Quando le mamme fanno OM


Faccio yoga da dodici anni e ogni tanto mi concedo una fuga dalla vita familiare per partecipare a weekend dove si “pratica” dalla mattina alla sera. Lo yoga è molto di moda e quindi fioriscono scuole e guru in ogni dove. Ho fatto parecchi “cattivi incontri”: classi dove ex-frichettoni cercano di riciclarsi come insegnanti e maestri di vita o altre dove tentano di istaurare una disciplina degna dei marines. Ma oramai sono diventata furba, annuso l’aria aromatizzata di incenso al sapore di sandalo e non mi faccio più abbindolare. Eseguo le mie posizioni (asana) e non chiedo di più. Le mie figlie quando torno da questi seminari mi fanno trovare disegni in cui sono raffigurata in pose acrobatiche quasi da Spiderman e mi incalzano con domande: hai fatto la verticale senza il muro? E il ponte partendo da “in piedi”? Cerco di non deluderle, lavorando un po’ di fantasia ed esagerando le mie gesta, come fanno i pescatori. Comunque a Bologna dove sono andata questo fine settimana c’era questa insegnante americana veramente tosta. Un ex ballerina con un fisico da elastigirl che proponeva delle contorsioni quasi da circo. Piegamenti in avanti tali da potersi quasi far chiudere in una valigia. O almeno questo è quello che veniva in mente a me mentre con la fronte spinta sopra i piedi mi abbracciavo i polpacci da dietro. In altri momenti mentre mi inarcavo fino allo sfinimento (complete bliss/beatitudine completa, chiosava la maestra) pensavo che dovevo chiamare mio marito per dirgli di comprare le uova altrimenti non avrebbe potuto impanare le cotolette per la cena. Nell’intervallo fra le due sessioni giornaliere di pratica ero al telefonino raccomandando di impacchettare il regalo di compleanno per la festa dell’amichetta di Emma a cui andavano ieri pomeriggio, di didisdire la lezione di equitazione perchè pioveva, di finire i compiti e magari se qualcuno gentilmente stendeva anche il bucato che da due giorni mi ero dimenticata nella lavatrice…Poi tornavo a fare vashistasana più serena. Oggi sono tutta indolenzita al limite della paralisi…OM

Come organizzare la festa di compleanno perfetta

Tra i post più cliccati di sempre, sul blog, c’è questo: il problema festa di compleanno tra le madri è sempre più sentito e rimane sempre attuale.

E’ molto difficile trovare il giusto equilibrio fra la festicciola in famiglia e il party a cui invitare tutta la classe. Poi alla fine del tunnel genitoriale ci saranno poi i mitici e angosciosi (dipende dai punti di vista!) diciottesimi che però valgono un differente capitolo.

Anch’io quando le ragazze erano piccole mi sono fatta un un po’ prendere la mano e ho organizzato feste esagerate che hanno soddisfatto il mio ego anzichè procurare euforia alle bambine. A ripensarci mi vergogno anche un po’. Quindi oltre a fare un tardivo mea culpa, ho indagato, cercando di capire come organizzare una festa di compleanno quasi perfetta.

Le mamme partono con largo anticipo e pianificano il party con dispendio di mezzi ed energie. E per seguire e incoraggiare questa tendenza c’è un indotto sempre più variegato e costoso. Oramai i compleanni si possono fare praticamente ovunque: dalla ludoteca alla fattoria didattica, dal museo al cinema, passando per il bowling e il luna park.

Basta non avere problemi di budget perché le voci di spesa da tenere in considerazione sono tante.

L’affitto del locale, il coinvolgimento dell’animatore, la torta grande e fotogenica da immortalare sui social, gli inviti da spedire in anticipo e dulcis in fundo anche il regalo dopo-festa da donare agli invitati come souvenir.

Ma ne vale veramente la pena? I bambini sono contenti di queste mega celebrazioni?

O non sarà che le mamme si industrino così tanto anche per fare un po’ a gara tra loro?

“Le feste molto sfarzose sono diventate una moda e un business. Le madri a volte esagerano con l’organizzazione di questi compleanni per emulazione, per non sentirsi da meno, o inadeguate rispetto alle altre mamme”, conferma Elisabetta Rossini, pedagogista esperta di relazioni familiari.

“Invece non bisogna avere questo tipo di timori, perché per i bambini sono molto più divertenti le feste semplici, meno strutturare e più raccolte. E poi non è neppure necessario intrattenere i bambini a tutti i costi, magari seduti in cerchio, con un animatore che dice cosa fare. I bambini oggi hanno agende densissime. Oltre alla scuola fanno sempre tanti corsi, dove appunto ricevono indicazioni su come comportarsi. Almeno per la loro festa sarebbe bello lasciarli un po’ più liberi”.

Ma spesso questa idea di organizzare con un intrattenitore, in un luogo circoscritto, deriva anche dal timore dei genitori di trovarsi in una situazione dove sia difficile controllare tutti i bambini.

“Certo gestire un gruppo di ragazzini scatenati è una grande responsabilità. Quindi è un’idea strategica proporre personalmente, o anche con un animatore, qualche attività da fare. Come una caccia al tesoro, balli, disegni, una gara di canto, ecc. Ma non uno schema troppo strutturato”, consiglia ancora Rossini.

