Sarebbe una legge rivoluzionaria

Crampi addominali, mal di testa, disturbi dell’umore legati agli sbalzi ormonali. Sono i principali sintomi della dismenorrea, termine che indica il ciclo doloroso. A soffrirne in Italia sono dal 60 al 90% delle donne in età fertile. Nel 30% dei casi i sintomi sono così intensi da costringere al riposo assoluto e all’interruzione delle normali attività quotidiane.

Anche se il tema non è molto dibattuto, le cifre non mentono sulla portata del disturbo. A scuola la dismenorrea causa dal 13% al 51% delle assenze, mentre la percentuale di assenteismo sul lavoro si attesta tra il 5% e il 15%.

Da molti anni ormai diversi Paesi asiatici, dal Giappone all’Indonesia, hanno concesso l’assenza giustificata dal lavoro alle lavoratrici che soffrono di ciclo doloroso. Pensate che in Giappone il congedo mestruale, noto con il termine di seirikyuuka, è stato riconosciuto nel lontano 1947. Negli ultimi anni diverse aziende occidentali, dall’americana Nike alla britannica Coexist, hanno adottato politiche simili per tutelare le loro dipendenti.

Anche in Italia finalmente qualcosa inizia a muoversi. Nell’aprile del 2016 quattro deputate del PD hanno presentato una proposta di legge per introdurre il congedo mestruale di 3 giorni al mese, un periodo di riposo riservato alle dipendenti che soffrono di dismenorrea.

Il testo è ora arrivato sul tavolo della Commissione Lavoro della Camera e potrebbe essere approvato in tempi brevi. La proposta di legge prevede un congedo di massimo tre giorni al mese per tutte le dipendenti del settore pubblico e privato che soffrono di ciclo doloroso.

Per usufruire del congedo mestruale le dipendenti dovranno presentare al datore di lavoro un certificato rilasciato da uno specialista. Il documento dovrà certificare che la paziente soffre di dismenorrea e dovrà essere rinnovato ogni anno entro il 31 dicembre. La domanda per il rinnovo del congedo dovrà essere presentata all’azienda entro il 30 gennaio successivo.

Il congedo non verrà conteggiato nei giorni di ferie o malattia. Inoltre le dipendenti non subiranno alcun taglio dello stipendio, né un trattamento contributivo inferiore. Discriminazioni che d’altra parte sarebbero immotivate. Lo spiegano bene i dirigenti della Coexist, azienda britannica che di recente ha concesso il congedo mestruale alle dipendenti. Le donne che possono riposarsi quando i dolori del ciclo si fanno intollerabili sono più efficienti e motivate tutti gli altri giorni. I manager più illuminati lo hanno compreso da tempo: benessere dei dipendenti e produttività vanno a braccetto. A breve, si spera, questa politica si farà largo in tutti gli uffici italiani.

Viaggi ispirazionali

Il viaggio deve essere un’esperienza.

(Non è solo uno slogan da agenzia).

E’ quello che credo veramente. Ho sempre cercato di viaggiare il più possibile, anche con mezzi limitati. E ho sempre cercato di evitare i viaggi organizzati, quelli dove il viaggiatore è un turista, un numero indistinto.

Soprattutto quand’ero una ragazza, prima di partire (quando andavo in banca a cambiare i pochi soldi) pensavo: “chissà come sarò diversa quando torno”.

Infatti lo spirito del viaggio, breve o lungo, vicino, lontano, deve essere quello di far sperimentare il cambiamento. Il viaggiatore deve tornare arricchito dall’esperienza.
Quindi quando ho scoperto questa agenzia di viaggi, che inventa itinerari molto particolari, mi sono subito incuriosita.


I viaggi possono essere scelti in base a diversi criteri: il cambiamento, la ruralità, l’innovazione e la spirtualità.
Quindi non sono solo itinerari verso una meta, ma soprattutto viaggi per trovare qualcosa dentro di sé. Sembra un po’ una frase da guru, ma per cambiare sono veramente convinta che sia importante uscire dalla propria realtà.

