Le ragazze

Un romanzo molto chiacchierato e apprezzato, Le ragazze racconta una storia avvincente con tutti gli ingredienti giusti per accalappiare il lettore: disagio giovanile, sesso, flashback nell’atmosfera alternativa e peccaminosa del periodo hippy e, per finire, un bel tocco di crimine. Infatti la vicenda è ispirata a un famigerato fatto di cronaca: il massacro nella villa californiana di Roman Polanski dove fu uccisa la sua bellissima moglie, Sharon Tate (incinta di otto mesi) e un gruppo di amici ospiti.
Assassinati dai seguaci della setta di Charles Mason.
L’autrice, Emma Cline, al suo esordio narrativo, è stata così scaltra da inventarsi una vicenda alternativa basata su questo massacro.
Siamo nell’estate del’69 in periferia di S.Francisco dove vive la sua protagonista: Evie, una quattordicenne in piena crisi adolescenziale. Benestante ma annoiata e insicura.
E qui partono i luoghi comuni: il papà se n’è andato con una ragazza più giovane, la mamma (siamo in California dove sono nate tutte le teorie fitness e alternative) cerca di riciclarsi con la new age e l’alimentazione bio per mantenersi sexy e in forma e trovare ovviamente un nuovo compagno.
Evie naturalmente lo odia.
La ragazzina è precoce nello sballo e nelle fantasie sessuali. Ha anche un vicino di villa, dodicenne, che si fa le canne e beve whisky (francamente mi sembra un po’ presto). Poi la nostra incontra un gruppo di ragazze (quelle del titolo) molto trasgressive, ribelli e misteriose, e ne rimane incantata.
Vorrebbe far parte del loro gruppo e naturalmente ci riesce. Così on and off si trasferisce nella loro comune dove, come da copione, succedono tutte le cose che devono succedere in un luogo del genere (sesso, droga e rock’n roll). Infatti il loro guru avrebbe velleità da rocker, strimpella malamente la chitarra e sogna un contratto discografico.
Ma le cose non vanno come dovrebbero e allora arriva il massacro…
Il lato che ho apprezzato di più nella scrittura della Cline sono state alcune citazioni realistiche sul destino delle ragazze, non necessariamente quelle del titolo ma il giovane universo femminile in generale, frasi come: …il semplice fatto di essere una ragazza a questo mondo ti riduceva la capacità di credere in te stessa…
oppure altri riferimenti ai consigli delle riviste femminili (adesso c’è la rete) che vengono presi come oro colato dalle giovanissime per diventare più belle, seducenti, scaltre.
O ancora le aspettative sull’amore, bello e speciale, pubblicizzato molto anche nelle canzoni, quando poi nella realtà si impara presto ad accontantarsi…
Mi è piaciuto lo stralcio di indipendenza femminile che si insinua fra le pagine di questo romanzo, mentre mi ha deluso l’appesantimento negativo di cui grondano molte descrizioni.
Ad esempio un vestito che Evie indossa per un festa nella comune, odorava di merda di topo
Come può il lettore riconoscere la sfumatura tipica degli escrementi di ratto?
Non bastava scrivere che aveva un puzzo insostenibile?
Insomma ho notato un fastidioso compiacimento rindondante nella scelta degli aggettivi. E un po’ troppo sensazionalismo nelle scene di sesso.
In un’altra pagina, la tinta a buon mercato, comprata al super, nei capelli della madre era croccante
Forse è colpa della traduzione, ma come si fa a scrivere in un altro paragrafo: mi sono sgrillettata tutta la notte?

Porta il cane in ufficio

Da oggi fino al 23 giugno si potrà portare il proprio cane in ufficio, invece di lasciarlo solo a casa sul divano, magari anche senza aria condizionata.
C’è il giorno in cui si portano i bambini e per non discriminare adesso è arrivato anche il momento dei nostri animali domestici.
La cui compagnia in ufficio rende la giornata lavorativa più piacevole e proficua. Se fino ad alcuni anni fa era impensabile ipotizzare un ufficio abitato da cani e gatti, attualmente sta diventando un’usanza quasi normale.
Mars (azienda che si occupa di prodotti per animali) è stata tra le prime a inaugurare questa buona pratica, facendola diventare una consuetudine.
La presenza di pet in ufficio, infatti, favorisce il benessere, riduce lo stress, aumenta il livello di attività fisica, la produttivitàe la serenità.
Questi i principali risultati dell’ultima ricerca del The Banfield Pet Hospital (rete di cliniche veterinarie negli USA) effettuata su 1.000 dipendenti e 200 responsabili delle risorse umane. Lo studio ha infatti evidenziato che proprio la presenza di pet sul posto di lavoro ha un impatto positivo complessivo sui dipendenti. In particolare, l’umore migliora per il 93%, stesso dato per la riduzione dello stress e per 91% incide sulla diminuzione del senso di colpa nel lasciare a casa il proprio peloso. E poi, non da meno, il piacere di farsi un selfie alla scrivania con il proprio pet!

