Nessuno esca piangendo

I bambini nascono prima nella testa e poi nella pancia.
Infatti spesso si sceglie il nome del proprio figlio ancora prima di rimanere incinta, ancora prima di sapere se sarà maschio o femmina.
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Così ha fatto anche l’autrice di questo struggente memoir che ha aspettato la sua bambina sognata, Caterina, per molto tempo. Tanto da farla diventare un’ossessione, l’ossessione del suo desiderio di maternità. In Nessuno esca piangendo con una scrittura limpida, coraggiosa e molto coinvolgente Marta Verna, medico specializzata in ematologia e oncologia pediatrica, racconta il suo cammino accidentato alla ricerca di un figlio (anzi di Caterina che non è mai arrivata), gli esami, le visite, i tentativi, le cure ormonali, le procedure di fecondazione, le emozioni e i fallimenti.
Un bambino può essere un collante per una coppia ma anche la mina che fa scoppiare la complicità, che logora l’unione e l’amore. Per Marta e suo marito Fabio è stato così: quando si desidera un figlio, non si può tornare alla dimensione precedente. A quando questo pensiero non esisteva. Nel bene e nel male la ricerca di un figlio cambia tutto, per sempre. Marta Verna nel suo memoir racconta i problemi matrimoniali, l’amore e il dolore, mischiandoli alla realtà del suo lavoro: nella mente il sogno della maternità e nella realtà il contatto quotidiano in corsia, con altre madri e padri che si sono rivolti a lei come medico, perchè guarisse i loro bambini gravemente ammalati.
Ne ha salvati e ne ha visti morire altrettanti: pazienti piccoli indifesi e coraggiosi. Bambini che facevano finta di non stare poi così male per non preoccupare i genitori. Storie che commuovono fino alle lacrime, ma nelle sue pagine Marta Verna non fa sconti al pietismo e non ci sono eccessi sentimentali. C’è solo la vita raccontata nella sua verità, che a volte anche nei momenti più drammatici riesce a stupirci con la sua poesia.

«E se ne andò. Senza rumore, impercettibilmente, con la delicatezza della ballerina che non sarebbe mai diventata. La madre guardò la propria madre e parlò, per la prima volta in nostra presenza nel loro dialetto.
Nessuno deve uscire da questa stanza piangendo. Ci sono delle creature là fuori che non devono sapere. Chiama il parroco e digli di suonare le campane a festa. Devono suonare a lungo.»

Amicizie difficili

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Lui è molto fotogenico, curioso e un po’ perplesso.
Lei è irruenta, stupita e moto gelosa del territorio.
L’invasione del balcone va avanti da mesi e ultimamente in questa estate caldissima la tensione dei loro incontri sembra stemperarsi.
Da quando lui, una sera tempestosa di lampi e tuoni si era perso. Temevamo il peggio, ascoltando la voce del suo padrone, chiamarlo disperato, nell’atmosfera cupa del temporale: “Silvestroooooo! Silvestrooooo! Silvestroooo!”
(L’incauto era caduto dal balcone, poi rimasto impigliato e impaurito nel cespuglio sottostante)
Schermata 2016-07-19 alle 10.12.47Da quella drammatica notte le cose sono cambiate.
Lola, inizialmente sospettata di averlo spinto giù e poi scagionata grazie al suo alibi (ha paura del temporale e si era rifugiata sotto il letto), forse temendo di non vederlo più, di non avere qualcuno su cui sfogare la sua abbaiata mattutina, ha capito che avere un vicino di casa peloso non è poi così male. Anche se diverso.
Di un’altra razza. Una razza che, per convenzione atavica, viene considerata nemica.

Così da un po’ di giorni, le intrusioni di Silvestro vengono accettate con minor fastidio. Ne sono molto contenta e ho cominciato un’opera di diplomazia, delicatissima, ispirandomi alle negoziazioni fra Israele e Palestina.
Mi sono intromessa da loro: quando Silvestro scavalca il confine del suo balcone e si affaccia sul nostro, cercando poi timidamente di avanzare, sempre con lo sguardo spalancato e perplesso, Lola lo guarda in cagnesco e gli abbaia da sotto.

Ho cercato, con il mio body language, di fare capire che andava tutto bene.
(Ispirata, nel mio piccolo, dall’uomo che sussurava ai cavalli :)!)

Si poteva evitare di abbaiare e anche di inarcare il dorso.

