Albrecht Dürer a Milano

L’atro giorno sono stata alla conferenza stampa per l’inaugurazione della mostra Dürer e il Rinascimento a Palazzo Reale. Era come al solito stracolma di colleghi e alla fine della conferenza c’è stata la possibilità di visitare l’esposizione. E purtroppo devo dire che anche questa volta i giornalisti hanno mostrato il loro lato peggiore.

Sarà colpa stata dell’età, erano quasi tutti piuttosto attempati. Oppure della crisi della carta stampata. O ancora dell’eccitazione di vedere per la prima volta esposte in Italia le opere del celebre artista di Norimberga. Come risultato l’accesso alle sale della mostra è stato avventuroso, con un body language parecchio violento tra gomitate e spintoni per passare avanti. E poi scattarsi dei selfie davanti ai dipinti più famosi!

I selfie da vecchi sono il male ma con l’alibi dello scenario artistico contiuavano a scattare.

Insomma si è ripetuta la stessa scena che avevo raccontato anche qui.

Sono contenta di esserne uscita senza lividi, solo con qualche pestata di piedi, e soprattutto di aver potuto ammirare le opere di questo artista grandioso.

Innamorato dell’Italia, e in particolare di Venezia, Dürer si rivela geniale soprattutto nelle sue incisioni, stampe e disegni. Appassionato di geometria e matematica, oltre che artista  fu anche teorico dell’arte e questo è il suo lato più interessante.

(Nella mostra ci sono 12 dipinti, 3 acquerelli e circa 60 tra incisioni, libri, manoscritti e disegni)

Poi ho scoperto che aveva anche una mente molto moderna, infatti sapeva come utilizzare motivazioni artistiche ad uso “commerciale”: ne è un esempio il suo autoritratto datato 1500. L’artista, allora ventottenne, raffigurò se stesso visto di fronte, con uno sguardo che punta direttamente allo spettatore ei capelli sciolti sulle spalle. Il richiamo iconografico alla figura di Gesù Cristo voleva sottendere la considerazione che lui, come tutti gli uomini, era fatto a immagine di Dio. Ma c’era anche una motivazione di tipo promozionale: era come se dicesse “se sono in grado di dipingere me stesso a somiglianza del figlio di Dio, immaginate cosa potrei fare per voi!”.

La Madonna della Scimmia 1498 ©Mario Parodi

 

Dürer era anche preoccupato dei falsi: per proteggere i suoi lavori creò il primo marchio di fabbrica: un monogramma una D annidata tra le gambe di una grande A che apponeva a tutte le stampe e dipinti.

Ottenne anche il primo copyright con una concessione speciale dell’imperatore Massimiliano, in base alla quale a nessuno sarebbe stato concesso di stampare o vendere falsi delle sue incisioni. Proclamò questo diritto acquisito nelle acqueforti del 1511, Vita della Vergine, dove si scagliava sui possibili contraffattori mettendoli in guardia sul fatto che avrebbero addirittura rischiato la vita se avessero contraffatto le sue opere.

Aveva amministrato bene la sua fama tanto che, dopo la morte, Dürer assunse lo status di santo, addirittura nel XIX secolo le celebrazioni in suo nome divennero di moda tanto che nel 1840 una sua statua monumentale fu eretta a Norimberga con l’iscrizione “Padre Dürer, dacci la tua benedizione!”

Figlia mia

Due madri. Una imprevedibile e scomoda. L’altra accorata e possessiva.

Due mamme per la stessa bambina sono le protagoniste di Figlia mia, la pellicola di Laura Bispuri che ha avuto un grande successo alla Berlinale e farà senz’altro discutere anche da noi. Perchè parla di maternità in un modo che scavalca ogni schema tradizionale.

Il film, girato in uno scorcio di Sardegna aspra e selvaggia, lontana da ogni panorama turistico, racconta di un paese dove ci sono due donne che prima sono complementari e poi diventano antagoniste.

La più giovane è Angelica (Alba Rohrwacher) ragazza madre alcolizzata e promiscua l’altra è Tina (Valeria Golino) che voleva tanto un figlio ma non è riuscita a realizzare il suo sogno.
Per la prima la maternità è un errore, per la seconda un sogno. Allora si mettono d’accordo: la bambina arrivata per caso viene ceduta alla madre mancata, in cambio di soldi e assistenza.
Per dieci anni il patto funziona finchè arriva il giorno che Angelica viene sfrattata e, prima di abbandonare l’abitazione e il paese, vuole conoscere la bambina. L’incontro rompe l’equilibro, svela l’inganno e provoca conseguenze pesanti.

