Domenica tutti a piedi

Domenica è la Giornata Nazionale del Camminare. Un evento, che si svolge per il 6° anno consecutivo e che coinvolge i camminatori di tutta Italia, all’insegna della mobilità sostenibile e della necessità di lasciare quanto più possibile le quattro ruote, per muoversi con le proprie gambe. La Giornata, organizzata da FederTrek con la collaborazione di tante associazioni ed istituzioni, è un modo attivo per diffondere la consapevolezza che camminare fa bene e va fatto sempre di più: per ridurre l’inquinamento in città, proteggere e scoprire i territori, essere viaggiatori più responsabili e migliorare il proprio stile di vita.

Dove godersi i migliori viaggi a piedi?

In montagna:

Un passo dietro l’altro per ammirare le Dolomiti da varie prospettive, senza rinunciare a portare i bambini e anche praticare trekking con il passeggino. Tra il foliage degli alberi che crescono tra le vette. Tra i sentieri escursionistici che si snodano da Valles, c’è la Woody Walk, un percorso panoramico nell’area escursionistica della Plose, lungo il quale i bambini trovano un laghetto, un albero per le arrampicate, la ruota di un mulino e tante curiosità immerse nella natura. È consigliata una sosta al rifugio Rossalm che ospita una fattoria in cui giocare con gli animali ed un parco giochi. Un altro itinerario molto amato dagli escursionisti con passeggino è quello che si snoda da Maranza (a pochi minuti da Valles) alle baite Wieser e Pranter Stadel attraversando uno dei boschi più pittoreschi della valle Altafossa, per scoprire poi malghe e rifugi ad alta quota.

Al mare:

Sull’Isola d’Elba, c’è il trekking al chiaro di luna di Capo Sant’Andrea (LI). La guida ambientale del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano accompagna i viaggiatori in un’escursione notturna sul sentiero per il santuario Madonna del Monte. Si parte nel pomeriggio tra i profumi della macchia mediterranea, dove crescono pinete e castagni secolari, per avvicinarsi al tramonto e alle sue visioni poetiche quando il sole scende sulla Corsica. Poi arriva la sera e la luna infonde la sua energia ai passi che si sincronizzano con il respiro, mentre si sale lungo il percorso tra gli odori della natura amplificati dal buio.

foto di Roberto Ridi

Le principesse Disney hanno una loro utilità!

In occasione della mostra dedicata alle Principesse e alle eroine Disney che partirà dal 14 ottobre presso il Museo del fumetto a Milano, Fondazione Cineteca Italiana e MediCinema Italia Onlus presentano una rassegna cinematografica che dall’8 ottobre, ogni domenica alle ore 15, fino al 29 ottobre, presso il MIC – Museo Interattivo del Cinema, proporrà la proiezione di un film Disney: Biancaneve e i Sette Nani, Cenerentola, La Bella Addormentata nel bosco e Disney Frozen – Il regno di ghiaccio.

Ogni appuntamento, scherzosamente “vietato ai maggiori di 18 anni”, sarà allietato da un red carpet per tutti i bambini che vorranno vestire i panni dei personaggi preferiti di ognuna delle magiche avventure Disney.

L’intera rassegna è dedicata alla promozione del progetto MediCinema e le proiezioni  hanno l’obiettivo di contribuire alla raccolta fondi per la realizzazione della sala cinema integrata nel Grande Ospedale Metropolitano Niguarda. I genitori che accompagneranno i/le propri/e figli/e, oltre ad acquistare il biglietto d’ingresso per i bambini e le bambine (€ 5), potranno acquistare uno o più biglietti solidali (€ 10), il cui importo confluirà nella raccolta fondi per la promozione del progetto di MediCinema.

Gli appuntamenti cinematografici prendono il via domenica 8 ottobre alle ore 15 con l’intramontabile capolavoro Biancaneve e i sette nani (1937), che quest’anno compie 80 anni. Basato sull’omonima fiaba dei fratelli Grimm, è stato il primo lungometraggio prodotto da Walt Disney ed il primo interamente a colori.
Tutte le domeniche, prima della proiezione delle ore 15, dalle ore 14:30 il MIC diventerà un vero e proprio set dove i partecipanti, vestiti con i costumi dei loro personaggi preferiti, potranno sfilare sul red carpet, farsi foto e divertirsi ad interpretare le Principesse e gli altri personaggi.

Giornata mondiale degli animali

Oggi, S.Francesco è la giornata mondiale degli animali, ho fatto gli auguri a Lola che mi ha chiesto subito una gratificazione non solo di affetto ma anche una deliziosa barretta di pollo e qualche altre animale morto tritato dentro.