Allora Lola ha scodato e Silvestro anche. Però le mie figlie mi hanno detto che questa reazione da parte di un gatto non è così positiva.  Forse hanno ragione, infatti quando in segno di benvenuto ho allungato una mano verso Silvestro per fargliela annusare, mi sono presa un piccolo morso. Ma voglio essere positiva, continuerò i negoziati e spero presto di poterli fotografare assieme!

Weekend low cost in Europa

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Amo viaggiare ma odio sentirmi una turista ed essere trattata come tale. Se siete come me e in agosto preferite non far fuori tutte le vostre ferie, ma tenervi un po’ di giorni di vacanza da sfruttare per piccoli break durante l’anno, questo è il manuale che fa per voi. Una guida impareggiabile che elenca ben 46 mete in Europa da visitare senza spendere troppo, grazie ai consigli e ai trucchi di chi ci è già stato e vi aiuta ad evitare le trappole da turisti. Giuseppe Ortolano, l’autore di questo libro, un giornalista che si occupa di viaggi da tantissimo tempo, ha scoperto le strategie giuste per muoversi, gli hotel e i ristoranti più convenienti e anche le attrazioni turistiche che si possono visitare gratuitamente. La guida, molto facile da consultare, è arricchita da varie mappe e piccoli excursus storici sulla storia delle città da visitare. Poi, oltre alle mete turistiche europee più gettonate da noi italiani, regala preziosissime informazioni su come cavarsela nei costosi paesi scandinavi, nelle sconosciute terrre baltiche e anche nei misteriosi territori balcanici. Per chi abbia voglia di scarpinare ci sono tutte le informazioni per intraprendere i Cammino di Santiago, per chi invece sia patito delle terme, il posto migliore è Budapest e chi sogna la Norvegia low cost troverà indirizzi inediti per sfangarla anche in tempo di crisi. La buona notizia è che all’estero gli ostelli non sono solo per i ragazzi, a Londra i musei sono gratis e ci sono gli Easyhotel della compagnia aerea Easyjet, veramente a buon mercato. E molte altre dritte anche golose, su cosa e dove mangiare, per non farsi prendere in giro nei ristoranti troppo turistici e costosi. Insomma ci sono consigli utili per tutti, tantissime idee e proposte originali per viaggiatori esigenti, avventurosi e curiosi. Pronti a partire senza dover affrontare spese folli.

Crostata di frutta estiva (senza forno!)

Questa settimana vi propongo una crostata velocissima da realizzare, sana e soprattutto fredda! In questi giorni non viene certo voglia di accendere il forno, perciò una torta fredda è l’alternativa giusta, specialmente se leggera e ricca di frutta fresca.

Ingredienti:

  • Due tazze di noci
  • 6/7 datteri Medjool
  • 300g di tofu morbido (detto anche silken tofu)
  • 1/4 di tazza di sciroppo d’acero (o di agave o riso)
  • Mezzo cucchiaino di vaniglia
  • Un pizzico di curcuma (facoltativo, serve a dare il colore giallino alla crema)
  • Frutta fresca a piacere

Procedimento:

  1. Sminuzzare le noci nel mixer fino ad ottenere una consistenza farinosa.
  2. Aggiungere uno ad uno i datteri denocciolati, per ottenere un impasto compatto e malleabile.
  3. Versare l’impasto in una teglia per torte coperta di carta da forno, modellando i bordi in modo da lasciare uno spazio al centro dove versare la crema.
  4. Lasciare in freezer mentre si prepara la crema.
  5. Scolare il tofu e metterlo nel mixer con lo sciroppo, la vaniglia e la curcuma.
  6. Mixare fino ad ottenere una crema liscia.
  7. Togliere la base dal freezer e versarci sopra la crema.
  8. Lasciar riposare nel frigorifero per 2-4 ore.
  9. Preparare la frutta per guarnire la torta, io ho usato frutti di bosco, pesche e mango.
  10. Guarnire la torta appena tolta dal frigo per evitare che si sciolga troppo.

La torta si conserva in frigo, ma, visto il caldo, anche in freezer se non viene mangiata subito!

La base

La base

La crema

La crema

La frutta

La frutta

Il prodotto finito!

Il prodotto finito!