Le attrici sono bravissime e molto coinvolgenti, seguite nella drammaticità della loro storia con piani sequenza molto forti ed espressivi. Poi c’è la musica, la colonna sonora che condisce la storia accentuandone i risvolti più difficili.

In questo film, duro e commovente, il tema è della maternità, come impiccio o al contrario desiderio, è risolto “all’antica”. Con focus sull’emotività femminile che su questo argomento può ragionare solo di pancia. Essere madri toglie le difese e spesso anche la razionalità. Nel bene e nel male: non c’è scampo.

Le madri si sentono sempre in colpa, imperfette.

Le maternità negate ci sono sempre state ma una volta non esistevano le varie tecniche di inseminazione e neppure le procedure legali. Spesso chi era povero cedeva i figli a chi li agognava e poteva permettersi di crescerli ed educarli.

Gli accordi erano tra le persone, i segreti si rispettavano il più possibile.

Poi succedeva, come nel film, che quando un figlio incontrava i veri genitori avvertiva il legame di sangue, sentiva l’appartenenza, le radici. Pretendeva la verità.

Oggi una storia come quella di Figlia mia può essere equiparata a un affido. Quando succede che un bambino tolto a genitori ritenuti inadeguati, comunque li cerchi, ne sia attratto e difenda i loro errori.

Camminare nella natura

Slacciare, sfilare, liberarsi dalle scarpe e provare a camminare riappropriandosi del contatto con la terra. Si chiama barefooting, una filosofia e una pratica che dimostra come camminare a piedi scalzi sia benefico, per il corpo e per la mente. Avanzare passo dopo passo su un morbido prato, su una fredda roccia, tra il legname e i ruscelli di un bosco, fa stare bene.

Migliora la circolazione del sangue, la postura, rafforza i muscoli e dona un’innata sensazione di libertà. Ecco alcuni luoghi in cui praticare Barefooting, con percorsi e guide per farlo al meglio, anche con i bambini.

La forza della natura sotto i piedi, con lo sguardo sull’incanto delle Dolomiti. Percorrendo la Strada del Sole, si raggiunge Terento, nei pressi di Bolzano, dove si trova il Falkensteiner Hotel, sono tanti i cammini con i piedi a contatto con la natura che si possono seguire a partire dall’hotel, accompagnati dalla guida. A Terento, inoltre, c’è un percorso Kneipp dedicato, al centro di un parco giochi per bambini, per condividere anche con loro l’esperienza.

A Moena poi si può trovare un altro itinerario da affrontare sempre a piedi nudi. Sempre in zona un altro hotel che incoraggia il barefooting è Seehof Nature retreat di Naz, vicino Bressanone. È un vero e proprio ritiro nella natura, adagiato su un laghetto di montagna circondato dal bosco. Da qui parte una passeggiata rigenerante, calpestando l’acqua del lago, le erbe alpine soffici, le foglie del bosco.

L’esperienza è talmente rilassante che si può provare a chiudere gli occhi e percepire con ancora più intensità gli odori e i suoni regalati dall’ambiente.

Un altro tipo di itinerario, più antico e spirituale, è il Percorso Francescano per la Pace, che collega Gubbio con Assisi.

Passa anche vicino al Castello di Petroia, in provincia di Perugia, storico maniero medievale, che si erge su grandi vallate, tra boschi e pascoli. Dal castello ci si può addentrarsi lungo i sentieri che percorrono la tenuta e perdersi, magari a piedi scalzi, nella bellezza della natura.

La giornata mondiale del gatto

Domani 17 febbraio si festeggiano i felini. Preferirei che fosse la giornata del cane ma bisogna essere democratici… e farsene una ragione perchè le celebrazioni vanno avanti fino al 31 marzo a Milano e Roma.

Il nostro Silvestro, vicino di balcone, spadroneggerà per un mese e mezzo!

Ma perchè? E soprattutto perchè proprio il 17 febbraio?

