Sarò una principessa ribelle

Un albo illustratato divertente e utile, da far leggere a tutte le bambine. Per veicolare un messaggio semplice e importante, per indirizzarle verso l’indipendenza. Attraverso un testo ironico Sarò una principessa ribelle , scritto da Olimpia Ruiz di Altamirano e illustrazioni di Islamaj, racconta la storia di una bambina che, come tante, la sera prima di addormentarsi ascolta le favole sulle principesse, parte con la fantasia e sogna di essere come loro.

Perchè purtroppo ancora nell’immaginario infantile femminile il mito della bella e un po’ inetta, che traspare dalle storie classiche di Cenerentola, Biancaneve, Raperonzolo e la Bella Addormentata ancora fa sognare. Richiama visioni dolci e scintillanti senza scendere troppo nei dettagli. Ma la protagonista di questo libro per uno strano incantesimo riesce a scoprire i dettagli “tecnici” della vita delle belle delle fiabe.

E allora capisce che fare la principessa non conviene, aspettare di essere salvate è spesso una fregatura. Dei principi azzurri non c’è sempre da fidarsi (esisteranno poi? Oppure sono una fake news come gli unicorni?) allora meglio giocare di anticipo e spiegarlo alle bambine il prima possibile e questo libro riesce ad essere efficace con una deliziosa leggerezza.

La città dei gatti

Domenica 17 febbraio è stata istituita la Giornata Nazionale del Gatto, dedicata a tutti gli amanti del mondo felino. Per l’edizione 2019 torna per il secondo anno consecutivo La Città dei Gatti, la rassegna dedicata alla cultura felina con mostre, concerti, rassegne e incontri letterari a tema organizzata a Milano, Roma e Fiesole.

La Città dei Gatti inizia in anticipo, domani 16 febbraio con un’anteprima dedicata al rapporto tra cinema e gatti presso la sala Medicinema dell’Ospedale Niguarda con una minirassegna organizzata in collaborazione con la Fondazione Cineteca Italiana di Milano anticipata da un incontro con esperti catofili ed etologi. Si prosegue poi con il grande evento d’apertura domenica 17 febbraio, ore 17.00, presso WOW Spazio Fumetto con l’inaugurazione della mostra “100 di questi Felix” dedicata ai 100 anni di Felix The Cat.

Poi il 24 febbraio ci sarà Concerto in Miao del 24 febbraio presso WOW Spazio Fumetto che propone un insolito programma formato da duetti e brani musicali ispirati ai gatti e composti da grandi compositori come Mozart, Rossini e Ravel, fino alle proiezioni presso il Crazy Cat Cafè ai laboratori di disegno, i contest fotografici, gli incontri con veterinari ed etologi: tanti eventi da non perdere all’insegna della felinità. Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero.

I gatti, si sa, sono molto più strategici dei cani (ingenui che pensano solo all’amore per i padroni), i nostri amici felini non si accontentano solo della Giornata del gatto, hanno tramato per avere di più, infatti la loro festa con celebrazioni annesse, dura un mese fino al 17 marzo. E in questo periodo i mici prendono il potere con ubiquità, sono usciti anche parecchi libri dedicati a loro.

Che cosa succede se un gatto si appassiona alla musica e impara perfino a suonare il pianoforte? Lo racconta Concerto, protagonista di questa favola delicata e ironica è Manrico, un felino decisamente fuori dal comune che vive in una famiglia dove si respira musica: papà suona la chitarra, mamma le percussioni e Riccardo, il figlio, si esercita con il violino.

Un giorno a casa approda un pianoforte e il gatto Manrico ne è subito incantato. Diventa un pianista provetto e, quando scopre dei topolini nascosti in salotto che hanno messo in piedi una band, gli viene un’idea: organizzare un grande concerto in piazza coinvolgendo tutti i musicisti del quartiere per trasformare il “parco” in un grande “palco” a cielo aperto.

Un altro libro invece rivela il segreto del successo dei gatti.
Fin dall’antichità addomesticano gli umani piegandoli ai loro bisogni e desideri. Si fanno venerare come dei, servire, educano gli umani al loro superiore buon gusto, si dimostrano empatici ma solo per ottenere di più. L’albo Addomestigatti racconta tutto ciò, con una carrellata di situazioni teneramente graffianti in cui chiunque ami i gatti si riconoscerà.


