Per una festa della mamma profumata e rilassante

Manca esattamente una settimana alla festa della mamma e ho una forte tentazione: chiudermi in bagno e annegarmi nella dolcezza profumata di rose, fiori d’arancio, neroli, miele, gli oli essenziali e le fragranze che sono alla base della linea di Lush pensata per le mamme.

La mia routine preferita per rilassarmi, smettere di smadonnnare coccolarmi e magari anche leggere, rischiando anche di bagnare il libro, è quella di immergermi nella vasca da bagno con una bomba. Rimango a mollo il più a lungo possibile, godendomi il relax, fino a che l’acqua della vasca da bollente diventa tiepida, quasi fredda. E allora la pacchia è finita!

Mi piacciono così tanto le bombe di Lush, perché sono diventate il mio rifugio quando in famiglia mi fanno arrabbiare.

Quindi ho capito che mi conviene comprarle e tenerle in serbo.

Così quest’anno sono stata previdente. Mi sono già regalata da sola Mum e non vedo l’ora di lasciarla sciogliere lentamente mentre l’acqua diventa profumata, frizzante e profumata.

Sono andata sul classico, Mum, sobria e tenera dai colori pastello. Conservo le mie bombe nei cassetti della biancheria, così contagiano con un buon profumo la lingerie.
A volte le nascondo anche tra gli asciugamani, ma solo nei periodi di abbondanza, quando ne posseggo più di un paio. (in fondo chi se ne frega degli asciugamani)

Domenica prossima con la mia Mum sono pronta anche al peggio, nel caso in cui le mie ragazze si dimentichino di festeggiarmi o non neanche voglio pensarci di farmi un regalo!

Ma per le madri fortunate, quelle che non hanno figli ingrati, sono tantissime le proposte della collezione dedicata alla festa della mamma.

Ci sono gli spumanti da bagno Baa Bar, una rilassante pecorella alla lavanda, la Giraffa Elsie, una giraffa del buonumore con limone e pompelmo (regali perfetti e divertenti per le teen-mum o le madri altruiste che magari fanno anche il bagnetto con il pupo), e lo scrub corpo Scrubee, una dolce ape ricca di burro di cacao e miele. Poi naturalmente anche  i classici bagno schiuma e creme per il corpo.

Poi per Happy Mother’s Day, la confezione è un vero e proprio scrigno ricco di profumate sorprese. La base è infatti un guscio biodegradabile di noce di cocco che può diventare un vaso per una pianta.
Il tutto è avvolto da un colorato Knot Wrap, un foulard utilizzato come alternativa sostenibile al packaging.

Ricordi di Natale

La corsa ai regali è ufficialmente iniziata e uno dei pensieri più belli che si può fare a Natale è senz’altro un libro. A volte la scelta può essere difficile perchè non sempre si azzeccano i gusti di chi riceverà il dono, ma un pensiero che senz’altro accontenta tutti è l’idea di fare gli auguri con un libretto dedicato al Natale e alle sue tradizioni.

Questa è l’ispirazione della collana di Natale di Graphe.it dedicata a racconti natalizi scritti da autori classici e contemporanei e arricchiti da una poesia ispirata al Natale. Libretti piccoli e maneggevoli con eleganti copertine vintage. E anche ecologicamente corretti perchè realizzati con carta riciclata.

L’anno scorso ho partecipato anch’io in coppia con il grande “scapigliato” Camillo Boito, mentre quest’anno con Ricordi di Natale c’è un’altro duo molto interessante: Matilde Serao e Giulio Laurenti.

La Serao (prima donna a dirigere un quotidiano alla fine dell’800) nel racconto intitolato Nell’idillio con il suo piglio giornalistico descrive Betlemme, la grotta del presepe e il villaggio di Ain Kerem. Le rimembranze di un suo viaggio in Palestina diventano per noi testimonianza di un Natale che non c’è più.

Mentre la poesia di quest’anno si chiama Febbre ed di Vittoria Aganoor Pompilj ed è anch’essa sul tema dei ricordi. Perchè parte della magia del Natale è proprio questa, la rimembranza di queste giornate importanti, che diventano ricordi indelebili soprattutto se riguardano il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza.

Lo stesso filo rosso si ritrova nella storia di Giulio Laurenti, L’orango, dove l’autore descrive con delicatezza e ironia la nostalgia di un Natale passato, in cui per il giovane protagonista essere incaricato di adobbare l’albero e fare il presepe è stata un’esperienza dolceamara di crescita e responsabilità.

Buon Compleanno extra….

