Ricordi di Natale

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La corsa ai regali è ufficialmente iniziata e uno dei pensieri più belli che si può fare a Natale è senz’altro un libro. A volte la scelta può essere difficile perchè non sempre si azzeccano i gusti di chi riceverà il dono, ma un pensiero che senz’altro accontenta tutti è l’idea di fare gli auguri con un libretto dedicato al Natale e alle sue tradizioni.

Questa è l’ispirazione della collana di Natale di Graphe.it dedicata a racconti natalizi scritti da autori classici e contemporanei e arricchiti da una poesia ispirata al Natale. Libretti piccoli e maneggevoli con eleganti copertine vintage. E anche ecologicamente corretti perchè realizzati con carta riciclata.

L’anno scorso ho partecipato anch’io in coppia con il grande “scapigliato” Camillo Boito, mentre quest’anno con Ricordi di Natale c’è un’altro duo molto interessante: Matilde Serao e Giulio Laurenti.

La Serao (prima donna a dirigere un quotidiano alla fine dell’800) nel racconto intitolato Nell’idillio con il suo piglio giornalistico descrive Betlemme, la grotta del presepe e il villaggio di Ain Kerem. Le rimembranze di un suo viaggio in Palestina diventano per noi testimonianza di un Natale che non c’è più.

Mentre la poesia di quest’anno si chiama Febbre ed di Vittoria Aganoor Pompilj ed è anch’essa sul tema dei ricordi. Perchè parte della magia del Natale è proprio questa, la rimembranza di queste giornate importanti, che diventano ricordi indelebili soprattutto se riguardano il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza.

Lo stesso filo rosso si ritrova nella storia di Giulio Laurenti, L’orango, dove l’autore descrive con delicatezza e ironia la nostalgia di un Natale passato, in cui per il giovane protagonista essere incaricato di adobbare l’albero e fare il presepe è stata un’esperienza dolceamara di crescita e responsabilità.

Shopping natalizio online

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Ero in ritardo: ho suonato e mi sono infilata velocemente oltre il cancello, peccato che la seconda porta non si aprisse. Per una botta di sfortuna sono rimasta prigioniera tra le inferriate del cancello e la vetrata, purtroppo chiusa.

Come in gabbia, osservavo la gente che passava veloce e indaffarata nella via, sperando che qualcuno mi guardasse o magari dovesse entrare nello stesso palazzo. Purtroppo tutti si facevano i fatti loro e tiravano dritto.

E rimanevo lì in ostaggio tra le due porte.

Allora mi sono sbracciata e ho chiesto aiuto a un tizio che passava finalmente vicino alla mia gabbia.

“Scusi signore, sono rimasta incastrata qui, può suonare gentilmente il campanello? Quello con scritto Ebay”

“Ebay?”, sembrava contento, gli pareva una mossa cool e ha sorriso: “Certo! Devo anche dire chi è?”

“Grazie, ma non importa!”

Il click del citofono mi ha liberato, sono corsa su per le scale per iniziare l’avventura del mio shopping natalizio online.

Ero stata invitata insieme ad alcune altre mamme blogger a sperimentare gli acquisti natalizi online utilizzando Ebay.

Devo ammettere che partivo da lontano, lontanissimo: ero rimasta a quando su Ebay si compravano/vendevano oggetti usati. Quindi sono stata aggiornata sul nuovo stato dell’arte e su come questa piattaforma sia diventata uno strumento comodo e indipensabile per combattere lo stress da regalo di Natale.

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Sì, perchè si inzia piene di buone intenzioni, alla ricerca del regalo perfetto, il regalo pensato, il regalo speciale e poi si finisce isterici a sgomitare in un centro commmerciale affollato, a combattere e porconare già nel parcheggio. E il conto alla rovescia verso il giorno di Natale può diventare una frustrante lotta contro il tempo.

Come evitare tutto ciò?

Basta un colpo di click e si acquista online: provare per credere. Infatti ce l’ho fatta anch’io, anche se avevo dimenticato la password (odio le password e voi?) sia di Ebay che di paypal. E nonostante tutto in meno di cinque minuti sono riuscita a fare ben due regali alle mie figlie. Due regali a chilometro zero anche se me li hanno venduti da Londra. Ma nella velocità non ho tralasciato la convenienza, nella ricerca ho filtrato la mia scelta tra i venditori più fidati, quelli che consegnavano gratis e mi sono assicurata della clausola soddisfatta o rimborsata.

E’ andato tutto liscio e i regali dovrebbero arrivare domani.

Ho appurato che su Ebay si può acquistare veramente di tutto: dalla sabbietta per il gatto ai sex toys e non pensiate che questi due articoli non siano correlati, infatti ho scoperto che fra l’utilizzo delle due cose c’è un nesso molto stretto.

