Buone Vacanze!

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Oggi giornata di grande esodo, in città oramai si guida veloce e si trovano un sacco di parcheggi: tutti stanno partendo per le vacanze.
Così anche il blog si prende una pausa, mentre ne approfitterò per scrivere (un progetto che procede troppo pigro) tappata in casa nella penombra delle tapparelle abbassate. Leggerò dei libri lasciati sul comodino in attesa per troppo tempo. E alla sera forse andrò a vedere qualche vecchio film nei cinema all’aperto, sfidando con coraggio le cattivissime zanzare d’agosto. Ci rivediamo a settembre con qualche bella novità.
Felice estate a tutti!

L’amore è eterno finchè non risponde

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Uno dei libri più pubblicizzati dell’estate (addirittura un’intera pagina su La Lettura!).
E’ il debutto letterario, molto chick-lit, di un avvocato divorzista napoletana che ha scelto come protagonista della sua storia la trentenenne single Olivia Marni, che fa il suo stesso lavoro. Così racconta l’amore ai tempi dei social dal punto di vista di chi sulle disgrazie sentimentali altrui ci campa.
L’angolazione giuridica, spietata e realistica, è senz’altro la parte più originale e interessante del romanzo.
Mi sono divertita a capire cosa pensano veramente gli avvocati quando arrivano i clienti, disperati, incattiviti e desiderosi di vendetta: i Lasciati. Oppure gli altri, frettolosi e molto più simpatici: i Lascianti (quelli che hanno già in ballo un’altra storia d’amore).
Ho fatto giurisprudenza, e scelto di non esercitare la professione forense, leggendo queste pagine ho cercato di capire cosa mi sia persa (oltre al guadagno) ed è stato molto istruttivo.
All’inizio del romanzo Ester Viola è fulminante nello smentire le finzioni patinate degli sceneggiatori delle serie televisive legal americane che descrivono sempre il mondo degli avvocati come emozionante, sexy e avventuroso. In realtà pare che la vita fra aule di tribunale, codici e colleghi invidiosi sia molto più monotona e polverosa.
Poi però, continuando nella lettura, il dipanarsi della storia con molta enfasi sull’analisi delle dinamiche sentimentali governata dai social è noiosa e già vista/letta/scritta.
La vita della protagonista single è un copione un po’ trito: vestiti e scarpe firmate rovinate da un acquazzone (Sex & the city era a New York, qui siamo a Napoli ma quando ti vesti bene c’è sempre una bomba d’acqua), il frigo vuoto, le amiche di supporto, i maschi fedifraghi e tutti i riferimenti ai film cult sui sentimenti.
La scrittura è ironica: a volte con successo, altre in maniera un po’ pesante e pretenziosa. Abbondano le massime sui sentimenti, lo schema e la psicologia delle relazioni. L’autrice è piuttosto cinica e quindi simpatica. Ma l’overdose di trascrizioni di whatsapp ed email fra i personaggi fa nascere un dubbio: è tutta freschezza oppure un escamotage per allungare le pagine del libro?

