La ragazza del treno, il film: buuuuuuuuuuuuuuu

 
Ho convinto tutta la famiglia ad andare a vederlo e forse per questo la delusione è stata maggiore.
Perchè quando inviti qualcuno a vedere una sòla poi ti senti in colpa. O in debito.
La scelta può ritorcersi contro: “…e poi sono venuto/a con te a vedere quel film di m…”
Infatti.
La ragazza del treno best seller uber alles (beata l’autrice!) è diventato, naturalmente, in tempo record un film.
Che voleva essere un thriller, ma già alla terza scena si capiva dove andasse a parare. E poi per renderlo più commerciale e appetibile è stato infarcito di sesso. E sangue.
La storia è quella di una pendolare che si è rifugiata nell’alcol per lenire un sacco di problemi e mentre è in treno guarda fuori dal finestrino e vede la vita degli altri, all’apaprenza più godibile della propria, ma naturalmente le cose non sono come sembrano e ci scappa un omicidio.
La protagonista, Rachel, un’allucinata Emily Blunt, è più isterica e violenta della sua alter ego letteraria.
Ha sempre l’occhio liquido e quando parla dice un sacco di porcate. Si fatica a fare il tifo per lei.
Poi perchè trasferire la vicenda nei pressi di New York invece di lasciarla nei sobborghi di Londra?
Solo perchè gli attori erano americani? Perchè le villette erano più belle?
E ancora i dettagli improbabili del romanzo, tipo Rachel, sempre sbronza, dal finestrino del treno scorge incredibilmente dettagli che neanche un’aquila con il cannocchiale potrebbe notare… nella lettura si perdonano perchè ci si fa coinvolgere dalla storia, mentre nel film risultano addirittura ridicoli.
Con il finestrino sporco e appannato, il treno pieno di gente, la testa annebbiata dall’alcol Rachel vede che la futura vittima, Megan, bacia un tizio.
Lui è girato di schiena ma Rachel nota che ha la barba. Una vista ai raggi X, complimenti!

Giovedì del libro: Follia profonda


E’ stata la mia prima volta: non avevo mai letto uno psyco-thriller così crudo. Follia profonda, del tedesco Wulf Dorn mi è stato consigliato dalla padrona della libreria Il trittico, dove sono andata qualche settimana fa a fare una presentazione. Le avevo detto che mi piacevano i gialli: Fred Vargas, Ruth Rendell, Nicci French, Harlan Coben, Charlotte Link e lei ne ha approfittato per darmi qualcosa di più cruento.
“Ti cattura e lo leggi tutto d’un fiato”, mi ha detto, mettendomelo in mano.
Ha avuto ragione: nonostante la scrittura non proprio esaltante, forse anche per colpa della traduzione, la storia prende la mano e non si ha pace finchè non si arriva all’epilogo. Anzi a dire il vero non ho avuto pace anche perchè lo leggevo alla sera prima di dormire e con tutte le descrizioni di scene ultraviolente è stato un miracolo che sia anche riuscita a dormire. Ma credo che l’eccesso di emoglobina sia essenziale in questo genere letterario. E infatti, Wulf Dorn, che vive a Ulm (dove sono anche stata perchè a pochi chilometri c’è il Legoland tedesco) è un autore da best-seller. Questo romanzo è il terzo di una trilogia, prima c’è stato “Psichiatria” e poi “Superstite” entrambi con ottime vendite. Insomma i suoi lettori amano il brivido e non sono mai sazi. “Follia profonda” narra una vicenda di stalking, il protagonista è uno psichiatra: un dottore sui trentacinque, molto fico, ma a mio parere non sveglissimo, che comincia a ricevere delle avances da una sconosciuta ammiratrice. Rose rosse, bigliettini, telefonate e richieste sempre più pressanti e folli. Intanto attorno a lui comincia anche una strana serie di omicidi, naturalmente inspiegabili. La storia si svolge a Ulm, sulle rive del Danubio e piove, piove, piove sempre. (Quando sono andata io c’era invece un bel sole, fortunatamente). Poi la situazione si ingarbuglia sempre di più, la violenza cresce di pari passo alla follia omicida della stalker. Un apoteosi di violenza e di sfiga, per il povero psichiatra protagonista, conduce il lettore con il fiato sospeso fino alle ultime pagine. Anche se ci sono cose che vengono giustificate con la follia, ed è una gran comodità per l’autore perchè in fondo rimangono assurde. Leggendo poi nella pagina dei ringraziamenti, l’autore ammette di essersi ispirato a Dario Argento: ecco da dove veniva tutta quella smania di mattanza! Concludendo devo dire che l’esperienza de paura mi è bastata, ritorno felicemente ai gialli psicologici, meno sanguinolenti e più intriganti.