Per rendere più facile la vacanza con il bebè

Quando si parte in vacanza con un bambino piccolo ci si porta dietro metà casa. Perchè è difficile scegliere quello che potrebbe servire, anzi di solito l’ansia fa pensare che tutto potrebbe essere indispensabile. E allora per sentirsi più sicure, per avere la situazione sotto controllo si impacchetta tutto e poi si parte cariche come sherpa.
E se poi mancasse qualcosa? La vocina interiore della neomamma è difficile da zittire.
Quando si parte con un bebè è normale avere mille dubbi… ricordo nella prima estate di vita di Anita che era previsto lo svezzamento. Dovevo darle prima la mela o la pera?
Un dubbio così amletico che avevo cercato anche un pediatra in vacanza.
Non il mio pediatria che era in ferie, ma un altro che viveva nel paesino vicino al lago dove avevamo affittato la casa delle vacanze. Era una signora simpatica che quando le avevo chiesto se era meglio grattuggiare prima la mela oppure (magari… forse… altre scuole di pensiero dicevano) la pera mi ha guardato con condiscendenza.
Perchè dal dilemma mela-pera discendeva poi l’altro grande timore materno: mio figlio crescerà abbastanza? E naturalemente, se non lo fa, la colpa è della mammma.

Insomma un inferno…ma adesso non è più così, esistono accessori che permettono di andare in vacanza con i piccolini con molta più serenità.
Per sapere se il pupo cresce e rientra nei classici percentili, non c’è bisogno di stanare un pediatra, si può ricorrere a questo misuratore, un apparecchio semplicissimo che permette di conoscere la circonferenza cranica del bebè e confrontarla con i vari standard di sviluppo, da tre mesi a tre anni. E’ un oggetto molto facile da utilizzare che si può mettere in valigia senza che occupi troppo spazio.
E’ un misuratore versatile, con un nastro in materia plastica indeformabile, oltre a essere usato per i bambini, può calcolare anche la distribuzione del tessuto adiposo negli adulti.
Magari nella pancia di vostro marito? Oppure se è palestrato diventa utile per una misurazione antropometrica della massa muscolare del bicipite!
Un altro strumento utile da mettere in valigia, è questo termometro , che sembra un giocattolo. Una stella marina galleggiante che farà in modo di non sbagliare la temperatura del bagnetto. E’ così simpatico che anche convincerà anche il bebè più riottoso a fare il bagnetto senza capricci.
(post in collaborazione con Gima)

Andersen Festival a Sestri Levante

Sestri Levante ė uno dei miei luoghi del cuore, vi ho passato molte estati e soprattutto una lunghissima, nel 2000, quando Emma era appena nata e non dormiva mai. Piangeva giorno e notte, in carozzina, nel marsupio, sotto l’ombrellone, sul bagnasciuga… Poi ho smesso di mangiare la focaccia di Recco e finalmente sono finite le coliche!

L’unico lato negativo di Sestri, sono i milanesi (per chi non li apprezza) che hanno praticamente colonizzato il luogo. Ma questo prossimo weekend, dall’8 all’11 giugno, bisogna tornare a Sestri per partecipare all’Andersen Festival, un evento imperdibile con un programma di workshop, conferenze e laboratori che permetteranno ai bambini e ai loro genitori di divertirsi ed entrare nel magico mondo di Andersen.

E sarà possibile scoprire più da vicino i luoghi che hanno ispirato i racconti di Andersen e influenzato le sue opere. Tra le diverse iniziative verrà presentato il progetto Andersen a Spasso, quando passeggiando per le vie di Sestri Levante le favole prenderanno vita.

Per iscriversi a questa iniziativa e ai vari laboratori basta cliccare qui

Un’altra importante e originale iniziativa per i genitori é prevista sabato 10 giugno, quando la giornalista e psicologa americana Jessica Joelle Alexander parlerà del segreto della felicità danese, fondato sul metodo educativo. Pare infatti che proprio i genitori danesi riescano a crescere bambini felici che poi diventano adulti felici e il ciclo si ripete di generazione in generazione.

Sarà vero?

Per saperne di più, si può partecipare alla presentazione del manuale “Il metodo danese per crescere bambini felici” e ascoltare l’autrice che ne illustrerà i pilastri fondamentali, come l’autenticità, il cambio di prospettiva, l’empatia e il famoso concetto dello “Hygge” (si pronuncia ügghe) che possono rendere le nostra vite e le nostre relazioni più serene.

Poi per chi volesse approfondire il mondo fatato di Andersen, dopo la tappa a Sestri, non resta che una gita in Danimarca, qui tutte le info.

Come imparare a fotografare i bambini

Oramai con i social, siamo tutti fotografi quindi meglio approfondire la tecnica per non perdere follower! Appuntamento importante per le mamme, (ma anche i papà, le nonne, le zie…) per imparare tutti i trucchi per fotografare al meglio i bambini.