Booksound: giovani lettori ascoltano

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In Italia si legge poco, anzi sempre di meno.
Non riporto statistiche per non deprimerci!
Quindi è essenziale agire per non soccombere, per cambiare la situazione.
E la mossa più strategica per rivoluzionare queste brutte, vergognose, abitudini da non lettori è puntare sul futuro.
Sulle giovani generazioni, allevare lettori e lettrici fin da piccoli. Insegnare loro a entrare nel mondo meraviglioso dei libri, ad aprezzarli, a farsi incantare, ad ascoltare e condividere le emozioni e la gioia che una storia può regalare.
Per questo è nato Booksound, un’inziativa dedicata agli studenti dagli 8 ai 18 anni, che punta sulla voce per far scoprire ai giovani il piacere della lettura e della condivisione. Se prendere un libro e immergersi fra le sue pagine a un adolescente può sembrare una pericolosa mossa di isolamento, da sfigati senza amici, allora Booksound è nata per contraddire questo timore. Per provare che leggere è proprio il contrario. Per conquistare giovani non lettori e trasformarli in appassionati di libri puntando invece sulla condivisione, sul coinvolgimento. Infatti con Booksound leggere diventa un’attività da fare con i coetanei. Perché si legge insieme a voce alta. E’ un’idea gratuita proposta alle scuole per liberare la voce dei ragazzi e trasformarla in una risorsa straordinaria.
Nel 2016 più di duemila ragazzi in tutt’Italia, grazie ai volontari LaAV
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si sono divertiti con i libri Marcos y Marcos, sperimentando prima la forza della loro voce durante i laboratori in classe (Booksound lab). E dopo, scatenandosi in tanti piccoli spettacoli di lettura e happening al di fuori della scuola: negli auditorium, in libreria, per le strade e in diversi festival: i Booksound live. Ragazzi che leggevano e ragazzi che ascoltavano.
Hanno anche partecipato al premio BookSound Story, realizzando dei bellissimi video sul tema “leggere ad alta voce” e il risultato si è visto al raduno nazionale lo scorso 23 maggio ad Arezzo (il BookSound Fest), in compagnia di tanti ospiti, autori e personaggi amati dai ragazzi, tra cui il rapper Shade.
Il risultato è stato importantissimo: sono nati dei nuovi lettori, giovani e appassionati.
Così anche nel 2016/2017 BookSound risuonerà nelle scuole e anche in altri eventi. Lunga vita alla lettura!
Se volete partecipare e condividere, le iscrizioni sono aperte e gratuite fino ad esaurimento disponibilità.

Il condominio dei cuori infranti

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Un film sorprendente, poetico, ironico e molto intelligente. Al quale, come purtroppo spesso succede con i film stranieri, è stato appioppato uno stupidissimo titolo Il condominio dei cuori infranti che ha ben poco a che fare con la storia della pellicola.
Forse si pensava di accalappiare spettatrici in cerca di romance?
Il titolo francese Asphalte ha un suo perché ed è molto più indicato. Infatti questa storia è ambientata in una casa popolare in una tristissima, non ben identificata periferia, in mezzo a casermoni tutti uguali in un mare di asfalto.
Ma in questa squallida banlieu comunque di amore ce n’è molto.
Non si tratta di un sentimento da commedia romantica, che regala il batticuore, ma piuttosto di un’emozione con una sfumatura più ampia e universale. E’ l’amore per il prossimo, nel bene e nel male, l’affetto e la solidarietà per chi ci sta attorno e magari appare anche un po’ ostico, strano e soprattutto indecifrabile.
In questo film non ci sono protagonisti vincenti, maschi alfa e seduttrici, ma persone comuni, come nella vita vera, un po’ bruttine e anche perdenti.
Tutto si svolge nel condominio dove il destino fa atterrare, causa avaria, la navicella spaziale di un astronauta americano che ha perso la rotta e viene inaspettatamente ospitato da un’anziana casalinga algerina.
Poi tra gli inquilini del brutto condominio fatiscente ci sono anche un aspirante fotografo, un’attrice in crisi e un adolescente annoiato e abbandonato a sè stesso. Mentre come improbabili guardiani, sui gradini d’ingresso dell’edificio ci sono due ragazzi un po’ troppo stonati, dall’abuso di sostanze, che non si stupiscono più di nulla.
Per tutti la vita è dura e monotona ma il talento del regista (il francese Samuel Benchetril) è stato quello di trasformare le azioni un po’ surreali di questi eroi sfigati in un piccolo capolavoro: coinvolgente e divertente. Il condominio dei cuori infranti è infatti uno di quei film low budget che grazie al passaparola sta avendo molto successo e lascia sul viso degli spettatori a fine proiezione, un grandissimo sorriso.