Pinna Morsicata

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Pinna Morsicata è un delfino giovane. Scavezzacollo e avventuroso, insofferente alle regole del suo Clan, saltava sulle onde a perdifiato. Dopo un incontro un po’ troppo ravvicinato con uno squalo si era anche fatto morsicare la pinna. E andava in giro orgoglioso della sua cicatrice di guerra. Ribelle e sfrontato come tutti i mammiferi adolescenti.

Poi è successo qualcosa di grave e Pinna Morsicata è cambiato molto “ha perso la gioia e quando un delfino perde la gioia perde tutto”, infatti ha cominciato a lasciarsi trasportare passivamente dal mare e dalle onde. Senza rotta e senza scopo. Depresso nella vastità del blu, con brutti pensieri che viravano verso gli abissi. Finchè non si è imbattuto per caso in Spigolo, uno strano pesce simile a una valigia ma anche un po’ a una busta della spesa.

Spigolo si accolla a Pinna nel girovagare per il mare, perchè ha un problema alle pinne caudali. Infatti se per qualche motivo smette un attimo di nuotare, non sta a galla, precipita in basso e quindi chiede sempre a Pinna Morsicata di aiutarlo o meglio “di nasarlo un po’ su”. Una delle tante espressioni divertenti e acute di questo romanzo delizioso, dove ci sono pesci che “ti stanno sulle pinne“, “situazioni di alga”, tensioni da “squamarsi dalla paura” , e per andare veloci si mettono “giù i testoni e code a manetta” e via così. Perchè l’autore è Cristiano Cavina brillante narratore di Casola Valsenio, paesino nei pressi di Imola. Nei suoi romanzi precedenti più o meno autobiografici usava incisive espressioni del dialetto romagnolo mentre qui si è inventato una sorta di “pescese”.

Con Pinna Morsicata debutta come scrittore per ragazzi e questo libro conferma il suo indiscutibile talento. Infatti la storia di questo delfino si trasforma presto in un romanzo di formazione, dove oltre all’avventura vengono affrontati temi importanti e difficili, l’amicizia, la tristezza, la solitudine, con una scrittura sempre fluida, coinvolgente e ironica.

Pinna Morsicata e Spigolo diventano inseparabili e affrontano insieme inevitabili ostacoli e pericoli del mare, descritti da Cavina con dialoghi fulminanti e uno stile metaforico incisivo e mai banale. A rendere poi il libro più prezioso e bello ci sono le originali illustrazioni tricromatiche di Laura Fanelli, in azzurro bianco e giallo, delicate, fresche e allegramente marine.

P.S. Sono una grandissima fan di Cavina ho adorato tutti i suoi romanzi e amato in particolare questo.

Ritratti di nascita

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Un po’ di anni fa, quando lavoravo a Visto, il fotografo del giornale aveva chiesto a una collega grafica, molto incinta, se poteva fare un servizio fotografico del suo parto. La risposta era stata negativa e anche un po’ scandalizzata.

Ora la sensibilità è cambiata molto e le foto che documentano i primi istanti della vita di un bambino sono considerate materiale prezioso. Negli Stati Uniti è diventato di moda ritrarre il miracolo della nascita, infatti questo reportage ha commosso mezzo mondo, ripreso da molti giornali.

La madre è una fotografa che però nei momenti più cruciali del parto (naturale) si è fatta ritrarre dal marito e dalla madre, un compromesso famigliare perchè durante i momenti del travaglio si soffre e si odia il mondo intero, fotografi compresi.

Poi la gioia di vedere il proprio bambino e poterlo stringere fra le braccia fa dimenticare questi momenti e i ritratti di nascita servono proprio per questo: fissare per sempre frammenti speciali di vita pieni di emozione e felicità. Ovviamente questo tipo di reportage è molto più indicato con un parto cesareo perchè il bambino è più bello, non raggrinzito e stravolto dalla fatica di sgattaiolare fuori del grembo materno, e la mamma più tranquilla dopo l’epidurale.

Se volete saperne di più e vedere altre immagini meravigliose, questo è il sito del primo fotografo italiano che si dedica a questi specialissimi reportage.

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Foto Fabrizio Villa

Purity

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Ho amato e apprezzato molto i precedenti romanzi di Jonhatan Franzen, quindi nella mia recente vacanza, ho affrontato le oltre 500 pagine di Purity, la sua opera più recente, con grandi aspettative.  Ogni sera non vedevo l’ora di concedermi il relax della lettura, mi sono immersa nel mondo inventato da Franzen con grande partecipazione e proprio per questo voglio condividere con voi qualche riflessione un po’ critica.