Soggetti affascinanti ma difficili da rendere al meglio.

Per chi vive a Milano, c’è un interessante workshop dedicato alla Fotografia dei bambini e pensato appositamente per le mamme, organizzato da Manfrotto durante il Wide Photo Fest 17, in programma nella cinematografica Piazza Gae Aulenti dal 9 all’11 giugno.
Il workshop si svolgerà venerdì, alle ore 18:00, e sarà tenuto da Camilla Parolin,  fotografa professionista specializzata nella fotografia di gravidanza, neonati, bambini e famiglie. È possibile partecipare gratuitamente al workshop iscrivendosi qui.

 

Barrette energetiche fai da te

L’ispirazione l’ho avuto nella gita all’Elba quando lo chef Michele Nardi mi aveva parlato delle barrette energetiche che prepare utilizzando la frutta secca, i fichi (numerosi sull’isola) e la menta selvaggia e il rosmarino.

Il rosmarino e la menta crescono rigogliosi anche sul mio balcone ma non me la sono sentita di osare tanto. Così la versione delle mie barrette è stata molto più classica e anche dietetica, infatti invece dello zucchero di canna ho usato lo sciroppo di agave.

Ingredienti: 

      • una tazza (da tè) di uva sultanina
      • una tazza di anacardi
      • una tazza di arachidi
      • una tazza di albicocche secche (ma potrebbero anche essere fichi)
      • mezza tazza di pistacchi
      • mezza tazza di noci
      • una tazza di fiocchi di farro/riso
      • 60ml sciroppo d’agave


    Procedimento :

  • E’ facilissimo: basta mettere in una zuppiera la frutta sminuzzata e mescolarla con il farro/riso soffiato, aggiungere lo sciroppo d’agave e mescolare per amalgamare il tutto. L’errore da evitare (che ho fatto) è esagerare con lo sciroppo e rendere l’impasto troppo liquido. In questo caso sarà molto più difficile trovare la giusta consistenza che permette alle barette di indurirsi al punto giusto. Se succedesse meglio aggiungere, per ridensificare, ancora farro e riso soffiato.

    gli ingredienti prima dell’aggiunta dello sciroppo

    Poi una volta soddisfatti con la consistenza si stende il composto all’interno di una scatola rettangolare abbastanza grande e dagli angoli ben definiti ricomprendone il fondo con la carta da forno. (se gli angoli del contenitore sono smussati poi non si riescono a tagliare bene le barrette).

    Poi si mette in freezer per due ore per renderle solide. Poi si potranno tirare fuori e tagliare a fette rettangolari per dare la forma di barrette che potranno essere conservate in frigo per una settimana.

I figli della notte

Vita dura in un collegio tutto maschile, questa è l’ambientazione di I figli della notte. Il film racconta di Giulio, 17enne di buona famiglia che si ritrova catapultato nell’incubo della solitudine e della rigida disciplina di un istituto per rampolli dell’alta società. Un luogo isoltato tra le montagne innevate dell’Alto Adige, dove vengono formati i “dirigenti del futuro”.

Internet imbavagliato, telefono concesso per mezz’ora al giorno, ma quel che è peggio violenze e minacce. Nonnismo come da copione, da subire dai ragazzi più “anziani”, nell’apparente accondiscendenza e apatia degli adulti.

Giulio riesce a sopravvivere grazie all’amicizia con Edoardo, un altro ospite del collegio. I due ragazzi diventano inseparabili e iniziano ad architettare fughe notturne dalla scuola-prigione, verso un luogo proibito nel cuore del bosco. Una baita-bordello dove conoscono una giovane prostituta: Elena.

Ma la trasgressione fa parte dell’offerta formativa (dopotutto è costume che i mega manager le prostitute le frequentino, alla grande e con lauto dispendio di mezzi, quindi tanto vale iniziare da piccoli!), il collegio sa tutto del locale peccaminoso e delle uscite notturne. E gli educatori, molto ipocriti, vigilano costantemente, restando nell’ombra.

I figli della notte ha atmosfere cupe, oniriche, che ricordano un po’ quelle di Youth di Sorrentino, il collegio sembra un luogo spaventoso e forse stregato.

I ragazzi ospiti, più o meno abbandonati da genitori abbienti e menefreghisti, sono quasi tutti arrabbiati e problematici. E i giovani interpreti sono bravissimi nel rendere disagio e confusione dei loro personaggi. Il regista, Andrea de Sica, è riuscito infatti a comunicare l’angoscia, e spesso l’incomunicabilità, adolescenziale con toni sommessi e drammatici, virando verso sfumature dark e surreali che sembrano aver preso ispirazione dalle fiabe dei fratelli Grimm.

E il passerotto come fa?

Ieri mentre pranzavamo fuori sul terrazzo, Emma ed io abbiamo notato strani movimenti di Lola nell’angolo in fondo del balcone. Quello coperto di edera rampicante dove di solito succedono cose interessanti.