Diverse le ipotesi: febbraio è il mese dell’Acquario, dominato da Urano, protettore di quegli spiriti liberi che, come i gatti, non amano sentirsi oppressi da regole troppo rigide. Il giorno 17, anche se non cade di venerdì, richiama quelle atmosfere arcane e superstiziose a cui il gatto è inevitabilmente legato da secoli. Qualche intellettuale raffinato ha però cercato un’altra interpretazione: in numeri romani il 17 si scrive XVII, che anagrammato diventa “VIXI”, cioè “vissi”, “sono vissuto e sono morto”, vale a dire il motto di coloro che hanno il beneficio di vivere sette vite e poter dire di essere morti più volte.

 

Secondo alcuni la scelta del giorno 17 sarebbe invece da interpretare così: 1 volta morirò e 7 vivrò. Una teoria, quest’ultima, comprovata dal fatto che nei paesi nordici il numero 17 porta fortuna proprio perché significa “vivere una vita per sette volte”.

E poi l’ultima brutta notizia è che domani per il calendario cinese finisce l’Anno del Cane.

Comunque, visto che non possiamo opporci, tanto vale condividere la festa.

A Milano al Museo del Fumetto, proprio domani si inaugura “Gatti Neri/Gatti Bianchi”,  dedicata ai gatti protagonisti del fumetto e dei cartoni animati, a cominciare da Felix e Krazy Kat, i primi gatti apparsi sulla stampa e nei cinema per arrivare, passando da Silvestro e Figaro, il gatto di Geppetto, a due Cuori e una gatta di Kaneda, che racconta la convivenza quotidiana dell’autore e la sua famiglia con una “tirannica” gatta. e Simon’s cat, prima vera e divertentissima, star del web. Di ognuno di loro sarà possibile scoprire vizi e virtù e conoscerne la lunga storia cinematografica ed editoriale. Mentre tutte le altre iniziative, per voi entusiasti gattari, si possono scoprire qui.

Il regalo di S.Valentino: una tartaruga marina!

Regali d’amore last minute? Di solito si sbagliano.

Oggi la cassiera del super spiegava che suo marito aveva anche sbagliato data: le ha portato i fiori sabato scorso pensando che fosse S.Valentino. La fortunata signora sospettava però che il coniuge abbia finto di non beccare la data giusta per risparmiare. Nel giorno degli innamorati infatti i mazzi di fiori costano di più!

Comunque invece di sperperare in cose futili, il regalo perfetto potrebbe essere un gesto etico, importante, non egoistico.

Un dono come questo, proposto da Legambiente: adottare una tartaruga marina che necessita di cure e amore. Per farlo basta un semplice click.

Infatti sul sito Tartalove.it, sarà possibile trovare l’esemplare da adottare con una piccola donazione, grazie alla quale contribuire al lavoro a favore delle tartarughe marine.

Nei centri di recupero, infatti, le tartarughe in difficoltà – ferite dalle eliche delle barche, intossicate dai rifiuti scambiati per cibo, intrappolate nelle reti da pesca – vengono curate con attenzione e amore e, una volta ristabilite, rilasciate in mare.

Con l’adozione simbolica sarà possibile contribuire alle spese necessarie per curare gli animali feriti e sostenendo l’associazione nelle sue numerose attività, partecipando così in modo concreto al successo dell’impegno di Legambiente a beneficio del territorio e della biodiversità.

Su Tartalove.it è possibile anche visionare periodicamente le foto e le brevi storie delle tartarughe da adottare. Per ogni donazione verrà inviato un piccolo kit paper-free, che include un certificato di adozione a proprio nome o intestato al destinatario del regalo, una fotografia della tartaruga scelta e un racconto più ampio della sua storia. Ogni esemplare ha infatti una storia da raccontare: basta poco per farne parte e per far sì che essa sia il più possibile lunga e felice…

Da Mary Poppins a Cenerentola

Questo mese ci sono appuntamenti imperdibili di cose da fare con i bambini!

Al Teatro Nazionale, prossima settimana martedì 13 (in calendario fino al 13 maggio) debutta il musical di Mary Poppins, la città è tapezzata dai manifesti da più due mesi!

Sono sempre stata una fan, da bambina ho visto il film con Julie Andrews un sacco di volte. Ero piccola e non riuscivo a dire Supercalifragilistichespiralidoso, è stato un po’  frustrante!