“Perché i bambini hanno anche la necessità di sentirsi liberi, di correre, muoversi senza uno scopo preciso. Gli adulti sono spesso spaventati da queste attività, perché le giudicano pericolose e osservandole non ne capiscono il senso. Sono invece espressioni salutari e normali per i bambini, specialmente se avvengono in un luogo spazioso sicuro, con la supervisione non troppo invadente di un adulto. Se accade, per esempio, che due bambini si spintonano non è niente di grave. Ricade tutto nel loro codice di comportamento e i grandi non devono allarmarsi o temere attacchi di aggressività. Oggi noi adulti siamo troppo pronti a etichettare ogni attività dei bambini, preoccupandoci e attribuendo ragioni e spiegazioni non necessarie. Questi comportamenti “liberi” sono solo manifestazioni dell’entusiasmo infantile”.

Quindi la ricetta è: budget dignitoso ma non esagerato, fiducia nei bimbi e…tanto sangue freddo!

Come diventare un po’ più nordici

Un appuntamento imperdibile per chi è a Milano (o nei dintorni)
BeNordic: tre giorni, venerdì, sabato e domenica prossimi. Si parlerà di eco-sostenibilità (nel nord Europa sono avanti anni luce rispetto a noi), di design, di moda, di viaggi e ci saranno interessanti workshop per bambini. E anche mini corsi di lingua: svedese, finlandese, norvegese e anche inglese, perchè i popoli del nord lo parlano benissimo. Il tutto gratuito, per scegliere dove partecipare basta consultare il ricchissimo programma e prenotarsi qui.
Tra le iniziative più interessanti:
Seminario sulla moda ecosostenibile alle 15 di venerdì 18, organizzato dal Danish Fashion Institute.
Seminario contro lo spreco alimentare alle 15 di sabato 19: animato da Selina Juul, fondatrice di Stop Wasting Food movimento che sensibilizza i consumatori a iniziative individuali volte a ridurre gli sprechi nella quotidianità, dalla spesa, alla conservazione e consumo degli avanzi fino alla distribuzione delle eccedenze alimentari.
Per evitarlo in Danimarca le iniziative sono numerose, meno di un mese fa a Copenhagen è stato aperto il primo supermercato-discount alimentare WeFood dove vengono venduti prodotti scaduti ma ancora commestibili oppure fallati, al 30% e 50% di sconto.
Gioca Yoga domenica 20 alle 10,30: per iniziare i bambini a questa disciplina con un mini workshop ci si iscrive qui.
Racconti di viaggio: ogni giorno uno diverso come da programma, per scoprire la Groenlandia, il sud della Finlandia in bicicletta, l’aurora Boreale, la bellezza dei Fiordi e anche il classico villaggio di Babbo Natale a Rovaiemi.
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Incredibile ma vero

Le mamme quando sono stanche e un po’ stressate fanno cose bizzarre. Quando Anita aveva due mesi ed ero un po’ scioccata dalla nuova avventura ero uscita in ciabatte. Non vezzose ciabattine che potevano essere scambiate per sabot o cose del genere. No, proprio quelle da casa, spugnose.
Ieri sera invece ho dormito vestita.
Me ne sono accorta solo stamattina al risveglio. Ieri siamo andate in piscina e mi ero messa un vestitino, genere copricostume-kaftano, corto, in cotone, con le maniche lunghe. Era un vestitino stampato in fantasia optical, non sembrava una camicia da notte. Invece ieri sera dopo una serie infinita di “mamma qui” e “mamma là”…mi sono buttata sul letto esausta.
In effetti ho avuto dei sogni un po’ agitati: ero a Londra, dovevo affittare un’auto e non trovavo mai le strade. Intanto mi rigiravo nel vestitino che non era comodo come la mia t-shirt da notte, mi arrotolavo come un salame nelle cuciture e per quello mi perdevo per le strade londinesi. Mi sentivo stretta, incapace di trovare una via d’uscita. Cercavo nel sogno di comprare la guida London A-Z (l’unica per sbrogliarsela a Londra), non la trovavo mentre sarebbe bastato togliermi quel maledetto vestito.
Quando le bambine erano piccole le “pigiamavo” sempre con molte ore di anticipo, perchè potevano addormentarsi molto prima di raggiungere il lettino. Forse ora dovrei ripescare questo accorgimento e applicarlo su di me.

