Girl R-Evolution

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“La fissazione culturale per la magrezza femminile non è solo un’ossessione per la bellezza, ma un’ossessione per l’obbedienza femminile… Le diete sono il sedativo politico più potente della storia delle donne: una popolazione di pazzi tranquilli è una popolazione più facile da manipolare”, così scriveva/profetizzava Naomi Wolf, già all’inizio degli anni ’90, nel suo storico manuale “Il mito della bellezza”. E questa citazione si trova in Girl R-evolution- Diventa ciò che sei, di Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, già autore di numerosi manuali dedicati ai genitori. Questo libro è per un pubblico molto difficile da raggiungere, le adolescenti che frequentano (anno più-anno meno) la scuola media. Quelle ragazzine che affrontano i momenti più delicati della loro crescita e si sentono stritolate fra i messaggi ambivalenti dei media, le raccomandazioni dei genitori e “le regole” dei social. Le stesse che hanno smesso di ascoltare, hanno sempre l’auricolare, si chiudono in camera e la loro autostima è direttamente proporzionale ai “mi piace” che ottengono con le foto che postano.
Gli anni della scuola media sono il Vietnam dell’adolescenza e uscirne sani (sia per le madri che per le ragazze) non è impresa da poco.
Il manuale di Pellai può essere d’aiuto perchè in uno stile molto colloquiale e divulgativo affronta quelle problematiche, che gli adulti tendono a minimizzare, ma per le ragazzine oscillano fra il dilemma e il dramma. Si parla di accettazione di sè, di dieta, di cyber bullismo, di amore e anche di sesso. (Impagabile il test da fare per capire se è arrivato davvero il momento per provare a fare sesso).
Pellai racconta della sua esperienza di padre, cita fatti di cronaca, frasi di personaggi celebri, dati statistici e offre considerazioni scientifiche. Non nega la discriminazione fra i sessi:

“I maschi vengono stimolati a sviluppare un corpo possente e muscoloso: insomma, la loro bellezza è declinata nella direzione della potenza e della forza. E in effetti, l’altro sesso non ha così tanti problemi con la propria immagine, non ha tanta urgenza di perdere peso, non è penalizzato dal fisico quando cerca un posto di lavoro. L’ideale estetico proposto alle donne, al contrario, tende sempre a sottrarre: meno peso, che significa anche meno forza, meno energie, meno equilibrio. Dimagrire fino ad arrivare a un IMC sottopeso vuol dire, a volte, non accumulare energia sufficiente per far fronte a tutti gli impegni di una giornata, sentirsi di frequente affaticate e deboli, metterci il doppio del tempo e delle energie per conquistare un obiettivo. Forse, il falso mito di bellezza=magrezza nasconde in parte anche il desiderio che il genere femminile resti debole…”

Ma esprime un messaggio molto positivo per le giovani lettrici: offrendo anche l’esempio di mini biografie di donne forti che hanno lottato per raggiunger i propri obiettivi, per realizzare i propri sogni e ce l’hanno fatta alla grande.

Vegan Pan Banana (Banana bread)

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Il pan banana è un classico a casa nostra e questa volta abbiamo provato una versione vegan, seguendo una ricetta molto semplice: il risultato è stato ottimo!

Ingredienti:

  • 4 banane mature
  • 1/2 tazza di latte di riso
  • 2 tazze di farina a scelta (o di un mix per dolci senza glutine per una versione gluten free)
  • 1/2 tazza di zucchero integrale di canna
  • 4 cucchiai di margarina
  • 1 cucchiaino di cannella
  • 1/2 cucchiaino di noce moscata

Procedimento

  1. Preriscaldare il forno a 180ºC.
  2. Con una forchetta ridurre le banane in poltiglia e unirle in una ciotola al latte di riso.
  3. Con una frusta elettrica mescolare la margarina e lo zucchero, fino a ottenere una crema.
  4. In una ciotola grande mescolare farina e spezie.
  5. Aggiungere la margarina e le banane alla farina mescolando.
  6. Mescolare bene e versare in uno stampo per pane.
  7. Infornare e cuocere per 45 minuti o finché inserendo uno stuzzicadenti al centro, questo non viene fuori pulito.Processed with VSCOcam with c1 presetProcessed with VSCOcam with c1 preset

