Torta fredda raw vegan fragole e lamponi

Cosa c’è di più bello di una torta di compleanno golosa che non fa ingrassare?

Questo è stato il delizioso regalo di Anita, un dolce buonissimo, facile da preparare e soprattutto perfetto per le temperature torride di quest’estate!

Ingredienti

Per la base:
– 160g di farina di mandorle
– 220g di datteri
– 4 cucchiai di cacao amaro in polvere
– 2 cucchiai di olio di cocco
Per la crema:
– 200g di anacardi
– 100ml di sciroppo d’agave
– 4 cucchiai di olio di cocco
– una manciata di fragole e lamponi

  1. Mettere gli anacardi in una ciotola con dell’acqua e lasciarli a bagno per circa 4 ore.
  2. Preparare la base sminuzzando nel mixer i datteri (senza nocciolo), la farina di mandorle e il cacao.
  3. Quando il composto si può modellare con le mani, stenderlo in uno strato uniforme in uno stampo per torte.
  4. Mettere la base in freezer mentre si prepara la crema.
  5. Inserire nel mixer gli anacardi (dopo averli scolati), lo sciroppo d’agave, l’olio di cocco e i frutti di bosco.
  6. Mixare finché non si raggiunge la consistenza di una mousse liscia. Potrebbero volerci un po’ di minuti, continuare a mescolare l’impasto ogni tanto, in modo che tutti gli anacardi vengano sminuzzati e non rimangano sui bordi della ciotola del mixer.
  7. Una volta raggiunta la consistenza desiderata, rimuovere la base dal freezer e versarci sopra la crema, aiutandosi con una spatola.
  8. Decorare con altre fragole e lamponi. Mettere di nuovo nel freezer per far indurire un po’ la crema.
  9. Voilà! Servire quando la crema è abbastanza solida ma non ghiacciata.
  10. Conservare la torta in freezer e rimuovere dal congelatore un’oretta prima di quando si intende mangiarla, in modo che non sia troppo fredda.

Rapporto sull’obesità in Italia

Nonostante l’enfasi sul food, sui cuochi e sulle ricette, continuiamo a mangiare troppo e soprattutto male. La cultura alimentare mediterranea, salutare per tradizione, ormai non riesce più a difenderci.

Perchè a causa del consumismo e della smania di profitto che, genera sempre nuove e pericolose sofisticazioni alimentari pericolose per l’organismo, nelle abitudini alimentarici stiamo globalizzando nel modo più trash.

Il junk food è diventato un’abitudine di vita per troppi.

E questa tendenza penalizza soprattutto le nuove generazioni, a riprova di ciò, riporto una sintesi del comunicato sul Rapporto sull’obesità in Italia che dipinge una situazione drammatica. Perché non si tratta solo di fallire in pieno la prova costume ma anche di essere predestinati ad avere gravi ripercussioni future sulla salute.

Circa 1milione e 700mila tra bambini e adolescenti italiani, pari al 24,9% della popolazione 6-17 anni, ha un eccesso di peso. Tale eccesso di peso raggiunge la prevalenza più elevata tra i bambini di 6-10 anni (34,2%), e il valore minimo tra i ragazzi di 14-17 anni (14,6%) e in generale nei ragazzi (28,3%) piuttosto che nelle ragazze (21,3%). Inoltre, le prevalenze di sovrappeso e obesità aumentano significativamente passando da nord a sud (19,7% Nord-Ovest fino a un massimo del 36,1% in Campania). Sono questi alcuni dei dati emersi dal nuovo “Rapporto sull’obesità in Italia. Obesità e sonno: dalla patogenesi alla terapia”, curato da 22 tra specialisti dell’Auxologico e ricercatori Istat.

La pubblicazione approfondisce poi ampiamente il circolo vizioso che lega obesità e disturbi del sonno, discutendone i meccanismi patogenetici e fornendo particolari riferimenti anche alle differenze di genere e alle peculiarità del problema nelle diverse epoche della vita. In particolare, sono trattati i complessi rapporti tra obesità, sindrome metabolica, disturbi respiratori notturni, regolazione neuroendocrina, disturbi alimentari e sonno. Spazio rilevante è dato anche alla relazione tra sonno, obesità e complicanze cardiovascolari o neurologiche; l’obesità è infatti quasi sempre una condizione disabilitante associata a diverse patologie croniche.

Il livello di istruzione e il tenore di vita degli adulti emergono come elementi che influenzano la tendenza all’eccesso di peso oltre che per se stessi, anche per i figli: più si studia e meno si ingrassa, o meglio, maggiore è l’attenzione all’alimentazione, agli stili di vita salutari e all’attività fisica. Il risultato è che i ragazzi che vivono in famiglie caratterizzate da un livello socio culturale più elevato o buone risorse economiche presentano prevalenze di eccesso di peso più basse rispetto a coloro che al contrario vivono in famiglie in condizioni socio-economiche più svantaggiate. Inoltre, i bambini e ragazzi che vivono in famiglie in cui almeno uno dei genitori è in eccesso di peso sono più spesso anch’essi in sovrappeso o obesi.