Un’interessante novità anche per me che, da sempre come sapete, preferisco i cani!

Gli smartphone non sono una babysitter

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Questo post sarà impopolare però credo che valga la pena diffondere certe notizie.

Una decina di giorni fa sono stata invitata a una conferenza di psichiatria sulle depressioni e fra i temi affrontati c’era anche il cambiamento della nostra struttura cerebrale provocata dall’uso intensivo di strumenti tecnologici.

Sotto il titolo “Google ci ha cambiato il cervello” sono state affrontate varie problematiche connesse all’utilizzo dei vari device. E mostrate slide impressionanti su come il nostro cervello è mutato negli ultimi anni.

E’ stato ripetuto l’invito a non abusare dei nostri smartphone e tablet prima di addormentarci perchè, come è risaputo, la luce blu degli  apparecchi tecnologici inibisce la produzione di melatonina e interferisce con la qualità del nostro sonno.

Ma noi siamo adulti e possiamo farci del male in modo consapevole mentre un allarme è stato lanciato per quanto riguarda l’utilizzo della tecnologia come baysitter per tenere calmi i bambini.

Le statistiche riportate dicono che i bambini, i nostri poveri nativi digitali, iniziano piccolissimi (lo utilizza il 20% a meno di 1 anno, il 27% a meno di 2 anni, il 54% a meno di 3 anni). Questo fa malissimo perché provoca e amplifica i disturbi del sonno, predispone ad assuefazione e crea per danni comportamentali nella crescita.

Certo, è comodo piazzare in mano al proprio figlio qualcosa che lo incanti, gli impedisca di interagire troppo e dare fastidio. Però non bisognerebbe farlo, almeno fino ai tre anni.

Una volta i bambini si parcheggiavano davanti alla televisione, non era il massimo, ma era un’abitudine decisamente meno dannosa.

Oggi l’assuefazione agli smartphone è fortissima: piccolini in passeggino che giocano con il cellulare si vedono ovunque. Bambini inebetiti con il tablet al ristorante sono oramai una consuetudine.

Poco tempo fa in un bar ho visto una bimba sui due anni che faceva un capriccio, urlando attaccata alla gamba del papà, che non le prestava attenzione perchè parlava con un amico.

Pensavo che la bimba volesse un dolce, una coccola, essere presa in braccio…invece a un certo punto il padre stanco delle urla ha tirato fuori dalla tasca lo smartphone e gliel’ha passato.

Così la piccola tossica tecnologica si è calmata e con le dita grassotelle ha cominciato a giocare, finalmente felice.

E chissenefrega se, come sospettano gli psichiatri, il suo cervello subirà mutazioni!

Bilancia bye-bye

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Ho letto il nuovo libro di Francesca Sanzo, la mia amica Panzallaria che però oramai dopo la trasformazione, la muta -come la definisce lei- che un paio di anni fa le ha fatto perdere 40 chili, è magra e scattante quindi non potrebbe più chiamarsi cosi.

Sono d’accordo con tutto quello che ha scritto sul mantenimento del peso forma che si può ottenere, oltre che attraverso una dieta equilibrata, con l’esercizio fisico che ha il doppio effetto di bruciare calorie e conservarci psicologicamente sani.

L’ho provato sulla mia pelle: ogni forma di attività cardio è un toccasana sull’umore e la corsa in particolare è veramente portentosa. Potente come una droga per produrre endorfine e ribaltare l’umore.

Una settimana fa sono riuscita a correre per la prima volta 10km e dopo, oltre alla soddisfazione, ero euforica. (Anche se oggettivamente non c’era nulla di nuovo per essere felici, a parte aver battuto il mio record personale). E invece dopo una bella doccia, con le endorfine ancora in circolo, ero diventata simpaticissima.

Sembro fulminata?

Invece no: ho la scienza dalla mia parte. Pochi giorni fa sono stata a una conferenza di psichiatria dove è stato affermato che nella cura delle depressioni, anche gravi, l’esercizio fisico e una terapia coadiuvante molto importante.

Quello che invece è molto pericoloso e deleterio per l’umore, sia di chi vuole perdere peso ma anche di chi naviga nel mantenimento, è salire sulla bilancia troppo spesso.

Per anni, diciamo per quesi tutta la vita, mi sono pesata ossessivamente. Non tutti i giorni ma troppo spesso e questo gesto masochista mi ha rovinato tante giornate.

Non sono mai stata grassa ma l’attenzione al cibo e al peso è stata una costante della mia vita. Ho ritrovato degli antichi reperti -i miei diari delle medie- e con racappriccio ho scoperto che già allora stavo attenta a quello che mangiavo. Confessavo con senso di colpa di aver esagerato con cioccolata e pasticcini.