La compleannite

“Donna tu partorirai con dolore!”
Fosse solo questo l’anatema della maternità…nessuno ha avuto la gentilezza di aggiungere: “…e vagherai eternamente per gli ipermercati alla ricerca del regalino perfetto, quello che costa poco ma non sembra, per l’ennesimo compleanno del compagno di scuola del tuo bambino!”
Sì perchè lo dice anche l’Istat il 72% dei bambini italiani partecipa a feste di compleanno, sempre, comunque tutto l’anno. Non si scappa. In casa, all’oratorio, in giardino, in ludoteca, al cinema, ai gonfiabili, al museo, al bowling. Amplissima la possibilità di scelta, golosissimo l’indotto. A Milano, la città più cara d’Italia, una festa in un ludoteca “classe A” arriva a costare ben 360 euro. Il baby-festa-business attecchisce da subito: a un anno si è commosse e si invitano i nonni e gli amici intimi, a due inizia il walzer con gli amichetti.
A tre, si socializza alla materna e si entra nel tunnel. Sì perchè tutti i bambini festeggiano, tutti i bambini invitano. E il bon-ton dice che tutti devono invitare tutti. Per i primi anni le mamme più politicamente corrette rispettano la regola e affittano ludoteche, oratori, supplicano nonne con il giardino, si organizzano per riunire due/tre festeggiati sotto lo stesso tetto/prato.
Poi inizia la ribellione. Le maestre della materna dicono che tutti devono invitare tutti? Allora facciamo la festa a casa loro!
Cominciano le discriminazioni: solo maschi per i maschi… solo femmine… solo quelli con i capelli biondi… solo quelli che erano al nido con me…solo quelli che mi stanno simpatici…solo ariete con ascendente capricorno…
Le mamme diventano creative e politicamente scorrette. Gli inviti, così dolci e teneri, si passano clandestinamente sottobanco. Gli appuntamenti si danno sotttovoce.
Perchè è anche una questione di budget: regalino qui e regalino lì, si spende un sacco. La catena di S.Antonio dei compleanni, prevede che anche una minima schifezza di giocattolo, piena di pericolosi ftalati cinesi, non costi meno di 10 euro.
Da qui i suddetti vagabondaggi agli ipermercati di frontiera. Sì perchè tutte le mamme girano gli stessi luoghi e se si compra il Gormito in super offerta, si viene scoperte e svergognate al compleanno, con il più mellifluo dei sorrisi mammeschi, dalla genitrice del festeggiato.
Per risparmiare si fanno le cordate. Si telefona, armandosi di faccia tosta, a una mamma sconosciuta chiedendo con umile noncuranza: “Se non siete già in 20 a comprare quel pigiama di Hello Kitty, posso partecipare anch’io?”
Non è detto che la risposta sia positiva.
Si sta al gioco per paura di uscire dal giro: se B ha invitato vostro figlio al compleanno, dovete invitare B. Se rifiutate di andare al compleanno di A, questo non verrà da voi, e così via. Odiate la mamma di C, ma è il miglior amico di vostro figlio, quindi dovete invitarlo e se avete sfortuna vi toccherà contare fra gli invitati anche il fratellino. Dire basta non è facile, specialmente quando i bambini sono piccoli. Ho sentito indicare come una monatta una madre “ribelle”:
“Quella non li manda mai ai compleanni!”, commento pronunciato con il massimo disprezzo.
Poi un giorno tutto finisce. Avete organizzato una pizzata compleannesca per un gruppo di decenni. Si sono comportati così male che il proprietario dell’esercizio voleva chiamare la polizia. Improvvisamente e irrevocabilmente decidete che del bon ton dei compleanni non ve ne frega più un fico secco.
E tornate una donna libera.

P.S. Era solo un sogno: sabato festeggiamo il compleanno di Anita al bowling.

Momenti di gloria

Il parquet, posato appena due mesi fa, si alza e lievita come un soufflè. Che fare? Oltre a imprecare profusamente abbiamo deciso di allungare di qualche giorno il previsto weeek-end in montagna e siamo partiti, mentre “l’addetto” riposiziona i maledetti listelli. Destinazione Ortisei, Dolomiti meravigliose, passeggiate in mezzo ai boschi, strudel e aria pura. In montagna ci sono dei parchi gioco incredibili, pieni di attrezzi ginnici che in città neppure sognamo. Ieri mattina in uno di questi Anita è stata apostrofata come “ragazza” dal papà di una treenne. La frase era “Lascia arrampicare la bambina…anzi la ragazza”. Nessuno ha commentato anche se mi è sembrato di vedere un mezzo ghigno sul faccino di Emma. Al pomeriggio e ri-sucesso: altro parco giochi (passiamo lì tutto il nostro tempo) altro papà che chiama Anita “ragazza”. Questa volta Emma ha cominciato a canzonare Anita: “Sei una ragazza! Sei una ragazza! Non sei più una bambina!”. Oggi è arrivato il giorno della vendetta. Facciamo una passeggiata:percorso un po’ ripido, in discesa Emma inciampa, cade, si sbuccia e comincia a frignare. Anita, invece di aiutarla, commenta : “Cadendo hai spostato un sasso, sai che questo può cambiare completamente un eco-sistema?”

Sabato scorso è apparso un articolo su D di Repubblica in cui veniva citato questo blog, si parlava di eco-mamme e il tema ha attirato l’attenzione di Giulia Fossà conduttrice di Nudo e Crudo sul primo canale di Radio Rai e di Beppe Fisichella, di Summertime, trasmissione mattutina di Radio Città del Capo di Bologna. Stamattina sono stata ospite telefonica di entrambe le trasmissioni per parlare di ecologia e di come le mamme possono nel loro piccolo contribuire a …salvare il pianeta.
Ero molto intimidita, avevo al tremarella, i sudori freddi, non ho dormito, ecc. Sono miracolosamente sopravvissuta all’esperienza e stasera ho riascoltato il podcast della trasmissione della Rai, in cui tra le altre stupidate ho detto: “…invece di usare i sacchetti di plastica del super le mamme, quando fanno la spesa, possono utilizzare quelle orrende borsine di stoffa che i bambini creano all’asilo…” Le mie figlie, che riascoltavano con me e avevano dipinto negli anni un sacco di borsine, si sono offese e ora non mi parlano più.

