Aiuta un guerriero

Questo primo post del 2018 è per una causa importante: per condividere la compagna di COOPI che sostiene e aiuta tanti piccoli guerrieri, quei bambini che hanno avuto la sfortuna di nascere in un paese in guerra, sono stati testimoni di orribili violenze e hanno perso la possibilità di crescere come tutti i loro altri coetanei, cioè frequentando la scuola.
Tra questi c’è Fatimah, la bambina della foto. Nigeriana, dieci anni, è riuscita a sfuggire del suo villaggio che è stato attaccato dalle milizie di Boko Haram.

Adesso Fatimah vive in Niger in un accampamento di COOPI che con l’allestimento di container e tendoni come aule, la fornitura di tutto il materiale scolastico necessario e la formazione del personale scolastico, si pone l’obiettivo di garantire l’accesso all’istruzione a 3.000 bambini in Niger, dove la guerra prosegue ancora a causa delle milizie di Boko Haram.
L’educazione, come detto da Nelson Mandela, è l’arma più potente per cambiare il mondo: fare in modo che a nessun bambino sia tolta questa opportunità è lo scopo di COOPI. Per questo motivo la matita, usata per scrivere e imparare, è diventata il simbolo della campagna Aiuta un guerriero.

Oltre a Fatimah, testimonial di questo progetto, ci sono molti altri bambini che potranno godere di un percorso scolastico e sperare in un futuro migliore. Si contano 1200 ragazzini in Iraq, un paese distrutto dai gruppi terroristici dell’ISIS.
Anche in Libano inoltre è stata attivata una scuola temporanea per i bambini arrivati dalla Siria, che vivono in situazioni pericolose, precarie e disagiate.

Per aiutare questi bambini la campagna di COOPI, parte oggi e va avanti fino al 28 gennaio, si propone di allestire altre classi nei container, fornire materiale scolastico e formare personale dedito all’insegnamento.

Per riuscire a raggiungere questo obiettivo è importante il coinvolgimento di tutti. Si può aiutare con un sms solidale, una donazione mensile e anche diffondendo sui social una foto con una matita in mano, impugnata come se fosse un’arma, e utilizzare l’hashtag #aiutaunguerriero.

Christmas sfavillante per i nostri pet

La mia ascesa professionale, è iniziata proprio lì al Grand Hotel et de Milan uno degli alberghi più eleganti di Milano. Un milione di anni fa, sono andata lì a fare l’interprete per la settimana della moda per una stilsita inglese e poi sono andata a Londra a lavorare per lei, mi ha portato alle sfilate e sono diventata giornalista…

Quindi è un luogo che ho nel cuore e sapere che il prossimo 5 dicembre, dalle 17,30 alle 21, ospiterà un evento speciale mi rende molto felice.

Proprio in questo bellissimo hotel avrà luogo Sparkling Vip, un cocktail di beneficienza che aiuterà a finanziare la Lega del Cane di Milano, il rifugio dove ho adottato Lola.

Tra le iniziative benefiche degli infanticabili volontari di questo questo rifugio e di Laura Rossi, la fondatrice, ci sono già stati eventi molto glamour a cui Lola ha partecipato. Ma purtroppo non si è dimostrata un cane con un savoir faire social.


In questa occasione quindi rimarrà a cuccia, anche perchè il programma dell’evento è molto ricco ed entusiasmante e forse per lei sarebbe un’emozione troppo forte!

Durante la serata si brinderà con il Rosè Brut della rinomata Cantina Le Torri, e si potranno ordinare bottiglie da regalare con la personalizzazione delle eleganti etichette con le divertenti immagini dei nostri adorati amici a quattro zampe!
Le bottiglie “Sparkling V.I.P.” sono confezionate in eleganti scatole di cartone nero lucido con serigrafia personalizzata.

Poi durante l’evento, si potranno acquistare i calendari da tavolo e da muro, realizzati con immagini di alcuni degli ospiti del Rifugio di Segrate, i Panettoni e i Pandorati, prodotti con prezzo amico dalla pasticceria, La Torinese, azienda artigianale italiana vicina alla lega del cane e anche comprare il libro ‘’Trittico del cane’’ di Alberto Neri, presentato in anteprima per l’occasione.

Sarà anche possibile acquistare accessori e abbigliamento creati per i nsotri amici pelosi dal brand Nina wears Nina. E tutto il ricavato delle vendite sarà interamente devoluto per sostenere il Rifugio della Lega del cane di Milano.