A quesi tempi a casa mia la bilancia non era molto precisa e quindi evitavo di pesarmi ma poi nell’età adulta ho sempre avuto una bilancia con cui torturarmi e rovinarmi l’inizio della giornata.

A volte addirittura mi attaccavo ai numeri come fossi in una svendita: il decimale 0,99 mi rendeva felice e mi illudeva di pesare un chilo in meno. Se invece pesavo di più di quanto sperato un odio feroce verso la bilancia mi possedeva!

Una volta ne ho anche comprato una nuova perchè non volevo credere che funzionasse a dovere. Se mi faceva sentire grassa doveva essere per forza da rottamare.

Poi non ricordo bene come sia avvenuto il miracolo della liberazione: un bel giorno frustrata e ribelle, ho maledetto l’oggetto e ho smesso di pesarmi.

Ho lasciato scaricare le pile. Ho abbandonato la bilancia al suo destino, negletta e coperta di polvere. Che bella vendetta!

Ho smesso di essere emotivamente schiava dell’orrore di quel mezzo chilo in più. Ho cominciato a credere che l’oscillazione fisiologica del peso non porta necessariamente a ingrassare.

Ma decidere di non pesarci più non vuol dire svaccare e fregarsene della propria forma fisica.

Ho continuato ad alimentarmi in maniera sana, a fare esercizio fisico e per misurarmi mi sono affidata ai vestiti. Certi indumenti del mio guardaroba (jeans e gonne) sono diventati lo strumento per capire se sto ingrassando.

Ormai sono passati un po’ di anni da questo momento di liberazione, non sono diventata obesa, anzi sono molto più felice e consiglio a tutti di liberarsi dell’incubo bilancia.

E se proprio non riuscite a smettere, usatela con moderazione, non più di una volta alla settimana.

#Blackfriday non è solo shopping

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A me è successo una settimana fa: il blog era sotto attacco e stavo per perdere tutto. Colpa di un “attentato” al server su cui  extramamma è ospitato negli USA. Ovviamente gli hacker non volevano colpire me, ma sono stata vittima perchè sparando nel mucchio (per carpire magari dati sensibili di altri siti magari di e-commerce) ho beccato la classica pallotola (virtuale) vagante.

Poi fortunatamente siamo riusciti a ripescare il database, nove anni di vita non sono andati in fumo, e sono ancora qui!

Comunque quando si vede comparire Error 404 è sempre frustrante e soprattutto traumatico.

Perciò combattere questa scritta, soprattutto in ambiti ben più importanti del mio blog (!), e difendere la libertà di informazione è fondamentale. Purtroppo in tante parti del mondo viene bloccata troppo spesso, quindi bisogna continuare a diffondere la consapevolezza dell’importanza dei diritti di informazione cartacei e digitali.

Quelli digitali sono più facili da boicottare e bloccare. Lo sa bene Access Now,  un’organizzazione internazionale nata per la difesa di questi diritti, che domani lancia una campagna globale #KeepItOn per combattere contro i blocchi governativi di internet.

E Lush, brand etico sempre sensibile alle cause umanitarie, a supporto di questa iniziativa, domani Black Friday, il giorno dedicato agli sconti prima dello shopping natalizio, venderà (online e nei negozi di 40 paesi al mondo) una bomba da bagno in edizione limitata che si chiama Error 404.

L’intero ricavato di queste vendite andrà a costituire un vero e proprio fondo per supportare campagne a favore dei diritti digitali nel mondo e l’obiettivo della campagna #KeepItOn è quello di raccogliere £250,000.

Lo staff Lush e associazioni locali partner della campagna inviteranno inoltre i clienti a firmare questa petizione  per chiedere ai leader mondiali di non interrompere la rete internet.

La campagna si concluderà mercoledì 7 dicembre, giorno in cui le petizioni verranno consegnate ai leader dei governi presenti all’Internet Governance Forum (IGF 2016) a Guadalajara in Messico, durante il quale i delegati delle Nazioni Unite si riuniranno per dialogare sulle questioni di politica pubblica relative allo sviluppo di un ecosistema internet aperto. Più di 30.000 esponenti del settore pubblico e privato parteciperanno al Forum, che diverrà un momento cruciale per i leader di governo per contrapporsi a qualunque blocco di internet.

Nel solo 2016 Access Now ha registrato e documentato più di 50 blocchi di internet in tutto il mondo. Quando le persone vengono zittite, è il momento di parlare ad alta voce.

