Sesso vintage

(Considerato che il post più letto in assoluto è Money Slave, quello che mi regala più traffico, nonostante cerchi di introdurre argomenti vari e magari anche attuali, ho deciso di cavalcare l’onda e scrivere un’altra storiellina pruriginosa)

Lo scorso weekend sono andata a Imola per l’annuale riunione fra compagni di scuola. Ci siamo ritrovati, abbiamo mangiato, bevuto, scherzato e soprattutto rinvangato. Sarà che oramai sono passati tanti anni dai mitici tempi del liceo, sarà che ci stiamo rimbambendo un po’ tutti, alla fine il nostro amarcord diventa un puzzle. Alcuni ricordano tasselli che altri proprio non rimembrano.

Così ho avuto la prova che il sexting non è un fenomeno per cui bisogna biasimare la rete. Internet l’ha reso solo più comodo e facile da diffondere. Basta un clic. Ai tempi del mio liceo per molestare le ragazze con il sexting era necessario impegnarsi un po’ di più. Ma l’altra sera ho saputo che i miei compagni di scuola non erano certo pigri in queste cose.

A una festa di classe (una volta facevamo feste/”cene eleganti”, adesso solo cene) i miei compagni (eravamo una classe con molti maschi) hanno rubato la macchina forografica a una compagna e si sono fotografati gli attributi. Così quando la mia compagna è andata dal fotografo a fare sviluppare il rullino ha fatto la figura della maniaca sessuale. Lei però non si è persa d’animo e (pare) ne abbia riconosciuti alcuni (dai jeans e dal maglione) ha messo nella busta i rispettivi “ritratti” e li ha rispediti ai mittenti.

Insomma un sacco di lavoro, coinvolgendo tabaccai per i francobolli, postini e fotografi. Per questo è stata inventato whatsapp: in un secondo molesti chi vuoi in ogni parte del globo.

Ma ho scoperto che, oltre al sexting, un’altra perversione è molto antica. “Fidanzarsi” con una bambola gonfiabile. Ultimamente stanno andando alla grande, in tutto il mondo, a Torino era stata aperta una casa di appuntamenti dove “lavoravano” solo bambole. Poi però è stata chiusa, purtroppo! Per scrivere questo post mi sono documentata e ho scoperto che ora le bambole interagiscono un sacco. Si muovono bene, sospirano, aprono e chiudono gli occhi. Mi domando se ne produrranno mai di quelle che alzano anche gli occhi al cielo, quando i “fidanzati” dicono qualche sciocchezza. Ma non credo che ne faranno così perchè l’obiettivo dell’invenzione della bambola è proprio l’essere carina e sottomessa non certo sarcastica, o peggio critica, come le donne vere.

Comunque già a metà dell’800, a Imola, il conte Tozzoni, che viveva nell’omonimo palazzo in centro (oggi visitabile), affranto dalla morte della giovane moglie se l’è fatta ricostruire come bambola. Utilizzando (particolare macabro) i capelli della defunta. Poi per combattere la nostalgia se la teneva accanto a tavola e anche a letto. Un po’ come Ryan Gosling (il conte immagino però fosse meno fico) nel film Lars e una ragazza tutta sua, (da cui è tratta la foto sopra).

Il pasticcio dei seggiolini antiabbandono

Con il nuovo decreto sull’obbligatorietà dei seggiolini auto con dispositivi antiabbandono per i bambini da 0 a 4 anni, i genitori stanno andando giustamente nel panico. Come rileva l’osservatorio di Idealo, piattaforma di osservazione europea sui prezzi degli acquisti online, la ricerca di informazioni sull’acquisto di seggiolini e dispositivi antiabbandono nell’ultima settimana ha avuto un aumento più del 6000 %.

Colpa della confusione generata dalle nuove norme, come dichiara Altroconsumo. Si tratta infatti di una decisione arrivata improvvisamente che ha gettato nel caos famiglie e mercato: “In queste ore stiamo ricevendo una pioggia di richieste da parte di genitori che non sanno cosa fare e cosa comprare – spiega Ivo Tarantino, Responsabile Relazioni Esterne Altroconsumo – “Non capiamo il perché di una decisione così affrettata, siamo in una situazione paradossale: le famiglie, per evitare multa e decurtazione di punti dalla patente, sono spinte a fare un acquisto frettoloso e non ragionato, che le potrebbe portare ad avere un prodotto comunque non adeguato allo scopo”

I prodotti sul mercato potrebbero non soddisfare i requisiti di legge e non essere sufficienti a coprire il fabbisogno delle famiglie con figli fino ai 4 anni, parliamo di circa 1,8 milioni di bambini nel nostro Paese.

