Una serie di (meravigliosi) sfortunati eventi su Netflix

Negli anni passati abbiamo letto tutti i tredici della serie. Con Lemony Snicket (pseudonimo dell’autore, lo scrittore Daniel Handler) è stato un colpo di fulmine e abbiamo gustato ogni sua pagina scritta. L’odissea degli sfortunati fratelli Baudelaire ci ha consolato nei momenti più difficili.

Lo ammetto anche se è pericoloso. Sono sempre stata dell’altra sponda: non ho mai amato Harry Potter ma ho sempre adorato i Baudelaire. Più intelligenti, sorprendenti e soprattutto ironici. Ho fatto il tifo per Violet, Klaus e la piccola meravigliosa Sunny, il bebé più geniale e meno scontato del mondo.

Una decina di anni fa, abbiamo apprezzato la versione cinematografica della loro saga e l’altra sera abbiamo gustato le prime puntate della serie televisiva delle loro avventure. Un mix di avventura, spionaggio, orrore gotico e ironia. Un adattamento intenso e coinvolgente. Il regista Mark Hudis è riuscito a raccontare i primi quattro libri della serie con realismo e arguzia, attualizzando in dosi perfette il plot dalle atmosfere vintage indefinite. Bellissima la fotografia e anche la colonna sonora.

Ok, sono di parte, ma tutto era veramente piacevole.

L’eroe negativo della storia, il cattivissimo Conte Olaf, il tutore dei Baudelaire che vuole appropriarsi della loro cospicua eredità, è interpretato benissimo da Neil Patrick Harris. E’ perfido, sagace e frustrato al punto giusto.

Accattivante anche la figura del narratore, che sarebbe Lemony Snicket , molto compassato in stile anni’50, (ricorda tanto Dan Draper -Jon Hamm- in Mad Men). Poi i ragazzi Baudelaire, attori bravissimi anche loro, la piccola Sunny è così perfetta anche perchè a interpretarla sono due baby gemelle.

Sherlock che delusione!

Una certezza positiva per il 2017 c’era: sarebbe tornato Sherlock.
Dopo anni di attesa, finalmente un po’ di azione in Baker Street.
La sera del primo gennaio sulla BBC e su Netflix tutti i fan della serie, tutte le assatanate ammiratrici di Benedict Cumberbatch fremevano impazienti.
Ma tantissime luminose, trepidanti aspettative sono crollate miseramente dopo pochi minuti dall’inzio dell’episodio. Benedict-Sherlock famoso per essere bizzarro, egocentrico e geniale, è tornato scontato, presuntuoso e antipatico.

All’inizio dell’episodio faceva i dispetti continuando a twittare invece di ascoltare e partecipare alle importantissime conversazioni con cui avrebbe dovuto interagire.
Divertente un siparietto così, ma una volta sola. Perchè continuare, ancora e ancora?
(Twitter non è più una novità accattivante neanche per gli ospiti di Villa Arzilla figuriamoci per il detective più sveglio del Regno Unito!)

Purtroppo questa genialata è stata solo l’incipit di un plot fastidioso e improbabile.

La serie si intitola “The six Thatchers” e riprende un racconto originale di Arthur Conan Doyle “The Six Napoleons”. Perchè dal ritrovamento di sei busti della Lady di Ferro si dipana la matassa, peccato che si dipani male.
Mark Gatiss, che nella serie interpreta il ruolo del fratello maggiore e saggio di Sherlock, è anche lo sceneggiatore della storia e ha fatto un lavoro molto criticabile.
Sherlock piaceva perchè era ambientato a Londra, affrontava crimini molto british, ritraeva il rapporto strano fra il detective e il suo assistente Watson (Martin Freeman) facendo supporre un legame che magari andava al di là dell’amicizia e aveva personaggi di contorno originali e simpatici.
Per questo ha avuto un successo planetario, facendo diventare Cumberbatch un divo.

Ora tutto è stato stravolto, già nella terza serie c’era stato una brutta avvisaglia con l’avvento del personaggio di Mary Morston (Amanda Abbington) come fidanzata  di Watson. Doveva essere una meteora, come le altre donne della serie, invece è rimasta aggiundicandosi addirittura il ruolo di moglie.

E questa scelta doveva far nascere subito due domande:
1- ma Watson non amava veramente, implicitamente, segretamente, Sherlock?
2- con tante attrici sul mercato, c’era proprio bisogno di prendere per questo ruolo la vera moglie di Martin Freeman? (tra l’altro anche cessa)

Purtroppo questi quesiti non se li è posti nessuno e anzi in questa quarta serie Mary Morston ha ancora più spazio. Lei e Watson hanno appena avuto un bebè (e c’è stata tutta una serie di battute sul fatto -nuovissimo- che i neonati non facciano dormire i genitori!), però lei non è solo moglie e mamma, è anche stata una spia, una mercenaria, una cecchina, una killer internazionale pericolossima. E in “The six Thatchers” succede un patatrac, rischia la vita e deve scappare.
Benissimo, vai sparisci, esci dalla trama -hanno pensato tutti i fan- chissenefrega del tuo destino. (La bebè, per fortuna, è appena nata non si ricorderà nemmeno della mamma).

