Sherlock che delusione!

Una certezza positiva per il 2017 c’era: sarebbe tornato Sherlock.
Dopo anni di attesa, finalmente un po’ di azione in Baker Street.
La sera del primo gennaio sulla BBC e su Netflix tutti i fan della serie, tutte le assatanate ammiratrici di Benedict Cumberbatch fremevano impazienti.
Ma tantissime luminose, trepidanti aspettative sono crollate miseramente dopo pochi minuti dall’inzio dell’episodio. Benedict-Sherlock famoso per essere bizzarro, egocentrico e geniale, è tornato scontato, presuntuoso e antipatico.

All’inizio dell’episodio faceva i dispetti continuando a twittare invece di ascoltare e partecipare alle importantissime conversazioni con cui avrebbe dovuto interagire.
Divertente un siparietto così, ma una volta sola. Perchè continuare, ancora e ancora?
(Twitter non è più una novità accattivante neanche per gli ospiti di Villa Arzilla figuriamoci per il detective più sveglio del Regno Unito!)

Purtroppo questa genialata è stata solo l’incipit di un plot fastidioso e improbabile.

La serie si intitola “The six Thatchers” e riprende un racconto originale di Arthur Conan Doyle “The Six Napoleons”. Perchè dal ritrovamento di sei busti della Lady di Ferro si dipana la matassa, peccato che si dipani male.
Mark Gatiss, che nella serie interpreta il ruolo del fratello maggiore e saggio di Sherlock, è anche lo sceneggiatore della storia e ha fatto un lavoro molto criticabile.
Sherlock piaceva perchè era ambientato a Londra, affrontava crimini molto british, ritraeva il rapporto strano fra il detective e il suo assistente Watson (Martin Freeman) facendo supporre un legame che magari andava al di là dell’amicizia e aveva personaggi di contorno originali e simpatici.
Per questo ha avuto un successo planetario, facendo diventare Cumberbatch un divo.

Ora tutto è stato stravolto, già nella terza serie c’era stato una brutta avvisaglia con l’avvento del personaggio di Mary Morston (Amanda Abbington) come fidanzata  di Watson. Doveva essere una meteora, come le altre donne della serie, invece è rimasta aggiundicandosi addirittura il ruolo di moglie.

E questa scelta doveva far nascere subito due domande:
1- ma Watson non amava veramente, implicitamente, segretamente, Sherlock?
2- con tante attrici sul mercato, c’era proprio bisogno di prendere per questo ruolo la vera moglie di Martin Freeman? (tra l’altro anche cessa)

Purtroppo questi quesiti non se li è posti nessuno e anzi in questa quarta serie Mary Morston ha ancora più spazio. Lei e Watson hanno appena avuto un bebè (e c’è stata tutta una serie di battute sul fatto -nuovissimo- che i neonati non facciano dormire i genitori!), però lei non è solo moglie e mamma, è anche stata una spia, una mercenaria, una cecchina, una killer internazionale pericolossima. E in “The six Thatchers” succede un patatrac, rischia la vita e deve scappare.
Benissimo, vai sparisci, esci dalla trama -hanno pensato tutti i fan- chissenefrega del tuo destino. (La bebè, per fortuna, è appena nata non si ricorderà nemmeno della mamma).

Invece no, purtroppo non è così: Sherlock quando Watson l’ha sposata (per non sentirsi escluso) ha giurato di prendersi cura della coppia. Mannaggia a lui!

Così adesso bisogna preoccuparsi della fuga e della sopravvivenza di questa donna e del suo assurdo, antipatico personaggio. (per anni fa la killer poi si stanca e dice: vabbè non mi danno il part-time farò solo la mamma!)

Insomma è vero un peccato che con un grande budget e anni di tempo per riuscire a inventare qualcosa di coinvolgente, Mark Gatiss e soci siano riusciti solo a deludere e indignare i fan.