Che cosa succederà adesso?

I genitori potrebbero acquistare prodotti che non conformi alle indicazioni tecniche del decreto, che al momento è suscettibile di interpretazione lasciata alle Autorità di Polizia, mentre dal canto loro i produttori non hanno avuto modo di rifornire i negozi.

Come funzionano i dispositivi?

I sistemi previsti sono di 3 tipi: integrati all’origine nel seggiolino, integrati nel veicolo, indipendenti sia dal veicolo che dal seggiolino.

I dispositivi dovrebbero essere in grado di attivarsi automaticamente, senza cioè richiedere un’azione volontaria e attiva da parte del genitore, ma non è chiaro se ad esempio la necessità di attivare il Bluetooth sul telefonino sia da considerarsi un’azione volontaria attiva.

I dispositivi devono dare un segnale di conferma di avvenuta attivazione (per essere certi che il sistema funzioni correttamente) e segnalare tempestivamente la presenza del bambino nel seggiolino attivando un allarme immediato.

Incentivi economici per l’acquisto dei dispositivi: a che punto siamo?

In base alla bozza non ufficiale attualmente disponibile, il decreto fiscale collegato alla Finanziaria prevede anche degli incentivi per l’acquisto dei dispositivi antiabbandono. Si tratta di un fondo che consentirà di ottenere un contributo di 30 euro per ciascun dispositivo acquistato, fino ad esaurimento delle risorse (15,1 milioni di euro nel 2019 e 1 milione di euro nel 2020).

Considerando il numero di bambini interessati dall’obbligo le risorse stanziate non sono sufficienti per tutti. Entro 30 giorni da quando entrerà in vigore il decreto fiscale saranno emanate istruzioni per il riconoscimento del contributo, ma a quell’epoca tutti i genitori dovrebbero già aver acquistato un prodotto.

Per aiutare i consumatori, sul sito www.altroconsumo.it sono presenti le indicazioni di Altroconsumo con una panoramica dei prodotti oggi presenti sul mercato.

Zombie e strane storie di santi

Cari estinti che escono dalle tombe, cadaveri che si muovono, uomini che si risvegliano nella cassa, corpi che siedono a processo, martiri che tornano in vita per seppllirsi da soli, ragazze che esibiscono gli occhi cavati o i seni strappati o se ne vanno in giro di notte con la testa mozzata del marito.

Questo è il promettente incipit di “Zombie e strane storie di santi”, lettura ideale e molto interessante per celebrare Halloween e soprattutto la festività di Ognissanti, utilissima per approfondire curiosità storiche e religiose. Questo saggio, scritto da Arnaldo Casali, giornalista e storico, racconta con una tagliente ironia le vicende cruente e razionalmente inspiegabili che caratterizzano le biografie di molti dei nostri Santi.

La tradizione cristiana pullula di quello che oggi può definirsi pulp: morti viventi, violenza, torture, agonia. I Santi sono sempre martiri che soccombono ad atroci nefandezze. E celebri opere d’arte documentano il loro incredibile stoicismo. Questo libro approfondisce il lato horror, tra gli aspetti storici e religiosi, della vita di beati più e meno celebri.

Una delle caratteristiche della santità, oltre all’estremo sacrificio verso gli umili in vita, è l’essere piuttosto inossidabile quando arriva il momento di morire. Ad esempio, Santa Cecilia, patrona della musica, è stata decapitata per ben tre volte, e alla fine il boia ha desistito dal tagliarle la testa e con frustrazione (probabilmente imprecando) ha abbandonato il ceppo.

Solo quando se n’è andato Cecilia si è sdraiata su un lato (con ancora mezzo collo attaccato) e si è graziosamente lasciata morire dissanguata.

Meno famosa ma altrettanto vivace nella dipartita, Caterina Mirabilis, nata in Belgio, già strana in vita, da morta ha continuato ad esibire un bel cadavere intatto e soprattutto flessibile. Poi c’è la vicenda, veramente da brivido, della mummia più bella del mondo. Rosalia Lombardo, una bimba di Palermo morta nel 1920, a soli due anni. Il padre disperato l’ha fatta imbalsamare e la sua bella mummia, che sembra una bambola, viene costudita nelle catacombe dei Frati Capuccini nella capitale siciliana.

I capelli della bambina erano neri e si sono decolarati con gli anni, ora è bionda, così per evitare ulteriori mutamenti cromatici la piccola mummia è stata messa in una teca termica. Le telecamere della catacomba hanno rilevato che la piccola dorme di giorno e apre gli occhi di notte.

Una vera bambola horror?