Nessuno esca piangendo

I bambini nascono prima nella testa e poi nella pancia.
Infatti spesso si sceglie il nome del proprio figlio ancora prima di rimanere incinta, ancora prima di sapere se sarà maschio o femmina.
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Così ha fatto anche l’autrice di questo struggente memoir che ha aspettato la sua bambina sognata, Caterina, per molto tempo. Tanto da farla diventare un’ossessione, l’ossessione del suo desiderio di maternità. In Nessuno esca piangendo con una scrittura limpida, coraggiosa e molto coinvolgente Marta Verna, medico specializzata in ematologia e oncologia pediatrica, racconta il suo cammino accidentato alla ricerca di un figlio (anzi di Caterina che non è mai arrivata), gli esami, le visite, i tentativi, le cure ormonali, le procedure di fecondazione, le emozioni e i fallimenti.
Un bambino può essere un collante per una coppia ma anche la mina che fa scoppiare la complicità, che logora l’unione e l’amore. Per Marta e suo marito Fabio è stato così: quando si desidera un figlio, non si può tornare alla dimensione precedente. A quando questo pensiero non esisteva. Nel bene e nel male la ricerca di un figlio cambia tutto, per sempre. Marta Verna nel suo memoir racconta i problemi matrimoniali, l’amore e il dolore, mischiandoli alla realtà del suo lavoro: nella mente il sogno della maternità e nella realtà il contatto quotidiano in corsia, con altre madri e padri che si sono rivolti a lei come medico, perchè guarisse i loro bambini gravemente ammalati.
Ne ha salvati e ne ha visti morire altrettanti: pazienti piccoli indifesi e coraggiosi. Bambini che facevano finta di non stare poi così male per non preoccupare i genitori. Storie che commuovono fino alle lacrime, ma nelle sue pagine Marta Verna non fa sconti al pietismo e non ci sono eccessi sentimentali. C’è solo la vita raccontata nella sua verità, che a volte anche nei momenti più drammatici riesce a stupirci con la sua poesia.

«E se ne andò. Senza rumore, impercettibilmente, con la delicatezza della ballerina che non sarebbe mai diventata. La madre guardò la propria madre e parlò, per la prima volta in nostra presenza nel loro dialetto.
Nessuno deve uscire da questa stanza piangendo. Ci sono delle creature là fuori che non devono sapere. Chiama il parroco e digli di suonare le campane a festa. Devono suonare a lungo.»

Amicizie difficili

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Lui è molto fotogenico, curioso e un po’ perplesso.
Lei è irruenta, stupita e moto gelosa del territorio.
L’invasione del balcone va avanti da mesi e ultimamente in questa estate caldissima la tensione dei loro incontri sembra stemperarsi.
Da quando lui, una sera tempestosa di lampi e tuoni si era perso. Temevamo il peggio, ascoltando la voce del suo padrone, chiamarlo disperato, nell’atmosfera cupa del temporale: “Silvestroooooo! Silvestrooooo! Silvestroooo!”
(L’incauto era caduto dal balcone, poi rimasto impigliato e impaurito nel cespuglio sottostante)
Schermata 2016-07-19 alle 10.12.47Da quella drammatica notte le cose sono cambiate.
Lola, inizialmente sospettata di averlo spinto giù e poi scagionata grazie al suo alibi (ha paura del temporale e si era rifugiata sotto il letto), forse temendo di non vederlo più, di non avere qualcuno su cui sfogare la sua abbaiata mattutina, ha capito che avere un vicino di casa peloso non è poi così male. Anche se diverso.
Di un’altra razza. Una razza che, per convenzione atavica, viene considerata nemica.

Così da un po’ di giorni, le intrusioni di Silvestro vengono accettate con minor fastidio. Ne sono molto contenta e ho cominciato un’opera di diplomazia, delicatissima, ispirandomi alle negoziazioni fra Israele e Palestina.
Mi sono intromessa da loro: quando Silvestro scavalca il confine del suo balcone e si affaccia sul nostro, cercando poi timidamente di avanzare, sempre con lo sguardo spalancato e perplesso, Lola lo guarda in cagnesco e gli abbaia da sotto.

Ho cercato, con il mio body language, di fare capire che andava tutto bene.
(Ispirata, nel mio piccolo, dall’uomo che sussurava ai cavalli :)!)

Si poteva evitare di abbaiare e anche di inarcare il dorso.