La produzione originale del musical  Mary Poppins ha debuttato nel West End nel 2004 e a Broadway nel 2006. Lo show è andato in scena anche in Australia e Nuova Zelanda e una versione tour ha girato negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Lo spettacolo è stato visto da più di 11 milioni di persone.

La versione italiana dello show ha una grande orchestra dal vivo, straordinarie coreografie, spettacolari cambi scena, costumi suntuosi e incredibili effetti speciali.

Oltre ad assistere allo spettacolo per i fan di Mary Poppins, grandi e piccoli, c’è un’occasione speciale. Seratona il 22 febbraio: si può partecipare a un pre-show e a un cocktail di benvenuto con buffet, percorrere il red carpet e farsi fotografare e poi sedersi in sala con i vip invitati e i creativi dello spettacolo.

Nel biglietto è prevista anche una seduta di make-up, per evitare di presentarsi sbattuti e pallidini sul red carpet. Il dress code prevede vestito da sera.

(per prenotazioni  02.89013132)

Per gli appassionati di musica classica e lirica invece l’appuntamento è al Teatro Dal Verme,  dove continua la decima edizione de I Piccoli Pomeriggi Musicali, importantissimo progetto che nasce per promuovere la cultura orchestrale tra i bambini avviati allo studio della musica preparandoli all’esecuzione dei concerti della stagione di musica per i più picoli, ma si pone anche lo scopo di appassionare le nuovissime generazioni al mondo della musica classica. I Piccoli Pomeriggi Musicali sono oggi considerati tra le realtà più interessanti nel panorama delle formazioni giovanili.

Domenica 25 febbraio, alle ore 11 sarà in scena La Cenerentola, con musiche di Gioachino Rossini, la celebre fiaba sarà raccontata da attori con incursioni canore da voci di cantanti lirici.

Mai più senza

Capita raramente ma a volte ci sono dei prodotti, dei cosmetici, che cambiano la vita. Oramai sono diventata cinica e non pensavo di poter incappare in qualche cosa di così utile e invece…

A Natale Anita, conoscendo la mia passione per Lush,  mi ha regalato Scrubee un sapone-scrub, che oltre ad essere divertente da vedere è piacevole e soprattutto utilissima. Infatti oltre all’effetto scrub lascia la pelle morbidissima e idratata. Senza bisogno di usare una crema per il corpo. Quindi si accorciano di molto i tempi della routine mattutina, oltre alla piacevolezza del profumo che mette anche di ottimo umore.

Unico difetto: è così bello usarla che finisce in fretta!

Adesso l’idea geniale di Scrubee è stata mutuata anche per i regali di S.Valentino, infatti tra i nuovi prodotti c’è Cherrysh, un balsamo scrub a forma di cuore, con sopra due piccole ciliegie (i noccioli di ciliegia macinati hanno effetto esfoliante).

E’ certo che ricevere un regalo così aumenta l’amore!

Ma si può provare ad amarsi di più anche con le nuove bombe e spumanti da bagno, con nomi molto promettenti come Love boat, Sex Bomb, Rose Bombshell, e una crema da doccia solida Tender is the night, a forma di boccetta, veramente carina e divertente perchè sembra un giocattolo.

Quest’anno poi la collezione è quasi interamente priva di packaging: la scelta verso una direzione sempre più naked ha l’obiettivo di impegnarsi a ridurre gli sprechi, soprattutto in termini di utilizzo della plastica. Tutti gli sforzi si concentrano così su innovazione e ricerca degli ingredienti, per creare prodotti rivoluzionari che possano far bene al corpo rispettando l’ambiente.

Bentornata Frida

Ho visitato la mostra dedicata a Frida Kahlo al MUDEC, è stata inaugurata ieri e sarà aperta al pubblico fino al prossimo 3 giugno. Oltre ai quadri più famosi si può conoscere meglio la vita della pittrice messicana, ormai diventata un’icona pop, attraverso il materiale d’archivio proveniente dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e anche da documenti inediti svelati nel 2007 dall’archivio ritrovato di Casa Azul (la sua dimora  a Città del Messico).
Frida Kahlo è stata la prima artista donna a fare del proprio corpo un manifesto, ad esporre la propria femminilità in maniera diretta, esplicita e, a volte, violenta, rivoluzionando irrevocabilmente il ruolo femminile nella storia dell’arte.

