I nostri ragazzi

A volte i genitori non vogliono veramente “vedere” i loro figli adolescenti.
Preferiscono non sapere, non indagare. Preferiscono essere ottimisti per non sentirsi inadeguati, per paura di dover guardare dentro di sè. Farsi delle domande. Non c’è bisogno di andare al cinema per scoprirlo. Basta guardarsi attorno. L’altra sera però ho visto “I nostri ragazzi”, ed è stato un bel pugno nello stomaco. La storia di due famiglie, due “belle” famiglie borghesi di una coppia di fratelli che si amano e odiano. Sono antagonisti, in competizione ma ci tengono a mantenere buoni rapporti tanto da avere il loro appuntamento mensile per cenare insieme alle mogli in un ristorante di lusso, una volta al mese.
I loro figli invece, una ragazza bella e sfrontata e un ragazzo ombroso e brufoloso, sono migliori amici. BFF, best friend forever, come dicono i teen-ager e fanno tutto insieme. Studiano nello stesso liceo classico, escono insieme, vanno alle feste, cenano davanti ai video. Poi combinano un disastro, ma i genitori non possono crederci. Perchè si rovinerebbe la loro bella facciata. E allora difendono i figli a oltranza, diventano zerbini, pur di non indagare. La madre del brufoloso quando va a parlare con un prof, difende il figlio fannullone dicendo che quella è un’età ingrata e via così.
La storia, tratta da un romanzo, è ambientata a Roma ma potrebbe svolgersi ovunque. E’ pieno di adolescenti così, viziati, egoisti, immaturi e soprattutto iper consumisti.
Soprattutto questo ultimo aspetto trovo allarmante, i primi aggettivi descrivono qualità che sono sempre state più o meno tipiche dell’adolescenza, ma ultimamente questa smania consumista dei teen-ager è triste. Toglie loro ogni creatività. Si è coniderati cool solo per le cose che si possiedono, non per quello che si è. L’avere ha vinto sull’essere.
E sono guai grossi.
Tornando al film, gli interpreti del film sono bravissimi, odiosi al punto giusto, coinvolgono completamente lo spettattore. Tanto che io, che sono contro agli scapellotti, e non ne ho mai dati alle mie figlie, fremevo sulla poltroncina perchè avrei voluto prendere a randellate i due adolescenti del film. Ma la mia è una reazione decisamente fuori moda.

Conversations

Alcune mamme blogger riportano le conversazioni dei loro piccolini, mentre io ho pensato di illustrare quelle con un adolescente.

Arrivo nella camera di Anita, vedo il disordine e caccio un urlo.

Lei mi prende per i fianchi, mi gira verso la porta, accenna a un trenino e mi esorta: “Conga!”

Ieri sera a tavola illustro il menù per sapere cosa vuole mangiare:

“Allora ci sono: il tortino di verdura, le crocchette di patate, il polpo e le carotine”

Non vedo segni di risposta, allora insisto: “Dì qualcosa”

Lei mi risponde: “Fico!”

P.S. Se volete sapere se riciclo l’umido (in questo caso dove sono finiti i resti del tortino) potete leggere questa intervista su Babygreen

Pari opportunità

Due settimane fa, è stato aperto dopo parecchi mesi di attesa, il megastore milanese di Abercrombie & Fitch, il marchio americano casual che, da un po’ di anni, tutti gli italiani che andavano negli Usa, portavano a casa a carrellate.
Richiestissime soprattutto le t-shirt e le felpe.
Ultimamente è molto amato anche dai giovanissimi e l’opening milanese è stato un evento anche perchè il plus del negozio sono i commessi modelli seminudi. Il giorno magico dell’inaugurazione 5o metri e parecchie ore di coda di teen-ager agguerrite per entrare nel negozio e vedere i bellissimi.
La cosa mi aveva stupito ma credevo fosse la follia di un giorno.
Invece, oggi pomeriggio sono passata casualmente davanti al negozio e dopo quindici giorni l’atmosfera era ancora estremamente “calda”. Torrida, direi.
Almeno 30 metri di fila di ragazzine determinate e infoiatissime, le fortunate in cima alla fila urlavano e commentavano la bellezza di un giovane commesso, posto al maestoso ingresso del megastore, sorridente per contratto. Messo lì, poverino, per farsi ammirare come fosse allo zoo o al circo.
Con la camicia molto aperta. A torso nudo nonostante il freddo e la suina.
Chissà com’è preoccupata la sua mamma: infatti il nostro non sembrava di Seattle, pareva piuttosto uno di Cesano Boscone, qui nell’hinterland.
Il bello si faceva ammirare dalle ragazzine che urlavano eccitate l’equivalente teen di “faccela vede’-faccela tocca’!”
Insomma la stessa atmosfera di un lap-dance club, declinato al femminile, con clientela incontenibile sotto i sedici anni.
Forse la mattina la situazione dovrebbe essere più calma: le assatanate dovrebbero trovarsi a scuola, ma qualcuna forse bigia per dare un’occhiatina al ragazzo oggetto senza troppa fila.
Stiamo crescendo dei mostri ma mi è sembrato un vero esempio di pari opportunità.