…era il 15 dicembre 2007, un buio e freddo pomeriggio di dicembre e non avevo niente da fare… 🙂
Così mi sono detta: “Dai, scriviamo due xxxxx in rete!”
Sono passati otto anni e non ho ancora smesso.
Sono stati anni lunghi, belli ma anche pesanti.
Otto anni di vita vera, con i suoi alti e bassi.
Il blog ha avuto giorni luminosissimi, ha navigato nelle acque turbolente del mommy blogging ma è stato anche in coma, in rehab e ha rischiato di morire.
Ora, da un po’ di mesi, l’ho rianimato. E’ rinato e sono molto contenta.
In questi lunghissimi anni in rete ho conosciuto tanta gente, virtuale e vera.
Ho incontrato seo strategists, web experts, story telling consultants a palate…
Sono stata fortunata a trovare attraverso il blog anche delle lettrici che si sono rivelatate delle amiche vere. Ringrazio tutte quelle che mi leggono e seguono da tanto.
E prima di metterci tutti a piangere commossi, per festeggiare faccio un piccolo giveaway del mio libretto di Natale. Per vincerne una copia, entro il 21 dicembre, lunedì prossimo, potete lasciare un commentino qui sotto e condividere su FB, twitter, blog, googleplus, dal parrucchiere, al super, nel parcheggio della scuola…insomma dove volete…
Ci siamo capite, perché in fondo siamo tutte seo strategist 😉

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The terrible 3 Giveaway

Il prossimo 15 dicembre questo blog compirà 3 anni. Quando ho cominciato non sognavo neppure che sarebbe stato così divertente scriverlo. Per festeggiare con voi ho deciso di fare un giveaway.

Cosa? Non potevo certo propinarvi un altro libro, oppure una cosina fatta con le mie manine, difficile…una sciarpina? Un invito a cena? Un curry? Un crumble?

Dopo lunghe riflessioni sono stata pervasa dallo spirito del Natale, ho pensato ai Xmas carols alle canzoncine natalizie, un bel cd pieno di jingle bells?

Niente panico… questo è stato solo un pensiero intermedio che mi ha fatto capire che potevo regalarvi della musica. Avrei potuto fare un’extramamma compilation: un po’ di Carla Bruni (brivido), un po’ di Gogol Bordello, un po’ di Courtney Love, infilarci a tradimento un paio di canzoni natalizie anni ’50 e qualche pezzo rap. Ma non l’ho fatto. Perchè vi voglio bene.

Ho deciso di mettere in palio un iTunes card da 20 euro dove ognuno di voi potrà scegliere quello che preferisce (musica, video, giochi) e se non ha gli stessi miei gusti… sono triste ma comprendo.

Quindi questo giveway funziona così: lasciate un commento, condividete du FB o sul vostro blog e il 15 dicembre tenete le dita incrociate quando farò l’estrazione con Random.

Poi invierò una e-mail al vincitore/rice con il codice per scaricare la gift card da iTunes. Così eliminiamo anche la spedizione postale che nel periodo natalizio è sempre un incubo. Chi non ha ancora iTunes può scaricarlo gratuitamente e poi la musica la può ascoltare ovunque: MP3, iPod, ecc.

P.S. Sì, nel titolo del post c’è un errore ma mi prendo una licenza poetica come nei testi delle canzoni.

L’immagine è stata creata da Anita.

Sant’ subito!

Qual è il regalo più gradito a una mamma per l’anniversario? E anche low budget, visti i tempi di crisi?
Il bonus per due giorni di “dormi tranquilla mi sveglio io, preparo la colazione, impacchetto le ragazze e le porto a scuola”. Sì, (mi dispiace se schiumate d’invidia) ma è stato quello che ho ricevuto: ieri e anche stamane.
Ieri a dire il vero, mi sono alzata in extremis e fiondata in corridoio, scarmigliata con gli occhi pieni di sonno, brandendo un paio di calzini per Emma: “Sono qui! Sono quiiiiii!”, ho urlato.
Avevo paura che non li trovassero, perchè un paio di giorni fa, avevo spostato tutti i calzini dal cassetto dell’armadio in un sacchetto per togliere una volta per tutte quelli taglia tre anni.
Emma era già vestita, con lo zaino in mano sulla porta pronta a uscire. Mi ha guardato e con sussiego ha detto: “Mamma abbiamo già fatto!”
Era anche pettinata e questo è un grande successo perchè ha i capelli lunghi e ricci come un cantante heavy metal e alla mattina la toilette è sempre drammatica. Invece papi ce l’aveva fatta. Non le aveva neanche fatto indossare l’odiosa felpa dei Los Angeles Lakers. E nemmeno il berretto e i polsini.
Con Anita invece è più semplice: alle 6.45 basta urlare di alzarsi 15 volte, non impressionarsi se fa colazione come una zombie e poi istigarla con il forcone a essere pronta per uscire di casa alle 7.15 per prendere lo scuolabus.
Stamattina invece non mi sono nemmeno svegliata. Mi sono gustata il bonus. Ho dormito tranquilla fino alle 8.30 come una senza figli che va al lavoro tardi. Impagabile.