Ecografie e domande imbarazzanti


L’ultimo must-have, l’oggetto di culto per le mamme in attesa è AngelSounds: un ecodopler fetale a ultrasuoni che dà la pssibilità di registrare e ascoltare i battiti del cuore del proprio bambino, dalla 12ma settimana. Si può acquistare in farmacia a 59 euro oppure on line a “soli” 82. E’ l’ultima frontiera del lucroso business della gravidanza, dopo l’ecografie a 3D e 4D da eseguire nello studio del ginecologo. In queste sedute, assolutamente non diagnostiche, in un’ora sborsando dai 200 ai 400 euro, mamma e papà possono vedere il loro futuro bambino in immagini piuttosto realistiche. E portarsi a casa un CD di foto o un DVD da mostrare a parenti e amici (vi ricordate la noia di filmini e le diapositive delle vacanze degli altri?) in cui si vede il futuro bebè che sgambetta sereno nel liquido amniotico. Incredibilmente Angelsounds ha avuto la benedizine dell’AGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani) anche se da anni la FDA americana ha lanciato l’allarme sull’ecografie eseguite per scopi non diagnostici, soprattutto per il rischio di esposizioni prolungate e di maggiore intensità agli ultrasuoni. Non si sa se possano danneggiare o meno il feto. Ma l’ansia e la curiosità delle mamme in attesa è comprensibile, quand’ero incinta avrei voluto sposare il mio ginecologo per averlo tutto per me: lui e il suo apparecchio doppler.

Undici anni dopo…
Ieri sera ero da sola in auto con Anita che mi ha chiesto spiegazioni sul film Juno, perchè l’aveva incuriosita un manifesto pubblicitario. Le ho risposto che è la storia di una ragazzina sedicenne che rimane incinta e decide di non abortire. Abbiamo parlato brevemente del’aborto (i dettagli necessari), mi ha domandato se le gravidanze di adolescenti sono molto comuni (più da noi o negli Usa?). Poi mi ha chiesto come hanno reagito i genitori di Juno quando lei ha confessato di aspettare un bambino. Ho esitato perchè non ho visto il film e non sapevo bene cosa dire, allora Anita sorridendo ha aggiunto: ”Le avranno detto: era ora!” e ci siamo fatte una risata. Spero che le nostre conversazioni sul sesso abbiano sempre questa leggerezza, perchè ho scoperto che nel parlarne sono imbarazzata come una vecchia babbiona. Tre anni fa, in farmacia Anita ha visto dei preservativi (tipo denim) mi ha chiesto cos’erano e le ha detto che si trattava di cerotti da mettere quando si va a una festa e le scarpe con i tacchi alti fanno male. Solo due anni fa quando me l’ha ri-domandato, in un altro negozio sempre vicino alla cassa (preservativi Benetton multicolore) ho dovuto dire la verità. Vorrei tanto che ci riproduccessimo per partenogenesi.

L’incubo dei compiti

La notizia era ieri sul Corriere della Sera, ripresa dal Daily Mail: gli scolari inglesi da una ricerca del’Unicef sono risultati i più infelici, al 21mo posto mentre gli italiani sono piuttosto sereni: stazionano a metà classifica. Secondo l’Associazione degli Insegnanti questa infelicità può essere causata dai compiti a casa che “aumentano la pressione sugli studenti e non migliorano l’istruzione”. E così i membri di questa associazione stanno valutando la possibilità di abolirli. I bambini sono stressati dalla mole di compiti che creano anche discriminazione: quelli con i genitori più istruiti e disponibili riescono a farli bene perchè seguiti da mamma o papà. Mentre gli altri, abbandonati a se stessi, perchè i genitori non hanno tempo nè voglia, non fanno i compiti o li sbagliano. E una volta a scuola fanno figuracce con gli insegnanti e vengono redarguiti. Sul Daily Mail ho scoperto che anche David Beckham, non certo famoso per il suo intelletto, ha avuto problemi a seguire nei compiti di matematica il figlio Brooklyn quando questo aveva solo sei anni e ha dovuto chiedere aiuto alla Spice. Ieri in una riunione di classe (sono purtroppo rappresentante nella classe di Emma) ho approfittato della notizia per chiedere alle maestre un parere sulla decisione dei colleghi inglesi. Apriti cielo: i compiti si fanno e non si riducono. Ma i genitori hanno l’obbligo di seguire e aiutare i pargoli? Solo controllarli, mi è stato risposto gelidamente. Con Anita mi è andata di lusso: ha sempre provveduto autonomamente. E infatti adesso che devo rincorrere Emma con diario alla mano per sapere cosa deve fare, la mia primogenita mi guarda accusatoria e mi dice: “Perchè l’aiuti? Con me hai studiato solo le conifere!”. E’ vero. Infatti ora sulle conifere sono molto preparata e quando andiamo in montagna sfoggio la mia cultura. All’inzio avevo provato ad abbandonare Emma al suo destino, ma al momento del bacio della buonanotte, prima di chiedere gli occhietti e abbandonarsi serena sul guanciale stringendo il suo pupazzo, troppo spesso capitava che lanciasse un grido lancinante: “Ho dimenticato di colorare! Dovevo studiare la poesia”. Si metteva a singhiozzare disperata e allora io facevo le ore piccole a colorare fotocopie in bianco e nero. Dovevo anche farlo in un certo modo, “però non troppo da mamma, altrimenti le maestre se ne accorgono”. Ho anche scritto un sacco di giustificazioni sulle poesie non imparate. Altre volte dimenticava a scuola proprio “quel quaderno”, indispensabile per i compiti. Altre volte, la domenica sera, quando stava per chiudere lo zaino, si buttava a terra lanciando un acutissimo un grido di dolore (come le comari che in meridione erano pagate per piangere ai funerali) e tra le lacrime gridava: “Non ho finito le schede!”. E allora via con una bella sgridata e un’altra vergognosa scusa scritta sul diario. Per questo i genitori odiano i compiti e su sul tema fra le mamme e le maestre è da sempre guerra fredda, anzi glaciale. Sempre ieri alla riunione di classe un’altra maestra ha sentenziato, per liquidarmi: “I compiti indicano il metodo di studio, chi l’impara andrà bene dall’elementari fino alle superiori”. Sottintendendo: altrimenti ciccia, sono cavoli vostri, cari genitori fannulloni!

