I difetti fondamentali

Uno scrittore è sempre infelice: quando non riesce a pubblicare, quando pubblica ma non vende, quando vende ma qualcun’altro vende più di lui.

E ancora quando il suo romanzo in libreria ha una posizione di secondo piano, quando l’ufficio stampa non pubblicizza bene il libro.

Ma anche quando non l’invitano a quel festival letterario, quando il suo agente fa un lavoro pessimo, quando non vince il premio prestigioso, quando qualcun’altro sforna un best-seller più best-seller del suo.

Insomma una sofferenza continua, un martirio senza fine, in cui il classico blocco dello scrittore, la mancanza di ispirazione, diventa il male minore. Quasi una bazzecola.

Tutte questo disagio, verissimo, viene descritto con genialità e ironia da Luca Ricci nel suo libro più recente, I difetti fondamentali, diciotto racconti per svelare la psicologia di chi scrive e pubblica (o sogna di farlo).

C’è il tormento di chi continua a telefonare alla casa editrice a cui ha inviato il manoscritto, sperando in una risposta. La voglia di isolamento dell’autore frustrato che, per cercare ispirazione, rifugge la moglie e rischia il divorzio.

Poi il fortunato che affitta per caso una camera del suo B&B all’agente letterario più potente del mondo, allora si fa audace e dichiara le sue velleità da scittore.

L’autore famoso che si finge morto per vendere sempre di più (il mio editore mi aveva consigliato una strategia del genere, giuro!), l’invidioso che gongola quando il libro dell’amico è un flop e poi la scrittrice di chicklit che diventa una pazza gattara (quella sono io).

I racconti a volte virano sul fantastico, mantendo però sempre dialoghi fulminanti e uno stile spassoso e coinvolgente. Il dorato mondo delle lettere è una brutta bestia e Luca Ricci riesce a illustrarne tutte le inquietanti e folli sfaccettature.

Giovedì del libro: Il momento è delicato

E’ uno dei miei scrittori preferiti. Quindi quando ho cominciato a leggere questo libro ero piena di aspettative: ho scelto un pomeriggio caldo di agosto, una domenica in piscina, pronta a gustarmelo tutto. Il momento è delicato non è un romanzo ma una serie di racconti e queste raccolte sono molto difficili da pubblicare.
Ci riescono solo i grandi nomi, perchè gli editori non vogliono rischiare. Nel mercato estero i racconti vendono meglio, ma da noi sono sempre un salto nel vuoto. Non per Ammaniti però che vende benissimo e quindi deve essere spremuto fino in fondo. Si pubblica tutto quello che ha scritto, a volte esagerando.
Il primo racconto di questo libro si intitola “Giochiamo?” ed è spumeggiante. Mi ha fatto ridere fino alle lacrime, ero sdraiata sul lettino a prendere il sole e mi dimenavo dalle risate. Ho dovuto spostarmi e sedermi nascosta dietro un albero per poter ridere e leggere in pace: alcune persone avevano iniziato a guardarmi strano. E’ una storia in puro stile Ammaniti, ironica, piena del suo realismo dissacrante che vira presto al pulp. Un altro racconto da risate convulsive è “A letto con il nemico”: sorprendente e post-adolescenziale. Poi, sempre memorabile, c’è “La figlia di Shiva” che è il primo scritto dall’autore e infatti ricorda molto “Branchie”, il suo romanzo d’esordio.
Anche “Alba tragica”, non è male, ma poi continuando la lettura, si avverte la sensazione che si stiano riciclando proprio tutti gli sforzi letterari di Ammaniti. Ci sono, infatti, una serie di racconti che, egli stesso presenta come “opere” scritte molti anni fa per far da contorno a un saggio del padre (il famoso psichiatra infantile Massimo Ammaniti). Ecco queste potevano anche ometterle: danno l’idea di essere state aggiunte per aumentare la foliazione del libro e quindi il prezzo. Dopo questa spiacevole scoperta, si è rotto l’incantesimo della mia lettura: anche alcuni altri racconti mi sono apparsi un po’ ripetitivi, ombelico-centrici e con esagerate descrizioni cruente da videogame. Un vero peccato.