Vivere altrove anche solo per poco tempo, per riuscire a vedere le cose in una prospettiva diversa.

Nelle proposte di Destinazione Umana questa esigenza viene facilitata proponendo delle mete dove l’accoglienza non è quella solita delle grandi strutture, dove (più o meno) paghi e vieni lasciato in pace (sempre che non ci siano quei diavoli dell’animazione!).
l’ospitalità in questi viaggi è molto più coinvolgente, appunto umana, come succede nei bed&breakfast e agriturismi.

Per chi sceglie la “ruralità”, ovviamente c’è il contatto con la natura e per “innovazione”, si intende la necessità di unire un breve viaggio all’incontro con persone che perseguono lo stesso obiettivo professionale. Per confrontarsi e chiarirsi le idee. L’esempio più classico è il progetto di aprire un’azienda agricola ed essere ospitati da chi già fa questo lavoro. Per partecipare anche a un processo di training.

Sulla spiritualità, il viaggio per ritrovare se stessi, le mete sono tante, in Italia  e all’estero. Ovviamente lontano dalla pazza folla, dai luoghi più smaccatamente turistici.

Una proposta che mi incuriosice molto è quella del cammino, seguendo gli antichi sentieri percorsi nei secoli dai pellegrini.

Spero proprio di riuscire a mettermi in gioco a avere il coraggio di provare (uno dei miei propositi per la prossima estate).

Muffin alla banana

Questa ricetta, facilissima, velocissima, golosa e ipocalorica è il dessert che preparo (adesso che Anita mi ha abbandonata!) quando voglio qualcosa di dolce e gratificante.

Ottima anche nei momenti di emergenza quando si anela qualcosa di dolce ma in casa non c’è nulla. Questi muffin si cucinano in fretta, sono sani, vegani ma soprattutto fotogenici 🙂

Ingredienti (per sei muffin):

  • tre banane, meglio se mature
  • una ciotola piccola di uva sultanina
  • un mug di avena
  • un pizzico di cannella
  • una manciata di nocciole o mandorle per decorare

Procedimento:

-prescaldare il forno a 180° e preparare gli stampini per i muffin, se possibile, è meglio usare le formine di silicone che non si attaccano.

-fare in poltiglia le tre banane e poi aggiungere l’avena, l’uva sultanina e la cannella. Amalgamare bene finchè non diventa una poltiglia cremosa.

-riempire le formine dei muffin e poi decorare con le mandorle o le nocciole.

-cuocere per 20 minuti a 180° lasciar raffreddare e divorare.

Non perdetevi Futura!

Futura è la newsletter, privata (e gratuita), del Corriere della Sera che racconta le identità mutevoli di una generazione che cambia.

Privata, perché nel caos dell’informazione online il formato intimo della mail proverà a raggiungere lentamente, una volta alla settimana, il suo pubblico.

I testi di Futura sono un po’ una confessione, la narrazione di esperienze personali senza censura. Possono essere imbarazzanti ma anche nostalgiche, divertenti, dissacranti oppure commoventi.

Ma soprattutto vere. E poi ci sono le illustrazioni sempre originali. Scrivere un testo non abbinato a una foto, ma a un disegno creato appositamente, è un vero lusso.

Anche un po’ vintage: una cosa da vecchio giornalismo pre internet.

Su questo numero, il quindicesimo, dove oltre a una digressione sull’invida (Marco Missiroli), una riflessione sul corpo delle donne  (Alexandra Kleeman) c’è un mio articolo sulla maternità (what else?). Vissuta come figlia e poi come madre.

Sono stata figlia unica di una mamma vecchia ed è stato estenuante…

 

Se volete leggere gli articoli di Futura, e ne vale la pena, potete iscrivervi qui

L’appuntamento è ogni venerdì alle 12 nella vostra casella di posta.

Figli della libertà

I voti, i compiti, le valutazioni, le regole, i giudizi e anche le sanzioni.
Sono strumenti giusti per educare i bambini?
Per insegnare ai nostri figli è giusto usare questi metodi?
Ce lo siamo senz’altro domandati tutti e, molto probabilmente, anche chiesti se certe manifestazioni di aggressività dei bambini non siano legate proprio a questo stile educativo.

