La censura poi ti cura…

E’ un momento delicato. Un momento di transizione.
Nella musica (niente paura non lo riscrivo) e nei film. Dopo anni e anni di cartoni animati, fantasy e musical, finalmente con Anita si può passare alle commedie. Credevo fosse facile, avevo anche un certo entusiasmo. Invece dopo un paio di flop imbarazzanti, ho capito che prima di guardare insieme un film (che ho visto anni fa, con occhi diversi e mi aveva divertito) adesso devo guardarlo preventivamente. Devo fare come la censura in Rai negli anni ’60.
Abbiamo iniziato a guardare insieme Love actually, che è divertentissimo, ma quasi subito, al di là del turpiloquio, c’è una scena in cui due controfigure vestite mimano una cosa che non scrivo perchè altrimenti google …in piedi contro un muro. Così abbiamo spento. Ne Il favoloso mondo di Amelie, la protagonista si chiede e visualizza quanti nello stesso momento a Parigi…facciano quella cosa di prima anche non contro il muro e se si divertano . Ho spento anche quello…Allora ho deciso di vedere i film prima nel computer. Ma quando? Quando le ragazze sono a scuola naturalmente. Perchè altrimenti si incuriosiscono e piazzano dietro alle mie spalle mentre sono davanti al video.
Però quando sono a scuola io lavoro. Allora devo farlo alla mattina mentre mi lavo i denti, mentre faccio magari la cyclette…(no, stiro solo alla sera e loro ci sono). L’altra mattina ho visto a spizzichi e bocconi Tre metri sopra il cielo e andava anche bene, per un po’. Però poi tutto questo bigiare la scuola per andare a baciarci e poi avranno anche approfondito nell’ultimo pezzo del film, mi sembrava essere diseducativo e dare troppi spunti interessanti.
Quindi ho apposto il timbro: RIGETTATO.
Stamattina ho visto un altro spezzone di un film sconosciuto pescato da Blockbuster nella zona delle offerte, si intitola Nick and Norah e all’inizio prometteva bene. Musica, band, ragazzine, ecc. Poi c’è stata una battutaccia su cose che succedono spesso anche in politica e ho dovuto rigettare anche quello.
Neanche nella Cina di Mao erano così rigidi!
La mia non è pruderie ma imbarazzo verso la volgarità a tutti costi, il doppio e triplo senso.
Per fortuna non guardiamo la tv e i film di cassetta stile ferragosto/natale a Miami, ma sembra che non ci sia scampo comunque. Dovrò tornare a Bianca e Bernie?

Rock ‘n roll

Nell’era glaciale…
cioè l’anno in cui avevo partorito Anita, un bel giorno dopo otto mesi circa dalla nascita, posso finalmente concedermi un po’ di palestra perchè avevo trovato una baby-sitter.
Ero in un umore un po’ crepuscolare, lasciare il mio amato bebè a casa un po’ mi sconvolgeva.
Musica a palla, tra la panca degli addominale e un “leg extention”, una cover di una storica canzone dei Rolling Stones, un pensiero mi aveva fulminato: “Mia figlia non sa cos’è una cover! Quando crescerà ascolterà una canzone e penserà che sia una versione originale. Così piccola, tenera, ingenua, dovrò dirglielo io” e mi ero sciolta d’amore al pensiero.
Come ben sappiamo gli ormoni del post partum fanno strani scherzi. Gli anni londinesi da appassionata di musica avevano lasciato il segno: forse questo era il motivo. O forse era pura follia.

