Le vie del marketing sono infinite…

Le figlie devote possono fare tante cose per aiutare la famiglia, ma la storia di questa ventenne che ha deciso di mettere all’asta la sua verginità per aiutare i genitori a ricomprare la casa di Seattle, distrutta in un incendio e non assicurata, mi puzza di abile manovra marketing per rendere più “preziosa”, cioè più cara, la merce.

Perchè di mercificazione si tratta e anche della peggior specie.

Per attuare il piano i genitori sono rimasti a vivere nell’edificio bruciato mentre la figlia ha traslocato, dalla vecchia abitazione a pezzi nello Stato di Washington, a una casa d’appuntamenti nello Stato più liberale del Nevada (dove i bordelli sono legali) per aspettare il fortunato e ricco cliente ideale.

La povera illibata ragazza attende da un anno l’acquirente giusto ma adesso pubblicizzando il suo sacrificio filiale, urbi et orbi,  certamente le quotazioni saliranno.

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Katherine Stone@Twitter

Mentre medita a chi mollarla il prezzo è arrivato a circa  400.000 dollari.

Provo tristezza, stupore ma anche una certa pratica perplessità.

Ma perchè non “l’ha messa” su Ebay?

In questo mondo altamente tecnologizzato sarebbe stato più facile e comodo: niente spese di viaggio, zero critiche dei benpensanti (devi farlo per amore, non per amore dei soldi!)

Soprattutto avrebbe evitato la noia di dover vivere vergine in un bordello del Nevada per un anno.

Poi mentre la loro figlia aspetta di essere acquistata dal miglior viscido acquirente, cosa fanno i genitori? Scelgono le nuove piastrelle? Confrontano i prezzi del parquet?

Questa squallida vicenda aprirà forse un nuovo interessante orizzonte sia nel mercato immobiliare che nelle polizze antincendio.

E degradazione nella degradazione, sono sicura che alimenterà comparsate televisive super trash, ispirerà un memoir a luci rosse e forse diventerà anche un film.

Two mothers

L’altra sera ero un po’ triste, volevo solo chiudermi nel mio bozzolo e tagliare fuori il mondo. Però avendo una famiglia non è così semplice attuare questo piano.
“Mamma cosa c’è?”
“Perchè sei così?”
“Dai guardiamo un film!”
“Proviamo questo, sembra assurdo…”
Insomma alla fine Anita mi ha convinto e su Netflix abbiamo iniziato a guardare Two Mothers , un film di cui avevo già visto il trailer, tempo prima, e pensato: “Non ce la posso fare”
Invece l’altra sera, in quel momento di disperazione, ero pronta a tutto.
La storia è così: in un angolo paradisiaco della costa australiana due amiche (Robin Wright e Naomi Watts), inseparabili, bionde e molto gnocche (sin da piccole), continuano a essere amiche, inseparabili, bionde e molto gnocche anche da adulte. Hanno anche due figli coetanei molto fichi ma (primo colpo di scena!) uno non è biondo.
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(non mi preoccupo dell’effetto spoiler perchè il plot è inesistente)

Naomi Watts resta vedova, ma chi se ne frega, dopo la scena del funerale, le due mamme e i due gnoccoloni figli fanno spensieratamente il bagno insieme, immemori di ogni dolore.
Anzi Robin Wright (cinquanta portati benissimo), nuota leggiadra fino alla piattaforma in mezzo al mar dove sdraiato come un sirenetto c’è il figlio dell’amica.
Lui la guarda lascivo (nonostante i diciannove anni) e le fa dare un tiro dalla sua sigaretta. Lei aspira, ricambia lo sguardo birichino e poi si gira a prendere il sole.

E qui io e Anita ci siamo giustamente domandate: come ha fatto il biondone a portare le sigarette sulla piattaforma nuotando, ovviamente seminudo? E l’accendino?

La scena prima di dissolversi ha fatto un piano lungo sui due corpi abbandonati sulla piattaforma e non si è vista nessuna insegna di Sali&Tabacchi. Boh!
Poi al tramonto le cenette in famiglia, con vista mare, sono in stile apericena: tanto vino, bei bicchieri e abitini succinti delle madri.
E nel dopocena succede quel che deve succedere: Robin si fa il biondo. E il moro (suo figlio) la prende male e va a nascondersi nel letto di Naomi, che abita in un’altra bella casetta a picco sull’oceano.

A quel punto io e Anita ci aspettavamo un minimo di dramma, senso di colpa, insomma un qualcosina di meno patinato. E invece niente.

Le due amiche dopo qualche primo piano pensoso decidono che va bene così, sono felici e innamorate.
Ci sono solo due piccoli inconvenienti causati da due uomini sui cinquanta. Il primo è il marito di Robin che propone, causa lavoro, di trasferirsi a Sydney. Naturalmente Robin dice che non se ne parla nemmeno.