Griffe e dintorni

Il successo di Abercrombie and Fitch continua fra le ragazzine. Milanesi e non. Arrivano anche da lontano in pellegrinaggio per fare la fila e sbavare davanti ai commessi-modelli. L’età delle clienti si abbassa mentre il profitto del negozio aumenta. Il boom iniziale dell’apertura del negozio si è trasformato in un durevole rito di shopping.
L’altro pomeriggio passando ho notato due ragazzine decenni che correvano fuori dal negozio, trotterellando felici verso le mamme, esibendo in mano come trofeo la loro polaroid con il bellone discinto.
Una scena meno felice invece sul marciapiede di fronte, dove una quarttordicenne in lacrime discuteva con il padre, quarantenne, che non voleva sciropparsi un’ora e mezza di fila per consentire anche alla sua bambina di essere felice e farsi immortalare con il bel boscaiolo di turno all’entrata.

A casa mia però nel settore T-shirt non è che le cose vadano meglio.
Sant’ reduce da un viaggio negli USA ha portato come regalo a Emma una maglietta gialla dei Los Angeles Lakers con abbinata felpa tecnica, cappellino e polsini. Sant’ da ragazzo era una promessa del basket e recentemente Emma ha mostrato un certo interesse a questo sport e quindi viene largamente appoggiata dal papà.
Non amo il giallo e l’abbinamento con il viola mi disgusta.
Da anni cerco di femminilizzare un pochino Emma.
E soprattutto questa cavolo di felpa tecnica non ha la zip sul davanti.
Ha invece un cappuccio e un’apertura per far uscire la testa troppo stretta, ogni volta per toglierla ci vorrebbe un epiositomia.
Emma riesce a infilarsela da sola ma per svestirsi mi chiama perchè rimane invaribilmente incastrata nel collo della felpa. Con il naso mezzo fuori e mezzo dentro. Maledico i Los Angeles Lakers e anche Sant’.
Perchè io tiro da una parte ed Emma si lamenta: “No, così nooooo! Mi fai maleeeee!”
“Nooooo, di làààààà!”
“Più sùùùùùù! Più giùùùùù! Non dalle maniche!”
Un inferno. A volte ho anche pensato di andarmene e lasciarla incastrata lì dentro.
Poi la felpa è sì “tecnica” ma pesante, ingombrante e sotto il grembiule della scuola non ci sta. Emma si ingolfa e non riesce più a muovere le braccia.
Così stamattina quando ha detto “Mamma, mi metto la felpa” ho cominciato a borbottare come una pentola di fagioli e sono andata a truccarmi per non sbottare e dire troppe cattiverie. Però quando Sant’ mi si è avvicinato non ho potuto far a meno di commentare: “Questo regalo non è stato una grande idea!”
Sant’ ha attaccato come un serpente a sonagli. “Anche se le regalavi una felpa rosa di Mondo Barbie sarebbe stato uguale! Questa dei Lakers è una felpa bellissima ha solo il buco della testa un po’ troppo piccolo!”
“Mooooondo Barbie a chi?”, ho urlato mentre dalla rabbia mi infilavo il pennello dell’eye-liner nell’occhio.
“E poi a dieci anni dovrebbe vestirsi da sola…è colpa tua…non sa neppure legarsi bene le stringhe….sei troppo…troppo mammina!”

(Quando arriva la festa della mamma i papà sono sempre nervosi)