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Droga per cani

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E’ nervosa, agitata e chiede l’attenzione H24. A colpi di muso o buttandosi a terra sui nostri piedi per “fare pancia”, farsi cioè grattare e accarezzare sull’addome peloso.

Non è normale.

Da due giorni Lola è così, in preda a un comportamento anomalo e super bisognoso di attenzione. E’ così da quando ho smesso di premiarla con uno snack (anzi mezzo), un bastoncino ricompensa dopo la nostra passeggiata.

Avevo cominciato a darglielo, diciamo regolarmente, un mese fa, per premiarla del suo comportamento durante la passeggiata senza giunzaglio. Lo meritava perchè obbediva: al momento di rincasare tornava da me anche quando in giro c’erano altri cani interessanti da annusare.

Un atteggiamento da lode e gratificazione.

Arrivati in casa le dicevo: “Brava, ecco un bella droghetta per te!”

Chiamavo “droghetta” gli snack così per gioco, senza rendermi conto di diventare uno spacciatore affetttuoso.

E così, giorno dopo giorno, passeggiata dopo passeggiata, gratificazione dopo gratificazione, il mio cane è finito nel tunnel della dipendenza.

Per colpa mia.

E domenica quando mi sono accorta che i bastoncini “al gusto beef” erano finiti e anche quelli “ti miglioro l’alito”, le ho fatto solo una carezza e detto brava ben tre volte.

Ma non è stata la stessa cosa.

Lola oramai era dentro fino al collo all’assuefazione alla sostanza. E ha cominciato a comportarsi in maniera strana. A non essere più il simpatico cane sereno che dorme quasi tutto il giorno (il comportamento più fico in questi giorni bui e piovosi), Adesso abbaia nervosamente a ogni rumore e qualche volta ringhia pure. E quando le prende il down elemosina attenzione in maniera imbarazzante.

Dove è finita la dignità di una che doveva diventare capobranco?

Ho cercato di consolarla e sgarrando alle regole della sua dieta di croccantini, le ho dato anche mezza fetta di emmenthal al ritorno di una passeggiata, ma per lei non è stata la stessa cosa.

Perciò credo che l’asssuefazione non sia solo psicologica.

Allora a questo punto mi chiedo: cosa si nasconde veramente dietro “al gusto beef”? Cosa contengono questi snack gratificanti?

Perchè quando inizi non puoi più farne a meno?

 

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Crumble Vegano

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Anita se n’è andata e quindi le ricette tocca farle a me. La faccenda non butta per niente bene, ma dopo un paio di settimane di allenamento posso proporvi questa ricetta di crumble adatto anche a chi è intollerante al lattosio perchè è senza burro e quindi vegano. Il crumble (perfetto dessert invernale) è una mia ossessione, avevo già provato a farlo (con scarsi risultati) varie volte. Ma questo ha avuto un inaspettato successo. E’ facile da fare, poco calorico e buonissimo anche il giorno dopo da gustare freddo.

Ingredienti (per 4 persone):

  • tre mele
  • una vaschetta di more e una di lamponi (si possono usare anche altri frutti di bosco a piacere)
  • due arance
  • una tazza e mezzo (mug) di avena
  • quattro cucchiai di olio di cocco
  • tre cucchiai di malto di riso (o in alternativa sciroppo d’acero)
  • quattro cucchiaini di cannella

 

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Procedimento:

  • Preriscaldare il forno a 150°
  • Tagliare a cubetti le mele e metterle a macerare nella teglia con il succo delle due arance. (ho usato una terrina di ceramica antiaderente così non ho dovuto imburrare/ungere)
  • Aggiungere poi i frutti di bosco
  • Amalgamare l’avena con la cannella, i cucchiai di malto di riso (o sciroppo di acero) e quelli di olio di cocco. Qui ho incontrato due difficoltà: nel primo tentativo avevo sbagliato a scegliere l’avena, era troppo granulosa (lontana parente della granola) e fa molto più fatica a integrarsi con il malto e il cocco. Quindi alla fine anche mescolando per una vita, rimane piuttosto rigida e alla fine, anche dopo la cottura non si mescola mai bene con la frutta. Quindi consiglio di comprare l’avena più “sfarinata” possibile, quella che sembra una lontana parente della segatura: brutta ma utile, che si lavora molto meglio. La seconda difficoltà riguarda l’olio di cocco che con il freddo si solidifica. Quindi per misurare i cucchiai bisogna scavare nel barattolo con energia (ed è un po’ snervante), per ovviare il problema si può lasciare in anticipo il vasetto di olio di cocco fuori frigo per lasciarlo ammorbidire a temperatura ambiente.
  • Quando l’aveva si è amalgamata bene ed è diventata un composto morbido si ricopre con quest’ultimo tutta la frutta, senza lasciare intravedere neanche un mirtillo!
  • Cuocere per circa mezz’ora.
  • Per i più golosi si può abbinare anche a un gelato di crema.

