Due pesi e due misure?

Ho sempre portato Anita a un sacco di laboratori, attività, spettacoli teatrali, mostre, musei. Le ho insegnato l’inglese e anche un po’ di francese. Tipica prima figlia con mamma piena di energia, voglia di fare e sperimentare. Emma, seconda figlia, cresciuta con i metodi naturali. Vale a dire, mamma troppo stanca e anche un po’ disincantata per affrontare percorsi educativi e ricreativi di troppo impegno.
Sarà per questo che ogni tanto si leggono ricerche in cui si stabilisce che statisticamente i primogeniti hanno un QI maggiore degli altri figli?
Anch’io penso di avere dato il mio contributo a questa discriminazione.
Da piccolissima la povera Emma è stata lasciata a casa quando io e Anita andavamo a esercitare il cervellino. Poi è venuta con noi e non partecipava perchè troppo giovane. C’è stato un breve periodo in cui ha potuto godere anche lei dei vari laboratori. Da un anno circa non si va più da nessuna parte perchè Anita sbuffa e dice:
“Che pizza ‘sta roba è troppo da piccoli!”
Ma il 2009 sarà l’anno della rimonta Emmesca. E così ieri, abbiamo lasciato a casa Sant ed Anita che ha invitato una sua coetanea e siamo andate alla Triennale (uno dei miei luoghi preferiti della città) dove c’era il bellissimo laboratorio Il Mercato delle Storie organizzato dal Muba. Era dedicato ai bambini dai 4 agli 11 anni e quindi eravamo perfettamente in target.
Il breve viaggio in auto è stato anche molto piacevole: un po’ di conversazione con Emma e nessun litigio, condito da urla:
“Lasciami in pace!”
“Lei mi ha spinto!”
“Stai nel tuo spazio!”
“Anita è una cacca!”
“Emma, baaaastaaa!”
Invece essere in due è molto più facile che essere in tre. E siamo entrate alla Triennale sorridenti e rilassate.
I ragazzi del Muba sono molto bravi e il laboratorio era stimolante e divertente: ogni partecipante doveva, da solo o a coppie inventare una storia grazie alla sua fantasia e ad alcuni oggetti simbolici che venivano venduti nella bancarelle allestite all’occasione. Le storie potevano essere illustrate da disegni o da collage e alla fine i piccoli lavori artistici si portavano a casa. Così siamo tornate da Anita con alcuni souvenir del lavoro di Emma, suscitando il suo interesse e anche un pizzico di invidia.
Le abbiamo raccontato la nostra storia e lei non smetteva più di far domande e commenti.
“Ma perchè non avete portato anche me?”
“Ci torniamo insieme?”
Sarebbe possibile perchè questa attività dura fino a marzo, ma Emma ha taglaito corto:
“Non si può. Oggi era l’ultimo giorno!”