Come incantare i più piccoli

Forse l’età giusta per portare i bambini alla cinema è intorno ai tre anni, mettendo in conto che magari non si rimarrà seduti per tutto il tempo del film, perchè l’attenzione e la pazienza di un mini spettatore sarà più breve.

Andare a teatro è ancora più difficile. Non sempre gli spettacoli, anche le riedizioni delle fiabe, riescono a coinvolgere i piccolissimi che, spesso, fluttuano tra la noia e lo spavento. Infatti nel nostro Paese gli spettacoli teatrali pensati per un pubblico da 0 a 36 mesi sono pochissimi. Per questo sono stata piacevolmente sorpresa quando mi è capitato di assistere a MiloeMaya, uno spettacolo molto interessante e coinvolgente di Scarlattine Teatro.

Due attrici che fingono di apparecchiare una lunghissima tavola in uno spazio aperto, attorniato dal pubblico dei genitori con i bambini in braccio. Subito tutto diventa musica, canto e gioco. Suoni, parole, gesti, rumori che all’inzio lasciano perplessi e un po’ sospettosi i piccoli che osservano con curiosità qualcosa di strano, mai visto prima.

Poi piano piano si lasciano coinvolgere, sono quasi stregati delle azioni delle attrici e alla fine, con un piccolo incoraggiamento, rompono gli indugi, vincono la timidezza ed entrano nello spazio. Giocano con posate e suppelletili, i vassoi si trasformano in gong, il riso da manipolare diventa pioggia. Stupore e sorrisi. I bambini sono felici e perfettamente integrati nella magia dello spettacolo. I genitori emozionati devono immortalare il momento della sperimentazione coraggiosa dei loro piccoli.

Foto Arianna Maiocchi

La primissima infanzia rappresenta un pubblico molto esigente su cui non si può bluffare, una “baby opera” come questa che riesce a coinvolgere e divertire perchè entra nella loro sfera sensoriale, incuriosisce e stimola. “Per riuscire a incantare un pubblico così piccolo da 0 a tre anni, è necessaria molta ricerca”, spiega Anna Fascendini, ideatrice dello spettacolo e fondatrice di Scarlattine Teatro. “Dietro la spontaneità della performance ci sono anni di studio e sperimentazione”

Le proposte di questa compagnia teatrale spaziano dalla primissima infanzia a spettacoli adatti anche a un pubblico più adulto. Una produzione senz’altro da tenere d’occhio. Spesso in cartellone nei vari festival letterari in tour nella penisola, sarà poi possibile seguirli nel prossimo mese di giugno al Festival delle Esperidi, da loro organizzato in Brianza, a Campsirago Residenza nelle sede della compagnia.


Peppa Pig diventa cinese

Oggi è il giorno del Capodanno Cinese e quest’anno sarà quello del Maiale.

Auguri a tutti, in fondo siamo tutti un po’ asiatici.

Così Peppa Pig, la maialina rosa best seller, tanto simpatica ma un po’ ingenua, interpreta questo oroscopo come una celebrazione. Festeggia dimenticando tutti i piatti saporiti della cucina cinese che hanno come vittime sacrificali i parenti suini.

Peppa amatissima da milioni di bambini (l’altro giorno mi è capitato di sedermi vicino a una piccoletta che con l’iphone della mamma, come drogata, febbrile si sciroppava tutti i cartoni uno via l’altro) ha deciso di sbarcare in Cina.

Oggi su Rai Yoyo i suoi cartoni, due storie in cui preparava gli addobbi e festeggiava il Capodanno, sono stati trasmessi sia in italiano che in mandarino, in onore dei bambini cinesi residenti in Italia. Nel nostro Paese infatti ci sono circa 50.000 gli alunni cinesi che frequentano le scuole (per la gioia di Salvini!).

Inoltre oggi in Cina esce l’ultimo film di Peppa, in esclusiva per i fan asiatici, e qui sotto potete vedere il divertetne trailer, già diventato virale.