 

Un sapone solidale per salvare gli orangotanghi

Domani, Black Friday dello shopping pre-natalizio scontato, che da più di una settimana ci viene ricordato in maniera martellante, potrebbe anche essere un giorno di solidarietà. Almeno se si compra un sapone naturale che può aiutare una specie in estinzione.

Lush, infatti, presenta #SOSsumatra, una campagna etica in collaborazione con Sumatran Orangutan Society, associazione attiva nel campo della tutela e della salvaguardia degli habitat e delle specie animali a Sumatra, al fine di proteggere gli orangotango e la foresta pluviale nella quale vivono.

A partire da domani, tutto il ricavato della vendita di Orangotango, il sapone in edizione limitata, verrà devoluto all’associazione SOS e ai suoi partner nell’isola di Sumatra, lOrangutan Information Centre (OIC), per acquistare 50 ettari di terreno nel Bukit Mas a Sumatra e rigenerarli allo stato di foresta di origine.

“Gli orangtango che vivono allo stato selvatico sono soggetti a diverse minacce”, spiega Helen Buckland, presidente dell’associazione SOS. “La soppravivenza dipende dalla protezione del loro habitat e dalla salvaguardia della foresta”

La campagna #SOSsumatra si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della deforestazione e sul forte rischio di estinzione degli orangotango. Ad oggi si contano solo 14.600 oranghi che vivono allo stato selvatico nel loro ambiente naturale a Sumatra. Lush produrrà 14.600 saponi in edizione limitata, pari al numero di orangotango, rimasti. Sono tristemente e a tutti gli effetti gli ultimi pezzi disponibili!

Il sapone Orangotango, al profumo di arancia e patchouli, è realizzato con una base di olio extravergine di cocco proveniente da Nia, un’isola al largo di Sumatra.

MovemenRun: gli imprevisti

Ieri mattina, giornata bellissima, fredda ma piena di sole e di luce, ero carichissima per la mia prima corsa solidale ai Giardini Montanelli.
Mi ero allenata tutta la settimana e sapevo di potercela fare: 5km!
Non c’era neanche da preoccuparsi troppo, oramai quando vado all’Idroscalo a correre faccio dai 6,5 agli 8 km quindi….
Insomma ero positiva e poi arivata al meeting point ho trovato l’atmosfera allegra e piena di energia: un sacco di gente pronta a mettersi in gioco.
In nome della solidarietà, della prevenzione e della ricerca contro i tumori, avevano aderito in tantissimi.
Mamme, papà, nonni, vecchi, giovani, grassi, magri, alti, bassi.

Umani e non. Tutti insieme anche cani con la maglietta da runners e bambini in passeggino. E per offrire ancora più coreografia erano arrivati anche i cosplayer vestiti come i personaggi del prossimo Star Wars. Insomma eravano a Porta Venezia, ma sembrava di stare a Central Park.

Poi c’erano gli sponsor che aiutavano i runner a rifocillarsi e offrivano da bere.
E io ho bevuto, forse un po’ troppo.


Quando ci siamo radunati per la partenza mi sono messa nel gruppo dei palloncini bianchi, quelli che correvano con una velocità media. Poi c’era il gruppo dei blu che erano i più abili e i verdi che invece avevano scelto di affrontare i loro 5km camminando. Quindi la mia era una scelta più che dignitosa.

Siamo partiti e per i primo chilometro è andato tutto bene, correvo felice e spensierata nel gruppetto più avanzato del nostro team-palloncino-bianco. Poi al secondo giro ho cominciato a capire che avevo sconsideratamente bevuto troppa acqua, per idratarmi prima di partire, e mannaggia, dovevo andare in bagno. Ho cercato di scacciare questo pensiero scomodo e molesto e ho continuato a correre.

Però la preoccupazione aveva rallentato il ritmo: non ero più nel gruppetto in testa, ma relegata in mezzo a quelli più lenti. E certo mi scappava. Non potevo negarlo, zampettavo nei sentieri tra le aiuole, nel bagliore delle foglie dorate, in una cornice bellissima, ma le endorfine della corsa tardavano a entrare in circolo e regalarmi un senso di benessere.