Con il cambio di stagione anche le esigenze dei meno umani cambiano e anche i cani possono soffrire dei malanni stagionali e magari trarre beneficio da cure dolci, vecchio stile, di fitoterapia anche fai da te, perchè in fondo loro le erbe se le annusano e nel caso mangiano per autocurarsi. Ecco un interessante elenco di erbe benefiche.

Poi vorrei lanciare un appello: in questo giorno glorioso con i riflettori puntati su i nostri amici pelosi smettiamo di chiamare Fido il cane-base che viene sempre utilizzato come esempio. Ormai è fuori moda, è come identificare un bambino con Pierino.

I cani oramai hanno nomi international come Ginger, seri come Ugo, frivoli come Nanette, enogastronomici come Sacher!

Sempre per festeggiare la giornata degli animali c’è anche un’altra iniziativa, un concorso per scegliere cinqie scuole dove saranno organizzate sessioni di pet therapy per i bambini.

Qui le informazioni per partecipare.

Brownies vegani

Questi brownies sono perfetti per quando si ha voglia di cioccolato, oppure si deve preparare un dolce ma c’è poco tempo a disposizione (oppure uno il dolce lo vuole subito!). Infatti la preparazione richiede giusto 10 minuti, 20 minuti per la cottura e in una mezz’oretta si hanno dei brownies sani e buoni per soddisfare i desideri di chiunque, anche dei più scettici nei confronti della cucina vegana.

Ecco cosa serve

Ingredienti
– 150g di farina
– 20g di cacao amaro in polvere
– 3g di lievito per dolci
– 3 cucchiai di zucchero grezzo di canna
– 3 cucchiai di olio di cocco
– 30g di sciroppo d’agave
– 120g di latte vegetale
– (Optional, ma molto consigliati) 30g di gocce di cioccolato fondente

Procediment

1) Riscaldare il forno a 180º C
2) In una ciotola unire la farina, il cacao (setacciandoli) e lo zucchero. Mescolare bene.
3) Sciogliere, in un’altra ciotola, l’olio di cocco (io ho usato il forno a microonde).
4) Aggiungere all’olio di cocco lo sciroppo d’agave.
5) Versare olio e sciroppo d’agave nella ciotola della farina e mescolare, aggiungendo a poco a poco il latte.
6) Mescolare bene i tutto con una frusta fino a ottenere un composto omogeneo.
7) Aggiungere le gocce di cioccolato.
8) Versare il mix in una teglia coperta di carta da forno e infornare.
9) Cuocere per 20 minuti e controllare la cottura con uno stuzzicadenti.
10) Lasciare raffreddare, tagliare in rettangolini.

con “cuore” morbido

Sono così golosi che si fanno fuori in un’ora!

L’inganno

Ieri sera al cinema, a fare la fila davanti al botteghino dei biglietti erano tutte ragazze, comitive di amiche. C’era un bella atmosfera di allegria e complicità: tutte insieme al cinema perchè il mercoledì sera, a Milano, il biglietto per le donne costa meno e anche perchè erano uscite in gruppo per vedere L’inganno, l’ultimo film di Sofia Coppola, remake in chiave femminista de La notte brava del soldato Jonathan, pellicola uscita nel lontano ’71.
La storia è tratta da un romanzo The Beguiled, scritto da Thomas P.Cullinam e pubblicato nel ’66. La vicenda si svolge nel 1864 in Virginia, in piena guerra di secessione.

Nordisti e sudisti si massacrano e lo scenario della pellicola è un collegio femminile, un’isola di pace in mezzo a un bosco, dove un’integerrima direttirice ospita pochissime ragazze orfane. Tra lezioni di francese, di cucito e di musica, le signorine sopravvivono, nascoste dal mondo e impaurite dalla guerra.
Finchè un giorno, raccogliendo funghi, una delle ragazzine trova anche un soldato ferito, un nemico, a vedere dal colore della giubba. Per carità cristiana, per l’innata tendenza femminile all’accudimento e anche per curiosità, l’uomo viene ospitato e curato nel collegio, ma la convivenza suscita problemi e tensioni.

Nel film del ’71, il soldato era quell'(allora) gran macho di Clint Eastwood che anche con una gamba squartata faceva un certo effetto su un branco di “signorine” di varie età. Provocava bieche rivalità e gelosie tra le ragazze che bramavano la sua attenzione. Proprio nel momento in cui nella società nasceva il movimento delle donne, questa pellicola dipingeva le signorine del collegio un po’ come delle Erinni arrapate.

Pericolose, manipolatrici e vendicative. (L’archetipo femminile di ogni incubo maschile)

Per il povero soldato Jonathan infatti non finiva bene per niente.

Nella nuova versione cinematografica, Sofia Coppola, (che ha anche vinto il premio per la miglior regia a Venezia) narra la vicenda sotto una diversa angolazione, con un’ottima introspezione nella psicologia femminile delle protagoniste.