Rispetto ai disturbi del sonno, si riscontra che circa il 27% dei bambini in età scolare e il 45% degli adolescenti dormono meno rispetto a quanto raccomandato per la loro età dalle principali società scientifiche. Il rapporto evidenzia che la cronica restrizione e la scarsa qualità del sonno sono associati ad un aumento del rischio di obesità.

In estate viva il gioco libero!

Sfruttiamo l’estate per lasciare i nostri bambini liberi di giocare sfruttando la loro creatività, libri di sperimentare ma anche di annoiarsi.

A dispetto delle loro agende invernali piene di impegni, quando frequentano corsi per imparare uno strumento, praticare uno sport, apprendere una nuova lingua. Modi intelligenti di impiegare il tempo dei bambini ma a volte un po’ stressanti: sia per i genitori che devono organizzare e accompagnare sia per i piccoli che si stancano troppo.

Dov’è finito il tempo del gioco? Quello spazio temporale libero e spensierato che il bambino può impiegare per far galoppare la fantasia, costruire legami con altri bambini e con gli adulti senza che siano finalizzati al raggiungimento di altri traguardi e risultati misurabili.

Dell’importanza del gioco parlano le educatrici Jessica Joelle Alexander e Iben Dissing Sandahl nel best seller Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni

Ma perché il gioco libero è così importante? Perché senza poter costruire la loro identità e le loro relazioni in autonomia e indipendentemente da risultati esterni il bambino non svilupperà una personalità equilibrata. A cosa serve essere dei geni in matematica se non si hanno le capacità emotive di affrontare gli alti e bassi della vita?

Le autrici spiegano che lasciare il bambino libero di giocare lo aiuterà a sviluppare la resilienza, termine che indica la capacità di gestire le emozioni e controllare lo stress. Un’abilità fondamentale per prevenire i disturbi d’ansia e diventare adulti più equilibrati e felici.

In Danimarca non a caso si dà grande importanza allo sviluppo emotivo del bambino, non soltanto all’acquisizione di abilità e competenze. I bambini piccoli non vanno messi eccessivamente sotto pressione. Un bambino non dovrebbe sempre dover dare il massimo per ottenere un elogio.

Non è un caso che la Danimarca sia la patria dei Lego, i celebri mattoncini che consentono al bambino di usare l’immaginazione per giocare in libertà. Lego è la contrazione delle parole leg godt, che significano “giocare bene”.

Pixabay

Nel libro le esperte dispensano consigli ai genitori che vogliano regalare ai loro figli un’esperienza di gioco formativa e stimolante:

  1. Spegnete la tv, i cellulari e ogni altro apparecchio per stimolare i bambini a usare la loro immaginazione.
  2. Mettete a disposizione del bambino materiali e strumenti in grado di sviluppare tutti i sensi e la creatività. Non mostrategli come devono usarli, non guidateli nelle attività ludiche. Lasciateli liberi di imparare, condurre il gioco e creare e il loro cervello crescerà.
  3. Portate i bambini al parco, in spiaggia, nei boschi e in altre aree aperte in cui possano esplorare in autonomia senza rischi l’ambiente circostante.
  4. Fate frequentare ai vostri figli bambini di età diversa in modo che possano passare al livello successivo di apprendimento più facilmente.
  5. Per almeno 20 minuti al giorno mettetevi al loro livello e lasciate che siano loro a guidare il gioco, a coinvolgervi nella costruzione della loro realtà.
  6. Lasciate che giochino anche da soli per sviluppare l’immaginazione e usando voci diverse.
  7. In casa create un ambiente sicuro ma stimolante che li esorti a esplorare e a superare i loro limiti. Ad esempio un percorso a ostacoli con cuscini, materassini e piccoli sgabelli.
  8. Parlate ad altri genitori del movimento del gioco sano e cercate di coinvolgerli.
  9. Non intervenite subito in caso di conflitti tra vostro figlio e gli altri bambini. Il bambino deve imparare a rapportarsi ai bambini più difficili.
  10. Lasciate che il bambino trovi da sé le soluzioni. Fate un passo indietro e non proteggeteli quando non è necessario. Solo in questo modo svilupperanno le abilità più utili nella vita.

Praticando il gioco libero i bambini giorno dopo giorno impareranno a gestire la paura e la rabbia. Questo perché nel gioco non si ricevono mai troppe lodi. Il bambino deve costantemente negoziare le regole ed essere consapevole dello stato emotivo degli altri partecipanti per evitare che qualcuno si arrabbi e il gioco finisca: “Dal momento che i bambini vogliono giocare insieme, queste situazioni esigono che si esercitino ad andare d’accordo con gli altri, trattandoli da pari -scrivono le autrici- un’abilità fondamentale per essere in seguito felici nella vita”.

Il bambino libero di giocare oltre a essere più felice si immedesima nell’altro, sviluppando empatia e correndo un rischio minore di diventare un bullo.

Il mare e la radio

Sono stata al mare, tutto bellissimo.