Questo autore è stato spesso osannato, definito come l’ultimo creatore del “grande romanzo americano”, colui che sa delineare attraverso il suo stile fluido, acuto e coivolgente un ritratto vivido e onesto dell’odierna società statunitense.

Forse proprio a causa di questa grandissima responsabilità, in Purity, Franzen ha spaziato forse un po’ troppo. Ha infilato nel suo plot un’overdose di ingredienti, un mix di realtà molto attuali, disseminate in diversi continenti, per tornare a tuffarsi poi nella più tipica sensibilità made in USA. L’abilità indiscussa di Franzen è quella di saper descrivere con onesta e cinismo la psicologia sempre contorta dei legami famigliari. Purtroppo anche da questa storia si evince che la colpevole di tutto é quasi sempre la madre. Tutte le madri, per negligenza, egoismo o sciatteria, fanno danni intercontinentali!

Questo mi ha fatto molto riflettere, penso che il caro Franzen  abbia un po’ esagerato per esigenze romanzesche, ma comunque che un fondo di verità esista. Inutile negarlo.

Franzen forse ha un Edipo irrisolto con sua madre e infatti anche la storia di Purity, ventiquattrenne californiana che si fa chiamare Pip, perché si vergogna del nome scelto dalla terribile genitrice, inizia ovviamente con il conflitto fra la ragazza e la madre.

Pip è bella, giovane, molto precaria e insicura perchè ha un grosso debito universitario da saldare e la madre, eccentrica, vegana e possessiva (ed ex bella donna) non vuole assolutamente svelare chi sia il padre della ragazza.

Ma la ragazza che la sfanga a malapena, vivendo con altri squatter in una casa occupata, incontra una bellissima e misteriosa donna tedesca che fa parte del gruppo Occupy. (Occupy cosa? Franzen non lo specifica…ma è importante usare il concetto di questo movimento cosi alla moda)

Questa donna cerca di convincere Pip a fare uno stage in Bolivia alla corte di un certo Andrea Wolf, anche lui tedesco e anche lui bellissimo. Un personaggio molto carismatico che é una sorta di Julian Assange, un altro castiga-governi che con il suo progetto, (uguale  a wikealeaks), mette in rete tutti i segreti più vergognosi dei potenti del mondo. La giovane e bella Pip (un po’ una delusione che tutti siano così fichi in questa storia, anche i protagonisti cinquantenni erano comunque fichissimi 20-30 anni prima!) accetta. E la trama prende un avvio più profondo e tortuoso, con descrizioni che spaziano nella Berlino est del dopoguerra fino al 1989 al crollo del muro, per arrivare a Denver, dove c’è una simpatica coppia di giornalisti investigativi.

La scrittura di Franzen si dipana in mille rivoli, regalando a chi legge una marea di dettagli (a volte un po’ rindondanti sfuggiti a un editing rigoroso). Non voglio spoilerare ma verso la fine del libro, dopo aver indugiato così tanto in problematiche accessorie (spiega addirittura come non convenga farsi tagliare le cuticole dall’estetista durante un manicure perché ricrescono più numerose!!!), Franzen prende la rincorsa e risolve tutte le tematiche dei protagonisti un po’ troppo facilmente e in fretta.

(Forse aveva sforato la data di consegna del manoscritto)

 

Cose che succedono nel terrazzo

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Seguendo gli insegnamenti di Michelle Obama, anch’io ho provato a coltivare un piccolo orto sul balcone. Nelle scorse stagioni avevo fatto crescere e prosperare pinte di basilico, prezzemolo, salvia, rosmarino e menta. Mentre quest’anno ho pensato in grande e quando, a inizio primavera, sono andata al vivaio a comprare le nuove piantine ho visto i vasi di pomodoro rampicante e li ho messi nel carrello.
Una signora vicino a me, mi ha avvisato:

“Stia attenta, li ho comprati l’anno scorso e crescono come il fagiolo magico: avrà un’invasione di pomodorini!”

Le ho sorriso pensando che esagerasse e invece era una veggente…

Un mese fa eravamo ancora al fiorellino giallo, poi sono spuntati timidamente i primi baby magri pomodorini verdi.
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Che commozione!
Nell’ultima settimana, sarà stata l’ondata di calore, c’è stata l’esplosione demografica, le piante hanno preso il potere, sono cresciute a dismisura. Si arrampicano, abbracciano, cercano di strangolare le altre piante e stanno cercando di colonizzare il balcone. Oggi, con gli occhi che brillavano d’orgoglio, ho fatto la prima gustosa insalatina autoctona.