Forse no, secondo chi invoca la scienza le palpebre sono sempre socchiuse e vederle aperte è un’illusione ottica che cambia al mutare della luce fra giorno e notte.

E ancora la storia di Santa Caterina da Bologna, che ha fondato l’ordine delle Clarisse ed è morta nel XV secolo. Il suo cadavere ha continuato, fin da allora, a essere molto vitale: nella teca dove era esposto si è notato che continuavano a crescerle capelli e unghie.

Che la vecchia Caterina stia ancora bene posso garantirlo anch’io, l’anno scorso ho visitato la chiesa dove è sepolta. Illuminata nella sua teca, dopo quasi 700 anni era ancora in gran forma: solo con la pelle annerita e di statura un po’ bassina, alla faccia della decomposizione!

Downton Abbey, il film

L’ultima stagione della serie televisiva era stata davvero brutta e noiosa. Sembrava girata in fretta senza troppa cura, probabilmente i fan l’hanno seguita (così almeno ho fatto io) sperando in qualche guizzo della trama che riesumasse gli intrighi più interessanti delle prime stagioni.

Così quando ho saputo che Downton Abbey sarebbe diventato un film non avevo grandi aspettative, invece la versione cinematografica è stata una piacevolissima sorpresa. La vicenda del film è collocata circa 18 mesi dopo l’ultima puntata della serie.

Racconta come l’organizzazione e la vita di Downton rischiano di andare in tilt per la visita inaspettata del re e della regina. I sovrani, in tour nello Yorkshire hanno deciso di dormire una notte al castello. I Crawley sono lusingati ma anche impreparati: tutto deve essere perfetto in tempo record.

Oltre al re e alla regina arriverà anche la loro servitù. E proprio l’intrusione dei domestici reali provocherà frizione e rischierà di mandare sottosopra l’equilibrio di Downton.

Ottima musica, splendida fotografia, costumi meravigliosi, dialoghi brillanti: la ricetta del successo della serie è mantenuta e ampliata. Trama e colpi di scena sono da commedia e il personaggio che sorregge tutto il cast è, come al solito, la grande Maggie Smith, la capostipite deliziosamente acida e sarcastica per tutto il plot.

Non brilla per originalità ma è un film che fa bene al cuore, al termine della pellicola si esce dal cinema, cullati dall’emblematica colonna sonora, più felici e sereni. Gli spettatori, chiaramente fan della serie, erano sorridenti e commentavano il destino dei vari protagonisti come si trattasse, di persone reali, amici e parenti!

Anche perchè fra un ballo, una lucidata all’argenteria e un banchetto, la trama riesce a lanciare un messaggio di speranza per il futuro. L’auspicio di abbattere le discriminazioni e diventare più tolleranti.

La doppia vita del gatto Silvestro

E’ un po’ che volevo raccontarlo poi ieri leggendo la notizia di questo gatto dalla doppia vita, mi sono decisa a farlo. I mici fedifraghi non vivono solo in Messico, ci sono anche qui da noi. Uno di questi temo si chiama Silvestro ed è il mio vicino di casa. Di lui, e della sua personalità forte, avevo già scritto un po’ di tempo fa. Quando era ancora cucciolo e dava filo da torcere a Lola.

Ora Silvestro è cresciuto ed è diventato sempre più sicuro di sè, mentre Lola è rimasta l’esempio di “can che abbaia e non morde”, protesta ma poi quando c’è da tirar fuori i muscoli prefersice tornare a cuccia a dormire.

Comunque. Silvestro invece è sempre più bullo e indipendente, gira attorno a casa scaltro e indaffarato. Da un po’ di tempo nutrivo sospetti su un sua eventuale doppia vita. E’ da quando, tanto tempo fa, avevo scoperto che mio zio di Genova era riuscito a celare per anni a mia zia l’esistenza di una seconda famiglia, che sono sempre pronta a non credere alle apparenze del focolare domestico perfetto.

Infatti da un po’ vedevo Silvestro uscire dalla gattaiola di casa sua (sgattaiolava!), attraversare il giardino e infilarsi nell’ingresso della villetta di fronte. Poi dopo qualche ora, quando il suo padrone lo chiamava a gran voce per farlo tornare a casa, il nostro riattraversava il giardino e rincasava. Tutti i giorni così. Un gatto pendolare. Non andava a gironzolare in giro, no il suo tragitto era sempre lo stesso. Da casa 1 a casa 2.

Nel frattempo ha cominciato a ingrassare, a mettere su pancia. Forse perchè mangiava doppio? Un giorno ho sbirciato attraverso la siepe di casa 2 e l’ho colto sul fatto, anzi davanti a una ciotola. Ho tenuto il segreto per me, ricordando quanto mia zia fosse stata male quando aveva scoperto la verità sul marito.