Dis-education

Febbraio è il mese dei check up medici: pediatra, dentista, oculista, dermatologo, ortopedico. Quando crescono i figli si ammalano di meno ma non si possono certo abbandonare al loro destino. Quindi in queste settimane ci siamo sciroppate un po’ di visite mediche. Ieri era la volta del controllo della vista per Emma, che ultimamente mi aveva detto di non veder bene la lavagna e anche di avvertire un po’ di mal di testa. Dopo la scuola, guidavo nel traffico e nella pioggia milanese, cercando lo studio della dottoressa dove non eravamo mai stati prima. Nel rumore dei tergicristalli e della ventola che sparava aria a manetta per non fare appannnare i vetri, mi è arrivata la vocina di Emma dal sedile posteriore:
“A me piace lo yo-yo!”
“Cosa?”
“Mi piace lo yo-yo”
“Non capisco!”
“Lo yo-yo, mi piace”
“Ah bene!”
“Ce l’aveva Elli a scuola…”
“Qui ci sono solo parcheggi per i residenti, porc…”
Ho continuato a girare intorno all’isolato porconando alla disperata ricerca di un buco dove infilare l’auto.
“Tu cosa ne pensI?”
“Spero di avere il gratta e sosta, acc..”
“No, dello yo-yo!”
“Bello…guarda quello se ne va!”
Finalmente ho parcheggiato, Emma ha continuato a parlarmi dello yo-yo allo sfinimento, fin dentro allo studio medico. Ma non ho abboccato e non le ho chiesto: “Ne vorresti, per caso, uno anche tu?”
Ecchecavolo! Ogni stupidata che vede…
Viene fuori invece dalla visita che Emma non vede…è piuttosto miope. Deve mettere gli occhiali e portarli sempre. Non me l’aspettavo. Neanche lei e alla notizia comincia a singhiozzare, però nascosta perchè si vergogna. L’oculista è la mamma di un suo compagno di scuola e non vuol farsi vedere. Mi viene in braccio e tiene la testa contro la mia spalla. E’ scossa dai singhiozzi e dice: “Uffa, proprio adesso che devo fare anche tutta quella ginnastica!”
Infatti un paio di mesi fa si è scoperto che ha la scoliosi e forse fra sei mesi, se peggiora, deve mettere il corsetto. Per parecchi anni e per tante ore al giorno. Cerco di fare il possibile per evitarlo. Nuotiamo a dorso in piscina e la portiamo due volte la settimana a fare ginnastica correttiva. E’ noiosa e in mezzo ai vecchietti. Ma lei la fa senza protestare, si impegna.
“Non voglio mettere il bustetto!”, mi ha detto e allora ci dà dentro.
Però ieri le è scesa la catena e si è messa a piangere.
L’ho rassicurata, le ho detto che gli occhiali sono belli, abbiamo fatto la lista di tutti i bambini che li portano nella sua classe. Poi quando siamo tornati in auto le ho detto:
“Meriti un regalo!”
“Lo yo-yo?”
“Anche un altro!”
Ho calato le braghe, sono stata diseducativa. Ma l’ho tirata su di morale.
Ieri sera ha guardato il cartone animato di Kirikù e a un certo punto mi ha detto: “Quando metto gli occhiali poi vedrò bene come i feticci!”
(I feticci sono le sentinelle della strega, stanno sul tetto del suo palazzo e tengono tutto sotto controllo)
Oggi siamo andate dal dermatologo: il neo che ha sotto la pianta del piede è ok. Poi abbiamo cercato lo yo-yo, però nel negozio sbagliato: in uno specializzato in giochi di legno. Siamo uscite con dei mini mobili per la casa dei pupazzi e un puzzle geografico sul mondo.
Ho svaccato di bestia.

Moda & peluche

L’articolo che mi ha colpito era ieri su La Repubblica ma purtroppo non è sul web e non posso linkarlo. Si tratta di un reportage su la 70ma edizione di Pitti Bimbo. Copio qui le due frasi che mi hanno procurato angoscia.
“…si adeguano le neonate con il leopardato sotto il vestitino rosa (Cavalli). Va forte la maglia: Ermanno Scervino, che alle bimbe regala gli stivali cuissard delle mamme, la usa perfino per i cappotti.”
Naturalmente non voglio criticare la collega che l’ha scritto, anch’io mi occupavo di moda tanti anni fa e so quanto sia difficile descrivere tendenze e redigere il reportage delle sfilate. Ce l’ho con gli stilisti e non solo con questi due. Oramai da anni ci propongono bambine lolite o maliziose Alici nel Paese delle meraviglie, con tacchi, spacchi e calze a rete. Una moda dedicata a madri dementi e abbienti. Ma la neonata leopardata e lo stivalone a mezza coscia, così comodo per andare a scuola, non riesco a digerirlo. Già nel nostro bel Paese le cose vanno abbastanza male, dobbiamo proprio infierire leopardando gli innocenti?

Oggi pomeriggio sono andata con Emma in un negozio di giocattoli in centro, le avevo promesso un’altra dose di Lego e lei, poverina, era in crisi di astinenza…Alla cassa ho aspettato il mio turno dietro a un elegantissimo signore sui 60 o forse anche qualcuno in più. Molto chic dai bei capelli bianchi, al costoso cappotto cammello fino al mocassino marrone con nappine. Questo facoltoso cliente si faceva incartare 2 peluche di quelli giganti e lussuosi, forse due Trudi oppure anche qualcosa di meglio: una focona e un orsone. Di quelli che sono così ingombranti che forse c’è bisogno di una cameretta extra. Di quelli che, se per caso il bambino milanese che li riceve in regalo ha il broncospasmo, l’asma o una qualche allergia, raccolgono così tanta polvere sui loro corponi di pelo da essere letali.
La commessa ha detto: “Sono 340 euro”
E il signore chic ha pagato senza fare una piega.