La Parigi di Maria Antonietta

Gli itinerari storici vanno tantissimo di moda. Senza l’orda di turisti che intasano i monumenti da ammirare, con un fascino più discreto e coinvolgente, fanno ammirare i capolavori artistici e raccontano storie d’altri tempi capaci di farci sognare.
Questo è quello che succede pianificando un viaggio a Parigi, seguendo le tracce della deliziosa guida scritta da Alice Mortali.
L’autrice, abbinando rigore storico a uno stile intrigante da romanzo, svela un percorso nuovo ed emozionante: edifici, castelli, vie, musei parigini frequentati da Maria Antonietta quando si allontanava dalla reggia di Versailles, la sua prigione dorata. Ma al tempo stesso racconta la biografia della sovrana, una delle figure femminili più controverse della storia: da sempre oggetto di ammirazione devota e critiche feroci. La giovanissima principessa austriaca che per la ragion di Stato, per saldare un’importante alleanza politica venne spedita in Francia, a soli quattordici anni, per sposare il delfino sedicenne, futuro Luigi XVI. Ed ebbe una vita intensa e travagliata.
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L’itinerario biografico di Maria Antonietta inizia da Versailles, situato a 20km da Parigi, è stato per 150 anni la residenza del re di Francia. Nacque come un ampliamento del padiglione di caccia, fatto costruire nel 1624 da Luigi XIII. Un castello con 700 stanze, 2513 finestre, 352, camini, 13 ettari di tetti, circondato da un parco di 800 ettari con boschi, giardini e 55 bacini d’acqua. All’interno del parco furono costruiti altri due castelli più piccoli: le Grand Trianon e le Petit Trianon. Quest’ultimo diventò il luogo in cui Maria Antonietta decise poi di rifugiarsi, divenne il suo piccolo paradiso privato, dove si concesse un’esistenza quasi “normale”. Appena arrivata, dopo il matrimonio, invece fu alloggiata nel Castello principale, nei Grands Appartements, che si estendono su tutto il primo piano della reggia. Oggi ci si arriva dal grande scalone di marmo, da dove iniziano anche i tour guidati di visita al Castello.
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Quando poteva Maria Antonietta si recava a Parigi: amava molto andare a teatro all’Odéon, a quei tempi nuovissimo perchè appena costruito (nel 1782), all’Opéra, a svagarsi al Bois de Boulogne, il parco a nord della città, dove fu anche la responsabile della costruzione del Palazzo della Bagatelle.
Ma frequentava anche le vie parigine, come i comuni mortali, andava per esempio dalla sua modista preferita, Rose Bertin, che aveva un atelier al 149 di Rue Saint-Honoré. Maria Antonietta è sempre stata criticata per il suo amore per la moda e Madame Bertin fu proprio la responsabile dei copricapi più oltraggiosi della regina. L’altro colpevole era il parrucchiere Léonard Cadet, quello che innalzò le acconciature della regina fino a un metro d’altezza. Per saperne di più sulle eccentricità del guardaroba reale l’indirizzo giusto è quello del Museo Carnavalet.
Quando rimaneva a Parigi, Maria Antonietta, prima di ritrutturare alcune stanze nel palazzo delle Tuleries (che non esiste più, ci sono solo i giardini) si fermava in un appartamento segreto al 2 di Rue Royal, dove oggi c’è la sede del Museo della Marina.
Poi ci sono gli indirizzi dei luoghi più tristi: la Tour du Temple, dove la famiglia reale fu rinchiusa quando venne arrestata. L’antica fortezza non esiste più, c’è solo una targa a ricordare il luogo. E la Conciergierie, la prigione sul’Ile de la Cité, dove si possono ancora visitare le minuscole celle in cui venivano rinchiusi i prigionieri e dove anche la regina passò gli ultimi giorni.
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Pochi personaggi storici hanno colpito così tanto l’immaginario collettivo come Maria Antonietta, a lei sono stati dedicati film, biografie, opere teatrali e anche cartoni animati. E se volete approfondire, domani l’autrice Alice Mortali e Marina Minelli parleranno e discuteranno ancora un po’ il mito di Maria Antonietta (alla libreria Coop Zanichelli di piazza Galvani a Bologna).