Anche le mamme lo fanno


C’è un’imperdibile notizia oggi su La Repubblica, (peccato che non sia presente anche nella versione on-line con lo spassoso e cinico commento di Natalia Aspesi) riguarda la scoperta della dottoressa Marta Cerruto dell’Università di Verona: portare i tacchi alti potenzia i muscoli del pavimento pelvico e quindi fa bene all’amore. Per essere più precisi, più forti sono questi muscoli migliore è la qualità dell’orgasmo femminile. La ricerca della dottoressa Cerruto sarà pubblicata sulla prestigiosa rivista di settore European Urology e ieri era appunto sul Sunday Times. E’ assolutamente una buona novella per le mamme che di solito il pavimento pelvico se lo giocano nelle spinte del parto naturale o nel taglio dell’episiotomia. Ricordate le parole dell’ostetrica nella visita post-nascita che ripeteva di fare gli esercizi “ginnici” di Kegel per rimettere in forma il suddetto pavimento, paventando non solo orgasmi schifosi ma anche una futura fastidiosa incontinenza? Naturalmente noi tutte abbiamo ubbidito coscienziose (stringi- rilascia, stringi-mantieni-rilascia) perchè non esiste niente di più comodo per tenersi in forma: questi allenamenti sono invisibili e si possono fare comodamente in ogni luogo, occorre solamente concentrarsi un po’. In fila alla cassa del supermarket, in piedi davanti all’uscita della scuola, alla posta. Basta niente per rintemprare il pavimento pelvico. Per quelle più pigre comunque che hanno bigiato ora c’è una via d’uscita: trotterellare a fianco dei pargoli indossando dei simpatici tacchi a stiletto. Non più di 11 centimetri e mezzo, consiglia la dottoressa Cerruto, altrimenti la curva a cui è sottoposto il piede non è più quella giusta e il pavimento pelvico non migliora. Anzi peggiorano solo i calli sotto la pianta dei piedi. Così dopocena quando avremo finalmente pulito la cucina, letto la favola della buonanotte e messo a letto la prole potremo sperimentare, con l’uomo della nostra vita, il ritrovato fitness del nostro pavimento pelvico e ululare felici alla luna.

Un regalo per i nonni

Il nostro è un Paese per nonni. In Italia si fanno pochi bambini ma in famiglia ci sono tanti anziani in gamba pronti ad accudire i più piccoli. Finalmente un primato positivo con i numeri che confermano questa tendenza. Una recente statistica europea rileva che il 33% dei nonni italiani è attivo nella cura dei nipoti, contro il 2,95 in Svezia e un misero 1,6% in Danimarca.I nostri nonni sono preziosi. Nel cuore e nel portafoglio. Dei veri e propri ammortizzatori sociali: impagabili alleati delle famiglie, a costo zero.

L’aiuto dei nonni ha infatti un valore economico che si aggira intorno ai 18 miliardi di euro l’anno, pari all’1,2% del PIL. E anche se le coccole dovrebbero non avere prezzo, praticamente l’aiuto dei nonni innesca una spirale di economie positive, permettendo alle mamme di riprendere il lavoro e alle famiglie di risparmiare i costi di strutture private e baby-sitter, per un valore compreso tra i 496 milioni e gli 1,3 miliardi di euro. Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica il 30,6% ha un impegno attivo e intenso nell’accudimento dei nipoti, mentre il 42,6% si propone come nonno part-time.

E allora questi nonni così preziosi si meritano un bel regalo, qualcosa di prezioso non per il portafoglio ma per il cuore.

Si tratta di uno scrap book, un libro da costruire su souvenir e ricordi Nonna parlami di te e Nonno parlami di te, un albo da declinare al maschil e al femminile, da completare come un gioco assieme. Una storia tutta da scrivere e da comporre e sono proprio i nonni a creare il racconto rispondendo a tante domande dei nipoti: che cosa sognavi di diventare da grande? Com’erano i tuoi genitori e i tuoi nonni? Quali erano i tuoi giochi preferiti? Dove e quando hai conosciuto il nonno/la nonna? Quali sono le più belle esperienze che avete vissuto insieme?