In molte delle sue opere si focalizza sulla condizione della donna e sul corpo, che diventa indizio, segno e gesto attraverso il quale confrontarsi con tematiche attinenti ai miti della tradizione preispanica.

Frida Kahlo la conosco e apprezzo da anni, ho comprato biografie, visto il film di Salma Hayek. Ammirato le sue opere esposte a Milano, alla Permanente quattordici anni fa e tre anni fa un’altra mostra bellissima a Roma, ma questa mostra del MUDEC è diversa perchè attraverso foto e documenti sembra proprio di condividere le emozioni della sua vita, tra provocazioni e sofferenza.

Sono esposte per la prima volta foto di Frida bambina, istantenee assieme alla sua famiglia e ovviamente con Diego Rivera, la sua grande sfortunata passione.

 

La Kahlo piace cosi tanto, soprattutto alle donne, perchè ha avuto una vita difficile, piena di sofferenze in cui è facile identificarsi.

Ma è stata anche un grandissimo esempio di resilienza, un modello ispiratore per trovare la forza di non arrendersi mai. Di trovare la speranza e l’energia di reinventarsi e ripartire senza soccombere alla sorte avversa.

Forse per questo nell’ultimo decennio ci sono state molto bambine chiamate Frida, con l’augurio che il nome sia di buon auspicio.

 

E poi l’esuberanza del suo abbigliamento, eccentrico e coloratissimo, ispirato ai costumi tradizionali delle donne messicane è diventato un messaggio di forza. Frida con il corpo martoriato dall’incidente che l’ha menomata giovanissima, con il tutore e le stampelle, stremata dai troppi aborti, non si è mai autocommiserata. Anzi, si agghindava sempre a festa, carica di gioielli e fiocchi come una regina.

Law & Order

Ultimamente ho scoperto questa serie tv (su Amazon) che è anche piuttosto vecchia ma non avevo mai visto. E’ la versione british della famosissima Law & Order americana che credo sia una delle serie più longeve della storia! Insomma sono arrivata tardi ma mi sono subito appassionata, anche perchè tutte le vicende sono ambientate nei vari quartieri di Londra che rivedo e riconosco sempre volentieri.
L’aspetto legale mi fa tornare in mente i miei studi di giurisprudenza (totalmente inutili all’atto pratico!) ma qualcosa è rimasto incastrato fra i miei neuroni, infatti quando ci sono le scene in tribunale, noto nella procedura le differenze con il nostro ordinamento giuridico. E così mentre cucino mi dico:
“Guarda, da noi quello non sarebbe possibile…”
“Ma dai e la tutela del minore?”, mi chiedo mettendo su il minestrone.
Sì perchè oramai sono assuefatta, come un’alcolizzata che beve da sola, mi sparo tutte le puntate senza condividere, in solitudine, mentre mi lavo i denti, mi trucco, cucino e ovviamente prima di dormire. La cosa è abbastanza grave, però gli attori sono bravi e le vicende interessanti e poi non c’è sempre il lieto fine.
Scelta coraggiosissima degli sceneggiatori che ammiro molto. Poi c’è questo detective giovane niente male, quando l’ho visto, stavo dando la pappa a Lola e mi sono fermata con la ciotola a mezz’aria. E’ lui, nel dream casting (come mi immaginavo fisicamente i personaggi mentre scrivevo) de L’amore è una bugia è proprio come avevo visualizzato Mattia, il protagonista maschile.
E nella serie si chiama pure Matt, un segno del destino!

Comunque parlando del mio romanzo, ho scoperto l’altro giorno che ora la versione ebook fa parte del circuito kindle unlimited e con l’abbonamento al servizio si può scaricare gratis. Anzi qui c’è anche il link per provare gratis per un mese. Cosa aspettate? E anche Affari d’amore è kindle unlimited.
Insomma con tutto questo amore, la prossima settimana vado anche a fare una mini lezione su come scrivere un romanzo rosa, nella settimana della cogestione alla scuola di Emma. Speriamo bene!

Ecco come richiedere il bonus bebé

Da quando sono diventata povera ho cominciato a studiare come sfruttare gli ammortizzatori sociali, borse di studio e bonus vari. E’ un po’ come addentrarsi in un labirinto ma quando si riesce a trovare il bandolo, giusto un attimo prima di essere inghiottiti dal minotauro, è una gran soddisfazione.