Dodici anni e mezzo dopo…
domenica scorsa andiamo al cinema a vedere Bandslam, molto divertente pieno di musica e di ragazzi che vogliono fare una band. I protagonisti suonano una canzone.
“Bella!”, dice Anita entusiasta.
“Sì, ma è una cover dei Cheap Tricks!” e “dling!!” ho capito che era arrivato il momento, la mia intuizione di tanto tempo prima incastrata tra due neuroni stanchi, si avverava.
Anita mi ha guardato con compatimento, senza capire. Poi nel film hanno parlato di Ramones, di Clash e Sex Pistols e io incalzavo eccitatissima:
“Li conosci già da due anni, vero?” e gongolandomi ho aggiunto: “Le altre mamme scommetto che non ne hanno ancora parlato…”
A questo punto Anita, esasperata, ha fatto finta di non conoscermi più e nemmeno quando sullo schermo è apparso David Bowie, in un cammeo dove interpretava sè stesso, mi ha dato di gomito.
Più tardi a casa, però abbiamo cercato insieme vecchie canzoni su youtube e purtroppo i miei antichi idoli le facevano anche un po’ schifo e i suoi mi sembravano banali. Però non ho insistito con critiche e commenti. Sono stata zitta e sorridente. Cos’è una cover gliel’ho detto, posso dormire tranquilla, adesso la lascerò esprimere i suoi gusti musicali senza rompere.

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Giovane marmotta

Di Emma e della sua riluttanza a mettere la gonna ho già scritto.
Del suo odio profondo per il rosa, pure.
Del suo senso di vomito verso tutto quello che è femminile, anche.
Ma ho nell’armadio tanti di quei vestiti e collant di Anita da riciclare che ogni tanto dimentico io stessa la personalità della mia secondogenita e ci riprovo. Ieri avevo trovato in una borsa da estate che cercavo di pulire e metter via uno specchietto. Uno di quelli, appunto da borsetta, ce l’avevano regalato in un negozio perchè era sponsorizzato e aveva sopra il marchio di una bibita. Uno per Anita e quello che avevo io per Emma.
Di solito infatti devo tenere, solo per un attimo, tutto nella mia borsa (figurine, cubo di rubrik, tappi, pennarelli, bigbabol, bastoncini, ecc).
Avevo riposto la borsa e lasciato lo specchietto sul comò incerta sul da farsi: pattumiera o cassetto delle cose inutili?
Arriva Emma in camera lo vede. Si illumina.
Lo prende e dice: “Ah, il mio specchietto! Credevo di averlo perso!”
Ingenuamente penso che lo voglia usare, magari, per guardarsi.
“Mi serve per provare ad accendere il fuoco! Speriamo che domani ci sia un bel sole!”
E la mia giovane marmotta se ne va, con uno spirito da piromane e piena di ottimismo verso il meteo dei prossimi giorni.

La mammite perniciosa

Credo di esserne affetta.
Ieri ero da sola in centro a Milano. All’ora di pranzo mi sono fermata in un sushi bar. L’unico posto disponibile era a fianco di una mamma e due bambine. La più grande aveva sei anni (diceva che doveva iniziare la prima elementare), la più piccola circa quattro.
Mangiavano bene, composte, senza litigare e fare troppo pasticcio. Con le posate invece che le bacchette, ma se la cavavano benissimo. La mamma era tranquilla. Una blogger? Oramai il primo pensiero che ho appena vedo una madre é quello di abbinarla a un url. Quindi ho subito fatto un rapido resumé delle mamme milanesi con il blog e due figlie femmine, ma non ho trovato una probabile candidata. Mangiavo i miei uramaki e fremevo.
Volevo dire: “Che belle bambine, che brave! Anch’io sono una mamma di due che mangiano il sushi…blah…blah!”
Poi la parte razionale di me mi ha suggerito: “Echissenefrega. Fatti i cavoli tuoi e stai zitta, non essere patetica”
L’ho ascoltata. Però ho fatto fatica, perchè tutte le volte che sono fuori da sola e vedo una mamma mi viene una fortissima voglia di mammeggiare: aiuto quelle con il passeggino a fare le scale, quando un bebè piange vorrei prenderlo in braccio e coccolarlo. Quando cade un ciuccio che viene re-infilato in bocca senza lavarlo da un padre distratto, tirerei fuori lo sterilizzatore. La mia Mary Poppins interiore vuole esplodere intersecata all’ostetrica, alla puericultrice che è in me. Devo assolutamente domarla.

Grande ma non troppo

“Stasera voglio dormire con te perchè domani inizia la scuola”
“Va bene, Anita”
“Dobbiamo svegliarci all’alba perchè voglio arrivare presto per vedere i miei amici e prendere un bel posto in classe”
“No problem”

Ho dormito malissimo: un sonno pieno di incubi. Eravamo in qualche posto dell’Inghilterra, ma non sapevo tornare a casa. L’indirizzo l’avevo scritto in un foglietto ma non lo trovavo più nella borsa. Trovavo solo disegni delle mie figlie. L’unica a sapere l’indirizzo era Anita. Alla fine lo svela, clemente, a tutta la famiglia.