(Sono 5 minuti ma ne vale la pena!)

Sul rossetto non si scherza

Non posso vivere senza rossetto, sono così assuefatta che se lo dimentico a casa avverto subito le labbra che si screpolano. Forse è solo un timore psicologico, ma scovare il lipstick perfetto nel colore, nell’idratazione e nella consistenza è molto difficile. Ultimamente poi ho notato un preoccupante abbassamento nella qualità, spesso anche i rossetti delle marche più famose hanno problemi di tenuta. Sia nel rimanere sulla labbra che nel restare intatti. Ed evitare quello spiacevole effetto “Torre di Pisa”, infatti anche rossetti griffati ultimamente hanno cominciato a rompersi e piegarsi. Non faccio nomi ma giuro di non esagerare. Credo dipenda dal risparmio sugli ingredienti utilizzati oltre che dalla manifattura.

Allora per un po’ ho optato per i gloss, ma spesso sono poco idratanti. I peggiori, quelli più a buon mercato sono addirittura collosi. Ho provato anche le matite (matitoni) ma in genere sono troppo secche. Una disperazione insomma. Ma non demordo nella mia ricerca del rossetto perfetto. E poi vogliamo parlare di quando la nuance preferita non viene più prodotta e nel display di fianco al triste spazio vuoto ci sono invece miriadi di colori improponibili?

In questo panorama un po’ desolante ho accolto con gioia la notizia dell’arrivo dei nuovi rossetti di Lush (sono di parte perchè adoro tutti i prodotti di questo brand) però i nuovi rossetti mi sembrano molto promettenti, sia nelle tonalità che nel formato. Una prima particolarità è che sono “nudi”, cioè privi di packaging, totalmente cruelty free e vegani.

Invece di utilizzare la cera d’api (le povere api sono a rischio estinzione!) Lush utilizza cera candelilla, cera di rosa damascena e cera di girasole. Ingredienti freschi e benefici per la pelle, ricchi di pigmenti intensi per un colore che dura a lungo, i nuovi rossetti sono l’ideale per nutrire e idratare le labbra grazie all’olio di semi di broccoli, dalle proprietà illuminanti, idratanti e ringiovanenti sulla pelle. E poi questi rossetti possono essere inseriti come refill in contenitori di lipstick finiti, vuoti e puliti. Potranno così essere riutilizzati e non gettati: un aiuto concreto nella riduzione dell’inquinamento da plastica. Un gesto in perfetta sintonia con la mission ecologica che contraddistingue Lush.

Il karaoke di Mary Poppins

Cantare al cinema sta diventando di moda, già molte sale propongono la versione sing along di Bohemian Rapsody e quindi perchè non provare anche il karaoke con le mitiche canzoni di Mary Poppins? Naturalmente si parla della vecchia Mary, quella della pellicola storica del 1964.

Se l’idea vi intriga potete provare a gorgheggiare Supercalifragilispichespiralidoso in compagnia, questo è l’appuntamento: al Cineclub Family al MIC domenica 17 febbraio alle 15 evento imperdibile con animazione dal vivo in sala e travestimento consigliato dove grandi e piccini potranno cantare le celebri canzoni del film.

Dal 10 febbraio infatti riparte il Cineclub Family con proiezioni di pellicole dedicate a bambini e ragazzi. Il primo sarà Spider-Man: un nuovo universo, poi dopo Mary Poppins, il 24 febbraio film di animazione giapponese Mirai e il 3 marzo, un classico, La volpe e la bambina.

Must-have della turista: l’insta-fidanzato

E’ una notizia di un paio di giorni fa, quindi non freschissima ma senz’altro succosa da commentare. Un’agenzia di viaggi americana ha lanciato per le turiste single che visitano Roma un nuovo imperdibile benefit: l’insta-boyfriend, un fotografo professionista che accompagnerà nei luoghi cult della città eterna. Scatterà dei finti selfie semplicemente perfetti e, all’occorrenza, si presterà a essere immortolato in pose romantiche talmente cool da far il pieno di like su Instagram e schiattare di invidia amiche e nemiche.

