Alternanza scuola lavoro: molte perplessità!

Quando l’anno scorso, più o meno di questi tempi, mia figlia è tornata casa con la notizia dell’obbligo dell’alternanza scuola lavoro ha avuto una mezza crisi isterica.

“Non voglio passare una settimana a fare delle fotocopie!”

“Non possono obbligarmi a perdere così il mio tempo!”

“E poi ci sarà una relazione da portare alla maturità!”

Io e la sorella maggiore abbiamo pensato fosse voglia di drammatizzare i racconti di una sua amica, di un anno più grande che, in effetti, aveva passato una settimana in servizio di biblioteca a fare fotocopie su fotocopie. Quando non guardava il cellulare.

Abbiamo cercato di rassicurarla e motivarla, ma purtroppo, la mia giovane Cassandra aveva ragione.

A un anno di distanza il bilancio della scuola lavoro è abbastanza negativo. Non per lei, che ha scelto di adempiere al suo impegno il prima possibile durante l’anno scolastico, per non ridursi nel momento più delicato verso i mesi estivi. Ma per molti altri è stata un’esperienza non sempre “piacevole”.

Infatti nel procedere dei mesi la gestione dell’alternanza è divenuta sempre più caotica, a noi genitori avevano detto che era proibito organizzare impegni ad personam e lasciare tutto nelle mani della scuola. Alla fine però per risolvere la situazione nei termini previsti il fai-da-te è stato autorizzato.

Come sostiene anche quest’articolo, l’attuazione è stata molto problematica, sia per la difficoltà di organizzare tutto in tempi brevi (soprattutto per i licei) sia per la poca collaborazione tra le persone incaricate.

L’altro giorno gli studenti in manifestazione hanno protestato duramente contro l’alternanza e molto probabilmente a ragione.

In teoria l’idea dell’alternanza, sbandierata dal Governo come una genialata, sarebbe valida ma l’attuazione, troppo frettolosa, è stata piuttosto disastrosa. Nelle varie testimonianze che ho raccolto i casi positivi sono state le classiche botte di fortuna, oppure stage finanziati dalle famiglie, che vicino ai tempi di scadenza, sono stati anche invitati a servirsi dei propri contatti per sfangarla.

Inoltre molto spesso non si è stati in grado di assecondare gli interessi dei ragazzi che sono stati parcheggiati un po’ dove capitava giusto per tappare un buco per colmare un’esigenza. C’è anche chi dà la colpa ai ragazzi, pigri nativi digitali, che vogliono evitare fatica e impegno, ma credo che questo sia solo un alibi.

L’idea dell’alternanza poteva essere una buona possibilità per metterli a contatto con il mondo del lavoro e far sperimentare un nuovo tipo di impegno, ma in pratica l’obiettivo è stato raggiunto in una percentuale minima.

Considerati i miseri risultati, cambierà qualcosa?