Cassiera al cinema

La domenica pomeriggio spesso, per volontariato, faccio la cassiera nel cinema del mio quartiere. Si tratta di una vecchia sala, dove le proiezioni sono esclusivamente nel weekend: ogni settimana la stessa pellicola, visibile per tre giorni a orari diversi.

Nel quartiere vivono molti anziani, tanti cani e bambini. La programmazione del cinema è orientata sui film d’autore, perciò bambini e ragazzi al cinema se ne vedono pochi. La mancanza poi del distributore di bibite e della macchina del popcorn, agisce come deterrente su questa spensierata fascia di pubblico. Mentre le altre due categorie di abitanti del quartiere frequentano numerosi. Soprattutto nella giornata del mio turno alla cassa.

Ogni domenica pomeriggio il film, qualsiasi esso sia, è un appuntamento fisso. Gli anziani cinefili accorrono a frotte, forse anche solo per lamentarsi sulla scelta delle pellicole, molto spesso considerate noiose.

Arrivano a gruppetti di amici, qualcuno con la badante, altri con il cane. Per alcuni infatti il legame con l’amico peloso è così affettuoso e sinergico che sarebbe stato brutto separarsi anche solo per poche ore per la visione del film.

Così si era stabilito che qualche cane fortunato, un po’ su con gli anni, con un carattere pacioso e il perenne obiettivo di ronfare, potesse tranquillamente entrare. E rimanere sdraiato ai piedi dei padroni, a cui si riservava il posto in prima fila dove c’è parecchio spazio.

L’atmosfera del cinema è quindi piuttosto intima e familiare.

Non ci sono posti numerati, non c’è pubblicità, si può anche arrivare un po’ in ritardo, facendosi aprire bussando energicamente alla vetrata d’ingresso.

Insomma con il pubblico c’è un rapporto diretto e schietto, come prima dell’avvento dei multisala. Quasi più da bar che da cinema. Vecchi coniugi non si vergognano di battibeccare davanti alla cassa perché uno dei due ha dimenticato la tessera di frequenza (utile: a un certo punto garantisce un’entrata gratis).

E nessuno è mai stato inibito nel palesare la propria opinione alle cassiere riguardo alla pellicola. Sul bancone della biglietteria c’è anche una cassettina con foglietti e penna per lasciare commenti e suggerimenti, ma le recensioni orali e piene di pathos sono preferite dal pubblico.

“Robe da matti!”, qualcuno esce brontolando neanche a metà film, guardando in modo torvo le cassiere e sbatte la porta a vetri.

“Ma li scegliete voi?”, qualcun altro cerca un capro espiatorio per la sua frustrazione.

Mi sono chiesta come mai, nonostante la costante criticità verso la programmazione, il pubblico degli anziani continui a essere così assiduo. La ritualità del lungo pomeriggio domenicale da riempire in qualche modo non può essere l’unica ragione.

Altrimenti la reazione più tradizionale, anche fisiologica postprandiale, sarebbe passiva.  Assopirsi sulle poltroncine del cinema. E lasciar passar le immagini senza farsi troppo coinvolgere. Nel bene e nel male.

Ho pensato che deve esserci qualcosa di più profondo, per giustificare risposte così sanguigne verso quello che succede sul grande schermo.

Ho imparato a osservare meglio le reazioni, cercando di catalogarle. E notato che i film che fanno uscire il pubblico più scontento e litigioso sono quelli definiti lenti. Anzi peggio, realistici.

“Bello, ma che tristezza!”, ha sospirato uscendo una signora troppo educata per usare un sostantivo molto meno elegante.

Allora forse ho cominciato a capire, gli anziani non solo, banalmente, vengono al cinema per sorridere e divertirsi. Nel lasso di tempo della proiezione cercano veramente un’evasione.

Quasi un salvagente per navigare fuori dalla loro realtà.

Lo scopo è quello antico, quando si andava al cinema per sognare. Per dimenticare i propri affanni e identificarsi nelle avventure, più o meno mirabolanti, degli attori. Gli anziani arrivano al cinema, una domenica dopo l’altra, con l’inconscia speranza di rivivere storie d’amore. Viaggiare dall’altra parte del mondo. Scordare la badante seduta nella poltroncina di fianco. Sentirsi ancora pronti per un po’ di sana adrenalina. Per immaginare di avere un’altra chance: nuova, sfavillante e improbabile.

Invece le pellicole d’autore, drammatiche e impegnate, provocano l’orticaria. Generano intolleranza.  Sembrano un immeritato castigo. Per quello fanno arrabbiare.

Scarpe Hogan: le tendenze per la Primavera/Estate 2019

Stile modernista, colori intensi e design distintivo caratterizzano la collezione di scarpe Hogan SS19 arricchita da citazioni artistiche neon-pop californiane. Colori e trasparenze neon si mischiano a materiali iridescenti dando vita ad una collezione capace di esaltare al massimo i segni distintivi del Brand.