Fuorilegge

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Quand’ero molto giovane e abitavo a Londra, da sola e sempre in precario equilibrio per sbarcare il lunario, incontravo spesso sottocasa una signora, una barbona, una baglady che mi faceva una gran paura. Non perchè fosse violenta o perniciosa ma perchè mi faceva pensare:
“Oh mio Dio, poveretta come avrà fatto a ridursi così?”
Avevo paura di sbagliare qualcosa e finire come lei. Perchè sapevo che c’è un punto in cui tutto si incrina ed è l’inizio della decadenza, ma a volte non ci si accorge neppure di essere arrivati a quel bivio.
Quindi mi impegnavo un sacco per evitarlo.
Ma ogni volta che la incontravo mi tornava l’angoscia.
Ora però, tanti anni dopo, so che per diventare fuorilegge basta un attimo e appunto non è detto che ci sia consapevolezza.
A me è capitato ieri. Sono andata all’Esselunga e ho scoperto di essere persona non grata. La mia fidaty card, quella che mi permetteva di utilizzare il lettore ottico, il barcode, per far la spesa più velocemente non era più attiva.
Dopo un “simpatico” giro di telefonate con il servizio clienti ne ho scoperto la ragione: sono stata bannata dall’utilizzo di tutti i barcode del Regno (dell’Esselunga) perchè nei recenti casi di rilettura della mia spesa c’erano alcuni prodotti non bippati.
Quindi vengo considerata una disonesta, una che frega, a cui non si può più lasciar fare la spesa bippando allegramente in autonomia. La mia tessera è diventata una Diffidaty!
Sono caduta dal classico pero, anche perchè, sì forse ricordo che l’ultima volta avevo dimenticato di bippare una busta di pinoli. A volte l’idea di una pasta al pesto può diventare sliding door del destino futuro! Ma non ho mai rubato nulla e come testimonia anche questo post ero una entusiasta e integerrima utilizzatrice del barcode già dal lontano 2008!
Quindi oramai sono fuorilegge e la strada verso la carriera di baglady potrebbe anche aspettarmi all’orizzonte, nel frattempo andrò alla Coop!

Carnevale artistico a Mantova

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Domani pomeriggio tutti a Mantova per la diciottesima edizione del Nabuzardam, l’unico carnevale in Italia a svolgersi all’interno di una dimora storica. Questo evento infatti si svolge a Palazzo Te, la meravigliosa opera cinquecentesca progettata da Giulio Romano, le cui stanze si animeranno per un intero pomeriggio con performance realizzate da artisti italiani e stranieri e adattate al tema di questa XVIII edizione: il “Banchetto degli Dei”. Questa festa sarà è uno dei primi eventi ad inaugurare l’anno di Mantova Capitale Italiana della Cultura 2016.

1_Nabu_2012 Si svolgerà nelle otto sale, con performance diverse tutte da scoprire. Attori, acrobati e musicisti rievocano il cerimoniale di corte destinato agli ospiti illustri (come fu l’Imperatore Carlo V in visita a Mantova nel 1530 alla corte dei Gonzaga), rivisitandolo in chiave moderna.

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Durante questo magico pomeriggio di festa, nella Camera di Amore e Psiche l’inglese Robert Tiso trasformerà più di 150 calici da vino in un vibrafono, strumento musicale da lui suonato con estrema maestria. Nella Camera del Sole e della Luna sarà possibile assistere ad una serie di evoluzioni musicali comico/acrobatiche a opera del contrabbassista Luigi Lullo Mosso. Nella Sala dei Cavalli il performer Leo della compagnia La Sbrindola, evocando l’immagine rinascimentale dell’uomo vitruviano, si esibirà nella Roue cyr oltre che in numeri con sfere di vetro degni del Cirque du Soleil. Nella Camera dello Zodiaco l’artista Rufino, nasconderà all’interno del proprio ventre un vero e proprio teatrino in miniatura con quinte, sipario, luci della ribalta e minuscoli attori. L’argentina Gabriela Corbo, con l’eleganza di una gran dama in equilibrio sullo sfondo della caduta dei Giganti, si cimenterà in danze verticali mentre nella Camera delle Vittorie l’attrice Sara Zoia racconterà i segreti della Commedia dell’arte, conducendo le danze e insegnando ai bambini le principali posizioni delle maschere più conosciute. Immancabili i “Camerini del trucco”, dove quattro artiste, divise in due postazioni nell’Ala Napoleonica, completeranno i travestimenti dei partecipanti con un trucco in stile “maschera veneziana”.