Ho nuotato e fatto trekking, mi sono arrammpicata per chilometri su sentieri ripidi e ventosi. Forse ho anche sfidato il pericolo, potevo inciampare e sfracellarmi su una scogliera. Emma voleva fare un time lapse, come quelli che si fanno i selfie nei posti più impervi e poi si schiantano. Appena ha messo il cellulare in bilico su una radice di pino marittimo a strapiombo, ho cominciato a urlare e l’ho convinta a desistere.

Però credo che quando arriva il tuo momento non sfuggi. Noi ad esempio, ci siamo salvate dal time lapse ma la sera stessa potevamo perire colpite a tradimento da un vaso da fiori sulla testa. Era una serata ventosa, dopo essere uscite di casa di solito facevamo cento metri e poi attraversavamo la strada. Quella volta invece, non so perché, abbiamo deciso di attraversare subito e si è rivelata una buonissima idea che ci ha salvato la vita. Infatti alla nostra altezza, sul solito tragitto, dall’altra parte della strada il vento ha fatto cadere fragorosamente dal balcone del secondo piano un bel vaso da fiori (con piattino sottovaso per la mazzata finale).

Il proprietario si è affacciato e, con stupore, ha fatto:

“Oh Mon Dieu!”

E menomale che sotto non c’era nessuno.

Mentre noi dall’altra parte siamo rimaste scioccate dalla botta di fortuna.

Un’altra cosa strana che è successa al mare è stata la presenza di questi strani ragazzini, sui 6-8 anni, carini, all’apparenza normali che però quando ti passano accanto (a noi è successo al supermercato e in spiaggia) a un certo punto, molto lentamente, come alienati, si guardano intorno, girano la testa e ripetono:

“Despacito…Despacito…Despacito”

Emma racconta che le è già capitato anche a Milano e quindi sospetta che il tormentone dell’estate ormai sia entrato nelle cellule cerebrali dei poveri bambini che ne siano in qualche modo posseduti. Trasformati in cyborg, giovani tenere vittime del raggaeton.

Cambiando argomento, domani sera alle 19 sarò ospite a Rocknrollradio  nella puntata settimanale di Shokking Culture per parlare de L’amore è una bugia. 

Di cui vi allego un altro brano sperando di stuzzicarvi un po’ 🙂

Qui il mio protagonista (Mattia) cerca conforto dopo aver ricevuto una brutta notizia…

Questa bugia pietosa gli ricordò Linda. Le era affezionato anche se la considerava una rompiscatole. Sua sorella, di sette anni maggiore di lui, non aveva infatti mai perso un’occasione di rinfacciargli il suo egocentrismo, l’incapacità di prendersi una responsabilità.

Certo, lei invece si considerava perfetta. Matura ed equilibrata. Laureata in architettura a pieni voti, aveva lavorato un po’ in uno studio prestigioso, e poi si era innamorata di Eugenio, commercialista noioso e supponente. Se l’era sposato ed era diventata mamma a tempo pieno per Marta e Pietro, che stavano crescendo in fretta.

Mattia sospettava che, dietro la facciata della famiglia ideale, sua sorella, a quarantasei anni, nascondesse una grande frustrazione. I suoi anni migliori se li era giocati e si sentiva intrappolata. Per quello era spesso acida. La cara Linda in realtà avrebbe voluto essere come lui: libera, sfrontata e indifferente alle regole, ma non ne aveva mai avuto il coraggio.

Mattia si domandò se fosse una buona idea telefonarle. Riversare su di lei dubbi e paure in cerca di conforto. Con sua sorella non doveva temere di perdere la faccia, di essere considerato pavido. Il fatto che lei, da sempre, gli rimproverasse di essere immaturo e infantile questa volta poteva giocare a suo favore. Magari proprio per questo, forse, l’avrebbe capito e aiutato.

«Mattia! Non chiami mai, ma quando decidi di farlo hai un tempismo perfetto: scegli sempre i momenti peggiori!»

Non era l’accoglienza che aveva sperato, ma oramai aveva deciso di cercare l’empatia di Linda.

«Volevo raccontarti una cosa e chiederti un parere. Ti disturbo?»

«Sono in autostrada, sto portando i ragazzi al mare in Toscana… C’è traffico e adesso devo trovare una piazzola dove fermarmi perché ci siamo accorti che Zoe ha vomitato.»

«Zoe?»

«Il cane, il cucciolo di labrador che abbiamo appena preso. Forse è troppo piccolo per viaggiare.»

«Allora non importa, ci sentiamo un’altra volta.»
«No, no, dimmi. Ti ascolto. Ora ho trovato la piazzola…»

Mattia voleva riagganciare, invece le raccontò tutto. Dei sintomi, dell’oculista, dell’ortopedico, del professor Rizzi, della risonanza. E soprattutto della sua paura. Linda lo ascoltava, ma si avvertiva la sua fretta. Annuiva a tutte le supposizioni di Mattia, ma era sfuggente.

«… Un altro specialista, certo, vedrai che non sarà nulla. Poi però fare una risonanza non è la fine del mondo, solo per essere sicuro…»

«Secondo te…»

«Ma Zoe l’ha fatta la pipì? Ragazzi, su che dobbiamo ripartire! Scusa, scusami tanto, ma devo lasciarti, fammi sapere… baci.»