Ci alziamo quatte-quatte. Facciamo colazione in tempo record. Saliamo in auto, venti minuti. Siamo, incredibilmente, in anticipo.
Anita è sfolgorante, pronta per la rentrée, io una zombie con ancora la piega del cuscino in faccia. Spero di non incontrare nessuno che conosco.
Trovo anche un parcheggio, però dall’altro alto della strada.
“Vuoi che ti accompagni fino al negozio all’angolo?”
“Non importa mamma”
“Ti aiuto ad attraversare poi vado…”
“Mmmm…”
Attraversiamo. Le do un bacio veloce, toccata e fuga, mentre le comincia a camminare per allontanarsi… già si vedono alcuni compagni di scuola all’orizzonte.
Rimango allora ferma sul marciapiede: “Allora ciao”
Va avanti tre passi, poi cambia idea, torna indietro e mi bacia.
Ah l’amour!

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Jingle Bells?

Ieri, in giro per Edimburgo, a Grassmarket abbiamo trovato la bottega delle meraviglie, un negozio traboccante di perline, stoffe di feltro, nastri e quant’altro per creare. Abbiamo ululato lungamente di gioia e così avrebbero fatto tutte le mamme blogger creative.

In giro per la città abbiamo scoperto due negozi di Natale, pieni di accessori imperdibili da acquistare in agosto e soprattutto colmi di gente che faceva shopping natalizio. No, non c’era la svendita!

Punk e figli

Stamattina Anita mi ha detto:
“Mamma, se hai delle calze a rete non buttarle, dalle a me”
“!!!???”
“Mi servono per fare dei guanti perchè sono diventata punk”
“!!!???”
“Non Emo punk, quelli sono dei ciuccelloni. Punk per eccentricità e ribellione”
“Brava, son soddisfazioni. Anch’io ero punk da piccola. Se hai bisogno chiedi pure, so tutto sul punk”
Prima regola del punk: anarchia, no-future, che comprendeva anche naturalmente no-figli, no-famiglia.
Adesso mi sembra un po’ strano godermi questa eredità, sarebbe come vedere l’insegna: “Sid Vicious and sons”
Un controsenso. Ma forse faccio troppe storie.
Vivienne Westwood, reginetta del punk e stilista dei Sex Pistols da anni, poi ha fatto i miliardi nella moda, stiracchiando l’idea della ribellione e dell’eccentricità. Il dio denaro è più forte di qualsiasi movimento, ma è sempre stato così?
O sono diventata un gufo-saggio troppo pessimista?

Gran finale


Per celebrare la fine delle vacanze abbiamo deciso di passare una giornata ad Aqualand, un parco acquatico della zona. Immaginatevi Disneyland dove sono tutti in mutande: stessa bolgia, stesse code per accedere ai vari divertimenti, ma come se si indossassero quei famosi occhialini che negli anni ’50, gli imbonitori cercavano di vendere dicendo che indossandoli si vedevano le donne nude.
La piscina più grande, quella dove ogni quarto d’ora si producevano le onde per la gioia dei bagnanti che ondeggiavano, saltavano contenti e vicini come olive in salamoia, era piena come il Gange nei giorni di preghiera. Nonostante questo le ragazze erano al settimo cielo.
La tipologia delle attrazioni variava a seconda dell’età e dell’acrobaticità, c’era un bel giro rafting su gommone che si lanciava giù da uno scivolone a picco su una piscina.
Sant’ si è proposto per accompagnarle: 50 minuti dopo, 45 di fila e 3 di discesa e 2 di andata e ritorno dall’attrazione è tornato dicendomi piano:
“Promettimi che non andremo più in nessun posto che finsica con “land”. Disneyland, Gardaland, xxxland…anche su England dovremo parlarne!”
Anche questa volta l’angolo più bello e meno caotico era quello “-10”, l’area destinata ai bambini con meno di dieci anni, niente code e spruzzo libero.
Oltre ai giochi più da piccoli, c’erano dei bellissimi scivoli, alti come quelli da luna park che attiravano molto anche Anita che però si era già fatta beccare, fischiare ed espellere dalla bagnina. Ma ci abbiamo riprovato: valeva la pena, niente coda e tanto divertimento.
Alla fine degli scivoloni c’era una piscina dove stazionavano urlanti e festanti alcuni genitori. Anch’io mi sono mimetizzata fra loro, così quando Anita arrivava, le facevo da scudo umano, per non farsi scorgere dalla bagnina. Poi siamo diventate più scaltre: Anita arrivava e gattonava fino alla fine della piscinetta, così non si notava la sua altezza. Ma nelle ultime scivolate la mia primogenità fuori età era diventata così scaltra che non a vedevo più neppure io, solo alla fine ho scorto due occhi, tipo alligatore che fuoriuscivano furtivi e guardinghi, a pelo d’acqua fra braccioli e costumini colorati stampati Winnie Pooh.

