Gipsy

Forse la peggior serie tv che ho visto ultimamente: Gipsy, prometteva bene ma si è dimostrata inguardabile. Peccato perché la protagonista è Naomi Watts, attrice da Oscar, bella e talentuosa, che purtroppo anche qui ha toppato alla grande.

La storia è così: Jean (Naomi) è una bella quarantenne psicologa con un marito molto fico (avvocato) e una figlia di 9 anni un po’ rompiballe ma carina. Abita in una bella villetta in Connecticut e lavora a New York, potrebbe avere tutto per essere felice e invece è, come dicono gli adolescenti, “presa male”. Un po’ è colpa delle altre madri della scuola che le danno fastidio (succede) e un po’ è insodisfatta della sua routine. Troppo noiosa.
Jean anela un po’ di trasgressione. E cosa fa?

La cosa peggiore che una psicologa possa fare: si infila nella vita dei suoi pazienti.

Ad esempio, c’è un certo Sam, in cura da lei a causa della rottura con la fidanzata, che le descrive l’ex come una ragazza sexy e vulcanica, difficile da dimenticare.
Così Jean con la scusa di “aiutarlo” cerca di conoscere questa ragazza, inventandosi una nuova identità.

Invece di psicologa diventa giornalista, invece di Jean dice di chiamarsi Diane, invece di essere madre e moglie racconta di essere single.

Tutte queste bugie dorebbero servire a dare un senso di trasgressione, un brivido ambiguo di pericolo. A trasformare Jean in una dark lady un po’ come la Sharon Stone di Basic Instict o Glenn Close che aveva bollito il coniglio (o era un cane?) in Attrazione fatale.

Invece le gesta di Jean sembrano solo assurde e risibili: cerca di sedurre la ragazza ma non è sicura, nasconde le sigarette che fuma di nascosto nella cabina armadio, va di pomeriggio in locali underground cercando di farsi la tipa, ingoia pillole e ne ruba anche dall’armadietto del bagno di un’altra madre della scuola, rovina la festa di compleanno della figlia con una scena isterica…

Il marito, fichissimo, intanto fa una trasferta di lavoro con la sua segretaria, ovviamente gnocchissima, e potrebbe succedere qualcosa. Jean è anche un po’ gelosa ma un po’ troppo presa dai suoi sotterfugi per fare delle scenate serie.

Dopo aver pensato più volte di smettere di guardare questa serie, mi sono fatta  coraggio e ho ripreso pensando “non può essere una tale porcata, adesso succederà qualcosa”. Così arrancando sono arrivata faticosamente  all’episodio 6 (o magari era il 7)  uno dei punti più bassi nel panorama mondiale della sceneggiatura.

Metà puntata è dedicata a Jean in una notte a casa della tipa, dove fumano molte canne, fanno dei giochi a testa o croce, ascoltano musica sexy ma non arrivano mai al dunque.

L’altra metà è ambientata nella notte di trasferta (in Texas) del marito con la segreataria gnocchissima: anche loro bevono, ridono, si spogliano per il bagno in piscina, parlano, parlano, ma sembra non succedere niente.

Una vera tortura per lo spettatore che muore di noia.
Un chissenefrega totale.
Non so se alla fine Jean e la tipa ci abbiano dato dentro, non so neppure se il marito e la segretaria gnocchissima abbiano fornicato.

Ho dovuto spegnere perchè non li reggevo più. E dopo ho dormito alla grande.

P.S. Consigliatissimo per chi ha problemi di insonnia.

Two mothers

L’altra sera ero un po’ triste, volevo solo chiudermi nel mio bozzolo e tagliare fuori il mondo. Però avendo una famiglia non è così semplice attuare questo piano.
“Mamma cosa c’è?”
“Perchè sei così?”
“Dai guardiamo un film!”
“Proviamo questo, sembra assurdo…”
Insomma alla fine Anita mi ha convinto e su Netflix abbiamo iniziato a guardare Two Mothers , un film di cui avevo già visto il trailer, tempo prima, e pensato: “Non ce la posso fare”
Invece l’altra sera, in quel momento di disperazione, ero pronta a tutto.
La storia è così: in un angolo paradisiaco della costa australiana due amiche (Robin Wright e Naomi Watts), inseparabili, bionde e molto gnocche (sin da piccole), continuano a essere amiche, inseparabili, bionde e molto gnocche anche da adulte. Hanno anche due figli coetanei molto fichi ma (primo colpo di scena!) uno non è biondo.
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(non mi preoccupo dell’effetto spoiler perchè il plot è inesistente)

Naomi Watts resta vedova, ma chi se ne frega, dopo la scena del funerale, le due mamme e i due gnoccoloni figli fanno spensieratamente il bagno insieme, immemori di ogni dolore.
Anzi Robin Wright (cinquanta portati benissimo), nuota leggiadra fino alla piattaforma in mezzo al mar dove sdraiato come un sirenetto c’è il figlio dell’amica.
Lui la guarda lascivo (nonostante i diciannove anni) e le fa dare un tiro dalla sua sigaretta. Lei aspira, ricambia lo sguardo birichino e poi si gira a prendere il sole.