E’ infatti lo stesso angolo dove di solito appare Silvestro che, scavalca il confine del suo balcone, e appare al nostro orizzonte. Beh, ieri Silvestro non si vedeva ma Lola si comportava in modo strano, sbirciava dietro la macchina del condizionatore (che si trova proprio nel fondo del terrazzo) e scodava.

Poi tornava indietro cercando di attirare la nostra attenzione.

Ultimamente Lola mi ha un po’ deluso, perché pensavo fosse un cane intelligente, invece la settimana scorsa l’ho beccata, sempre sul terrazzo ad abbaiare alla sua immagine riflessa nella porta finestra. Si specchiava e si abbaiava aggressivamente. Come se cercasse la rissa, con se stessa!

L’immagine naturalmente abbaiava a lei e così via. Stavo lavorando e dopo 10 minuti di abbaio nervoso ero andata a vedere quale fosse il problema e quando ho scoperto la verità ho provato imbarazzo per Lola, come poteva essere così ingenua?

E credere che ci fosse un cane fantasma riflesso nel vetro?

Comunque. Questo prologo per spiegare che ieri dopo un po’ di avanti-indietro dal condizionatore al tavolo, le abbiamo finalmente prestato attenzione giusto per gentilezza.

Emma l’ha seguita ed è andata a vedere cosa ci fosse dietro il condizionatore.

E mimetizzato dietro a una grande foglia di edera, abbiamo scoperto un passerotto pietrificato dalla paura. Probabilmente caduto da un nido della zona. Da un nido che abbiamo individuato nascosto tra l’edera della parete sopra il condizionatore.

Lola, che avrà avuto senz’altro un avo cane da caccia, probabilmente non aveva azzannato il passerotto perchè:

1-non era sicura fosse una preda, pensava fosse un’appendice marrone della foglia.

2-intuiva che fosse cucciolo, inerme, e quindi sarebbe stato scorretto, come sparare sulla Croce Rossa.

3-aspettava di consultarsi con Silvestro.

Ho preso il mano il passerotto che aveva il cuore che batteva a mille e cinguettava disperato, pensando che fosse venuta la sua ora. Ho cercato di parlargli con dolcezza, ma lui naturalmente non si è calmato.

L’ho appoggiato su un ramo un po’ in alto così magari la madre, (dov’era la madre, non si era accorta che mancava una creatura dal nido?!?!?) poteva trovarlo e venire a riprenderselo.

Emma gli ha offerto una ciliegia (un po’ brutta, con quello che costano le ciliegie non volevamo certo sprecare un durone) ma mentre gliela appoggiava vicino sul ramo il passerotto, forse dall’emozione, è caduto di nuovo dietro il condizionatore.

Lola ci guardava e continuava a scodare tra il perplesso e l’eccitato. Aveva capito che si trattava di una preda.

Ho preso la scala e ho piazzato il passerotto in un ramo più alto, più vicino al nido.  Il passerotto nel rivedermi ha cinguettato fortissimo disperato. Mentre io ho continuato a domandarmi dove fosse andata la madre. E il padre?

Dov’era il padre?

Con questi dubbi nella mente, ho blindato Lola in casa e sono tornata nello studio a scrivere, dovevo finire in fretta un pezzo, ma mi sono interrotta quando dalla finestra aperta ho sentito cinguettare fragorosamente.

E anche un gran movimento di foglie.

Sono tornata a vedere: il passerotto era sparito!

Mentre era apparso Silvestro; passeggiava nel giardino sotto al balcone.

E sembrava contento.

Il festival della fiaba

Per chi vuole una gita fuori porta diversa e intellettualmente stimolante il prossimo Festival della Fiaba è un evento da non perdere.

Otto giorni densi di appuntamenti, dal 15 al 25 giugno, per una manifestazione unica sul territorio nazionale. Il Festival della Fiaba è infatti un evento pensato per gli adulti. Per approfondire la l’arte della narrazione, delle fiabe, attraverso un’indagine intellettuale, antropologica e culturale.

Nella suggestiva cornice della storica Villa Sorra di Castelfranco Emilia, nei pressi di Modena, non mancheranno però nelle due domeniche, del 18 e 25 giugno, momenti anche per i bambini.

Ci saranno poi conferenze, spettacoli, performance, concerti, mostre d’arte visiva, letture di poesie e narrazione di fiabe, predisponendo i visitatori a uno stato di ascolto coinvolgente. Ogni volta che una fiaba della tradizione viene raccontata, qualcosa di prezioso viene condiviso e compreso da tutti.

Il tema caratterizzante di quest’anno sono i “Legami di sangue e Legami di cuore”, declinati e indagati in diversi aspetti e sfumature, a cominciare da una serie di conferenze dedicate: tra gli altri scrittori, pensatori e poeti come SimonLuca Renda, Cristiano Cavina, Michele Collina e Adriana Querzè, oltre a Magda Indiveri, approfondiranno il filo conduttore proposto dal Festival in un ciclo di incontri – a ingresso gratuito – che si svolgeranno ogni sera all’interno della Serra di Villa Sorra.