(Se sarà eletto Trump dovrò invece fare come Melania, sbiondarmi, ammazzarmi di botox e magari farmi largo fra i pomodori per costruire un bel muro in terrazza…)

Al mare invece, un giorno, avevo apparecchiato sul balcone e messo una zuppiera con del taboulè, sono rientrata un attimo in casa, per prendere l’acqua, e al ritorno ho trovato un gabbiano planato in mezzo alla tavola che stava mangiando tranquillamente dalla zuppiera.

Gli ho fatto un urlaccio e lui allora mi ha guardato come se fossi una casalinga isterica e poi si è spostato sul davanzale del terrazzo dove ha finito di masticare con calma, guardadomi con aria di sfida.
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Solo quando l’ho minacciato fisicamente lanciandogli contro un telo da spiaggia ha deciso di volare fuori dal balcone. Il taboulé rimasto (tra l’altro appena comprato) l’ho buttato e ho preparato una pasta che sono rimasta a presidiare personalmente.

E dopo questa avventura quando sento il grido stridulo dei gabbiani, creature eleganti, leggiadre e golose, che volano nel cielo azzurro sopra il mare, capisco finalmente cosa urlano:

“tabou-leeee…tabou-leeeeee…tabou-leeee….tabou…leeee”

Ricette per succhi e smoothie

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Se potessi vivrei abbarbicata allla mia centrifuga, mi nutrirei solo di succhi di frutta e poi la tradirei con il frullatore per prepararmi uno smoothie. Da un recente studio della Coldiretti, nonostante la crisi, in Italia il consumo di frutta e verdura, nell’ultimo anno é aumentato del 4%.

Quindi forse sono molti quelli che condividono la mia passione, in giro infatti sono spuntati molti juice bar e oramai le centrifughe le propongono un po’ tutti: dal chiringuito più scalcagnato al bar alla moda. Ovviamente a prezzi esorbitanti, per un drink (piccolo) salutare bisogna sganciare almeno 4 euro. Questo è il lato oscuro del fitness: stare in forma, depurarsi, perdere peso, avere energia e anche magari la pelle tonica … non è a buon mercato.

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Allora è molto meglio organizzarsi in casa (investire nell’acquisto di un simpatico elettromestico) e spaziare fra le innumerevoli possibiltá healthy offerte da succhi e smoothie. Per trovare ispirazione e scoprire anche le innumerevoli e sorprendenti qualitá nutritive di additivi naturali come semi e alghe, ho trovato questo libro molto utile, completo e interessante.

Raccoglie 115 ricette, golose ma ipocaloriche, declinate per tutti i gusti e le esigenze: per potenziare l’abbronzatura, migliorare la circolazione, combattere il gonfiore o anche solo il raffreddore. Insommma ci sono suggerimenti per tutti i gusti e le spiegazioni sui cosidetti “superfood” , che purtroppo non regalano i superpoteri ma aiutano a stare decisamente meglio.

 

Merendine con olio di palma: attenzione!

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Qui fare un post é un’impresa eroica. La connessione è molto umorale, va e viene a seconda delle influenze astrali, l’unico posto dove “prende” bene é di fianco alla porta del bagno. Sará un messaggio? Vorrá dire che i mie post fanno…

Quindi attenendomi a questo suggerimento celeste, mi limito a riportare un link di Altroconsumo, a mio parere molto interessante, su una petizione per fare chiarezza sull’utilizzo dell’olio di palma nei prodotti alimentari per bambini e adolescenti.

Buona Merenda a tutti 😱😱😱

Al mare fa freddo, allora corro

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Sono venuta qualche giorno al mare ma purtroppo devo fare i conti con il maltempo. Non fa così caldo da stare in spiaggia, cosí invece di smadonnare, maledire la sorte e fare il giro delle pasticcerie per numerose merende, ho deciso di reagire positivamente.  Approfittare del frescolino e del cielo nuvoloso per correre.

Ormai so che gli effetti della corsa sono euforizzanti, studi scientifici hanno stabilito siano simili a quelli della marjuana, così considerato che sono troppo vecchia per farmi le canne, corro.