Learn english or explode

Mi è arrivato questo libro ed ero molto scettica, invece sfogliandolo ho avuto una bellissima e interessante sorpresa. Ho apprezzato molto il modo in cui l’autore si approccia a chi vuole imparare l’inglese. E’ conciso, semplice ed efficace nei suoi esempi. E riesce a entrare nella mentalità dell’italiano che cerca di esprimersi in inglese e trova difficoltà nella costruzione delle frasi. Di solito perchè cerca di tradurre alla lettera parola dopo parola. Interessanti anche le distinzioni fra l’inglese-british e quello americano (che di solito in UK fa arricciare il naso: troppo semplice e rozzo solo un tantino meglio di quello australiano). Mentre in USA l’accento british piace molto ed è considerato sexy.

Poi ho scoperto che l’autore di questo manuale è un ragazzo americano molto seguito su Youtube, proprio perchè il suo atteggiamento è così simpatico ma al tempo stesso utile e diretto. Anche l’impaginazione del manuale è molto apprezzabile, gli argomenti più importanti sono divisi per capitoli, che spiegano le regole e danno molti esempi. E’ geniale che ci siano anche quelli sbagliati, quelli più tipici degli italiani. Vedendoli scritti si ricorda meglio come correggersi e usare invece le frasi più giuste.

Libro senz’altro da regalare a chi vuole migliorare il proprio inglese e adattissimo anche ai più giovani, tipo studenti delle medie perchè contiene e spiega anche le espressioni più slang usate in rete e suoi social. Cosi i ragazzi non pensano di studiare e si sentono solo più cool 🙂

I love Lego

Una mostra imperdibile a Milano, al Museo della Permanente, per gli amanti dei mattoncini Lego. E quindi, considerata il grande amore che in famiglia abbiamo sempre avuto per i mitici mattoncini, è un evento che mi intriga molto.

In un gioco di colori e prospettive che incanta tanto i bambini quanto gli adulti, la mostra racconta l’incredibile trasformazione di quello che, da giocattolo tra i più comuni e conosciuti, si è trasformato negli anni in vera e propria opera d’arte. Decine di metri quadrati di scenari interamente realizzati con mattoncini andranno a comporre città moderne e monumenti antichi. Interi mondi in miniatura, ricostruiti in maniera minuziosa e coloratissima.

Milioni di meravigliosi mattonicini hanno creato istallazioni, tra cui 12 grandi capolavori dell’arte, quadri reinventati grazie ai Lego. Poi i diorami: dai classici pirati, all’antica Roma dei Fori Imperiali, all’allestimento dedicato allo spazio che riproduce un insediamento minerario lunare. Poi ancora riproduzioni in progress della città e della vita nel castello.

Ho ammazzato la pasta madre

Rea confessa di un nuovo tipo di crimine: sono riuscita a uccidere la mia pasta madre. Un omicidio in famiglia. Come tutti i panificatori seri sanno, il lievito della pasta madre è vivo e bisogna prendersene cura. Non si può dimenticarla in frigo come un’insalata qualunque. Riservarle il trattamento menefreghistico che caratterizza il (mio) rapporto con le zucchine o le melanzane. Le compro con amore e poi dopo averle utilizzate per condire la pasta, perdo interesse e le abbandono (tristi e sole) nel cassetto delle verdure.

Dopo un inizio spumeggiante del nostro rapporto, pasta funzionava bene e cresceva con allegria, mi sono fatta prendere dalla presunzione. Ho pensato che tutte le precauzioni e attenzioni che i veri estimatori raccontavano di prendere nei riguardi della loro pasta madre, fossero solo delle teorie superflue per per tirarsela un po’.

Quindi la mia gestione è stata molto sportiva. Ho pensato che pasta ed io ormai avessimo passato l’epoca del fairplay e ci potessimo organizzare come era più comodo per entrambe. Quest’estate l’avevo anche relegata nel freezer e poi scongelata a settembre. Pasta aveva reagito bene.

Così in me aveva cominciato a germogliare il seme della pigrizia: lei stava in frigo e guardandola nel contenitore dicevo: “Bene, la rigenero domani”.

Giorno dopo giorno, le negavo acqua e farina per permetterle di continuare a vivere. Insomma è stato un po’ come uccidere un tamagochi (esistono ancora?) o un pesce rosso, lasciandoli morire di inedia, senza cure.

Ieri l’altro l’ho rigenerata e in effetti sembrava un po’ moscia. Rimessa in frigo non ha mostrato l’entusiamo che la contaddistingueva, si è accasciata molle nel suo contenitore. Niente blob, niente aumento di volume, non era neanche più aggressivamente appiccicosa. Giaceva esangue nel tupperware, triste come una chewingum troppo masticata.

