Forse noi siamo un po’ meglio…

Hannah Baker, protagonista di Tredici ha un carattere un po’ difficile e i nostri ragazzi l’hanno capito bene, tanto che girano in rete dei meme come quello qui sotto. Hannah se le cose non vanno come vuole lei è subito pronta a vendicarsi…

Discutendo della serie la mia amica Giannina, mi ha fatto scoprire questo video
del TED Talk di Peggy Orenstein, giornalista e autrice americana che, per tre anni, ha intervistato ragazze americane tra i 15 e 20 anni, indagando sulla loro sessualità.

Le testimonianze raccolte dalla Orenstein sono quelle di ragazze colte, che si definiscono indipendenti e determinate. Non sono quelle imbranate, poverette un po’ analfabete delle teen mums. Queste ragazze studiano, anche nelle università prestigiose della Ivy League, sanno quello che vogliono. Ma con le loro confidenze intime il loro empowerment di facciata crolla miseramente.

Mentre negli anni antichi del femminismo le donne rivendicavano il diritto di provare piacere nel fare sesso, attraverso i decenni (con un passaparola deformato) a queste ragazze il messaggio arrivato è: fare sesso.

Infatti tutte iniziano presto, quasi sempre offuscate dall’alcol. Meglio farlo per essere emancipate e cavarsi l’impiccio. Le loro aspettative nel sesso sono: non sentire male e non essere imbarazzate. Non conoscono il loro corpo. Le vecchie femministe consigliavano di guardarsi con uno specchietto, queste ragazze invece si sentono a posto solo dopo una ceretta totale alla brasiliana e magari, per chi se lo può permettere, una plastica alle grandi labbra.

L’intervento “cosmetico” di correzione alla vagina è aumentato del 80% tra il 2014 e il 2015 nelle ragazze al di sotto dei 20 anni. Il modello di intervento più richiesto si chiama “Barbie” perché naturalmente, essendo una bambola, tra le gambe ha un taglietto perfetto.

La Orenstein svela anche che questa inibizione nei riguardi degli organi genitali femminili viene da lontano: molto spesso nelle dinamiche familiari americane si crescono i maschietti con un simpatico cameratismo verso il loro “pisellino”, mentre verso il corpo femminile c’è omertà. Non ci sono nomignoli divertenti per la vagina. Si rimane sul vago.

Quest’ultima non è certamente una buona notizia, ma mi ha dato qualche speranza. Nelle case italiane “patatina” lo diciamo. Forse allora non siamo ancora messi così male. nonostante i nostri figli tendano a copiare tutto quello che viene dagli USA e Google sia la loro Bibbia, noi per fortuna/tradizione/allegria siamo meno inibiti.

E anche per le nostre ragazze forse c’è ancora un po’ di speranza.