Allora Lola ha scodato e Silvestro anche. Però le mie figlie mi hanno detto che questa reazione da parte di un gatto non è così positiva.  Forse hanno ragione, infatti quando in segno di benvenuto ho allungato una mano verso Silvestro per fargliela annusare, mi sono presa un piccolo morso. Ma voglio essere positiva, continuerò i negoziati e spero presto di poterli fotografare assieme!

Weekend low cost in Europa

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Amo viaggiare ma odio sentirmi una turista ed essere trattata come tale. Se siete come me e in agosto preferite non far fuori tutte le vostre ferie, ma tenervi un po’ di giorni di vacanza da sfruttare per piccoli break durante l’anno, questo è il manuale che fa per voi. Una guida impareggiabile che elenca ben 46 mete in Europa da visitare senza spendere troppo, grazie ai consigli e ai trucchi di chi ci è già stato e vi aiuta ad evitare le trappole da turisti. Giuseppe Ortolano, l’autore di questo libro, un giornalista che si occupa di viaggi da tantissimo tempo, ha scoperto le strategie giuste per muoversi, gli hotel e i ristoranti più convenienti e anche le attrazioni turistiche che si possono visitare gratuitamente. La guida, molto facile da consultare, è arricchita da varie mappe e piccoli excursus storici sulla storia delle città da visitare. Poi, oltre alle mete turistiche europee più gettonate da noi italiani, regala preziosissime informazioni su come cavarsela nei costosi paesi scandinavi, nelle sconosciute terrre baltiche e anche nei misteriosi territori balcanici. Per chi abbia voglia di scarpinare ci sono tutte le informazioni per intraprendere i Cammino di Santiago, per chi invece sia patito delle terme, il posto migliore è Budapest e chi sogna la Norvegia low cost troverà indirizzi inediti per sfangarla anche in tempo di crisi. La buona notizia è che all’estero gli ostelli non sono solo per i ragazzi, a Londra i musei sono gratis e ci sono gli Easyhotel della compagnia aerea Easyjet, veramente a buon mercato. E molte altre dritte anche golose, su cosa e dove mangiare, per non farsi prendere in giro nei ristoranti troppo turistici e costosi. Insomma ci sono consigli utili per tutti, tantissime idee e proposte originali per viaggiatori esigenti, avventurosi e curiosi. Pronti a partire senza dover affrontare spese folli.

Crostata di frutta estiva (senza forno!)

Questa settimana vi propongo una crostata velocissima da realizzare, sana e soprattutto fredda! In questi giorni non viene certo voglia di accendere il forno, perciò una torta fredda è l’alternativa giusta, specialmente se leggera e ricca di frutta fresca.

Ingredienti:

  • Due tazze di noci
  • 6/7 datteri Medjool
  • 300g di tofu morbido (detto anche silken tofu)
  • 1/4 di tazza di sciroppo d’acero (o di agave o riso)
  • Mezzo cucchiaino di vaniglia
  • Un pizzico di curcuma (facoltativo, serve a dare il colore giallino alla crema)
  • Frutta fresca a piacere

Procedimento:

  1. Sminuzzare le noci nel mixer fino ad ottenere una consistenza farinosa.
  2. Aggiungere uno ad uno i datteri denocciolati, per ottenere un impasto compatto e malleabile.
  3. Versare l’impasto in una teglia per torte coperta di carta da forno, modellando i bordi in modo da lasciare uno spazio al centro dove versare la crema.
  4. Lasciare in freezer mentre si prepara la crema.
  5. Scolare il tofu e metterlo nel mixer con lo sciroppo, la vaniglia e la curcuma.
  6. Mixare fino ad ottenere una crema liscia.
  7. Togliere la base dal freezer e versarci sopra la crema.
  8. Lasciar riposare nel frigorifero per 2-4 ore.
  9. Preparare la frutta per guarnire la torta, io ho usato frutti di bosco, pesche e mango.
  10. Guarnire la torta appena tolta dal frigo per evitare che si sciolga troppo.