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Questo carnevale, organizzato da Segni d’infanzia, inizia alle 14 nel quartiere di Valletta Valsecchi, dove è possibile aggiungere al proprio costume un tocco speciale. Alle 15 è prevista la partenza di un corteo composto da bambini, adulti e ragazzi che, sfilando con strumenti musicali, volti dipinti e costumi sgargianti, raggiungeranno Palazzo Te in un allegro percorso a piedi animando alcune vie della città.

 

 

 

Joy e il mocio che ti cambia la vita

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Nel panorama delle televendite noi abbiamo avuto Wanna Marchi, negli USA Joy Mangano.  Sulla sua storia tutta la femminile che, da casalinga disperata si è trasformata in donna manager milionaria, ci hanno anche fatto un film che forse farà vincere alla protagonista un altro Oscar. E potrebbe anche meritarlo, perchè Jennifer Lawrence in Joy è davvero brava. In questa pellicola la squadra è la stessa del Lato Positivo, il film che le aveva già regalato il premio più prestigioso per un’attrice, quello di miglior protagonista, due anni fa.

Il regista è sempre David O. Russell, poi ci sono ancora Robert De Niro e Bradley Cooper, a far da contorno alla vicenda di Joy, ragazza bella, bionda, intelligente e  geniale che però è appesantita da una famiglia disagiata. Un vero nido di parenti serpenti. Padre egoista e fedifrago, sorella falsa e invidiosa, ex-marito nullafacente, madre drogata di telenovelas.

Tutti pronti a sfruttarla.

L’unica decente, che crede in lei, è la nonna. La sola che la incoraggia a seguire la mania di inventare,  cominciata da piccola con un collare per cani multiaccessoriato e poi proseguita con il miracle mop, un tipo di mocio speciale che cambia la vita a chi deve fare le pulizie tutti i giorni.

L’idea è buona ma metterla in pratica e soprattutto venderla si rivela molto arduo. In quest’ultimo campo la mano santa sono le televendite, dove Joy riesce a sbancare. Ma è un comunque cammino tutto in salita: la protagonista deve continuare  ad affrontare un sacco di ostacoli, tecnici e psicologici.

La storia è bella perchè vera. E’ la biografia dell’italo-americana Joy Mangano, che ha anche contribuito al budget per la produzione della pellicola, e Jennifer Lawrence è molto convincente nel farla rivivere. Commuove, diverte e coinvolge al punto giusto. Alla fine, si esce dal cinema con in testa un bell’esempio positivo ma anche la voglia irrefrenabile di comprare un nuovo mocio.

Simbolismo: la mostra a Milano

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Da oggi fino al prossimo 5 giugno sarà possibile visitare questa mostra imperdibile allestita a Palazzo Reale. In 24 sale si possono ammirare circa 150 capolavori fra dipinti, opere grafiche e sculture.
Il percorso espositivo parte da Baudelaire, considerato il vero precursore del Simbolismo, versi de I fiori del male, sono riportati nei vari pannelli che introducono alle opere della mostra, che spaziano dal 1890 al 1914, quando l’orrore della prima guerra mondiale spazzò via brutalmente sogni e idealismi.

XIR18924 Orpheus, 1893 (oil on canvas) by Delville, Jean (1867-1953); 79x99 cm; Private Collection; Belgian, in copyright PLEASE NOTE: This image is protected by the artist's copyright which needs to be cleared by you. If you require assistance in clearing permission we will be pleased to help you.

Orpheus – Delville

Il simbolismo si diffuse in tutta Europa e contagiò non solo l’arte ma anche la musica, la filosofia e la neonata psicologia come testimoniano le opere di Nietzsche, Wagner e Freud, protagonisti occulti della mostra. I temi sono affascinanti e coinvolgenti, basati sul contrasto tra eros e thanatos, amore e morte, purezza e dannazione. La donna è angelo e demonio, meravigliosa ma pericolosissima fonte di perdizione. Tra i quadri leggiadri e onirici si insinuano così opere molto sensuali che testimoniano il lato più oscuro e provocatorio di questo movimento.