Mi sento tanto in colpa e confesso il mio misfatto nella speranza che non succeda ad altri.

R.I.P: cara pasta!

La settimana dei pet

Da oggi fino al prossimo sabato 5 ottobre a Milano si svolge la prima Pet Week, un’intera settimana dedicata ai nostri pet e al loro benessere. Tantissime le manifestazioni e gli eventi da non perdere.

Domani ci sarà la marcia per sostenere il disegno di legge che prevede l’inserimento degli animali domestici nello stato di famiglia con riconoscimenti e tutele. Poi proprio pochi giorni fa è uscito un piccolo saggio filosofico che spiega quanto sia eticamente giusto sostenere i diritti degli animali ed evitare soprusi e discriminazioni.

Tra gli incontri interessanti e soprattutto utili a chi desidera un animale domestico ma non sa se il proprio stile di vita sarà adeguato al benessere del futuro pet, ci sono quelli nell’ambito del programma internazionale BETTER CITIES FOR PETS, finalizzato a dare concretezza allo scopo di rendere il mondo un posto più accogliente per gli animali da compagnia.

I proprietari o aspiranti tali potranno visitare l’infopoint MARS Petcare e ricevere una consulenza personalizzata gratuita a 360 gradi sulla gestione del proprio cane o su come operare la migliore scelta per accoglierne uno. Lo sportello informativo sarà attivo nei giorni di sabato 28 e domenica 29 settembre, e venerdì 4 e sabato 5 ottobre, dalle ore 12 alle ore 18.

L’educatore cinofilo Paolo Bosatra, aiute a fare chiarezza su diversi aspetti legati alla tipologia di cane e a sfatare alcuni “falsi miti”.

  • Single– A Milano quasi una persona su due vive da sola: su 674.016 famiglie, ben 302.947 sono composte da un solo individuo, pari al 45%2, e spesso si pensa che la vita da lavoratore single non possa conciliarsi con la gestione di un cane. Ma non è vero.
    “Vivere da soli con un pet comporta sicuramente delle responsabilità ma vorrei sfatare un mito: anche i cani di taglia grande possono vivere in una casa di piccole dimensioni. L’importante è avere sufficiente tempo per portare il cane a passeggio, fare gite fuori porta insieme a lui durante il week end e accudirlo regolarmente. I cani di piccola taglia sicuramente sono più gestibili viste le dimensioni ma richiedono anch’essi momenti di svago all’aperto. In entrambi i casi, è bene abituare il cane fin da cucciolo a stare in casa anche da solo e, se le ore di solitudine sono tante, ci si può avvalere del supporto di aiuti esterni”
  • Coppia. L’entrata in scena di un animale nella vita di coppia può rendere ancora più forte la relazione e anche in questo caso è bene scegliere il cane tenendo conto dei ritmi di vita del duo familiare. Secondo l’esperto “per le coppie che decidono di prendere con sé un cane è importante valutare la propria routine e i propri orari lavorativi. Giusto optare per cani di media o piccola taglia se la coppia ama i viaggi a lunga percorrenza da fare insieme a lui, e cercare di prediligere una tipologia estremamente socievole per delle uscite “di gruppo” che sicuramente sono ricorrenti. A prescindere dal fatto che sia meticcio o di razza, ciò che conta è che fin da cucciolo sia ben socializzato con i propri simili e con le persone”.
  • Famiglia con bambini. Avere un cane in famiglia porta numerosi benefici e spesso sono soprattutto i più piccoli a desiderare la compagnia di un amico a quattro zampe, ma gli aspetti da tenere in considerazione sono numerosi: “Nella scelta di un cane che deve convivere con dei bimbini è importante che –prima di ricevere in dono il nuovo amico – la decisione venga sempre condivisa da tutta la famiglia, in particolare dai più grandi, che si occuperanno del nuovo arrivato. Possono essere considerati perfetti per la vita in famiglia, ad esempio, i “Retriver” *, facilmente addestrabili ed estremamente docili, o i “barboncini”, cani intelligenti dinamici e con una forte empatia emozionale. Alternativa che io incoraggio e non solo per questioni etiche, è quella di accogliere meticci e ospiti dei canili, anche grazie al fatto che oggi i rifugi spessissimo si avvalgono della collaborazione di educatori che possono aiutare ad orientare la scelta verso il soggetto più adatto”

*(Riguardo al consiglio del Retriver, l’avevo seguito ed è stato l’inferno, l’etichetta di giocherellone, docile e adatto ai bambini certo non si poteva applicare al mio cane e ne avevo scritto anche in Una mamma da URL. Quindi consiglio vivamente un meticcio! )