La torta si conserva in frigo, ma, visto il caldo, anche in freezer se non viene mangiata subito!

La base

La base

La crema

La crema

La frutta

La frutta

Il prodotto finito!

Il prodotto finito!

Pinna Morsicata

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Pinna Morsicata è un delfino giovane. Scavezzacollo e avventuroso, insofferente alle regole del suo Clan, saltava sulle onde a perdifiato. Dopo un incontro un po’ troppo ravvicinato con uno squalo si era anche fatto morsicare la pinna. E andava in giro orgoglioso della sua cicatrice di guerra. Ribelle e sfrontato come tutti i mammiferi adolescenti.

Poi è successo qualcosa di grave e Pinna Morsicata è cambiato molto “ha perso la gioia e quando un delfino perde la gioia perde tutto”, infatti ha cominciato a lasciarsi trasportare passivamente dal mare e dalle onde. Senza rotta e senza scopo. Depresso nella vastità del blu, con brutti pensieri che viravano verso gli abissi. Finchè non si è imbattuto per caso in Spigolo, uno strano pesce simile a una valigia ma anche un po’ a una busta della spesa.

Spigolo si accolla a Pinna nel girovagare per il mare, perchè ha un problema alle pinne caudali. Infatti se per qualche motivo smette un attimo di nuotare, non sta a galla, precipita in basso e quindi chiede sempre a Pinna Morsicata di aiutarlo o meglio “di nasarlo un po’ su”. Una delle tante espressioni divertenti e acute di questo romanzo delizioso, dove ci sono pesci che “ti stanno sulle pinne“, “situazioni di alga”, tensioni da “squamarsi dalla paura” , e per andare veloci si mettono “giù i testoni e code a manetta” e via così. Perchè l’autore è Cristiano Cavina brillante narratore di Casola Valsenio, paesino nei pressi di Imola. Nei suoi romanzi precedenti più o meno autobiografici usava incisive espressioni del dialetto romagnolo mentre qui si è inventato una sorta di “pescese”.

Con Pinna Morsicata debutta come scrittore per ragazzi e questo libro conferma il suo indiscutibile talento. Infatti la storia di questo delfino si trasforma presto in un romanzo di formazione, dove oltre all’avventura vengono affrontati temi importanti e difficili, l’amicizia, la tristezza, la solitudine, con una scrittura sempre fluida, coinvolgente e ironica.

Pinna Morsicata e Spigolo diventano inseparabili e affrontano insieme inevitabili ostacoli e pericoli del mare, descritti da Cavina con dialoghi fulminanti e uno stile metaforico incisivo e mai banale. A rendere poi il libro più prezioso e bello ci sono le originali illustrazioni tricromatiche di Laura Fanelli, in azzurro bianco e giallo, delicate, fresche e allegramente marine.

P.S. Sono una grandissima fan di Cavina ho adorato tutti i suoi romanzi e amato in particolare questo.

Ritratti di nascita

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Un po’ di anni fa, quando lavoravo a Visto, il fotografo del giornale aveva chiesto a una collega grafica, molto incinta, se poteva fare un servizio fotografico del suo parto. La risposta era stata negativa e anche un po’ scandalizzata.

Ora la sensibilità è cambiata molto e le foto che documentano i primi istanti della vita di un bambino sono considerate materiale prezioso. Negli Stati Uniti è diventato di moda ritrarre il miracolo della nascita, infatti questo reportage ha commosso mezzo mondo, ripreso da molti giornali.

La madre è una fotografa che però nei momenti più cruciali del parto (naturale) si è fatta ritrarre dal marito e dalla madre, un compromesso famigliare perchè durante i momenti del travaglio si soffre e si odia il mondo intero, fotografi compresi.

Poi la gioia di vedere il proprio bambino e poterlo stringere fra le braccia fa dimenticare questi momenti e i ritratti di nascita servono proprio per questo: fissare per sempre frammenti speciali di vita pieni di emozione e felicità. Ovviamente questo tipo di reportage è molto più indicato con un parto cesareo perchè il bambino è più bello, non raggrinzito e stravolto dalla fatica di sgattaiolare fuori del grembo materno, e la mamma più tranquilla dopo l’epidurale.