Amore dea – Segantini

Ieri sono stata alla conferenza stampa, che era gremita. Soprattutto di persone anziane, sembrava di essere a Villa Arzilla. Piacevole da un certo punto di vista perchè mi sentivo quasi una teenager, ma anche molto frustrante perchè questi vecchi giornalisti (probabilmente in pensione e con una gran voglia di vedere gratis la mostra) si comportavano come i loro coetanei sull’autobus o in fila alla posta. Aggressivi e maleducati.

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Il Silenzio – Kienerk

Terminata la conferenza stampa sono entrati come una fiumana imbizzarita nelle sale della mostra, spingendo senza ritegno, passando davanti a chi cercava di guardare un quadro o leggere un pannello, senza scusarsi. Anzi, facendosi largo a colpi di borse e cartelle stampa.
Poi dopo le prime sale, quando i quadri si sono fatti più erotici, hanno cominciato (probabilmente) a sentirsi più frizzantini e si sono un po’ calmati rimanendo fermi, immobili davanti alle opere, sognando probabilmente dei tempi andati. Una signora particolarmente impellicciata si faceva anche dei selfie (nonostante la mancanza di luce) davanti ai ritratti più sexy delle femme fatale della Belle Epoque. Gli addetti alla sala, che di solito possono redarguire i visitatori che si comportano male, non potevano dire nulla, perchè si trattava di un vernissage privato. E i vecchi birboni lo sapevano e ne approfittavano, alla grande.
Altro che silenzio. Chiacchieravano sempre, al telefono e fra loro. Era tutto un “sapesse signora” in stile un po’ rintronato.
“Ti do la mia email”
“La metterò nel mio indirizzario”
“E quindi tu sei la figlia”
“Ma di chi?”

Amore-Chini

RAW vegan: Budino di semi di chia

I semi di chia sono estremamente versatili. Sono ricchi di calcio e hanno molti benefici, saziano a lungo e favoriscono la regolarità intestinale. Questo budino si può gustare a qualsiasi ora del giorno, a colazione, merenda o come snack.

I semi di chia assorbono il liquido e diventano gelatinosi, quindi bisogna preparare il budino molte ore in anticipo, per esempio la sera per la mattina sequente.

Questa è una variante in stile “parfait” a strati, ma sulla falsa riga di questa ricetta si possono preparare anche budini a un solo gusto (cioccolato, cocco, banana, vaniglia, fragola, frutti di bosco ecc…)

 

INGREDIENTI:

  • 12 cucchiai di semi di chia (4 per gusto)
  • Latte di cocco ≈ 1L
  • Dolcificante a scelta (agave, sciroppo d’acero, di riso…) (facoltativo)
  • Cacao in polvere 2 cucchiai
  • Vaniglia in polvere
  • Mirtilli/ Fragole/ Lamponi

PROCEDIMENTO

  1. Preparare 3 diversi contenitori e mettere in ciascuno 4 cucchiai di semi di chia
  2. Versare 300 ml di latte di cocco in due dei contenitori e 240 ml nel terzo (quello dove verranno aggiunti i frutti di bosco).
  3.  Aggiungere un dolcificante a scelta a tutti e tre i contenitori e mettere in frigo quello con meno latte di cocco.
  4. Aggiungere a uno dei due restanti due cucchiai di cacao e all’altro mezzo cucchiaino di vaniglia in polvere. Mettere in frigo.
  5. Dopo circa 8 ore togliere dal frigo e frullare i semi di chia del contenitore con meno liquido insieme ai frutti di bosco.
  6. Assemblare il parfait alternando i gusti.
  7. Guarnire con cocco grattugiato, cacao in polvere o frutta fresca.