Spiaggia violenta

In spiaggia mi posso dedicare tranquillamente al mio sport preferito: farmi gli affari degli altri. Ieri ho avuto un’occasione ghiotta: un bel caso di stress mammesco.
Sotto l’ombrellone nella fila davanti alla mia, c’era una famiglia con tre bambini piccoli, papà e mamma. Dopo giochi, bagno, gelati, castelli di sabbia e capricci vari i bambini hanno detto che c’era troppo vento e non si divertivano più. Allora i genitori, visibilmente provati, hanno cominciato pazientemente a re-impachettare tutto: giochi gonfiabili, braccioli, pinne, capellini, teli e secchielli. Pronti per lasciare la spiaggia.
Poi il papà è stato illuminato dal cielo e ha detto alla moglie:
“Porto via io i bambini, tu puoi rimanere qui a rilassarti un attimo”.
Sul viso della donna è apparso un sorriso estasiato e in tempo record, si è tolta il prendisole, ha rimesso il suo telo sul lettino, tirato fuori un libro e si è messa a leggere. Riga 1 di pagina 1 di un libro intonso di circa 600 pagine. (Troppo ottimista).
La famiglia sparisce all’orizzonte.
Cinque minuti dopo, davanti alla bella mamma che legge sdraiata a pancia in giù, si para minacciosa una nonna/suocera con in testa una bandana con le stelle alpine che la fissa con astio come fosse un escremento. Senza proferire parola. Due secondi dopo accanto all’anziana signora appare un altra donna con t-shirt Ralph Lauren dal nuovo logo gigante, che sembra una macchia di gelato sul petto, che urla alla madre che legge:
“Questo è il nostro posto, cosa fa lei qui? (sottinteso “brutta pezzente”)
La mamma alza gli occhi dal libro e spiega che forse c’è un equivoco, ma quello è il “suo” posto.
Le nuove arrivate piazzano il loro borsone da spiaggia, sopra quello della mamma che legge per segnare il territorio. E vanno, sbraitando, a chiamare il bagnino.
La mamma che legge, gira la pagina del suo libro,mantiene un certo sangue freddo e sposta la sua borsa da spiaggia più vicino a lei, ma lontano da quella delle sue nemiche.
Con il bagnino c’è una lunga confabulazione. I toni si alzano e alla fine sento qualcosa come “mattino-pomeriggio”. Un classico caso di overbooking, direbbero all’Alitalia. La mamma che legge aveva lo slot mattiniero e ha chiarmente sforato. Alla signora con la polo di Ralph Lauren esce il fumo dalle orecchie, la nonna con le stelle alpine la lavora ai fianchi per renderla più furiosa.
La mamma che leggeva, chiude il libro, raccatta prendisole e borsa e riluttante segue il bagnino. Mentre la signora Ralph Lauren le urla un ultimo insulto, allora la mamma si volta, torna indietro e credo che le molli un pugno, invece le urla qualcosa di ugualmente offensivo, forse un pelino in più.
Poi non va a cercare conforto nella sua amorevole famiglia, si siede invece sola soletta a un tavolino del bar, ordina da bere e riapre il libro.
Certo non si vuol giocare la sua ora d’aria per una piccola, violenta lite da spiaggia.
L’ho ammirata molto.