Mattia salutò in fretta la sorella. Riagganciò più depresso di prima. Per la prima volta in tantissimo tempo si sentì solo. Assolutamente solo. Non riusciva a crederci.

Mindful running

Correre mi ha cambiato la vita, l’ho già scritto varie volte. Mi aiuta a stare meglio, a distendermi, a focalizzare gli obiettivi. La corsa come liberazione, quasi una rivoluzione.
Quasi una droga. E chimicamente è vero perchè la produzione di endorfine raddoppia e proprio grazie a questi flash di benessere, la corsa dà assuefazione.
Perciò quando ho trovato ‘Mindful running’, mi sono molto incuriosita. Un manuale che analizza la corsa non solo dal punto di vista sportivo ma anche spirituale.

Infatti gli autori di questo libro propongono un metodo che arriva da lontano: la mindfulness, arte dell’attenzione consapevole, una disciplina della meditazione con oltre 2500 anni di storia, che ha origine nella filosofia orientale.

Meditare non è per niente facile, ho provato spesso ma sempre con risultati più o meno frustranti. Quindi ora ho grandi aspettative verso il mindful running,
che incrocia questa disciplina con la corsa, per ottenere una miscela che migliori la nostra esistenza.

“Oggi i ritmi frenetici e la mancanza di veri momenti di riflessione – spiegano gli autori – ci costringono a vivere a una certa distanza dal nostro corpo. Viviamo intrappolati nel pensiero, senza un contatto vero con la parte più fisica di noi. Quando facciamo delle scelte è importante invece che a decidere sia la totalità del nostro essere, così da evitare sorprese e conflitti interiori. E’ importante, in sostanza, che mente e corpo procedano nella stessa direzione”.

Il libro è una guida che, attraverso 56 lezioni per un totale di 8 settimane di training, mostra come utilizzare la corsa per ottenere un miglioramento delle proprie condizioni psicofisiche. Lo stile dei consigli è molto divulgativo e i suggerimenti facili da seguire.

Dopo molti anni di pratica yoga sono diventata un po’ intollerante alle spiegazioni troppo astratte, fondate sui massimi sistemi e proposte come rimedi di psicologia spicciola fai-da-te.

Sono stata contenta di verificare che questo manuale invece è pratico e realistico: offre suggerimenti di facile applicazione che chiunque può efficacemente applicare alle proprie esigenze fitness.

Nella prima parte c’è un check up tecnico sulla postura e sulle varie parti del corpo coinvolte nell’allenamento (schiena, mani, piedi, braccia). Mentre nella seconda si approfondiscono i risvolti più psicologici del running e si insegna la consapevolezza: come concentrarsi nell’attività fisica coinvolgendo, al meglio, anche la nostra mente.

Dove andare in vacanza con il cane

Sono al mare. Senza Lola. E sto un po’ male.
Mi sento in colpa perché avevo scelto di non portarla, credevo fosse più facile invece il mio cuore sanguina. Mi manca. L’altro giorno ho visto in spiaggia un signore che lanciava un sasso al proprio piccolo Jack Russel e quest’ultimo, convinto di essere un cane da riporto, nuotava fino a dove pensava fosse caduto il sasso e poi si immergeva per raccoglierlo.
Peccato che sul fondo fosse pieno di sassi identici e così dopo un po’, rialzava il musino costernato e guardava il padrone per dire: me ne lanci un altro?
Purtroppo il padrone era un po’ avvinazzato e così rideva sguaitamente, beveva un altro sorso, faceva un rutto e solo dopo lanciava un altro sasso. E il piccolo Jack Russell, felice e ottimista, partiva con un’altra strategica immersione.
Ieri invece ho paparazzato la signora della foto (sorry!) che nuotava felice con il proprio golden retriver. Le foto fanno un po’ schifo ma l’amore e l’affiatamento fra i due era totale e commuovente.

Oltre al senso di colpa per essere senza Lola ho provato anche una fitta di gelosia.
E stanotte ho sognato Jack, il mio vecchio golden, che era riapparso magicamente al mio fianco ed era buonissimo, tanto che, nel delirio onirico, ero a casa e ho chiesto a Lola:
“Possiamo tenerlo?”
Lei ovviamente si è opposta.
Così per non ridurvi come me e soffrire la mancanza del vostro amato peloso in vacanza, vi consiglio di consultare Dogalize, il social per proprietari di cani, e scoprire come gestire la vacanza con il vostro cane e trovare spiagge e strutture dove sarà il benvenuto.

In Val d’Ega con i bambini

Una meta interessante e bellissima per una vacanza in montagna in famiglia è la Val d’Ega, dove tra Catinaccio e Latemar c’è un mondo di storie fantastiche che hanno come sfondo le Dolomiti.
Racconti remoti di esseri incantati, avventure narrate nelle leggende dei “Monti pallidi” dell’Alto Adige, il misterioso lago scomparso, le bambole del Latemar e i segreti della natura e del bosco sono solo alcuni dei motivi che ogni anni portano nel cuore del Patrimonio dell’Umanità UNESCO grandi e piccoli appassionati di montagna.
Quest’estate è prevista una lunghissima lista di iniziative dedicate ai bambini.