Qui tutte le info sul programma del Festival.

Mamma mia: la gravidanza a fumettti!

Fare ironia sulla gravidanza e sui primi mesi di maternità è molto di moda, ma non avevo mai letto il diario a fumetti dei nove mesi dell’attesa. Perciò mi sono molto divertita con MAMMA MIA! della fumettista argentina Agustina Guerrero.

Dopo il grande successo in patria, il libro è stato esportato e tradotto, ed è uscito da poco in Italia. Dal test di gravidanza alla rottura delle acque: questa illustratrice racconta con una grande dose di umorismo i piccoli aneddoti quotidiani i mesi precedenti alla nascita.

Un volume di illustrazioni e vignette dove le risate per i momenti in cui Agustina ironizza sul suo aspetto o i suoi malesseri, si alternano alle pagine in cui condivide gli attimi di tenerezza, gli abbracci, i dubbi, le paure e le lacrime.

L’autrice ha realizzato il suo diario illustrato proprio durante la gravidanza, garantendo così spontaneità e freschezza alle sue pagine.

«Le mie sono vignette che raccontano la vita quotidiana di una trentenne, della relazione di una coppia, delle paure e insicurezze» racconta Agustina. «Esperienze che credevo accadessero solo a me ma che, vedendo i riscontri in Facebook e le persone che mi contattano (ragazze e ragazzi da ogni parte del mondo), sono molto comuni»

La realizzazione “in tempo reale” le ha permesso di scrivere una sorta di piccola guida per coppie in attesa: non solo il punto di vista di una donna quindi, ma quello di due persone che vivono insieme gli attimi chiave dei nove mesi, affrontando tutte le “conseguenze straordinarie” della pancia che cresce.

Spostati Barbie! Arriva Wonder Woman

Le avventure di Wonder Woman, l’eroina simbolo di giustizia, di uguaglianza e di pace (nata dalla matita di William Moulton Marston) il primo giugno arrivano sul grande schermo.
La bellissima Principessa Diana, che nei momenti di emergenza si trasforma e acquista superpoteri, interpretata da Gal Gadot, sarà la protagonista di una pellicola tutta adrenalina. Per celebrarla è stata creata, dalla Mattel, una linea di bambole Wonder Woman. Dalla Barbie all’iconica eroina con la lucente armatura rossa e blu, è stato un attimo. Stesso fisico tutto curve, da Angelo di Victoria’s Secret, ma atteggimaneto, accessori e abbigliamento agli antipodi.

La bambola Wonder Woman si potrà infatti acquistare a cavallo di un destriero nero, forte, impetuoso e boccoloso, pronta per la battaglia con scudo e spada. Potrà lottare insieme alla madre Hypolita, la Regina delle Amazzoni. Un’altra che non scherza per niente: sempre armata per il combattimento, in sella al suo cavallo bianco.

Le bambine si potranno divertire a maneggiare la bambola Wonder Woman e farla combattere. Può infatti assumere tutte le posizioni mentre si destreggia con spada, arco, frecce, lazo e scudo. Potranno far rivivere le atmosfere e le avventure epiche dell’eroina e immedesimarsi nella sua forza e audacia.
Caratteristiche toste che speriamo passino, per ispirazione o alla peggio per osmosi, alle bambine alle prese con la bambola guerriera. E le aiutino soprattutto a crescere pronte a credere in se stesse e a farsi sempre rispettare.

Come soppravvivere al primo anno di vita del bebè

I primi dodici mesi di vita, si sa, non sono facili: per la mamma così come per il bebè. Accanto alle indimenticabili situazioni di rito: il primo sorriso, la prima vaccinazione, il primo dentino, la prima parola, ci sono le fonti di stress e frustrazione: gli orari impossibili, la carenza di sonno, la mancanza di tempo per sé.

Diario semiserio della mamma e del bebè è quello che serve a ogni neomamma per non dimenticare – e fare pace – con tutto questo. Pagine da scrivere, annotare, colorare, leggere e personalizzare a seconda dell’umore e della situazione del giorno, dal primo al dodicesimo mese di vita del bebè.

Il diario è fatto per essere utilizzato in qualsiasi ordine. Si può scegliere semplicemente la pagina più rilevante nel momento. Puoi annotare la data e una frase per descrivere la giornata: le emozioni, le frustrazioni e anche i porconi.