Alla sera noi frquentiamo compulsivamente il mercatino artigianale del paese e ci siamo innamorate di questi piccoli mostri.
Vedere tanti artigiani ha anche solleticato il nostro spirito di emulazione e così ieri mi sono dedicata alla produzione di fiori all’uncinetto. Credevo fosse più facile. In parecchi tentativi ho creato fiori sgraziati che sembravano geneticamente modificati, un po’ come il pesce dai tre occhi dei Simpson. C’era sempre il petalo gobbo, attaccato a capocchia. Poi ho scoperto l’inghippo, contato meticolosamente i punti e così, ora con l’apporto di Anita, per la parte extra uncinetto, abbiamo confezionato alcuni paia di orecchini colorati.

Fiori e fibra ottica


Emma finalmente si è tolta il gesso: dovrebbe essere tutto a posto. Felicissima, ha fatto il bagno e anche una nuotatina. per festeggiare abbiamo fatto una gita in un paese provenzale dell’entroterra. Siamo andati a Bormes Le Mimosas, un delizioso borgo medievale, fondato nel 400 avanti Cristo da pirati liguri, famoso perchè in quella zona crescono ben novanta varietà diverse di mimosa. Eravamo già stati un questo paese dieci anni fa, quando c’era solo Anita e cercavamo di produrre il feto Emma. In questo tempo, diversamente da quello che purtoppo succede in Italia in cui tutto di solito negli anni peggiora, Bormes Le Mimosas è anche migliorato: più curato e più fiorito. Nelle stradine arroccate sulla collina i giardini delle case sono deliziosi e coloratissimi, con uno stile molto naturale. Così belli da far vincere a Bormes il premio “Miglior villaggio in fiore”.


In questo quadro idilliaco, mentre passeggiavamo, inerpicandoci fra scalette e portici fioriti, Emma mi ha chiesto: “Mamma ti piacerebbe vivere qui?”
E dal cuore senza riflettere mi è salita immediata la risposta: “Solo se questo paese fosse cablato”.

La svolta

Siamo al mare e finalmente c’è stata la svolta.
Non abbiamo più bisogno dello stabilimento balneare: risparmieremo un sacco di soldi. Ombrellone e lettini hanno prezzi da gioielleria, ma noi ce ne infischiamo perchè finalmente da quest’anno siamo cresciute e possiamo fare come facevo nella mia vita precedente, prima di diventare mamma, si va in spiaggia, si fa il bagno, si prende il sole, una merendina e vai. Non è più un “mi scappa-ho sete-ho caldo-mi ha morso un granchio”.
Dopo i primissimi anni in cui mi si abbronzava solo la parte dietro del corpo perchè ero sempre in piedi piegata in avanti perchè le bambine erano piccole, la seconda svolta epocale è stata tre anni fa: quando finalmente mi sono potuta permettere qualche lettura sdraiata sul lettino perchè le ragazze hanno iniziato a farsi un po’ i cavoli loro. Ora, la terza fase quella della spiaggia libera, mi dà molta soddisfazione e so che devo godermela.
Perchè la quarta fase sarà probabilmente quella che si imboscheranno fra le dune. La quinta: noi pagheremo e loro andranno al mare con gli amici.

Abbiamo portato un po’ di dvd da casa, sempre gli stessi, e stasera le ragazze che si lamentano sempre perchè il panorama dei doppiatori è molto ristretto (Kirikù ha la stessa voce di Koda e Nemo) mi hanno raccontato che nei film in cui la mamma non è protagonista assoluta (tipo Gli Incredibili) è doppiata sempre dalla medesima persona e nelle scene in cui mette a letto i bambini dice sempre: “Buonanotte tesoro!” con la stessa voce mentre dà un bacio sulla fronte. Il papà, anche lui è sempre lo stesso, non bacia, ma dice: “Ci vediamo domani”, con una virile toccatina sulla spalla”. Che vergogna: stereotipi di genere nascosti anche nei cartoni!

