Pietra filosofale?

Quando è ora di andare a letto, le mie figlie la tirano sempre per le le lunghe. Specialmente Emma che trova mille contrattempi per evitare di infilarsi sotto le coperte a tempo debito. Così anche ieri seri, quand’era già “pigiamata”, si aggirava per casa inquieta.
A un certo punto è arrivata in cucina, dove il Sant’Uomo si faceva raccontare tutto sulla fotosintesi clorofilliana da Anita, singhiozzando rumorosamente.
Con grande dignità ha chiesto un kleenex.
Il Sant’Uomo, rudemente ha invitato Emma a fare poche storie e “infilzarsi nel letto come una scheggia”.
Il mio cuore di mamma però non ha retto a tanta severità davanti alla piccola in lacrime. L’ho seguita in corridoio e le ho chiesto:
“Emma tesoro, perchè piangi? Cosa è successo?”
“Ho perso la mia pietra filosofale!”
Piangendo mi ha mostrato una scatoletta (dell’Ikea) imbottita per l’occasione di cotone idrofilo per trasformarsi in un cofanetto porta-preziosi.
Era desolatamente vuota.
Emma in mano aveva due “frattaglie” di quarzo viola, tristi resti della mitica pietra.
“L’avevo messa qui e non c’è più!”, mi ha ripetuto sconsolata.
Nei meandri più scuri della mia mente si è fatto luce un ricordo non tanto vivido.
Ma abbastanza realistico.
Se le figlie di Obama si rifanno i letti, le mie invece alla mattina lasciano nella cameretta un caos allucinante. E così ho ricordato vagamente di un giorno in cui c’era più pasticcio del solito e forse a me giravano a elica più del solito e VEROSIMILMENTE ho trovato la pietra filosofale in qualche luogo improprio, in mezzo a migliaia di tappi di biro, cilindri volanti dei Choco Pops, gomme smozzicate, figurine, pezzi di Das secchi e similia. E allora ho pensato con sadica soddisfazione: “Accidenti a ‘sto cavolo di quarzo sempre in giro, adesso lo butto! Ah! Ah! Ah!”
E con una risata lugubre da mamma-strega POTREI essermelo infilato in tasca del pigiama per gettarlo poi nel pattume. La pietra adesso POTREBBE filosofeggiare nel filtro della lavatrice se PER CASO l’ho dimenticata in tasca. Ma anche no.
Nei momenti di esasperazione da disordine, butto talmente tante cose lasciate in giro che quarzo più, quarzo meno, chi si ricorda?
Comunque un po’ ero dispiaciuta ma soprattutto non potevo confessare a Emma il mio PROBABILE crimine.
Gonfia di senso di colpa l’ho abbracciata dicendo:
“Non preoccuparti piccola, la ricompriamo la pietra”
“Davvero? Ma la venderanno ancora? Quando andiamo? Possiamo domani? Sabato? Domenica? Me la regali tu? Non la compriamo con i miei soldi vero?”