Killing Eve

Ho iniziato a guardarla per caso, su Tim Vision, in una sera di noia ed è stato colpo di fulmine. Una storia thriller intrigante che non si prende troppo sul serio: narra la storia di una killer professionista, nome in codice Villanelle (dal francese “villain” /cattivo femminilizzato per renderlo più grazioso!), una ragazza russa che uccide su commissione. Ha un passato oscuro, è sociopatica e intelligentissima. Incapace di provare empatia, perciò perfetta per il suo lavoro. Per fermare i suoi crimini a Londra si forma una squadra di agenti speciali sotto la guida di Eve Polastri, una detective altrettanto eccentrica.

I crimini di Villanelle, rocamboleschi e molto pulp, spaziano in tutte le più importanti capitali europee. La ragazza appoggiata dai suoi datori di lavoro, una fantomatica organizzazione di spie russe, viaggia molto, fa acrobazie, e riesce sempre comunque a sfuggire a chi vorrebbe arrestarla. La dinamica intrigante della storia è rappresentata dal legame che si instaurerà ( e si svilupperà sopratutto nella seconda serie) fra Villanelle ed Eve. Atratte e incuriosite l’una dall’altra si rincorrono e sfidano in continuazione.

Quello che rende la serie accativante, oltre la bravura delle interpreti, Jody Comer (Villanelle) ha appena vinto l’Emmy come miglior attrice protagonista, battendo Sandra Oh (Eve) per un soffio, sono i dialoghi fulminanti e ironici. Poi naturalmente c’è l’azione e il ritmo incalzante ma la sceneggiatura, originale spumeggiante e decisamente femminista, è certamente il punto di forza di questa serie.

Si tratta di uno dei pochi esempi in cui il romanzo, anzi in questo caso si trattava solo di una serie di racconti, che ha ispirato il plot è meno avvicente della trasposizione televisiva. I racconti, intitolati Nome in codice Villanelle erano nati come un’autopubblicazione, poi sono diventati canovaccio della serie tv e solo successivamente trasformati in un romanzo.

Arrivano in Italia le Baby Pelones

Sono bambole senza capelli e con foulard, omaggio ai bambini affetti da tumori. In Italia, Juegaterapia attiva così una collaborazione con l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT) e in particolare con la Pediatria Oncologica.

Le Baby Pelones sono un’idea di Juegaterapia, che ha lanciato l’iniziativa nel 2014 per catalizzare l’attenzione sul cancro infantile attraverso bambole che mostrano uno dei segni più visibili di questa malattia: la caduta dei capelli. In questi quattro anni tutte le aspettative di vendita sono state superate e sono diventate un simbolo della lotta contro la malattia, permettendo a migliaia di persone di contribuire a questa causa.

La Fondazione Juegaterapia ha già donato le Baby Pelones ai bambini ricoverati in Oncologia Pediatrica negli ospedali di Spagna, Brasile, Colombia, Portogallo, Argentina, Messico e Miami.

Nel corso del 2017 è diventata la bambola più popolare in Spagna con oltre un milione di vendite e ora la Fondazione si prepara a commercializzarla in altri Paesi. Juegaterapia desidera che tutti i bambini malati di cancro ricoverati negli ospedali possano avere una Baby Pelón per aiutarli a rendersi conto attraverso il gioco che, anche senza capelli, rimangono preziosi e speciali . Oltre che in Spagna, le bambole sono già disponibili in Portogallo, Messico e ora in Italia.

In Italia è possibile acquistare i modelli con foulard disegnati da Laura Pausini, Shakira, Ricky Martin e Teresa, una piccola combattente. Questo il link per acquistarle su Amazon.

Con i fondi raccolti, Juegaterapia ha realizzato in Spagna vari progetti come “El Jardín de Mi Hospi” (giardini sui tetti degli ospedali) o “Stazioni lunari” (stanze di isolamento arredate con temi dedicati allo spazio). Inoltre, grazie alle vendite dei Baby Pelones, è stato aperto un nuovo percorso – Juegaterapia Investigación – per finanziare studi sul cancro infantile.

In Italia, il progetto che verrà finanziato presso la Pediatria Oncologica INT sarà finalizzato allo studio molecolare dei tumori rari dell’infanzia.

Ritorna l’Alzheimer Fest

Dalla sera di giovedì 12 a domenica 16 a Treviso, nello spazio del Parco Artemio, nella sede della Provincia, torna con la terza edizione l’Alzheimer Fest, l’evento che trova il lato gioioso di una malattia sempre più diffusa e troppo poco raccontata. I malati di alzheimer e le loro famiglia sono spesso lasciati da soli a fronteggiare una realtà che sconvolge la vita.