Invece no, purtroppo non è così: Sherlock quando Watson l’ha sposata (per non sentirsi escluso) ha giurato di prendersi cura della coppia. Mannaggia a lui!

Così adesso bisogna preoccuparsi della fuga e della sopravvivenza di questa donna e del suo assurdo, antipatico personaggio. (per anni fa la killer poi si stanca e dice: vabbè non mi danno il part-time farò solo la mamma!)

Insomma è vero un peccato che con un grande budget e anni di tempo per riuscire a inventare qualcosa di coinvolgente, Mark Gatiss e soci siano riusciti solo a deludere e indignare i fan.

Gilmore Girls: tornano e non convincono

Aspettavo con curiosità il ritorno di Una mamma per amica, pronta a godermi i quattro episodi dedicati alle diverse stagioni e invece sono stata, purtroppo, un po’ delusa.
Nove anni dopo l’ultima puntata della serie precedente, a Stars Hollow le cose sono cambiate: Lorelai vive con Luke, Rory è una giornalista free lance e Emily è vedova.
Mentre Paris è diventata un medico di successo che si occupa di problemi di infertilità.

Le personalità dei vari personaggi sono riproposte con qualche approfondimento ed evoluzione psicologica. E’ andata bene nel caso di Lorelai, che è sempre buffa, bizzarra, logorroica. Benissimo anche per Emily che nella vedovanza si libera dei clichè troppo bon ton e scopre l’empowerment al femminile diventando più moderna e indipendente. Liza Weil, l’attrice che interpreta Paris, è una forza della natura e la ripropone dissacrante e dispotica come sempre. E poi c’è Rory che già era diventata una lagna nelle ultime stagioni della serie precedente e qui è veramente noiosa e spocchiosa.
Mentre sono rappresentati molto realisticamente gli alti e bassi della vita del free lance, dalle stelle alla stalle in un attimo, l’atteggiamento con cui Rory affronta le sue problematiche di vita e di lavoro è irritante. E il fatto che Alexis Blendel, sia tanto carina ma incapace di recitare, penalizza la situazione.

I personaggi di contorno fanno la loro parte, il migliore a mio avviso è Kirk, onnipresente e surreale, il più bello Christopher, il padre di Rory che mentre tutti appaiono invecchiati, sembra aver fatto un patto con il diavolo ed è fichissimo (però ha solo un cameo!).
Insomma questo ritorno tanto pubblicizzato delle Gilmore Girls è stato una grande mossa marketing che però lascia un po’ l’amaro in bocca ai fan. E (senza spoilerare troppo) la frase finale nell’ultimo dialogo di questa serie è una vera bomba che potrebbe introdurre un’ulteriore stagione.
Speriamo più accattivante!

Gilmore girls – Una mamma per amica

Più o meno otto anni fa, dopo poco tempo dall’apertura del blog, ho cominciato (come tutti i blogger sfigati alle prime armi) a googlare “extramamma” per scoprire in che ranking mi mettesse il motore di ricerca. Ed era molto frustrante perchè i primi link che trovavo era tutti su “una mamma per amica…episodio…blah blah…”.
Non guardo molto la Tv, anzi quasi per niente, quindi non mi sono soffermata per sapere chi fosse questa madre, che arrivava sempre prima di me. Ho archiviato il caso, sperando di salire nel ranking…
Non ci ho più pensato, sono salita e poi sono ridiscesa…ho dimenticato quel titolo…

Fino a quest’estate, quando Emma mi ha invitato a guardare con lei una serie su Netflix intitolata Gilmore Girls, l’aveva scoperta grazie a una ragazza americana che seguiva su instagram.
Abbiamo cominciato a seguire insieme una sera di luglio le avventure di Lorelai e Rory Gilmore e non ci siamo più fermate.
Nella prima stagione Rory aveva sedici anni, proprio come Emma: tutto molto coinvolgente e divertente.
Come una droga, tutte le sere dovevamo avere la nostra dose: avevamo sette stagioni e ci siamo abbuffate. Abbiamo schifato tutte le altre produzioni, ho abbandonato Orange is the new black, Emma ha smesso di vedere Suits e The 100. Per noi esisteva solo Stars Hollow.
E finalmente ho capito che Una mamma per amica era il titolo italiano!
Un bel giorno abbiamo scoperto che è prevista una rentrée quattro nuove puntate a novembre e allora ci abbiamo dato dentro alla grande: anche quattro episodi al giorno, prima e dopo i pasti, come le medicine.
Parliamo di Lorelai, Chris, Rory, Paris, Emily Gilmore, Luke, Kirk (il mio preferito) come fossero nostri parenti.
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Rory ci sta un po’ antipatica, odiamo Taylor, adoriamo Michel e vorremmo accarezzare Paul Anka.
Abbiamo perso completamente il contatto con la realtà.