Ai miei tempi avevo fatto uno scrapbook, per inibizione, una cosa molto più tenera e anche un po’ ipocrita che descriveva solo i momenti belli. Questo invee è un diario di combattimento a 360° in cui si può anche scarabbocchiare qualcosa quando non se ne può veramente più. E riderci sopra, vergognarsi o sentirsi in colpa, un giorno che invece le cose filano lisce e il bebé sembra un angioletto. Tanto è un diario e dovrebbe essere segreto 🙂

Ho incontrato Astrosamantha

Ieri c’è stata una conferenza stampa al Museo della Scienza e della Tecnica con Samantha Cristoforetti che ha donato la sua tuta spaziale. In mezzo a una ressa di fotografi e cineoperatori, la giornalista del Sole 24ore ha avuto la meglio, e si è accapparata tutti i quindici minuti a disposizione per le domande. La reazione degli altri colleghi, me compresa, è stata molto dura.

Tanto che dopo siamo stati invitati anche all’incontro con il pubblico dove, a fine incontro, abbiamo potuto fare le nostre domande.

Samantha Cristoforetti è una donna affascinante e molto carismatica. Di grande ispirazione per le ragazze, sopratutto quelle che non amano la matematica e dovrebbero ricredersi. E’ stata spiritosa rispondendo alle domande dei numerosi ragazzini che riempivano la sala. Volevano sapere tutto sulla sua avventura spaziale. Così ha raccontato che, quando orbitava nello spazio, non le dispiaceva mangiare cibi disidratati e liofilizzati. Il suo piatto preferito erano i broccoli.

E anche che l’allenamento per partire in missione (ha trascorso 199 giorni nello spazio) è stato quasi più duro della missione stessa. Ha ammesso che dormiva bene nel sacco a pelo che galleggiava e fluttuava, per la mancanza di gravità (per essere sempre in forma riposava almeno 7 ore per notte). Poi ha parlato della macchina che permetteva di allenarsi come in palestra per non perdere muscolatura. E infine al bambino che le chiedeva come facesse ad andare al gabinetto ha spiegato tutto bene, seriamente, nei dettagli.

Andremo prima sulla Luna o su Marte? Il dibattito è aperto: negli ambienti dell’ESA e della NASA si discute parecchio sulla prossima meta.

Nel prossimo decennio, Samantha preferirebbe arrivare bene prima sulla Luna e proseguire per Marte successivamente. Nelle prossime missioni è previsto per gli astronauti un specie di alloggiamento “in stile camper” (come ha spiegato per semplicare a noi profani) per spostarsi comodamente a studiare le diverse porzioni della superficie lunare. A sentire Astrosamantha, sulla Luna in camper, sembrerebbe una situazione molto comoda!

L’amore è una bugia: un’anteprima

Per incuriosirvi un po’ di più sul mio romanzo, aspettando mercoledì 24, ecco qualche pagina. Il giveaway ha avuto un po’ di condivisioni ma stranamente anonime, quindi ricordatevi, eventualmente, di lasciare un commento 🙂

Di regola si può leggere negli store online un estratto di 20 pagine di un romanzo, perciò ho pensato di non ripetere quelle ma andare un po’ più avanti, senza “spoilerare” ovviamente.

(Peccato perchè le pgine più belle sono un po’ più avanti, ma ho cercato di trattenermi).

Quindi ecco alcuni pezzi che mi sono divertita a scrivere

(Mi piace un sacco inventare i dialoghi, le descrizioni invece per me sono più pesanti da scrivere).

Questi sono i due amiconi, i protagonisti maschili:

Più tardi la serata non prevedeva niente di particolarmente eccitante: all’orizzonte non c’erano appuntamenti mondani o eventuali incontri piccanti. Così Andrea e Mattia decisero di con- cedersi un bel trancio di pizza unta e saporita, a buon mercato.

Stravaccati sulla panca “dell’egiziano” sotto casa di Andrea, si gustarono un po’ annoiati una cena veloce innaffiata di birra. «Ti fai anche un kebab dopo la pizza? Sei proprio un maiale! È inutile che ti ammazzi sull’ellittica se poi mangi così» commentò Mattia, scandalizzato, dopo che il suo amico aveva ordinato altro cibo.
«Ho fame perché oggi non ho pranzato. Ho avuto pazienti tutto il giorno, senza pausa. Non faccio mica il giornalista fancazzista!» si difese Andrea.Ma Mattia non lo ascoltava più. Stava armeggiando con lo smartphone. Sorrise. Poi cominciò a digitare un messaggio.

«Ne prendi un’altra?» gli fece Andrea.
«Di cosa?»
«Di birra, coglione.»
Mattia non reagì. Era troppo preso dall’interazione con il telefono.
«La prossima volta vengo a mangiare da solo, visto che sei di grande compagnia.»
«Stai calmo! Mi è arrivato un messaggio su Facebook da una tipa, che ho incontrato l’altra sera allo showcase dei Depeche. Una ragazzina, figlia di un ex groupie di Dave Gahan…»

«Ah! Interessante! Tale madre tale figlia.»

«Non proprio. Però su questo ho fatto l’attacco nel mio pezzo. Lei l’ha letto e si è arrabbiata perché ho un po’ ricamato sulla storia.»

