L’altra mamma

Ieri notte ho avuto un incubo.
Ho sognato che improvvisamente, dopo quindici anni e mezzo, spuntava un’altra mamma per Anita.
Praticamente eravamo in società, eravamo entrambe mamme adottive e avevamo il 50% ciascuna di “patria”, o meglio “matria“, potestà su mia figlia. Questa usurpatrice spuntava dal nulla, almeno nel mio sogno non c’erano spiegazioni sulla sua genesi, era semplicemente mamma come me. Con gli stessi diritti. Porcoboia!
Non vi dico la rabbia! Continuavo a urlare:
“Adesso chiamo l’agenzia e mi sentono! Non si fa così!”
Probabilmente mi riferivo all’agenzia delle adozioni, ma avrebbe potuto essere quella degli uteri in affitto, degli adolescenti a domicilio, o di chissà che cosa.
Comuque avevo questa tizia tra le scatole: era arrivata in bicicletta, l’occasione di incontro era in una specie di riunione scolastica. Questa donna aveva gli occhi azzurri e i capelli bianchi corti. Ma non era vecchia, non si tingeva forse perchè era radical chic. Quanto li odio i radical chic!
E infatti ho dato il peggio di me.
Appena è arrivata ho commentato ad Anita (frastornata dalle bimamme ma era abbastanza tranquilla):
“Chi è quella cessa?”
Lei ha replicato: “Mamma parla piano!”
Ma ho continuato: “Cessa! Cessa! Cessa!”
C’era anche Sant’ che invece a tavola (era una riunione genitori-figli-insegnanti dove si mangiava) si era addirittura seduto vicino alla cessa-mamma e le parlava normalmente.
Dopocena lei e Sant’ si sono avvicinati a un certo tabellone dove erano scritti i nomi e gli orari di ricevimento dei professori del liceo, mi sono fiondata in mezzo a loro e ho gridato:
“Li so io gli orari….li so io… a memoria!”, prima che potessero imbavagliarmi li ho recitati tutti a squarciagola.
Poi dallo stress mi sono svegliata tutta affannata ma anche felice che fosse solo un incubo.
L’antipatico Freud che è in me interpreta questo sogno come il timore che la figlia adolescente scappi dal nido trovi un’altra guida e blah…blah…blah
Comunque, per scrupolo, stasera cenerò leggero non vorrei mai che quella donna, quella mamma del cavolo, tornasse a turbarmi il sonno.

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