Ovviamente in questo triste mondo in cui nessuno regala nulla, e l’equilibrio emotivo fra uomini e donne è sempre più precario, anche l’insta-fidanzato ha un prezzo. Per affittarlo si parte da un pacchetto di 3 ore, in cui si volteggerà insieme in tutti i luoghi più instagrammabili e mitici della capitale, al costo di 350 €.

L’agenzia che ha lanciato l’idea sostiene che siano soldi estremamente ben spesi. A sostegno porta alcune riflessioni socio-sentimentali.

  • L’insta-fidanzato è molto meglio di quello vero perchè per contratto non si scoccia mai. Non deve ammirare i monumenti, farsi incuriosire da niente, bere o mangiare. E’ sempre pronto per scattare finti selfie e foto sexy. Sempre disponibile, con il sorriso sulle labbra.
  • Può capitare di avere un marito o fidanzato tanto caro ma poco fotogenico, cioè non instagrammabile. Un vero peccato perchè rovina il reportage delle vacanza. Mentre l’insta-fidanzato è sempre all’altezza.
  • Poi, essendo un fotografo professionista, non commette quegli irritanti errori da principiante che rovinano le foto e anche la vacanza perchè fanno tanto bisticciare.
  • Con l’insta-fidanzato non si rischia, ad esempio, di avere un brutto e indelebile ricordo vicino a splendidi e storici monumenti. Magari a causa di un poco gentile fuck you, che può sfuggire al vero american boyfriend esasperato perchè, in mezzo alla folla imbizzarita, non si riusciva a trovare un angolino bello per un selfie.
  • Poi tornando negli States si possono raccontare alle amiche una serie di storie romantiche ed esotiche con protagonista l’insta-fidanzato senza rischio di venire mai smentite.

Ma da cosa è nata l’idea dell’insta-fidanzato?

  • Siamo schiavi di instagram.
  • Tutto oramai si può affittare, perfino i nipoti.
  • I fotografi, in un mondo in cui tutti rubano le foto, vivono una grande crisi professionale. E devono adattarsi.
  • Le turiste americane dopo aver visto Vacanze Romane e la Dolce vita non si sono più riprese.

La stella di Andra e Tati

Due sorelline di 4 e 6 anni che nella primavera del 1944, in seguito all’emanazione delle leggi razziali, furono “arrestate” insieme alla loro famiglie e trasportate, con centinaia di altri infelici, fino al campo di concentramento di Auschwitz. Dove rimarranno un anno e mezzo, separate da mamma, zia, nonna e cuginetto. Ne usciranno miracolosamente vive, solo nel gennaio deil 1947.

Le due bimbe, Andra e Tati, si assomigliavano molto e sopravvissero in simbiosi. La loro “fortuna” fu di essere scambiate dal dott. Mengele per gemelle e quindi evitarono il forno crematorio. Perchè il pazzo medico delle S.S. preferì conservarle per i suoi esperimenti sulla specie. Le ragazzine riuscirono a sopportare l’orrore della vita nel campo di concentramento proprio grazie alla loro ingenuità. Vivevano in una realtà atroce ma non si rendevano pienamente conto del significato di ciò che le circondava.

Andra e Tati adesso sono due anziane signore che finalmente hanno superato il loro trauma. Tanto che nel 2005 hanno trovato anche il coraggio di tornare in visita a Auschwitz e da allora incontrano i ragazzi per parlare della loro terribile esperienza.

Proprio dalla loro testimonianza è nato La stella di Andra e Tati. Romanzo dedicato ai bambini dai 10 anni in su, in cui le autrici, Alessandra Viola e Rosalba Vitellaro, sono riuscite a raccontare, questa tristissima porzione della nostra storia, immedesimandosi nella personalità delle due protagoniste, con delicatezza e spontaneità.

Nel libro anche gli eventi più scioccanti sono edulcorati, filtrati, resi meno assurdi e crudi dalla sensibilità pura delle bambine. Mentre le belle illustrazioni di Annalisa Corsi arricchiscono e rendono più coinvolgente la lettura. Nonostante il tema, non è un romanzo spaventoso ma una vicenda che commuove e fa riflettere.

Per questo una storia così cupa può, anzi deve, essere letta da un pubblico di giovanissimi, perchè serve loro a capire cosa può succedere se ci si lascia trasportare dal razzismo e dall’intolleranza.