«Hai raccontato un sacco di balle come al solito.»
«Più o meno.»

 Qui la protagonista Elena incontra la sua amica:

…finalmente all’orizzonte comparve Giulia. Era trafelata, accaldata e barcollava sui tacchi, che le impedivano un passo spedito.

«Questi sandali maledetti mi stanno distruggendo i piedi» si lamentò prima di stramazzare sulla sedia di fianco a Elena.

«Però sono bellissimi…»

«Grazie, ma dovrei andare a lavorare in tuta, altro che tacchi e vestitino. Almeno starei comoda e magari quel porco la smetterebbe di allungare le mani.»

«È successo ancora?»

«Succede sempre. È la sua tecnica. Appena può, mi si stru- scia contro, peggio dei maniaci sul tram. Mi scanso, ma sembra non farci caso. Non demorde. Oggi mentre facevo delle foto- copie, con una scusa, mi si è piazzato dietro e non ho resistito: sono arretrata di un passo e gli ho piantato il tacco sul piede…Ho avuto un momento di soddisfazione quando ha guaito di dolore.»

«Brava, si meritava la stilettata!»

«Sì, ma non posso fare così tutte le volte che mi si avvicina. Devo finire il praticantato, lo sa e ne approfitta. Ho parlato con la segretaria più vecchia dello studio, ma naturalmente non ha potuto raccontarmi molto perché anche lei ha bisogno di lavo- rare. Comunque mi ha fatto capire che di ragazze neolaureate dal loro ufficio ne sono passate tante.»

«E sono tutte scappate…»

«Infatti, il maiale usa sempre la stessa strategia. Mette un annuncio in facoltà per cercare praticanti… non può scrivere che vuole solo donne, ma quando fa i colloqui i maschi pun- tualmente li scarta. Così ha sempre carne fresca. Abboccano in molte. Lo studio Pinzoni è in centro, piccolo ma abbastanza conosciuto. Con la fame di posti di lavoro che c’è in giro, all’inizio sembra una buona opportunità.»

«Giulia, è uno schifo, devi denunciarlo per molestie.»

«Ci ho pensato, ma lui è più potente di me, temo che la cosa mi si ritorcerebbe contro.»

E anche una descrizione:

Si infilò dentro per comprare una ricarica. Mentre aspettava di essere servita, Elena scorse biglietti di Gratta & Vinci appesi ovunque. Anche sopra il suo naso. Pensò che, anche per lei, forse tentare la sorte poteva essere l’unica via d’uscita. Era stata così sfortunata con il furto di quel pomeriggio da essere in credito con la fortuna. Riuscì quasi a sorridere.

Se avesse vinto, con uno di quei tagliandi che promettevano vent’anni di rendita con l’unica preoccupazione di andare in vacanza, in una botta sola avrebbe potuto mandare al diavolo Bigli e anche Lorenzo!

«Una ricarica da dieci e un Turista per sempre.»

Mentre grattava con una moneta le icone colorate degli in- fradito disegnate sul tagliando, invocò mentalmente la fortuna. Concentrata sul suo sogno, si appoggiò al bancone dove c’erano ancora i resti dell’happy hour. Pezzetti di pizza e focaccia, in mezzo a patatine e olive che avevano visto giorni migliori.

Il bene delle donne

Il bene delle donne, scritto da Eliana Liotta, giornalista e da Paolo Veronesi, senologo allo IEO, è un libro molto utile e interessante che ci insegna a stare meglio.

Si legge come un romanzo e si consulta come un manuale, fornisce le risposte agli interrogativi più comuni. Che cosa mangiare per dimagrire e allontanare ipercolesterolemia, diabete e patologie come il cancro? Quali check up fare a ogni età? Come proteggere le ossa? In che modo affrontare i disturbi ginecologici durante il periodo fertile e in menopausa? Pagina dopo pagina, si scoprono i collegamenti fra corpo e mente, neuroni e intestino, ormoni e appetito, cuore e stress.

Il punto di partenza è il femminismo scientifico, come lo definiscono gli autori.

Secondo gli studi più recenti, la parità dentro e fuori casa è un punto fermo per il benessere della donna. «I dati Istat sono crudi: il 70% e più del lavoro familiare è a carico delle italiane», si legge nel primo capitolo del libro. «Appena la metà di loro svolge una professione fuori casa a tempo pieno. Emerge che le donne soffrono meno di depressione quando hanno un’indipendenza economica e condividono con il partner le incombenze domestiche. L’istruzione e i lavori qualificati possono anche allontanare il rischio dell’Alzheimer».

Il femminismo scientifico è chiamato in causa anche per un’altra ragione: le differenze di sesso non sono tenute in debito conto nelle università, nei laboratori, nelle corsie degli ospedali. Non si è ancora affermata la cosiddetta medicina di genere, che dovrebbe destinare alle pazienti un’attenzione specifica.