Solo che ultimamente a Milano pioveva, diluviava con fulmini e saette (e sul percorso dell’Idroscalo dove vado regolarmente non é consigliabile proteggersi sotto il classico albero) oppure nelle belle giornate, all’ora tarda che sceglievo faceva giá un caldo bestia.

Sì perché non riesco a correre la mattina a stomaco vuoto (mi sono anche informata sugli effetti e non é vero che fa dimagrire di più o migliora la resistenza) quindi a metá mattina, dopo aver smaltito la colazione, i percorsi al sole sono un po’ un tormento.

Nei miei dieci mesi da runner ho imparato che ci sono un sacco di condizioni che devono essere rispettate per un allenamento decente: abbigliamento, clima, digestione, playlist energizzante e ovviamente lo stretching prima e dopo.

In varie puntate ho sbagliato su tutto. Dal mancato svenimento al tendine infiammato le ho provate tutte. Forse se mi ammazzavo di canne (con fattoni di mezza etá) alla fine sarei stata più in forma. Ma non voglio arrendermi e domani mi arrampicherò nella pineta qui attorno.

…tutto questo per dirvi che non aggiornerò il blog con regolarità, forse perché finalmente riuscirò anche ad andare in spiaggia, oppure perché stramazzata al suolo dopo aver inciampato in qualche ostacolo.

Julieta: una telenovela

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Ho visto tutti i film di Pedro Almodovar e l’ho sempre apprezzato. Perciò ieri quando sono andata a vedere la sua opera più recente Julieta ero piena di gioiose aspettative.
Il film racconta la storia di una donna, Julieta appunto, che da dodici anni ha perso ogni contatto con la figlia sparita inspiegabilmente.

All’inizio della pellicola troviamo una Julieta cinquantenne, finto-bionda bella e raffinata, che sta per lasciare Madrid per trasferirsi in Portogallo con il suo compagno. Però il caso vuole che si imbatta per strada nell’ ex-migliore amica della figlia (ora redattrice degli speciali di Vogue?!?!?) che le racconta di aver incontrato, qualche tempo prima, la dispersa (ancora una volta per caso) in Svizzera, .

Questo incontro fortuito sconvolge a tal punto Julieta da farle cambiare programma: molla il fidanzato, rinnega il Portogallo e trasloca.

Dove? In un altro quartiere di Madrid: nella casa dove aveva vissuto tanto tempo prima con la figlia. Perchè non vuole rinnegare il passato, ma trovare la forza di capirlo. Così comincia a scrivere una specie di diario rivolto alla figlia in cui promette di raccontarle tutta la verità.

E qui ero ancora contenta, perchè pensavo: bene adesso vediamo cosa è successo veramente!

Viaggio indietro nel tempo. Anni 80: una Julieta giovane e gnocca (sempre finto-bionda in stile Madonna in Papa don’t preach) è una prof di greco e
images.duckduckgo.comincontra un pescatore in treno. E’ un viaggio notturno e dal finestrino si vede stranamente anche un cervo che corre spaventato (qui dovevo cominciare a sospettare che qualcosa non quagliasse!).

Il pescatore è molto fico e anche stranamente abbiente (per essere un giovane pescatore tatuato). Infatti ha una bella villetta con giardino/vista mare in una località amena della costa e anche una colf. Inoltre è così sexy da divenire, ovviamente, il padre della ragazza scomparsa.

La colf invece è Rossy De Palma. E Almodovar si autocita alla grande: sguazza negli anni’80, nei tempi d’oro del suo esordio, e regala le uniche due battute divertenti del film. La De Palma è imbruttita di bestia (per esigenze di copione) ma rimane sempre divertente.

La storia e il dramma della nostra Julieta invece virano sempre di più verso il piattume prevedibile da telenovela. Si aspettano sorprese che non arrivano, amori che non decollano, colpi di scena che non esistono, drammi che non si consumano.

Ci sono invece dettagli risibili, come la scena in cui la futura redattrice degli speciali di Vogue, a dodici anni seduta sul divano già legge Vogue!
(Ce n’era veramente bisogno?)

Quando sono apparsi i titoli di coda lasciandomi incredula per la mancanza di costrutto del film, una signora altrettanto confusa mi ha chiesto gentilmente:
“Scusi, sono io che non ho capito o non è successo niente?”
“No, guardi non è colpa sua è proprio così: ha raccontato il nulla!”, le ho risposto solidale e altrettanto delusa.