La stella di Andra e Tatti è diventato anche un cartone animato, trasmesso su RAI 3 e disponibile come materiale didattico nelle scuole. Un documento importante per non dimenticare.

Tutto quello che dovete sapere sui libri gialli

I romanzi gialli sono costantemente in testa alle classifiche, catturano e intrigano sempre più lettori. Ma quando è nato questo genere letterario? Quali sono le varie tipologie? E le regole di scrittura?

Se, come me, leggete avidamente la cronaca nera e “amate” il crimine, volete scoprire tutti i retroscena, storici, letterari e anedottici di questo argomento non potete perdervi questo saggio scritto da Elenora Carta.

Un libro veramente interessante ed esaustivo sull’argomento. Si parte dalla premessa che il “romanzo giallo” è un’invenzione tutta italiana. Un “made in Italy” che deriva dalla prima collana di libri polizieschi Mondadori. Denominati così perché avevano tutti la copertina color canarino. In Francia, invece, ci sono i noir perchè la più famosa collana storie poliziesche aveva cover di quel colore.

Eleonora Carta parte raccontando di Edgar Allan Poe, l’autore tormentato e geniale, considerato l’inventore della letteratura gialla. E ricorda l’amicizia misteriosa dello scrittore americano con Alexander Dumas. Analizza a fondo il loro racconto parigino con troppe coincidenze simili. Chi ha copiato chi? Due grandi che hanno giocato con lo stesso mistero.

Questo saggio, scritto molto bene, stimola la curiosità del lettore con dovizia di particolari originali e dettagli tecnici. Illustra regole di scrittura e segnala anche come i più grandi autori (vedi Agatha Christie) si siano divertiti a infrangerle sistematicamente.

C’è anche una panoramica sulle varie digressioni del genere, dal giallo psicologico all’hard boiled, e un elenco delle particolarità di stile dei maestri più famosi del genere. Infine, in appendice, un utile elenco per approfondire e costruirsi l’esssenziale biblioteca di classici del crimine!

Era meglio una circolare

Avete presente i vecchiovani? Quelli di cinquanta e oltre che cercano di sembrare giovani a tutti i costi? Ecco oggi, il giorno in cui dovevano uscire le materie della nuova maturità, il MIUR ha fatto una mossa da vecchiovane: comunicando le novità con le storie di Instagram.

Una strategia per arrivare dritto nel cuore e nella mente degli adolescenti. Già da ieri sera è apparso sull’account un inquietante video dove, con la colonna sonora de “La notte prima degli esami”, un anonimo studente maturando entrava in aula, per fare l’esame e già qui saliva un bel po’ d’ansia. Poi sembrava arrivasse qualche rivelazione, sulle materie e modalità e invece sul più bello.. il ragazzo era ingoiato dal buio! Fine del video.

“Giusto così per far salire l’angoscia!” commentavano stamattina gli studenti sui mezzi pubblici. E così i followers di MIURsocial hanno cominciato ad aumentare da 30.000 fino a ben oltre 70.000 stasera, perchè per scoprire di che morte dovevano morire, quali fossero le materie e come cambierà l’esame, i ragazzi hanno continuato a guardare Instagram.

Purtroppo non hanno apprezzato la mossa social dei vecchiovani del MIUR: loro vivono sui social ma sulle cose serie, come l’esame di maturità, preferivano un po’ di sana e vecchia tradizione. Diamine un pizzico di rispetto! Si sono quasi sentiti presi in giro.

“Credono che non siamo capaci di leggere una circolare?”, è stato il loro commento.

E per vendicarsi hanno cominciato a far girare sui loro social dei meme sui cinquantenni travestiti da adolescenti: il papà con lo skateboard e la mamma messa giù da discoteca.

Adesso poi ho letto che l’ultima novità è che all’orale il candidato dovrà scegliere fra tre buste. Questa non è una mossa tanto attuale, avverto un dejavu dei telequiz della buonanima del mitico Mike.

“Signora Longari, vuole la busta 1, 2, 3?”

Perchè prima o poi un vecchiovane (anche travestito) finisce per tradirsi!