Scarpe Hogan tendenza ss19
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Scarpe Hogan: tendenza primavera estate 2019 uomo

La nuova collezione uomo Hogan reinterpreta i valori del Brand senza stravolgerli, utilizzando nuovi pellami, colori e design che anticipano le tendenze di stagione. Le nuove sneakers Hogan puntano i riflettori su Active One: modello dall’appeal sportivo che presenta un eccentrico mix di materiali e caratterizzato dal design deciso, rappresentativo dell’innovazione estetica dei segni distintivi di Hogan. Le versioni di Active One sono molteplici; da segnalare le proposte con tomaia bianca e inserti fluo e i modelli con tomaia knitted, rifiniti da dettagli in pelle.

Tra le sneakers Hogan non mancano le nuove versioni di modelli classici come Hogan H365, che fonde spirito retró e stile urban-casual, e Interactive3 che tra le tante proposte annovera anche un modello in versione sock boot assolutamente da non perdere.

Tra le scarpe Hogan formali della nuova collezione troviamo i mocassini che fondono alla perfezione lo stile classico e casual. Realizzati in suede, i mocassini Hogan sono caratterizzati da mascherina e monogramma impresso.

Scarpe da donna Hogan: le tendenze per la Primavera/Estate 2019

Per le scarpe donna della nuova collezione, Hogan punta su sneakers, sandali, sabot, slip on e ballerine che esaltano al massimo i valori del Brand. I nuovi sandali sono arricchiti da dettagli eleganti, capaci di conferire un look business, casual e un irresistibile tocco glam. Il Maxi H222 sandalo è l’interpretazione estiva della sneaker Maxi H222: modello rifinito da cinturini in pelle e fibbie metalliche è la sintesi perfetta dello stile bohemian chic.

Sorprendente il modello Active One in versione sandalo che sfoggia una suola ispirata alla sneaker Active per eccellenza. Active One è disponibile anche in versione slide con un design davvero super cool.

Tra le calzature online disponibili sul sito Hogan si fanno notare le platform: multicolor, maxi, classico o sparkling. Il platform delle sneakers Hogan completa ogni look. Novità assoluta della collezione SS19 è Hogan H449, sneaker dal platform vertiginoso che ridisegna il modello H365 d’ispirazione tennis. H449 è una sneaker innovativa che interpreta lo stile Hogan in chiave contemporanea.

Per la linea Hogan Atelier, il Brand si ispira a gemme ricercate e pietre scintillanti. Hogan Maxi Marquise combina la straordinaria raffinatezza e il design contemporaneo di Maxi H222 con gioielli ispirati alle tiare dei Reali. Per impreziosire ancor di più i look sofisticati.

Visita il Sito ufficiale per scoprire tutta la nuova collezione di scarpe Hogan per la stagione Primavera/Estate 2019.

Festival della lentezza

In un mondo che corre troppo veloce, rallentare è ormai un vero e proprio lusso, che pochi possono permettersi e che spesso è considerato sinonimo di pigrizia o di fuga dalle proprie responsabilità. Ma il nostro cervello, macchina lenta per eccellenza, ci ricorda che vivere con lentezza non solo è possibile ma è anche necessario per la salute di corpo e mente.

Bisogna esssere coraggiosi, fermarsi un attimo, tirare il fiato e imaprare a gustarsi la lentezza.

Secondo l’antica arte giapponese del kintsugi, ogni frattura, guasto, errore, può trasformarsi in una preziosa opportunità. Una metafora che nasce dalla pratica di aggiustare il vaso che cade a terra e si rompe ricomponendone i cocci con la polvere d’oro, plasmando da pezzi singoli pregiati manufatti. Così il tempo, che recupera il suo valore, diventa il modo per rimettere in sesto ciò che non va. 

Si dice infatti che “il tempo che aggiusta le cose” e su questo tema si costruisce la quinta edizione del Festival della Lentezza, dal 14 al 16 giugno 2019 tra gli splendidi cortili, le sale e il maestoso giardino della Reggia di Colorno (PR). Un evento, che è anche un luogo di contaminazione reciproca, fatto di incontri, laboratori, concerti, spettacoli, mostre per grandi e piccoli, ad ingresso gratuito e senza alcuna barriera tra gli artisti e il pubblico.

©Pierangela Flesi

Nel 2018 l’idea poetica su cui è stato realizzato il festival era “coltivare” ed hanno partecipato circa 20mila persone, le quali hanno potuto assistere agli incontri e spettacoli vari. Per questa edizione, si attendono altri appuntamenti importanti, nell’idea di favorire nuovi stili di vita, riprendere il proprio tempo e riflettere, per 3 giorni, sulla necessità di rimettere al centro la qualità e il benessere dei rapporti umani, nel rispetto del territorio e delle sue risorse, attraverso la cultura e la creatività. Per “aggiustare”, con speranza contagiosa, ciò che la fretta ha sottratto, riconquistando il tempo a cui abbiamo rinunciato e immaginando un nuovo futuro.