Perciò sono contenta di condividere questa infografica di Money.it su come richiedere all’INPS gli 800 € di Mamma domani.

Per me è un po’ tardi 🙂 ma spero di aiutare le neomamme!

The end of the f…ing world

Già dal titolo si intuisce che The end of the fu…ing world non è la classica serie televisiva (in onda su Netflix) dedicata agli adolescenti, che magari tocca temi scottanti e pruriginosi ma con quell’approccio paternalistico-scandalistico che giova tanto all’audience.

Fortunatamente invece non ha niente a che vedere con Tredici è molto più vera, intensa e intelligente. Peccato però che la traduzione italiana renda a volte i dialoghi esageratamente volgari e senz’altro meno immediati e accattivanti.

La storia di Alyssa e James, due adolescenti che si incontrano a scuola e diventano compagni di una sgangherata avventura è un piccolo capolavoro nel descrivere la psicologia e il disagio adolescenziale. Senza scadere nello stucchevole perbenismo all’americana, sostituito invece da un cinismo tutto british. E condito con una bella dose di scene pulp e violenza volutamente esagerata, forse perchè la storia nasce da un fumetto autoprodotto, diventato cult, alcuni anni fa, fra i ragazzi attraverso il passaparola.

Doveva essere un film invece è diventata una serie di otto episodi da venti minuti, quindi può essere vista anche tutta insieme, di seguito, per immergersi completamente nel mondo un po’ folle dei protagonisti.

Le avventure di questi due diciassettenni difficili vittime di famiglie sgangherate, sono narrate con uno stile iperbolico accompagnato da tanta ironia da cogliere nella definizione dei diversi personaggi.

La trama si svolge come un road movie, con una fotografia molto bella e un’ottima colonna sonora. Mentre i contenuti al netto della finzione cinematografica sono quelli più intimi e veri degli adolescenti. Essere accettati, fare le prime esperienze sessuali, sentirsi amati.

La seconda stagione è ancora in forse, ma spero che, considerate le ottime recensioni (non sono l’unica entusiasta), diventi presto realtà.

In montagna con i bambini

Se avete bisogno di una vacanza per festeggiare il Carnevale e vi piace andare in montagna, qui potrete trovare offerte veramente allettanti per tutta la famiglia.

Ecco alcune proposte:

Nella Valle di Primiero, a pochi chilometri da San Martino di Castrozza (TN), l’Hotel Tressane è il luogo ideale per vivere con i bambini la “Settimana dei piccoli esploratori”: fino al 3 aprile 2018, per divertirsi con bob, slittini, biciclette (sempre a disposizione degli ospiti) ed andare alla scoperta del Trentino. La proposta,  comprende le attività del miniclub e i tanti laboratori per bambini: dalla cucina della pasta alla costruzione di casette per gli uccelli, escursioni con le ciaspole, baby massage al cioccolato, visite alla fattoria didattica. Tante le sorprese anche per i grandi, come il bagno romantico all’olio di argan, il wellness del centro benessere, lezioni di yoga, cene di gala.

La magia dello sci continua tra le Dolomiti della Val di Fiemme, ai piedi del Latemar e dell’Alpe di Pampeago. Qui, il Family & Wellness Hotel Shandranj di Tesero (TN)  l’offerta “Magic Ski 2018”, 5 notti in pensione completa più una notte con trattamento B&B, buono pizza, una discesa sulla slittovia Alpine Coaster di Gardonè – Predazzo, 5 giorni di corso di sci  con skipass e attrezzatura. Due volte a settimana, si scia anche in notturna. Per i piccoli, sono tantissime le dotazioni dell’hotel, oltre al programma di giochi del miniclub e le diverse attività per non sciatori. E poi c’è l’area wellness, con sauna, bio sauna, bagno turco, thermarium e piscina.

Le piste dolomitiche si raggiungono gratuitamente dal Family Hotel Posta di Santa Cristina Valgardena (BZ), che per cominciare l’anno alla grande propone le settimane Family Hit: 7 giorni in mezza pensione, incluso l’uso del centro wellness e un buono di 30 euro per tutta la famiglia, lo skiguiding ogni giorno sui tracciati da sci e 12 ore al giorno di intrattenimento per i bambini al Dumbo Club. I bambini fino a 7 anni in camera con i genitori hanno uno sconto del 70%, dagli 8 agli 11 anni pagano la metà. Invece, i piccoli fino a 2 anni pagano 140 euro tutta la vacanza.

