Un libro e un po’ di biografia

In questo periodo i prematuri sono di moda (sic!) quasi tutti giorni ci sono articoli sui maggiori quotidiani che riguardano questi piccoli nati troppo presto. Su La Repubblica, se ne parlava ieri e anche oggi (ma gli articoli non sono on-line e non posso “linkarli”). Sul settimanale Oggi di questa settimana c’era un servizio con storie e foto, tutte a lieto fine fortunatamente. Questi neonati sono al centro dell’attenzione perchè a causa delle legge 194 vengono “sfruttati” anche politicamente con polemiche che fanno molto male alle mamme che hanno vissuto in prima persona un parto prematuro. Le statistiche dicono che negli ultimi dieci anni nei paesi industrializzati il numero dei prematuri è aumentato del 20% (le cause sono varie ovviamente e non facili da catalogare). In Italia le unità di terapia intensiva neonatale sono solo 120. Vengono considerati prematuri tutti i bambini nati prima della 38ma settimana. Le mie figlie sono entrambe premature perchè ho avuto un tumore al collo dell’utero (papilloma virus, anche questo ultimamente molto di moda) e me ne hanno tagliata via una fettina, quindi è più corto. E le mie gravidanze erano a rischio. Non ho voluto fare il cerchiaggio, perchè consideravo la percentuale abortiva troppo alta, così con Anita sono finita all’ospedale rischiando un parto prematuro alla 29 settimana. Poi sono rimasta ferma immobile (con la puntura di surfattante per aiutarla a sviluppare i polmoni nel caso le cose fossero andate male e fosse nata subito) e “vasosuprinata”. E’ nata alla 36ma settimana. Con Emma invece sono stata più fortunata: è nata alla 37ma settimana sana e con il peso giusto. Tra le due c’è stato un aborto spontaneo, alla nona settimana, ma quello rientrava tra il 30% delle statistiche. Con questo curriculum ho apprezzato parecchio un libro di Valeria Parrella che racconta l’avventura di una madre alle prese con una drammatica nascita prematura. Questa giovane scrittrice napoletana riesce a mischiare drammaticità e ironia in modo magistrale e coinvolgente. Racconta i difficili rapporti comunicativi con i medici dell’ospedale, la complicità che si instaura con le altre mamme della terapia intensiva, il senso dell’umorismo che a volte esplode anche nei momenti meno adatti. E anche l’invidia che ha giustamente provato per le mamme con una bella e facile gravidanza fisiologica.

Nati troppo presto


Sono a metà del guado: ho già vissuto una bella fetta della mia carriera di mamma. Le mie bambine vanno alle elementari e sono piuttosto autonome. Vale a dire: nei pomeriggi che torniamo a casa da scuola, posso anche mettermi un po’ a lavorare al computer e loro vengono solo 5-6 volte in un’ora a chiedermi un foglio, una matita, farmi vedere un disegno, dirmi ho fame, ho sete, lei mi ha dato un pugno… Nonostante tutti gli anni di “mammmitudine” sulle spalle, quando leggo di neonati prematuri, faccio un salto indietro nel tempo e mi commuovo fino alle lacrime. A dire il vero piango anche in tutti i film dove mostrano una nascita, un parto. Mi si sono inumiditi gli occhi anche nel film “Molto incinta”, che era demenziale, divertente non certo toccante. Ora si sta discutendo tra i neonatologi l’opportunità di stipulare un documento nazionale che stabilisca a 23 settimane di gestazione la possibilità di rianimare, intubare e curare un neonato prematuro. Perchè per i piccoli nati prima di questa data sono troppe le difficoltà da superare per aspirare ad avere poi un’infanzia e una vita normale. Curarli rasenterebbe l’accanimento terapeutico. In Olanda esiste una una normativa che prevede “lo spartiacque” per la soppravvivenza a 25 settimane. I neonati nati prima di questa data non si rianimano. E’ una scelta drammatica, delicata e difficilissima. Quand’ero incinta di Anita la mia primogenita, ho rischiato anch’io di farla nascere troppo presto, alla ventinovesima settimana, alla fine del sesto mese. Sono stata una notte in sala travaglio con la flebo della vasosuprina per fermare le contrazioni e scongiurare la nascita. E’ andata bene. Dopo ho passato un mese immobile nel reparto di ostetricia contando i giorni che mancavano alla fatidica trentaquattresima settimana, quando finalmente i polmoni del feto funzionano. Anita è nata alla trentaseiesima settimana, pesava 3 chili e non ci sono
stati problemi. Ma quando vedo quei microbebé i ricordi si fanno fin troppo vividi.