Una coppia di genitori, Lucio e Anna, già autori di questo documentario, sono andati oltre e hanno sperimentato un’alternativa: l’home schooling. Dopo la prima elementare hanno tolto la loro bambina da scuola e hanno provato a istruirla da casa. A insegnarle tutte le cose che avrebbe imparato in classe ma con un metodo più morbido, meno coercitivo, più sensibile ai suoi bisogni. E di questo loro esperimento, libertario, hanno fatto un documentario.

E’ una scelta coraggiosa o scellerata?

Lucio e Anna e lo sono domandati subito e il loro film è proprio il tentativo di rispondere a questo dilemma. Le persone più vicine a loro li hanno criticati. Secondo la nonna, non mandare a scuola la piccola Gaia, è un’idea balorda, un grande erorre educativo. E della stessa opinione è anche un loro amico anarchico, che sostiene che la rivoluzione deve essere fatta all’interno del sistema, non chiudendosi fuori!

Ma per capire meglio, i due genitori alternativi sono andati a raccontare la loro storia e a chiedere pareri anche a pedagogisti e docenti universitari di psicologia dell’età evolutiva. Poi ne hanno discusso, quasi fino al litigio, con altri genitori che avevano scelto lo stesso metodo educativo: home schooling e una “scuolina”  (qualche ora alla settimana) con otto bambini di età diversa gestiti da due giovani educatori.

Infine sono arrivati in Inghilterra, nel Suffolk nella famosa scuola di Summerhill, dove l’educazione libertaria va avanti da decenni.
L’idea di home schooling è un’eccentrica utopia o uno strumento efficace per rendere più forti i ragazzi?

I figli della libertà fa riflettere molto, soprattutto sul confine fra idealismo e problemi reali nell’educazione dei ragazzi. La coabitazione forzata fra i bambini a scuola può essere molto problematica. I concetti di rispetto, cura e attenzione verso gli alunni non sono  mai   sempre una priorità per gli insegnanti costretti sfangare spesso, loro malgrado, realtà complicate.
Ma quanto è più importante che un bambino impari a convivere con gli altri? E soprattutot quanto si può rimandare lo choc di immergersi nella vita scolastica vera?
Secondo i genitori del del documentario fino alle medie.
Sono un po’ scettica su questa data anche perchè quella è l’età in cui i ragazzi sono più insicuri, e per pacificarsi devono essere il più possibile uguali ai coetanei.

Arrivando da un’esperienza così diversa sarà per loro più facile o più arduo amalgamarsi con i coetanei? Saranno disadattati o più forti degli altri?

Le ragazze con il pallino per la matematica

Marzo è il mese dello STEM (science, tecnology, engineering and mathematics) e per celebrarlo meglio è stato appena pubblicato Le ragazze con il pallino per la matematica, un libro che vuole aiutare a spazzare via un pesante pregiudizio di genere. L’idea che la passione per le materie scientifiche non sia una prerogativa femminile.

Scritto da Chiara Burberi, docente, consulente e creatrice della “Palestra della matematica più grande d’Italia” e Luisa Pronzato, giornalista del Corriere della Sera e coordinatrice della 27maOra, raccoglie le esperienze di ragazze e donne che hanno messo la scienza, la matematica, l’economia, l’ingegneria al centro della propria vita, nonostante la diffidenza di genitori e professori, i pregiudizi, le statistiche e numeri in negativo.

Hanno creduto nelle proprie capacità e sfidato le convenzioni.

La matematica è innata. Recenti studi documentati in questo libro, hanno dimostrato che nasciamo con il senso della numerosità, che condividiamo con cuccioli e animali. Già a quattro mesi riconosciamo la numerosità, cioè abbiamo reazioni fisiche alla presenza di uno, due o tre oggetti. Reagiamo se ne scompare uno e se ne riappare un altro.

