Letteratura al femminile made in Africa

La lotta contro la discriminazione verso le donne passa anche per sentieri impervi e imprevisti, come per esempio lanciare una casa editrice che pubblica esclusivamente romanzi rosa in un paese difficile come la Nigeria. Questa è la missione di Ankara Press, una nuovissima casa editrice nata proprio per diffondere letteratura femminile romantica nei paesi africani. L’obiettivo di questa avventura è non solo quello di far sognare le lettrici con storie d’amore intriganti e coinvolgenti, ma anche di sovvertire i luoghi comuni e gli stereotipi africani più tradizionali e radicati nel rapporto di coppia.
Leggendo sul sito della casa editrice lo scopo della loro attività, si intuisce la novità e il coraggio di questa iniziativa. Infatti nella ricerca di nuove autrici, che scrivano in inglese, si specifica che i manoscritti che si possono inviare, con speranza di pubblicazione, devono ovviamente avere una trama che segua il classico plot del romanzo rosa ma con interessanti novità: il protagonista maschile, per esempio, non deve essere il solito figaccione, ricco sfondato e fascinoso, naturalmente deve essere piacente ma può fare anche un lavoro umile, come il falegname, il tassista, l’elettricista.
E lei, l’eroina della storia, deve essere una donna di carattere, pronta all’amore ma non a mettere sotto i piedi carriera e ambizioni.
Insomma non il solito zerbino insicuro dei nostri recenti bestseller.
Il romance quindi come cammino verso l’autostima e l’indipendenza. E tutti i protagonisti devono essere di colore e le storie ambientati nelle grandi città africane.
Mi sembra notevole in un continente dove la gran parte delle donne è sottomessa, esiste il fenomeno delle spose bambine, vige ancora la poligamia e l’infibulazione.
Auguro tutto il successo possibile ad Ankara Press, tra l’altro sul loro sito, si può trovare anche un regalo romantico per S.Valentino: un’ebook di storie d’amore africane, da scaricare come PDF o da ascoltare come file audio.

Venere in metrò


Me l’ha prestato un’amica dicendo: “Assomiglia tuo romanzo, vedrai che ti piacerà”
Così è stato. Ho cominciato a leggere questo libro e a ridacchiare. Mi sono divertita perchè sono cinica e soprattutto perchè abito a Milano, quindi le storie della protagonista le posso capire, comprendere e anche giurare che forse sono esagerate ma solo un pochino. Se le protagoniste di Affari d’amore ad alcuni ottimisti sono sembrate forse inverosimili, (“Ma esistono davvero donne così?” mi ha chiesto qualche lettrice) quelle di questo romanzo di Giuseppe Culicchia sono anche peggio. Ma esistono. Infatti leggendo le avventure di Gaia, la protagonista, abbastanza superficiale da pensare solo alle griffe, al peso e ai soldi, ho visualizzato alcune conoscenti. La storia è ironica, volutamente iperbolica, ambientata in una Milano dal glamour di facciata, che nasconde tic, manie e soprattutto debolezze. Gaia è una socialite, va a tutte le feste, adora apparire nelle rubriche fashion dei femminili, ma in fondo è una donna semplice: infatti riflette sempre sulle stesse cose e l’autore per enfatizzare il suo mono-neurone che lavora, ha taglia-incollato sempre le medesime frasi del Gaia-pensiero nei vari capitoli del romanzo.
Comunque la storia mi ha catturato e per due-tre sere non vedevo l’ora di andare a letto, per potermi concedere la lettura del romanzo, ghignare e addormentarmi serena.
Non mi rattristavo anche se la parabola di Gaia è discendente, infatti da ricca e magra signora della Milano che conta, la nostra comincia a scivolare verso l’abisso. Viene cacciata dall’agenzia organizzatrice di eventi dove lavora, l’amante la molla, la figlia adolescente la odia, il marito sparisce e i soldi finiscono.
Un vero dramma, descritto però con geniale sarcasmo dall’autore. Riuscirà Gaia a rimanere a galla?
Non ve lo racconto per non rovinarvi la sorpresa.
Sono stata colpita invece dalla perfezione di tutti i luoghi milanesi citati, ci sono solo due piccoli errori. Un Suv in corso Buenos Aires si riesce a parcheggiare solo nella settimana di ferragosto, poi nel curriculum di Gaia è citato il liceo più arduo della città: è improponibile che la decerebrata protagonista e le sue amiche siano riuscite a frequentarlo. Per il resto è una storia milanese esemplare.

Giovedì del libro: Da dove viene il vento

Il titolo del libro di questa settimana Da dove viene il vento è mutuato da una leggenda berbera, in cui una donna innamorata a chi le chiede la direzione del vento racconta che parte dal suo cuore e va a raggiungere quello dell’amato.
Questa è infatti una storia molto poetica: parla di sentimenti, di amore, di desiderio, di passioni che animano la mente e il cuore degli uomini. Sono le emozioni che fanno muovere il mondo e non devono essere necessariamente confinate dentro una relazione sentimentale. “Da dove viene il vento” le descrive ma con un respiro più ampio, che comprende persone e destini diversi e lontani fra loro. Nel romanzo di Mariolina Venezia, (premiata con il Campiello nel 2007 per “Mille anni che sto qui”) si intrecciano infatti realtà lontane nel tempo e nello spazio, vicende agli antipodi che poi si incastrano tra loro grazie a una scrittura colta, intima e coinvolgente. E’ un romanzo da leggere senza fretta, per gustarsi tutte le sfumature. Perchè commuove, diverte, incuriosisce ma riesce anche a indignare. Uno di quei libri che viene voglia di sottolineare per riflettere su certe frasi o anche perchè sarà un piacere rileggerle. Ho apprezzato soprattutto un escamotage letterario che l’autrice ha usato per introdurre alcuni capitoli: si è inventata che una dei protagonisti insegni “Etimologia dei sentimenti” all’università. Quindi ci sono pagine che raccontano l’origine delle parole legate all’amore ed è sorprendente come noi riusciamo, nella vita di tutti i giorni, a usarle senza sfruttare la loro potenzialità, senza vedere le sfaccettature più interessanti, perchè la routine ci toglie sensibilità e restiamo sempre purtroppo appiattiti sui significati più banali. Invece questo libro è interessante perchè parla di empatia, un concetto che rimane sempre più astratto nella nostra realtà. Ed è un peccato.