Manuale di sopravvivenza senza genitori

In teoria stare senza genitori è una cosa avventurosa, un sogno di libertà. Peccato che in pratica le cose siano un po’ diverse. Lo sa bene Oliva, un’undicenne che viene spedita a un campo vacanze con altri (sconosciuti) coetanei, non solo senza mamma e papà ma anche senza la sorellina, il gatto e i nonni. Un’esperienza che non vorebbe proprio fare e per evitarla le ha provate proprio tutte. Senza vergogna. Ma invano.

E allora, perchè è una ragazzina altruista, decide di condividere le sue sensazioni e descrivere tutte, ma proprio tutte, le strategie che l’aiutano a sopravvivere. Questo racconta Manuale di sopravvivenza senza genitori, il divertentissimo romanzo di Sarah Spinazzola, scritto con uno stile fresco e coinvolgente. Una sorta di diario, intercalato da consigli pratici e osservazioni ironiche e tenere, su come affrontare la convivenza forzata con gli altri bambini (senza le coccole della mamma o anche solo del gatto).

Il lettore non può fare a meno di fare il tifo per la piccola protagonista che, tra timidezza, figuracce e imprevisti, alla fine riesce a cavarsela alla grande. Sconfiggere la nostalgia di casa e farsi dei nuovi amici. Insomma vivere una vera indimenticabile avventura. Il libro è indicato per i bambini, sopratutto le bambine, dai nove anni in poi.
Ottima lettura per corroborare l’autostima prima di programmare/suggerire una vacanza in autonomia dai genitori.

Dieci anni e non sentirli

Oggi Lola compie 10 anni, i sette trascorsi insieme sono stati bellissimi e sembrano volati in un attimo. Come regalo di compleanno oltre a un’overdose di favolosi bastoncini all’inquietante sapore di pollo, ha avuto una lunga passeggiata piena di corse e nuove inedite annusate in un boschetto vicino a casa. Una vera pacchia.

Lola è un cane che sorride. Nel tempo passato insieme (per complicità) anch’io ho imparato a fare un sorriso da cane, non è difficile basta tirare un po’ il labbro superiore in modo da scoprire i denti e allenarsi un po’. Una sera con le ragazze abbiamo fatto una gara e posso dire con orgoglio di averle sbaragliate: sono stata quella che faceva il miglior sorriso da cane. Ho anche alcune foto, purtroppo impubblicabili!

Lola è anche un cane che parla, dopo la sorpresa dei primi versi gutturali pensavo che il suo linguaggio potesse evolversi in qualche vocabolo almeno lontanamente comprensibile. Non è successo. Però sono abbastanza fiera del suo vocabolario, delle parole che capisce. Oltre alle solite, banali, frasi da cane ha assimilato avverbi sofisticati come “dopo” (quando spera di fare un giro e glielo dico torna a cuccia) “dove” (dov’è il pupazzetto?) e indicazioni vaghe come “forse” (stessa reazione di “dopo” 🙂 ).

Lola viene ancora scambiata per un cucciolo, quando corre ed è vivace. Però i sintomi della fatto che ormai sia diversamente giovane sono chiarissimi nel comportamento verso gli altri cani. Era socievole ed è diventata insofferente, negli anni ha perso tuttti gli amici. Abbaia improperi dal balcone, millanta poteri da capobranco e poi quando li incontra è malmostosa.

In compenso fa sempre invece la zoccola con gli umani. Ha la sindrome della piaciona: occhioni e dolci scodinzolamenti. Dopo tanti anni insieme, fregandosene della mia gelosia, continua a guardarsi attorno e cercare approvazione e carezze da tutti anche se io non sono per la coppia aperta!

Cos’è la paternità?

Mi ha particolarmente colpito la notizia, arrivata oggi sui nostri quotidiani, che racconta la storia del multimilionario inglese che scopre improvvisamente, in seguito a una nuova ricerca di paternità (con la seconda moglie) di essere sterile. I medici gli diagnosticano una fibrosi cistica che rende impossibile procreare. Strano che fosse già il padre felice di tre ragazzi avuti dalla prima moglie, divorziata anni fa.

