Di bambini e altre magie

Comunicare è sempre difficile, con gli estranei e anche con le persone più vicine a noi. Spesso, anche quando siamo pieni di buona volontà ed empatia, i franintendimenti nascono dal fatto che non ragioniamo nello stesso modo del nostro interlocutore e quindi magari le parole possono acquistare significati non voluti e inaspettati.

Capita fra adulti ma soprattutto quando ci rivolgiamo ai più piccoli, in particolar modo ai nostri figli, dove gran parte dei problemi educativi nascono dal modo in cui parliamo con loro. Usando una modalità che si rivela sbagliata perchè parte da un nostro modo -adulto- di vedere le cose, dalle nostre aspettative che sono spesso incomprensibili ai ragazzini.
Anche a quelli più desiderosi di compiacerci.

Ci sarebbe invece un modo molto più semplice ed efficace di comunicare con i bambini ed è quello che si può trovare entrando nel mondo fantastico e immaginario della loro fantasia. Uno spazio che nei più piccoli si mescola con la realtà di tutti i giorni, li aiuta a crescere e a capire cosa ci si aspetta da loro.

E’ un mondo, più bello e ottimista del nostro, che purtroppo però spesso ci risulta incomprensibile, così alieno da creare malintesi e confusione.

Per imparare a capirlo ed entrare in sintonia con il modo di ragionare dei più piccoli, è uscito di recente un manuale: Di bambini e altre magie scritto da Elisabetta Rossini ed Elena Urso, in cui le due pedagogiste spiegano in maniera molto semplice ed esaustiva, come rapportarsi con i bambini evitando tensioni, frustrazioni e capricci.

Affrontano le tematiche e problematiche più comuni nell’educazione, affiancando alla teoria molto esempi clinici che aiutano a capire meglio come penetrare nel raggio di comprensione dei più piccoli con facilità e soddisfazione reciproca.

Mamma, ho l’ansia

L’ansia è (purtroppo) di moda e sembra anche abbastanza contagiosa. Prima era prerogativa degli adulti, mentre ora si sta diffondendo anche fra gli adolescenti. Per questo motivo Stefania Andreoli, psicologa e psicoterapeuta, ha deciso di scrivere un manuale per aiutare i genitori a gestire la propria e quella dei figli.

Cominciando a leggere il libro ho subito voluto sondare il terreno con le mie ragazze e ho chiesto se i loro compagni di scuola parlassero di ansia. Me l’hanno confermato: tutti ansiosissmi i sedicenni e anche i dicianovenni.

Forse il termine ultimamente è un po’ abusato, come conferma la dottoressa Andreoli, anche i malesseri psicologici seguono un trend. Qualche anno fa in testa alla classifica c’erano i DCA, disturbi comportamento alimentare, adesso invece si parla di più di ansia e di panico.

E le statistiche lo cofermano: secondo uno studio del 2014 compiuto dall’Unità Operativa Stella Maris di Pisa, il 30% dei maschi accusa sintomi ansiogeni e il 54% delle ragazze.

L’ansia non deve essere demonizzata a priori, perchè nasce con una valenza positiva: è quel meccanismo di difesa che dall’alba dei tempi ci ha permesso di evolvere, di avvertire la paura del pericolo, di azionare i nostri meccanismi di sopravvivenza con la modalità attacco-fuga. I segnali che ci invia il nostro corpo in un attacco di ansia sono importanti e positivi: respiro più veloce (per ossigenare il sangue) e cuore che batte più velocemente (per portare più sangue ai muscoli) e quindi sfuggire al pericolo.

Questo processo, perfetto per gli uomini primitivi che dovevano darsela a gambe davanti alle fiere che volevano papparseli, si ritrova tutt’oggi anche nei casi in cui l’ansia (e il panico) siano dovuti magari più prosaicamente alla previsione di un’interrogazione di fisica. In questo caso anche se l’adolescente vorrebbe fuggire come facevano gli antenati preistorici (fuori dalla classe, lontanissimo dai prof) deve imparare a gestire l’ansia in maniera più consona all’epoca in cui viviamo.

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L’autrice di questo libro, ci spiega che per sconfiggere l’ansia il primo passo è  essere in grado di conviverci. Non pensare che provarla sia sbagliato, non vergognarsi e soprattutto non negarla. Quindi è bene fronteggiarla e riconoscerla, perchè:

L’ansia è l’espressione di ciò che dentro di noi sentiamo come vitale, importante, addirittura necessario, o urgente. 

A conferma di ciò, nel suo libro Stefania Andreoli porta una serie di esempi clinici, raccontati con stile molto fluido e coinvolgente. E svela alcune verità: le madri dei figli ansiosi si colpevolizzano mentre i padri tendono a minimizzare e a scegliere sempre la via del pragmatismo.

Le ragioni dell’ansia adolescenziale sono quelle classiche, ovviamente modulate sui nuovi comportamenti. Ma il grande malinteso del nostro tempo, quello forse più dannoso di tutti, è che nella nostra società non è più ammissibile “stare male”: tutti devono essere belli, contenti e realizzati (come testimoniano tutte le foto postate compulsivamente sui social).

Il diritto alla serenità è diventato un dovere, quindi se non si è felici… che ansia!

Inside out e la mappa delle emozioni


Esce domani ed è un film molto divertente. La trama è semplice, il classico plot americano sui traumi emotivi dei ragazzi costretti a trasferirsi da uno stato all’altro per colpa del lavoro dei genitori. In questo caso la protagonista, la dodicenne Riley deve lasciare il Minnesota per andare a vivere a S.Francisco. Da un punto di vista italiano sembrerebbe una botta di fortuna, ma per Riley non è così. Lasciare i suoi amici, la montagna, cambiare casa e scuola è un dramma.
Un cambiamento che le stravolge lo schema emotivo e qui c’è la genialità del film, girato quasi interamente all’interno del cervello della ragazzina, dove protagonisti sono proprio le emozioni. C’è Gioia, Rabbia, Paura, Tristezza e anche Disgusto. Saranno loro che, allertati dal roller coster degli umori di Riley, cercheranno di salvarla dai pericoli e soprattutto dai suoi capricci.
Se per i bambini vederlo è divertente seguire tutti i colpi di scena, per gli adulti fa riflettere proprio sul ruolo delle emozioni. Se riuscissimo a essere meno coivolti in certi nostri momenti di black out emotivo, fermarci un attimo, visualizzare anche nel nostro cervello gli “omini” rabbia, paura, disgusto, che lottano per avere il sopravvento, forse riusciremo a comportarci meglio. A essere più felici.
Quando sono uscita dal cinema dopo aver visto il film, ero convinta di potercela fare anch’io, essere zen e governare meglio i miei malesseri.
Vedevo Rabbia che cercava di coinvolgere Disgusto ma io li bloccavo coinvolgendo Gioia. E poi inserivo Chisenefrega (che non c’era nel film perchè per i bambini non è educativo mettere un personaggio che si chiama indifferenza, ma per gli adulti è consigliabile)
Da quel giorno sono passati tre mesi e tantissime rotture di scatole.
Ho consolidato la partnership con Rabbia e sono diventata amica anche con quella palla di Tristezza, ma so che devo riprendere al più presto questo allenamento mentale se voglio affrontare l’autunno senza sclerare troppo.