Sognavo una toilette. Intanto ero finita fra gli ultimi del palloncino-bianco. E nella mente avevo cominciato a visualizzare la toponomastica dei bar attorno ai giardini di Porta Venezia. Modestamente, per ragioni fisiologiche, ho una vasta e dettagliata conoscenza dei bar del centro e soprattutto dell’accesso e delle condizioni dei loro servizi igenici.

Quindi, vista la necessità ormai impellente che mi impediva di correre alla velocità giusta, avevo deciso di scegliere per la mia fuga un bar in via Turati.

La strategia era semplice: oramai ero l’ultima del team-palloncino-bianco, appena il gruppo sarebbe passato davanti all’ingresso del parco su via Manin, sarei sgattaiolata fuori e poi Manin, Moscova, angolo Turati, giravo a sinistra e trovavo il bar.

Nella tasca dei miei bellissimi pantaloni tecnici, oltre alla chiave di casa e a quella dell’auto avevo messo, previdentemente, anche un bel 10 euro e quindi mi sarei concessa un  cappuccino e un’elegante sosta alla toilette. Poi sarei tornata indietro in tempo per la fine della gara. Un piano perfetto!

Ringalluzzita dalla mia idea ho continuato a correre, sperando di arrivare all’ingresso di via Manin senza farmela addosso. E invece ad altezza dell’ingresso di Porta Venezia- Buenos Aires cosa vedo?

Un pullman blu con scritto TOILETS, probabilmente mandato dal cielo.

Troppo bello per essere vero, ho approffittato subito. E poi sono uscita gagliardissima e ho ricominciato a correre, la mia app diceva che avevo fatto 4km quindi ero anche contenta della performance.

Correvo da sola ma magari qualcuno che mi vedeva poteva anche pensare che fossi la prima e non l’ultima del gruppo.

Potevano pensarlo finchè non sono stata raggiunta dal PACER, il ragazzo che si occupava di dare la velocità e tenere assieme i gruppi. Mi ha addocchiato che pascolavo solitaria vicino al laghetto delle anitre e come un cane pastore mi ha fatto cenno, a gesti, di seguirlo per rientrare nel branco dei runner.

Ho obbeddito senza fare storie e dopo poche svolte fra le giostrine dei bambini, il Planetario e il Museo di Storia Naturale, mi ha rimesso in coda al team-palloncino-bianco che fortunatamente era già all’arrivo.

Li ho raggiunti e ho commentato: “Proprio una bella corsa!”

Corriamo per una causa importante

Continuo a correre e per farlo meglio ho scoperto tutti i trucchi. E gli errori da non fare. Li ho imparati anche se la mia app, appena il discorso si fa interessante, tipo : “…e poi se vuoi allenarti meglio, avere più energia e anche perdere peso dovresti mangiare più…mi fa abboccare e poi quando clicco su continua a leggere mi manda a una pagina che dice che, appunto, per continuare a leggere è necessario un upgrade. Vale a dire passare alla versione “pro” dell’app, ovviamente a pagamento!

Così mi sono ingeniata e diabolicamente le info sono riuscita e procurarmele altrove. E se proprio voglio “spendere” preferisco farlo per una causa importante. Come, ad esempio, partecipando la corsa benefica MovemenRun che si svolgerà domenica 19 novembre a Milano ai Giardini Montanelli. Questa manifestazione che è una corsa ma può essere anche una camminata, di 5km a cui possono partecipare tutti, bambini compresi, attraverso i giardini di Porta Venezia è organizzata dalla LILT per sensibilizzare sull’importanza della prevenzione del cancro alla prostata, il carcinoma maschile più diffuso.

Due sono le armi fondamentali a nostra disposizione per combatterlo: un corretto stile di vita, che includa ovviamente anche l’esercizio fisico e la prevenzione.

So per esperienza personale quanto quest’ultima sia importante (mi è servita per schivare due tumori!) e quindi sostengo in pieno questa iniziativa. Novembre è il mese della prevenzione del tumore alla prostata in tutti gli ambulatori LILT è possibile sottoporsi a un controllo gratuito.

Correre rende felici, la produzione di endorfine regala un grande benessere. La fatica del movimento fisico aiuta a scaricare le tensioni. Se inizio a correre di cattivo umore, chilometro dopo chilometro mi rilasso e come per magia produco pensieri positivi. Sperimento una botta di euforia che, a fine allenamento mi stampa un’espressione stravolta ma raggiante.