La signora, interpellata sul mistero, ammette una relazione extraconiugale negli anni’90. E il multimilionario chiede non solo un risarcimento danni ma decide anche di non vedere più i figli, creature che non sono sangue del suo sangue. E fa ancora di più (leggo sul Daily Mail che ha pubblicato per primo questa squallida storia familiare) offre 5000 sterline a chi offrirà informazioni sul vero padre dei ragazzi (per spaccargli la faccia?).

La madre è sempre certa, mentre il padre poverino deve fidarsi. E casi come questo possono far venire la pelle d’oca a molti uomini, traditi e raggirati. Costretti a crescere e sponsorizzare figlioli altrui. Cos’è dunque la paternità? Una trasmissione di geni ma anche un processo di amore, accudimento e partecipazione, credo.

La storia del multimilionario inglese fa notizia anche perchè è densa di elementi succosi. Meglio di una telenovela. Lui è ricco e molto attraente, infatti al Daily Mail confessa di aver ricevuto da tutto il mondo lettere di donne che vogliono diventare sue “amiche”. Poi c’è il tradimento, l’ex moglie meno bella di lui, ma fedifraga e bugiarda. E ancora la vendetta, ti sputtano in tutto il mondo e offro una taglia per trovare il tuo ex amante.

Ma c’è anche un lato tristissimo che riguarda i figli, nonostante li abbia cresciuti adesso ne disconosce 2 su 3. E, per sentirsi a posto con la coscienza, promette comunque di mettere in giro solo foto di quando erano molto piccoli per non creare imbarazzo!

Poteva evitare di rendere pubblica la vicenda (essendo multimilionario non era il solito morto di fame che viene comprato dai tabloid che pagano un botto per uno scoop!). Poi dovrebbe prendersela con la moglie e non con i ragazzi che sono vittime incolpevoli!

“Tu”: meglio diffidare del fidanzato perfetto

Le vacanze sono il momento perfetto per un’abbuffata di serie Tv, infatti ho appena finito di vedere le puntate di Tu, psyco-thriller lanciato il 26 dicembre su Netflix. Le ho guardate tutte in un paio di giorni. Dopo il primo episodio ero così sconcertata, e divertita, dalla mancanza di coerenza da voler vedere dove andasse a parare.

Il protagonista è Joe Goldberg (Penn Badgley, l’ex Dan Humphrey di Gossip Girl ). In questa serie diventa un libraio newyorkese, con tendenze psicotiche, che spacciandosi per fidanzato perfetto nasconde invece pulsioni omicide. La vicenda, tratta dall’omonimo romanzo di Caroline Kepnes parte con l’incontro fra Joe e Beck. Ma la protagonista femminile, biondina hipster molto graziosa, interpretata dall’attrice Elizabeth Lail, è purtroppo il personaggio ritagliato peggio di tutta la serie.

La storia prende avvio nel giorno in cui Beck si reca nella libreria di Joe per comprare un romanzo di Paula Fox. Lui glielo vende, raccontando che la talentuosa autrice è anche la nonna di Courtney Love (un pizzico di realismo non guasta mai!) e poi rimane intrigato dagli occhioni e dal sorriso della ragazza.

Lei paga con la carta di credito e (ahiahai!) e scherzando commenta anche sul suo nome di battesimo, si chiamerebbe Guinevere così per semplificare usa il cognome, appunto Beck. E così per il libraio comincia, molto facilmente, l’attività di stalker. Cerca la bella sui social e ovviamente la trova in un attimo su Twitter, Facebook e Instagram.

Scova anche l’indirizzo (pericoloso farsi geolocalizzare da Instagram!) e si piazza a spiarla davanti al bell’appartamento, nel Village, della ragazza. Intanto lo spettatore scopre che Beck, nonostante viva in questo quartiere newyorkese cosi fico e alla moda, è squattrinata.

Frequenta amiche ricche e ricchissime, come una certa Peach (interpretata da Shay Mitchell di Pretty Little Liars), fa aperitivi e cene, tanti brindisi anche per dimenticare i problemi economici.