Qui tutte le info sul programma.

©Roberto Perotti

La paranza dei bambini: il film

Quando era uscito il libro di Roberto Saviano avevo scritto una recensione non troppo positiva. Pochi giorni fa sono andata a vedere il film tratto dal romanzo e forse per la prima volta ho trovato che la riduzione cinematografica è meglio del libro che l’ha ispirata.

Il ritratto della microcriminalità in mano ai minorenni che spadroneggiano per i vari rioni di Napoli, contendendosi le piazze dello spaccio e della riscossione del pizzo, nel romanzo è scioccante. Ma dopo i primi capitoli l’elenco di abberazioni e nefandezze di questi teenager diventa un po’ monotono, quasi una lista della spesa criminale.

Mentre nella pellicola il regista, Claudio Giovannesi ha reso la vicenda molto più coinvolgente. I giovani protagonisti, tutti ragazzi presi dalla strada, sono bravissimi forse proprio grazie alla loro spontaneità.

Il regista è riuscito a fare il ritratto di questi ragazzi che, per combattere il disagio che li circonda, scelgono la scorciatoia del crimine, sentendosi onnipotenti. La loro vita è raccontata in maniera cruda e realistica. A volte, loro malgrado, anche ironica. Senza giudizio o pietismi.

Per questi giovani boss il massimo è entrare in un negozio Nike (o quello di un brand simile) e spendere centinaia e centinaia di euro in abbigliamento firmato. Indossare le scarpe giuste, entrare in discoteca dove potersi permettere tavolo e champagne. Hanno quindici anni e anche le armi, ma sono inesperti e, da bravi nativi digitali, per imparare a usarle guardano un tutorial.

E’ un film che dovrebbero vedere i giovanissimi, proiettato magari anche nelle scuole. Per capire quanto siano vacui, sbagliati e anche pericolosi i modelli a loro imposti dal consumismo.

Il Giappone arriva a Bologna

Scoprire il meglio della cultura giapponese contemporanea, attraverso tutte le declinazioni di uno dei suoi temi più famosi e amati: cibo e riscoperta dei sapori, tra show cooking, ospiti ed eventi. È questo l’obiettivo della 9a edizione del Festival NipPop da venerdì 17 a domenica 19 maggio nel Quartiere Santo Stefano e al Teatro del Baraccano a Bologna.

La food culture sarà al centro del ricco programma della manifestazione, che vedrà la partecipazione di una serie di importanti ospiti internazionali amatissimi dal pubblico italiano, tra i quali la scrittrice OGAWA ITO, autrice del pluripremiato romanzo Il ristorante dell’amore ritrovato (da cui è stata tratta anche una versione cinematografica). E ancora Hirohiko Shoda – noto come CHEF HIRO – conosciuto e amato dagli spettatori televisivi per la sua partecipazione a La Prova del Cuoco e per la sua trasmissione Ciao, sono Hiro su Gambero Rosso Channel. Anche questa edizione si distingue per le prestigiose presenze legate al mondo del fumetto e dell’illustrazione.

Non mancherà uno sguardo al mondo dell’animazione, con un ospite d’eccezione: YASUO KAMEYAMA, produttore di serie animate e ideatore di riviste ed esibizioni a tema anime. Nei suoi oltre venticinque anni nel campo dell’animazione, ha prodotto alcune delle serie animate più famose: Doraemon dal 1986 al 2003, Marmalade Boy (noto in italia come Piccoli problemi di cuore) nel 1994.

Tantissime le attività per le famiglie: in collaborazione con Baraccano Kids – Il Baraccano dei piccoli propone un ricco programma dedicato ai più piccoli, per avvicinarli – divertendosi e sperimentando – al ricco universo della cultura giapponese. Qui il programma degli eventi per i bambini.

1. Laboratorio di ceramica raku

Un’esperienza unica, un laboratorio dedicato alla ceramica raku: una tecnica giapponese nata nel XVI secolo, una parola che significa gioia e liberazione. I partecipanti si cimenteranno nel rivestimento dei manufatti creati per loro con i particolari smalti appositamente formulati. Gli oggetti saranno poi sottoposti alla cottura e sfornati ancora incandescenti al fine di ottenere i caratteristici effetti decorativi con riflessi metallici, cavillature e affumicature. Conclusa l’esperienza i partecipanti riceveranno a ricordo della giornata gli oggetti da loro realizzati.

2. Laboratorio di disegno manga in collaborazione con Accademia Europea di Manga e Pentel

3. Origami con i maestri giapponesi dalla provincia di Mie

4. Vuoi anche tu diventare un ninja?

Gli amici della provincia di Mie porteranno a NipPop l’eleganza e la maestria dei ninja della città di Iga! I più piccoli – ma non solo – potranno cimentarsi nel lancio dello shuriken, la micidiale arma a forma di stella dei guerrieri ninja, e scoprire la storia di queste figure così popolari, misteriose e affascinanti.