La sconvolge ma può anche arricchirla di fantasia e creatività. L’amore per esempio al tempo dell’Alzheimer prende delle sfumature inaspettate: dramamtiche ma anche molto tenere e romantiche.

Ma non è facile vederla sempre in questo modo positivo e allora servono proprio eventi come l’Alzheimer Fest dove si sdrammatizza, ci si aiuta e si condivide. Saranno quattro giorni densi di avvenimenti, 100 eventi che comprendono concerti, film, arte, letteratura, disegno, spettacoli teatrali. Dedicati e agibili proprio per tutti: dai più piccoli ai meno fisicati.

Ma anche appuntamenti dedicati all’approfondimento sulle cure possibili e sull’accudimento dei malati. Tanto per farvi un’idea dell’aria che tira all’Alzheimer Fest potete guardare questo video in cui la brillantissima Gianna Coletti fa una “lettura critica” di Rosse Rosse per te (mitica hit di Massimo Ranieri nel lontano 1969). Qui il programma del festival e anche le indicazioni su come arrivare e dove è possibile alloggiare.

Biscotti vegan alla banana, cocco e cioccolato

Questi biscotti sono buonissimi e golosi. Facili e veloci da preparare. Bisogna solo avere un’accorgimento per gustarli meglio: prepararli il giorno prima e farli rimanere una notte in frigo. Il loro sapore sarà più intenso e si farà fatica, considerato che non sono troppo calorici, o almeno hanno calorie “buone”, a non finirli tutti in un attimosenza neanche sentirsi in colpa. (Anche il burro di arachidi è fatto in casa: divertente da preparare e anche meno costoso!)

Ingredienti:
– 1 banana e 1/2 – 1 tazza di farina integrale- 30g di nocciole- 2 cucchiai di cocco grattugiato- 3 cucchiai di sciroppo d’agave- 2 cucchiai di olio di cocco + 1 cucchiaino- 1/2 tazza di latte vegetale- cannella q.b.- 1 cucchiaio di semi di zucca- 1 cucchiaino di lievito madre
– burro di arachidi (circa tre cucchiai)- 100g di gocce di cioccolato fondente


Procedimento:
1) Riscaldare il forno a 180ºC.2). Sminuzzare le nocciole nel mixer per ottenere una granella fine.3) In una ciotola, unire gli ingredienti secchi (farina, nocciole, cocco grattugiato, cannella e semi di zucca) e mescolare.4) Pestare con una forchetta le banane e mescolarle insieme agli altri ingredienti liquidi (lo sciroppo d’agave, l’olio di cocco e il latte).5) Unire gli ingredienti liquidi a quelli solidi e aggiungere il lievito madre.+6) Mescolare bene.7) Posizionare l’impasto in piccole palline su una teglia coperta di carta da forno. Appiattire ogni pallina e, con un dito, creare un piccolo cratere al centro di ogni biscotto.8) Cuocere in forno per 20 minuti.9) Rimuovere dal forno e far raffreddare completamente. Mettere in frigo.10) Quando i biscotti sono completamente freddi, toglierli dal frigo e mettere un cucchiaino scarso di burro di arachidi al centro di ogni biscotto.12) Mettere i biscotti nel freezer.13) Mentre i biscotti si solidificano, sciogliere (nel forno a microonde o a bagnomaria) le gocce di cioccolato con un cucchiaino di olio di cocco. Una volta sciolto il cioccolato, mescolare bene.14) Rimuovere i biscotti dal freezer e cospargere ciascuno biscotto di cioccolato fondente.

Scuola: come scegliere lo zaino giusto e ridurre il peso

L’aspetto bizzarro nella crescita e nella maturazione degli studenti è che, fra la fine di un ciclo scolastico e l’inizio di quello nuovo, la loro consapevolezza subisce un scarto notevole. Con dslivelli da montagne russe. Alla fine della quinta elementare si sentono preadolescenti scafati che guardano con commiserazione i primini, poi pochi mesi dopo si trasformano in imbranatissimi studenti di prima media. Lo stesso meccanismo si ripete all’entrata del liceo e poi dopo essere orgogliosamnete maturati si trasformano in “sfigatissime” matricole universitarie.

In questo percorso a ostacoli alla conquista dell’autostima ho notato, oltre i classici risvolti psicologici, anche piccoli dettagli pratici che mostrano l’insicurezza degli studenti alle prese con una nuova realtà scolastica.