Ne L’inganno Colin Farrell è il soldato ferito, Nicole Kidman la direttrice del collegio, legnosa e pericolosamente incline a esercitare sconsiderate azioni chirurgiche, Kirsten Dunst, l’insegnante in astinenza d’amore, Elle Fanning, la fanciulla più zoccola.

In uno scenario quasi teatrale, la vicenda si svolge solo nell’elegante magione del collegio e nel giardino adiacente, in un’atmosfera onirica e fiabesca, le signorine sono belle e gentili con il ferito ma lentamente diventano sempre più pericolose.

Le attenzioni del soldato sono merce rara e le protagoniste, perfette nel loro manierismo bon ton, fanno a gara per conquistarsele. Anche a costo di colpi bassi. Pizzi, crinoline e acconciature perfette, sotto cui si cela il lato più dark della psicologia femminile.

Il talento di Sofia Coppola è stato quello di raccontare tutto ciò senza giudicare, in un crescendo di tensione. Ha espresso inquietudini e rivalità femminili, senza esagerare, senza isterismi stereotipati. Con onestà e spessore. Sì, perchè le donne possono anche essere cattive, specialmente se provocate.

E non c’è bisogno di scomodare le Erinni.

Quando il soldato John (nel secondo film gli hanno abbreviato il nome) ieri sera, sullo schermo, ha fatto un po’ troppo il furbo, le allegre comitive delle spettatrici in sala, hanno capito subito che stava rischiando grosso. E quando poi, tra le signorine del collegio, è arrivata l’idea di risolvere la situazione con la vendetta, scommetto che, il pensiero collettivo sia stato:

“Evvai Nicole! Fagliela pagare!”

Panoramica europea sui vaccini

Mi hanno inviato questa infografica che fa il punto sulla situazione vaccinale in Italia e in Europa e mi sono stupita nel vedere che in alcuni paesi altamente civilizzati, come ad esempio Inghilterra, Irlanda, Spagna, Portogallo, la situazione sia così diversa dalla nostra realtà.
Le discussioni e le polemiche sui vaccini continuano, personalmente ho vaccinato le mie figlie, mi sono astenuta solo nel caso del papilloma virus, dopo essermi ampiamente informata (ed esserne anche stata vittima con conseguente tumore al collo dell’utero).

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la soglia di sicurezza minima di uno Stato, si aggira intorno al 95%. Sotto questa percentuale gli agenti patogeni, responsabili dell’insorgenza di specifiche malattie, continuano a diffondersi nella società.
Dall’attività dell’Istituto Superiore di Sanità è emerso che in Italia questo limite non viene raggiunto per nessuno dei vaccini monitorati.
Si avvicinano alla copertura minima richiesta, (93%) solo i vaccini che contrastano Epatite B, Tetano, Polio, Difterite, Pertosse, Hib. Al contrario, la minor copertura vaccinale riguarda la varicella (30%).

Con l’approvazione del nuovo decreto legislativo sulla materia, il cui fine è ridurre al minimo la diffusione delle malattie infettive prevenibili da vaccino, per i minori da 0 ai 16 anni sarà obbligatorio effettuare determinate vaccinazioni.
Nel caso in cui ciò non avvenga, verrà corrisposta una multa e sarà preclusa al minore l’ammissione all’asilo nido e alle scuole dell’infanzia.

Quiche autunnale

Questa volta una ricetta salata di una quiche autunnale: velocissima e molto leggera. Senza formaggio e senza uova si può conservare in frigo anche per due-tre giorni. Le cuoche più talentuose possono anche fare la pasta base mentre qui ho utilizzato la pasta brisée già pronta, quella che si trova in tutti i supermercati.

 

 

 

Ingredienti:
– Una confezione di pasta brisée
– 500g di tofu
– 2 tazze di broccoli*
– 2 tazze di funghi*
– 1/2 tazza di porro*
– 1/2 tazza di latte di soia
– un cucchiaio di olio e.v.o.
– 1/2 cucchiaino di brodo vegetale in polvere
– 1/2 cucchiaino di curcuma
– sale
– pepe
*le quantità di verdure sono indicative, si possono cambiare a seconda dei propri gusti!