Ogni lunedì i più piccoli hanno l’occasione di passare un pomeriggio a stretto contatto con i cavalli per divertirsi e conoscerli meglio, imparando a curarli, capirli, acconciarli e ferrarli, prima di partecipare a un breve prova di equitazione.
Ogni martedì, Vivere il bosco – Il meraviglioso mondo delle Salighe e dell’Uomo Selvaggio, un progetto che svela per la prima volta i segreti per sopravvivere nella natura, apprezzandone i tesori, grazie a protagonisti leggendari che sanno come cuocere focacce al fuoco di un falò e riconoscere gli animali del bosco.
Ogni mercoledì, un’escursione tra le stazioni interattive del Latemarium permette di andare alla ricerca delle famose bambole speciali nascoste nel gruppo montuoso del Latemar. Un progetto un po’ misterioso chiamato Latemarium e le sue bambole che si concluderà con un regalo a sorpresa per i piccoli partecipanti.

Ogni giovedì invece, i bambini diventano protagonisti di una missione impossibile, esploratori dolomitici coinvolti nella Fiaccolata alla ricerca del lago scomparso. Si narra che non lontano dal Lago di Carezza esista un prato che, a seconda delle stagioni, venga sommerso. Secondo la leggenda, presso questa zona, una contadina è stata sorpresa dall’acqua mentre raccoglieva foglie per il proprio bestiame. Muniti di fiaccole, gli avventurieri si inoltrano alla ricerca di questo luogo misterioso, scoprendo nello stesso tempo le peculiarità dei laghi della zona.

Conoscere le Dolomiti, significa anche conoscere gli animali che le abitano.

E’ infatti possibile partecipare a una piccola escursione per conoscere meglio lama e alpaca, tra gli animali domestici più antichi del mondo, facendo esercizi nel paddock o aggregandosi a passeggiate di diverse difficoltà e durata.
Infine, se nel Parco Geologico Bletterbach i bambini possono andare alla scoperta dei segreti della natura, facendo lavori manuali con sassi, acqua e terra.
Poi per le madri coraggiose e i piccoli più adrenalici si può sperimentare a bordo di velocissime slitte una gita nel bosco del Latemar, percorso con più di 900 metri di dossi, salti e curve mozzafiato.

Le ragazze

Un romanzo molto chiacchierato e apprezzato, Le ragazze racconta una storia avvincente con tutti gli ingredienti giusti per accalappiare il lettore: disagio giovanile, sesso, flashback nell’atmosfera alternativa e peccaminosa del periodo hippy e, per finire, un bel tocco di crimine. Infatti la vicenda è ispirata a un famigerato fatto di cronaca: il massacro nella villa californiana di Roman Polanski dove fu uccisa la sua bellissima moglie, Sharon Tate (incinta di otto mesi) e un gruppo di amici ospiti.
Assassinati dai seguaci della setta di Charles Mason.
L’autrice, Emma Cline, al suo esordio narrativo, è stata così scaltra da inventarsi una vicenda alternativa basata su questo massacro.
Siamo nell’estate del’69 in periferia di S.Francisco dove vive la sua protagonista: Evie, una quattordicenne in piena crisi adolescenziale. Benestante ma annoiata e insicura.
E qui partono i luoghi comuni: il papà se n’è andato con una ragazza più giovane, la mamma (siamo in California dove sono nate tutte le teorie fitness e alternative) cerca di riciclarsi con la new age e l’alimentazione bio per mantenersi sexy e in forma e trovare ovviamente un nuovo compagno.
Evie naturalmente lo odia.
La ragazzina è precoce nello sballo e nelle fantasie sessuali. Ha anche un vicino di villa, dodicenne, che si fa le canne e beve whisky (francamente mi sembra un po’ presto). Poi la nostra incontra un gruppo di ragazze (quelle del titolo) molto trasgressive, ribelli e misteriose, e ne rimane incantata.
Vorrebbe far parte del loro gruppo e naturalmente ci riesce. Così on and off si trasferisce nella loro comune dove, come da copione, succedono tutte le cose che devono succedere in un luogo del genere (sesso, droga e rock’n roll). Infatti il loro guru avrebbe velleità da rocker, strimpella malamente la chitarra e sogna un contratto discografico.
Ma le cose non vanno come dovrebbero e allora arriva il massacro…
Il lato che ho apprezzato di più nella scrittura della Cline sono state alcune citazioni realistiche sul destino delle ragazze, non necessariamente quelle del titolo ma il giovane universo femminile in generale, frasi come: …il semplice fatto di essere una ragazza a questo mondo ti riduceva la capacità di credere in te stessa…
oppure altri riferimenti ai consigli delle riviste femminili (adesso c’è la rete) che vengono presi come oro colato dalle giovanissime per diventare più belle, seducenti, scaltre.
O ancora le aspettative sull’amore, bello e speciale, pubblicizzato molto anche nelle canzoni, quando poi nella realtà si impara presto ad accontantarsi…
Mi è piaciuto lo stralcio di indipendenza femminile che si insinua fra le pagine di questo romanzo, mentre mi ha deluso l’appesantimento negativo di cui grondano molte descrizioni.
Ad esempio un vestito che Evie indossa per un festa nella comune, odorava di merda di topo
Come può il lettore riconoscere la sfumatura tipica degli escrementi di ratto?
Non bastava scrivere che aveva un puzzo insostenibile?
Insomma ho notato un fastidioso compiacimento rindondante nella scelta degli aggettivi. E un po’ troppo sensazionalismo nelle scene di sesso.
In un’altra pagina, la tinta a buon mercato, comprata al super, nei capelli della madre era croccante
Forse è colpa della traduzione, ma come si fa a scrivere in un altro paragrafo: mi sono sgrillettata tutta la notte?

