Dis-comfort food

L’altro giorno ho fatto il panbanana: era la prima volta ed era veramente delizioso. Così buono che la mattina seguente me lo sono finito tutto da sola. Mentre lo gustavo pensavo che le banane sono un frutto proprio buono. In famiglia Sant’ e le ragazze sono delle appassionate mangiatrici di banane, mentre io sono sempre stata un po’ freddina con questo frutto.
Ripensandoci me ne chiedevo la ragione. Poi un ricordo mi ha fulminato e il Freud che è in me mi ha illuminato…
Quando ero piccola andavo a trovare mia nonna a La Spezia. Mia nonna non era una persona normale, era sempre piuttosto burbera e arrabbiata. Sembrava anche che i bambini non le piacessero troppo.
Un giorno mia nonna ed io stavamo andando all’outlet della banana, dove vendevano le banane a pezzi. Forse perchè a quei tempi c’era meno benessere, forse perchè le banane arrivavano con le navi, a La Spezia c’era questo strano negozio di fruttivendolo, dove si potevano comprare banane a prezzi competitivi, perchè non erano l’intero frutto ma solo pezzi di banana. Probabilmente quelli che si erano salvati nel trasporto. Funzionava così: le parti nere, ammaccate, venivano buttate e rimanevano le altre, quelle integre da vendere.
Mentre ci avvicinavamo al negozio, mia nonna mi dice:
“Vedi quel bell’appartamento lassù?”, indicando le persiane delle finestre dell’ultimo piano dell’edificio dove si trovava anche l’outlet delle banane.
“Quell’appartamento non lo vuole più nessuno, perchè l’anno scorso c’è stato un omicidio. Il marito ha fatto fuori la moglie e il suo amico. Li ha proprio fatti a pezzi”
“A pezzi?”
“Si, sì, proprio a pezzi. Come le banane”, probabilmente la sfortunata similitudine è stata fatta da mia nonna per rendere il concetto più assimilabile e infatti è riuscita perfettamente nello scopo.
Avrò avuto 4-5 anni e mi sono rifiutata di andare a comprare le banane quel giorno.
E da allora sono sempre stata un po’ restia a ingozzarmi di banane. Ma mi sono appassionata alla cronaca nera.

Regalone del cavolone

Ieri ho passato una giornata in allegra solitudine. Non accadeva da mesi.
Le bambine e il papà sono andate a trovare il nonno e la zia.

Emma da più di una settimana ripeteva come un mantra:
…”poi c’è la stazione di polizia con le vetrate, gli uffici e tutti i particolarini…”
“…è proprio un Lego bellissimo…cosa mi consigli la piazza cittadina? O l’aereoporto? Forse è meglio la stazione di polizia…”
“…ma dici che per Babbo Natale sia troppo…l’anno scorso Anita ha chiesto le scarpe con le ruote…quanto costano le scarpe con le ruote? Tantissimo, vero? “
“…te l’ho detto che c’è il tavolo degli interrogatori…ma tu cosa mi consigli di chiedere?…Hai visto il parcheggio?…Hai visto le vetrate?”
Una nenia incalzante e monocorde capace di innervosire anche Padre Pio.

Ieri sera i miei cari sono tornati all’ora di cena ed Emma trascinava un sacchetto enorme con una scatola enorme, con dentro un’enorme stazione di polizia di Lego. Costo 100 fottutissimi euro.
La zia dopo aver ascoltato un paio di orette di mantra, l’ha portata fuori e gliel’ha comprato. Così, basta chiedere. Come se a mio marito regalassero una Ferrari. O a me dieci anni in beauty-farm (forse mi stuferei…).
Rompi le scatole una bella settimanina e ottieni un regalone da Natale, da compleanno, da festa di laurea! Alla faccia dell’educazione.

In più la stazione di polizia, una volta montata, occupa lo spazio di un box doppio. Dove ce la ficchiamo? Avete presente quando alle mamme dei maschi, girano a elica, perchè qualche simpaticone regala la mega pista delle macchinine da tenere ad aeternum in soggiorno?