Questo scrive Chiara Burberi e devo fare un vergognoso coming out: sono l’esempio vivente di ex bebé andato a male. Probabilmente anch’io avevo un buon senso della numerosità, nei lontani anni’60.

Poi questo talento è andato perso, non credo solo a causa di stereotipi di genere ma anche perchè al liceo scientifico ho avuto un orrido prof di fisica e matematica (sì, era anche maschilista).

Tanto che all’esame di maturità quando chiesi alla mia compagna, (la più brava in matematica che poi è diventata medico) se il suo risultato fosse “2” come il mio, lei rispose che invece era una cosa complicatissima con degli x, degli y e altre cose strane, me lo sono fatta passare.

Sono stata promossa ed è stato l’ultimo compito di matematica della mia vita!

Me ne vergogno? Un po’ sì, perchè ho sprecato un’occasione per essere migliore, per apprendere.

Con due figlie al liceo e all’università, posso testimoniare che i pregiudizi sul talento femminile nelle materie dello STEM esistono eccome. Però la situazione sta migliorando, le ragazze vogliono veramente combattere i limiti culturali di genere. Le adolescenti emulano in rete tutto quello che viene dai paesi anglossassoni e in questo caso, grazie al cielo,  c’è un modello positivo, proposto da una delle top model più famose e ammirate, Karlie Kloss, che promuove il coding per le ragazze e ha lanciato seminari e borse di studio per chi vuole imparare a programmare.

Il mio cane è una top model?

Stamattina ho aperto il giornale e mi ha venuto un colpo.
C’era lei, bella, con lo sgaurdo profondo, sparata a tutta pagina. Lola che pubblicizzava una collana di libri sugli animali.
Bellissima iniziativa, ma cosa ci faceva il mio cane in copertina?
In questo mondo fatuo dove tutte sognano una vita patinata anche Lola è cascata nel tranello di un’esistenza da jet set, feste mirabolanti, guadagni facili, e poi alla fine ci si sposa con il cane di una rock star, un primo ministro o addirittura Trump?

Dalla sorpresa, mista a sgomento, ho urlato e poi verificato.
Era lei? Con le orecchie un po’ così da fricchettona? Mi hanno rubato una foto? Si tratta del famoso furto di identità di cui si parla tanto?
O è solo una sosia?

I natali si Lola sono oscuri, è nata in un campo rom e poi è stata adottata da un’altra persona, poi lasciata alla Lega del cane e finalmente ci siamo incontrate. Magari ha una sorella gemella/modella che invece dal campo rom è andata direttamente sui set fotografici.

Devo chiederglielo.

I genitori iperprotettivi fanno danni

A un genitore viene naturale proteggere i figli da delusioni, dolore e fallimenti. Ma cosa accade quando la voglia di risparmiare sofferenze e sbagli ai figli sconfina in un eccesso di protezione? Ad affrontare le conseguenze di genitori iperprotettivi sulla crescita psicologica dei figli è lo psicologo Giorgio Nardone in un articolo apparso sull’ultimo numero della rivista Psicologia Contemporanea.

L’esperto sottolinea che per crescere un individuo ha bisogno di confrontarsi con ostacoli e disagi. La capacità di reagire alle difficoltà non può essere tramandata dai genitori ai figli, ma va conquistata con l’esperienza diretta, sbagliando, inciampando e rialzandosi più forti e consapevoli.

I genitori iperprotettivi, sostituendosi ai figli nell’affrontare i problemi, evitano loro disagi e frustrazioni solo nell’immediato. Quando l’amore diventa limitante i figli non riescono a costruirsi un’identità. Senza poter verificare le loro capacità di affrontare gli ostacoli cresceranno insicuri. O peggio matureranno un’eccessiva fiducia in se stessi. Entrambe condizioni che li porteranno a non saper reagire ai fallimenti, a sviluppare una personalità fragile e a non sapersi relazionare in modo sano.