Porta il cane in ufficio

Da oggi fino al 23 giugno si potrà portare il proprio cane in ufficio, invece di lasciarlo solo a casa sul divano, magari anche senza aria condizionata.
C’è il giorno in cui si portano i bambini e per non discriminare adesso è arrivato anche il momento dei nostri animali domestici.
La cui compagnia in ufficio rende la giornata lavorativa più piacevole e proficua. Se fino ad alcuni anni fa era impensabile ipotizzare un ufficio abitato da cani e gatti, attualmente sta diventando un’usanza quasi normale.
Mars (azienda che si occupa di prodotti per animali) è stata tra le prime a inaugurare questa buona pratica, facendola diventare una consuetudine.
La presenza di pet in ufficio, infatti, favorisce il benessere, riduce lo stress, aumenta il livello di attività fisica, la produttivitàe la serenità.
Questi i principali risultati dell’ultima ricerca del The Banfield Pet Hospital (rete di cliniche veterinarie negli USA) effettuata su 1.000 dipendenti e 200 responsabili delle risorse umane. Lo studio ha infatti evidenziato che proprio la presenza di pet sul posto di lavoro ha un impatto positivo complessivo sui dipendenti. In particolare, l’umore migliora per il 93%, stesso dato per la riduzione dello stress e per 91% incide sulla diminuzione del senso di colpa nel lasciare a casa il proprio peloso. E poi, non da meno, il piacere di farsi un selfie alla scrivania con il proprio pet!

Per rendere più facile la vacanza con il bebè

Quando si parte in vacanza con un bambino piccolo ci si porta dietro metà casa. Perchè è difficile scegliere quello che potrebbe servire, anzi di solito l’ansia fa pensare che tutto potrebbe essere indispensabile. E allora per sentirsi più sicure, per avere la situazione sotto controllo si impacchetta tutto e poi si parte cariche come sherpa.
E se poi mancasse qualcosa? La vocina interiore della neomamma è difficile da zittire.
Quando si parte con un bebè è normale avere mille dubbi… ricordo nella prima estate di vita di Anita che era previsto lo svezzamento. Dovevo darle prima la mela o la pera?
Un dubbio così amletico che avevo cercato anche un pediatra in vacanza.
Non il mio pediatria che era in ferie, ma un altro che viveva nel paesino vicino al lago dove avevamo affittato la casa delle vacanze. Era una signora simpatica che quando le avevo chiesto se era meglio grattuggiare prima la mela oppure (magari… forse… altre scuole di pensiero dicevano) la pera mi ha guardato con condiscendenza.
Perchè dal dilemma mela-pera discendeva poi l’altro grande timore materno: mio figlio crescerà abbastanza? E naturalemente, se non lo fa, la colpa è della mammma.

Insomma un inferno…ma adesso non è più così, esistono accessori che permettono di andare in vacanza con i piccolini con molta più serenità.
Per sapere se il pupo cresce e rientra nei classici percentili, non c’è bisogno di stanare un pediatra, si può ricorrere a questo misuratore, un apparecchio semplicissimo che permette di conoscere la circonferenza cranica del bebè e confrontarla con i vari standard di sviluppo, da tre mesi a tre anni. E’ un oggetto molto facile da utilizzare che si può mettere in valigia senza che occupi troppo spazio.
E’ un misuratore versatile, con un nastro in materia plastica indeformabile, oltre a essere usato per i bambini, può calcolare anche la distribuzione del tessuto adiposo negli adulti.
Magari nella pancia di vostro marito? Oppure se è palestrato diventa utile per una misurazione antropometrica della massa muscolare del bicipite!
Un altro strumento utile da mettere in valigia, è questo termometro , che sembra un giocattolo. Una stella marina galleggiante che farà in modo di non sbagliare la temperatura del bagnetto. E’ così simpatico che anche convincerà anche il bebè più riottoso a fare il bagnetto senza capricci.
(post in collaborazione con Gima)

Andersen Festival a Sestri Levante

Sestri Levante ė uno dei miei luoghi del cuore, vi ho passato molte estati e soprattutto una lunghissima, nel 2000, quando Emma era appena nata e non dormiva mai. Piangeva giorno e notte, in carozzina, nel marsupio, sotto l’ombrellone, sul bagnasciuga… Poi ho smesso di mangiare la focaccia di Recco e finalmente sono finite le coliche!

