Topo Lino


L’altro giorno, per accontentare Emma, grande fan dei fumetti e lettrice di Topolino, siamo state al Museo del Fumetto per visitare la mostra commemorativa degli ottanta anni di Topolino.
Infatti Mickey Mouse è sbarcato in Italia nel lontano 1932 e quasi subito ci sono stati un po’ di problemi con l’acquisizione dei diritti. Nei primissimi tempi infatti, proprio perchè Walt Disney non era riuscito a mettersi d’accordo con gli editori italiani, a un certo punto abbiamo stampato una versione taroccata che si chiamava Topo Lino e aveva un muso bruttarello e molto appuntito.
Il topo non griffato però fortunatamente è durato poco e presto abbiamo potuto ripubblicare l’esemplare vero. E non ci siamo più fermati, Topolino ha avuto un successo travolgente: nella mostra l’amore dei piccoli lettori è testimoniato anche dalla pubblicazione delle numerose letterine che arrivavano in redazione. Tra le tante, una molto interessante scritta da Gina Lollobrigida bambina che aveva mandato anche i suoi disegni nella speranza di vederli pubblicati. Ma purtroppo nella risposta venivano gentilmente rigettati.
Però la futura diva, non si arresa, ha riscritto qualche anno dopo, accludendo anche una sua foto (mica scema) e qui nella risposta il redattore le faceva dei gran complimenti per quanto fosse cresciuta, di come fosse diventata carina…
Poi un’altro dettaglio che mi ha colpito (e fatto inorridire) è stata la promozione per il numero 500, per celebrarlo in allegato c’era una farfalla vera.
La povera farfalla aveva le ali vere e il corpicino di cartoncino!
Anch’io da bambina leggevo Topolino e anch’io scrivevo alla redazione, ho anche partecipato a un concorso tipo “inventa una filastrocca o manda la tua barzelletta” e credo di essere arrivata seconda o terza, ma la mia letterina non era esposta alla mostra, accidenti!
Comunque il Museo del Fumetto è uno spazio molto interessante, colorato e divertente: c’è anche una biblioteca dove si può incontrare il simpatico iper palestrato uomo Tigre.

Lady WC

Mentre tutti gli altri milanesi hanno fatto il ponte noi siamo rimasti qui ed è andata così:
Sabato: centro commerciale per un po’ di shopping. Mi sentivo veramente in forma, come non capita spesso: capelli a posto, truccata, vestitino di lana nuovo, tacchi. Un’extramamma proprio caruccia. E invece…
A un certo punto, verso fine pomeriggio, le mie figlie dovevano andare in bagno. Le ho accompagnate: entravano in due bagni diversi, mi sono piazzata fra le due porte e ho detto: “Non chiudete, sto qui io a dire che è occupato”
In quel momento è arrivata anche un’altra giovane signora che mi ha detto:
“Già che è lì può farlo anche per me?”
Non me la sono sentita di fare l’offesa e ho detto un laconico: “Ok”
Nel frattempo è entrata un altra donna, ha visto me, ha guardato le porte chiuse e ligia al dovere le ho detto:
“Sono tutti occupati”
La giovane signora è uscita e mi ha annunciato: “Che schifo era tutto sporco!”
La seconda donna è entrata ma è uscita quasi subito, dicendomi arrabbiata:
“Non c’è la carta!”
A questo punto anche le mie figlie sono uscite e finalmente la mia avventura da LadyWC è finita prima che mi arrivassero altre lamentele o richieste.
Essere scambiati per qualcun altro è una cosa che succede, ecco qualche esempio dal passato:

Una volta nel giardino lussureggiante e tropicale di un albergo di Mauritius a Sant’ una signora (italiana credo) gli ha chiesto se poteva portarle velocemente le valigie nel bungalow.

Tantissimi anni fa quando ero appena arrivata a Milano, vivevo in un monolocale di un palazzo, dove nel siminterrato c’era “Shanghai sauna e massaggi”, che altro non era che un italianissimo bordello. Il gestore/pappone era un signore che spesso stava davanti alla porta ad aspettare le aspiranti massagiatrici. Si chiamava Antonio (un giorno infatti ne era arrivata una mentre passavo e lui si era presentato).
Un pomeriggio, mentre andavo a buttare il pattume, il locale dell’immondizia confinava con il lupanare, ho incrociato un socio in affari del gestore che mi ha apostrofato dicendomi: “C’è Antonio?”
Non me la sono sentita di rispondergli, scandalizzata, che non facevo massaggi perchè non aveva una bella faccia e mi faceva anche un po’ paura. Così con una vocetta da geisha ho detto un timido: “Non lo so!”

hopper

Domenica: Sant’ ed io siamo andati al cinema a veder A serious man, l’ultimo divertentissimo film dei fratelli Coen, era la seconda proiezione e nella sala gremita c’erano anche due genitori con la carozzina e una bebeina di 5 mesi. Che ogni tanto faceva ghe-ghe . Ma si può?
IMG_0084

Lunedì: la mostra di Edward Hopper a Palazzo Reale. E’ uno dei miei pittori preferiti, quindi ero molto felice di andare a vederla. Doveva esserci anche un’attività didattica che si è rivelata poco eccitante, la cosa più divertente è stata la possibilità di fotografarsi in uno dei suoi quadri, il celebre The Morning Sun.
IMG_0085

IMG_0090

acc…abbiamo sbagliato l’inclinazione della schiena!