Il libro è suddiviso in capitoli – accompagnati da testi, illustrazioni e da immagini evocative della storia e cultura italiana – che attraversano tutte le fasi della vita degli autori-nonni: dall’infanzia, agli anni della scuola, al matrimonio, passando per la vita professionale e gli interessi. C’è spazio anche per annotare ricette di famiglia tramandate in generazioni e altri aneddoti che sono preziosi perché unici per ognuno di noi, ma anche per disegnare e attaccare foto.

Un regalo che diventa anche un gioco da fare tutti insieme in famiglia.

Giochiamo con lo yoga

Fare yoga è bellissimo, ho praticato per tanti anni e dopo una pausa ripreso con entusiasmo. Mi è appena arrivato questo bellissimo kit per fare yoga con i bambini: contiene un libro, scritto dall’insegnante di yoga Renata Centi e dalla mamma yoga-addicted Francesca Senette, in cui vengono spiegate le varie asana, le posizioni yoga, e 30 schede individuali che le illustrano singolarmente.

Yoga per bambini: un gioco, un allenamento per il corpo, un rinforzo per la mente. I suoi benefici mentali e fisici sono fondamentali negli anni della crescita. Lo yoga rinforza e allunga il corpo, aumenta l’equilibrio, l’elasticità, la coordinazione e le abilità motorie dei piccoli. Il bambino che fa yoga impara a perseverare, a essere paziente, a lavorare per ottenere un risultato e per raggiungerei propri obiettivi.

Le asana preferite dai bambini, e anche le più semplici da praticare per i principianti sono quelle denominate con il nome degli animali: pesce, gatto, cane, cammello, ecc.

Quindi le schede di questo libro, lucide e coloratissime, possono veramente diventare un gioco da fare con i bambini che tra l’altro sono bravissimi nel piegarsi, torcersi e anche concentarsi molto più degli adulti. E l’idea di fare yoga insieme può essere anche un modo per tener tranquilli i piccoli più scatenati.

Insomma questo yoga box è proprio un bel regalo da fare alle mamme per Natale.

Per una festa della mamma profumata e rilassante

Manca esattamente una settimana alla festa della mamma e ho una forte tentazione: chiudermi in bagno e annegarmi nella dolcezza profumata di rose, fiori d’arancio, neroli, miele, gli oli essenziali e le fragranze che sono alla base della linea di Lush pensata per le mamme.

La mia routine preferita per rilassarmi, smettere di smadonnnare coccolarmi e magari anche leggere, rischiando anche di bagnare il libro, è quella di immergermi nella vasca da bagno con una bomba. Rimango a mollo il più a lungo possibile, godendomi il relax, fino a che l’acqua della vasca da bollente diventa tiepida, quasi fredda. E allora la pacchia è finita!

Mi piacciono così tanto le bombe di Lush, perché sono diventate il mio rifugio quando in famiglia mi fanno arrabbiare.

Quindi ho capito che mi conviene comprarle e tenerle in serbo.

Così quest’anno sono stata previdente. Mi sono già regalata da sola Mum e non vedo l’ora di lasciarla sciogliere lentamente mentre l’acqua diventa profumata, frizzante e profumata.

Sono andata sul classico, Mum, sobria e tenera dai colori pastello. Conservo le mie bombe nei cassetti della biancheria, così contagiano con un buon profumo la lingerie.
A volte le nascondo anche tra gli asciugamani, ma solo nei periodi di abbondanza, quando ne posseggo più di un paio. (in fondo chi se ne frega degli asciugamani)

Domenica prossima con la mia Mum sono pronta anche al peggio, nel caso in cui le mie ragazze si dimentichino di festeggiarmi o non neanche voglio pensarci di farmi un regalo!

Ma per le madri fortunate, quelle che non hanno figli ingrati, sono tantissime le proposte della collezione dedicata alla festa della mamma.

Ci sono gli spumanti da bagno Baa Bar, una rilassante pecorella alla lavanda, la Giraffa Elsie, una giraffa del buonumore con limone e pompelmo (regali perfetti e divertenti per le teen-mum o le madri altruiste che magari fanno anche il bagnetto con il pupo), e lo scrub corpo Scrubee, una dolce ape ricca di burro di cacao e miele. Poi naturalmente anche  i classici bagno schiuma e creme per il corpo.

Poi per Happy Mother’s Day, la confezione è un vero e proprio scrigno ricco di profumate sorprese. La base è infatti un guscio biodegradabile di noce di cocco che può diventare un vaso per una pianta.
Il tutto è avvolto da un colorato Knot Wrap, un foulard utilizzato come alternativa sostenibile al packaging.

GEPO e l’avventura del parto

L’altro giorno sono stata invitata al centro GEPO a provare un massaggio molto particolare: un trattamento olistico con le campane tibetane. Dopo una bella esperienza di yoga non potevo lasciarmi scappare una prova del genere. Mi hanno invitato a sdraiarmi (vestita) e mi hanno posato sopra tre ciotole pesanti poi ho chiuso gli occhi ed è iniziato il massaggio. Una sensazione stranissima, piacevole e molto coinvolgente, prodotta dalla vibrazione che la massagiatrice creava, utilizzavando un batacchio, producendo un suono profondissimo nelle ciotole. Un suono grave e rilassante che ricorda sia l’Om dello yoga che i mantra dei monaci tibetani.