Procedimento
1) Riscaldare il forno a 220º.
2) Lavare e tagliare in pezzi piccoli le verdure.
3) In una padella scaldare l’olio d’oliva e aggiungere il porro.
4) Dopo un paio di minuti mettere anche i funghi e i broccoli in padella insieme al brodo in polvere.
5) Mescolare e cuocere per una decina di minuti, finché le verdure sono diventate morbide.
6) In un mixer o frullatore sminuzzare il tofu, il latte di soia, sale, pepe e la curcuma, fino ad ottenere una crema liscia.
7) Dopo aver tolto le verdure dal fuoco, versare la crema nella padella e mescolare bene.
8) Stendere la pasta brisée in una teglia tonda e, con una forchetta, forare la superficie della pasta.
9) Versare la crema con le verdure nella teglia e distribuirla in modo omogeneo.
10) Infornare e cuocere per 20 minuti.
11) Controllare la cottura con uno stuzzicadenti, i bordi della quiche dovrebbero essere dorati.
12) Togliere dal forno e lasciare raffreddare.

La quiche va servita fredda ed è perfetta accompagnata da un’insalata

Questa ricetta è modificabile aggiungendo verdure diverse e provando combinazioni differenti; aggiungendo delle altre spezie come la paprika o la noce moscata si può sperimentare con i sapori!

Come conquistare i teenagers

Due romanzi dedicati agli adolescenti che sono diventati best seller: Jennifer Niven affronta argomenti delicati e scomodi come il bullismo, i problemi alimentari e anche il disagio che porta tanta negatività, fino all’idea di farla finita. Però riesce a scriverne con onestà e delicatezza e a condire le sue storie anche con sentimenti forti e coinvolgenti che le hanno fatto conquistare una fan base incredibile in tutto il mondo.

I teenagers rappresentano una grossissima fetta del mercato dell’editoria. Leggono tanto perchè trovano un rifugio nelle pagine dei libri, che diventano un ottimo escamotage per isolarsi, per chiudere la comunicazione con gli adulti ottusi che non li capiscono. E si affezionano ai testi che fanno breccia nella loro sensibilità, che li aiutano a non sentirsi soli, a condividere le loro insicurezze, quel senso di inadeguatezza che contraddistingue le difficili fasi di trasformazione delle loro personalità e magari li aiutano a sognare una love story salvifica.

I libri di Jennifer Niven contengono tutto questo, seguono alla lettera lo schema della letteratura young adult: ragazzini problematici, territorio scolastico ostile (che brutti posti questi licei americani, i nostri sono molto meno tremendi!), genitori poco sensibili, ma vanno oltre. Perché hanno il coraggio  di indagare anche su emozioni più oneste e profonde.

Questo credo che sia il segreto del grande successo di questa scrittrice, amatissima dai suoi lettori che la supportano con la loro ammirazione.

Per capirne di più,  ne ho discusso con lei in questa intervista.

Il festival del disegno a Milano

Parte domani mattina, negli spazi dei Giardini Indro Montanelli, la seconda edizione di The Big Draw, il festival internazionale del disegno.
Inizia questo weekend a Milano, una maratona di due giorni con appuntamenti imperdibili, durante i quali si alternano workshop e incontri totalmente gratuiti con artisti e illustratori e poi si estenderà in tutta Italia.

Tutti sono invitati: grandi e piccoli, appassionati e professionisti, per sperimentare, disegnare e divertirsi, liberando la creatività.

I laboratori, con la guida esperta dello staff di Pleiadi, specialisti nella didattica e nella formazione dei ragazzi, sono disponibili a ciclo continuo durante le due giornate.

Si può provare il disegno sull’acqua con l’antica arte del Suminagashi, il percorso sensoriale all’interno del parco, la creazione dei colori della natura, l’acquerello botanico a cura della Scuola Superiore d’Arte Applicata del Castello Sforzesco oppure realizzare la propria spilletta, partecipare al maxi disegno sul muro dei colori, fino a sperimentare il movimento delle immagini con lo zootropio.

A cadenza oraria e con possibilità di prenotazione durante il festival, il programma prevede Atelier d’Artista con Pat Carra, Chiara Carrer, Anusc Castiglioni, Dario Cestaro, James Clough, Jim Le Fevre, Giulia Orecchia, Alessandro Sanna e Arianna Vairo che coinvolgono i partecipanti in lezioni e dimostrazioni dal vivo.

Novità di questa seconda edizione di The Big Draw Italia è la Stra-disegno: una grande corsa attraverso il parco alla ricerca di oggetti da raffigurare prevista per la domenica mattina. Qui è possibile scaricare il programma della manifestazione.

The Big Draw è un ente di beneficenza, fondato nel 2000 in Inghilterra, che promuove una campagna internazionale a sostegno del linguaggio universale del disegno come strumento di apprendimento, forma di espressione e di invenzione. Un grande festival con migliaia di attività pensate per coinvolgere chi ama disegnare e anche e soprattutto chi è convinto di non saperlo fare.

Nell’area cani

Vi propongo questo post che ho scritto questo post per per il n° 37 di Futura che è uscito esattamente un mese fa, il 15 agosto scorso…

Ci si incontra, annusa e spesso scatta la scintilla. Fa caldo, bisogna muoversi tra la polvere e l’erba un po’ secca. Le code fremono e le zampe scavano.