Sciare tra le Dolomiti, al cospetto della vetta simbolo delle montagne Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO: lo Sciliar. Il Bad Ratzes, hotel per famiglie dell’Alpe di Siusi (BZ), si affaccia sulle splendide cime ed è circondato da un bosco secolare di abeti, lambito da un torrente e da un grande prato. È ideale per i genitori con bambini che vogliono godersi la pace della natura, avendo a disposizione tanti servizi ad hoc, come i parchi giochi, l’animazione, il baby club e l’attività di baby sitting. Fino al 7 aprile 2018, l’offerta di una settimana “Maestro di sci per tutta la famiglia” è dedicata agli sciatori con bambini dai 6 ai 16 anni. Comprende la prima colazione, merenda pomeridiana, cena con specialità locali e mediterranee, uso della piscina interna riscaldata e della sauna finlandese, 1 pomeriggio in famiglia con maestro di sci dalle ore 14 alle ore 17 che accompagnerà i piccoli sulle tracce delle mitiche streghe dello Sciliar raccontandone le leggende. E il 20% di riduzione sul noleggio sci per 6 giorni per tutta la famiglia.

Dove svettano le Alpi del Mare, l’Hotel Miramonti di Frabosa Soprana (CN) permette alle famiglie di viaggiare liberamente, perché in albergo c’è tutto ciò di cui hanno bisogno: lettini da campeggio, spondine anticaduta per i letti, vaschette da bagno per neonati, fasciatoio e scalda biberon, passeggini e zaini porta bebè, baby menu e tante altre accortezze. L’hotel è a quasi mille metri di altitudine tra le colline delle Langhe e vette altezzose. La vacanza in famiglia si vive con lentezza e a stretto contatto con la natura e i sapori del territorio. Non mancano la Spa, la fattoria e gli spazi per giocare.

Al cinema senza pagare

Oltre a Renzi che corteggia i diciottenni sperando nel loro fresco voto, ci sono (fortunatamente) altre iniziative culturali rivolte ai giovanissimi.

A Milano una di queste è promossa dalla Fondazione Cineteca Italiana che per tutto il 2018 offre l’ingresso gratuito ai ragazzi dai 16 ai 19 anni. La sfida che la Cineteca di Milano desidera affrontare è quella di non far “consumare” ma “conoscere” il cinema, offrendo la possibilità di creare un momento sociale costruttivo, un modo semplice per “vedere cose da grandi” e scoprire dunque un cinema che non è quello dei soli blockbusters, ma film di qualità che li inducano quindi a riflettere senza stereotipi sulla vita e sulle proprie scelte.
Infatti l’educazione all’immagine è un ambito sempre più cruciale, perché entra direttamente in gioco nella creazione dell’identità e della dimensione sociale dei giovani, nella costruzione del proprio rapporto con gli altri e con la società in cui vivono.
Questo progetto vuole dunque agevolare l’avvicinamento alla settima arte, al fine di permettere ai ragazzi di conoscerne il linguaggio, le potenzialità espressive, rendendo l’analisi del film una pratica affine alla lettura di qualsiasi altro testo.
E mira anche a sviluppare la creatività ed il senso critico dei giovani, mettendoli di fronte al linguaggio dei mezzi di comunicazione di massa per renderli capaci di decodificarlo.
Sarà un’importante occasione per i ragazzi che potranno conoscere rassegne di film cult del passato e soprattutto potranno avere la possibilità di apprezzarli nel grande schermo.
Infatti il passaparola spinge a incuriosirsi verso pellicole “vintage”, viste però nello schermo del computer, dove perdono gran parte del loro fascino. I ragazzi guardano in sacco di film ma con uno spirito usa e getta, quindi la possibilità di gustare una storia in una cornice più consona e coinvolgente mi sembra un’opportunità importante e imperdibile.

Per entrare alle proiezioni del MIC o dello Spazio Oberdan ai ragazzi basterà esibire un documento di indentità.

La davano anche al gatto…

Con gli anni la memoria si appanna, sui ricordi scende una patina confusa che annebbia l’intelletto. Questo decadimento intellettuale è ben peggiore di una ragnatela di rughe che deturpa un viso un tempo bellissimo. Purtroppo leggendo l’intervista di di Brigitte Bardot su Paris Match  qui riportata, questa è la prima sensazione.