P.S. nelle foto si vedono more e mirtilli, c’è qualcosa che non quaglia (!) foto da due tentativi diversi (scusate sto imparando! Le foto del food sono difficilissime. Spesso sembra qualcosa di già digerito)

Instagram serve anche per riempire le ciotole

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Lola è tutta nera, quindi non è per niente facile da fotografare. Poi è anche bassa con le zampe corte, quindi come modella non avrebbe passato molti casting, anche se è magra. Però ha un muso espressivo, grandi occhi scuri e un tartufo simpatico.

Quando avevo Jack, il golden retriver con un pedigree aristocratico ma pazzo, stupendo e fotogenico era tutta un’altra cosa. Volendo sarebbe stata una vita patinata da photo shoot, se non avessi dovuto impiegare tutta la mia energia a corrergli dietro, per evitare che mettesse il muso delle carozzine e zampasse addosso alle persone.

Ma vale più un cane indomabile da poster o una meticcia meravigliosa, intelligente e…. bella dentro?

Meglio Lola mille volte!

Quindi adesso inizierò a paparazzarla per ottenere cinque meravigliosi scatti e poter così partecipare a questo challenge, questa bellissima iniziativa su instagram.

Infatti da lunedì scorso novembre fino a domenica 27 novembre, ogni 5 foto di cani o gatti postate su instagram con l’hashtag #5fotoXunpasto16, Royal Canin donerà un pasto ai cani e gatti ospiti dei rifugi ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali).

Secondo un’indagine commissionata da Royal Canin agli italiani piace condividere le immagini dei propri amici a 4 zampe sui social network (63%). Una propensione che aumenta tra i proprietari di cani e gatti con un’età tra i 18 e i 24 anni (84%), confermata anche da questo post del 2012 dove già prevedevo il futuro (come i Simpsons con l’elezione di Trump!).

Giunto ormai al suo terzo anno questo challenge, nelle scorse edizioni, ha generato oltre 27 mila foto che si sono tradotte in più di 5 mila pasti donati da Royal Canin agli sfortunati animali dei rifugi ENPA.

Quindi iniziamo tutti a fotografare i nostri amici pelosi senza però stressarli troppo. Ci sono alcune regole da seguire: abbassarsi al loro livello, cercare di non infierire incaponendosi nel trovare la foto giusta con mille scatti, ritrarli rispettando la loro personalità, usare la luce naturale, incominciare a fotografarli di profilo per poi passare a una posa frontale. Poi per avere più probabilità di ottenere una foto meravigliosa è consigliabile usare lo scatto continuo.

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Le avventure di Erasmo – Elogio dell’acqua

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Erasmo, un ragazzino di tredici anni simpatico e sveglio, con grandi orecchie a sventola che si rivelano utilissime perchè hanno la sensibilità di un radar sottomarino. Servono a sfangarla a scuola, dove può ascoltare gli inciuci morosi delle sue compagne e rivendere le preziose informazioni, ma soprattutto a cavarsela in mare dove intraprende un viaggio avventuroso con la zia.

La zia è una tipa simpaticissima che nuota come un’atleta, ha gli occhi molto distanti come i pesci, cucina spaghetti allo scoglio e parla solo in rima perchè a scuola l’ora di antologia era la sua lezione preferita.

Devono andare alla ricerca del padre di Erasmo, un capitano di lungo corso misteriosamente sparito in mare insieme alla sua nave.

Sono loro i protagonisti di questo originalissimo romanzo, scritto da Daniela Maddalena, autrice e musicologa. E’ un libro che si legge tutto d’un fiato, coinvolge e diverte, ed è arricchito dalle belle illustrazioni di Laura Fanelli.

L’avventura surreale di Erasmo e la zia un po’ matta è tutta acquatica: piena di colpi di scena improbabili e iperbolici. Per esempio affrontare i pericolosi incantesimi delle Sirene che fanno strage fra gli incauti naviganti:

Le Sirene sono incantevoli cantanti. Con tutte le belle ragazze che ci sono, possibile che i marinari non resistano a qualche sciacquetta un po’ intonata?

Devono affrontare innumerevoli e improvvisi ostacoli in mezzo a mostri marini, pescatori, tempeste improvvise, diluvi ma anche, più prosaicamente, spiagge affollate provviste di pedalò.