Come Linus con la sua coperta, anche i ragazzi quando affrontano una scuola nuova si difendono, si sentono più protetti, equippaggiandosi con più materiale possibile. Ci sono tante materie e, per paura di sbagliare, vogliono portare tutti i libri e quaderni. Poi classe dopo classe, crescendo viaggeranno sempre più leggeri: ormai strategicamente pronti a comprendere cosa sia veramente necessario.

Questa digressione per dire che la scelta dello zaino, sotto cui appunto barcollano, è importante. Per evitare problemi di postura e danni alla schiena sono state stilate, dal Dott. Giuseppe Larosa – Medico Chirurgo Ortopedico e Fisiatra, Responsabile della Fisiatria e Fisioterapia dell’Ospedale Koelliker di Torino – e la Dott.ssa Marina Gobbi – Medico Chirurgo Specialista in Medicina Fisica e Riabilitativa,  10 regole a cui è saggio attenersi.

Eccole:

1.     Ridurre il peso dello zaino, non superando quello massimo consentito (pari al 15% del peso corporeo del bambino). 

2.     Scegliere uno zaino ergonomico, che abbia quindi le seguenti caratteristiche:

·    spallacci ampi, imbottiti e regolabili,

·         schienale imbottito e, preferibilmente, con altezza degli spallacci regolabile,

·         cintura in vita per distribuire il peso al meglio e scaricarlo sulla zona del bacino.

3.     Indossare sempre entrambi gli spallacci.

4.     Regolare gli spallacci in modo che la parte più bassa dello zaino non arrivi a più di 10 centimetri al di sotto della vita.

5.     Posizionare gli oggetti maggiormente pesanti nella parte a contatto con la schiena.

6.     Riempire lo zaino in altezza e larghezza, mai in profondità. Se ha cerniere per ampliarlo (regolando la profondità) NON utilizzarle.

7.     Non correre né fare sforzi quando si sta indossando lo zaino.

8.     Utilizzare lo zaino per un tempo limitato, al massimo 30 minuti totali al giorno.

9.     Quando è possibile (es. sull’autobus o alla fermata) togliere lo zaino dalle spalle.

10.  Evitare i trolley: provocano una scorretta postura mentre si cammina, sbilanciata dal lato dello zaino e non rendono possibile il pendolamento di un arto, creando quindi uno squilibrio nello schema del passo.

Trekking e teatro

La Grigna Meridionale, nella catena montuosa delle prealpi Orobiche, sopra Lecco, è uno dei luoghi più spettacolari d’Europa, chiamata anche Grignetta o Le piccole Dolomiti. Con le sue innumerevoli guglie, è stata avamposto dell’alpinismo mondiale, luogo mitico per gli alpinisti di tutte le epoche.

Il prossimo weekend, 7 e 8 settembre, proprio qui debutta la prima edizione di un happening teatrale unico, si intitola In Grigna! Festival e letteralmente spettacoli e performance varie si svolgono nel meraviglioso palcoscenico della montagna. Un evento imperdibile per gli amanti della montagna e per chi ama il teatro.

Due giorni di trekking narrativi e spettacoli inediti, grandi nomi dell’alpinismo e della montagna, in uno dei luoghi più suggestivi della Grigna: il Rifugio Rosalba, con la straordinaria bellezza del suo paesaggio, scenografia mozzafiato di eventi in prima assoluta. Un evento ideato e organizzato da Rifugio Rosalba e Campsirago Residenza che si propone di portare e valorizzare la cultura della montagna là dove nasce, nel suo luogo naturale, per esaltarne la bellezza attraverso lo sguardo dell’arte, del racconto e del teatro. Un festival profondamente radicato nel territorio che, prima di tutto, rispetta la montagna, il suo paesaggio imponente e incontaminato, la sua fauna e i suoi silenzi.

Attorno al festival ruoteranno però iniziative che valorizzeranno la magia del luogo e la sua natura e che porteranno il pubblico a vivere l’intensità di un’esperienza speciale di montagna e cultura. 

L’obiettivo è anche quello di rivalutare e comunicare il rifugio non solo come luogo di accoglienza e ristoro ma anche come spazio culturale aperto e condiviso. In Grigna! festival chiede al pubblico e agli escursionisti di essere partecipi in prima persona e non solo spettatori. La particolarità dell’evento risiede inoltre nel fatto che gli spettacoli siano realmente opere site-specific, uniche e inedite perché create espressamente per il festival.

È possibile alloggiare a pagamento al Rifugio Rosalba (info@rifugiobrioschi.com) e al Rifugio Carlo Porta (info@rifugiocporta.com) fino a esaurimento posti. Nelle vicinanze è possibile alloggiare anche al campeggio La “Meridiana”

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