5. Dimostrazione di karate classico e sportivo

Hiro © Francesco Vignali Photography

E la prova costume?

In questo maggio freddo come novembre dove si devono tirar fuori nuovamente maglioni e il piumino per dormire comodi, sembrerebbe essere annullato il tradizionale problema della prova costume. Ma non possiamo illuderci e perchè fra poco arriva giugno e probabilmente il caldo sarà improvviso e inclemente. Quindi saremo obbligati a spogliarci. Bianchicci e anche fuori forma? Come sfangarla?

Per rispondere a questo triste pronostico, riporto un comunicato che illustra alcune percentuali sui comportamenti più comuni rispetto alla remise en forme in vista della famigerata “prova costume” ovvero su come abbiamo il coraggio o l’orgoglio di presentarci al mare e in piscina.

Oltre una persona su due (56%) dichiara infatti di avere un programma e degli obiettivi precisi per fare bella figura: di questi, il 10% mira a risultati raggiungibili solo con molto sforzo, mentre il 46% ha prudentemente fissato traguardi che richiedono un minore impegno.

E’ quanto emerge dall’indagine condotta da Top Doctors (piattaforma di medici online che l’anno scorso aveva fatto una pubblicità capillare a Milano con foto di medici estremamente attraenti, purtroppo molto diversi dagli esemplari che poi si ritrovano nella realtà di ospedali e ambulatori!).

Tornando alla prova costume, oltre metà degli interpellati se ne occupa con più o meno impegno. Gli altri sono giovani, persone di mezza età, salutisti, che godono di ottima salute con uno stile di vita adeguato e che non necessita di preparazione. Sono quelli sempre pronti. Il 17% non si sottopone ad alcun trattamento perchè si considera già in forma. Nel 27% dei casi, invece non sono affatto interessati al problema (i pigri che comunque sono in un discreto stato di salute e non hanno alcuna voglia di faticare ne con attività fisica ne modificando le abitudini alimentari).

Ma quando si inizia a pensare, terrorizzati o meno, alla prova costume e ad agire di conseguenza? Mai troppo presto: il 55% del campione è consapevole di essersi mossa troppo tardi e che, anche quest’anno, i risultati sperati probabilmente non arriveranno. Nel dettaglio, il 32,5% dichiara di essersi ridotta a pensarci solo una volta arrivata la primavera, mentre il 23% ammette candidamente che, ormai, se ne riparla nel 2020. A riprova della tendenza che vede anche in Italia una sempre maggiore attenzione della popolazione verso una alimentazione salutista, accompagnata da una attività sportiva adeguata alla propria fascia di età, un buon 32,5% non si pone il problema della prova costume. Infatti tutto l’anno lavora sulla propria forma fisica. Invece il 12 %, come da cliché, si ricorda del problema e rinnova i buoni propositi dopo le feste natalizie.

Perquanto riguarda l’attività sportiva, il 22% degli intervistati prevede nei due mesi primaverili un ciclo di intenso allenamento, il 29% invece prosegue sistematicamente il programma fitness al quale partecipa attivamente tutto l’anno. Il 39%, pur non avendo un programma preciso, si allena quando capita ma è abbastanza attento all’alimentazione. Solamente il 10% confessa di non fare nessun tipo di allenamento.

Per quanto riguarda, invece, la corretta alimentazione, sorprendentemente il 48% degli intervistati dichiara di non fare particolari modifiche rispetto al resto dell’annoperchè cerca sempre di seguire un regime alimentare bilanciato, mentre il 34% continua incurante a mangiare quello che vuole, recuperando in primavera con diete stringenti ed allenamenti massacranti. Poco meno di due intervistati su 10 modificano quindi le proprie abitudini. Sul totale, meno del 10% segue una dieta impostata da uno specialista medico nutrizionista, oltre il 2% da dietista e il 5% si affida ai (potenzialmente pericolosi) consigli pescati su internet.

Per la prova costume siamo anche disposti a ricorrere ad aiuti come creme e trattamenti estetici? Tendenzialmente no nel 63% degli intervistati. Ad affidarsi alle sole creme anticellulite, rassodanti o dimagranti è circa il 12% del campione, a cui si aggiungono il 10% degli intervistati preferisce, invece, combattere le adiposità e la cellulite con cicli di massaggi e trattamenti manipolativi, e un buon 15% si sottopone a tutte le tipologie di trattamento citate. Integratori alimentari e farmaci non sono molto diffusi: non li sceglie il 68% degli intervistati. Chi lo fa, opta per lo più per integratori naturali drenanti e/o carnitina (17%), seguno pillole dimagranti (10%) prescritte dallo specialista e pasti sostitutivi (5%).

Sottomesse e ardenti

In ogni donna ci sta un demonio che salta fuori con il matrimonio!