Ma c’è di più. Uno studio condotto dallo psicologo dell’età evolutiva Jerome Kagan ha scoperto che i bambini cresciuti in famiglie iperprotettive da adolescenti tendono a essere più ansiosi e fobici. Il rischio di sviluppare disturbi d’ansia, attacchi di panico e fobie è maggiore del 70% rispetto ai figli di genitori non iperprotettivi. Conseguenze da non prendere alla leggera, dal momento che la salute mentale è un elemento chiave della felicità.

Altri studi hanno confermato che l’iperprotettività genitoriale è all’origine di buona parte delle psicopatologie dell’adolescenza, così come della demotivazione all’impegno, alle responsabilità personali e sociali osservata spesso nelle ultime generazioni.

Ma come evitare di ostacolare la crescita psicologica dei figli? Secondo Nardone occorre incoraggiare l’autonomia e l’indipendenza dei figli:

“Tutto ciò non sta a significare che i figli vadano lasciati a se stessi, bensì che la cosa migliore è dar loro aiuto solo quando è strettamente necessario o quando viene direttamente richiesto”.

I genitori, prosegue Nardone, non dovrebbero mai sostituirsi ai figli nel fare ciò che non sono in grado di fare. Un esempio pratico riguarda i compiti a casa. I genitori secondo lo psicologo dovrebbero lasciare che i bambini li svolgano in autonomia, rivedendoli insieme solo dopo che hanno finito. Mai fornire loro le risposte, bensì incoraggiarli a trovarle da soli.

Se i bambini appaiono spaventati, occorre rassicurarli, magari accompagnandoli con la voce, ma senza evitare loro l’esperienza diretta della paura che solo se affrontata può trasformarsi in coraggio.

Esodo

Su quanto siano intelligenti i nostri cani e soprattutto come dimostrino il loro acume, è stato scritto molto. E’ una materia molto interessante e coinvolgente, infatti gli studi continuano.
Dal mio osservatorio privilegiato (vita con Lola) posso dedurre alcune caratteristiche empiriche sugli atteggiamenti canini. Prima di tutto la caparbietà.
Perseguire l’obiettivo ad ogni costo.
Come avevo già scritto, Lola già da un po’ di tempo ha cominciato a spostare il cuscino della sua cuccia e a farlo vagare per casa. Fino a poco tempo fa lo spingeva in vari angoli della sala, direzione cucina, sempre più in mezzo al circolo magico dell’azione domestica.
Dove palpita la vita del branco.
Pensavamo fosse sinonimo di voglia di attenzione, necessità di essere più vicino a noi, al cuore del nucleo familiare.
Andava cosi: lei spingeva il cuscino sino a un certo punto, dove era decisamente in mezzo alle balle e dava fastidio, qualcuno ci inciampava e così al grido di: “Ma dai Lola!”, il cuscino veniva re-inserito in cuccia.
Lei si acciambellava, offesa, rivolgendoci la coda ma il giorno dopo il cuscino era di nuovo in giro per il pavimento della sala.
Noi lo rimettevamo dentro e via cosi. Il supplizio di Tantalo versione canina.
Qualche giorno fa ho avuto un’epifania e deciso che avrei lasciato errare il cuscino per capire quale fosse il fine ultimo del viaggio.
E ho chiesto il supporto dei miei familiari.
“Per favore, anche se inciampate lasciatelo dove si trova, è un esperimento!”
Il primo giorno il cuscino ha vagato per la sala, direzione corridoio.
Il secondo è arrivato all’imbocco dell’ingresso.
Che Lola volesse uscire sul pianerottolo e cambiare appartamento?
Era nervosa, più perniciosa del solito. Chiedeva attenzioni H24.
Probabilmente perché qualcosa era diverso dal solito, attuava regolarmente il suo piano ma noi ci comportavamo in modo strano. E non ne conosceva il motivo.
Il terzo giorno il cuscino ha girato a sinistra e preso la via del corridoio.
Il quarto si è parcheggiato davanti alla camera delle ragazze.
Emma al buio è inciampata due volte, imprecato, e minacciato di mandare all’aria l’esperimento.
Lola era sempre più strana, continuava a guardarmi per sondare la mia anima.
Ma ero impassibile. Non mostravo alcuna emozione. Fredda come un vero scienziato.
Il quinto giorno, ieri, il cuscino era davanti al bagno.
Anita è inciampata verso mezzanotte.
Oggi, sesto giorno, il cuscino è arrivato, durante la notte, nella mia camera.
Al confine della porta accostata.
Lola ha dormito lì, nella prestigiosa area capobranco.
Stamattina era euforica: è uscita sul balcone ad abbaiare nel sole quasi primaverile per dire a tutti i cani del vicinato della sua riuscita.
La storia di un cane che ce l’ha fatta.
Ci sono voluti cinque lunghi anni ma finalmente è capobranco.
Emma dice che probabilmente Lola pensa anche di scrivere un ebook, uno di quei manuali motivazionali che vendono bene.
Il titolo c’è già: Qua la zampa- Se ti impegni puoi farcela!

