Allocca

Non ci ero mai cascata. Sono sempre stata piuttosto scaltra, smart, incontaminata dalle lusinghe degli imbonitori di strada. Tra un “no grazie”, “ce lo già”, “non mi serve”, conoscevo mille sinonimi del classico “non compriamo niente” e quindi sono sempre riuscita a dribblare brillantemente ogni venditore. Ho negato di usare internet, di avere la tv e anche di parlare italiano. Insomma inattacabile.
Fino all’altro giorno, quando ho capitolato come un’allocca.
Ero in una stazione, stavo andando al mio binario. Un tipo sui 35 mi ha fermato, chiedendomi quale fosse l’ultimo libro che avevo letto. Avevo appena pranzato con un’amica, avevamo parlato proprio di letteratura. E così…
….la sventurata rispose
come la Monaca di Monza, (ero in centro a Milano ma vabbè) ho dato così inizio alla mia sciagura.
“Quanti libri legge? Quanti ne compra all’anno?”
“”20-25”, mi sono vantata stupidamente.
Con questa risposta occhi del mio interlocutore, si sono subito inzuppati di luce– come scriverebbe Silvia Avallone- luce con un bel riflesso verde-dollaro.
Aveva intuito di aver trovato il pollo.
Mi ha detto di essere di Euroclub-Mondolibri e gentilmente mi ha spinto verso il suo micidiale banchetto.
Aveva tirato fuori la brochurina e incominciato a parlare di card, vantaggi, sconti, offerte premium. Di libri che potevo acquistare con lo sconto del 20%, del 30%, del 40%, ecc…ecc.
Anche una decerebrata a questo punto avrebbe dovuto sentire puzza di bruciato. Io invece no, cominciavo a pensare che facevo tardi per il treno ma credevo ancora che questo simpatico tipo stesse facendo un sondaggio.
L’ho solo interrotto per dire che avevo fretta e allora lui ha tirato fuori il modulino, mi ha chiesto il nome, l’indirizzo e bla bla bla…
E’ incredibile ma alla fine ho anche firmato per tagliar corto.
Me ne sono corsa via, per non perdere il treno, con la brochurina, la card dello sconto e altri depliant.
Appena seduta sul treno mi si è ricollegato il cervello: ho ricordato improvvisamente che Euroclub era proprio il nome che una mia babysitter tanti anni fa mi aveva menzionato. Il nome di un incubo: di un tunnel senza uscita.
Ho letto le condizioni sotto la modulo che avevo firmato: mi ero impegnato di comprare 2 libri al mese scelti dal loro catalogo (pieno soprattutto di schifezze super commerciali, altrimenti avrei dovuto acquistare comunque due volumi scelti da loro ovviamente erano quelli dai prezzi più esosi, tipo un volume patinato sul giardinaggio e via così…una vera truffa)
Mi sono sentita mancare.
Sono stata assalita da una profonda vergogna. Non mi sono mai sentita così profondamente stupida.
Fortunatamente tra le condizioni ce n’era anche una salvavita: entro dieci giorni con una raccomandata si poteva recedere dal contratto. Avrei fatto così. Ma la vergogna e il senso di disagio comunque non mi lasciavano.
Mi sono mangiata anche due cioccolatini ma non avevano sapore (solo calorie).
Sapevo cosa potevo fare per alleviare questa spiacevole sensazione: condividere con qualcuno.
A casa l’ho raccontato subito ad Anita, che mi ha sgridato: “Ma mamma! Non si firma niente per strada!”
Non bastava sentirmi redarguire dalla mia primogenita per espiare. Dovevo andare fino in fondo.
E confessare tutto a Sant’.
(…continua)