Questa perla di saggezza, scritta negli anni ’40 da un collega con lo pseudonimo di Micio, l’ho scovata in una pagina di consigli dedicati al pubblico femminile delle prime copie di Grand Hotel, nato nel 1946 e ancora in edicola.

Sto facendo delle ricerche sulla storia della letteratura rosa in previsione della scrittura di un saggio sull’argomento. E ho trovato dettagli molto interessanti. inquietanti. Soprattutto sulla condizione femminile. Infatti “il rosa” da sempre è stato considerato un genere dedicato alle lettrici e quindi oltre alle storie d’amore nelle pagine delle riviste c’erano sempre la posta del cuore e la rubrica dei consigli “sociologici” su come cavarsela nell’intricatissimo mondo dei sentimenti.

L’articolo di Micio si intitolava: Che donne vogliono questi uomini? una specie di indagine pioniera di titoli futuri come “Le donne vengono da Venere e gli uomini da Marte” o anche “Quello che gli uomini non dicono“,. Quindi Micio potrebbe definirsi quello che oggi chiamiamo “un visionario”, insomma uno che era avanti con i tempi. Peccato che nella sua indagine non approfondisca più di tanto. La prima domanda che si pone è: meglio la donna bella o quella brutta? Sembra banale ma il nostro Micio spiega che la brutta è da sposare mentre la bella da…corteggiare. Perchè tra le righe spiega che la bella attrae ma fa paura, meglio non fidarsi.

E qui purtroppo mi sembra che quasi un secolo dopo non è che si siano fatti così tanti passi avanti. Le belle di oggi oltre a essere attraenti sono anche diventate indipendenti, esigenti, giudicanti e quindi fanno ancora più paura e rendono diffidenti.

Micio poi passa su un altro argomento scottante: meglio la bassa o quella alta? Qui il nostro contestualizza, in Italia gli uomini alti sono pochi, quindi meglio la bassa (anche più comoda da sovrastare).

Ultimo amletico dubbio: la grassa o la magra? E qui si discrimina: Micio scrive che di solito nelle classi povere vanno per la maggiore le più polpose mentre tra i ricchi si apprezzano anche le false magre.

(Avevo una zia falsa magra, adesso però non esistono più!)

Per aiutare nella scelta della futura moglie, Micio infine conclude con due consigli d’autore. Gozzano diceva: Le grasse sono più riposanti. (come un divano?)

Mentre De Gruyere affermava “Le donne magre sono più ardenti”

Per crescere bene e diventare una brava moglie, a prescindere dall’aspetto fisico, ho scoperto un’altra chicca, un settimanale per bambine, pubblicato negli anni’30. Si intitolava Donnina e aveva articoli (primitivi tutorial!) sulla cura della casa, su come usare ago e filo e impare nobili principi! (di sottomissione)

La verità sul caso Harry Quebert : la serie tv

Nel 2012 avevo letto come più o meno tutti (3 milioni di copie vendute, traduzioni in 30 Paesi), il giallo best seller del ginevrino Joël Dicker che aveva deluso tutte le mie aspettative. Mi ero sciropppata il copioso volume, circa 800 pagine, per vedere dove andasse a parare e alla fine è stato il trionfo dell’ovvio.

Probabilmente non ricordavo bene i dettagli, dopo sette lunghi anni, e così ho guardato la serie ispirata al romanzo. Bellissima e suggestiva la fotografia della natura, nello stile del regista e produttore Jean-Jacques Arnaud (Sette anni in Tibet, L’orso), toppatissima invece la scelta del casting. La storia si svolge in due spazi temporali: nel 1975 e nel 2008. E tutti i persoanggi quindi godono di due versioni: giovani e invecchiati. Peccato che per la stragrande maggioranza abbiano scelto attori che non si assomigliano. Oppure siano truccati da anziani in maniera ridicola.

La vicenda inizia a metà anni’70 quando il giovane e affascinante scrittore Harry Quebert affitta una mega casa vista lago in una località del Maine chiamata Sommerdale. E’ un tipico paesino da telefilm americano che strizza l’occhio a Twin Peaks, atmosfera idilliaca che nasconde torbidi intrighi a base di giovani ragazze dalla sexy innocenza che manda in tilt la moralità dei maschi del luogo.

Chi fa la parte di Harry Quebert trentenne? Patrick Dempsey, affascinante dottore di Grey’s Anatomy che in realtà ha 54 anni. Un po’ vecchio per il ruolo e si vede molto. Certo è anche produttore della serie e quindi visto che investiva i suoi soldi non hanno potuto togliergli la parte!

La seconda tranche della storia, è 2008 (tutti avevano dei gran Motorola Startac!) e chi fa il vecchio Harry Quebert? Sempre Dempsey, invecchiato con dei gran capelli ricci e grigi, un po’ troppi e tanto imbizzariti. La giovane protagonista, Nola, di cui lo scrittore si invaghisce, ha solo 15 anni, è molto bella, secca secca come una top model e spesso sembra demente. Lei non invecchia perchè la fanno fuori. Un problema in meno per il casting.