Se volete saperne di più e vedere altre immagini meravigliose, questo è il sito del primo fotografo italiano che si dedica a questi specialissimi reportage.

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Foto Fabrizio Villa

Purity

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Ho amato e apprezzato molto i precedenti romanzi di Jonhatan Franzen, quindi nella mia recente vacanza, ho affrontato le oltre 500 pagine di Purity, la sua opera più recente, con grandi aspettative.  Ogni sera non vedevo l’ora di concedermi il relax della lettura, mi sono immersa nel mondo inventato da Franzen con grande partecipazione e proprio per questo voglio condividere con voi qualche riflessione un po’ critica.

Questo autore è stato spesso osannato, definito come l’ultimo creatore del “grande romanzo americano”, colui che sa delineare attraverso il suo stile fluido, acuto e coivolgente un ritratto vivido e onesto dell’odierna società statunitense.

Forse proprio a causa di questa grandissima responsabilità, in Purity, Franzen ha spaziato forse un po’ troppo. Ha infilato nel suo plot un’overdose di ingredienti, un mix di realtà molto attuali, disseminate in diversi continenti, per tornare a tuffarsi poi nella più tipica sensibilità made in USA. L’abilità indiscussa di Franzen è quella di saper descrivere con onesta e cinismo la psicologia sempre contorta dei legami famigliari. Purtroppo anche da questa storia si evince che la colpevole di tutto é quasi sempre la madre. Tutte le madri, per negligenza, egoismo o sciatteria, fanno danni intercontinentali!

Questo mi ha fatto molto riflettere, penso che il caro Franzen  abbia un po’ esagerato per esigenze romanzesche, ma comunque che un fondo di verità esista. Inutile negarlo.

Franzen forse ha un Edipo irrisolto con sua madre e infatti anche la storia di Purity, ventiquattrenne californiana che si fa chiamare Pip, perché si vergogna del nome scelto dalla terribile genitrice, inizia ovviamente con il conflitto fra la ragazza e la madre.

Pip è bella, giovane, molto precaria e insicura perchè ha un grosso debito universitario da saldare e la madre, eccentrica, vegana e possessiva (ed ex bella donna) non vuole assolutamente svelare chi sia il padre della ragazza.

Ma la ragazza che la sfanga a malapena, vivendo con altri squatter in una casa occupata, incontra una bellissima e misteriosa donna tedesca che fa parte del gruppo Occupy. (Occupy cosa? Franzen non lo specifica…ma è importante usare il concetto di questo movimento cosi alla moda)

Questa donna cerca di convincere Pip a fare uno stage in Bolivia alla corte di un certo Andrea Wolf, anche lui tedesco e anche lui bellissimo. Un personaggio molto carismatico che é una sorta di Julian Assange, un altro castiga-governi che con il suo progetto, (uguale  a wikealeaks), mette in rete tutti i segreti più vergognosi dei potenti del mondo. La giovane e bella Pip (un po’ una delusione che tutti siano così fichi in questa storia, anche i protagonisti cinquantenni erano comunque fichissimi 20-30 anni prima!) accetta. E la trama prende un avvio più profondo e tortuoso, con descrizioni che spaziano nella Berlino est del dopoguerra fino al 1989 al crollo del muro, per arrivare a Denver, dove c’è una simpatica coppia di giornalisti investigativi.

La scrittura di Franzen si dipana in mille rivoli, regalando a chi legge una marea di dettagli (a volte un po’ rindondanti sfuggiti a un editing rigoroso). Non voglio spoilerare ma verso la fine del libro, dopo aver indugiato così tanto in problematiche accessorie (spiega addirittura come non convenga farsi tagliare le cuticole dall’estetista durante un manicure perché ricrescono più numerose!!!), Franzen prende la rincorsa e risolve tutte le tematiche dei protagonisti un po’ troppo facilmente e in fretta.

