Una cena solidale all’Antoniano di Bologna

Quella che di solito è la mensa dei poveri, all’Antoniano di Bologna, ieri sera si è trasformata in una cena stellata e solidale grazie al menù sofisticatissimo di tre chef d’eccezione: Riccardo Agostini, Luca Marchini e Maria Grazia Soncini che hanno cucinato per raccogliere fondi a sostegno delle famiglie in difficoltà.

Sono stata invitata a questa cena grazie alla generosità di Elisabetta Dami onlus, l’organizzazione benefica creata dall’autrice di Geronimo Stilton, che condivide e sostiene le iniziative dei frati dell’Antoniano.

Oltre a gustare un menù raffinatissimo (ho anche potuto scegliere in versione veggie), ho avuto l’onore di avere come compagno di tavolo Edoardo Raspelli, critico gastronomico affermatosi in tempi non sospetti, prima di tutti i food blogger e i vari master chef.

foto Rosa Lacavalla

Ma oltre a mangiare benissimo sono riuscita a farmi raccontare dell’impegno dell’Organizzazione dell’Antoniano nell’aiuto concreto prestato a tantissime persone bisognose d’aiuto.

A tavola con me infatti c’era anche Teresa Londino,  sociologa che lavora all’onlus dell’Antoniano. Mi ha spiegato come in concreto l’onlus dell’Antoniano offra aiuto alle persone che arrivano magari solo per un pasto caldo e poi vengono accolte come in famiglia.

Proprio perchè capita molto, troppo spesso, che l’aggravarsi delle condizione economiche causate da questo momento sociale molto difficile che ha portato molti sulla soglia della povertà, causi, come tremendo effetto collaterale, la rottura dei legami famigliari. Perciò le persone che giungono in Antoniano non sono solo extracomunitari, homeless di lunga data, ma anche persone normalissime, che si ritrovano in un momento di crisi perchè hanno perso il lavoro e la dignità sociale.

Oppure sono donne, vittima di violenza domestica, che devono trovare una via d’uscita una nuova strada per ricominciare a vivere e a sperare.

La terapia di recupero proposta dai volontari dell’Antoniano si sviluppa in 4 fasi, con il primo approccio che parte proprio dalla condivisione di un pasto. Prima però si fa una tessera, che vale cinque settimane e serve anche ad assicurarsi che la persona torni e poi eventualmente acquisti il coraggio di farsi aiutare.
E’ un rituale che serve per vincere la diffidenza iniziale, per dare un segno di fiducia.

Foto Rosa Lacavalla

Poi c’è anche un’accoglienza pratica che prevede l’offerta di un posto dove dormire. Successivamente, quando si è pronti, si passa all’ascolto, grazie al personale specializzato che cerca di aiutare a uscire da una situazione d’impasse, difficile e incresciosa.

L’ultima fase riguarda un aiuto ancora più concreto, per camminare di nuovo verso il futuro e quindi la possibilità di ritrovare fiducia in se stessi, con una nuova occupazione.

O almento la possibilità di cercarla dopo assistenza verso una formazione adeguata.

E’ importantissimo e prezioso il lavoro dei volontari dell’Antoniano Onlus.
Sono stata sorpresa e ammirata nello scoprire il loro incredibile impegno.

Edorado Raspelli studia la bottiglia di vino- Foto Rosa Lacavalla

Poi ci sono le attività dedicate specificatamente ai bambini che aiutano le famiglie nel percorso di cura e sostegno nelle varie problematiche.
La cena stellata solidale è servita per sponsorizzare tutte queste attività ma i frati sono sempre alla ricerca di nuove idee per coinvolgere al bene in modo creativo e anche alla moda. Hanno infatti appena lanciato la scuola del pane che inizia a gennaio.
Peccato non vivere a Bologna!
Poi c’è lo Zecchino D’oro, il prossimo giovedì 8 dicembre, mentre il Piccolo Coro dell’Antoniano anche quest’anno riprenderà la sua turnée in Cina.

“Sono stati loro a invitarci”, commentano i frati: “Le canzoni piacciono tanto ai cinesi, anche se non ne comprendono i testi”

Foto Rosa Lacavalla

A New York con il cuore

Mi accontento di correre ai Giardini Montanelli, mentre altri 3000 runners italiani, da ammirare, hanno partecipato alla Maratona di New York. Tra gli impavidi sportivi c’era anche Elisabetta Dami, creatrice delle avventure di Geronimo Stilton.

La scrittrice che vanta un passato molto avventuroso (l’attraversamento del Sahara, trekking in Nepal, corso di addestramento in Maine) non era alla sua prima maratona, aveva già partecipato in passato. Ma questa volta ha corso per una causa che le sta molto a cuore.

Il sostegno all’organizzazione Il Granello che da trent’anni si occupa di aiutare e supportare ragazzi con disabilità.

Infatti Elisabetta Dami non si limita a scrivere storie divertenti e coinvolgenti (che hanno risanato lo stato dell’editoria per ragazzi in Italia con record di vendite, traduzioni e gadget in tutto il mondo), ma da circa un anno ha fondato Elisabetta Dami onlus per aiutare e sostenere cause importanti per i bambini, gli animali, la natura e l’ambiente.

Ho avuto la fortuna di conoscere la scrittrice recentemente e ho capito il segreto del successo mondiale del suo topo-eroe: Elisabetta Dami afferma “Geronino Stilton sono io” e non è una boutade pubblicitaria per far felice il marketing. Gli ingredienti che coinvolgono i fan delle avventure (stratopiche) di Geronimo sono i valori di amicizia, solidarietà, disponibilità e gentilezza.

Gli stessi che la sua creatrice pratica nella vita reale.