E qui io e Anita ci siamo giustamente domandate: come ha fatto il biondone a portare le sigarette sulla piattaforma nuotando, ovviamente seminudo? E l’accendino?

La scena prima di dissolversi ha fatto un piano lungo sui due corpi abbandonati sulla piattaforma e non si è vista nessuna insegna di Sali&Tabacchi. Boh!
Poi al tramonto le cenette in famiglia, con vista mare, sono in stile apericena: tanto vino, bei bicchieri e abitini succinti delle madri.
E nel dopocena succede quel che deve succedere: Robin si fa il biondo. E il moro (suo figlio) la prende male e va a nascondersi nel letto di Naomi, che abita in un’altra bella casetta a picco sull’oceano.

A quel punto io e Anita ci aspettavamo un minimo di dramma, senso di colpa, insomma un qualcosina di meno patinato. E invece niente.

Le due amiche dopo qualche primo piano pensoso decidono che va bene così, sono felici e innamorate.
Ci sono solo due piccoli inconvenienti causati da due uomini sui cinquanta. Il primo è il marito di Robin che propone, causa lavoro, di trasferirsi a Sydney. Naturalmente Robin dice che non se ne parla nemmeno.

(io e Anita ci aspettavamo…)

Ma il marito risponde: “Ok, va bene!”
L’altro è un collega di Naomi, che quando non nuota, prende il sole o fornica con il moro, lavora in un centro di yachting. Il tizio, pelato ma simpatico, è innamorato di lei .
Le chiede di uscire un po’ di volte, l’ultima volta è presente anche Robin che gli ride in faccia. Allora lui esclama frustrato: “Ah, ho capito voi due!”

Io e Anita speravamo in qualche svolta drammatica: pensa che sono lesbiche, le spierà, le sputtanerà, succederà qualcosa!

Macché: i quattro bellissimi continuano a nuotare, prendere il sole, bere da bicchieri bellissimi. Uno spot di costumi o anche di aperitivi sarebbe stato molto più coinvolgente!
Passano due anni, in un attimo, durante i quali questi quattro incestuosi sono sempre soli.

Anita si chiedeva, giustamente, se i ragazzi non avessero uno straccio di compagni di scuola, qualche amica della loro età per sostituire le cinquantenni.

Ma in giro non c’era nessuno. Sole, mare e surf.
Solitudine completa con le mamme, finchè il moro non decide che vuol fare il regista. Così, un giorno parte per Sydney e zac!
In un nanosecondo è in teatro a fare casting a una tizia. Ha la sua età ed è mora: anche lo spettatore più ritardato capisce che ci sarà una svolta. Infatti, torna nella casetta sull’oceano con lei a festeggiare il ventunesimo compleanno.
Con un party pienissimo di gente.

Qui ci siamo chieste, ma dove erano prima tutti questi amici?

Naomi naturalmente è triste e beve un sacco.

Io e Anita, sempre speranzose nella svolta dramamtica, prevedevamo che tornando a casa si schiantasse in un tornante con l’auto.

Ma non succede.
Il moro si fidanza, in tre secondi, con la morettina e si sposano.
Al matrimonio Robin, come madre dello sposo, ritrova un certo aplomb e dice al biondo che è finita. Lui pare disperato e fa due cose: prima corteggia una coetanea biondina, che ci sta subito perchè lui è molto fico, e poi invece di andare a letto fa surf estremo fra onde cattivissime.

Io e Anita pensavamo morisse, sempre nell’ottica della svolta drammatica.

Che illuse!
Solo due escoriazioni e la biondina va a trovarlo in ospedale.
Lui guarisce in fretta e diventa molto somigliante a Principe Giglio della mitica Melevisione.
giglio
Nella scena successiva la biondina rivela di essere incinta, decidono di sposarsi e nella scena finale le due nonne (sempre gnocchissime) vanno in spiaggia, con i figli, le nuore e i bambini, anzi le bambine. Nessuno è invecchiato e tutti sono felici!
Anch’io nel mio piccolo, perchè dopo aver visto una tale boiata pazzesca (cit. fantozzi) ho ritrovato il buonumore.
Se due attrici brave, belle e famose come Robin Wright e Naomi Watts hanno accettato (per una barca di soldi immagino) di recitare in una pellicola così, forse erano più tristi di me!

P.S. La storia di Two mothers viene da una racconto di Doris Lessing che adesso mi leggerò, ma credo che la regista ci sia andata giù pesante con l’adattamento cinematografico.