Dal Catalì Cammello a Shaggy


Quando ero incinta di Anita, prima di finire in ospedale e rischiare di perderla, ero un po’ presuntuosa (anche cretina) e pensavo che avrei parlato a mia figlia in inglese sin da subito, tanto per metterci avanti…Poi nella notte della grande strizza, quando ero in sala travaglio e stavo per partorire, sono ridiscesa con i piedi sulla terra e mi sono ripromessa, se le cose fossero andate bene, di evitare stupidi snobismi/bilinguismi. Però l’idea dell’inglese mi è rimasta e così verso i sei mesi ho cominciato a farle ascoltare in auto nursery rhymes, le canzoncine in inglese per i bebè. Un pizza mostruosa, soprattutto quelle dedicate ai più piccoli, ma una bella figlia poliglotta valeva il sacrificio! Poi siamo passate alle melodie di Winnie Pooh e sono stati anni molto bui. La voce del simpatico orsetto può essere letale. Dopo è arrivata Emma e abbiamo continuato con le nostre colonne sonore ad hoc in ogni tragitto in auto. C’è stato anche un breve momento dello Zecchino d’oro, gettonatissimo il Catalì Cammello. Poi un bel giorno ho deciso che eravamo pronte per un’evoluzione e abbiamo traghettato verso i Beatles e siamo felicemente arrivate al rock’a billy e un po’ di Elvis (che amavo molto in gioventù). Le ragazze non hanno fatto una piega, a parte canticchiare in un inglese maccheronico “Be bop a hula” e “Lucy in the sky with diamonds” e litigare per chi doveva aggiudicarsi il brano. Finchè non hanno sentito un CD di Shaggy e avuto un’illuminazione. “It wasn’t me” che racconta di come lui beccato a fare sesso sul pavimento del bagno con la vicina di casa, si dichiari innocente dicendo: “Non sono stato io”, le ha letteralmente conquistate. Adesso amano il rap e la capacità di capire l’inglese mi si ritorce contro…così ho cominciato a comprare le colonne sonore dei film che abbiamo visto. Il più recente è quella di “Alvin Superstar” dove gli scoiattoli hanno una vocetta che perfora timpani e nervi, ma almeno si mantengono casti.