nonna e cuginetto. Ne usciranno miracolosamente vive, solo nel gennaio deil 1947.

Le due bimbe, Andra e Tati, si assomigliavano molto e sopravvissero in simbiosi. La loro “fortuna” fu di essere scambiate dal dott. Mengele per gemelle e quindi evitarono il forno crematorio. Perchè il pazzo medico delle S.S. preferì conservarle per i suoi esperimenti sulla specie. Le ragazzine riuscirono a sopportare l’orrore della vita nel campo di concentramento proprio grazie alla loro ingenuità. Vivevano in una realtà atroce ma non si rendevano pienamente conto del significato di ciò che le circondava.

Andra e Tati adesso sono due anziane signore che finalmente hanno superato il loro trauma. Tanto che nel 2005 hanno trovato anche il coraggio di tornare in visita a Auschwitz e da allora incontrano i ragazzi per parlare della loro terribile esperienza.

Proprio dalla loro testimonianza è nato La stella di Andra e Tati. Romanzo dedicato ai bambini dai 10 anni in su, in cui le autrici, Alessandra Viola e Rosalba Vitellaro, sono riuscite a raccontare, questa tristissima porzione della nostra storia, immedesimandosi nella personalità delle due protagoniste, con delicatezza e spontaneità.

Nel libro anche gli eventi più scioccanti sono edulcorati, filtrati, resi meno assurdi e crudi dalla sensibilità pura delle bambine. Mentre le belle illustrazioni di Annalisa Corsi arricchiscono e rendono più coinvolgente la lettura. Nonostante il tema, non è un romanzo spaventoso ma una vicenda che commuove e fa riflettere.

Per questo una storia così cupa può, anzi deve, essere letta da un pubblico di giovanissimi, perchè serve loro a capire cosa può succedere se ci si lascia trasportare dal razzismo e dall’intolleranza.

La stella di Andra e Tatti è diventato anche un cartone animato, trasmesso su RAI 3 e disponibile come materiale didattico nelle scuole. Un documento importante per non dimenticare.

Tutto quello che dovete sapere sui libri gialli

I romanzi gialli sono costantemente in testa alle classifiche, catturano e intrigano sempre più lettori. Ma quando è nato questo genere letterario? Quali sono le varie tipologie? E le regole di scrittura?

Se, come me, leggete avidamente la cronaca nera e “amate” il crimine, volete scoprire tutti i retroscena, storici, letterari e anedottici di questo argomento non potete perdervi questo saggio scritto da Elenora Carta.

Un libro veramente interessante ed esaustivo sull’argomento. Si parte dalla premessa che il “romanzo giallo” è un’invenzione tutta italiana. Un “made in Italy” che deriva dalla prima collana di libri polizieschi Mondadori. Denominati così perché avevano tutti la copertina color canarino. In Francia, invece, ci sono i noir perchè la più famosa collana storie poliziesche aveva cover di quel colore.

Eleonora Carta parte raccontando di Edgar Allan Poe, l’autore tormentato e geniale, considerato l’inventore della letteratura gialla. E ricorda l’amicizia misteriosa dello scrittore americano con Alexander Dumas. Analizza a fondo il loro racconto parigino con troppe coincidenze simili. Chi ha copiato chi? Due grandi che hanno giocato con lo stesso mistero.

Questo saggio, scritto molto bene, stimola la curiosità del lettore con dovizia di particolari originali e dettagli tecnici. Illustra regole di scrittura e segnala anche come i più grandi autori (vedi Agatha Christie) si siano divertiti a infrangerle sistematicamente.

C’è anche una panoramica sulle varie digressioni del genere, dal giallo psicologico all’hard boiled, e un elenco delle particolarità di stile dei maestri più famosi del genere. Infine, in appendice, un utile elenco per approfondire e costruirsi l’esssenziale biblioteca di classici del crimine!

Era meglio una circolare

Avete presente i vecchiovani? Quelli di cinquanta e oltre che cercano di sembrare giovani a tutti i costi? Ecco oggi, il giorno in cui dovevano uscire le materie della nuova maturità, il MIUR ha fatto una mossa da vecchiovane: comunicando le novità con le storie di Instagram.

Una strategia per arrivare dritto nel cuore e nella mente degli adolescenti. Già da ieri sera è apparso sull’account un inquietante video dove, con la colonna sonora de “La notte prima degli esami”, un anonimo studente maturando entrava in aula, per fare l’esame e già qui saliva un bel po’ d’ansia. Poi sembrava arrivasse qualche rivelazione, sulle materie e modalità e invece sul più bello.. il ragazzo era ingoiato dal buio! Fine del video.

“Giusto così per far salire l’angoscia!” commentavano stamattina gli studenti sui mezzi pubblici. E così i followers di MIURsocial hanno cominciato ad aumentare da 30.000 fino a ben oltre 70.000 stasera, perchè per scoprire di che morte dovevano morire, quali fossero le materie e come cambierà l’esame, i ragazzi hanno continuato a guardare Instagram.

Purtroppo non hanno apprezzato la mossa social dei vecchiovani del MIUR: loro vivono sui social ma sulle cose serie, come l’esame di maturità, preferivano un po’ di sana e vecchia tradizione. Diamine un pizzico di rispetto! Si sono quasi sentiti presi in giro.

“Credono che non siamo capaci di leggere una circolare?”, è stato il loro commento.

E per vendicarsi hanno cominciato a far girare sui loro social dei meme sui cinquantenni travestiti da adolescenti: il papà con lo skateboard e la mamma messa giù da discoteca.

Adesso poi ho letto che l’ultima novità è che all’orale il candidato dovrà scegliere fra tre buste. Questa non è una mossa tanto attuale, avverto un dejavu dei telequiz della buonanima del mitico Mike.

“Signora Longari, vuole la busta 1, 2, 3?”

Perchè prima o poi un vecchiovane (anche travestito) finisce per tradirsi!

Manuale di sopravvivenza senza genitori

In teoria stare senza genitori è una cosa avventurosa, un sogno di libertà. Peccato che in pratica le cose siano un po’ diverse. Lo sa bene Oliva, un’undicenne che viene spedita a un campo vacanze con altri (sconosciuti) coetanei, non solo senza mamma e papà ma anche senza la sorellina, il gatto e i nonni. Un’esperienza che non vorebbe proprio fare e per evitarla le ha provate proprio tutte. Senza vergogna. Ma invano.

E allora, perchè è una ragazzina altruista, decide di condividere le sue sensazioni e descrivere tutte, ma proprio tutte, le strategie che l’aiutano a sopravvivere. Questo racconta Manuale di sopravvivenza senza genitori, il divertentissimo romanzo di Sarah Spinazzola, scritto con uno stile fresco e coinvolgente. Una sorta di diario, intercalato da consigli pratici e osservazioni ironiche e tenere, su come affrontare la convivenza forzata con gli altri bambini (senza le coccole della mamma o anche solo del gatto).

Il lettore non può fare a meno di fare il tifo per la piccola protagonista che, tra timidezza, figuracce e imprevisti, alla fine riesce a cavarsela alla grande. Sconfiggere la nostalgia di casa e farsi dei nuovi amici. Insomma vivere una vera indimenticabile avventura. Il libro è indicato per i bambini, sopratutto le bambine, dai nove anni in poi.
Ottima lettura per corroborare l’autostima prima di programmare/suggerire una vacanza in autonomia dai genitori.

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