Il ventennio – prima puntata

E’ successo, oggi o forse domani o martedì prossimo. Non ricordo con esattezza, sono passati tanti anni. Venti per l’esattezza. Non riesco a crederci. Il fatidico incontro con Sant’ è avvenuto una vita fa. Ecco come è andata. Ero appena tornata da Londra, dove avevo conosciuto una giornalista, molto più grande di me, che si occupava di musica. L’avevo rivista a Milano e lei mi aveva suggerito di uscire insieme una sera, così mi avrebbe fatto conoscere qualche amico. La sera del nostro appuntamento, avrebbe dovuto venirmi a prendere alle 9. Alle 11 non aveva ancora dato segno di vita. Stavo per struccarmi e andare a letto, quando finalmente era arrivata. Lei era molto simpatica e molto, molto, alternativa. Beveva molto e amava essere sempre sopra le righe. Mi aveva raccontato qualcosa di vago sulla causa del suo ritardo e poi portato dai suoi amici. Erano Sant’ e un altro ragazzo (su cui la mia amica nonostante fosse sposata aveva pesanti mire, ma questo l’avevo capito solo dopo). Appena ho visto Sant’ ho capito che era lui. Anzi, reduce da Londra, ho pensato “this is him, this is the one”. L’uomo della mia vita. Il problema era non farglielo capire. Almeno non subito. Sant’ era simpatico ma molto sulle sue, mi aveva fatto qualche domanda ma sembrava più per cortesia che per interesse reale. Avevamo mangiato, bevuto e poi eravamo andati a casa del suo amico. Era piuttosto tardi e la mia amica, oramai ciucca, aveva suggerito che avrebbe potuto dormire lì, considerato che era proprio vicino alla redazione del suo giornale, così l’indomani sarebbe andata a lavorare in un attimo. L’amico di Sant’ non era della stessa idea, non so cosa le avesse risposto. Qualcosa di poco carino credo, perchè alla fine si erano presi a schiaffoni.
Sant’ dopo la baruffa, visibilmente scocciato, mi aveva detto: “Andiamo, ti porto a casa io”.
Avevamo abbandonato i due litiganti a sbrogliarsela da soli.
Speravo che fosse l’occasione per conoscerci meglio, invece in auto Sant’ aveva detto, con decisione:
“Non uscirò mai più con quei due dementi. Finisce sempre allo stesso modo…”
Nel panico avevo pensato: “Allora come faremo a rivederci?”
Ma ero stata zitta, per non spaventarlo, sperando, fino all’ultimo, che mi chiedesse il numero di telefono ma lui si era ben guardato dal farlo. Mi aveva scaricato, all’angolo di casa, dove faceva bella mostra un cartello pubblicitario del “centro estetico” tailandese “Sauna e massaggi” che si trovava nella cantina del palazzo dove avevo il mio monolocale. Erano le tre di notte non aveva voglia di un bel massaggio orientale e neanche di rivedermi. Era sgommato via, più veloce della luce.
(continua….)