Provare la febbre con il bluetooth

Come tutti i genitori imparano presto, le malattie dei bambini arrivano sempre nei momenti più scomodi: quando si va in vacanza, nei giorni delle feste comandate o anche semplicemente durante i finesettimana, quando è più difficile cercare la consulenza di un pediatra.

E il sintomo che spaventa più di tutti, quello infido, più difficile da decifrare, è la febbre. Più la temperatura si alza, più i genitori vanno nel panico.

Quando facevo la volontaria al Pronto Soccorso della Clinica De Marchi, la domenica pomeriggio, l’80% dei casi era proprio quello dei neonati con la febbre alta. Spesso non è nulla di grave ma per i genitori a volte è anche difficile riuscire a monitorare il decorso della febbre perchè spesso i bebé sono insofferenti alle manovre per misurare la temperatura.

I termometri tradizionali sono invasivi, difficili da far restare nella giusta posizione o anche solo lenti, i minuti per una corretta rilevazione sembrano eterni. Adesso fortunatamente sul mercato c’è un nuovo dipositivo, molto funzionale, che risolve questi problemi. Si tratta di Temp Sitter un termometro, tra l’altro molto con un design elegante ed essenziale, che funziona con il sistema bluetooth collegato direttamente a un app che si può scaricare su smartphone (iOS e Android).

Così la temperatura dei neonati 3.0 può essere rilevata senza disturbarli troppo. Soprattutto nelle ore notturne quando la febbre tende ad alzarsi, perchè il funzionamento di Temp Sitter è molto semplice. Dopo aver scaricato l’app, basta connettere con il bluetooth il proprio smartphone con il termometro e poi usare uno dei patch adesivi che si trovano nella confezione del termometro, per attaccare il dispositivo con i sensore sotto l’ascella del bambino.

A questo punto Temp Sitter invierà allo smartphone la temperatura che si leggerà direttamente sull’app. Si potrà impostare un intervallo durante il quale monitorare e anche stabilire un “allarme” in caso di picchi di febbre. Inoltre rimarrà traccia dell’andamento della temperatura, un grafico, che potrà essere riferito al pediatra per aiutarlo nell’eventuale futura diagnosi.

Temp Sitter è disponibile in tre diversi colori, bianco, rosa, azzuro, e si può acquistare da MediaWorld, Apple Premium Resellers e su Doctor shop


(post scritto in collaborazione con GIMA)

I difetti fondamentali

Uno scrittore è sempre infelice: quando non riesce a pubblicare, quando pubblica ma non vende, quando vende ma qualcun’altro vende più di lui.

E ancora quando il suo romanzo in libreria ha una posizione di secondo piano, quando l’ufficio stampa non pubblicizza bene il libro.

Ma anche quando non l’invitano a quel festival letterario, quando il suo agente fa un lavoro pessimo, quando non vince il premio prestigioso, quando qualcun’altro sforna un best-seller più best-seller del suo.

Insomma una sofferenza continua, un martirio senza fine, in cui il classico blocco dello scrittore, la mancanza di ispirazione, diventa il male minore. Quasi una bazzecola.

Tutte questo disagio, verissimo, viene descritto con genialità e ironia da Luca Ricci nel suo libro più recente, I difetti fondamentali, diciotto racconti per svelare la psicologia di chi scrive e pubblica (o sogna di farlo).