Mi scuso per la foto un po’ scadente, ma la luce invernale non è il massimo per fotografare dentro casa 😉

Terapia di coppia per amanti

L’idea geniale alla base di questo romanzo è racchiusa già nel titolo: Modesto e Viviana stanno insieme “clandestinamente” da tre anni, ma cominciano ad avvertire un po’ di problemi e allora decidono (decide lei, ovviamente) di andare dallo psicologo. Di solito la terapia di coppia è riservata ai protagonisti dei matrimoni in crisi e questa scelta alternativa è spumeggiante di aspettative, peccato poi che il risultato nelle pagine del libro non sia all’altezza delle premesse.
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La trama infatti non riesce a coinvolgere più di tanto, specialmente all’inizio i due amanti risultano un po’ banali. La scrittura di Diego De Silva è colloquiale, ironica e divertente. A tratti anche troppo, sembra voler essere simpatico a tutti i costi, attraverso le battute del “lui” della coppia. Si tratta di un musicista, dal nome che è tutto un programma, Modesto Fracasso, grande affabulatore, sempre pronto ad autoassolversi e non prendersi troppo sul serio. Ma lei, Viviana ne è pazzamente innamorata, però come “tutte le donne”, si fa un sacco di elucubrazioni mentali e risulta anche una “control freak” da manuale. Il romanzo è scritto a due voci, (poi diventeranno tre perchè si intromette anche lo psicanalista) ma le parti più incisive sono quelle di Modesto, in cui De Silva dà il meglio di sè, mentre il parere femminile rimane sempre un po’ intriso di luoghi comuni sugli atteggiamenti femminili più tipici. Il personaggio di Viviana, casalinga di lusso con figlio problematico, è bidimensionale, poco simpatico, non riesce ad appassionare, mentre Modesto è descritto meglio.
La storia a tratti fa sorridere, ma alla lunga annoia anche un po’.
Riusciranno i due amanti a vivere felici e contenti? O saranno costretti a soffrire?
Arrivati alle ultime pagine l’indifferenza per la loro sorte, purtroppo, sommerge chi legge.

Domenica al cinema con i bambini

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IL MIC è un posto bellissimo dove passare una domenica pomeriggio con i bambini, mi dispiace solo che le mie figlie siano troppo grandi e quindi questa domenica non posso portarle a vedere l’ultimo film della rassegna Film a Quattro Zampe (non sto scherzando) Belle & Sebastien dove grazie a RadioBau è stato organizzato un incontro con la star del film: il cane Fripon! Una cosa bellissima, soprattutto per i bambini che desiderano un cane ma ancora non l’hanno avuto.
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Domenica 7 febbraio invece comincia Cineclub Family che andrà avanti per tutto il mese. L’inizio è scoppiettante: il primo film sarà Frozen (ingresso solo per appuntamento e consentito solo ai minori di 18 anni) e sarà una giornata di karaoke. Si potrà cantare a squarciagola Let it go, la canzone di Elsa che si è aggiudicata l’Oscar nel 2014. Mentre gli altri film, con ingresso concesso anche ai genitori, saranno Oops ho perso l’Arca, In viaggio con Arlo, Il libro della vita.

Le Diffettose a teatro

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La storia di una gravidanza desiderata e sognata ma difficile ad attuarsi. La confessione, sincera e coinvolgente, di una donna che si sente difettosa perchè non riesce a procreare: quella cosa facile che fanno tutte e che anzi per molto tempo nella vita fertile di una donna si cerca di evitare.
Fare un figlio dovrebbe essere la cosa più naturale e romantica che ci sia, invece si trasforma in un calvario di cure ormonali, rapporti a comando e soste in ospedale per la fivet. Ma anche amicizia con le altre “difettose”, testarde compagne di sventura.
Questa è la trama de Le Difettose , il romanzo di Eleonora Mazzoni, uscito qualche tempo fa. Lo scorso anno c’è stata la trasposizione teatrale, che ha debuttato al Festival della Mente di Sarzana e cominciato la sua tournée nei teatri italiani.
Adesso lo spettacolo arriva a Milano, la prossima settimana, dal 4 al 7 febbraio, al Teatro Sala Fontana sarà possibile assistere al monologo della bravissima Emanuela Grimalda (farà 7 personaggi diversi, maschi e femmine, di svariate età).
Questo spettacolo è collocato all’interno di una rassegna al femminile, “Pro-creazioni”, che ha come tema la maternità. Parte del ricavato dello spettacolo andrà all’associazione DO&MA, impegnata nell’accoglienza di donne con bambini, in gravidanza o vittime di violenza e dotata di un consultorio, un nido e vari alloggi.