E la cosa sorprendente è che anche qui, come canovaccio della storia, c’erano tre grandi racconti: Fatalità, Fra poco e Silenzio di una scrittrice da Nobel, Alice Munro.

Crêpe estive con Ufuud

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Queste ricette nascono dalla collaborazione col sito italiano Ufuud, che si occupa di vendere online prodotti gastronomici di alta qualità. La sfida è stata quella di, a partire da quattro ingredienti “chiave” offerti dal sito, creare un menù completo e originale.

I prodotti mandati da Ufuud

I prodotti mandati da Ufuud

Ho scelto di proporre due varianti di crêpes, una salata e una dolce, perché sono perfette per un pasto estivo, fresche e leggere, velocissime da preparare, ma fanno comunque la loro bella figura in tavola.

Crêpe salata ai funghi porcini e tartufo bianco

Crêpe salata ai funghi porcini e tartufo bianco

Crêpe dolce alle pere e cioccolato

Crêpe salata ai porcini, tartufo e zucchine

Ingredienti: (per 2 persone)

Procedimento

  • In una ciotola mescolare la farina di grano saraceno con l’acqua, finché non ci sono grumi.
  • Tagliare la zucchina a dadini e cuocerla in padella finché non si ammorbidisce, aggiungendo un pizzico di sale e una spolverata di pepe.
  • Scaldare sul fornello un testo o una padella larga con un filo d’olio.
  • Aiutandosi con un cucchiaio versare l’impasto sul testo spargendolo man mano per creare un cerchio.
  • Cuocere la crêpe un paio di minuti per lato.
  • Quando è diventata dorata togliere dal fuoco e assemblare il piatto aggiungendo le zucchine, un cucchiaino di crema tartufata diluito in uno d’acqua, qualche foglia d’insalata e pezzettini di noce.

Crêpe dolce cioccolato, mandorle e pere 

Ingredienti: (per due persone)

Procedimento

  • Frullare la banana con il latte di riso.
  • Versare in una ciotola e aggiungere la farina, mescolare finché non ci sono grumi.
  • Scaldare il testo sul fornello con un cucchiaio di olio di cocco.
  • Versare il mix e aiutandosi con un cucchiaio spanderlo per creare un cerchio
  • Cuocere circa 5 minuti per lato, facendo attenzione nel girare la crêpe a non romperla.
  • Una volta cotta trasferire su un piatto.
  • Tagliare la pera sbucciata in fettine e cuocerle per qualche minuto in padella, finché non si ammorbidiscono.
  • Sminuzzare il cioccolato e scioglierne due cubetti a bagno maria o nel forno a microonde per creare una salsina da versare sulla crêpe (optional)
  • Farcire la crepe con due cucchiai di confettura, le fettine di pera e i pezzettini di cioccolato.

Una giornata ad Aquaria

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Come ho già scritto recentemente sono stata invitata a Sirmione e ho potuto trascorrere anche una giornata di relax ad Aquaria, il centro benessere più nuovo delle Terme, situato in una posizione fantastica: in un parco proprio sulle rive del Garda.

In questa spa ci sono grandi vetrate che fanno entrare l’azzurro del lago nelle sale dei trattamenti e tutte le piscine esterne sono con vista ad infinitum, perfette per nuotare e prendere il sole. Ma anche per qualcosa di più peccaminoso e un po’ meno salutista come un compleanno, un aperitivo e anche un addio al nubilato.

Ma ho preferito iniziare esplorando Aquaria dall’interno: prima mi sono fiondata nel percorso Kneipp, studiato per riattivare e migliorare la circolazione, da effettuare camminando avanti e indietro in due piscine a mezza luna con acqua termale a diverse temperature (dai 24 ai 34 gradi). Ho fatto sette giri (ho chiesto quanti ne erano previsti alla signora davanti a me e lei forse avrà forse sparato a caso?!?!)

Il primo giro è stato un po’ scioccante, nel momento in cui sono passata dall’acqua calda a quella gelida, poi però, come mi ha rassicurato la stessa signora esperta, la situazione migliora. Ci si adatta meglio e ci si sente rinvigoriti. Infatti già al terzo giro si possono guardare le smorfie dei nuovi arrivati con aria di superiorità!
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Poi per premiare il mio coraggio mi sono buttata nell’idromassaggio (con piccolo massaggio relax sulla zona cervicale), a chiacchierare, guardare il lago e pensare che stavo sguazzando in un acqua molto particolare e preziosa.  Poi un bagnetto nella piscina interna e via finalmente nella mia parte preferita quella della sauna e bagno turco.
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Le ho provate tutte: le docce emozionali, quelle freddisime, l’argillarium, il bagno turco all’eucalipto. E per rilassarmi la stanza del sale e quella della musica. Sono stata sdraiata per un tempo infinito prima a occhi chiusi con la mente, per una volta, completamente vuota.

