Cucina vegana stellata e creativa

Piatti bellissimi e creativi, così originali da lasciare sbalorditi. Ma anche buonissimi, li ho potuti assagggiare tutti ed è stata un’esperienza molto golosa. Infatti il talento degli chef vegani e vegetariani sta proprio nel riuscire ad abbinare gli ingredienti in un perfetto mix di quantità e qualità.

Nel concorso culinario organizzato a The Vegetarian Chance, (manifestazione ideata dallo chef Piero Leeman e dal giornalista Gabriele Eschenazi) in cui erano in gara otto chef internazionali, il primo premio è andato ad Antonio Cuomo, uno chef di Bergamo che ha preparato un piatto incredibile, intitolato “A me non piace il sushi” dove abbiamo scoperto come sono state create “le candele” che, al mio occchio profano, sembravano dei rigatoni trasparenti.

Il trucco è la gelatina agar agar che si rapprende facendola ghiacciare in fretta. Ma nello stesso tempo rimane morbida e perfettamente edibile. Infatti è bastato un piccolo colpo di forchetta per distruggerle e mangiarle. Un vero peccato per l’estetica, ma un trionfo per il palato.

©VGiannella

La magia si tritrova anche nel piatto della seconda classificata la chef giapponese Hoshiko Hondo, che ha presentato un piatto intitolato “Meravigliosa Terra” dove oltre a un incredibile riso blu (colore ottenuto grazie a un te tailandese chiamato “i piselli della farfalla”) c’erano alcune gocce trasparenti che racchiudevano foglie di prezzemolo, ottenute sempre con l’agar agar.

Un altro miracolo classico della cucina vegana stellata è l’uovo apparente, inventato da Piero Leeman, di Joia. Sembra proprio un uovo di quaglia e ivece è creato con tartufo, broccoli e racchiude un piccolo cuore arancione di carota che fa la parte del tuorlo. Bellissimo, sano e soprattutto buonissimo.

The Vegetarian Chance

Domani e domenica alla Fabbrica del Vapore a Milano arriva per la quinta volta The Vegetarian Chance, festival della cucina vegana e vegetariana. Due giorni, ricchi di attività, dove si illustreranno i benefici di una cucina senza grassi animali, benefica per la salute e per l’ambiente. Si discuterà, assaggerà e anche imparerà a mangiare meglio.

Mangia la foglia, salva il pianeta è il titolo dell’evento e che caratterizza i contenuti del programma. Si parlerà di salute, agricoltura sostenibile, spiritualità, etica e animalismo anche con ironia, utilissima per fronteggiare l’ostilità diffusa soprattutto verso i vegani.

Ci saranno incontri, conferenze e anche un concorso di cucina in cui otto chef internazionali si sfideranno in una gara di piatti originali e inventati per l’occasione. Il presidente della giuria che giudicherà le loro proposte è lo chef Pietro Leeman del ristorante milanese Joia.

Questo evento fa parte di di Milano Food City, la settimana che si caratterizza anche con il trionfo dello street food, proposto ovunque in città, per soddisfare ogni palato. I food trucks che partecipano a The Vegetarian Chance propongono solo specialità vegetariane che non vedo l’ora di assaggiare.

Non mi perderò l’incontro di sabato alle 14.30 da Neal Barnard, medico statunintense  che da decenni studia come gli alimenti influenzino la nostra salute.

Nel 1985 ha fondato il Comitato dei Medici per la Medicina Responsabile (Physicians Committee for Responsible Medicine) e del quale è tuttora presidente. In questo ruolo si è confrontato negli Usa con chi promuove diete non salutari nel pubblico come nel privato. E non ha esitato a citare in tribunale sul tema il governo Usa.

Gli studi del dottor Barnard hanno si sono incentrati sulla dieta vegetale come utile a perdere peso, abbassare il colesterolo, rivoluzionare il trattamento del diabete di tipo 2 e migliorare la salute. Dalla sua parte sono schierate oggi le principali autorità medico-scientifiche americane (lobby permettendo!).