L’unico lato negativo di Sestri, sono i milanesi (per chi non li apprezza) che hanno praticamente colonizzato il luogo. Ma questo prossimo weekend, dall’8 all’11 giugno, bisogna tornare a Sestri per partecipare all’Andersen Festival, un evento imperdibile con un programma di workshop, conferenze e laboratori che permetteranno ai bambini e ai loro genitori di divertirsi ed entrare nel magico mondo di Andersen.

E sarà possibile scoprire più da vicino i luoghi che hanno ispirato i racconti di Andersen e influenzato le sue opere. Tra le diverse iniziative verrà presentato il progetto Andersen a Spasso, quando passeggiando per le vie di Sestri Levante le favole prenderanno vita.

Per iscriversi a questa iniziativa e ai vari laboratori basta cliccare qui

Un’altra importante e originale iniziativa per i genitori é prevista sabato 10 giugno, quando la giornalista e psicologa americana Jessica Joelle Alexander parlerà del segreto della felicità danese, fondato sul metodo educativo. Pare infatti che proprio i genitori danesi riescano a crescere bambini felici che poi diventano adulti felici e il ciclo si ripete di generazione in generazione.

Sarà vero?

Per saperne di più, si può partecipare alla presentazione del manuale “Il metodo danese per crescere bambini felici” e ascoltare l’autrice che ne illustrerà i pilastri fondamentali, come l’autenticità, il cambio di prospettiva, l’empatia e il famoso concetto dello “Hygge” (si pronuncia ügghe) che possono rendere le nostra vite e le nostre relazioni più serene.

Poi per chi volesse approfondire il mondo fatato di Andersen, dopo la tappa a Sestri, non resta che una gita in Danimarca, qui tutte le info.

Come imparare a fotografare i bambini

Oramai con i social, siamo tutti fotografi quindi meglio approfondire la tecnica per non perdere follower! Appuntamento importante per le mamme, (ma anche i papà, le nonne, le zie…) per imparare tutti i trucchi per fotografare al meglio i bambini.

Soggetti affascinanti ma difficili da rendere al meglio.

Per chi vive a Milano, c’è un interessante workshop dedicato alla Fotografia dei bambini e pensato appositamente per le mamme, organizzato da Manfrotto durante il Wide Photo Fest 17, in programma nella cinematografica Piazza Gae Aulenti dal 9 all’11 giugno.
Il workshop si svolgerà venerdì, alle ore 18:00, e sarà tenuto da Camilla Parolin,  fotografa professionista specializzata nella fotografia di gravidanza, neonati, bambini e famiglie. È possibile partecipare gratuitamente al workshop iscrivendosi qui.

 

Barrette energetiche fai da te

L’ispirazione l’ho avuto nella gita all’Elba quando lo chef Michele Nardi mi aveva parlato delle barrette energetiche che prepare utilizzando la frutta secca, i fichi (numerosi sull’isola) e la menta selvaggia e il rosmarino.

Il rosmarino e la menta crescono rigogliosi anche sul mio balcone ma non me la sono sentita di osare tanto. Così la versione delle mie barrette è stata molto più classica e anche dietetica, infatti invece dello zucchero di canna ho usato lo sciroppo di agave.

Ingredienti: 

      • una tazza (da tè) di uva sultanina
      • una tazza di anacardi
      • una tazza di arachidi
      • una tazza di albicocche secche (ma potrebbero anche essere fichi)
      • mezza tazza di pistacchi
      • mezza tazza di noci
      • una tazza di fiocchi di farro/riso
      • 60ml sciroppo d’agave


    Procedimento :

  • E’ facilissimo: basta mettere in una zuppiera la frutta sminuzzata e mescolarla con il farro/riso soffiato, aggiungere lo sciroppo d’agave e mescolare per amalgamare il tutto. L’errore da evitare (che ho fatto) è esagerare con lo sciroppo e rendere l’impasto troppo liquido. In questo caso sarà molto più difficile trovare la giusta consistenza che permette alle barette di indurirsi al punto giusto. Se succedesse meglio aggiungere, per ridensificare, ancora farro e riso soffiato.

    gli ingredienti prima dell’aggiunta dello sciroppo

    Poi una volta soddisfatti con la consistenza si stende il composto all’interno di una scatola rettangolare abbastanza grande e dagli angoli ben definiti ricomprendone il fondo con la carta da forno. (se gli angoli del contenitore sono smussati poi non si riescono a tagliare bene le barrette).

    Poi si mette in freezer per due ore per renderle solide. Poi si potranno tirare fuori e tagliare a fette rettangolari per dare la forma di barrette che potranno essere conservate in frigo per una settimana.

I figli della notte

Vita dura in un collegio tutto maschile, questa è l’ambientazione di I figli della notte. Il film racconta di Giulio, 17enne di buona famiglia che si ritrova catapultato nell’incubo della solitudine e della rigida disciplina di un istituto per rampolli dell’alta società. Un luogo isoltato tra le montagne innevate dell’Alto Adige, dove vengono formati i “dirigenti del futuro”.

Internet imbavagliato, telefono concesso per mezz’ora al giorno, ma quel che è peggio violenze e minacce. Nonnismo come da copione, da subire dai ragazzi più “anziani”, nell’apparente accondiscendenza e apatia degli adulti.