«Come si chiama?»
«Lola»
«Anche la mia, allora è un bel casino!»

Mi stupisco e vorrei conoscere il motivo della preoccupazione del mio interlocutore, ma non faccio in tempo a chiederlo perché gli squilla il cellulare. Risponde ma si accorge che deve anche fare altro: «Ho incontrato un altro cane che si chiama Lola, ma non posso raccontarti niente, adesso devo tirar su la cacca…»

Un po’ ansioso ma educato. Non mi dispiace, tenendo conto che nell’area cani, dagli umani, ci si può aspettare di tutto. Perché mentre i cani pascolano più o meno vivacemente e seguono i loro istinti, i padroni hanno comportamenti antropologicamente molto interessanti. Mostrano un gran ventaglio di emozioni. Possono essere tutto e il contrario di tutto.

L’importante è condividere: dritte sull’addestramento, sulle abitudini dei loro cani ma soprattutto confidenze, anche personali.

Non è come per i genitori che portano al parco giochi i bambini e si ritrovano ad ammazzare il tempo davanti all’altalena, mentre tengono d’occhio i pargoli. No, gli scambi di esperienze genitoriali, per quanto sinceri e realistici, sono meno disinibiti. Perché nell’animo dei genitori c’è sempre il tarlo, anche minuscolo, dell’insicurezza. La paura dell’inadeguatezza, il timore di venir giudicati. Quindi ci si confida, ma fino a un certo punto.

Fra padroni di cani invece, fra un latrato e un biscottino, ci si lancia senza paracadute nelle rivelazioni. Anche quelle più intime e nostalgiche.

Ci si sente meno vulnerabili perché il punto di partenza della conversazione è «solo» un cane, non un figlio.

Allora si chiacchiera a ruota libera con sconosciuti a cui magari si è solo chiesto: «Maschio?» e poi si racconta di tutto. Svelando che quello è «il secondo o quarto cane…», si ricorda e si visualizza un passato canino. In cui però vengono ripescati anche aneddoti biografici. Parlando della propria famiglia, degli studi e del lavoro.

Si fa outing, ammettendo anche errori imbarazzanti: «Giravo sempre con un marsupio pieno di wurstel per farmi obbedire quando lo chiamavo, in estate era un inferno».

Oppure si rievocano episodi che riavvolgono la matassa dei ricordi fino all’infanzia.

«Sembra un nome strano ma l’ho chiamato come il mio pupazzo preferito da piccolo, quello che mi aveva regalato mio padre quando… blah… blah…»

I proprietari di cani con il pedigree sono generalmente meno logorroici, ma tendono a fare gli esperti: sanno tutto sulle vaccinazioni e si dilungano in pillole molto dettagliate di psicologia canina.
Mentre i padroni dei meticci hanno storie più interessanti da raccontare.
Epopee di cani, nati male, a cui è stata offerta una seconda possibilità. Forse per questo le padrone dei cani non di razza spesso pensano di essere diventate madri dei loro pet.

È una sindrome abbastanza comune, nell’area cani. È facile conoscere signore dall’apparenza impeccabile, magari anche professioniste, che si presentano come «la mamma di Luna… Neve… Chicco».

La sorpresa invece, nel mare magnum della community canina, è stato l’incontro con una simpatica cinquantenne che, dopo essersi accomodata sulla mia panchina, ha attaccato bottone dicendo di essere «la zia di Nanette» e con orgoglio mi ha indicato un cocker cucciolo molto vivace.

Non ho osato chiedere ulteriori dettagli sulla loro parentela.
In Italia ci sono sette milioni di fortunati proprietari di cani: è logico che i legami comincino a diversificarsi!

Mentre nella finzione dei romanzi rosa e nelle commedie romantiche, il cane è ancora raccontato come un cupido peloso utile a fare incontrare, magari attraverso l’incidente di un guinzaglio impigliato e un’orma fangosa, il bello e la bella della trama, dopo anni di passeggiate canine posso garantire che, nella realtà, è molto improbabile che succeda. Almeno non nell’area cani, dove l’amore fra cane e padrone è così diffuso e condiviso da offuscare qualsiasi altro tipo di velleità sentimentale banalmente troppo umana.

Gipsy

Forse la peggior serie tv che ho visto ultimamente: Gipsy, prometteva bene ma si è dimostrata inguardabile. Peccato perché la protagonista è Naomi Watts, attrice da Oscar, bella e talentuosa, che purtroppo anche qui ha toppato alla grande.