Diciamo che per una notte senza mangiare non è mai morto nessuno. Però si  arrabbiato sicuramente a meno che non fosse a dieta. Chi glielo spiega all’orso che una notte di digiuno non fa male a nessuno? E alla iena? Le dite che “c’è stato un guasto tecnico e stiamo lavorando per ripararlo?”

Modulati con molta immaginazione e ironia i riferimenti letterari nell’avventura di Erasmo si sprecano. Sono importanti e famosissimi: dai miti greci all’Odissea, passando per la Bibbia e la Divina Commedia. Ma ci sono anche Pinocchio e Walt Disney.

Troppo da digerire per i ragazzini?

No, per due motivi.

Il primo riguarda la scrittura dell’autrice, veramente una delizia: musicale ed ironica che fa venir voglia di rileggere le frasi più volte per assaporarne ancora la piacevolezza.

Il secondo perchè l’esperienza di lettura può essere su vari livelli, il riferimento importante che i piccoli lettori non comprendono pienamente da bambini è un seme che germoglierà nelle letture successive dell’età più adulta.

(Giuro: l’ho sperimentato con le mie figlie!)

La buona notizia è che le avventure di Erasmo continueranno con altri quattro libri, perchè il destino di questo ragazzino è di affrontare tutta la forza dei vari elementi. Poi la musicalità della scrittura di Daniela Maddalena sarà messa in ulteriore risalto perchè questo romanzo fa parte del progetto di Booksound per la diffusione della lettura ad alta voce.

Festival del Piccolo grande cinema

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Da domani sera fino al 13 novembre torna a Milano il festival del Piccolo Grande Cinema, oramai giunto alla nona edizione.

Ci saranno 14 imperdibili anteprime internazionali di film per bambini e ragazzi tra cui Captain Fantastic di Matt Ross, che ha vinto il Premio del Pubblico alla Festa del Cinema di Roma; Sing Street di John Carney presentato al Sundance Film Festival e La mia vita da zucchina di Claude Barras presentato a Cannes e candidato agli Oscar.

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Capitan Fantastic

Poi inaugurazione esclusiva del percorso olfattivo “Al cinema col naso – i film come non li avete mai sentiti”, per potenziare la visione di sequenze di film con la multisensorialità in versione high tech; la ormai celebre Notte al MIC per 20 impavidi bambini che dormiranno in sala cinema.
Per gli adolescenti: la sezione Neverland, composta da film per adulti che riflettono sugli anni difficili della trasformazione in giovani adulti. E ancora le proiezioni per i 100 anni di Luigi Comencini, fondatore della Cineteca di Milano, e per i 100 anni del grande scrittore per ragazzi, il geniale e unico Roald Dahl.

Da non perdere un laboratorio di critica cinematografica e uno di doppiaggio e anche l’Open Day delle Scuole e dei Corsi di Cinema per dare la possibilità alle famiglie di scoprire le professioni del cinema per i propri ragazzi. Tutti i dettagli e il programma completo si possono scaricare qui.

Tra gli ospiti previsti al Festival ci sarà il regista Ivan Cotroneo, che saluterà il pubblico di Spazio Oberdan mercoledì 9 novembre alle h 21 presentando il film della Sezione Neverland Un bacio e il suo omonimo libro e terrà anche una masterclass per le scuole.

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Rock Dog

Ci sarà anche  il cantautore Giò Sada, vincitore nel 2015 della nona edizione del talent show X FACTOR, che ha interpretato la versione italiana delle canzoni originali del film d’animazione Rock Dog, in programmazione sabato 12 novembre alle h 18.

E per gli insegnanti l’incontro con il regista Bruno Bozzetto (mercoledì 9 novembre h 16, Auditorium Giorgio Gaber – Palazzo Pirelli), per presentare il progetto Schermi di classe – La scuola al cinema.

Guida affetuosa al piacere del vino

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Il vino mi è sempre piaciuto. Ma quando una ventina di anni fa è diventato contagioso il wine testing, cioè l’arte di degustare, con il fiorire di tutti gli espertoni che prendevano il bicchierone e annusavano, annuivano, confutavano (il più delle volte senza capirne nulla ma scimiottando un comportamento alla moda) decisi, per reazione, di bere birra.

Per questo motivo scoprire questo piccolo manuale scritto dalla mia amica Barbara Summa mi ha fatto un immenso piacere. Leggendolo sono riuscita a riconciliarmi con il buon vino. Barbara, sommelier e quindi avrebbe potuto infierire, è riuscita invece ad affrontare l’argomento in un modo estremamente competente evitando la presupponenza degli antipatici esperti (di cui sopra).

Ha scritto infatti questa guida nel suo stile più tipico, divertente e coinvolgente, riuscendo però a fornire tutte le informazioni, anche le più tecniche, sulla cultura del vino italiana e straniera.