Finito il massaggio, che nella versione promo era solo con tra ciotole ma in quella completa se ne utilizzano ben sei, mi sono alzata serena e rinvigorita.

Questi trattamenti con le campane tibetane, messi a punto dagli esperti di benessere olistico Laura Nacci e Walter Zanca, sono tra le novità proposte da GEPO nel 2017 per sostenere psicologicamente e fisicamente le neo-mamme nel post-parto, aiutandole a trovare uno spazio di “decompressione” tra impegni e nuove responsabilità.

Le vibrazioni e il suono di questi antichi strumenti, infatti, riducono stress e tensioni (anche muscolari), drenano i liquidi, stimolano la produzione di latte e regalano, già dopo una sola ora, una piacevole sensazione di rilassamento ed equilibrio.
Un modo antico, ma al tempo stesso innovativo qui in Italia, per affrontare il delicato momento del post-parto.

L’altra importante novità del 2017 è “Fotonascita”: un servizio esclusivo proposto dal fotoreporter Fabrizio Villa, che, dopo 28 anni trascorsi in giro per il mondo documentando storie, spesso drammatiche, per conto dei più importanti giornali italiani e internazionali, ha deciso di cominciare una nuova avventura immortalando la magia della vita, dalla sala parto al primo incontro del neonato con i membri della famiglia.

Questi emozionanti reportage, realizzati con sensibilità e discrezione, nascono per ricordare quel momento che nessun racconto potrà mai restituire nella sua intensità: il primo sguardo tra la mamma e il bambino, le lacrime di dolore e di gioia, l’abbraccio del papà… scatti forti, toccanti, da custodire per sempre.

©Fabrizio Villa

A completare l’offerta GEPO, restano tutti i servizi ormai consolidati: dalla medicina preventiva alle consulenze specifiche e personalizzate di ginecologia, pediatria, psicologia e dietologia e anche assistenza legale sul diritto di famiglia a cui si aggiunge la molteplice offerta riguardante la gravidanza e la salute mamma-bambino.

 

 

 

 

Two mothers

L’altra sera ero un po’ triste, volevo solo chiudermi nel mio bozzolo e tagliare fuori il mondo. Però avendo una famiglia non è così semplice attuare questo piano.
“Mamma cosa c’è?”
“Perchè sei così?”
“Dai guardiamo un film!”
“Proviamo questo, sembra assurdo…”
Insomma alla fine Anita mi ha convinto e su Netflix abbiamo iniziato a guardare Two Mothers , un film di cui avevo già visto il trailer, tempo prima, e pensato: “Non ce la posso fare”
Invece l’altra sera, in quel momento di disperazione, ero pronta a tutto.
La storia è così: in un angolo paradisiaco della costa australiana due amiche (Robin Wright e Naomi Watts), inseparabili, bionde e molto gnocche (sin da piccole), continuano a essere amiche, inseparabili, bionde e molto gnocche anche da adulte. Hanno anche due figli coetanei molto fichi ma (primo colpo di scena!) uno non è biondo.
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(non mi preoccupo dell’effetto spoiler perchè il plot è inesistente)

Naomi Watts resta vedova, ma chi se ne frega, dopo la scena del funerale, le due mamme e i due gnoccoloni figli fanno spensieratamente il bagno insieme, immemori di ogni dolore.
Anzi Robin Wright (cinquanta portati benissimo), nuota leggiadra fino alla piattaforma in mezzo al mar dove sdraiato come un sirenetto c’è il figlio dell’amica.
Lui la guarda lascivo (nonostante i diciannove anni) e le fa dare un tiro dalla sua sigaretta. Lei aspira, ricambia lo sguardo birichino e poi si gira a prendere il sole.

E qui io e Anita ci siamo giustamente domandate: come ha fatto il biondone a portare le sigarette sulla piattaforma nuotando, ovviamente seminudo? E l’accendino?

La scena prima di dissolversi ha fatto un piano lungo sui due corpi abbandonati sulla piattaforma e non si è vista nessuna insegna di Sali&Tabacchi. Boh!
Poi al tramonto le cenette in famiglia, con vista mare, sono in stile apericena: tanto vino, bei bicchieri e abitini succinti delle madri.
E nel dopocena succede quel che deve succedere: Robin si fa il biondo. E il moro (suo figlio) la prende male e va a nascondersi nel letto di Naomi, che abita in un’altra bella casetta a picco sull’oceano.

A quel punto io e Anita ci aspettavamo un minimo di dramma, senso di colpa, insomma un qualcosina di meno patinato. E invece niente.

Le due amiche dopo qualche primo piano pensoso decidono che va bene così, sono felici e innamorate.
Ci sono solo due piccoli inconvenienti causati da due uomini sui cinquanta. Il primo è il marito di Robin che propone, causa lavoro, di trasferirsi a Sydney. Naturalmente Robin dice che non se ne parla nemmeno.

(io e Anita ci aspettavamo…)

Ma il marito risponde: “Ok, va bene!”
L’altro è un collega di Naomi, che quando non nuota, prende il sole o fornica con il moro, lavora in un centro di yachting. Il tizio, pelato ma simpatico, è innamorato di lei .
Le chiede di uscire un po’ di volte, l’ultima volta è presente anche Robin che gli ride in faccia. Allora lui esclama frustrato: “Ah, ho capito voi due!”

