Anche Francesco le diceva

Ultimamente mi è capitato di stupirmi sentendo in giro per la città elegantissime signore, le tipiche milanesi, tutta raffinatezza e understatement, parlare al telefono usando espressioni che una volta sarebbero state definite “da carrettiere” e in tempi più recenti semplicemente “da camionista”.
Ho pensato: “Ah però, che lady!”
Poi ho fatto un esame di coscienza, c’era poco da gridare allo scandalo, le parolacce le dico anch’io.
Quando scrivo cerco di non usarle, però è capitato, soprattutto nei romanzi dove cercavo di evitarle, o sostituirle, che alla fine capitolassi, decidendo di metterle.
Voglia di trasgressione?
AncheFrancescoLeDiceva_cover_eBook
Senz’altro no, solo questione di valutazione: in quel momento, l’imprecazione, la parolaccia, era essenziale perchè donava più autenticità al dialogo, lo arricchiva di emotività.
Quindi quando ho letto Anche Francesco le diceva , saggio scritto da Natale Fioretto, docente di lingua italiana all’università per stranieri di Perugia, ho tirato un sospiro di sollievo.
Sulle parolacce avevo avuto la giusta intuizione.
Questo libretto infatti con acume e ironia offre un’introspezione storico-sociologica al nostro, dilagante, turpiloquio. Analizzando senza giudicare. La prima grande e sorprendente notizia, da cui è mutuato il titolo, è che anche S.Francesco, sì proprio lui, il poverello di Assisi, quando ci voleva tirava un bel porcone.
Beh, non proprio così, però nel capitolo ventinovesimo dei Fioretti, per salvare Frate Ruffino dal maligno, gli consigliò di dire una bella schifezza. E continuando a leggere si impara che anche Martin Lutero usava il concetto di defecazione senza troppi eufemismi.

Il turpiloquio si fa veicolo dell’emotività dell’emittente di un messaggio e di conseguenza l’intensità della scurrilità è proporzionale alle passioni messe in gioco

Come si fa a non essere d’accordo?
Natale Fioretto va avanti a spiegare e chiarisce cosa succede nel nostro sistema nervoso quando si impreca: il ritmo cardiaco aumenta e il corpo reagisce con uno stimolo a resistere. E uno studio dell’università inglese dello Staffordshire, Keele of Newcastle under Lyme ha addirittura stabilito che la risposta emotiva provocata da una paroloaccia eccita l’aggressività per poi trasformarla in resistenza. Un vaffa quando ci vuole è salutare.
E’ un processo liberatorio scientificamente provato!

Brutti gesti

Nel mio quartiere c’è una cartoleria che vende cose molto belle a prezzi di gioielleria.
La proprietaria è un po’ umorale e ultimamente è in una fase di down. Un paio di settimane fa le mie bambine sono andate da lei un sabato all’ora della pausa pranzo perchè hanno visto la porta d’ingresso al negozio aperta. La signora cartoladra, così denominata perchè non vende certo a “piccoli prezzi”, si è dimostrate parecchio scortese e ha cacciato fuori Anita ed Emma:
“E’ chiuso! Che ca***io volete a quest’ora?”
Le mie figlie sono tornate con la coda tra le gambette, io mi sono scandalizzata della cafonaggine della cartoladra e ho deciso il boicottaggio totale del suo negozio.

Anita però è una feticista della cartoleria e così la cartoladra è tornata nella nostra vita… perchè lei e solo lei, in zona ha una magica macchinetta che ricopre perfettamente in maniera trasparente i libri. In previsione di questa esigenza avevo comprato al super della carta trasparente adesiva per un creativo fai-da-te.
Questa carta è diabolica: se non hai cinque mani e spiani perfettamente il risultato è quello di un eritema: bolle ovunque. Ho provato due volte ma l’effetto eritema è stato sostituito da quello psioriasi. Anita era schifata. Il suo libro di antologia sembrava malato.
Ha strappato la copertina con tristezza e mi ha dato il libro dicendo:
“Mamma, mi dispiace così proprio non va, devi andare dalla cartoladra”
“………!”
“Mamma dai, pago io la copertina”
“Non è quello Anita, è una questione di principio, vi ha offese”
“Mamma, puoi andare là, farti fare la copertina e poi le dici una parolaccia quando esci dal negozio. Noi non ti facciamo pagare! Questa volta offre la casa!”, ha cercato di convincermi anche Emma, ricordandomi che da noi sono 50 centesimi a parolaccia. Ma per questa volta potevano fare un’eccezione.
“Dai mamma puoi fare anche un brutto gestino!” ha continuato Emma entusiasta per invogliarmi. “Non ti piacerebbe?”

Che opinone hanno di me le mie figlie? Pensano di comprarmi offrendomi un po’ di trasgressione? Forse vedono una certa somiglianza fra me e la cartoladra?