Giulio riesce a sopravvivere grazie all’amicizia con Edoardo, un altro ospite del collegio. I due ragazzi diventano inseparabili e iniziano ad architettare fughe notturne dalla scuola-prigione, verso un luogo proibito nel cuore del bosco. Una baita-bordello dove conoscono una giovane prostituta: Elena.

Ma la trasgressione fa parte dell’offerta formativa (dopotutto è costume che i mega manager le prostitute le frequentino, alla grande e con lauto dispendio di mezzi, quindi tanto vale iniziare da piccoli!), il collegio sa tutto del locale peccaminoso e delle uscite notturne. E gli educatori, molto ipocriti, vigilano costantemente, restando nell’ombra.

I figli della notte ha atmosfere cupe, oniriche, che ricordano un po’ quelle di Youth di Sorrentino, il collegio sembra un luogo spaventoso e forse stregato.

I ragazzi ospiti, più o meno abbandonati da genitori abbienti e menefreghisti, sono quasi tutti arrabbiati e problematici. E i giovani interpreti sono bravissimi nel rendere disagio e confusione dei loro personaggi. Il regista, Andrea de Sica, è riuscito infatti a comunicare l’angoscia, e spesso l’incomunicabilità, adolescenziale con toni sommessi e drammatici, virando verso sfumature dark e surreali che sembrano aver preso ispirazione dalle fiabe dei fratelli Grimm.

E il passerotto come fa?

Ieri mentre pranzavamo fuori sul terrazzo, Emma ed io abbiamo notato strani movimenti di Lola nell’angolo in fondo del balcone. Quello coperto di edera rampicante dove di solito succedono cose interessanti.

E’ infatti lo stesso angolo dove di solito appare Silvestro che, scavalca il confine del suo balcone, e appare al nostro orizzonte. Beh, ieri Silvestro non si vedeva ma Lola si comportava in modo strano, sbirciava dietro la macchina del condizionatore (che si trova proprio nel fondo del terrazzo) e scodava.

Poi tornava indietro cercando di attirare la nostra attenzione.

Ultimamente Lola mi ha un po’ deluso, perché pensavo fosse un cane intelligente, invece la settimana scorsa l’ho beccata, sempre sul terrazzo ad abbaiare alla sua immagine riflessa nella porta finestra. Si specchiava e si abbaiava aggressivamente. Come se cercasse la rissa, con se stessa!

L’immagine naturalmente abbaiava a lei e così via. Stavo lavorando e dopo 10 minuti di abbaio nervoso ero andata a vedere quale fosse il problema e quando ho scoperto la verità ho provato imbarazzo per Lola, come poteva essere così ingenua?

E credere che ci fosse un cane fantasma riflesso nel vetro?

Comunque. Questo prologo per spiegare che ieri dopo un po’ di avanti-indietro dal condizionatore al tavolo, le abbiamo finalmente prestato attenzione giusto per gentilezza.

Emma l’ha seguita ed è andata a vedere cosa ci fosse dietro il condizionatore.

E mimetizzato dietro a una grande foglia di edera, abbiamo scoperto un passerotto pietrificato dalla paura. Probabilmente caduto da un nido della zona. Da un nido che abbiamo individuato nascosto tra l’edera della parete sopra il condizionatore.

Lola, che avrà avuto senz’altro un avo cane da caccia, probabilmente non aveva azzannato il passerotto perchè:

1-non era sicura fosse una preda, pensava fosse un’appendice marrone della foglia.

2-intuiva che fosse cucciolo, inerme, e quindi sarebbe stato scorretto, come sparare sulla Croce Rossa.

3-aspettava di consultarsi con Silvestro.

Ho preso il mano il passerotto che aveva il cuore che batteva a mille e cinguettava disperato, pensando che fosse venuta la sua ora. Ho cercato di parlargli con dolcezza, ma lui naturalmente non si è calmato.

L’ho appoggiato su un ramo un po’ in alto così magari la madre, (dov’era la madre, non si era accorta che mancava una creatura dal nido?!?!?) poteva trovarlo e venire a riprenderselo.

Emma gli ha offerto una ciliegia (un po’ brutta, con quello che costano le ciliegie non volevamo certo sprecare un durone) ma mentre gliela appoggiava vicino sul ramo il passerotto, forse dall’emozione, è caduto di nuovo dietro il condizionatore.

Lola ci guardava e continuava a scodare tra il perplesso e l’eccitato. Aveva capito che si trattava di una preda.

Ho preso la scala e ho piazzato il passerotto in un ramo più alto, più vicino al nido.  Il passerotto nel rivedermi ha cinguettato fortissimo disperato. Mentre io ho continuato a domandarmi dove fosse andata la madre. E il padre?

Dov’era il padre?

Con questi dubbi nella mente, ho blindato Lola in casa e sono tornata nello studio a scrivere, dovevo finire in fretta un pezzo, ma mi sono interrotta quando dalla finestra aperta ho sentito cinguettare fragorosamente.

E anche un gran movimento di foglie.

Sono tornata a vedere: il passerotto era sparito!

Mentre era apparso Silvestro; passeggiava nel giardino sotto al balcone.

E sembrava contento.

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