Falsa partenza

Oggi doveva ripartire tutto. Scuola e lavoro.
Era tutto pronto: testo “Lo spirito di Natale” scritto, lucido del Partenone disegnato, tabelline ripassate, Jingle Bell in francese memorizzato. Zaini ri-riempiti. Poi al tg delle 19 hanno detto:
“Domani le scuole FORSE saranno chiuse”.
Ed è scoppiato il finimondo. Danze tribali di Anita ed Emma in cucina per propiziarsi il dio della neve, scongiurarlo di essere generoso e far venir giù più roba possibile e impedire quindi l’accesso a scuola.
Ma anche telefonate concitate: su due fronti. Dalle medie per Anita che oggi doveva addirittura andare in gita al Museo Africano (più agibile forse quello Esquimese) nei pressi di Bergamo. E dalla mia collega delegata per la classe di Emma che era già stata contattata da madri ansiose che volevano sapere.
Così fra una patata nel forno e la tragica scoperta che non avevo gli ingredienti per marinare il pesce, ho chiamato la vicepreside, ho guardato sul sito della scuola, ho aspettato di essere illuminata.
La suspence è durata fino alle 22 quando finalmente è arrivata la sentenza.
“Scuole aperte: personale docente vai-a-sapere!”
La catena di S.Antonio degli sms alla classe doveva comunque avere un tono più assertivo altrimenti avrebbe scatenato reazioni incontrollate e incontrollabili. Ho spiegato, ho spedito e alle 22.30 ho spento il cellulare. Ma ho dormito male sognando presidi e pupazzi di neve.
Stamattina siamo sommersi dalla neve, la città è bloccata. Le preghiere delle mie figlie sono state esaudite.