Racconta di vitigni, di amore per la terra, dei vari tipi di uva e anche degli abbinamenti ideali fra il vino e il cibo.

E ci aiuta anche a decifrare le etichette, spesso bellissime ma alquanto sibilline, ci parla dei solfiti, del significato della denominazione e anche della differenza fra DOCG e DOC.

Poi spiega, proprio in maniera affettuosa come promette il titolo del libro, anche i fondamentali della degustazione: come scoprire aromi e colori, riconoscere un buon vino e costruirsi un sistema sensoriale che aiuti a bere meno e meglio.

Perchè infatti sentirsi degli intenditori non vuol dire aver scovato la scusa perfetta per inciuccarsi, significa piuttosto usare i nostri sensi per apprezzare e riconoscere il vino di qualità.

Quindi questa guida, potrebbe essere interessante anche per gli astemi curiosi, quelle persone gentili che di solito dopo una serata alcolica, guidano l’auto e riportano tutti a casa sani a salvi.

(Anche se in Romagna dicevano “guida poco che devi bere!“)

 

 

 

E’ solo un cane (dicono)

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Ho appena finito di leggere un libro bellissimo: la storia di Blasco, un cão de Água, (tradizionalmente il cane dei pescatori portoghesi) e la sua padrona Marina. Come in tutte le relazioni più belle, l’incontro avviene per caso ed è un colpo di fulmine: di solito sono i cani a sceglierci e così è stato anche in questa storia.

Blasco e la sua padrona vivevano felici e contenti finchè un brutto giorno il cane si ammala. E questo piccolo memoir, tenero,  commovente, ma anche ironico, racconta la lotta del cane contro la malattia e l’amore della sua padrona che fa di tutto per curarlo.

E’ solo un cane e sapevo che prima o poi inevitabilmente avrei dovuto dirgli addio…Va così con i cani e lo sappiamo già in partenza.

Questo scrive l’autrice razionalizzando suo malgrado.

Ma poi coinvolge chi legge nella sua battaglia contro il male bastardo che ha colpito Blasco e racconta tutto nei dettagli: dal suo punto di vista e da quello del cane. Sì, perchè cane e padrona oramai vivono in simbiosi e così l’escamotage letterario riesce alla perfezione perchè è facile immaginare quello che Blasco pensa e vorrebbe dire!

Marina è premurosa e ansiosa come una mamma, Blasco è forte e coraggioso, ha un certo senso dell’umorismo e reagisce bene alle cure.morpurgo-esolo-piatta

Poi l’autrice ha scoperto che incredibilmente Blasco, adottato in una località vicino Milano, in realtà è nato a Gambassi, il paese della Toscana dove sessanta anni fa, durante la seconda guerra mondiale, si erano proprio rifugiati i suoi nonni per sfuggire alle persecuzioni nazifasciste. Un segno del destino?

Probabilmente sì. I nonni si erano salvati e allora perchè, maledizione, non dovrebbe farcela anche Blasco? Questa piccola storia appassionante parla della capacità di lottare, di speranza e di dedizione. Fa sorridere e anche piangere, dovrebbero leggerlo tutti… anche eventualmente i padroni di gatti!

 

Le vie del marketing sono infinite…

Le figlie devote possono fare tante cose per aiutare la famiglia, ma la storia di questa ventenne che ha deciso di mettere all’asta la sua verginità per aiutare i genitori a ricomprare la casa di Seattle, distrutta in un incendio e non assicurata, mi puzza di abile manovra marketing per rendere più “preziosa”, cioè più cara, la merce.

Perchè di mercificazione si tratta e anche della peggior specie.

Per attuare il piano i genitori sono rimasti a vivere nell’edificio bruciato mentre la figlia ha traslocato, dalla vecchia abitazione a pezzi nello Stato di Washington, a una casa d’appuntamenti nello Stato più liberale del Nevada (dove i bordelli sono legali) per aspettare il fortunato e ricco cliente ideale.

La povera illibata ragazza attende da un anno l’acquirente giusto ma adesso pubblicizzando il suo sacrificio filiale, urbi et orbi,  certamente le quotazioni saliranno.

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Katherine Stone@Twitter

Mentre medita a chi mollarla il prezzo è arrivato a circa  400.000 dollari.

Provo tristezza, stupore ma anche una certa pratica perplessità.

Ma perchè non “l’ha messa” su Ebay?

In questo mondo altamente tecnologizzato sarebbe stato più facile e comodo: niente spese di viaggio, zero critiche dei benpensanti (devi farlo per amore, non per amore dei soldi!)

Soprattutto avrebbe evitato la noia di dover vivere vergine in un bordello del Nevada per un anno.