E’ così al verde che non ha budget per comprarsi un paio di tende (neppure all’IKEA?), infatti appena arriva il fidanzato (un biondo tatuato che passerà molti guai) i due fornicano con passione. Incuranti ed esibizionisti davanti a una grande finestra, al primo piano, con luce accesa: insomma si vede tutto e di più.

Lo vediamo noi e lo vede Joe che non è per niente contento. Quando consumato l’atto, il fidanzato, per un impegno social improrogabile, se la squaglia, lei (forse annoiata) fa altre cose erotiche. Naturalmente sempre visibili da noi spettatori, da eventuali passanti, oltre che da Joe il guardone.

A questo punto sono iniziate le mie perplessità, aumentate dal fatto che nella polverosa libreria di Joe c’è, stranamente, un basement super tecnologico dove si restaurano i libri antichi. E dentro questa cantina-magazzino high tech è stata costruita addirittura una “gabbia”, in vetro. Insonorizzata a chiusura stagna.

A cosa servirà? Perché di prime edizioni da risanare in libreria non ne girano? E come mai Joe proibisce all’altro commesso di tenere la chiave?

Insomma, a metà del primo episodio, anche lo spettatore più ingenuo comincia a preoccuparsi della personalità borderline di Joe. Oramai ha conquistato la bionda Beck, anche se lei, spesso e volentieri, grazie a Tinder, se la spassa con tanti sconosciuti.

Ma nonostante l’allegra attività sessuale, la ragazza è comunque sempre lamentosa mentre Joe si industria per apparire come il fidanzato perfetto. Ma l’apparenza inganna sempre, anche nelle trame più banali e scontate.

Make Befana great again

La Befana purtroppo non è più così di moda. Si tratta di discriminazione razziale. Non è americana e non viene celebrata (pompata) nelle serie tv dedicate a bambini e adolescenti. Nella nostra realtà yankee mangiamo schifezze. Beviamo Starbucks. Abbiamo adottato Halloween e dopo il Black Friday siamo a un passo dall’istitutire il giorno del Ringraziamento, ma ci stiamo dimenticandoci della vecchietta che porta i dolci volando sulla scopa.

Per rimediare consiglio un fine settimana nell’atmosfera antica e incantata dei Castelli del Ducato dove questo weekend ci saranno un sacco di inziative, modulate per grandi e bambini, dedicate alla Befana. E visto che siamo in Emilia le proposte culinarie non mancheranno.

Ecco alcuni esempi:

Alla Rocca Sanvitale di Fontanellato (Parma) è in programma una divertente visita guidata al maniero dove i bambini incontreranno alcuni personaggi che li accompagneranno nel mondo incredibile degli animali fatati. I bimbi andranno alla ricerca di simboli e immagini di animali all’interno del maniero.

Per gli adulti buongustai invece Al Castello di Contignaco e nel Castello degli Aldighieri (Parma), sabato 5 e domenica 6 gennaio, visite guidate con una degustazione dei vini prodotti nelle cantine del Castello. Oppure si potrà partecipare a una passeggiata, la “Camminata dell’Epifania”, che partirà dalla Rocca di Sala Baganza (Parma), un percorso guidato per riscoprire le bellezze naturali e paesaggistiche del territorio, domenica 6 gennaio dalle ore 8,45 fino alle 12,00. Poi, per riprendere subito le calorie smaltite nella camminata, pranzo con le golosità locali.

Mentre al Castello di Gropparello (Parma) il 6 gennaio c’è l’apertura straordinaria del Parco delle Fiabe. Visite animate con personaggi fiabeschi, avventura in costume da cavalieri “alla ricerca della scopa magica” e per finire merenda con la Befana nella Loggia dei Leoni, con un ricco buffet.

Poi per chi si sentirà in colpa dopo tante degustazioni e assaggi, a Palazzo Farnese a Piacenza, un’interessante mostra dedicata ad Annibale. Un affascinante itinerario tra preziosi reperti storici e artistici provenienti da istituzioni culturali italiane e internazionali e oggetti perduti, che rivivranno attraverso teche olografiche, oltre a videoinstallazioni, videowall e proiezioni, per ricostruire l’avventura del condottiero e il contesto storico dell’epoca, tra Roma, Cartagine e il Mediterraneo intero.

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