Made in Chelsea

Quando pensiamo alla TV inglese, proviamo una certa ammirazione: ci vengono in mente i documentari della BBC, la serie Sherlock, le puntate di Downton Abbey e poi le storiche soap come The Eastenders e Coronotion Street, ottimi esempi di tv popolare. Ma è arrivato il momento di allargare la mente e avere il coraggio di guardare oltre. Di affrontare anche il trash.
Parlando con un’amica londinese, mi complimentavo per la trasformazione in meglio della città che mi sembrava includesse anche l’atteggiamento e il comportamento delle persone.
Lei mi ha guardato un po’ perplessa e mi ha detto:
“Ma abbiamo Made in Chelsea
Una risposta sibillina che ho cercato di capire meglio.
Ho acceso la tv e ho affrontato questo reality, interpretato da un gruppo di venti-trentenni londinesi straricchi che vivono in una delle zone più esclusive della città.
Devo confessare che non sono un’esperta di reality, ho visto solo qualche puntata della prima edizione de Il grande fratello, nel 2000 mentre allattavo Emma. Quello in cui c’era il povero Taricone, Marina la gattamorta e altri di cui non ricordo il nome. Mi sono persa tutte le Fattorie, le Isole dei famosi però avevo visto un po’ di puntate, credo su MTV, sulla vita in famiglia di Ozzy Osbourne, che era trashissimo e mi aveva divertito molto.
Però di Made in Chelsea, mi ha colpito subito per l’horror vacui. Non c’è una storia, non c’è recitazione, non c’è dramma, non c’è sesso, non c’è nulla. Però c’è pubblicità perchè la vita di questi “rampolli” trascorre in bar, ristoranti, hotel, boutique alla moda e quando entrano in un locale compare la scritta sullo schermo.
Il gruppo è composto da ragazzi e ragazze che intrecciano compulsivamente relazioni tra loro e infatti le conversazioni sono invariabilmente così:
(tra ragazze)
“Sai che cosa è uscita con coso?”
“No!”
“Invece si mi avava detto che non l’avrebbe mai fatto”
“Mmmmm” (sguardo nel vuoto)
“Invece sì!”

(tra ragazzi)
“Come è andata a Parigi con cosa?”
“Mmmm”, sorrisino e pausa per bere un sorso dal drink a portata di mano.
“Ma coso lo sa?”
“Aveva detto che …ehi mate!”, arriva un altro amico e la chiacchierata finisce così con un brindisi a tre.

(tra ragazzi e ragazze)
“Basta dire bugie”
“Non dico bugie”
“Allora non vuoi più stare con me?”
“Non è vero!”
“Cosa?”
“Mmmm”

Non sono cattiva e non esagero: è proprio così, le conversazioni si troncano sempre senza alcuna logica. Cambiano scena e ciao. Ma piace moltissimo.
E’ in onda dal 2011 e sono già arrivati alla nona serie, perchè ci sono stati vari spin-off (Made in Chelsea- LA; New York, Dubai, Las Vegas e forse altri)
Uno dei protagonisti è l’erede di Mc Vitie’s l’azienda dei biscotti Digestives che ora purtroppo non riesco più a mangiare.

Vacanze vendicative

Ho visto alla televisione inglese una trasmissione molto divertente e interessante, una sorta di reality in cui i figli, contattati da una troupe televisiva, sceglievano loro dove andare in vacanza con i genitori.
E naturalmente la facevano pagare con gli interessi a mamma e papà.
Nella puntata che ho guardato c’erano tre bambini, maschietti di 5, 8 e 10 anni, che decidevano di andare in Alaska.
Facevano loro i bagagli: per la mamma avevano buttato in valigia molte mutande tanga, canottiere e una maschera da vampiro. Per il papà era andata meglio. Poi ai genitori veniva comunicata la meta della vacanza e le regole a cui sottostare: i bambini decidevano le cose veramente isopportabili che di solito i genitori volevano fare ed erano severamente vietate. Tipo lo shopping per la mamma, le passeggiate per il papà, pranzi troppo lunghi al ristorante, obbligo di mangiare le verdure. I genitori dovevano giurare di non farle o proporle mai, pena sottostare a dei castighi. In quella puntata la mamma è andata a comprarsi un po’ di felpe e maglioni (per non congelare in tanga e canotta) ma secondo i bambini ha indugiato troppo.
Allora è stata punita. Ha dovuto sottostare a una prova di coraggio: guidare il fuoristrada guadando un fiume.
La poveretta urlava dalla paura ma poi è andata. E la troupe ha filmato tutto impietosamente.
Un’altra punizione è stata ballare la danza del ventre in hotel: sia per il papà che per la mamma.
Ovviamente era tutto predisposto per catturare più audience possibile e alla fine del viaggio i genitori erano sorridenti e anche se un po’ provati. Però questo esperimento vacanziero mi ha fatto riflettere: è logico che i nostri figli se fossero interpellati sarebbero prontissimi a dire quello che non vorrebbero più essere costretti a fare in vacanza: dalle cose più banali come aspettare di aver digerito prima di fare il bagno a non poter comprare tutti i gadget possibili. Prevedibile anche l’idea dei viaggi avventurosi, ma è l’idea della vendetta, dell’attuazione della legge del contrapasso che mi ha particolarmente colpito.
Mi vengono i brividi cervellandomi per capire cosa mi farebbero fare le mie figlie se prendessero potere: forse una settimana sulle montagne russe?
Pensione completa a “La casa della porchetta” in Islanda?
O mi obbligherebbero a guidare fra i tornanti del Pordoi?