Thirteen reasons why

Da lontano, dopo tanti anni, i tempi del liceo li ricordiamo come un momento felice, spumeggiante e leggero. Gli adolescenti eravamo noi: senza rughe, senza obblighi famigliari e professionali, senza mutuo. Una pacchia.

Anni mitizzati perchè dobbiamo mettere in conto anche un calo di memoria.

Ma forse no, perchè nel nostro Paese abbiamo tanto sfighe, ma non siamo mai stati così minus habens, così vuoti e semplici, come i teen-agers americani protagonisti di Thirteen reasons why. La nuova serie di Netflix ambientata in un liceo americano, tratta dall’omonimo best-seller uscito dieci anni fa, che racconta del suicidio di una studentessa bella e tormentata.

Liberty High, l’istituto in cui è ambientata la storia, viene descritto come una specie di inferno. Tutti sono bugiardi e anche piuttosto vigliacchi. Non è una scuola disagiata, ha  un bel giardino intorno, siamo nella dorata California, e anche il preside è un bell’uomo di mezza età senza pancia.

C’è un variegato mix di razze (siamo politically corect), tutti sembrano tanti carini e invece…

La protagonista della vicenda è la povera Hannah Baker, che dall’aldilà torna a materializzarsi grazie a una collezione di sette cassette (da ascoltare attentamente lato A e lato B) in cui ha registrato le 13 ragioni per cui si è tolta di mezzo.

Questi nastri vengono misteriosamente recapitati al coetaneo più timido e anche un po’ secchione della scuola (però naturalmente è bello) che, soffrendo come un cane, in mezzo a mille ostracismi fisici e morali, cerca di sbrogliare la matassa.

La produttrice della serie è Selena Gomez che conosce bene i suoi polli fans e infatti Thirteen reasons why è perfettamente calibrato per un pubblico di adolescenti che si lasciano stregare dal plot in cui la drammaticità è data dalla classica ricetta sesso-droga-rock’n roll, edulcorata in stile teen-ager. E condita con un contorno di bullismo all’americana, dove ci sono le cheerleaders, i drugstore dove comprare l’alcol da bere nel sacchetto di carta marrone, i balli della scuola e  anche i SUV guidati, in comode stradone senza ZTL,  a sedici anni.

La suspence della trama dovrebbe avere un ritmo più serrato, molte situazioni sono prevedibili, ma i dialoghi fra adolescenti sono realistici e così pure gli impasse esistenziali.

Sconsigliato ai maggiori di 17 anni.

Marseille su Netflix

E’ arrivato il momento di fare outing: sono drogata di serie televisive.
Non so perchè non ne ho mai parlato finora, ma è una vera addiction e non ne posso più fare a meno. Oramai in giro ce ne sono tantissime, di generi diversi, ho le mie predilezioni e altrettanto idiosincrasie, che ho deciso di condividere.
Oramai di gente che vivrebbe guardando serie tv dalla mattina alla sera ce n’è molta. Anche fra i giovanissimi. Una compagna di scuola di Emma, ad esempio, è un fan di Grey’s Anatomy e va a scuola perfettamente organizzata.
Tatticissima: cellulare con accesso internet illimitato, infilato nell’astuccio a cui collega auricolare connesso all’orecchio, nascosto sotto il lato sinistro della guancia, mimetizzato prima dai lunghi capelli e poi all’interno della manica della felpa. Si appoggia languidamente su un fianco e mentre il prof spiega e/o interroga qualche compagno sembrerebbe solo una ragazzina stanca, invece sta diabolicamente guardando la serie preferita!
Uno dei “difetti” delle serie televisive è che sono quasi tutte made in USA o comunque in lingua inglese (anche quelle dei paesi scandinavi, doppiate) ma invece con grande gioia, una settimana fa ne ho scoperta su Netflix una nuovissima francese .
Me la sono sparata tutta, in lingua originale, in un paio di sere. Bellissima. Realistica: solo con personaggi negativi (più invecchio più divento cinica e cattiva!).
Ambientata a Marsiglia, racconta la campagna elettorale per l’elezione del nuovo sindaco.
Da una parte: Gérard Depardieu, che oramai recita sempre uguale a se stesso, enorme, monumentale. Un dinosuaro disilluso. Dall’altra: il suo delfino, che diventerà suo acerrimo nemico: Benoit Magimel (ex di Juliette Binoche) bravo e credibilissimo.
Tra loro un mare di menzogne, di crimini e colpi bassi, personaggi squallidi e pronti a tutto. Molto sesso e droga, ingredienti che fanno audience.
Insomma una vera campagna elettorale, godibilissima adesso che si avvicinano anche le elezioni milanesi. Veramente un ottimo tempismo.
marseille
Sullo sfondo Marsiglia, bellissima e problematica. Un mare meraviglioso e scorci fantastici.
Una scena mi ha colpito particolarmente (spero di non spoilerare troppo): c’è una signora che fa jogging, è ricca e vive in una bella casa villa su un promontorio sopra Marsiglia.
(Tutti i personaggi fichi di questa serie vivono in una bella casa sul promontorio).
Questa signora prima di uscire a correre fa stretching, guardo e penso:
“Ah brava! Anch’io faccio quegli esercizi lì! Così dopo non si rimane troppo indolenziti”
Ma appena la tizia inizia a correre spuntano due brutti ceffi che la minacciano.
Parlano un po’ e quando sembra che tutto sia chiarito, la signora li saluta per riprendere la corsa. E invece, a sorpresa, i bastardi la scaraventano giù dalla scarpata.
Ecco lì sono rimasta male, ma che sfiga, aveva anche fatto stretching!