Crostata vegan

Dal meraviglioso libro di Natalia Cattelani ho scelto di fare una crostata vegan che sembrava facile e golosa. Mi sono procurata tutti gli ingredienti (latte di soia,olio, zucchero di canna, farina tipo 0, limone, lievito, marmellata e mandorle a lamelle) anzi quando al super non ho trovato subito le mandorle ho preso anche i pistacchi (a lamelle? sbriciolati?) insomma i pistacchi a pezzetti.

Peccato che non avessi verificato prima di avere la tortiera della taglia giusta (22cm di diametro). Dettaglio non insignificante. Infatti quando l’ho cercata, ho scoperto che era rotta, l’anello esterno non si chiudeva più (scherzo di una delle ragazze!!!). Così dovevo scegliere fra quella troppo grande e quella troppo piccola. Bisogna pensare positivo e così ho scelto quella con il diametro più grande.

Crostata vegana di Natalia Cattelani da Dolci di casa

Ho guardato la ricetta e ho letto che Natalia suggeriva di imburrare spennellare di olio la tortiera e poi infarinarla. Ho avuto un momento di dubbio e ho infarinato e spennellato anche una teglia in pirex. Poi Natalia diceva di accendere il forno.

Così ho fatto. Poi però il pirex non mi convinceva e allora ho ripreso la tortiera extralarge e “buttato” il pirex nel lavandino. Poi ho preso una ciotola e mixato gli ingredienti. Un momento di panico è stato quando Natalia consigliava di miscelare nel setaccio farina e lievito. Non possedevo un setaccio, avevo pensato di soprassedere alla richiesta. Poi ho ricordato i dolci di mia madre, che probabilmente non miscelava, infatti le sue torte avevano sempre quel brutto lievito che “legava” i denti.

Allora ho preso un colino e obbedito diligente. Poi ho lasciato riposare in frigo e dopo impastato.

Quando ho messo la pasta nella teglia ho capito che non ne avevo abbastanza per fare il rotolino tutt’intorno e le palline di pasta in mezzo. Ma oramai non potevo più trnare indietro! Allora ci ho dato dentro con la marmellata (ho scoperto che era troppo poca, qualcuno se l’era mangiata a tradimento) e allora ho esagerato con i pistacchi e le mandorle (che poi avevo trovato).

Alla fine è venuta fuori una specie di pizza.

Molto diversa dalla crostata di Natalia, ma comunque buonissima!

Oggi sono stata a Tempo di Libri alla presentazione del suo manuale e quando le ho raccontato la mia avventura è stata molto comprensiva!

Brownies vegani

Questi brownies sono perfetti per quando si ha voglia di cioccolato, oppure si deve preparare un dolce ma c’è poco tempo a disposizione (oppure uno il dolce lo vuole subito!). Infatti la preparazione richiede giusto 10 minuti, 20 minuti per la cottura e in una mezz’oretta si hanno dei brownies sani e buoni per soddisfare i desideri di chiunque, anche dei più scettici nei confronti della cucina vegana.

Ecco cosa serve

Ingredienti
– 150g di farina
– 20g di cacao amaro in polvere
– 3g di lievito per dolci
– 3 cucchiai di zucchero grezzo di canna
– 3 cucchiai di olio di cocco
– 30g di sciroppo d’agave
– 120g di latte vegetale
– (Optional, ma molto consigliati) 30g di gocce di cioccolato fondente

Procediment

1) Riscaldare il forno a 180º C
2) In una ciotola unire la farina, il cacao (setacciandoli) e lo zucchero. Mescolare bene.
3) Sciogliere, in un’altra ciotola, l’olio di cocco (io ho usato il forno a microonde).
4) Aggiungere all’olio di cocco lo sciroppo d’agave.
5) Versare olio e sciroppo d’agave nella ciotola della farina e mescolare, aggiungendo a poco a poco il latte.
6) Mescolare bene i tutto con una frusta fino a ottenere un composto omogeneo.
7) Aggiungere le gocce di cioccolato.
8) Versare il mix in una teglia coperta di carta da forno e infornare.
9) Cuocere per 20 minuti e controllare la cottura con uno stuzzicadenti.
10) Lasciare raffreddare, tagliare in rettangolini.

con “cuore” morbido

Sono così golosi che si fanno fuori in un’ora!