Barbie diventa curvy

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Ci sono voluti 56 anni, ma finalmente anche Barbie è ingrassata.
Ha preso qualche chilo ed è diventata un po’ chiatta.
Siamo tutte molto felici. Quasi una prova di giustizia divina.
La scelta della Mattel è apprezzata dalle donne e bambine di tutto il mondo. Dopo decenni di critiche alla bambola troppo bambola, troppo perfetta, modello frustrante e irraggiungibile. Ora invece sono state messe sul mercato tre nuove silhouette: quella alta, quella formosa e la bassina.
Simpatici prototipi che hanno molto più appeal e poi c’è uno scoop: il piede delle nuove Barbie è flessibile. Non rimane più come prima, arcuato per indossare solo i tacchi alti.
No, adessso le nuove Barbie democratiche, non solo sparano di coscia, ma se ne fregano e indossano le ballerine!
Trovo che tutto ciò sia fantastico, anche perchè nella vita vera dopo anni e anni di tacchi, il piede non si appiana più. Mia madre, di una generazione assuefatta a vita allo stiletto, quand’era scalza doveva saltellare in punta di piedi.
Un po’ come una Barbie vecchio modello.

Ma anche no…

Fino a qualche tempo da Instagram era il mio social preferito, sembrava più vero e spontaneo degli altri. E invece ora è diventato teatro di finzione, preda del marketing e della pubblicità come tutti gli altri. L’ultima notizia quella di stamattina: baby modella di 2 anni ha 20.000 followers e ogni suo scatto vale 400 $.
Chissà come si diverte, tutti i giorni questa bambina a posare ammiccante e spiritosa come una mini adulta. Sappiamo che per avere un’immagine che sembri naturale, bisogna avere molta pazienza. Ci vogliono scatti su scatti. Ce l’aveva raccontato, addirittura piangendo, qualche mese fa, un’altra influencer pentita.
Tante pose, per avere almeno un minimo di 400 likes a foto.
Per far colpo sulle case di moda.
Per avere tanti estimatori, speriamo tutti pieni di buone intenzioni.
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Questa notizia ricorda molto la storia di Little Miss Sunshine il film che denunciava, in maniera acuta e ironica, il mondo allucinante delle baby miss e delle loro ambiziosissime madri. Che le sottoponevano ad estenenunti make-over: capelli, trucco, depilazioni, manicure, e quant’altro. Perchè le madri, per placare le proprie frustrazioni, per dimenticare i propri insuccessi, possono diventare pericolosissime. L’ha raccontato benissimo Carol Joyce Oates in questo romanzo in cui ripercorreva la tragica storia vera di una mini campionessa di pattinaggio, trasformata dalla madre in un piccola Barbie. Perchè più era bella, più avrebbe sbaragliato le avversarie.
Il dramma raccontato in questo libro é accaduto vent’anni fa a Boulder in Colorado, prima ancora, nel 1951, c’è stato un film mitico, Bellissima con Anna Magnani nella parte della madre che sognava un futuro da star per la figlia. Allora era a Cinecittà, adesso c’è Instagram.

