La doppia vita del gatto Silvestro

E’ un po’ che volevo raccontarlo poi ieri leggendo la notizia di questo gatto dalla doppia vita, mi sono decisa a farlo. I mici fedifraghi non vivono solo in Messico, ci sono anche qui da noi. Uno di questi temo si chiama Silvestro ed è il mio vicino di casa. Di lui, e della sua personalità forte, avevo già scritto un po’ di tempo fa. Quando era ancora cucciolo e dava filo da torcere a Lola.

Ora Silvestro è cresciuto ed è diventato sempre più sicuro di sè, mentre Lola è rimasta l’esempio di “can che abbaia e non morde”, protesta ma poi quando c’è da tirar fuori i muscoli prefersice tornare a cuccia a dormire.

Comunque. Silvestro invece è sempre più bullo e indipendente, gira attorno a casa scaltro e indaffarato. Da un po’ di tempo nutrivo sospetti su un sua eventuale doppia vita. E’ da quando, tanto tempo fa, avevo scoperto che mio zio di Genova era riuscito a celare per anni a mia zia l’esistenza di una seconda famiglia, che sono sempre pronta a non credere alle apparenze del focolare domestico perfetto.

Infatti da un po’ vedevo Silvestro uscire dalla gattaiola di casa sua (sgattaiolava!), attraversare il giardino e infilarsi nell’ingresso della villetta di fronte. Poi dopo qualche ora, quando il suo padrone lo chiamava a gran voce per farlo tornare a casa, il nostro riattraversava il giardino e rincasava. Tutti i giorni così. Un gatto pendolare. Non andava a gironzolare in giro, no il suo tragitto era sempre lo stesso. Da casa 1 a casa 2.

Nel frattempo ha cominciato a ingrassare, a mettere su pancia. Forse perchè mangiava doppio? Un giorno ho sbirciato attraverso la siepe di casa 2 e l’ho colto sul fatto, anzi davanti a una ciotola. Ho tenuto il segreto per me, ricordando quanto mia zia fosse stata male quando aveva scoperto la verità sul marito.

Pazza gattara si diventa

Noi siamo una famiglia da cani. Nel senso cinofilo dell’espressione.
Con i gatti non abbiamo mai avuto molto feeling. I nostri animali domestici sono sempre stati cani. Insomma eravamo dell’altra sponda…fino a quando nello scorso mese di agosto non abbiamo incontrato lui: Pepe.
Il primo a parlarne è stato Sant’, il gatto bivaccava nell’aiuola davanti alla porta del palazzo dove c’è il suo ufficio. Bello, grigio, occhi gialli, molto socievole. Il classico milanese in agosto, super-friendly con i pochi residenti rimasti. Solo che essendo un felino la situazione era più complessa, era in giro d’agosto non perchè facesse poi le ferie a settembre ma perchè, molto probabilmente, qualcuno l’aveva abbandonato.
Così incuriosite siamo andate a conoscerlo. Ci ha fatto subito le fusa e intenerite abbiamo cominciato a portargli anche qualcosa da mangiare. Il feeling è nato soprattutto con Emma (mentre Anita lo snobba un po’, sogna di possedere un cavallo per cui il gatto è un po’ riduttivo).
A settembre pensavamo che i padroni tornassero e invece il gatto era sempre in strada.
Coccolato e nutrito anche da altre persone oltre che da mia figlia. Infatti da una signora che abita nella casa di fronte Sant’ ha saputo il nome, Pepe appunto, e che la padrona fedifraga è una signora che è andata in vacanza, gli ha tolto il collare e l’ha lasciato in strada.
Emma, anche un po’ gelosa delle attenzioni che gli rivolgono gli altri, giorno dopo giorno ha intensificato cure e attenzioni. L’ufficio di Sant’ è abbastanza vicino a casa nostra e quindi lei appena ha un momento libero vuole andare da Pepe. Il gatto è sempre più affettuoso, miagola per salutarla e se non è troppo affamato prima di gettarsi sul cibo le fa anche le fusa, oppure gliele concede solo al momento del commiato strappacore.
Mia figlia è diventata anche esperta nel scegliere le scatolette di cibo al supermercato:
“A Pepe piace questo….no aspetta… forse più quest’altro”
Fortunatamente l’estate continua e il povero Pepe senza tetto non ha ancora dovuto combattere contro le intemperie autunnali.
Ma già da un po’ le previsioni parlano di svolta climatica, da qui il passo successivo:
“Mamma lo adottiamo?”
Al pelo morbido e agli occhi magnetici di Pepe è difficile resistere, anche per una come me che sa tutto sui cani e, fino a un mese fa, non provava nulla nei confronti dei felini. Per farmi consigliare, ho telefonato a una mia amica esperta di gatti la cui diagnosi è stata:
“Portalo a casa e sii felice”.
Mi sono consultata con Sant’ per capire dove potremmo piazzare la gattaiola, senza imponenti lavori di muratura, poi sono andata a parlare con la vicina informata dei fatti per ulteriori informazioni.
E ho ricevuto una doccia fredda. Ho saputo che la padrona che l’ha abbandonato, e abita a 50 metri, ora è tornata a casa ma ancora lo frequenta. Ha un comportamenteo ambiguo: lo lascia dormire fuori ma di giorno lui la segue in casa.
(Come quei fidanzati che si mollano ma continuano a vedersi)
Quindi, maledizione, non è un gatto libero.
Adesso dovrò andare a conoscerla per sapere le sue intenzioni. Oppure dobbiamo rapirlo?