E questa volta sono ancora più contenta di poter unire il mio egoistico benessere a un progetto così importante. Venite anche voi a correre: tutte le informazioni su iscrizione e modalità di partecipazione si trovano qui.

#timeout contro la violenza alle donne

Sono oltre 6 milioni le donne vittime di violenza in Italia. Ma non sono le sole. Molte di queste donne sono madri e a subire le violenze sono spesso anche i loro figli: in 2 casi su 3 i bambini vedono la violenza.

Questi bambini portano i segni di quanto hanno vissuto per sempre e hanno più probabilità di infliggere o accettare violenza una volta adulti. Loro malgrado sono vittime di un orribile circolo vizioso, le bambine diventeranno donne che sopporteranno un partner violento e i maschietti avranno nel loro comportamento la pesante eredità paterna.

È urgente e necessario intervenire. WeWorld Onlus, ONG italiana che opera per contrastare la violenza sulle donne con azioni di prevenzione, sensibilizzazione e lavoro sul campo. #timeout è l’hashtag della campagna nata per proteggere le donne e i loro bambini perchè non c’è più il tempo di procastinare un’azione di aiuto.

È possibile fare una donazione (2€ via sms o 5€ o 10€ chiamando da rete fissa) per fermare la violenza al numero solidale 45543, attivo fino al 19 marzo, giorno della Festa del Papà.

I fondi raccolti attraverso gli sms e le chiamate al 45543 serviranno a sostenere gli sportelli SOStegno Donna, aperti 24h 7 giorni su 7 all’interno dei Pronto Soccorso degli ospedali di Roma e Trieste per intercettare le donne vittime di violenza e dare loro un aiuto immediato, e gli Spazi Donna WeWorld, centri aperti alle donne, presenti a Roma, Napoli e Palermo, nei quartieri dove la violenza è talmente diffusa da non essere riconosciuta nemmeno dalle vittime. Qui oltre alle donne sono accolti i bambini cresciuti in situazioni difficili, che attraverso il gioco imparano che la violenza non è l’unica vita possibile.

Per aiutare oltre il Natale

I cartoni animati sono una grande passione dei più piccoli, che li guardano incantati per ore e ore, ma ci sono anche bambini sfortunati (sordi, ipovedenti, autistici) che non possono fruire di questo passatempo proprio a causa del loro handicap.
Ora per aiutarli è nato questo progetto, che attraverso una grafica speciale ha come obbiettivo quello di rendere accessibile i cartoni animati anche a questi bambini. Per realizzarlo è stata allestita una raccolta di fondi (a partire da pochi euro) che permetterà di rendere questo primo cartone animato ambientato nel MagiRegno e con i personaggi degli Zampa veramente accessibile a tutti i più piccoli.
Questo progetto è finalizzato soprattutto all’inclusione: bambini con abilità diverse potranno “guardare” un cartone con gli altri, potranno “parlare” e condividere le emozioni e le avventure dei loro beniamini.
La formula prevede che gli episodi siano accessibili ai bambini sordi (attraverso la presenza dell’interprete LIS e dei sottotitoli), ai bambini ciechi e ipovedenti (grazie alla presenza di scene con descrizione sonora e ad una grafica adatta), ai bambini autistici (grazie a disegni semplici ma non banali, con poche sfumature e a poche variazioni di tono nei dialoghi e nei sottofondi sonori).

Anch’io quest’anno ho cominciato a fare qualcosa di concreto per aiutare: ho appena iniziato a fare la volontaria alla clinica pediatrica De Marchi, in centro a Milano. Mi sono comprata un bel camice bianco e in sala d’aspetto al Pronto Soccorso cerco di aiutare i genitori e i bambini che aspettano di essere visitati. Leggo storie, gioco con i cubetti, faccio puzzle e disegni. Molti sono stranieri: arrivano al Pronto Soccorso perchè non hanno i soldi per un pediatra privato e quelli dalla ASL non sempre quasi mai sono reperibili al telefono. Dopo i primi errori, ho imparato a non confondere le loro etnie (perchè altrimentimi guardano un po’ male) quindi mi limito a chiedere da dove vengono senza fare supposizioni. Di solito le famiglie sono numerose e per un piccolo paziente arrivano in tanti. Molti bambini non parlano italiano, ma il linguaggio dei giochi è universale e tutti dopo un po’, timidamente, sono contenti di farsi coinvolgere. E i loro sorrisi sono la cosa più bella del mondo.