C’è il tormento di chi continua a telefonare alla casa editrice a cui ha inviato il manoscritto, sperando in una risposta. La voglia di isolamento dell’autore frustrato che, per cercare ispirazione, rifugge la moglie e rischia il divorzio.

Poi il fortunato che affitta per caso una camera del suo B&B all’agente letterario più potente del mondo, allora si fa audace e dichiara le sue velleità da scittore.

L’autore famoso che si finge morto per vendere sempre di più (il mio editore mi aveva consigliato una strategia del genere, giuro!), l’invidioso che gongola quando il libro dell’amico è un flop e poi la scrittrice di chicklit che diventa una pazza gattara (quella sono io).

I racconti a volte virano sul fantastico, mantendo però sempre dialoghi fulminanti e uno stile spassoso e coinvolgente. Il dorato mondo delle lettere è una brutta bestia e Luca Ricci riesce a illustrarne tutte le inquietanti e folli sfaccettature.

Scuola guida materna

La maturità, il test di medicina, quello di ammissione al collegio, i primi esami all’università. In questa marea di studio Anita ha posticipato, rispetto ai suoi coetanei,  il traguardo della patente.

E così proprio in questi giorni, armata di foglio rosa, sta prendendo lezioni di guida.

Domenica scorsa per farla allenare le ho proposto il primo giretto insieme nel quartiere dove abitiamo. Aveva già guidato con me, ma solo piccole manovre in strade semi deserte. Quindi andare insieme a bere un caffè e all’edicola era una grande e importante gita.

Prima di uscire di casa ho detto a Emma come doveva comportarsi con l’eredità (vestiti, gioielli e libri) nel caso avessimo un incidente e non fossi tornata viva. Poteva tenersi anche il computer e il tablet.

In teoria ero abbastanza serena, ma il mio body language mi tradiva.

Appena salita in auto quasi senza rendermene conto mi sono aggrappata alla maniglia sopra il sedile e non l’ho più mollata. E’ diventata subito un’appendice naturale del mio corpo.

Il mio rapporto con la guida non è mai stato idilliaco, ho preso la patente a diciotto anni e, tra l’esame orale e quello di guida, ho distrutto l’auto dei genitori del mio fidanzato di allora. Ed è stato un po’ uno choc, sia per me che per loro.

Tanto che non ho più guidato per dieci anni, poi a Londra ho deciso che dovevo risolvere la situazione. Così ho preso lezioni di guida (a sinistra) da una ragazza molto simpatica che faceva anche l’ipnosi.

Infatti ho provato anche a farmi ipnotizzare (per altri motivi) ma non sono riuscita ad andare in trance. Però ho ripreso a guidare, me la cavo anche se non amo andare in tangenziale. (Neanche se mi pagano).

Quindi, domenica scorsa, quando mia figlia ha messo in moto ed è partita avevo i nervi un po’ tesi. Lei guidava bene ma non riuscivo a rilassarmi.

Ha fatto una rotondina un po’ veloce e ho avuto il batticuore.

Poi in un’altra strada a tradimento è spuntato un SUV e sono stata presa dal panico.

All’improviso mi è apparso il fantasma di Grace Kelly, che secondo me (e anche molti altri), è morta nel famoso incidente d’auto sui tornanti intorno a Montecarlo, mentre guidava la principessa Stephanie, allora adolescente senza patente.

Nel mio quartiere non ci sono i tornanti ma era un presagio, non c’erano dubbi. Un cortese avvertimento del destino.

Allora ho chiesto ad Anita di accostare e sono scesa sana e salva.

Lei mi ha guardato un po’ così e poi ha detto:

“Comunque quando inizierò a fare i prelievi di sangue avrò bisogno di una cavia!”

Insomma non posso certo scamparla per sempre!

Ossitocina: dall’istinto materno all’empatia

Da secoli musa di poeti e musicisti, l’amore materno affascina anche la scienza, che indaga per scandagliare i meccanismi biologici all’origine di un sentimento così profondo e complesso. Un recente studio, condotto dagli psicologi della Northeastern University e del Massachusetts General Hospital di Boston, ha rivelato che un legame forte tra madre e figlio è anche questione di chimica.