Barrette energetiche fai da te

L’ispirazione l’ho avuto nella gita all’Elba quando lo chef Michele Nardi mi aveva parlato delle barrette energetiche che prepare utilizzando la frutta secca, i fichi (numerosi sull’isola) e la menta selvaggia e il rosmarino.

Il rosmarino e la menta crescono rigogliosi anche sul mio balcone ma non me la sono sentita di osare tanto. Così la versione delle mie barrette è stata molto più classica e anche dietetica, infatti invece dello zucchero di canna ho usato lo sciroppo di agave.

Ingredienti: 

      • una tazza (da tè) di uva sultanina
      • una tazza di anacardi
      • una tazza di arachidi
      • una tazza di albicocche secche (ma potrebbero anche essere fichi)
      • mezza tazza di pistacchi
      • mezza tazza di noci
      • una tazza di fiocchi di farro/riso
      • 60ml sciroppo d’agave


    Procedimento :

  • E’ facilissimo: basta mettere in una zuppiera la frutta sminuzzata e mescolarla con il farro/riso soffiato, aggiungere lo sciroppo d’agave e mescolare per amalgamare il tutto. L’errore da evitare (che ho fatto) è esagerare con lo sciroppo e rendere l’impasto troppo liquido. In questo caso sarà molto più difficile trovare la giusta consistenza che permette alle barette di indurirsi al punto giusto. Se succedesse meglio aggiungere, per ridensificare, ancora farro e riso soffiato.

    gli ingredienti prima dell’aggiunta dello sciroppo

    Poi una volta soddisfatti con la consistenza si stende il composto all’interno di una scatola rettangolare abbastanza grande e dagli angoli ben definiti ricomprendone il fondo con la carta da forno. (se gli angoli del contenitore sono smussati poi non si riescono a tagliare bene le barrette).

    Poi si mette in freezer per due ore per renderle solide. Poi si potranno tirare fuori e tagliare a fette rettangolari per dare la forma di barrette che potranno essere conservate in frigo per una settimana.

The Family Food e il menù natalizio

Nonostante il gran parlare di cibo, l’overdose di chiacchiere su tutti i media, si continua a mangiare in modo poco sano e grande rimane l’ignoranza su come funziona la nutrizione. Si affrontano le diete con pochi concetti posticci e spesso falsi. Purtroppo si continua a mangiare in modo sbilanciato con il conseguente incremento di intolleranze e allergie.
Per tutti questi motivi, mi sono entusiasmata quando ho scoperto questo libro, un manuale di ricette dedicate alle madri sempre di corsa che però non vogliono abdicare ai cibi pronti, alle merendine e anche al piacere di coinvolgere i propri figli nell’arte e nel divertimento di creare insieme in cucina. Le autrici del libro Giulia Mandrino e Antonella Alfieri, nell’introduzione del loro libro lasciano grande spazio a un “ripassino” di biologia per spiegare i concetti base della nutrizione, parlano di micro e macro nutrimenti, delle combinazioni alimentari, ma anche dei pro e contro nei vari metodi di cottura, spiegano come leggere le etichette e illustrano pregi e difetti tra alimenti freschi e conservati. Un escursus completo per trascinare chi legge in cucina con loro, per imparare ricette originali di una cucina fusion, in cui si prediligono cibi sani e naturali.
Ogni ricetta non richiede più di trenta minuti di preparazione, sono tutte accattivanti e golose, rese ancora più invitanti dalle bellissime foto. Non è un libro di cucina vegana o vegetariana, ma verdure e legumi sono grandi protagonisti. E ci sono anche le alghe che oramai, fortunatamente, non fanno più paura a nessuno. Poi nell’ultima sezione si suggeriscono piatti per le occasioni speciali e in particolare alcuni dolci molto adatti per il menù natalizio, sano ma goloso, da affrontare senza troppi sensi di colpa. Ecco allora i loro pancakes, il cheesecake alla fragola, il budino love, i roll alla cannella vegani e la torta di grano saraceno.
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