Parliamo, ad esempio, dei farmaci: le donne assorbono e incamerano in maniera diversa i principi attivi. E invece la maggioranza delle pillole e delle fiale in commercio è testata sugli uomini: in media risulta studiata su un maschio giovane, bianco e sui 70 chili. E le donne? Le arruolate nelle sperimentazioni sono pochissime e anche per questa ragione le donne mostrano più reazioni avverse ai farmaci.

La medicina di genere dovrebbe occuparsi delle malattie che affliggono le donne in modo particolare o differente. Per esempio, la depressione o le malattie autoimmuni colpiscono molto di più le donne, la stipsi cronica è un disagio al femminile in otto casi su dieci. E i segnali dell’infarto sono diversi in una donna.

Il bene delle donne, si legge nel libro, «è che si faccia largo un’idea della salute complessiva. La psiche con il corpo, la vita sociale assieme ai sintomi».

Per esempio, lo stress cronico ormai si considera un fattore di rischio per il cuore: alza la pressione, accelera il battito. Le stime dicono che un malato oncologico su tre soffre di uno stato depressivo. E purtroppo i risultati delle indagini fanno pensare che l’isolamento e la sofferenza potrebbero contribuire alla progressione del tumore.

Ancora, le cellule nervose che tappezzano l’apparato digerente dialogano con i neuroni della testa. L’intestino è il nostro secondo cervello, come sa chi soffre di sindrome del colon irritabile: gli stati d’ansia si riverberano sulla pancia. E l’intestino è influenzato dagli estrogeni, gli ormoni sessuali femminili, messaggeri che attraversano il corpo e, nel cervello, influenzano l’umore: lo fanno perché sono collegati alla serotonina, la molecola detta della felicità.

Ormai si sa anche che quanto e come mangiamo influenza lo stato di salute. In ogni sezione del libro si trovano le indicazioni più aggiornate sull’alimentazione per proteggere il cuore, ridurre il colesterolo alto, prevenire i tumori e salvaguardare le ossa. E c’è un capitolo, intitolato «La disfida della bilancia», che è dedicato ai consigli per evitare il sovrappeso, con le spiegazioni sul rapporto fra chili e ormoni e con le dritte in menopausa. La tabella delle porzioni dà indicazioni precise su un’alimentazione sana e utile alla linea.

Alla fine del libro, poi, è riportato un calendario dei controlli consigliati dai 18 anni in su. Quando andare dal ginecologo, quando fare gli esami del sangue, quando sottoporsi alla mammografia. Con indicazioni particolareggiate. Per esempio, la spirometria, ossia il test che misura la funzionalità dell’apparato respiratorio, è suggerito alle fumatrici già dai 25 anni (con l’invito, ovviamente, a chiudere con le sigarette).

Il bene delle donne è di facilissima consultazione anch perché è sintetizzato in 11 passi da percorrere per la salute di mente e corpo.

Acqua. Serve a tutto. Alle cellule per le loro reazioni chimiche, al trasporto dei nutrienti, alle ossa: con un paio di litri si può coprire 1/3 del fabbisogno giornaliero di calcio.

Amore. Affetti e rapporti sociali aiutano a superare il dolore, pare riducano la produzione di sostanze depressive in risposta agli stress acuti, perfino i tassi di recidiva del cancro al seno.

Condivisione. Le ricerche dimostrano che l’incidenza della depressione nelle donne è minore se la distribuzione dei carichi familiari è equa, se lui e lei si spartiscono cura dei figli e della casa.

Controlli. Salvano la vita: dagli esami del sangue alla mammografia. Curare un cancro al seno sul nascere avvicina a una possibilità altissima di guarigione: il 98%.

Curiosità. Leggere, fare i cruciverba o i giochi da tavolo, suonare: dagli studi è emerso che impegnare la mente fa da scudo alle malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Empatia. Tipica del cervello femminile, è da coltivare anche nel mondo professionale, dove sono richieste sempre di più le abilità sociali e di comunicazione.

 Movimento. Tonifica, brucia calorie e fa ammalare meno: potenzia le difese, allontana il rischio di malattie cardiache, demenze, osteoporosi, diabete, cancro al colon, all’utero e al seno.

Relax. Bisogna allentare le tensioni. Lo stress cronico produce uno spettro di sintomi che vanno dall’insonnia ai disagi intestinali. Ed è un fattore di rischio per il cuore.

Sole. Consente la sintesi attraverso la pelle della vitamina D, essenziale per le ossa. Aria aperta a ogni età: prima per costruire lo scheletro, poi per prevenire l’osteoporosi.

Vegetali. Almeno due terzi di pranzo e cena dovrebbero provenire dal mondo vegetale: metà da verdura e un po’ di frutta, un quarto dai cereali (al top gli integrali).

Volontà. È necessaria per rivoluzionare le abitudini scorrette. Alimentazione e stili di vita sani abbattono del 30-40% il rischio di cancro, oltre che di tante altre patologie.

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