Un ruolo chiave, oltre che dall’ossitocina, è svolto dalla molecola del benessere dopamina. L’ormone cerebrale legato alla motivazione e alla ricompensa innesca una serie di emozioni positive nelle madri, stimolandole a prendersi cura dei figli, a nutrirli e a proteggerli.

L’effetto della dopamina non si esaurisce nel tempo. Il legame tra madre e figlio ubbidisce alle stesse dinamiche anche quando carillon e passeggini sono stati relegati da tempo in soffitta. Nello studio, pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences, sono state coinvolte 19 mamme tra i 21 e i 46 anni, con figli di età compresa tra i 4 mesi e i 2 anni. Le madri sono state sottoposte a una risonanza magnetica cerebrale mentre visionavano dei filmati in cui giocavano con i loro figli. I ricercatori hanno registrato una maggiore produzione di dopamina nelle donne più sensibili ai bisogni dei neonati.

Secondo gli autori, Shir Atzil e Lisa Feldman Barrett, la scarsa produzione del neurotrasmettitore potrebbe spiegare il basso coinvolgimento emotivo talora osservato nelle madri.

Gli psicologi hanno scoperto che pure i padri ricevono una spinta “chimica” a occuparsi dei figli. La produzione di dopamina aumenta quando ci si prende cura di un neonato anche nei genitori adottivi.

Un meccanismo biologico che aiuta a fornire al neonato tutte le attenzioni di cui ha bisogno per uno sviluppo cerebrale, fisico ed emotivo ottimale. Meccanismi simili secondo gli psicologi si innescano anche quando ci si occupa di persone adulte e anziane bisognose di cure. O ancora quando si scambiano attenzioni e gesti premurosi con una persona cara. La dopamina dà ai caregiver la forza di affrontare un ruolo impegnativo traendone emozioni positive.

Breaking (small) news !!!

Non sapevo che titolo fare e forse ho esagerato, perdonatemi, comunque ho due belle novità.

La prima è che qui sul blog ho una collaboratrice, Paola Pagliaro, una collega che scriverà di argomenti che riguardano la sfera del benessere. Saranno articoli più interessanti e giornalistici dei miei e sono sicura che li apprezzerete molto.

La seconda è più personale: il 10 maggio uscirà per Giunti il mio nuovo romanzo. Anche gli altri libri sono usciti a maggio, perchè scrivo stupidate da leggere sotto l’ombrellone, perchè è il mio karma e spero sia di buon auspicio.

E’ un romanzo d’amore che ho finito di scrivere ben 4 anni fa e quindi al momento sto facendo un lavoro di editing, per migliorarlo a attualizzarlo (sarebbe la quinta revisione).

State pensando: “La prima versione doveva essere una bella schifezza…” e magari avete ragione. Il titolo non c’è ancora, alla ventesima revisione vi farò sapere 🙂

Vinci un weekend a Montpellier e ringrazia il tuo cane

Con le truffe alimentari, di cui si legge ovunque, c’è poco da stare tranquilli. Ne succedono di tutti i colori nell’alimentazione degli umani, figuriamoci cosa arriva nelle ciotole dei nostri animali domestici.

Qual è il lato oscuro di quelle crocchette?

E quel raffinato patè, sarà veramente così delizioso?

Per vederci più chiaro si può partecipare, fino al 30 giugno prossimo, a questo concorso e tenere le dita zampe incrociate, sperando di vincere un weekend, a inizio settembre, per due persone nel sud della Francia, a Montpellier.

Un’occasione per visitare la città ma anche il Campus di Royal Canin, di oltre 24 ettari, dove sono nate tutte le gamme di alimenti oggi disponibili per cani e gatti e anche quelle specifiche per età, taglia, stile di vita. E poter verificare di persona che tutto sia prodotto secondo le regole per la salute e il benessere dei nostri amati amici pelosi.

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