Music

La scuola di Emma, e fino all’anno scorso quella di Anita, la devo raggiungere in auto.
Sant’ accompagna e io vado a prelevare. Il tragitto dura più o meno cinque minuti. Di solito va così: salgo in macchina, quasi sempre in ritardo, metto la mia musica. Qualcosa che mi piace molto: rap o musica punk che con la frequentazione del mondo degli skater mi ha rinverdito la memoria e tolto quei vent’anni superflui. Se piove può andare bene anche Carlà, ma non tutti i giorni nuvolosi. (Su questo mi avete già insultato).
Bastano cinque minuti di ascolto intenso per ricaricarmi e gasarmi al punto che arrivo nei pressi della scuola eccitatissima, come se dovessi partecipare a un rave. Già nei dintorni però mi arriva il down: il parcheggio a distanza ragionevolmente ravvicinata è sempre un miraggio. Il malumore sale. Poi scendo e purtroppo ripiombo nella dura realtà. Avrei bisogno di un paio di mamme amiche con cui parlare di musica, invece quelle che ho sono già infilate inesorabilmente nel gorgo intricatissimo di nonne, tate, sorelle, padri, zie, passeggini, tricicli, cani e affini che fanno muro sul marciapiede davanti al cancello della scuola. Quindi sono irragiungibili.
Potrei mettermi l’i-pod e continuare ad ascoltare la mia musica, isolandomi e fingendo di non conoscere nessuno, ma sono delegata di classe e qualcuno di solito ha bisogno di domandarmi qualcosa.
Il groviglio, anno dopo anno, diventa sempre più periglioso: le nonne sempre più aggressive e i passeggini sempre più simili a Suv. Quando piove e nevica gli ombrelli minacciano i bulbi oculari ma finora sono riuscita miracolosamente a schivarli. Un mesetto fa però un’enorme cartella delle Winx mi ha improvvisamente tagliato la strada, colpendomi a metà femore a tradimento. Un male tremendo e mi sono trovata in uttanasana (l’esperienza yoga è sempre utile) così piegata in due davanti a tutti, quasi a leccare l’asfalto.
Una speranza però ce l’ho.
Fare come i genitori di quinta. Stanno in auto parcheggiati in settima fila con il gomito fuori: ascoltano musica, leggono il giornale o telefonano. Fichissimi. L’anno scorso anch’io, con Anita, ero “genitore di quinta” ma avevo Emma in seconda e quindi mi sono bruciata la possibilità di essere fichissima. Ma fra due anni…