Io e Anita speravamo in qualche svolta drammatica: pensa che sono lesbiche, le spierà, le sputtanerà, succederà qualcosa!

Macché: i quattro bellissimi continuano a nuotare, prendere il sole, bere da bicchieri bellissimi. Uno spot di costumi o anche di aperitivi sarebbe stato molto più coinvolgente!
Passano due anni, in un attimo, durante i quali questi quattro incestuosi sono sempre soli.

Anita si chiedeva, giustamente, se i ragazzi non avessero uno straccio di compagni di scuola, qualche amica della loro età per sostituire le cinquantenni.

Ma in giro non c’era nessuno. Sole, mare e surf.
Solitudine completa con le mamme, finchè il moro non decide che vuol fare il regista. Così, un giorno parte per Sydney e zac!
In un nanosecondo è in teatro a fare casting a una tizia. Ha la sua età ed è mora: anche lo spettatore più ritardato capisce che ci sarà una svolta. Infatti, torna nella casetta sull’oceano con lei a festeggiare il ventunesimo compleanno.
Con un party pienissimo di gente.

Qui ci siamo chieste, ma dove erano prima tutti questi amici?

Naomi naturalmente è triste e beve un sacco.

Io e Anita, sempre speranzose nella svolta dramamtica, prevedevamo che tornando a casa si schiantasse in un tornante con l’auto.

Ma non succede.
Il moro si fidanza, in tre secondi, con la morettina e si sposano.
Al matrimonio Robin, come madre dello sposo, ritrova un certo aplomb e dice al biondo che è finita. Lui pare disperato e fa due cose: prima corteggia una coetanea biondina, che ci sta subito perchè lui è molto fico, e poi invece di andare a letto fa surf estremo fra onde cattivissime.

Io e Anita pensavamo morisse, sempre nell’ottica della svolta drammatica.

Che illuse!
Solo due escoriazioni e la biondina va a trovarlo in ospedale.
Lui guarisce in fretta e diventa molto somigliante a Principe Giglio della mitica Melevisione.
giglio
Nella scena successiva la biondina rivela di essere incinta, decidono di sposarsi e nella scena finale le due nonne (sempre gnocchissime) vanno in spiaggia, con i figli, le nuore e i bambini, anzi le bambine. Nessuno è invecchiato e tutti sono felici!
Anch’io nel mio piccolo, perchè dopo aver visto una tale boiata pazzesca (cit. fantozzi) ho ritrovato il buonumore.
Se due attrici brave, belle e famose come Robin Wright e Naomi Watts hanno accettato (per una barca di soldi immagino) di recitare in una pellicola così, forse erano più tristi di me!

P.S. La storia di Two mothers viene da una racconto di Doris Lessing che adesso mi leggerò, ma credo che la regista ci sia andata giù pesante con l’adattamento cinematografico.

DonnexDonne: solo nella cattiva sorte?

Il progetto di questa giornata di riflessione sull’aggregazione al femminile e sul modo positivo delle donne di far squadra è stato lanciato alcune settimane fa e da allora pensando al post di oggi, ho cercato di ricordarmi di buoni esempi di team fra donne.
Purtroppo però nelle mie esperienze le prime due fotografie che mi sono venute alla mente sono stati quadretti negativi: il lavoro nelle redazioni di giornali femminili e la colleganza fra delegate e mamme della scuola. Situazioni quasi surreali in cui le donne non erano certo esempi di buona prassi al femminile. Allora ho riflettuto più a lungo e trovato invece buoni ricordi e soprattutto un filo rosso che lega la sorellanza.
Le donne fanno squadra al meglio quando sono in difficoltà: dalle cose più tragiche a quelle più triviali.
Quando in gravidanza ero all’ospedale perchè rischiavo di perdere mia figlia ero assieme ad altre disgraziate nella stessa situazione, ad alcune è andata anche male e il figlio non l’hanno mai avuto. Eravamo diverse per età, professione, colore della pelle, reddito. Ma facevamo squadra e ci sostenevamo a vicenda.
Un altro esempio molro più leggero: in palestra, alle lezioni di pilates, o gag o qualsiasi altra cosa. Il nemico è la cellulite, i cuscinetti, o la trippa. Tutte insieme a sudare e a farsi forza per riuscire a non sbranare con libidine tre bomboloni appena finita la lezione.
Oppure più importante: i diritti legati al congedo di maternità. Anche qui unite e abbastanza nella cacca. Allora siamo solidali. Ancora: la condivisione delle pene d’amore. Vale quasi la pena di viverle per poterle piangere con le amiche.
Potrei continuare la lista ma credo di aver reso l’idea.
Le donne assieme sono fortissime quando c’è da combattere, da alzare la testa sotto il peso di una sfiga.
Credo essenzialmente per due motivi: perchè da secoli siamo state sottomesse e perchè non abbiamo il blocco emotivo degli uomini che raramente si sfogano fra loro quando stanno male.
Spero che riusciremo prestissimo a ribaltare e proiettare questa nostra capacità e complicità anche nella buona sorte: a non scannarci più per decidere che regalo fare alle maestre, chi è la collega più fica, la mamma migliore o la blogger più seguita.

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