La storia è così: Jean (Naomi) è una bella quarantenne psicologa con un marito molto fico (avvocato) e una figlia di 9 anni un po’ rompiballe ma carina. Abita in una bella villetta in Connecticut e lavora a New York, potrebbe avere tutto per essere felice e invece è, come dicono gli adolescenti, “presa male”. Un po’ è colpa delle altre madri della scuola che le danno fastidio (succede) e un po’ è insodisfatta della sua routine. Troppo noiosa.
Jean anela un po’ di trasgressione. E cosa fa?

La cosa peggiore che una psicologa possa fare: si infila nella vita dei suoi pazienti.

Ad esempio, c’è un certo Sam, in cura da lei a causa della rottura con la fidanzata, che le descrive l’ex come una ragazza sexy e vulcanica, difficile da dimenticare.
Così Jean con la scusa di “aiutarlo” cerca di conoscere questa ragazza, inventandosi una nuova identità.

Invece di psicologa diventa giornalista, invece di Jean dice di chiamarsi Diane, invece di essere madre e moglie racconta di essere single.

Tutte queste bugie dorebbero servire a dare un senso di trasgressione, un brivido ambiguo di pericolo. A trasformare Jean in una dark lady un po’ come la Sharon Stone di Basic Instict o Glenn Close che aveva bollito il coniglio (o era un cane?) in Attrazione fatale.

Invece le gesta di Jean sembrano solo assurde e risibili: cerca di sedurre la ragazza ma non è sicura, nasconde le sigarette che fuma di nascosto nella cabina armadio, va di pomeriggio in locali underground cercando di farsi la tipa, ingoia pillole e ne ruba anche dall’armadietto del bagno di un’altra madre della scuola, rovina la festa di compleanno della figlia con una scena isterica…

Il marito, fichissimo, intanto fa una trasferta di lavoro con la sua segretaria, ovviamente gnocchissima, e potrebbe succedere qualcosa. Jean è anche un po’ gelosa ma un po’ troppo presa dai suoi sotterfugi per fare delle scenate serie.

Dopo aver pensato più volte di smettere di guardare questa serie, mi sono fatta  coraggio e ho ripreso pensando “non può essere una tale porcata, adesso succederà qualcosa”. Così arrancando sono arrivata faticosamente  all’episodio 6 (o magari era il 7)  uno dei punti più bassi nel panorama mondiale della sceneggiatura.

Metà puntata è dedicata a Jean in una notte a casa della tipa, dove fumano molte canne, fanno dei giochi a testa o croce, ascoltano musica sexy ma non arrivano mai al dunque.

L’altra metà è ambientata nella notte di trasferta (in Texas) del marito con la segreataria gnocchissima: anche loro bevono, ridono, si spogliano per il bagno in piscina, parlano, parlano, ma sembra non succedere niente.

Una vera tortura per lo spettatore che muore di noia.
Un chissenefrega totale.
Non so se alla fine Jean e la tipa ci abbiano dato dentro, non so neppure se il marito e la segretaria gnocchissima abbiano fornicato.

Ho dovuto spegnere perchè non li reggevo più. E dopo ho dormito alla grande.

P.S. Consigliatissimo per chi ha problemi di insonnia.

Per aiutare i bambini autistici

Nel mondo ci sono 70 milioni di persone affette da autismo.

Per aiutare la ricerca, per la comprensione e la diagnosi soprattutto nei bambini affetti da questa patologia, l’associazione americana Autism Speaks, dedicata a promuovere soluzioni per i bisogni di persone con autismo e delle loro famiglie, ha lanciato una campagna sostenuta dall’attore Matthew McConaughey e da Kiehl’s, per sensibilizzare e sostenere questa causa. E da oggi questa iniziativa sbarca anche in Italia.

L’autismo è una sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo, con esordio nei primi tre anni di vita. Questa patologia è diffusa su circa l’1% della popolazione mondiale e nel nostro Paese si stima che a 1 bambino su 100 sia stata diagnosticata questa malattia.

Ieri sera sono stata invitata al lancio di questa campagna e ho scoperto che Matthew McCounaughey non è solo un attore premio Oscar (Dallas Buyers Club) ma è anche molto impegnato nel sociale attraverso la sua fondazione, dove si occupa di aiutare ragazzi in condizioni di disagio. E proprio attraverso questa attività è nata la sensibilizzazione verso le problematiche dell’autismo nei bambini. Una patologia che spesso non viene diagnosticata in tempo e si aggrava nella crescita.

Per aiutare anche con un sostegno economico pratico McConaughey ha lavorato in sinergia con Kiehl’s e disegnato il packaging dell’edizione limitata della crema idratante best seller Ultra Facial Cream.

Mentre per ogni condivisione di questo video Kielh’s donerà 1 dollaro a Autism Speaks.

