Profondo nord

La fortuna ci ha abbandonato ieri. Il tipico maltempo scozzese ha preso il sopravvento. Ieri mattina era come essere in riva al lago di Garda a novembre: pioggia, freddo, vento e cielo plumbeo. La ricerca di Nessie, l’abbiamo fatta sul barcone, molto intirizziti. Per fortuna gli scozzesi hanno sia il senso dell’umorismo che quello degli affari.
Infatti sul vetro del battello c’era una bella decalcomania del nostro mostro e così Anita ha potuto fare la foto qui sopra. Poi per avvalorare l’esistenza della simpatica e fantomatica bestia, sul barcone c’erano due video collegati a una telecamera e a un sonar che da sotto la chiglia mostravano tutto quello che succede nelle profondità del lago. Non si sa mai che un corpo o un movimento sospetto avvalorino l’esistenza di Nessie. Già a Edimburgo avevamo visto in 3D “Loch Ness experience” un documentario che raccontava come e perchè è nata la leggenda del mostro, con tanto di intervista alla cameriera (oggi ultraottantenne) che, un fatidico giorno negli anni ’30, percorrendo in auto con il marito la strada che costeggia il lago, avvistò per prima la misteriosa silhouette di Nessie.

Oggi dovevamo andare a Gairloch, molto a nord sulla costa atlantica per uscire con un peschereccio per vedere orche, balene, foche e delfini. Purtroppo però il tempo era così inclemente da non permetterci di uscire in mare. Come ripiego domani andremo in un osservatorio qui vicino a Inverness, dove ci siamo spostati, a vederli con il binocolo.
Inverness è una città piuttosto piccola, attraversata dal fiume Ness, ha come colonna sonora costante il grido dei gabbiani. E’ falciata da un vento gelido ma la luce è incredibile, il sole tramonta tardi e quando smette di piovere si vedono dei bellissimi arcobaleni (oggi ne abbiamo avuti tre). Le strade del centro sono piene di italiani bardati come sulle Dolomiti a Natale e ragazze locali che invece escono con abitini cannotiera e sandali, facendoci tremare ancor più dal freddo.

Guidando verso Loch Ness

“Cos’è quel grifone che si annusa l’ascella?”, chiede Emma.
Abbiamo appena lasciato Glasgow e stiamo guidando verso nord sulla nostra auto a noleggio, una Vauxhall con un logo che potrebbe servire anche come pubblicità per un deodorante. L’hotel di Glasgow era orrido e si chiama Holiday Inn Express, se mai vi capitasse, cercate di evitarlo.
Viaggiare con delle figlie femmine significa conoscere tutti i bagni della regione, oggi a Tyndrum, nelle Highlands, Emma ed io abbiamo visitato il miglior bagno del 2009 (non scherzo) era in un piccolo supermarket sulla strada statale e sfoggiava orgoglioso sulla parete la targa con il premio ricevuto da un’associazione di cui non ricordo il nome, ma di cui avrei le credenziali per essere membro considerata la mia grande esperienza in visite in zona WC. In effetti questa toilet non era male: azzurrina, pulita, con fasciatoio e lavandino spazioso.
Il viaggio di oggi è stato molto lungo perchè bisogna andare a 40 miglia all’ora e non c’è autostrada. Però il panorama era molto bello: le famose colline scozzesi coperte di erica, era la prima volta che la vedevo dal vero. E’ una pianta che ogni tanto ho comprato perchè sembra già secca anche quando è viva, così non mi sentivo in colpa quando spirava del tutto a casa mia.
A fine pomeriggio siamo arrivati a Fort Augustus, un paesino delizioso alla base del lago di Loch Ness, in questi giorni popolato sembra quasi esclusivamente da turisti italiani. Domani prendiamo un battello e andiamo a cercare Nessie.