Ogni favola è un sogno

Ci sono argomenti che sembrano troppo difficili da spiegare ai bambini, ma forse è la nostra sensibilità adulta che si frappone fra noi e la mente (elastica) dei più piccoli.

Ci imbarazziamo. Sentiamo disagio a trattare argomenti che ci paiono ostici perchè siamo imbevuti di precondetti che vengono dalla nostra educazione. Dalla cultura e dall’ambiente in cui siamo stati immersi per tutta l’esistenza.

I bambini invece sono più puri, incontaminati, capaci di assimilare i concetti con spontaneità. L’importante è la modalità con cui si veicolano le notizie ai più piccoli. Bisogna usare delicatezza ma anche creatività. Allora la fiaba, il racconto fantastico, sono senz’altro i mezzi più consoni e strategici.

Ogni favola è un sogno ha proprio questo scopo. Un libro che può essere un ottimo e utile regalo di Natale. Una raccolta di favole che hanno come tema lo spiegare ai più piccoli la procreazione medicalmente assistita.

Dieci racconti di autrici diverse, illustrati dalle belle immagini create da Eleonora D’amico. Inoltre la raccolta è arricchita anche dalle opinioni di due psicologhe, Alessandra Violi Ferari e Stefania Traini, e un neuropsichiatra infantile Federico Raviglione. Esperti che forniscono consigli pratici ai genitori su come raccontare ai più piccoli come sono stati desiderati e con quale fatica concepiti.

Molti dei protagonisti delle favole sono simpatici animali: dalla ranocchietta Daria che ancora non si vede perchè è solo nei sogni dei propri genitori, alle avventure di una coppia di dinosauri. Sono Sauro e Saura che si affannano a cercare il loro uovo, ma fanno fatica a stanarlo. Poi c’è Tina un’ape maldestra che desta qualche sospetto fra le colleghe operose perchè non riesce a fare il miele. Sono tutte storie poetiche. Ironiche, tenere e accattivanti, scelte da un concorso della scuola Holden e nate da un progetto dell’onlus Strada per un sogno.

In becco alla cicogna

Desiderare un figlio e crescerlo nella testa e nel cuore prima che nella pancia. Perchè la pancia rimane ostinatamente vuota, nonostante si provi e riprovi.

Con tutti i metodi: prima a casa propria, declinando i tentativi in varie tappe sempre meno divertenti. (Dal fare l’amore, a voler farsi inseminare a tutti costi, quel dato giorno a quella certa ora, per beccare l’ovulazione). Poi in ospedale, dove inizia il percorso stressante della procreazione assistita. Un cammino emotivamente e fisicamente pesante che spesso però fa nascere una grande solidarietà tra le donne che sognano di diventare madri.

Eleonora Mazzoni, attrice e scrittrice, ha vissuto questa esperienza sulla propria pelle e ne ha preso ispirazione per il suo primo romanzo Le Diffettose, da cui è stato tratto anche un bellissimo spettacolo teatrale.

Mentre ora con questo nuovo libro, nato dalle lettere ricevute dalle tante donne che sognano un bimbo e stanno percorrendo la strada della procreazione assistita,  Eleonora Mazzoni fa chiarezza su questo percorso, di cui si discute tanto nei media ma in modo confuso e spesso accusatorio.

Tra le pagine di In becco alla cicogna, in uno stile divulgativo ma molto coinvolgente, vengono analizzate tutte le problematiche che una donna deve affrontare nella ricerca di un figlio. Oltre alla postfazione con l’autorevole opinione di Carlo Famigni, ci sono interessanti ed eccentrici excursus storici sull’origine delle pratiche di fecondazione artificiale.

Tutti sanno che la prima bimba nata in provetta fu Louise Brown nel 1978, ma il primo caso di inseminazione fu “un esperimento” dell’abate Lazzaro Spallanzani che negli anni’70 del 1700 rese madre, di tre cuccioli, una barboncina. Non vi racconto come fece a procurarsi il seme del padre barboncino, ma vi lascio immaginare la strategia.

Un altro fatto sconosciuto riguarda la scoperta delle gonadotropine (fatta attorno al 1950 dall’azienda farmaceutica Serono), sostanze che servono a stimolare la produzione di ovociti. E dove si trovano in abbondanza le gonadotropine? Nella pipì delle donne in menopausa. Così Pietro Bertarelli, a quei tempi capo dell’azienda, ebbe una trovata geniale: una grande quantità di questa urina si poteva reperire nei conventi, nella pipì delle suore. Meglio se in clausura, così non c’era neppure il pericolo di contaminazioni con infezioni sessuali. Le monache accettarono di buon grado e così la Serono potè commercializzare i primi farmaci per favorire il concepimento.