(Forse aveva sforato la data di consegna del manoscritto)

 

Cose che succedono nel terrazzo

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Seguendo gli insegnamenti di Michelle Obama, anch’io ho provato a coltivare un piccolo orto sul balcone. Nelle scorse stagioni avevo fatto crescere e prosperare pinte di basilico, prezzemolo, salvia, rosmarino e menta. Mentre quest’anno ho pensato in grande e quando, a inizio primavera, sono andata al vivaio a comprare le nuove piantine ho visto i vasi di pomodoro rampicante e li ho messi nel carrello.
Una signora vicino a me, mi ha avvisato:

“Stia attenta, li ho comprati l’anno scorso e crescono come il fagiolo magico: avrà un’invasione di pomodorini!”

Le ho sorriso pensando che esagerasse e invece era una veggente…

Un mese fa eravamo ancora al fiorellino giallo, poi sono spuntati timidamente i primi baby magri pomodorini verdi.
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Che commozione!
Nell’ultima settimana, sarà stata l’ondata di calore, c’è stata l’esplosione demografica, le piante hanno preso il potere, sono cresciute a dismisura. Si arrampicano, abbracciano, cercano di strangolare le altre piante e stanno cercando di colonizzare il balcone. Oggi, con gli occhi che brillavano d’orgoglio, ho fatto la prima gustosa insalatina autoctona.

(Se sarà eletto Trump dovrò invece fare come Melania, sbiondarmi, ammazzarmi di botox e magari farmi largo fra i pomodori per costruire un bel muro in terrazza…)

Al mare invece, un giorno, avevo apparecchiato sul balcone e messo una zuppiera con del taboulè, sono rientrata un attimo in casa, per prendere l’acqua, e al ritorno ho trovato un gabbiano planato in mezzo alla tavola che stava mangiando tranquillamente dalla zuppiera.

Gli ho fatto un urlaccio e lui allora mi ha guardato come se fossi una casalinga isterica e poi si è spostato sul davanzale del terrazzo dove ha finito di masticare con calma, guardadomi con aria di sfida.
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Solo quando l’ho minacciato fisicamente lanciandogli contro un telo da spiaggia ha deciso di volare fuori dal balcone. Il taboulé rimasto (tra l’altro appena comprato) l’ho buttato e ho preparato una pasta che sono rimasta a presidiare personalmente.

E dopo questa avventura quando sento il grido stridulo dei gabbiani, creature eleganti, leggiadre e golose, che volano nel cielo azzurro sopra il mare, capisco finalmente cosa urlano:

“tabou-leeee…tabou-leeeeee…tabou-leeee….tabou…leeee”

Ricette per succhi e smoothie

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Se potessi vivrei abbarbicata allla mia centrifuga, mi nutrirei solo di succhi di frutta e poi la tradirei con il frullatore per prepararmi uno smoothie. Da un recente studio della Coldiretti, nonostante la crisi, in Italia il consumo di frutta e verdura, nell’ultimo anno é aumentato del 4%.

Quindi forse sono molti quelli che condividono la mia passione, in giro infatti sono spuntati molti juice bar e oramai le centrifughe le propongono un po’ tutti: dal chiringuito più scalcagnato al bar alla moda. Ovviamente a prezzi esorbitanti, per un drink (piccolo) salutare bisogna sganciare almeno 4 euro. Questo è il lato oscuro del fitness: stare in forma, depurarsi, perdere peso, avere energia e anche magari la pelle tonica … non è a buon mercato.

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Allora è molto meglio organizzarsi in casa (investire nell’acquisto di un simpatico elettromestico) e spaziare fra le innumerevoli possibiltá healthy offerte da succhi e smoothie. Per trovare ispirazione e scoprire anche le innumerevoli e sorprendenti qualitá nutritive di additivi naturali come semi e alghe, ho trovato questo libro molto utile, completo e interessante.

Raccoglie 115 ricette, golose ma ipocaloriche, declinate per tutti i gusti e le esigenze: per potenziare l’abbronzatura, migliorare la circolazione, combattere il gonfiore o anche solo il raffreddore. Insommma ci sono suggerimenti per tutti i gusti e le spiegazioni sui cosidetti “superfood” , che purtroppo non regalano i superpoteri ma aiutano a stare decisamente meglio.