E naturalmente c’è il tipico diner americano, dove la cameriera con il grembiule attillato ha sempre la caraffa in mano e chiede H24:

“Ancora caffè tesoro?”

Nel diner si reca spesso un certo Marcus, giovane scrittore prodigio newyorkese che cerca di indagare per scoprire chi ha ucciso la bella e irritante Nola. Ma spesso gli mettono i bastoni fra le ruote e lui fa un po’ il broncio.

Tanti sono i sospetti e come vuole la teoria ottocentesca di Cesare Lombroso, se sei brutto magari sei anche colpevole. Harry Quebert è bello quindi è forse accusato ingiustamente. Insomma va avanti così tra un clichè e un deja-vu. Originalità zero, sorpresa pure.

Chi ha paura di Imma Tataranni?

A volte nei romanzi i personaggi sono descritti così bene che riescono a evadere dalla storia e diventare vivi. Questo è sucesso a Imma Tataranni, pubblico ministero della Procura di Matera e protagonista dei gialli di Mariolina Venezia. Questa PM è ribelle, spiacevole, ironica e acutissima. E proprio per questo le sue avventure coinvolgo e divertono, rendendo Imma quasi vera, insopportabile e cara come un’amica.

Una over forty con uno spiccatissimo cattivo gusto nell’abbigliamento: abbina colori improbabili a modelli completamente inadatti alla sua silhouette, bassa e straripante. Imma è condannata, suo malgrado, al multitasking: investigatrice ma anche moglie, madre, nuora e massaia. Forse per questo non ha mai tempo per il parrucchiere e la tinta fatta, in fretta, a casa non sempre le riesce bene.

Proprio per questa sua aria totalmente imperfetta la Tataranni, detta anche la Calamity Jane della Procura è irresistibile. Infatti le sue indagini sono arrivate al terzo romanzo: Rione Serra Venerdì, è stato pubblicato da poco e nel prossimo autunno sarà in arrivo un quarto libro, quando le avventure di Imma diventeranno anche una fiction televisiva su Rai 1.

Sottotitolo di questo giallo è Imma Tataranni e le trappole del passato, la nostra infatti deve indagare sulla morte di una sua “vecchia” compagna di scuola. Si trova a rinvagare antiche dinamiche liceali che tornano a galla con tutto il loro bagaglio di invidie e maldicenze. Cornice della storia è come sempre la Basilicata e in particolare Matera, dove Imma si muove a suo agio, tra vecchie tradizioni e l’incombente ondata di dilagante turismo.

Rione Serra Venerdì è il nome del quartiere, voluto negli anni’50 da De Gasperi, inorridito alla vista delle condizioni di vita in cui versavano gli abitanti dei Sassi. Come spesso succede però con il passare degli anni, dopo il bel gesto edilizio, questi quartieri posticci costruiti per vincere il degrado, diventano a loro volta terre di disagio. Nel romanzo sarà appunto a Rione Serra che Imma, fra un pranzo con i parenti, un litigio con la figlia adolescente e una fantasia erotica rivolta al suo maresciallo un po’ troppo giovane e avvenente, dovrà scarpinare per trovare l’assassino.



Lux

Ricevere un’eredità inaspettata è il sogno di tutti. Una sopresa che può cambiare la vita o semplicemente renderla un poco più complicata. E’ quello che succede a Thomas Edwards, il protagonista di Lux, romanzo d’esordio di Eleonora Marangoni che si è aggiudicato il premio Neri Pozza ed è candidato fra i dodici libri nella semifinale del Premio Strega.

Infatti a Thomas, giovane architetto italoinglese che vive a Londra e si occupa di istallazioni luce, arriva la notizia che un suo eccentrico zio gli ha lasciato un piccolo albergo in una remotissima (e non ben identificata) isola siciliana. Particolarità dell’hotel è avere accanto una fonte di acqua termale, ragione per cui gode di una piccola e cosmopolità clientela di habituées.

Thomas è il tipico trentenne un po’ anestetizzato nelle emozioni. Vive nell’agio, ha qualche soddisfazione professionale, una fidanzata inglese goffa e gentile, ma si macera nella nostalgia di un amore perduto. Sta anche per disinteressarsi dell’alberghetto ereditato ma una serie di circostanze lo costringono a fare i conti con la realtà del lascito. Ad andare sull’isola e gestire la faccenda.

La nostalgia, riguardo alle cose, alle persone e alle sensazioni perdute è il tema del romanzo. Lo stile di scrittura è molto ricercato, rende piacevole e coinvolgente la lettura. La trama principale è arricchita da innumerevoli digressioni su dettagli e personaggi di contorno, ben delineati. Peccato però che alla fine il lettore si aspetterebbe qualcosa di più, una svolta, un piccolo coup de theatre o anche solo che le belle e raffinate descrizioni fossero finalizzate a sostenere un contenuto narrativo più denso.