Unica nota dolente della vacanza: siamo off-line. Per postare andiamo al caffè con free wifi dove i capuccini, costano un occhio e sono buoni come il caffelatte che bevevo da piccola in colonia dalle suore!

Bye-bye


Mi ha scritto una giovane mamma che fa la fotografa: ritratti di pancioni e di bebè,  a casa propria o in studio. Vive nella zona di Cremona e per i suoi servizi si sposta volentieri nel raggio di una cinquantina di chilometri. Le foto mi sembrano belle (vedi a lato) e l’idea di fare un reportage alla nascita può essere anche un regalo da fare a un’amica. 
Invece io ho stampato alcune nostre foto con  la stampante HP Photosmart Premium C309a, che mi è stata inviata in prova dall’HP.  E’ a getto d’inchiostro, fa  fotocopie in bianco e nero e a colori fronte/retro, invia fax, fa scansione di testi e immagini. Si può collegare direttamente al computer o alla rete di casa (anche senza fili grazie alla connessione wifi)  e perciò può essere posizionata anche lontano dal computer: occorre solo una presa per la corrente. Per una fotocopia di un documento fronte retro basta inserire le pagine nell’alimentatore e con un solo tasto si fa tutto.  Le funzioni sono veramente tante e possono spaventare, ma c’è un piccolo video a colori dove, per ogni azione compaiono delle chiare istruzioni da seguire passo per passo: difficile sbagliare. Unico difetto, come dice Anita è che questa stampante “se la tira” e nel mini-video, quando si usa, elenca tutto quello che sa fare: “5 individual inks, camera phone printing, cd printing, print without a pc…”

Domani partiamo per il mare, ma posterò qualche resoconto vacanziero (e meno di servizio).

Conversazioni

La cosa più strabiliante quando i figli crescono sono le conversazioni. 

Ecco cosa si diceva ieri a casa mia. 

Anita: “Ho letto su Vanity Fair…”

La guardo, basita, con occhi spalancati. Questa frase me la dice quasi tutte le settimane il mio caporedattore, non me l’aspettavo proprio anche da mia figlia dodicenne. 
Poi ricordo. Stamattina siamo state dal dermatologo per controllare i nei, quelli di Anita andavano bene, mentre Emma ne ha uno sull’arco plantare da rivedere fra sei mesi (no, non si può mai stare tranquilli). Nella sala d’aspetto, non so perchè, ho allungato ad Anita una copia di Vanity Fair (non so perchè) e le ho detto: “Se vuoi, leggi”. 
Di solito non le passo i giornali “da grandi”.
“Allora vuoi sapere cosa ho letto?”, incalza.
“Certo, certo, dimmi…” (e speriamo bene)
“Ho letto di un libro che si intitola Appena ho 18 anni mi rifaccio e parla di ragazze e ragazzi che si vogliono cambiare. Si rifanno anche i piedi: 2000 euro a dito! Sono matti!”
“Se fossero Simpson avrebbero quattro dita e risparmierebbero”, commento per sdrammatizzare. E mi compiaccio mentalmente del suo approccio critico alla lettura.
Emma, ieri sera all’ora della nanna, mi guarda e dice: 
“Pagherei per dormire con te”
Aiuto. Anche lei mi sorprende. Sarà il braccio ingessato, sarà che non è ancora completamente guarita dalla sindrome del lettone, nonostante l’età, ma tutte le sere ci prova. 
E immancabilmente propone: “Se vuoi dormire con me, sono libera”
Declino gentilmente l’invito, ma ieri sera non mi aspettavo proprio questa offerta prezzolata. Le spiego che in questo mondo governato dal dio denaro, l’amore non si vende e non si compra.
Specialmente quello della mamma che è grande e soprattutto gratis.
 

Per chi cerca un bebè

Questo divertente video di Greenpeace, parafrasando Woody Allen, spiega che troppi additivi chimici in quello che mangiamo rendono tossico anche lo sperma e più difficile la capacità di procreare. Il mais geneticamente modificato dell’altro giorno mi ha un po’ allarmato…adesso vado a fare una spesa senza ogm anche se non voglio ingrandire la famiglia. Si-sa-mai che mi si ingessi anche il marito dopo la figlia. 
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