Letteratura al femminile made in Africa

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La lotta contro la discriminazione verso le donne passa anche per sentieri impervi e imprevisti, come per esempio lanciare una casa editrice che pubblica esclusivamente romanzi rosa in un paese difficile come la Nigeria. Questa è la missione di Ankara Press, una nuovissima casa editrice nata proprio per diffondere letteratura femminile romantica nei paesi africani. L’obiettivo di questa avventura è non solo quello di far sognare le lettrici con storie d’amore intriganti e coinvolgenti, ma anche di sovvertire i luoghi comuni e gli stereotipi africani più tradizionali e radicati nel rapporto di coppia.
Leggendo sul sito della casa editrice lo scopo della loro attività, si intuisce la novità e il coraggio di questa iniziativa. Infatti nella ricerca di nuove autrici, che scrivano in inglese, si specifica che i manoscritti che si possono inviare, con speranza di pubblicazione, devono ovviamente avere una trama che segua il classico plot del romanzo rosa ma con interessanti novità: il protagonista maschile, per esempio, non deve essere il solito figaccione, ricco sfondato e fascinoso, naturalmente deve essere piacente ma può fare anche un lavoro umile, come il falegname, il tassista, l’elettricista.
E lei, l’eroina della storia, deve essere una donna di carattere, pronta all’amore ma non a mettere sotto i piedi carriera e ambizioni.
Insomma non il solito zerbino insicuro dei nostri recenti bestseller.
Il romance quindi come cammino verso l’autostima e l’indipendenza. E tutti i protagonisti devono essere di colore e le storie ambientati nelle grandi città africane.
Mi sembra notevole in un continente dove la gran parte delle donne è sottomessa, esiste il fenomeno delle spose bambine, vige ancora la poligamia e l’infibulazione.
Auguro tutto il successo possibile ad Ankara Press, tra l’altro sul loro sito, si può trovare anche un regalo romantico per S.Valentino: un’ebook di storie d’amore africane, da scaricare come PDF o da ascoltare come file audio.

Scuola genitori: un nuovo appuntamento

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Le punizioni corporali non servono a nulla, anzi sono deleterie. Lo so per esperienza, da ex bambina picchiata. Ne sono profondamente convinta e non mi stancherò mai di ripeterlo.
Per questo vi segnalo un nuovo appuntamento della Scuola Genitori, di Daniele Novara, intitolato Punire non serve a nulla, in cui si spiega perchè la mortificazione, non è mai un mezzo educativo.
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L’appuntamento presso l’Auditorium Don Bosco, in via Melchiorre Gioia, a Milano e l’ingresso è gratuito.

Come antipasto vi lascio con alcune considerazioni di Daniele Novara sull’argomento:

C’è una convinzione dei genitori italiani che, è davvero dura a morire: parlo dell’idea che i bambini possano imparare qualcosa quando sono picchiati o umiliati.
Certo, ormai nessun genitore ammette più pubblicamente di essere a favore delle punizioni corporali, anzi. Eppure quando aumenta la confidenza c’è sempre qualcuno, nella maggiore o minore approvazione dei presenti, che se ne esce con: “Però quando ci vuole ci vuole: una bella sberla non gliela toglie nessuno e vedrai che dopo ci pensa due volte prima di rifarlo!”
Il problema è che ormai le ricerche scientifiche che smentiscono questa convinzione sono troppe e troppo dettagliate per poter nascondersi ancora dietro l’idea che, anche solo in qualche caso, la punizione fisica possa davvero funzionare. È piuttosto chiaro: quando i bambini sono picchiati o umiliati imparano sicuramente qualcosa, purtroppo però non quello che i genitori vorrebbero insegnare.
Prima di tutto, le punizioni fisiche, o comunque le punizioni degradanti, indeboliscono e minano il legame tra genitori e figli. Se un rapporto di fiducia reciproca è alla base di uno sviluppo sano, quando i genitori puniscono fisicamente o emotivamente i bambini, essi impareranno che i genitori non sempre li proteggono: questo produce difficoltà emotive, e spesso anche comportamentali.

Poi: le punizioni umilianti, fisiche o meno, compromettono lo sviluppo emotivo dei bambini. Quando un adulto, un genitore o qualcuno che esercita un ruolo educativo su un bambino, utilizza le punizioni, produce spesso l’effetto di minare l’autostima dei bambini. I bambini hanno bisogno di sentirsi accettati, accolti.
Inoltre, le punizioni fisiche possono generare sentimenti di rancore e ostilità nei confronti dei genitori che i bambini non riescono a esprimere direttamente generando sentimenti di rabbia e risentimento repressi. E si è verificato che questo genere di punizioni diventa un modello di risoluzione aggressiva delle situazioni conflittuali che il bambino cercherà poi di riprodurre nei propri rapporti di forza. I bambini che subiscono punizioni fisiche tendono a diventare più violenti, a essere coinvolti in episodi di bullismo e anche ad aggredire i futuri partner, mentre i bambini che subiscono punizioni umilianti hanno maggiore probabilità di mentire, rubare e ricorrere alla violenza.

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