Dopo l’intervento demenziale, di una settimana fa, di un’altra bellona d’antan, Catherine Deneuve in cui minimizzava il trauma di uno stupro e glorificava l’abitudine maschile di provarci nel bene e nel male, la Bardot ha confermato che invecchiare può essere molto triste.

Ha confermato anche che i francesi pur di mantenere alto l’orgoglio nazionale, la loro allure di nazione libertina e boicottare sempre e comunque ogni influenza USA, arrivino a dichiarare e sostenere qualsiasi cosa.

E’ comprensibile che un’ex sex symbol rimpianga i momenti in cui le dicevano “che bel sederino” (e immagino anche molto molto altro!) ma liquidare il movimento #metoo (in francese #balancetonporc, denucia il tuo porco!) come un’ondata di puritanesimo e ipocrisia è veramente un insulto alla dignità femminile.

Per le ragazze passare davanti al classico cantiere e sentire i fischi e i commenti dei muratori può essere snervante e umiliante, poi quando post menopausa nessuno ti si fila più si rimpiangono gli anni d’oro delle molestie? Almeno verbali?

Può essere.

Ma fra donne di ogni età e anche nazionalità, dovrebbe esistere solidarietà. Anche se una certa età si diventa ciniche e si ricorda che molte alcune prendevano la scorciatoia.

Succede in ogni professione, senza neppure bisogno di essere sollecitate, (“la davano anche al gatto…” come aveva dichiarato con brillante ironia Marina Ripa di Meana, in una delle sue ultime interviste). Questa abitudine si può raccontare e anche sminuire la sorpresa verso un tale e dilagante malcostume, ma non c’è bisogno di diventare ostili e cercare di deridere un movimento importante per combattere le discriminazioni di genere.

E poi che tristezza, questo squallido nonnismo al femminile!

Se negli anni d’oro c’è stato, il complimento sul sederino o qualcos’altro, perchè augurarsi che le giovani generazioni passino la stessa spiacevole e umiliante esperienza?

Aiuta un guerriero

Questo primo post del 2018 è per una causa importante: per condividere la compagna di COOPI che sostiene e aiuta tanti piccoli guerrieri, quei bambini che hanno avuto la sfortuna di nascere in un paese in guerra, sono stati testimoni di orribili violenze e hanno perso la possibilità di crescere come tutti i loro altri coetanei, cioè frequentando la scuola.
Tra questi c’è Fatimah, la bambina della foto. Nigeriana, dieci anni, è riuscita a sfuggire del suo villaggio che è stato attaccato dalle milizie di Boko Haram.

Adesso Fatimah vive in Niger in un accampamento di COOPI che con l’allestimento di container e tendoni come aule, la fornitura di tutto il materiale scolastico necessario e la formazione del personale scolastico, si pone l’obiettivo di garantire l’accesso all’istruzione a 3.000 bambini in Niger, dove la guerra prosegue ancora a causa delle milizie di Boko Haram.
L’educazione, come detto da Nelson Mandela, è l’arma più potente per cambiare il mondo: fare in modo che a nessun bambino sia tolta questa opportunità è lo scopo di COOPI. Per questo motivo la matita, usata per scrivere e imparare, è diventata il simbolo della campagna Aiuta un guerriero.

Oltre a Fatimah, testimonial di questo progetto, ci sono molti altri bambini che potranno godere di un percorso scolastico e sperare in un futuro migliore. Si contano 1200 ragazzini in Iraq, un paese distrutto dai gruppi terroristici dell’ISIS.
Anche in Libano inoltre è stata attivata una scuola temporanea per i bambini arrivati dalla Siria, che vivono in situazioni pericolose, precarie e disagiate.

Per aiutare questi bambini la campagna di COOPI, parte oggi e va avanti fino al 28 gennaio, si propone di allestire altre classi nei container, fornire materiale scolastico e formare personale dedito all’insegnamento.

Per riuscire a raggiungere questo obiettivo è importante il coinvolgimento di tutti. Si può aiutare con un sms solidale, una donazione mensile e anche diffondendo sui social una foto con una matita in mano, impugnata come se fosse un’arma, e utilizzare l’hashtag #aiutaunguerriero.

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