Tante piccole sedie rosse

Nel 2012, il 6 aprile, a vent’anni dalla Guerra di Bosnia, dall’inzio dell’assedio di Sarajevo, lungo gli ottocento metri del corso principale della città, furono messe in fila 11541 sedie rosse a simboleggiare il numero delle vittime cittadine del conflitto. Mentre 643 sedie più piccole rappresentavano l’orrore dei bambini morti nelle sparatorie dei combattenti.

Questa descrizione angosciante è, più o meno, l’incipit di Tante piccole sedie rosse, il più recente romanzo di Edna O’Brien, la scrittrice irlandese, oggi ottantasettenne, che ha firmato diciassette romanzi. E ha fatto anche molto scandalo, parlando di sessualità femminile, tanto che sei delle sue opere sono state inzialmente messe al bando.

Non avevo mai letto niente di questa magnifica autrice (sto cerando di rimediare in extremis) e sono rimasta stregata dal suo talento.

Tante piccole sedie rosse, inizia un po’ in sordina, con la descrizione di un piccolo paese irlandese immerso nella natura. Un luogo bello e sonnolento. Tutti si conoscono e la vita scorre tranquilla e monotona, fra un incontro al club del libro e una bevuta al pub, finchè non arriva uno straniero bello e misterioso.

E’ uno slavo, “the dark silent type”, si dichiara pranoterapeuta, guaritore e sessuologo. E apre uno studio in paese.

La sua professione suscita un certo scandalo fra i compaesani. Ma alla fine “il medico” viene accettato anche perchè è molto gentile, carismatico e affascinante. Le signore sono  incuriosite dalla sua presenza e anche le suore della piccola comunità non sono indenni da qualche brivido.

Edna O’Brien riesce a descrivere l’atmosfera effervescente, la ventata di nuovo portata dall’avvento del misterioso straniero, con uno stile intimo, ironico e coinvolgente. Cattura completamente il lettore nella storia prima di infierire con i colpi di scena. Il primo è ababstanza prevedibile: Fidelma, la signora più bella del paese si innamora dello straniero, a cui si rivolge per curare i suoi problemi di sterilità.

Lui li risolve alla grande: diventa il suo amante e la mette incinta. E da qui la situazione precipita. Dopo che, per una serie di coincidenze fortuite, si scopre la vera identità dello straniero.

E’ un criminale di guerra, reduce dalla guerra dei Balcani. E allora la trama del romanzo da sentimentale diventa cruda, incalzante e brutale. Per fare un salto del genere bisogna essere un grande autore e la O’Brien può permetterselo.

Il dramma personale della bella Fidelma, la sua storia d’amore andata a male, é l’espediente per narrare una tragedia corale che abbraccia temi scottanti e attuali. Come la guerra, l’intolleranza e il razzismo.

 

Arriva Cars 3

Per divertirsi e fare compiere anche una buona azione, domenica prossima 10 settembre, tutti al cinema. Per la preview di Cars 3, allo Spazio Oberdan di Milano con un’anteprima speciale benefica a favore di MediCinema Italia Onlus e l’obiettivo di contribuire alla raccolta fondi per la realizzazione della sala cinema integrata all’ospedale Niguarda, i cui lavori inizieranno a breve.

La sala MediCinema verrà realizzata nel Blocco Nord dell’Ospedale, anche Milano avrà quindi la sua prima sala cinema sensoriale integrata nell’Ospedale di Niguarda. Il metodo MediCinema (già attivo in alcuni ospedali) si basa sulla realizzazione di uno spazio cinema dedicato alla terapia di sollievo per ammalati e familiari.

E’ un programma innovativo e strutturato per i bisogni dei pazienti, finalizzato al concreto miglioramento nell’assistenza psicologica ai pazienti degenti, differenziandosi dalle attività di puro intrattenimento all’interno delle strutture ospedaliere.

Questo metodo è supportato da un protocollo di ricerca sugli effetti di questo nuovo servizio alla persona condotto in collaborazione con il Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma.

Le principali applicazioni del metodo MediCinema prevedono, al momento, l’area pediatrica e dell’età evolutiva, compresa l’interazione familiare, i pazienti oncologici, la clinica riabilitativa nei deficit mentali e quella terapeutica relativa a psicosi e disturbi dell’umore, l’area delle disabilità.

Sulle tracce di Lady Diana

Mi ricordo , era tardi la sera del 31 agosto del’97 quando mia madre (abitavamo a tre ore di auto di distanza) mi telefonò affannata ed esordì:

“Hai sentito? E’ morta!”

Avevo Anita piccola, che ancora allattavo, stavo mettendola a letto, ero molto indaffarata e ansiosa come tutte le neo mamme.

Sentendo quelle parole mi venne un mezzo colpo.

Chi era morta? Una nostra parente? Un’amica? Una vicina di casa?