La serie migliore sugli adolescenti

Finalmente una serie per adolescenti non intepretata da attori dai venticinque anni in su, non studiata solo per affrontare argomenti pruriginosi e fare audience. E soprattutto non ambientata in quelle inquietanti scuole private. Insomma una serie Tv non americana. Ne avevo già parlato ma è così vera e valida che mi sembra il caso di approfondire. Una serie dove non ci sono scandali e colpi di scena studiati a tavolino, ma la vita vera dei ragazzi, raccontata con delicatezza e ironia.

Il piccolo gioiello è SKAM, produzione norvegese del 2015, che ha avuto un tale successo da essere replicata in vari altri stati: Spagna, Olanda, USA, Francia e da noi. Ha debuttato in Italia esattamente un anno fa, nel marzo del 2018 e adesso siamo alla terza stagione. Il segreto del successo sta nelle storie che, nel bene e nel male, coinvolgono i protagonisti della vicenda. Sono liceali che attraversano tutti i passaggi emotivi della loro età: dalle esperienze sentimentali, a quelle sessuali, i rapporti con gli amici e i genitori. Lo schema della trama è lo stesso per tutte le versioni che vengono poi adattate a seconda dei costumi e tradizioni del paese dove si svolge la vicenda. Ad esempio, da noi c’è il viaggio della maturità, mentre in Norvegia i diplomati affittano un furgone per fare la gita di fine liceo.

In Italia, siamo in un liceo romano e ogni stagione ha un protagonista diverso. Nella prima è Eva che affronta la sua prima storia d’amore importante. Nella seconda, Martino che deve fare i conti con la propria omosessualità (e qui veramente sono riusciti a sviluppare benissimo il tema) . La terza stagione, che si sta svolgendo in queste settimane, parla di Eleonora e la sua infatuazione poco politically correct per il ragazzo più popolare e maschilista della scuola.

La visione delle prime due stagioni è stata gratuita su youtube, mentre questa terza serie (considerato il successo) viene proposta a pagamento su Tim Vision. Ma per accontentare i numerossimi ed entusiasti fan ci sono anche i social, infatti i personaggi hanno account instagram e whatsapp che sono così realistici da coinvolgere e divertire come se si spiasse l’account dei propri figli!

Lo spettacolo del corpo umano

Gli ormoni che governano il nostro comportamento sono ben 50. Se un essere umano continuasse a crescere con lo stesso ritmo con cui lo fa nel primo anno di vita raggiungerebbe la considerevole altezza di 1km e mezzo! Il muscolo più forte è il massetere che si trova nella mandibola e esercita nella masticazione una forza di 5kg.

Queste nozioni mi erano totalmente sconosciute finchè non ho sfogliato questo interessantissimo albo a fumetti. Un libro coloratissimo dove un improbabile scheletro presentatore illustra nei dettagli il complicato meccanismo di funzionamento del nostro corpo. E lo fa in una maniera talmente simpatica, a fumetti appunto, da risultare non solo utile ma anche super coinvolgente. Tutto ciò grazie al talento dell’autrice: Marie Wicks, disegnatrice americana di fumetti scientifici già illustratrice di best seller.

Raccontare la scienza a fumetti non è semplice, il rischio è scadere in un eccessivo rigore oppure, al contrario, semplificare troppo e raccontare banalità, cercando l’ironia. Invece in questo libro, oltre alle bellissime illustrazioni sono elencate nozioni importanti, curiose e affascinanti. Il volume, pensato per i ragazzi della scuola media (target 11-13 anni) riesce senz’altro a risvegliare la curiosità degli studenti e magari stimolarli verso un corso di studi scientifici.

Ho mostrato il libro ad Anita (3° anno di medicina). Ha guardato con ammirazione la mappa, del sistema linfatico, ha sorriso al disegno del fegato e si è quasi commossa osservando i bronchioli:

“Ma è bellissimo! Me lo regali?”

Gli approfondimenti dello scheletro “docente” spaziano, infatti, tra tutti i nostri apparati, circolatorio, digestivo, respiratorio, riproduttivo, endocrino, scheletrico, ecc. Con particolare attenzione anche ai batteri e virus (il mio capitolo preferito!). Spiegano come e perchè nascano certe reazioni, come comportarsi per vivere sani e far funzionare al meglio l’incredbile macchina del nostro corpo.

Torta vegana low cost al cioccolato e frutti di bosco


Questa torta, senza latte e senza uova, buonissima e molto golosa è un adattamento di una ricetta che ho trovato in rete. Facilissima da preparare è molto scenografica ma diversamente dalle torte raw anche a costo molto contenuto. Tutti gli ingredienti si trovano infatti al supermercato senza bisogno di recarsi nei negozi specializzati in prodotti bio. Un accorgimento per gustare al meglio questa torta è preparla in anticipo, anche mezza giornata prima , e conservarla in frigorifero.

Servita fredda oltre che bella è deliziosa!

