Cose che non sopporto

Ultimamente sto diventando sempre più insofferente, quindi la lista delle cose che mi danno molto fastidio si sta allungando. E non è il caso che vi annoi con le mie idiosincrasie, racconterò solo di una certa attività in ambito scolastico.

Si tratta della mania di certi genitori, di solito madri, che una volta elette rappresentanti di classe cercano di convincere/manipolare gli altri genitori a fare delle riunioni carbonare per sparlare degli insegnanti perchè i loro figli non vanno tanto bene a scuola.

Molti anni fa, quando la mia primogenita era in seconda elementare, ero ancora parecchio ingenua su queste cose e avevo addirittura passato un’interminabile serata a parlare male di una certa maestra, insieme a un manipolo di altre madri stanche e assonnate, nella fredda e polverosa sala di un oratorio di periferia.

A me quell’insegnante era anche simpatica ma ero nuova del gruppo e quindi non avevo osato mettere in discussione il credo della delegata battagliera, che mi faceva anche un po’ paura, poi temevo che il meeting successivo si sarebbe magari tenuto in una chiesa sconsacrata (scegliere solo luoghi improbabili era un must per la segretezza assoluta degli incontri).

Ma con gli anni e l’esperienza ho capito due cose: che questo tipo di lotte sono per salvare e spalmare su tutti lacune personali dei figli delle madri che combattono. E che alla fine le insegnanti passano ma i figli pirla -di tali madri- rimangono e peggiorano. Poi  ovviamente ci sono insegnanti più o meno bravi, democratici, simpatici, coinvolgenti, ma questo tipo di madre se ne infischia delle caratteristiche professionali,  cerca solo un capro espiatorio per non sentirsi un’educatrice inadeguata.

Ora è passato tanto tempo, e dopo gli anni bui e ormonali delle medie, la cosa bella del liceo è che, di solito, la gang dei genitori sparisce. Diventa un pro forma, appare solo in casi veramente gravi.

Credevo di averla scampata per sempre!

Purtroppo mi illudevo, stamattina in un giro di mail- di quelle “rispondi a tutti” che ti intasano la posta e fanno uscire il fumo dalle orecchie, sono stata invitata a un’altra di queste riunioni semi clandestine. Si vuole ancora riesumare la dietrologia, criticare, in anticipo agli albori dell’anno scolastico, per pararsi le chiappe. Per dare sempre e comunque la colpa agli altri.

Occhio per occhio…

Oggi Anita dopo quasi una settimana di convalescenza è tornata a scuola. Finalmente può mangiare cibi solidi. Ma oggi era un giorno “corto”. Non c’era mensa.
E meno male, considerata l’aria che tira qui a Milano in prima media nell’ora della refezione. Così oggi non sono dovuta andare a menare nessun insegnante e a rincorrerlo fin dentro i bagni della scuola.
Ironia per esorcizzare quello che è successo ieri in un’altra prima media in un quartiere difficile di Milano: mamma e nonna aggrediscono l’insegnante che ha rimproverato e forse schiaffeggiato una ragazzina ripetente che a mensa ha rovesciato la caraffa dell’acqua per fare dispetto.
Sembra incredibile, ma è vero.
La caraffa dell’acqua. Un oggetto emblematico, il pomo della discordia: sono anni che le mie figlie mi raccontano di baruffe sulla caraffa dell’acqua. Di bambini che rovesciano la caraffa. O al contrario di caraffe che non vengono riempite quando tutti hanno sete. Di compagni di scuola, diciamo burloni, che svuotano i loro bicchieri con tanto di saliva e briciole nella caraffa da cui dovrebbero bere tutti.
Un paio di mesi fa Emma ha pianto per un’ora perchè era stata accusata di aver rovesciato (a suo dire ingiustamente) proprio la suddetta caraffa. Non avevo prestato molta attenzione a questo racconto. Non avevo capito che oggi a scuola la caraffa è l’oggetto transizionale dell’aggressività e della frustrazione degli scolari. Che fra un po’ si rileveranno le impronte sulle caraffe.
Forse la Gelmini fra i tanti tagli dovrebbe abolirle, per risparmiare un po’ di più. E poi ognuno si porterà la borraccia da casa come una volta si faceva con il pranzo nella “schiscetta”.