Nell’altra sala invece c’era una meravigliosa vista lago e l’ho guardato a lungo. Relax completo: ero sola nella stanza completamente immersa nella musica sinfonica. Poi si è aperta la porta ed è arrivata una coppia: li ho guardati malissimo e ha funzionato. Sono stati così carini da pensare che fossi una squilibrata e mi hanno lasciato di nuovo sola!

Poi per gli accaldati dalla sauna finlandese c’era anche la possibilità dell’ ice-bucket (senza challenge), cioè tirarsi addosso una bella tinozza di acqua gelata. Ma quello no, non ce l’ho fatta!

E quando è arrivato il momento di pranzo, altra bella sorpresa: ad Aquaria come negli altri stabilimenti delle Terme di Sirmione c’è il nuovo menù leggero, sano e nutriente perfetto anche per chi cerca la remise en forme e vuole perdere qualche chilo senza soffrire con la tristezza della dieta.

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L’acqua ricca di oligoelementi della fonte di Sirmione la conoscevo bene, per anni ho comprato le boccettine per curare il raffreddore alle mie figlie, ma non avevo mai provato i cosmetici prodotti con l’acqua termale. Sono veramente ottimi, completamente naturali, si assorbono subito e lasciano la pelle morbida e levigata (grazie all’azione leggermente esfoliante dell’acqua sulfurea).

In becco alla cicogna

COVER in becco alla cicogna

Desiderare un figlio e crescerlo nella testa e nel cuore prima che nella pancia. Perchè la pancia rimane ostinatamente vuota, nonostante si provi e riprovi.

Con tutti i metodi: prima a casa propria, declinando i tentativi in varie tappe sempre meno divertenti. (Dal fare l’amore, a voler farsi inseminare a tutti costi, quel dato giorno a quella certa ora, per beccare l’ovulazione). Poi in ospedale, dove inizia il percorso stressante della procreazione assistita. Un cammino emotivamente e fisicamente pesante che spesso però fa nascere una grande solidarietà tra le donne che sognano di diventare madri.

Eleonora Mazzoni, attrice e scrittrice, ha vissuto questa esperienza sulla propria pelle e ne ha preso ispirazione per il suo primo romanzo Le Diffettose, da cui è stato tratto anche un bellissimo spettacolo teatrale.

Mentre ora con questo nuovo libro, nato dalle lettere ricevute dalle tante donne che sognano un bimbo e stanno percorrendo la strada della procreazione assistita,  Eleonora Mazzoni fa chiarezza su questo percorso, di cui si discute tanto nei media ma in modo confuso e spesso accusatorio.

Tra le pagine di In becco alla cicogna, in uno stile divulgativo ma molto coinvolgente, vengono analizzate tutte le problematiche che una donna deve affrontare nella ricerca di un figlio. Oltre alla postfazione con l’autorevole opinione di Carlo Famigni, ci sono interessanti ed eccentrici excursus storici sull’origine delle pratiche di fecondazione artificiale.

Tutti sanno che la prima bimba nata in provetta fu Louise Brown nel 1978, ma il primo caso di inseminazione fu “un esperimento” dell’abate Lazzaro Spallanzani che negli anni’70 del 1700 rese madre, di tre cuccioli, una barboncina. Non vi racconto come fece a procurarsi il seme del padre barboncino, ma vi lascio immaginare la strategia.

Un altro fatto sconosciuto riguarda la scoperta delle gonadotropine (fatta attorno al 1950 dall’azienda farmaceutica Serono), sostanze che servono a stimolare la produzione di ovociti. E dove si trovano in abbondanza le gonadotropine? Nella pipì delle donne in menopausa. Così Pietro Bertarelli, a quei tempi capo dell’azienda, ebbe una trovata geniale: una grande quantità di questa urina si poteva reperire nei conventi, nella pipì delle suore. Meglio se in clausura, così non c’era neppure il pericolo di contaminazioni con infezioni sessuali. Le monache accettarono di buon grado e così la Serono potè commercializzare i primi farmaci per favorire il concepimento.

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