Movie time: Gli equilibristi

(Ho deciso di darmi un po’ di rigore,  perchè altrimenti non scrivo mai: quindi dopo la rubrica sui libri del giovedì ci sarà anche quella dei film.  Movie time dovrebbe essere il lunedì, nel weekend se posso vado al cinema, ma visto come vanno le cose, mi tengo vaga e solo oggi riesco a fare il mio post cinematografico)

Simpatica famigliola romana di quarantenni con due figli: un’adolescente e un bimbetto di nove anni. Reddito medio e problemi comuni a tutti. Così inizia Gli equilibristi, film con Valerio Mastandrea nella parte del marito e Barbara Bobulova in quella della moglie. Tutto vacilla quando, dopo il tradimento di lui, che si è accoppiato vertiginosamente tra gli archivi dell’anagrafe di Roma, dove lavora, con la collega più gnocca dell’ufficio.
Storiella da nulla che viene scoperta dalla moglie che prova a perdonarlo e tirare avanti, ma dopo qualche mese non ce la fa più. Così lui molto cavallerescamente decide di andarsene. Lascia il nido famigliare per una forzata vita da single. E qui inizia il dramma e l’angoscia. Infatti il nostro piano piano, nonostante la buona volontà scivola nella categoria dei nuovi poveri. O meglio dei papà separati che vivono di stenti e fanno mille acrobazie per stare a galla, come suggerisce il titolo del film.
Tutti gli attori sono bravi: Mastandrea è simpatico, all’inzio di più, poi si deprime ma con dignità. La Bobulova non è mai una moglie isterica o lagnosa, anzi è sempre misurata. La ragazza che interpreta il ruolo della figlia è perfetta. Ma…questo film mi ha dato profondamente sui nervi perchè il messaggio del regista non mi chiaro: cosa voleva dire? Che i papà separati, perchè adulteri, sono vittime? Delle mogli? Della società? Di loro stessi?
Forse il film voleva fornire solo un ritratto di un aspetto, inedito e drammatico della nostra realtà. Però un paio di frasi del copione, pronunciate da amici di Mastandrea, mi hanno fatto rizzare le orecchie e sentire puzza di bruciato.
Un collega lo compatisce parlando della moglie: “Le donne del nord sono così, non perdonano”
Cosa significa che le donne del sud sono più sottomesse e se anche il marito le tradisce chiudono gli occhi e sopportano?
Poi, un altro tizio, a cui Mastandrea si rivolge per chiedere informazioni sulle “case dei papà”, un altro separato gli consiglia di farsi perdonare e coccolare la moglie sul divano. E anche questo suggerimento mi ha irritato parecchio. Poi le solite frasi fatte di commiserazione tipo: “il divorzio è una cosa da ricchi” hanno condito la storia. Mentre il povero Mastandrea non poteva più permettersi un posto da dormire e cercava un doppio lavoro (fortunato comunque che essendo un dipendente statale anche se arrivava stravolto e puzzolente in ufficio non lo licenziassero), pensavo che in fondo erano tutti cavolacci suoi. Doveva pensarci prima.
In ogni coppia le reazioni a un tradimento possono essere sono diverse: c’è chi sopporta, chi finge di non vedere, chi perdona, chi impazzisce. Non mi permetto di giudicare.
Ma nella storia di un padre separato che scivola inesorabilmente nel baratro della povertà, avrei provato più empatia se la causa della separazione non fosse stata imputabile a una sua colpa.