Lotta per la soppravvivenza

Venerdì sera: sono stravolta e stanchissima.
Ho riempito il frigo con deliziose proposte di rosticceria.
Ho un mal di testa assassino con una vena/capillare che mi pulsa nel cranio. Forse mi capiterà come a Sharon Stone, una decina di anni fa, quando le scoppio una vena in testa, un’aneurisma (o roba simile) e rischiò la vita. Le mie figlie giocano con il computer. Voglio morire nel mio letto e allora mi ci butto, avvolgendomi nel piumone, senza infilarmi tra le lenzuola. Un bel bozzolo, solo per me. Buio.
Prima di chiudere gli occhi (per sempre?) guardo il soffitto, dove la mia sveglia (oregon, orizon o similia) proietta l’ora: 18.40.
Alle 18.57 il mio pre-coma viene disturbato da una presenza. Qualcuno è entrato in camera: Sant’.
Inizia a spogliarsi, si siede sul letto, tira il piumone e mi priva del bozzolo.
“Cosa fai?”
“38.8”, mi dice.
Avrei voluto tanto rilanciare e dire: “39”, ma purtroppo non era vero.
Così mi sono alzata, ho apparecchiato la tavola e poi gli ho portato la tachipirina. Business as usual: mi è andata male.
Però ieri sera avevo 37.5, mentre lui è quasi guarito e sono rimasta a letto, questa volta indisturbata con i miei bravi brividini.