Poi mentre la loro figlia aspetta di essere acquistata dal miglior viscido acquirente, cosa fanno i genitori? Scelgono le nuove piastrelle? Confrontano i prezzi del parquet?

Questa squallida vicenda aprirà forse un nuovo interessante orizzonte sia nel mercato immobiliare che nelle polizze antincendio.

E degradazione nella degradazione, sono sicura che alimenterà comparsate televisive super trash, ispirerà un memoir a luci rosse e forse diventerà anche un film.

Il nido (mezzo) vuoto

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Siamo state assieme per vent’anni (sì, perchè l’ho conosciuta alla prima ecografia, che cadeva giusto in questi giorni, nel lontano ’96 quando era lunga neanche una decina di centimetri) e ieri Anita si è trasferita in una residenza universitaria a Pavia per studiare medicina.

Sono felicissima per lei e l’ho molto incoraggiata in questa scelta di autonomia ma oggi mi sento un po’ strana. Sarà la sindrome del nido vuoto?

Leggendone i sintomi penso di non essere ancora in pericolo, anche perchè il nostro di nido non è vuoto, c’è Emma ben felice di allargarsi e duplicare il suo spazio.

E poi c’è Lola, la sorella pelosa, che era un po’ ansiosa quando ieri ha visto parcheggiato nel corridoio il bagaglio di Anita che stava per prendere il volo. I bagagli significano vacanza e potrebbero anche significare pensione per cani, ha pensato Lola con preoccupazione.

Ma vedendo che, a parte Anita, il resto del branco era rimasto a casa, se n’è fatta una ragione.

Però oggi pomeriggio mi sono quasi stupita di non vedere la mia primogenita tornare da scuola. Ho aperto la porta della sua camera, ho guardato i pupazzi solitari di fianco al letto e ho capito che qualcosa é decisamente cambiato. Il mio bebè, oramai di una certa età, si è dileguato, ha intrapreso la sua strada. Dopo un’estate di studio e più di un mese di test, con uno stress che neanche gli Hunger Games, è stata bravissima ed è riuscita a raggiungere il suo obiettivo.

Qualche giorno fa mentre cercavamo insieme un certificato utile e obbligatorio per la sua nuova vita, ho preso il dossier “Anita”, il faldone dove avevo catalogato tutti i suoi documenti, letteralmente dalla nascita in poi.

Infatti ho trovato la cartelletta di dimissione dall’ospedale, il braccialetto con la quale è stata identificata e poi anche il foglio della pediatra che mi scriveva come fare il primo brodo di verdura….e commossa glieli ho mostrati mentre lei mi chiedeva impaziente:

“Ma allora il test di Mantoux, l’ho fatto o no?”

“Vedi, poi ho aggiunto anche la patata e la zucchina…”

“Quindi devo cercare dove lo fanno questo test e trovarlo subito!”

“Sai…tu non hai mai fatto storie con la pappa!” e mi sono asciugata una lacrimuccia, senza farmi vedere. Poi ho buttato via la ricettina, mentre lei googlava veloce tra i centri diagnostici della città.

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Felice nella sua nuova abitazione!

Vegan: Brownies ai fagioli neri

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Sì avete letto bene, fagioli neri. Questi brownies nascondono un ingrediente inusuale ma azzeccatissimo: i fagioli non si sentono e conferiscono a questi dolcetti tantissimi bonus nutrizionali: ricchi di fibre e proteine vegetali questi legumi rendono i brownies leggeri e delicati, dando anche una consistenza corposa all’impasto.

Questo dolce è perfetto per chi cerca di mangiare sano e sta attento all’apporto calorico: non contengono zuccheri raffinati, glutine o lieviti, ma solo pochi ingredienti facili da digerire.

Ingredienti:

  • 3 banane mature
  • 240 g di fagioli neri (in lattina o cotti in acqua senza sale)
  • 20 g di fiocchi d’avena
  • 85 g di cacao in polvere
  • 4 cucchiai di olio di cocco
  • 80 g di sciroppo di riso
  • un cucchiaino di estratto di vaniglia
  • un pizzico di sale
  • Facoltativo: noci o scaglie di cocco per decorare

Procedimento:

  • Preriscaldare il forno a 150º C.
  • Frullare nel mixer le banane.
  • Aggiungere alle banane l’avena e i fagioli e mixare.
  • Inserire nel mixer anche gli altri ingredienti e frullare fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo.
  • Versare in uno stampo quadrato o rettangolare ricoperto di carta da forno e infornare.
  • Cuocere per 40 minuti.
  • Lasciar raffreddare e poi divorare.

    Prima di infornare: avevo finito la carta da forno

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