The day after

Credevo di non farcela. L’atmosfera da The day after a casa mia è continuata anche dopo una settimana. Non vorrei apparire troppo presuntuosa paragonando il mio appartamento dopo il trasloco a un paesaggio devastato dai missili, ma giuro che non sto esagerando troppo. Caos e polvere ovunque e dopo poco anche il gioco del memory viene a noia: ho visto lo scatolone delle pentole là, ma ora non c’è più, dove sarà quello delle posate? In queste situazioni immobiliari le relazioni umane, anche le più amorevoli, si logorano come non mai. Il momento più tragico è alla mattina, il classico pre-scuola. Quando tutto dovrebbe rollare come una consolidata routine e invece…ciccia. Una domanda all’apparenza innocua come: “Dove hai messo lo zucchero?” può dare origine a un divorzio. La dolcezza dell’istinto materno si estingue per lasciar spazio a un’indole “squisitamente” franzoniana (sì, sono sempre stata colpevolista). Ovviamente maggio è il mese sbagliato per rinchiudere la propria vita in 130 scatoloni. Perchè, come ho già detto, ci sono i saggi, le recite e tutti gli altri simpatici momenti di aggregazione scolastici e non, dove tutti i partecipanti devono mettersi la maglietta rossa, i pantaloni da ginnastica bianchi o la t-shirt verde scuro. Ok, devo ammettere che anche gli altri anni per un ironico gioco del destino non ho mai posseduto la maglietta arancione senza scritte, o quella gialla a maniche lunghe nel momento giusto. Mi sono sempre chiesta se alle maestre appaiono in sogno Dolce & Gabbana per suggerire il look della recita. Ma questa settimana è stato peggio: sapevo di avere una maglietta rossa in uno dei 40 scatoloni etichettati “vestiti” ma in quale?

Arpa, rose e trasloco


Tanto, tanto tempo fa maggio era chiamato il mese delle rose… ora siamo diventati più realistici e maggio è conosciuto come “l’ammazza-mamme”. In questo mese infatti le madri se non hanno un fisico bestiale e i nervi saldi possono soccombere. E non a causa dei troppi cioccolatini (ingurgitati per la festa della mamma), ma perchè talmente tante sono le cose da fare che anche le più organizzate, a fine mese, agonizzano. La scuola finisce e pure tutti i corsi dove si sono parcheggiati i pargoli e le madri sono invitate a saggi, cene e aperitivi di addio, shopping per regali alle maestre e alle rappresentanti di classe, incontri per capire come funzionano i centri estivi, comunioni, cresime e le più socievoli anche a comunioni e battesimi. A tutti questi simpatici eventi mondani ovviamente non si può nè bere nè mangiare perchè a giugno c’è la prova costume. Quindi quasi nessuna madre è però talmente masochista da pianificare anche un bel trasloco in questo mese letale. Beh, io l’ho fatto. Da una settimana inscatolo, impacchetto e impreco. Martedì arrivano i trasportatori. L’ultimo trasloco l’ho fatto quattro anni fa, ma in un umore molto più nostalgico: ho tenuto un sacco di fuffa inutile. Adesso sono implacabile e mi libero di quasi tutto. Soprattutto le cose degli altri, tanto non mi vedono e potrò sempre negare o usare la vecchia scusa “sarà in garage”. Ieri ho alzato la testa dagli scatoloni e ho goduto di un’ora d’aria. Ne ho approfittato per portare Anita e una sua amichetta a un pomeriggio musicale dedicato all’arpa. Questo strumento sta tornando molto di moda fra le ragazzine. Una mia amica fa parte di un’organizzazione di genitori che cerca di diffondere questa passione e ci ha invitato al saggio. Nel presentare le giovani artiste la mia amica cercava anche di convincere i genitori presenti che l’arpa non è poi uno strumento così scomodo e strano: in casa si può trattare come l’asse da stiro e nascondere di fianco a un armadio. Tutti si sono divertiti ma non la maestra d’arpa che è insorta, inorridita, dicendo che l’arpa in casa deve avere un posto d’onore ed essere guardata, o meglio, ammirata. Le piccole musiciste comunque, al di là dell’infelice gemellaggio arpa-asse da stiro, hanno dato il meglio di sè e io sono tornata ai miei scatoloni di buon umore: ho ammucchiato tante cose inutili, ma l’arpa finora l’ho sfangata.

Ansia e questioni immobiliari


Oggi ho scoperto la vera casa dei Simpson, si trova a Henderson nel Nevada, è stata costruita da un architetto americano, che dopo essersi sparato cento puntate della saga della strampalatissima famiglia americana ha deciso di ricreare la dimora dei suoi eroi. Mi sono quasi commossa, anche perchè vorrei come prossimo presidente Usa, invece di Obama o Hillary, Matt Groeing, il geniale creatore dei Simpson. In questo sito si possono vedere diverse stanze della dimora Simpson. Ultimamente sono particolarmente sensibile alle questioni immobiliari perchè di recente abbiamo acquistato un appartamento, stiamo svenandoci per ristrutturarlo e presto ci attenderà l’enensimo trasloco. Però purtroppo diversamente da Marge e Homer, che hanno offerto a Bart e Lisa due camerette separate, noi siamo genitori peggiori di loro e rimettiamo Emma e Anita a dormire assieme. Avere due pargoli dello stesso sesso facilita la vita : si riciclano i vestiti, i modelli educativi e si pensa di risparmiare anche in metri quadri perchè fratellini e sorelline saranno contenti di dormire assieme ad aeternum. Però non è così, viene un momento, prima di quanto si pensi, che le dichiarazioni di insofferenza e di ostilità culminano nel classico: “Quando avrò la mia cameretta senza di lei/lui?”. La risposta immediata che sale alle labbra potrebbe essere spiacevole, perciò si tende a tergivisare e a mantenersi nel vago. Ho un’amica, mamma di due maschi, anche lei assillata dallo stesso dubbio, anche lei convinta di essere una mamma imperfetta e inadeguata perchè scarsa nei metri quadrati. Ma l’altro giorno siamo uscite dal tunnel di questa ansia immobiliare: ha parlato con un’altra amica, esperta di camerette condivise e angosce materne, che l’ha rassicurata. Si tratta di un falso problema. Le dichiarazioni di insofferenza riguardo la condivisione degli spazi sono soprattutto una tappa di crescita, frutto di una ricerca di autonomia. In verità i fratelli sono contenti di dormire vicini, e anzi alcuni dopo aver conquistato una stanza tutta per loro, rimpiangevano la vecchia complicità e sono tornati indietro a dormire tra i pezzi di Lego sparsi ovunque dal fratello minore. E’ una gran bella notizia: mi fa tirare un sospiro di sollievo. Non siamo mica tutti come Angelina Jolie, che in attesa dei due prossimi gemelli, ha acquistato con Brad, Neverland da Michael Jackson così i bambini avranno abbastanza spazio.