 

Merendine con olio di palma: attenzione!

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Qui fare un post é un’impresa eroica. La connessione è molto umorale, va e viene a seconda delle influenze astrali, l’unico posto dove “prende” bene é di fianco alla porta del bagno. Sará un messaggio? Vorrá dire che i mie post fanno…

Quindi attenendomi a questo suggerimento celeste, mi limito a riportare un link di Altroconsumo, a mio parere molto interessante, su una petizione per fare chiarezza sull’utilizzo dell’olio di palma nei prodotti alimentari per bambini e adolescenti.

Buona Merenda a tutti 😱😱😱

Julieta: una telenovela

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Ho visto tutti i film di Pedro Almodovar e l’ho sempre apprezzato. Perciò ieri quando sono andata a vedere la sua opera più recente Julieta ero piena di gioiose aspettative.
Il film racconta la storia di una donna, Julieta appunto, che da dodici anni ha perso ogni contatto con la figlia sparita inspiegabilmente.

All’inizio della pellicola troviamo una Julieta cinquantenne, finto-bionda bella e raffinata, che sta per lasciare Madrid per trasferirsi in Portogallo con il suo compagno. Però il caso vuole che si imbatta per strada nell’ ex-migliore amica della figlia (ora redattrice degli speciali di Vogue?!?!?) che le racconta di aver incontrato, qualche tempo prima, la dispersa (ancora una volta per caso) in Svizzera, .

Questo incontro fortuito sconvolge a tal punto Julieta da farle cambiare programma: molla il fidanzato, rinnega il Portogallo e trasloca.

Dove? In un altro quartiere di Madrid: nella casa dove aveva vissuto tanto tempo prima con la figlia. Perchè non vuole rinnegare il passato, ma trovare la forza di capirlo. Così comincia a scrivere una specie di diario rivolto alla figlia in cui promette di raccontarle tutta la verità.

E qui ero ancora contenta, perchè pensavo: bene adesso vediamo cosa è successo veramente!

Viaggio indietro nel tempo. Anni 80: una Julieta giovane e gnocca (sempre finto-bionda in stile Madonna in Papa don’t preach) è una prof di greco e
images.duckduckgo.comincontra un pescatore in treno. E’ un viaggio notturno e dal finestrino si vede stranamente anche un cervo che corre spaventato (qui dovevo cominciare a sospettare che qualcosa non quagliasse!).

Il pescatore è molto fico e anche stranamente abbiente (per essere un giovane pescatore tatuato). Infatti ha una bella villetta con giardino/vista mare in una località amena della costa e anche una colf. Inoltre è così sexy da divenire, ovviamente, il padre della ragazza scomparsa.

La colf invece è Rossy De Palma. E Almodovar si autocita alla grande: sguazza negli anni’80, nei tempi d’oro del suo esordio, e regala le uniche due battute divertenti del film. La De Palma è imbruttita di bestia (per esigenze di copione) ma rimane sempre divertente.

La storia e il dramma della nostra Julieta invece virano sempre di più verso il piattume prevedibile da telenovela. Si aspettano sorprese che non arrivano, amori che non decollano, colpi di scena che non esistono, drammi che non si consumano.

Ci sono invece dettagli risibili, come la scena in cui la futura redattrice degli speciali di Vogue, a dodici anni seduta sul divano già legge Vogue!
(Ce n’era veramente bisogno?)

Quando sono apparsi i titoli di coda lasciandomi incredula per la mancanza di costrutto del film, una signora altrettanto confusa mi ha chiesto gentilmente:
“Scusi, sono io che non ho capito o non è successo niente?”
“No, guardi non è colpa sua è proprio così: ha raccontato il nulla!”, le ho risposto solidale e altrettanto delusa.

E la cosa sorprendente è che anche qui, come canovaccio della storia, c’erano tre grandi racconti: Fatalità, Fra poco e Silenzio di una scrittrice da Nobel, Alice Munro.

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