Ingredienti:

  • 80 gr. olio di cocco
  • 220 gr. farina 00
  • 80 gr. cacao amaro
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 290 gr. di zucchero di cocco
  • 400ml di acqua
  • 1 cucchiaino di aceto di mele
  • 250 gr. di cioccolato fondente
  • 150 ml di bevanda al cocco
  • 2 confezioni di frutti di bosco

Procedimento:

Per preparare la base della torta basta mischiare, in una ciotola, tutti gli ingredienti liquidi e poi amalgamare, mescolando quelli solidi. Meglio usare una frusta per combattere i grumi che si formano nel composto. L’olio di cocco si scioglie a bagno maria o più velocemente nel microonde. Nella base si usano solo 50 gr. di cioccolato solido, grattatto o spezzettato il più finemente possibile. Poi si unge un teglia (apribile) del diametro di 26cm con un po’ di olio di cocco e si spolvera con la farina. Si cuoce per 35-40 minuti a seconda delle caratteristiche del forno.

Mentre cuoce la torta si prepara la glassa, facendo sciogliere 200 gr di cioccolato fondente in un pentolino con la bevanda al cocco (non il latte ma la bevanda). Tolta la base dal forno, dopo aver fatto la prova dello stecchino, si spennella sopra la glassa e poi si abbellisce a piacere con i frutti di bosco. Chi volesse sperimentare può anche usare altri tipi di frutta, sia fresca che secca. Si lascia raffreddare e poi si blinda per alcune ore in frigo. se si riesce a non mangiarla tutta subito si può conservare per un paio di giorni, tanto è senza prodotti di origine animale!




Sofia

Un film coraggioso e toccante che denuncia la condizione della donna in Marocco, fra divisioni sociali e ipocrisia. Sofia, della regista esordiente Meryem Benm’Barek, racconta di una ragazza ventenne di Casablanca che accusa un malore durante un importante pranzo di famiglia. Attorno al tavolo genitori e parenti stanno per concludere un affare importante, che li renderà più ricchi. Sofia viene soccorsa dalla cugna Lena, specializzanda in medicina, che si accorge che, in realtà, si tratta dell’inizio del travaglio.

Sofia è incinta ma negava la sua condizione per paura del giudizio dei genitori. In Marocco una donna che fa sesso fuori dal matrimonio rischia un anno di carcere e anche gli ospedali che la fanno partorire possono essere multati. Comincia così l’odissea di Sofia e della sua bambina. Fra scandalo, corruzione e falsa ipocrisia, la regista riesce a raccontare con realismo una vicenda che fa indignare e commuovere. Le tradizioni più reazionarie sono dure a morire e spesso rese più resistenti dalle ragioni economiche.

Il film è molto bello e intenso, la scelta degli attori azzeccatissima. La trama non pecca mai di eccessi emotivi, riesce a mantenere un equilibrio perfetto che coinvolge e fa riflettere.

Peg, cagnolina geniale

Fissa il tuo cane negli occhi e prova ancora ad affermare che gli animali non hanno un’anima, scrisse Victor Hugo.

Chunque abbia un cane non può che essere d’accordo con questa affermazione, perchè lo scambio di sguardi fra umani e “diversamente umani” è sempre espressivo e vero. Trabocca di affetto e dedizione. Grande esempio di questo amore è la storia della cagnetta Peg, una barboncina vissuta negli anni’50 a Chiari, in provincia di Brescia.

Peg è stato un incredibile esempio di cane sapiente, infatti era stata addestrata a parlare e far di conto. Abbaiava tre volte per dire “sì” e due volte per rispondere “no”. Si esprimeva componendo parole, usando cartellini che avevano lettere scritte sopra.

Descritta così sembrerebbe una storia da imbonitori, da spettacolo da luna park dei tempi andati, ma la situazione era molto diversa.

Come racconta Lady Peg. Vita di una cagnolina prodigio, la “biografia” di questa barboncina scritta da Andrea Biscàro, è una vicenda incredibile che, ai tempi, aveva affascinato e stupito l’opinione pubblica. E della sua intelligenza vivissima e inusuale avevano scritto a profusione riviste e quotidiani dell’epoca. La piccola Peg era stata oggetto di molti studi e fu “intervistata” da firme celebri come Dino Buzzati per il Corriere della Sera ed Elisabeth Mann per L’Espresso. 

La storia di Peg è molto originale e coinvolgente. Nel suo libro Biscàro riporta tutto ciò e parla anche dei detrattori. Di come la cagnetta fosse stata tacciata, dagli increduli, addirittura come prodotto del diavolo. Insomma, una barboncina posseduta!

Quello che traspare invece dal resoconto dell’autore è il grandissimo amore che legava Peg a Ines, la sua padrona. E’ commovente la profondissima complicità che esisteva fra le due. La barboncina era stata addestrata con cura, dedizione (e gratificazioni alimentari!) e la sua genialità era anche un modo per ricompensare la padrona e dimostrarle il suo affetto speciale.

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