“Ma Lady Diana! Poverina!”

Non ricordo di aver risposto con un commento brusco, ma devo aver pensato che mia madre avrebbe potuto anche evitare di spaventarmi.

Mi dispiaceva per la principessa ma…

Ho capito solo dopo che mia madre era solo la variante italiana dello sgomento che aveva invaso tutta l’inghilterra, era morta Diana, la principessa del popolo e tutti erano sconvolti.

La storia di Diana ha lasciato il segno e a venti anni esatti dalla morte nel tragico incidente di Parigi, Marina Minelli, giornalista, scrittrice e royal blogger, racconta gli itinerari segreti e tutti i luoghi frequentati da Diana. Il libro, a metà fra la guida turistica e la biografia, è un percorso nella capitale britannica alla ricerca di un personaggio sicuramente controverso e contraddittorio ma ancora oggi amatissimo. “La vita della principessa di Galles – spiega l’autrice – si dipana attraverso Londra, da quella più frenetica e alla moda, fra negozi e atelier degli stilisti in voga, ai palazzi dove si svolgeva la sua vita ufficiale e i ricordi sono ancora numerosi”.

A Clarence House, la residenza della Queen Mum, Diana passa, in totale solitudine, la notte che precede il fidanzamento e poi la vigilia delle nozze. “Da qualche anno – prosegue Marina Minelli – questo bell’edificio in stile Regency è aperto al pubblico per circa un mese ogni estate e conserva ancora l’atmosfera dell’epoca. La cattedrale di Saint Paul invece, è una delle mete cult del turismo londinese, ma è anche indissolubilmente legata all’immagine della giovane sposa mentre sale l’immensa scalinata con il vento che le scompiglia il velo e il lunghissimo strascico”.

Nel suo libro Marina Minelli percorre tutti questi luoghi, raccontandone la storia, i segreti e le connessioni con Diana. “A Kensington Gardens oggi ci sono una fontana e un playground dedicati alla memoria di Diana (bellissimo, quando le ragazze erano piccole ci sono stata più volte) ma in realtà la principessa è molto presente in spirito e immagini anche all’interno del museo di Kensington Palace situato a poche centinaia di metri dall’appartamento dove vive a partire dal 1982”.

Tanti gli aneddoti e le storie meno note legate soprattutto all’infanzia e alla giovinezza di quella che diventerà la principessa di Galles. “Diana si trasferisce a Londra poco prima dei18 anni ma nasce e passa tutta l’infanzia in una proprietà della Regina, una villa edoardiana nel Norfolk che è stata trasformata un bellissimo hotel per le vacanze, completamente accessibile ai disabili”.

Nel profondo e più caratteristico countryside inglese la giovane lady parla per la prima volta con il principe Carlo e in una splendida dimora dell’Hampshire la neosposa trascorre i primi giorni di quella che sarà un’infelice luna di miele.

“Quasi tutte le residenze sono aperte al pubblico – precisa la scrittrice – compreso il giardino di Highgrove, la casa del principe Carlo nel Gloucestershire, un luogo davvero incantevole dove però il matrimonio dei principi di Galles si disgrega inesorabilmente e definitivamente. Diana detesta la pacifica campagna delle Cotswolds anche perché Highgrove è pericolosamente vicina all’abitazione di Camilla Parker Bowles”.

(A proposito ho letto nella biografia della suddetta Camilla che il suo primo marito Andrew Parker Bowel, ufficiale dell’esercito britannico, è sempre stato un fedifrago seriale. Povera Cami. Che l’ambaradan delle corna reali sia in fondo tutta colpa di Andrew che non riusciva a tenerlo nei pantaloni?)

 

Sulle tracce di Diana, che uscirà a fine settembre, contiene 15 itinerari fra Londra, alcune località dei dintorni e due destinazioni in Scozia, 15 cartine, moltissime idee e consigli su cosa visitare nei dintorni delle mete dedicate a Diana e in più informazioni sui trasporti e tanti indirizzi su dove mangiare e dormire.

Marina Minelli è una royal watcher appassionata e instancabile, a Parma la mostra da lei organizzata, Un te con la Regina, è stata prorogata fino a fine settembre e quindi c’è ancora la possibilità di andare a visitarla e di acquistare il bellissimo catalogo, che oltre a raccontare tutti gli aneddoti e i segreti delle royal potteries contiene i consigli per un te perfetto e le ricette dolci e salate per accompagnarlo.

P.S: alla BBC ho visto una serie King Charles III distopica e bellissima dove Carlo finalmente sale, o dovrebbe salire al trono, ma le cose non vanno come dovrebbero.

Carlo, il paziente Carlo che ha aspettato tutti questi anni per avere finalmente il lavoro che gli spetta, va fuori controllo!

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