(io e Anita ci aspettavamo…)

Ma il marito risponde: “Ok, va bene!”
L’altro è un collega di Naomi, che quando non nuota, prende il sole o fornica con il moro, lavora in un centro di yachting. Il tizio, pelato ma simpatico, è innamorato di lei .
Le chiede di uscire un po’ di volte, l’ultima volta è presente anche Robin che gli ride in faccia. Allora lui esclama frustrato: “Ah, ho capito voi due!”

Io e Anita speravamo in qualche svolta drammatica: pensa che sono lesbiche, le spierà, le sputtanerà, succederà qualcosa!

Macché: i quattro bellissimi continuano a nuotare, prendere il sole, bere da bicchieri bellissimi. Uno spot di costumi o anche di aperitivi sarebbe stato molto più coinvolgente!
Passano due anni, in un attimo, durante i quali questi quattro incestuosi sono sempre soli.

Anita si chiedeva, giustamente, se i ragazzi non avessero uno straccio di compagni di scuola, qualche amica della loro età per sostituire le cinquantenni.

Ma in giro non c’era nessuno. Sole, mare e surf.
Solitudine completa con le mamme, finchè il moro non decide che vuol fare il regista. Così, un giorno parte per Sydney e zac!
In un nanosecondo è in teatro a fare casting a una tizia. Ha la sua età ed è mora: anche lo spettatore più ritardato capisce che ci sarà una svolta. Infatti, torna nella casetta sull’oceano con lei a festeggiare il ventunesimo compleanno.
Con un party pienissimo di gente.

Qui ci siamo chieste, ma dove erano prima tutti questi amici?

Naomi naturalmente è triste e beve un sacco.

Io e Anita, sempre speranzose nella svolta dramamtica, prevedevamo che tornando a casa si schiantasse in un tornante con l’auto.

Ma non succede.
Il moro si fidanza, in tre secondi, con la morettina e si sposano.
Al matrimonio Robin, come madre dello sposo, ritrova un certo aplomb e dice al biondo che è finita. Lui pare disperato e fa due cose: prima corteggia una coetanea biondina, che ci sta subito perchè lui è molto fico, e poi invece di andare a letto fa surf estremo fra onde cattivissime.

Io e Anita pensavamo morisse, sempre nell’ottica della svolta drammatica.

Che illuse!
Solo due escoriazioni e la biondina va a trovarlo in ospedale.
Lui guarisce in fretta e diventa molto somigliante a Principe Giglio della mitica Melevisione.
giglio
Nella scena successiva la biondina rivela di essere incinta, decidono di sposarsi e nella scena finale le due nonne (sempre gnocchissime) vanno in spiaggia, con i figli, le nuore e i bambini, anzi le bambine. Nessuno è invecchiato e tutti sono felici!
Anch’io nel mio piccolo, perchè dopo aver visto una tale boiata pazzesca (cit. fantozzi) ho ritrovato il buonumore.
Se due attrici brave, belle e famose come Robin Wright e Naomi Watts hanno accettato (per una barca di soldi immagino) di recitare in una pellicola così, forse erano più tristi di me!

P.S. La storia di Two mothers viene da una racconto di Doris Lessing che adesso mi leggerò, ma credo che la regista ci sia andata giù pesante con l’adattamento cinematografico.

Trash per famiglie

Un’amica mi ha regalato tutta la serie degli episodi de I Cesaroni. In casa non guardiamo mai la TV (a parte i miei tg che vedo in clandestinità, perchè le notizie sono sempre troppo orrende per essere condivisa con le bambine) ma ho accettato questi DVD perchè tutti i compagni di scuola di Anita sembravano essere fan della serie. Ero incuriosita. Così qualche sera fa, Anita ed io ci siamo sparate il primo episodio, che al di là della trama scontata, della pessima recitazione (Elena Sofia Ricci è addirittura meno brava di Eva Longoria in Desperate Housewives!) e delle parolacce è stato abbastanza divertente. Abbiamo apprezzato soprattutto le parti legate alla goliardia della vita scolastica. Quindi ieri sera, piuttosto ben disposte, ci siamo spaparanzate, Emma inclusa, sul divano per gli episodi 2 e 3. Momento clou della trama del terzo episodio era spiare nudità dal buco nel muro della doccia. Nel più puro e banale stile italiano della cinematografia di Lino Banfi d’antan, quando faceva film dai titoli come “La supplente si fa tutta la classe” e affini. Ho capito che buttava male quando c’è stato un crescendo di doppi sensi sulle dimensioni dei genitali dei giovani Cesaroni…poi nel gran finale il primogenito l’ha tirato fuori (ovviamente per zittire le malelingue) e Anita ha commentato: “ma che schifo!”. Ho pensato devo dire qualcosa, devo assolutamente dire qualcosa: non possiamo subire passivamente questo stupido trash, spacciato per intrattenimento per famiglie. E così me la sono presa con gli sceneggiatori, volgari, senza fantasia e con uno humor pecoreccio. Non so se le bambine hanno capito oppure no… Bella schifezza il telefilm cult della stagione. Mille volte meglio la volgarità surreale dei Simpsons, ma anche le noiose battaglie del Principe Caspian, almeno lui nei momenti di grande pathos non si cala le mutande.