Quando a Londra ho avuto il mio giorno nero di scimmia per l’assuefazione al caffè mi sono sentita più che mai vicina a Lorelai.
Ho scoperto il suo blog e voglio anche comprare il suo libro.
Nel frattempo ho trovato citazioni e foto di Una mamma per amica-Gilmore girls sulle pagine FB di madri che conosco, l’unica che se l’era persa ero io!
Quello che adoro di questa serie sono i dialoghi, ironici e intelligenti. Caratteristiche molto difficili da trovare in altre produzioni.
Adesso stiamo finendo, in dosi omeopatiche, solo con un episodio al giorno, la settima e purtroppo ultima stagione. Ieri pomeriggio (mentre stavo pensando che vorrei che Lorealai tornasse con Luke) è accaduto il miracolo, ho visto su instagram la foto del bar Luke’s.

Come la bambina che non vuole arrendersi all’idea che gli unicorni non siano veri, mi sono emozionata e ho pensato:
“Oddio ma allora esiste veramente!”
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Poi ho fatto un reality check e ho scoperto che ieri era l’anniversario del primo episodio di Una mamma per amica, il 5 ottobre ben sedici anni fa, e Netflix per promuovere i nuovi episodi, che andranno in onda il prossimo 25 novembre, ha “trasformato” 200 locali, (in USA e in Canada) in Luke’s Diner e l’affluenza è stata massiccia (perchè in fondo tutti vorremmo credere agli unicorni!)

Marseille su Netflix

E’ arrivato il momento di fare outing: sono drogata di serie televisive.
Non so perchè non ne ho mai parlato finora, ma è una vera addiction e non ne posso più fare a meno. Oramai in giro ce ne sono tantissime, di generi diversi, ho le mie predilezioni e altrettanto idiosincrasie, che ho deciso di condividere.
Oramai di gente che vivrebbe guardando serie tv dalla mattina alla sera ce n’è molta. Anche fra i giovanissimi. Una compagna di scuola di Emma, ad esempio, è un fan di Grey’s Anatomy e va a scuola perfettamente organizzata.
Tatticissima: cellulare con accesso internet illimitato, infilato nell’astuccio a cui collega auricolare connesso all’orecchio, nascosto sotto il lato sinistro della guancia, mimetizzato prima dai lunghi capelli e poi all’interno della manica della felpa. Si appoggia languidamente su un fianco e mentre il prof spiega e/o interroga qualche compagno sembrerebbe solo una ragazzina stanca, invece sta diabolicamente guardando la serie preferita!
Uno dei “difetti” delle serie televisive è che sono quasi tutte made in USA o comunque in lingua inglese (anche quelle dei paesi scandinavi, doppiate) ma invece con grande gioia, una settimana fa ne ho scoperta su Netflix una nuovissima francese .
Me la sono sparata tutta, in lingua originale, in un paio di sere. Bellissima. Realistica: solo con personaggi negativi (più invecchio più divento cinica e cattiva!).
Ambientata a Marsiglia, racconta la campagna elettorale per l’elezione del nuovo sindaco.
Da una parte: Gérard Depardieu, che oramai recita sempre uguale a se stesso, enorme, monumentale. Un dinosuaro disilluso. Dall’altra: il suo delfino, che diventerà suo acerrimo nemico: Benoit Magimel (ex di Juliette Binoche) bravo e credibilissimo.
Tra loro un mare di menzogne, di crimini e colpi bassi, personaggi squallidi e pronti a tutto. Molto sesso e droga, ingredienti che fanno audience.
Insomma una vera campagna elettorale, godibilissima adesso che si avvicinano anche le elezioni milanesi. Veramente un ottimo tempismo.
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Sullo sfondo Marsiglia, bellissima e problematica. Un mare meraviglioso e scorci fantastici.
Una scena mi ha colpito particolarmente (spero di non spoilerare troppo): c’è una signora che fa jogging, è ricca e vive in una bella casa villa su un promontorio sopra Marsiglia.
(Tutti i personaggi fichi di questa serie vivono in una bella casa sul promontorio).
Questa signora prima di uscire a correre fa stretching, guardo e penso:
“Ah brava! Anch’io faccio quegli esercizi lì! Così dopo non si rimane troppo indolenziti”
Ma appena la tizia inizia a correre spuntano due brutti ceffi che la minacciano.
Parlano un po’ e quando sembra che tutto sia chiarito, la signora li saluta per riprendere la corsa. E invece, a sorpresa, i bastardi la scaraventano giù dalla scarpata.
Ecco lì sono rimasta male, ma che sfiga, aveva anche fatto stretching!